{"id":63057,"date":"2021-03-03T09:05:46","date_gmt":"2021-03-03T08:05:46","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63057"},"modified":"2021-03-02T22:08:52","modified_gmt":"2021-03-02T21:08:52","slug":"gaia-perini-giovanni-arrighi-a-pechino-elon-musk-a-shanghai-alla-ricerca-di-una-sinologia-ibrida","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63057","title":{"rendered":"Gaia Perini: Giovanni Arrighi a Pechino, Elon Musk a Shanghai. Alla ricerca di una sinologia \u201cibrida\u201d"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINOSFERE (Gaia Perini)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il dibattito avviato ormai da diversi mesi su Sinosfere\u00a0<a href=\"http:\/\/sinosfere.com\/2020\/11\/08\/fabio-lanza-nuova-era-vecchi-dualismi\/\">sulla \u201csinologia nella Nuova Era\u201d<\/a>\u00a0di Xi Jinping mi pare prezioso e necessario, per cui prover\u00f2 anche io a offrire un mio contributo, anche se con un po\u2019 di ritardo. Innanzitutto, ringrazio Marco Fumian e la redazione di Sinosfere per quest\u2019iniziativa, assolutamente meritoria almeno sotto due punti di vista: innanzitutto perch\u00e9 favorisce il dialogo fra noi; e inoltre, perch\u00e9 lo rende accessibile anche ai \u201cnon addetti ai lavori\u201d, a chi di solito non partecipa agli incontri accademici, non essendo un\/a sinologa\/o di professione.<\/p>\n<p>Rispetto a questo secondo punto, difatti, \u00e8 gi\u00e0 giunta da pi\u00f9 parti la richiesta di espandere il raggio d\u2019azione della ricerca sinologica, uscendo dalla\u00a0<em>comfort zone\u00a0<\/em>della disciplina: c\u2019\u00e8 chi ha proposto di risituare il discorso sulla Cina in una cornice pi\u00f9 vasta, nel quadro del sistema-mondo e nel reticolo delle relazioni politiche ed economiche internazionali (<a href=\"http:\/\/sinosfere.com\/2020\/11\/10\/ivan-franceschini-cina-globale-appunti-per-una-critica-sistemica\/\">si veda l\u2019intervento di Ivan Franceschini: \u201cCina globale. Appunti per una critica sistemica\u201d<\/a>); c\u2019\u00e8 chi ritiene che sia tempo di ampliare la nostra scatola degli attrezzi, importando nel discorso metodologie e riferimenti teorici nuovi (<a href=\"http:\/\/sinosfere.com\/2020\/11\/01\/daniele-brombal-rigenerare-la-sinologia\/\">vedasi Daniele Brombal: \u201cRigenerare la sinologia\u201d<\/a>); o, ancora, si \u00e8 espressa una giusta e salutare insofferenza per l\u2019impianto dualistico di molti studi basati sulla semplice contrapposizione \u201cnoi vs loro\u201d, \u201cCina vs Occidente (America)\u201d (<a href=\"http:\/\/sinosfere.com\/2020\/11\/08\/fabio-lanza-nuova-era-vecchi-dualismi\/\">Fabio Lanza: \u201cNuova Era, vecchi dualismi\u201d<\/a>). In effetti, il dualismo quasi metafisico che da anni, se non da decenni, serpeggia nei resoconti dei media e purtroppo anche in certa produzione saggistica inchioda l\u2019analisi dentro schemi parmenidei, per i quali \u201cl\u2019Essere \u00e8, il Non Essere non \u00e8\u201d, ove la Cina e il mondo occidentale sono sottratti alla loro temporalit\u00e0 storica e riportati a due totalit\u00e0 culturali fisse, chiuse in se stesse, che si escludono a vicenda, generalmente note come \u201ccivilt\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Cogliendo gli spunti offerti da questi e dagli altri contributi al dibattito, tenter\u00f2 di aggiungervi un piccolo tassello. Premetto che il tassello offre pi\u00f9 domande che risposte. E siccome gioco decisamente fuori dalla mia\u00a0<em>comfort zone<\/em>, ci tengo a sottolineare che quanto segue \u00e8 pi\u00f9 uno spunto per future discussioni che l\u2019esposizione di un ragionamento compiuto e concluso. Butto quindi subito sul piatto le due idee (ipotesi) che corteggio da un po\u2019: la prima \u00e8 