{"id":63024,"date":"2021-03-02T08:00:43","date_gmt":"2021-03-02T07:00:43","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63024"},"modified":"2021-03-01T22:06:06","modified_gmt":"2021-03-01T21:06:06","slug":"salvatore-satta-e-piero-calamandrei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63024","title":{"rendered":"Salvatore Satta e Piero Calamandrei"},"content":{"rendered":"<p><strong>di IL PONTE (Silvia Calamandrei)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"post-thumbnail\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.ilponterivista.com\/wp-content\/uploads\/image.jpg-fdetail_558h720w1280pfhwa952e14.jpg\" alt=\"Salvatore Satta\" width=\"960\" height=\"540\" \/><\/div>\n<div class=\"entry-content\">\n<div class=\"pf-content\">\n<p class=\"dropcap\">\n<p>Due studiosi sardi, lei critica letteraria e lui storico, hanno ricostruito un prezioso carteggio tra i giuristi-letterati Salvatore Satta e Piero Calamandrei, che documentano momenti di consonanza e collaborazione significativi<a href=\"https:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2021\/03\/01\/salvatore-satta-e-piero-calamandrei\/#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p>Le lettere provengono essenzialmente dal Fondo Calamandrei dell\u2019Istituto storico della Resistenza in Toscana di Firenze (quelle di Satta) e dal Fondo autori e scrittori sardi di Sassari (quelle di Calamandrei). L\u2019epistolario \u00e8 introdotto da due testi dei curatori, e corredato dai profili biografici dei due giuristi e da una nota al testo. Un lavoro accurato e partecipe, che sollecita il lettore a ulteriori approfondimenti. Una bibliografia e qualche notizia in pi\u00f9 sui curatori sarebbero state utile complemento.<\/p>\n<p>Il punto di gravitazione \u00e8 il\u00a0<em>De profundis\u00a0<\/em>di Satta, e le sue difficolt\u00e0 di pubblicazione nell\u2019immediato dopoguerra. L\u2019autore lo invia a Calamandrei, con il quale intratteneva una corrispondenza fin dal 1939, soprattutto in relazione a lavori giuridici e alla \u00abRivista di diritto processuale civile\u00bb che Calamandrei dirigeva insieme a Carnelutti. Gi\u00e0 nel 1939 Calamandrei aveva sottolineato il comune \u00abamore per il diritto\u00bb, e la condivisione di un senso di angoscia che si esprimeva negli scritti, augurandosi di poter \u00abparlare lungamente su questi argomenti di studio, nei quali ci \u00e8 ancora dato di avere qualche opinione\u00bb.<\/p>\n<p>E nel 1945, dopo la Liberazione, aveva voluto complimentarsi da rettore dell\u2019Universit\u00e0 di Firenze per il \u00abbellissimo discorso\u00bb che Satta aveva tenuto inaugurando da pro-rettore l\u2019Universit\u00e0 di Trieste (il significato dell\u2019esperienza triestina \u00e8 approfondito nel saggio introduttivo di Casola e ci mostra come Satta sapesse vincere il suo pessimismo e la sua riluttanza all\u2019azione, mobilitando energie costruttive).<\/p>\n<p>Satta aveva inviato il suo manoscritto a Einaudi ma ne aveva ricevuto un rifiuto molto\u00a0<em>politically correct<\/em>\u00a0da Massimiliano Mila in data 8 maggio 1946, \u00abperch\u00e9 il suo modo di vedere le cose \u00e8 troppo radicalmente diverso dal nostro\u00bb. E questo in nome della lotta partigiana vittoriosa contro il sentimento di sconfitta e sfacelo, di \u00abmorte della patria\u00bb che pervadeva lo scritto. Satta \u00e8 tacciato di \u00abtipico assente\u00bb che sconta la sua assenza dall\u2019antifascismo \u00abcon il catastrofico pessimismo che Le fa vedere il nostro popolo come un abulico e passivo oggetto di storia\u00bb. Di fronte al \u201cfossato\u201d che la redazione di Einaudi definisce come distanza, Satta risponde pacatamente da Trieste, allegando quel discorso inaugurale che era stato apprezzato da Calamandrei, per dimostrare che \u00ablo stesso bisogno di sincerit\u00e0 e di onest\u00e0 che ha ispirato il\u00a0<em>De profundis<\/em>\u00a0ha spinto il \u201ctipico assente\u201d, il \u201ccatastrofico pessimista\u201d, lo \u201cestraneo agli ambienti antifascisti\u201d, come Ella ama pensarmi, ad assumere una responsabilit\u00e0 e ad occupare un posto da cui gli italiani attivi ed ottimisti si terrebbero oggi prudentemente lontani\u00bb.