{"id":63034,"date":"2021-03-02T10:30:06","date_gmt":"2021-03-02T09:30:06","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63034"},"modified":"2021-03-01T23:12:33","modified_gmt":"2021-03-01T22:12:33","slug":"hlaggressione-ai-diritti-dei-lavoratori-e-la-questione-sindacale-un-confronto-italia-francia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63034","title":{"rendered":"L&#8217;aggressione ai diritti dei lavoratori e la questione sindacale un confronto Italia-Francia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">da<strong> MARX XXI<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0(ottobre.info)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo il crollo del campo socialista e la fine della guerra fredda che aveva, in una pur minima misura, tenuto a bada gli appetiti pi\u00f9 voraci dei capitalisti nei confronti dei diritti lavoratori, dall\u2019inizio degli anni \u201990 in poi \u00e8 ricominciato a spron battutto l\u2019attacco sistematico alle condizioni di vita della classe lavoratrice. Da quel torno di tempo in avanti misure di compressione salariale, privatizzazioni, sconti alle imprese, delocalizzazioni e precarizzazione del mercato del lavoro costituirono le armi principali con le quali la borghesia italiana tent\u00f2 di frenare la caduta dei profitti. Sarebbe superfluo elencare le menzogne manifeste e smentire le banalit\u00e0 con le quali la classe dominante ha tentato di imbellettare e giustificare tutti questi processi (dalla ricerca della produttivit\u00e0 perduta, ai fantastici vantaggi dell\u2019ultra flessibilit\u00e0 lavorativa), pertanto ci focalizzeremo su uno degli aspetti pi\u00f9 gravi dell\u2019aggressione generale a danno dei lavoratori compiuta negli ultimi decenni: l\u2019istituzione crescente di forme di lavoro precario. In aggiunta proveremo a delineare alcuni temi importanti come la questione sindacale confrontondo la situazione del nostro paese con le esperienze di paesi vicini come la Francia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Le legislazioni sul precariato in Italia e i loro numeri<\/strong><\/p>\n<p>Per quanto il precariato in certi settori sia stato una costante nella storia del nostro paese, con la fine della seconda guerra mondiale e soprattutto con la stagione del cosiddetto\u00a0boom\u00a0economico e delle lotte operaie, le condizioni dei lavoratori conobbero un effettivo miglioramento in termini di diritti e stabilit\u00e0 culminato con la conquista dello Statuto dei Lavoratori e altre garanzie di ordine sociale e civile. Tolti i primi attacchi che gi\u00e0 dal \u201892, anche in ossequio a\u00a0Maastricht, i governi italiani intraprendevano contro le masse popolari, con i blocchi delle indicizzazioni dei salari e delle pensioni, i primi interventi significativi innesco dell\u2019esplosione del precariato furono attuati con la\u00a0L. 196\/1997\u00a0meglio conosciuta come \u201cPacchetto Treu\u201d. Con questa vera e propria controriforma vennero introdotte nuove modalit\u00e0 di lavoro\u00a0part-time, l\u2019apprendistato (un contratto dai 18 mesi ai 4 anni per gli\u00a0under\u00a026), i cosiddetti\u00a0stage\u00a0di massimo un anno, tirocini, e soprattutto il lavoro interinale, vale a dire un\u2019esternalizzazione del lavoro che avrebbe consentito ad un\u2019azienda (agenzia interinale o cooperative), \u201cfornitrice di manodopera\u201d, di appaltare in maniera ultra-flessibile la forza lavoro dei propri \u201caddetti\u201d a terzi. Cos\u00ec facendo, per la gran parte, venne sottratto allo Stato il regime di sistema di collocamento pubblico appaltandolo ai privati.<\/p>\n<p>L\u2019ulteriore spinta propulsiva alla precarizzazione del lavoro venne introdotta con la\u00a0Legge Biagi\u00a0del 2003, la quale framment\u00f2 ulteriormente il mosaico del mercato del lavoro introducendo tutta una serie di tipologie contrattuali. Fra queste troviamo il contratto di collaborazione a progetto (co.co.pro), una tipologia di lavoro sciolta da qualsivoglia vincolo di contrattazione, che non sia la durata del \u201cprogetto\u201d, e che lascia il lavoratore alla quasi totale merc\u00e9 del padrone, naturalmente privo di tutti i diritti e garanzie tipiche di un qualsiasi altro lavoro dipendente (tredicesima, TFR,\u00a0etc.). Altre forme introdotte furono: il contratto di lavoro intermittente, o a chiamata, forma particolarmente odiosa e parzialmente mitigata da successive \u201criforme\u201d; il contratto di lavoro accessorio, come per esempio per gli stagionali; e la somministrazione del lavoro, che andava a sostituire il lavoro interinale senza sostanzialmente cambiarne di molto l\u2019impostazione, quella fondamentalmente, di un vero e proprio caporalato legalizzato. I risultati di questa virata all\u2019indietro della ruota della storia da parte degli apprendisti stregoni della borghesia non tardarono ad arrivare. La riduzione del potere contrattuale dei lavoratori, ricattabili e pronti ad accettare condizioni peggiori e salari pi\u00f9 bassi, non incise soltanto sui contratti a tempo determinato e in generale sui precari, ma anche su tutti quei lavori stabili, e maggiormente qualificati, che videro un decremento salariale, a parit\u00e0 di condizioni, con chi era entrato nella stessa posizione prima del periodo delle controriforme[1].