che nella competizione fra Stati Uniti e Cina si offra alla nostra analisi, al di l\u00e0 o al di qua della battaglia fra i due \u201cmodelli\u201d, il tramonto dell\u2019era del petrolio, l\u2019era in cui abbiamo vissuto sinora. La seconda idea, in una certa qual misura collegata alla prima, \u00e8 che lo storico dell\u2019economia Giovanni Arrighi, defunto nel 2009, il cui ultimo libro s\u2019intitola\u00a0<em>Adam Smith a Pechino\u00a0<\/em>(Milano: Feltrinelli, 2008), lascia alla sinologia un\u2019eredit\u00e0 preziosa, che sarebbe proprio ora di raccogliere. L\u2019eredit\u00e0 a cui mi riferisco, tuttavia, non si trova tanto nel suo \u201cAdam Smith\u201d, che a mio avviso ha la pecca di soffermarsi troppo sul denghismo senza dare il giusto peso alle successive discontinuit\u00e0, quanto a\u00a0<em>Il lungo XX secolo. Denaro, potere e le origini del nostro tempo\u00a0<\/em>(Milano: Il Saggiatore, 2014). Bench\u00e9 solo nel finale giunga a parlare della Cina, resta uno dei resoconti pi\u00f9 strutturati e raffinati dello sviluppo del nostro sistema-mondo, dal XIV secolo a oggi.<\/p>\n<p>Innanzitutto, l\u2019intera argomentazione poggia sul seguente presupposto metodologico: per leggere correttamente il presente, \u00e8 necessario inscriverlo nella\u00a0<em>longue dur\u00e9e<\/em><em>,\u00a0<\/em>nelle sequenze lunghe e nelle trasformazioni lente, ove le rotture possono passare inosservate perch\u00e9 non coincidono per forza con avvenimenti singoli e databili. Lo zampino di Fernand Braudel spunta a ogni pagina, per quanto riguarda la concezione del tempo, cos\u00ec come rispetto allo spazio \u00e8 fondamentale l\u2019apporto dell\u2019amico e collega Immanuel Wallerstein.<\/p>\n<p>Il capitalismo \u2013 o se preferite un termine pi\u00f9 neutro, la \u201cmodernit\u00e0\u201d, tanto \u00e8 lo stesso \u2013 per Arrighi si \u00e8 sviluppato in quattro distinte fasi o cicli sistemici di accumulazione: il ciclo genovese (1340-1630), il ciclo olandese (1560-1780), il ciclo britannico (1740-1930) e infine il ciclo statunitense o \u201clungo XX secolo\u201d (1870-ora?). Come si noter\u00e0 gi\u00e0 da queste datazioni, le fasi si sovrappongono, un ciclo inizia quando il precedente non si \u00e8 ancora del tutto esaurito, inoltre seguono una legge di proporzionalit\u00e0 inversa: il centro egemonico tende a espandersi nello spazio di fase in fase, dalla piccola citt\u00e0 marinara di Genova sino al continente nordamericano, passando per lo\u00a0<em>hub\u00a0<\/em>logistico di Amsterdam prima e l\u2019impero coloniale britannico dopo, mentre la durata del ciclo vieppi\u00f9 si comprime. Il primo \u201clungo secolo\u201d dura infatti ben 290 anni ed \u00e8 dominato dalla forma politica delle citt\u00e0-stato: Firenze, Venezia e soprattutto Genova; anche se quest\u2019ultima fa rete con la Spagna, resta fino alla fine un\u2019entit\u00e0 a s\u00e9. Con Amsterdam, che pu\u00f2 contare su una rete commerciale transoceanica, assai pi\u00f9 estesa delle rotte mediterranee, si \u00e8 gi\u00e0 entrati nell\u2019era degli Stati-nazione e nel cosiddetto ordine vestfaliano; all\u2019allargamento della forma politica e della sua area di influenza corrisponde per\u00f2 un \u201csecolo\u201d lungo \u201cappena\u201d 220 anni. \u201cIl lungo XIX secolo\u201d inglese poi dura ancor meno, 190 anni, mentre, come ben sappiamo, la\u00a0<em>longa manus\u00a0<\/em>coloniale ristruttura il globo intero. Infine, il \u201csecolo americano\u201d: per Arrighi \u00e8 composto da tre segmenti, di cui il primo inizia nel 1870, quando il precedente ciclo britannico comincia a dare segni di scompenso (cio\u00e8 manifesta una \u201ccrisi spia\u201d, stando alla terminologia dell\u2019autore), mentre l\u2019ultimo segmento inizia negli anni \u201970 del Novecento e coinciderebbe con la fase di crisi terminale del regime. Nella prima edizione del libro, uscita nel 1994, l\u2019autore scrisse: \u201csiccome, per quanto ci \u00e8 dato sapere, quest\u2019ultima crisi non \u00e8 ancora avvenuta, analizzare questo segmento significa in realt\u00e0 indagare sul presente e sul futuro come parte di un processo storico in corso che presenta sia elementi di novit\u00e0 sia di ripetizione rispetto alle fasi conclusive (M-D\u2019, merci-pi\u00f9 denaro) di tutti i precedenti cicli sistemici di accumulazione\u201d (p. 236).<\/p>\n<p>Lasciando per il momento da parte la reinterpretazione della formula marxiana D-M-D\u2019 (denaro-merci-pi\u00f9 denaro), nel Poscritto aggiunto nel marzo 2009, pochi mesi prima della sua morte, Arrighi rivisit\u00f2 la sua disamina della \u201ccrisi terminale\u201d statunitense, evidenziando la centralit\u00e0 dell\u2019espansione economica della Cina e riprendendo i tre ipotetici scenari futuri gi\u00e0 prospettati nella prima edizione. I quali sono: 1) la rinascita di un nuovo impero occidentale fondato sulla superiorit\u00e0 militare degli Stati Uniti, disposti a cedere fette di egemonia all\u2019Europa e a estendere la loro protezione all\u2019Asia; 2) lo spostamento del baricentro a est e la nascita di una societ\u00e0 di mercato globale, trainata dalla Cina e\/o dall\u2019 \u201carcipelago capitalista\u201d dell\u2019Asia Orientale (le tigri asiatiche). 3) Un lungo e apparentemente perpetuo pendolo fra Est e Ovest: \u201ctutte le precedenti transizioni egemoniche si sono contraddistinte per lunghi periodi di \u2018caos sistemico\u2019, e questo rimane un possibile sbocco\u201d (p. 408). Ovvero, qualora la competizione fra i due regimi o i due \u201csecoli\u201d (americano e cinese) non giungesse celermente alla sua naturale conclusione decretando la vittoria di uno dei due, il periodo intermedio di caos e instabilit\u00e0 dell\u2019intero sistema-mondo potrebbe prolungarsi anche per decenni.<\/p>\n<p>Con grandissimo acume analitico (per non dire preveggenza), sempre nel Poscritto del 2009 l\u2019autore affermava che chiunque avesse mai voluto scalzare gli USA chiudendo il quarto ciclo egemonico gi\u00e0 in crisi terminale, si sarebbe trovato davanti un ostacolo quasi insormontabile. Alludeva alla \u201ccapacit\u00e0, ancora tutta da verificare, degli agenti dell\u2019espansione economica in Asia Orientale di intraprendere un nuovo percorso di sviluppo per se stessi e per il mondo che diverga radicalmente da quello che \u00e8 attualmente in un vicolo cieco. Ci\u00f2 richiederebbe una netta deviazione dal sentiero socialmente ed ecologicamente insostenibile dello sviluppo occidentale, lungo il quale i costi per la riproduzione della vita umana e della natura sono stati ampiamente \u201cesternalizzati\u201d, escludendo in larga misura la maggioranza della popolazione mondiale dai benefici dello sviluppo economico. Si tratta di un compito imponente, che proceder\u00e0 su una traiettoria in gran parte definita dalla pressione esercitata dal basso da movimenti di protesta e autodifesa\u201d (p. 406).<\/p>\n<p>Il testo si chiudeva lasciando intendere che il terzo scenario fosse quello pi\u00f9 probabile: del resto, negli Stati Uniti, definiti un \u201cdominio senza egemonia\u201d, era da poco esplosa la crisi dei\u00a0<em>subprime\u00a0<\/em>(2007-2008), che metteva a nudo e non per la prima volta lo stato terminale del ciclo.