<\/p>\n<p>Mi piace pensare che Satta reagisca al rifiuto di Einaudi premurandosi di verificare, con una lettera del 29 maggio, se Calamandrei, di cui Satta intuisce una possibile sintonia, abbia ricevuto il suo manoscritto, inviato il 4 maggio. Impegnato com\u2019era con il referendum e le elezioni dell\u2019Assemblea costituente Piero aveva tardato a reagire, ma ripresosi di una settimana di \u00abcollasso\u00bb (parola cara anche al sensibilissimo Satta) replica: \u00abil tuo saggio \u00e8 stupendo, e mi ha profondamente commosso. Bisogna pubblicarlo\u00bb.<\/p>\n<p>Intanto chiede di pubblicarne qualche pagina sul \u00abPonte\u00bb, come avverr\u00e0 nel numero di fine anno. E dunque anche in questo caso, come per quello di Primo Levi, la rivista fiorentina si fa ospite e promotrice di testimonianze ed \u00abesami di coscienza\u00bb sgraditi al clima di euforia dominante. La gioia di Satta \u00e8 immensa, perch\u00e9 Calamandrei ha inteso le sue motivazioni profonde, come scrive il primo luglio: \u00abPer me ha un\u2019importanza immensa che un Uomo come te, che hai lottato e sofferto per la libert\u00e0, sia rimasto commosso dalla lettura: \u00e8 segno che non ti \u00e8 sfuggito che al fondo dello spietato esame di coscienza sta una incrollabile e quasi soprannaturale speranza. \u00c8 un libro triste, ma non desolato e desolante, un libro che io sono fermamente convinto possa fare del bene, anche a chi non sia disposto a condividere il mio personale atteggiamento di fronte alla nostra spaventosa esperienza\u00bb.<\/p>\n<p>Se la rivista pubblica alcune pagine, il testo integrale non viene invece accolto nei \u00abQuaderni del Ponte\u00bb e neppure da La Nuova Italia, forse per le esitazioni di Tristano Codignola e Corrado Tumiati, che lo liquidano come inadatto per i suoi \u00abintendimenti artistici\u00bb (un pretesto?). Satta finisce per persuadersi che \u00abla nuova Italia, e non la casa editrice, ma questo nostro singolare paese, non sia il posto adatto per la pubblicazione del mio libro\u00bb e si augura che tra cent\u2019anni qualche studente ritrovi il manoscritto, reperto per i postumi \u00absullo stato d\u2019animo degli italiani durante la seconda guerra mondiale\u00bb. Ma in fondo non era stato lo stesso intento di Calamandrei nello scrivere il suo\u00a0<em>Diario<\/em>, che paragonava a un testo dell\u2019epoca di Giuliano l\u2019Apostata, destinato alla lettura dei posteri? E forse non fu un caso il ritardo della sua pubblicazione (1982) proprio perch\u00e9 gli stessi allievi esitavano a offrire un ritratto in chiaroscuro del cantore della Resistenza?<\/p>\n<p>Il\u00a0<em>De profundis\u00a0<\/em>usc\u00ec per la Cedam nel 1948 a spese dell\u2019autore, e nel testo che appartiene alla biblioteca di Piero sono posti due punti interrogativi a passaggi anti-inglesi che deve aver commentato anche in una lettera a Satta forse andata smarrita (i curatori non ne fanno parola). Lo desumiamo dalla lettera di Satta del 7 luglio 1948 che si riferisce alle parole di Calamandrei sul \u00ablibretto\u00bb e insiste di non aver voluto fare \u00abun\u2019opera di storia\u00bb: \u00abHo voluto solo rappresentare il dramma di un individuo che si trova d\u2019un tratto in mezzo alla tormenta [\u2026] ed \u00e8 spinto da ci\u00f2 a un doloroso esame di coscienza, di null\u2019altro desideroso che di veder chiaro nella propria anima. E perci\u00f2 quei giudizi di cui tu lamenti l\u2019asperit\u00e0 (come quello sull\u2019Inghilterra) non possono essere considerati come l\u2019espressione del mio pensiero, ma solo del mio sentimento in quelle circostanze di tempo e di luogo\u00bb.<\/p>\n<p>E a proposito della lotta per la liberazione, afferma di non averla voluta oscurare, \u00abo sommergere nella vivisezione dell\u2019individuo tradizionale, ma se mai esaltare e purificare negli uomini eletti, nei credenti che l\u2019hanno combattuta\u00bb.