<\/p>\n<p>In un rapporto presentato nel 2016 al Senato dall\u2019Universit\u00e0 \u201cCa\u2019 Foscari\u201d di Venezia, che analizzava dei dati sull\u2019impatto delle riforme del mercato del lavoro dal 2000 al 2015, viene riportato che in questo lasso di tempo in diversi paesi europei, fra i quali l\u2019Italia, la crescita del lavoro precario ha investito una percentuale sempre maggiore di lavoratori, attestandosi in media attorno al 10% e talvolta anche di pi\u00f9. Inoltre, nel nostro paese la diffusione del lavoro precario \u00e8 generalmente pi\u00f9 diffuso fra le donne, colpendo il 30% delle lavoratrici, contro il 10% degli uomini: tra il 2000 e il 2015 le lavoratrici precarie sono aumentate del 50%, cos\u00ec come quelle costrette, per scelta o per forza, al\u00a0part-time\u00a0sono addirittura aumentate del 69%. Viene poi constatato, come ovvio che sia, che i giovani\u00a0under\u00a030 siano la fetta di lavoratori dove il precariato si \u00e8 diffuso maggiormente[2]. Nel 2015, sul totale dei contratti stipulati che coinvolgevano 6 milioni di lavoratori (a fronte di cessazioni per 5,7 milioni), ben il 65,5% erano precari, una cifra che si dimostrava in linea con gli anni precedenti[3].<\/p>\n<p>In questo contesto, con la scusa di \u201cabolire il precariato\u201d e la retorica del togliere il \u201cprivelgio ai garantiti\u201d (cio\u00e8 i lavoratori stabili), l\u2019ultimo ritrovato della borghesia fu quello del\u00a0Jobs Act.\u00a0Quest\u2019ultimo, contemplando l\u2019abolizione dei diritti per i lavoratori a tempo indeterminato e favorendo la possibilit\u00e0 di licenziamento per le aziende (abolizione art. 18 dello Statuto dei lavoratori), provava, col gioco delle tre carte delle \u201ctutele crescenti\u201d, a manipolare la statistica per poter continuare ad aggredire la classe lavoratrice imponendo un precariato mascherato. Inoltre, sempre la riforma renziana, andava ad aggravare un\u2019altra forma di precariato odiosa: quella dell\u2019impiego dei\u00a0voucher\u00a0(o buono lavoro). Questa forma contrattuale pensata ad inizio anni \u201900 per gli stagionali e i lavoratori di alcuni settori (es. agricoltura) venne, da Monti in poi, sdoganato per moltissimi altri tipi di lavori, e col governo Renzi ulteriormente favorito: si \u00e8 passati dai 15 milioni di\u00a0voucher\u00a0utilizzati nel 2011 ai 115 del 2015 e i 145 (massimo storico) del 2016, e interessando, per esempio nel 2015, quasi un milione e mezzo di lavoratori[4]. I\u00a0voucher, per dovere di cronaca, sono stati aboliti nel 2017 dal governo Gentiloni per evitare un\u00a0referendum\u00a0portato avanti dalla CGIL, a dimostrazione che pure dei timidi contrasti da parte degli ultra proni sindacati confederali possono portare qualche risultato, piccolo, s\u00ec, ma importante.<\/p>\n<p>Dopo l\u2019ingloriosa fine del governo Renzi e l\u2019avvicendamento del cosiddetto governo gialloverde (Lega e Movimento 5 Stelle), la precarizzazione ha visto una lievissima controtendenza rispetto all\u2019iter controriformista. Il cosiddetto \u201cDecreto dignit\u00e0\u201d ha posto una serie di misure volte a frenare la tendenza preoccupante alla precarizzazione del lavoro, come ad esempio abbassare le proroghe del contratto precario da 5 a 4 e il limite massimo a 12 mesi, o aumentare le indennit\u00e0 da corrispondere in caso di licenziamento illegittimo (comunque non ripristinando l\u2019art. 18, cio\u00e8 la reintagrazione in caso di illeggittimit\u00e0 nel liceziamento). Tuttavia nemmeno questi blandi palliativi hanno inciso particolarmente sulla precarizzazione, infatti nel 2018 degli 11,4 milioni di rapporti di lavoro attivati (afferenti a 6,4 milioni di lavoratori) ben il 69,5% riguardava contratti precari, ai quali si aggiungono 1,9 milioni di contratti in somministrazione. D\u2019altro canto per\u00f2, rispetto agli anni precedenti, le trasformazioni contrattuali da precari a stabili sono aumentate dell\u201986% nel 2018, a fronte di un -34% del 2016 figlio della\u00a0deregulation\u00a0selvaggia del\u00a0Jobs Act[5].<\/p>\n<p>Ad oggi, secondo i dati per il 2020[6]\u00a0e al netto della crisi Covid \u2013 che ha gi\u00e0 mostrato i primi segni sull\u2019occupazione (da febbraio 2020 ad oggi si sono persi 426.000 posti di lavoro, nonostante il blocco dei licenziamenti; numeri che riguardano soprattutto giovani, donne e precari) ma che dopo lo sblocco previsto per 31 marzo mostrer\u00e0 le reali tragicit\u00e0[7]\u00a0\u2013 i contratti precari continuano a rimanere lo strumento privilegiato: il 68% di tutti i nuovi contratti stipulati, con, questa volta, un aumento non molto esaltante di quelli trasformati in stabili.<\/p>\n<p>Per sintetizzare e districarsi tra numeri e statistiche storiche possiamo dire che, per quanto un leggerissimo freno sia stato posto alla precarizzazione dal 2018, essa rimane lo strumento di ricatto prediletto che i capitalisti, grazie ai loro lacch\u00e9 nei governi susseguitisi, hanno imposto e continuano ad imporre alla classe lavoratrice e alle nuove generazioni. Il che ci porta, quindi, a considerare che su 19 milioni di salariati in italia ben 3,2 milioni rappresentato la parte pi\u00f9 sfruttata e debole della societ\u00e0: i precari[8]. Per capire l\u2019importanza dei numeri del precariato, che rappresenta il 17% dei lavoratori, rispetto all\u2019intera classe lavoratrice \u00e8 molto utile dare uno sguardo al seguente grafico che ci mostra una fotografia generale della composizione di classe in Italia.<\/p>\n<p>Dalla tabella della popolazione attiva (sono esclusi i circa 25 milioni di pensionati, studenti, e minori) si evince che il totale dei dipedenti privati e pubblici, con contratti a tempo indeterminato, ammonta rispettivamente a circa 12 milioni e mezzo e 3,1 milioni di lavoratori fra i quali, sia pubblici che privati, i quadri e i dirigenti erano, al 2015, rispettivamente 1,1 milioni e circa 400mila[9]. A completare il quadro dei salariati, e in posizione di sfruttamento pi\u00f9 pesante, vi sono i 3,3 milioni di lavoratori precari e altrettati, secondo recenti stime, di lavoratori in nero[10]. Alla categoria degli ipersfruttati si pu\u00f2 ben iscrivere anche quella quota di circa mezzo milione di lavoratori cosiddette finte partite Iva[11], formalmente lavoratori indipendenti ma in realt\u00e0 in una posizione di forte subordinazione e mancanza di qualsivoglia garanzie e diritti. Ad essi si aggiungono i disoccupati ufficiali (cio\u00e8 iscritti alle liste di collocamento), circa due milioni, e un esercito di oltre 6 milioni di inattivi, dei quali una larga parte sono proletari, giovani, donne, disoccupati, che per diverse ragioni non riescono ad entrare nel mondo del lavoro. I capitalisti (1,4 milioni), commercianti che sfruttano manodopera salariata e piccoli commercianti, professionisti, artigiani e altri lavortori in proprio che non sfruttano manodopera salariata (3,3milioni), rappresentano le altre classi e sono state approfondite\u00a0<a href=\"https:\/\/ottobre.info\/2020\/06\/25\/la-questione-della-piccola-borghesia-i-lavoratori-e-i-compiti-dei-comunisti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">in un nostro precedente articolo<\/a>.<\/p>\n<p>Di fronte a questi dati, che fotografano una realt\u00e0 del proletariato composita dove si riscontrano diversi livelli di sfruttamento, \u00e8 indubbio che la tendenza principale sia quella ad un generalizzato impoverimento dei lavoratori in termini di salari e diritti e ad uno sfruttamento vieppi\u00f9 crescente\u00a0soprattutto fra le fasce della popolazione meno tutelate. La borghesia e i suoi sicofanti della stampa, della politica e perfino fra l\u2019intelighenzia\u00a0accademica, hanno sempre cercato di portare il conflitto su livelli orizzontali, tentando di mettere l\u2019una contro l\u2019altra le diverse categorie di lavoratori e disinnescare il conflitto di classe. Tipico di questo atteggiamento \u00e8, per esempio, la retorica contro i lavoratori \u201cgarantiti\u201d del settore pubblico che ha accompagnato molto spesso l\u2019iter controriformista, in special modo del\u00a0Jobs Act, e che perfino in tempi di pandemia ha raggiunto livelli grotteschi come per esempio gli attachi contro gli infidi bidelli con il posto garantito o i lavoratori in\u00a0smart working\u00a0che \u201crubano\u201d i buoni pasto alla collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Considerata questa situazione, la necessit\u00e0 di riconquistare quella fetta di lavoratori alla lotta di classe e farli avvicinare alle istanze che unicamente potranno consentire loro di uscire dalla barbarie capitalista diventa un imperativo impellente. Tuttavia, di fronte allo stato dei fatti, la risposta dei sindacati italiani \u00e8 stata negli ultimi anni alquanto deficitaria. Se vi \u00e8 un forte attivismo fra le componenti pi\u00f9 combattive del sindacalismo di base, che per\u00f2 sconta una frammentazione e un radicamento discontinuo fra tutte le categorie di lavoratori, i sindacati confederali \u2013 (CGIL, CISL e UIL) che insieme nei numeri dovrebbero raccogliere niente meno che circa 11 milioni di iscritti \u2013 negli ultimi anni hanno assistito impotenti, quando non si sono resi complici, alle aggressioni contro i lavoratori da parte dei capitalisti. Negli ultimi 20 anni, la pi\u00f9 grande stagione di scioperi generali indetti dai confederali fu quella contro il governo Berlusconi dei primi anni duemila fra i quali si ricorda lo sciopero generale contro l\u2019abolizione dell\u2019art. 18 (abolizione passata nel silenzio 15 anni dopo!) dell\u2019aprile del 2002[12]. Ultimi sussulti, \u00e8 proprio il caso di dirlo, furono quelli contro la \u201criforma Fornero\u201d del 2011.<\/p>\n<p>Da allora, ad eccezione di scioperi settoriali, le forze sindacali maggiori non sono riuscite a mobilitare i lavoratori contro le crescenti controriforme sperimentate negli ultimi anni. Tuttavia, viene il sospetto, soprattutto guardando alla vicina Francia, che a mancare non sia stata tanto l\u2019occasione \u2013 oltre sicuramente al fatto che i milioni di iscritti sono molto pi\u00f9 sulla carta che nel reale \u2013 quanto la volont\u00e0 politica. Ci\u00f2 dimostra ancora una volta, semmai vi fosse bisogno di ulteriore prova, il livello di collusione e organicit\u00e0 dei confederali ai\u00a0desiderata\u00a0del padronato.