<\/p>\n<p>Insomma siamo sulle orme del classico esame di coscienza del letterato di Renato Serra, caro a Calamandrei, e a un discorso sul carattere degli italiani,\u00a0<em>topos<\/em>\u00a0della nostra tradizione: e cos\u00ec verr\u00e0 interpretato tardivamente, negli anni ottanta dopo che Adelphi lo recupera dalla Cedam insieme a<em>\u00a0Il giorno del giudizio<\/em>, pubblicato postumo nel 1977. Le edizioni Adelphi che si susseguono tra il 1979 e il 1980 gli assicurano finalmente il successo letterario. Poi ci sar\u00e0 la\u00a0<em>vulgata<\/em>\u00a0di Galli della Loggia sulla \u00abmorte della patria\u00bb (1996), che coinvolger\u00e0 in polemiche antirevisioniste lo stesso Satta, con anche l\u2019infortunio di attribuirgli una lettera a Segni di un suo omonimo avvocato sassarese per dare degne onoranze alle spoglie di Mussolini.<\/p>\n<p>Il successo di Satta si colloca dopo l\u2019<em>Intervista<\/em>\u00a0di De Felice, che inaugura una nuova stagione di studi sull\u2019antifascismo e il fascismo, a indagarne la complessit\u00e0 al di l\u00e0 delle sistemazioni retoriche. Stagione tuttora aperta sia pur con la pietra miliare posta da Claudio Pavone. E in tali studi, con la nuova introduzione all\u2019edizione integrale dei\u00a0<a href=\"http:\/\/www.storiaeletteratura.it\/diario-i\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Diari<\/em><\/a>\u00a0di Mario Isnenghi (Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2015), anche le pagine di Calamandrei sono testimonianza essenziale.<\/p>\n<p>Negli scambi epistolari con Calamandrei Satta coglie un\u2019assonanza spirituale nella mestizia che spesso li pervade, segnale di un \u00abcomune sentimento della vita\u00bb. La divergenza starebbe nell\u2019azione: \u00abLa mia povera azione \u00e8 tutta nel pensiero; la tua si svolge nella partecipazione attiva alla vita, che io posso intendere negli altri, ma non in me, perch\u00e9 l\u2019azione ha sempre qualcosa di impuro, che non riesco ad accogliere\u00bb.<\/p>\n<p>Riluttante ad accogliere l\u2019invito a collaborare al numero speciale del \u00abPonte\u00bb dedicato alla Sardegna, pur prodigando consigli, Satta riesce a consegnare pi\u00f9 tardi il saggio che gli era stato chiesto su\u00a0<em>Lo spirito religioso dei sardi<\/em>, che infatti verr\u00e0 pubblicato in un numero successivo, del settembre-ottobre 1951. Ci tiene per\u00f2 a segnalare un lavoro della moglie Laura Boschian su Dostoevskij, che verr\u00e0 pubblicato nel maggio del 1954. Un altro lavoro di Laura Boschian sulla letteratura russa verr\u00e0 inoltrato per \u00abIl Ponte\u00bb nel 1956, anno della morte di Piero Calamandrei.<\/p>\n<p>Satta sar\u00e0 tra i migliori commemoratori e compendiatori del pensiero di Calamandrei, nel suo\u00a0<em>Interpretazione di Calamandrei\u00a0<\/em>(Milano, Giuffr\u00e8, 1967): Ada Cocci Calamandrei lo ringrazia e ne ricorda l\u2019amicizia in una lettera del novembre 1967, che conclude questo intenso epistolario. Peccato che il giurista sardo non abbia potuto leggere i\u00a0<em>Diari\u00a0<\/em>di Piero, pubblicati nel 1982, dopo la sua morte nel 1975: forse avrebbe avuto occasione di trovare maggiori consonanze, soprattutto nelle pagine di Colcello nell\u2019inverno-primavera 1943-1944, quando Piero era pi\u00f9 bloccato e lontano dall\u2019azione. Gli scriveva: \u00abquando la tua azione sosta, si manifesta il tuo vero essere, e allora sento quanto il tuo animo sia vicino al mio, e come tu viva la mia stessa passione, cio\u00e8 come la vita si rifletta in te nello stesso modo\u00bb. Una consonanza di animi che i curatori hanno saputo ben documentare e commentare.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2021\/03\/01\/salvatore-satta-e-piero-calamandrei\/#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0Salvatore Satta,\u00a0<em>Lettere a Piero Calamandrei. 1939-1956<\/em>, a cura di Angela Guiso e Carlo Felice Casula, Bologna, il Mulino, 2020.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2021\/03\/01\/salvatore-satta-e-piero-calamandrei\/\">https:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2021\/03\/01\/salvatore-satta-e-piero-calamandrei\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL PONTE (Silvia Calamandrei) &nbsp; Due studiosi sardi, lei critica letteraria e lui storico, hanno ricostruito un prezioso carteggio tra i giuristi-letterati Salvatore Satta e Piero Calamandrei, che documentano momenti di consonanza e collaborazione significativi[1]. 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