\u00a0 Un contesto di forte crisi, di continue aggressioni e controriforme contro i diritti dei lavoratori avrebbero dovuto avere una risposta molto pi\u00f9 assertiva da parte dei maggiori sindacati: l\u2019esempio francese, in questo senso, dovrebbe fare scuola. Su un\u00a0humus\u00a0di contraddizioni e di attacchi ai diritti dei lavoratori non molto dissimile, un sindacato nei numeri molto pi\u00f9 ridotto come la CGT (653.000 iscritti nel 2017) \u00e8 riuscito a farsi interprete di una stagione di lotta come non se ne vedevano in Francia, e in tutta Europa, dalla fine degli anni \u201960 del secolo scorso.<\/p>\n<p>Per riuscire ad avere un quadro pi\u00f9 chiaro di quanto accaduto in Francia sul fronte sindacale, \u00e8 bene dunque approfondire lo stato della lotta sindacale francese negli ultimi anni.<\/p>\n<p><strong>Le lotte dei lavoratori e la questione sindacale in Francia negli ultimi anni<\/strong><\/p>\n<p>La Francia ha conservato un livello di mobilitazione sociale, sindacale e politica pi\u00f9 forte che in Italia. Le condizioni di vita dei lavoratori, sebbene in peggioramento, sono state difese con maggiore combattivit\u00e0 e consapevolezza. Non che l\u2019offensiva padronale sia di minore intensit\u00e0 rispetto all\u2019Italia, anzi. L\u2019avvio delle ostilit\u00e0 fu dato dalla proposta di\u00a0riforma del codice del lavoro\u00a0\u2013 la \u201cLegge\u00a0El Khomri\u201c, dal nome del Ministro incaricato \u2013 avanzata nel\u00a0marzo 2016\u00a0sotto la presidenza del socialista Hollande. Una riforma che rispondeva alle esigenze capitalistiche di liberalizzazione del mercato del lavoro (sulla scia del\u00a0Jobs Act\u00a0passato senza contestazioni di rilievo l\u2019anno prima in Italia) prevedendo, tra le altre cose, la facilitazione dei licenziamenti economici e l\u2019allentamento del regime delle 35 ore settimanali[13].\u00a0 Contro questo progetto si lev\u00f2 un\u2019accesa opposizione, strutturatasi intorno a un movimento sociale, conosciuto poi come\u00a0movimento contro la\u00a0Loi Travail. A dare il via alla controffensiva fu l\u2019appello congiunto della CGT (Conf\u00e9d\u00e9ration g\u00e9n\u00e9rale du travail, omologo della CGIL e primo sindacato del paese), del movimento studentesco (Unione degli studenti, UNEF), del FSU (sindacato della funzione pubblica e degli insegnanti) e del sindacato di base SUD-Solidaires. Queste organizzazioni andavano a costituire il nucleo dell\u2019intersindacale, organizzazione di coordinamento informale che guida da quel momento le lotte, al quale si aggiungeva in seguito in maniera salutaria Force Ouvri\u00e8re, terzo sindacato del paese.<\/p>\n<p>Incoraggiati dalla grande partecipazione alle prime manifestazioni gli oppositori continuarono a incalzare il governo al ritmo di una o due imponenti giornate di sciopero e cortei settimanali \u2013 fino ad arrivare ad azioni eclatanti come i blocchi dei depositi di carburante \u2013 per almeno tre mesi, al punto che la legge dovette essere approvata in agosto facendo ricorso al famigerato articolo 49-3 (una sorta di fiducia, che consente di far entrare in vigore provvedimenti di governo senza voto parlamentare[14]). Il governo Hollande si trovava infatti senza maggioranza parlamentare solida disposta a votare a cuor leggero un progetto che aveva infiammato a tal punto le piazze e che scontava l\u2019ostilit\u00e0 persistente dell\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p>Il rigetto verso la controriforma \u00a0e le sensibilit\u00e0 anticapitaliste che avevano animato il movimento si espressero anche alle\u00a0elezioni presidenziali dell\u2019aprile 2017\u00a0dove il candidato della sinistra radicale (France Insoumise\u00a0e Partito comunista), Jean Luc M\u00e9lenchon, raccolse 7 milioni di voti sfiorando il secondo turno. Pi\u00f9 che la contigenza elettoralista, quel che conta rimarcare \u00e8 che questi consensi provenivano prevalentemente dai settori popolari e precari \u2013 M\u00e9lenchon risultava il pi\u00f9 votato da disoccupati e giovani, e il secondo tra gli operai (il 34% dei quali ha votato Le Pen, il 24% M\u00e9lanchon, il 16% Macron, il 6% Hamon, candidato PS[15]) \u2013 e su un programma socialdemocratico certo riformista ma molto avanzato nell\u2019attuale contesto del capitalismo europeo. Questo ricollegarsi della sinistra politica alle classi popolari spezzava per la prima volta da anni il monopolio che il\u00a0Front National\u00a0aveva stabilito su una parte della classe operaia, vittima della disindustrializzazione in particolare nelle regioni del nord, abbandonata dalla sinistra riformista post \u201989. In tal modo, aveva sottratto all\u2019estrema destra parte della base sociale grazie alla quale Le Pen pensava di essere catapultata in testa al primo turno. Ci\u00f2 fu possibile solo grazie alla lotta di classe che aveva investito il Paese e acceso la miccia del conflitto sociale, delineando chiaramente le linee di scontro di classe.<\/p>\n<p>Non per questo il movimento (n\u00e9 Melenchon), si schieravano con l\u2019altro candidato della borghesia, il centrista Macron, gi\u00e0 Ministro sotto Hollande, spinto dai media monopolistici e dagli ambienti d\u2019affari parigini a dar vita al proprio movimento personale, come pseudo baluardo anti Le Pen, dopo che il Partito socialista si era autodistrutto e screditato. Appena dopo la sua elezione Macron decise infatti, senza sopresa, di approfondire l\u2019opera iniziata nella precedente legislatura proponendo una nuova serie di decreti di controriforma del codice del lavoro. Il movimento anti\u00a0Loi Travail\u00a0rialz\u00f2 la testa, sempre su appello dell\u2019intersindacale a guida CGT, con le stesse modalit\u00e0 di due appuntamenti nazionali settimanali di sciopero generale e cortei. Questa formula si era rivelata in grado di coinvolgere ogni volta centinaia di migliaia di manifestanti e scioperanti in tutto il paese, federando di fatto collettivi, associazioni, sindacati e partiti in un\u2019azione comune, con un\u2019agenda chiara e parole d\u2019ordine condivise. Avendo perso anche la battaglia dell\u2019opinione pubblica, a stragrande maggioranza\u00a0favorevole alle ragioni della protesta, dopo quella delle piazze sempre piene e represse brutalmente, il governo vinse sull\u2019unico tavolo nel quale il suo potere era indisputabile, quello della Presidenza che approv\u00f2 le misure per decreto, a met\u00e0 2018.<\/p>\n<p>Se \u00e8 vero, dunque, che le proteste non hanno impedito la promulgazione delle leggi, esse hanno tuttavia rivelato i metodi autoritari, violenti e anti democratici cui non esita a ricorrere la democrazia liberale per imporre provvedimenti a favore del capitale. Le repressioni poliziesche, inoltre, hanno mostrato la sostanziale unit\u00e0 d\u2019intenti tra destre, pseudo-sinistre e media borghesi quando si tratta di colpire il lavoro. Dall\u2019altro lato esse hanno consolidato una corrente di lotta che percorre strutturalmente la societ\u00e0 francese, che ha la sua voce nel dibattito nazionale e fa pesare gli interessi dei lavoratori quotidianamente nelle aziende e nei luoghi di lavoro contro l\u2019arroganza del\u00a0Medef\u00a0(la Confindustria francese). Hanno costituito insomma una buona scuola per il conflitto sociale e politico e un accumulo prezioso di energie.<\/p>\n<p>Certo, non si pu\u00f2 dire che in seguito a questa sconfitta il movimento non abbia accusato il colpo, in particolare le direzioni dei sindacati di lotta trovatesi improvvisamente a corto di strategie. \u00c8 in questo periodo che il testimone della protesta passa a un nuovo attore improvvisamente apparso sulla scena, i\u00a0Gilet Jaunes. Nato dalla rabbia innescata dall\u2019aumento dei prezzi del carburante \u2013visto da molti come l\u2019ennesimo insostenibile balzello che andava ad aggravare il costo della vita, in particolare per quella Francia periferica delle piccole professioni autonome, dei salariati delle PME e dei \u201cdimenticati\u201d della provincia \u2013 il movimento dei\u00a0Gilet Jaunes\u00a0andava riversandosi nelle piazze e nelle strade di Francia urlando il suo rifiuto categorico di Macron. Dal\u00a0novembre 2018\u00a0a met\u00e0 2019, il movimento impervers\u00f2 nelle strade e nelle piazze francesi con inedita irruenza, cosa che fece non poco tremare il governo, segnando profondamente la coscienza collettiva e il quadro politico-sociale francese.<\/p>\n<p>Inizialmente le dirigenze sindacali guardavano con diffidenza a questo movimento certo popolare ma multiforme ed eterogeneo, apparso spontaneamente e slegato da appartenenze politiche e sindacali tradizionali, che non n\u00e9 faceva un referente comprensibile n\u00e9 \u201caffidabile\u201d. Allo stesso modo, la gran parte di coloro risvegliatisi alla vita politica e alla lotta per la prima volta grazie ai\u00a0Gilet Jaunes\u00a0diffidavano pregiudizialmente dei sindacati visti come \u201cparte del sistema\u201d. In seguito tuttavia, nel corso delle lotte, e soprattutto grazie alle sempre pi\u00f9 frequenti iniziative congiunte tra i sindacalisti della CGT (molti quadri e militanti, in particolare di area comunista e socialista radicale, sono estremamente critici, va detto, col moderatismo di alcune parti delle direzioni confederali) e i gruppi di GJ sul territorio, i due soggetti hanno imparato a conoscersi e rispettarsi, e trovare un terreno comune d\u2019incontro, nel contesto delle mobilitazioni quotidiane contro Macron. Il che porter\u00e0 il segretario CGT ad affermare, in occasione della tradizionale manifestazione del 1 maggio 2019[16], che la CGT e i GJ \u201csi trovano ad avere molte rivendicazioni sociali comuni come l\u2019aumento dei salari, il ripristino della patrimoniale, la giustizia fiscale, la difesa e il rilancio dei servizi pubblici\u201d. Un\u2019unit\u00e0 d\u2019azione di fatto che dura tuttora, sebbene i\u00a0Gilet Jaunes\u00a0abbiano perso gran parte della loro forza iniziale.<\/p>\n<p>Il movimento anti\u00a0Loi Travail\u00a0riemerge poi, in tutta la sua forza, tra il\u00a0dicembre 2019\u00a0e il febbraio 2020 in occasione della presentazione da parte del governo di una nuova\u00a0controriforma sulle pensioni. Il progetto \u00e8 visto come una minaccia vitale all\u2019impianto solidaristico dello Stato sociale francese e del benessere dei lavoratori (tra diminuzione di importi e apertura ai fondi privati) e incontra, con sorpresa del governo, un\u2019opposizione ancor pi\u00f9 massiccia, se possibile, di quella manifestatasi contro la\u00a0Loi Travail[17]. Gli scioperi, i pi\u00f9 grandi in Francia e in Europa dal \u201968, hanno letteralmente paralizzato il paese per pi\u00f9 di due mesi, coi lavoratori dei trasporti pubblici a guidare la protesta, a cui si sono aggregati altri settori in sofferenza, molti dei quali gi\u00e0 presenti nel precedente movimento anti-Loi Travail. In particolare i portuali e gli operai delle raffinerie, i lavoratori della scuola, della sanit\u00e0 e delle poste, gli operai della compagnia elettrica statale, le rappresentanze (minoritarie, vedremo tra poco perch\u00e9) dei metalmeccanici e del manifatturiero privato.<\/p>\n<p>Sospesa a met\u00e0 marzo nel contesto della pandemia, dopo essere stata adottata in prima lettura dall\u2019Assemblea nazionale ancora grazie all\u2019infame 49-3, \u2013 a conferma di un governo sordo alle rivendicazioni della stragrande maggioranza della popolazione \u2013 il destino del disegno di legge sulle pensioni rimane ad oggi incerto. Quel che \u00e8 certo, \u00e8 che se senza gli scioperi a oltranza, con l\u2019enorme rilevanza mediatica e adesione popolare che hanno suscitato, la riforma sarebbe gi\u00e0 in vigore nel silenzio. E oggi, dopo mesi di gestione catastrofica della pandemia, nuove mobilitazioni sono in corso nei settori dell\u2019istruzione pubblica, sanit\u00e0, energia, contro la chiusura dei cantieri,\u00a0per migliori salari e per le 32 ore settimanali, fino al primo sciopero generale della stagione realizzato lo scorso 4 febbrario. Per non parlare delle manifestazioni ricorrenti contro il vergognoso progetto della \u201clegge di sicurezza globale\u201d,\u00a0 tesa a difendere gli abusi della polizia vietando le riprese video durante i cortei, impedendo cos\u00ec ai giornalisti di documentare le violenze[18].<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 dire insomma, a conclusione di questo rapido e sicuramente non esaustivo resoconto, che parte della societ\u00e0 francese \u00e8 mobilitata da 5 anni ininterrottamente contro il corso liberale impresso dai vari governi in carica.<\/p>\n<p><strong>Conflitto: una questione non (solo) di quantit\u00e0, ma di qualit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Certo non \u00e8 tutto oro quel che luccica: la lotta si svolge in condizioni di rapporti di forza profondamente sfavorevoli ai lavoratori, dato che il capitale pu\u00f2 contare sul sostegno indefettibile dei partiti (ad eccezione di un manipolo di deputati della\u00a0France Insoumise\u00a0e del PCF) e dell\u2019assoluta fedelt\u00e0 dei media (in Francia come altrove sono detenuti da un pugno di oligarchi[19]) all\u2019egemonia neoliberale di cui l\u2019UE \u00e8 uno dei baluardi internazionali.<\/p>\n<p>Di certo, la ristrutturazione del capitalismo internazionale a partire dagli anni \u201970 e le leggi sul lavoro in questione hanno contribuito anche in Francia a disarticolare la classe lavoratrice. Secondo le pi\u00f9 recenti statistiche sono circa tre milioni e mezzo i precari su 24 milioni di salariati[20], una percentuale importante, anche se pi\u00f9 bassa di quella italiana. In Francia inoltre non esiste la pletora di tipologie contrattuali tipiche della situazione italiana; ve ne sono sostanzialmente due, i contratti tempo determinato e ad\u00a0interim,\u00a0a dimostrazione di come i legislatori italiani siano assolutamente all\u2019avanguardia nel servire padroni e padroncini. La precarizzazione, e in questo le lotte sindacali hanno sicuramente effetto dissuasivo, non tende a generalizzarsi come il padronato certamente vorrebbe e a cui l\u2019offensiva governativa degli ultimi anni cerca di porre rimedio.<\/p>\n<p>Eppure, per quanto meno intensa che in Italia, gi\u00e0 questa soglia di precariet\u00e0 contribuisce a rendere difficile il lavoro di ricomposizione e organizzazione delle lotte, soprattutto nel settore privato che pi\u00f9 \u00e8 preso di mira dalla deregolamentazione. Ci\u00f2 \u00e8 stato paradossalmente evidente durante il pi\u00f9 riuscito dei movimenti, quello appunto contro la riforma pensionistica. Non potremmo esprimerlo meglio delle parole di una sindacalista CGT di area comunista intervistato sulla questione:<\/p>\n<p>\u201c<em>Ci\u00f2 che abbiamo visto anche in questa mobilitazione \u00e8 [\u2026] in parte il declino del movimento operaio organizzato in diverse grandi aziende private [\u2026] Questo \u00e8 legato a diversi fattori, alla precariet\u00e0 e allo frammentazione delle imprese tra subappaltatori e societ\u00e0 madri, e anche all\u2019interno delle diverse strutture, tra contratti a tempo indeterminato, interinali, contratti a tempo determinato \u2026 Tutto questo fa s\u00ec che i collettivi di lavoro siano strutturalmente fragilizzati dalle politiche padronali degli ultimi anni che rendono piuttosto difficile l\u2019organizzazione dei lavoratori, organizzazione collettiva con strutture stabili. Questa situazione pu\u00f2 essere vista molto concretamente nelle zone industriali [\u2026] anche nei luoghi in cui sono presenti militanti della CGT di buona volont\u00e0, ma che devono confrontarsi con questi ostacoli oggettivi.<\/em><\/p>\n<p>L\u2019unica cosa certa che possiamo dire \u00e8 che tutti noi abbiamo una forza collettiva, ma solo alcuni ne sono consapevoli. Se smettiamo di lavorare tutti insieme, soprattutto nel settore privato, l\u2019intera macchina economica si blocca. Questo \u00e8 il rapporto di forza. Ma ci\u00f2 che ci attende negli anni a venire \u00e8 ovviamente la ricostruzione del movimento operaio nel settore privato. Questo \u00e8 uno dei problemi principali e l\u2019intera CGT deve appropriarsene.\u201d[21]<\/p>\n<p>Questo \u00e8 uno dei problemi principale francesi, che in teoria non dovrebbe riguardare l\u2019Italia, dove il sindacato, ad esempio la CGIL che conta pi\u00f9 di 5 milioni di iscritti, ha una ottima penetrazione sia nel publico che nel privato, la sola Fiom conta circa 350.000 iscritti, e l\u2019USB, primo sindacato di base non meno di 250.000. \u00c8 in generale il tasso di sindacalizzazione complessivo in Italia ad attestarsi a pi\u00f9 del 30%, mentre in Franica la CGT, in quanto primo sindacato (insieme ai riformisti della CFDT), non giunge a 700.000 iscritti. Le stesse organizzazioni che fanno parte dell\u2019intersindacale, tranne Force Ouvri\u00e8re che conta tuttavia non pi\u00f9 di mezzo milione di aderenti, sono \u201cpiccole\u201d organizzazioni da centomila iscritti ciascuna. La\u00a0 Francia \u00e8 infatti, controintuivamente rispetto al resoconto di lotte che abbiamo appena fornito, un paese con tasso di sindacalizzazione bassissimo:<\/p>\n<p>\u201c<em>La percentuale di lavoratori iscritti a un sindacato \u00e8 invece particolarmente debole in Francia: circa 8%. Si tratta del pi\u00f9 basso tasso tra tutti i paesi industrializzati, inferiore anche a quello di Stati Uniti, Corea e Turchia. Ci\u00f2 non significa per\u00f2 assenza di rappresentanza sindacale, che al contrario in Francia, \u00e8 elevata, soprattutto nel settore pubblico e nelle grandi aziende<\/em>\u201d[22]<\/p>\n<p>Eppure, queste organizzazioni sono state e sono tuttora la spina dorsale di un movimento nazionale di lotta, un catalizzatore di conflitti sociali e democratici. I problema principale non \u00e8 dunque la quantit\u00e0, il problema sta nella qualit\u00e0: quella data da una linea conflittuale combinata a radicamento effettivo e rappresentanza nelle aziende strategiche, e alla capacit\u00e0-volont\u00e0 di unit\u00e0 d\u2019azione tra le organizzazioni. Il sindacalismo che doveva essere di lotta in Italia si \u00e8 dato invece il ruolo di pompiere, con una CGIL che tiene congelate masse enormi di lavoratori da una parte, per le sue strategia di concertazione e ossequio agli interessi \u201cnazionali\u201d e confindustriali, e follemente parcellizzato in micro organizzazioni di base che non comunicano tra di loro dall\u2019altra, pur essendo in certi contesti molto combattive nel portare avanti la lotta.<\/p>\n<p>Per quanto vi siano differenze fra la situazione sindacale francese e quella italiana, il modello delle mobilitazioni francesi potrebbe e dovrebbe rappresentare dunque un esempio importante per l\u2019organizzazione delle lotte oggi in Italia.<\/p>\n<p><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<p>[1]\u00a0Marta e Simone Fana,\u00a0Basta salari da fame!, pp. 50<\/p>\n<p>[2]<a href=\"https:\/\/www.senato.it\/application\/xmanager\/projects\/leg18\/file\/Lavoro%20non%20standard.pdf\">https:\/\/www.senato.it\/application\/xmanager\/projects\/leg18\/file\/Lavoro%20non%20standard.pdf<\/a><\/p>\n<p>[3]\u00a0Dal Rapporto annuale sulle comunicazioni obbligatorie (2016) \u2013 Ministero del Lavoro<\/p>\n<p>[4]<a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/economia\/2016\/05\/16\/news\/voucher_boom_277_milioni_di_ticket_venduti_in_8_anni-139896362\/\">https:\/\/www.repubblica.it\/economia\/2016\/05\/16\/news\/voucher_boom_277_milioni_di_ticket_venduti_in_8_anni-139896362\/<\/a><\/p>\n<p>[5]\u00a0Dal Rapporto annuale sulle comunicazioni obbligatorie (2018) \u2013 Ministero del Lavoro<\/p>\n<p>[6]\u00a0Dal Rapporto annuale sulle comunicazioni obbligatorie (2020) \u2013 Ministero del Lavoro<\/p>\n<p>[7]\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/giovani-donne-precari-ecco-chi-ha-pagato-piu-crisi-lavoro-ADo21wGB\">https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/giovani-donne-precari-ecco-chi-ha-pagato-piu-crisi-lavoro-ADo21wGB<\/a><\/p>\n<p>[8]\u00a0<a href=\"https:\/\/www.open.online\/2020\/01\/30\/lavoro-disoccupazione-stabile-ma-e-record-di-precari-in-italia-i-dati-istat\/\">https:\/\/www.open.online\/2020\/01\/30\/lavoro-disoccupazione-stabile-ma-e-record-di-precari-in-italia-i-dati-istat\/<\/a><\/p>\n<p>[9]\u00a0<a href=\"https:\/\/dirigentindustria.it\/lavoro\/dirigenti-e-quadri-nel-sistema-produttivo-italiano.html#:~:text=In%20dettaglio%20i%20dirigenti%20(privati,riduzione%20del%203%2C3%25)\">https:\/\/dirigentindustria.it\/lavoro\/dirigenti-e-quadri-nel-sistema-produttivo-italiano.html#:~:text=In%20dettaglio%20i%20dirigenti%20(privati,riduzione%20del%203%2C3%25)<\/a>.<\/p>\n<p>[10]\u00a0<a href=\"https:\/\/www.agi.it\/economia\/news\/2020-09-26\/coronavirus-cgia-disoccupazione-lavoro-nero-9767429\/#:~:text=Gli%20ultimi%20dati%20disponibili%20dicono,prestare%20la%20propria%20attivit%C3%A0%20lavorativa\">https:\/\/www.agi.it\/economia\/news\/2020-09-26\/coronavirus-cgia-disoccupazione-lavoro-nero-9767429\/#:~:text=Gli%20ultimi%20dati%20disponibili%20dicono,prestare%20la%20propria%20attivit%C3%A0%20lavorativa<\/a><a href=\"https:\/\/www.agi.it\/economia\/news\/2020-09-26\/coronavirus-cgia-disoccupazione-lavoro-nero-9767429\/#:~:text=Gli%20ultimi%20dati%20disponibili%20dicono,prestare%20la%20propria%20attivit%C3%A0%20lavorativa.\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">.<\/a><\/p>\n<p>[11]\u00a0<a href=\"https:\/\/www.money.it\/Partite-Iva-fittizie-in-aumento-a-vantaggio-di-chi\">https:\/\/www.money.it\/Partite-Iva-fittizie-in-aumento-a-vantaggio-di-chi<\/a><\/p>\n<p>[12]\u00a0<a href=\"http:\/\/archivio.rassegna.it\/2002\/lavoro\/articoli\/flessibilita\/16aprile\/prima.htm\">http:\/\/archivio.rassegna.it\/2002\/lavoro\/articoli\/flessibilita\/16aprile\/prima.htm<\/a><\/p>\n<p>[13]\u00a0<a href=\"https:\/\/it.euronews.com\/2016\/03\/09\/jobs-act-francese-straordinari-meno-cari-e-licenziamenti-piu-facili\">https:\/\/it.euronews.com\/2016\/03\/09\/jobs-act-francese-straordinari-meno-cari-e-licenziamenti-piu-facili<\/a><\/p>\n<p>[14]\u00a0<a href=\"https:\/\/it.euronews.com\/2016\/07\/17\/49-comma-3-anche-la-francia-riscopre-il-decisionismo-di-governo\">https:\/\/it.euronews.com\/2016\/07\/17\/49-comma-3-anche-la-francia-riscopre-il-decisionismo-di-governo<\/a><\/p>\n<p>[15]\u00a0<a href=\"https:\/\/pcimarche.wordpress.com\/2017\/05\/11\/francia-2017-tra-reazione-e-nuova-sinistra-popolare\/\">https:\/\/pcimarche.wordpress.com\/2017\/05\/11\/francia-2017-tra-reazione-e-nuova-sinistra-popolare\/<\/a><\/p>\n<p>[16]\u00a0<a href=\"https:\/\/www.dailymotion.com\/video\/x774zvl\">Philippe Martinez: La CGT \u201ca beaucoup de revendications sociales communes\u201d avec les gilets jaunes \u2013 Vid\u00e9o Dailymotion<\/a><\/p>\n<p>[17]\u00a0\u00a0<a href=\"https:\/\/pcimarche.wordpress.com\/2020\/01\/07\/una-battaglia-epocale-contro-la-riforma-pensionistica-francese\/\">https:\/\/pcimarche.wordpress.com\/2020\/01\/07\/una-battaglia-epocale-contro-la-riforma-pensionistica-francese\/<\/a><\/p>\n<p>[18]\u00a0<a href=\"https:\/\/www.dinamopress.it\/news\/la-francia-rivolta-la-legge-sulla-sicurezza\/\">https:\/\/www.dinamopress.it\/news\/la-francia-rivolta-la-legge-sulla-sicurezza\/<\/a><\/p>\n<p>[19]\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bastamag.net\/Le-pouvoir-d-influence-delirant-des-dix-milliardaires-qui-possedent-la-presse\">https:\/\/www.bastamag.net\/Le-pouvoir-d-influence-delirant-des-dix-milliardaires-qui-possedent-la-presse<\/a><\/p>\n<p>[20]\u00a0<a href=\"https:\/\/www.inegalites.fr\/etat-precarite-emploi#:~:text=13%2C5%20%25%20des%20emplois%2C,personnes%2C%20ont%20un%20statut%20pr%C3%A9caire.&amp;text=Les%20trois%20quarts%20des%20emplois,donn%C3%A9es%202018%20de%20l'Insee.&amp;text=Il%20s'agit%20principalement%20de,(2%2C6%20%25)\">3,7 millions de salari\u00e9s pr\u00e9caires en France (inegalites.fr)<\/a><\/p>\n<p>[21]\u00a0<a href=\"https:\/\/unitecgt.fr\/categorie-luttes\/entretien-responsable-cgt-cheminot-trappes-tout-est-encore-possible\/?fbclid=IwAR17HhYqo98JCqJE0cWZDnpWjAtSFpjPWfK-VIlHm0Df8mjx-KvSnjgiT58\">Entretien avec le responsable CGT Cheminot de Trappes : \u00ab\u00a0Tout est encore possible, l\u2019enjeu c\u2019est d\u2019arriver \u00e0 g\u00e9n\u00e9raliser le mouvement\u00a0\u00bb \u2013 Unit\u00e9 CGT (unitecgt.fr)<\/a><\/p>\n<p>[22]\u00a0<a href=\"http:\/\/www.amblav.it\/Download\/Lavoro_INCA_CGIL.pdf\">http:\/\/www.amblav.it\/Download\/Lavoro_INCA_CGIL.pdf<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.marx21.it\/index.php\/internazionale\/economia\/31035-laggressione-ai-diritti-dei-lavoratori-e-la-questione-sindacale-un-confronto-italia-francia\">https:\/\/www.marx21.it\/index.php\/internazionale\/economia\/31035-laggressione-ai-diritti-dei-lavoratori-e-la-questione-sindacale-un-confronto-italia-francia<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da MARX XXI \u00a0(ottobre.info) Dopo il crollo del campo socialista e la fine della guerra fredda che aveva, in una pur minima misura, tenuto a bada gli appetiti pi\u00f9 voraci dei capitalisti nei confronti dei diritti lavoratori, dall\u2019inizio degli anni \u201990 in poi \u00e8 ricominciato a spron battutto l\u2019attacco sistematico alle condizioni di vita della classe lavoratrice. 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