<\/p>\n<p>Riprender\u00f2 ora velocemente l\u2019uso che Arrighi fa della formula marxiana D-M-D\u2019 (denaro-merci-pi\u00f9 denaro), poich\u00e9 chiarisce meglio la sua teoria sui cicli sistemici di accumulazione. La formula viene troncata in due e inscritta in uno schema diacronico, per cui la fase \u201cD-M\u201d di ogni ciclo coincide con l\u2019inizio e l\u2019apogeo di un processo di espansione materiale incentrato sulla produzione e sul commercio di merci, mentre \u201cM-D\u2019\u201d indica la seguente fase d\u2019espansione finanziaria. Per Arrighi, la finanziarizzazione dell\u2019economia non costituisce affatto una tendenza recente nella storia del capitalismo: esiste da quando i mercanti fiorentini del XIV secolo, arricchitisi grazie al commercio della lana, cominciarono a usare le proprie reti internazionali per farsi banchieri del papa, o per finanziare l\u2019invasione della Francia da parte degli inglesi. Il depotenziamento dell\u2019industria tessile a favore delle attivit\u00e0 bancarie impover\u00ec la popolazione, scaten\u00f2 sommosse (la rivolta dei Ciompi), portando alla rovina anche diverse famiglie di mercanti-banchieri. Ad ogni modo, per Arrighi (come per Braudel) la \u201cfase 2\u201d di espansione finanziaria rappresenta sempre una fase di riflusso, anche quando assolve in modo positivo la sua primaria funzione di ritardare il pi\u00f9 possibile la conclusione del ciclo.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, tornando a epoche pi\u00f9 recenti, gli anni \u201970 del secolo scorso, in cui inizierebbe il terzo segmento del ciclo statunitense, sono definiti gli anni della \u201ccrisi spia\u201d, nonostante poi sfocino nella \u201c<em>belle \u00e9poque\u00a0<\/em>dell\u2019era reaganiana\u201d. Lo shock petrolifero del 1973 e l\u2019abbandono del sistema dei cambi fissi furono due eventi che determinarono una trasformazione strutturale del ciclo. Non possiamo ripercorrere qui la genesi e le tappe del neoliberismo (altro nome attribuibile al terzo segmento), come fa Arrighi nell\u2019ultima parte del suo libro. Comunque, seguendo il suo schema, in coincidenza della \u201ccrisi spia\u201d degli anni \u201970-\u201980 dovrebbe essersi manifestata l\u2019ascesa dell\u2019egemonia concorrente che dominer\u00e0 (o gi\u00e0 domina) il quinto ciclo \u2013 e in effetti, proprio in quel periodo in Cina si assiste all\u2019alba del denghismo e dell\u2019era di Riforma e Apertura.<\/p>\n<p>Le \u201ccrisi spia\u201d, infine, secondo l\u2019autore inaugurano una parabola che almeno sinora ha sempre condotto a una \u201ccrisi terminale\u201d, che Arrighi identifica, per quanto riguarda il quarto ciclo statunitense, con lo scoppio della bolla della\u00a0<em>new economy<\/em>negli anni 2000-2001 (e i cui effetti furono tamponati, almeno per un po\u2019, con la guerra al terrorismo e il rilancio dell\u2019industria bellica), e poi successivamente con il tracollo finanziario del 2008 (l\u2019anno delle Olimpiadi di Pechino).<\/p>\n<p>Quanto scritto sin qui \u00e8 naturalmente un grossolano riassunto di un libro estremamente denso e complesso, che rintraccia nella storia passata e recente un ordine ciclico, dove per\u00f2 hanno uguale peso regole ed eccezioni, continuit\u00e0 e discontinuit\u00e0, per cui in realt\u00e0 ogni fase della sequenza \u00e8 a s\u00e9 e va indagata in quanto tale. La difficolt\u00e0 di applicare il metodo Arrighi al nostro discorso risiede quindi nella quantit\u00e0 di dati richiesta, ma forse anche e soprattutto nello strabismo a cui ci obbliga: non si capir\u00e0 molto della Cina se contemporaneamente non si osserva anche l\u2019evoluzione del suo antagonista, dall\u2019altra parte del globo; la \u2018modernit\u00e0\u2019 \u00e8 una danza a due e \u2013 chiss\u00e0 \u2013 magari lo \u00e8 sempre stata.<\/p>\n<p>Sperando di non tediare troppo chi mi ha pazientemente letta fin qui, trascrivo un ultimo passo del libro, un passo chiave, in cui l\u2019autore descrive la \u201cdanza\u201d a partire dalla competizione nel XV secolo fra Genova e Venezia:<\/p>\n<p>\u201c\u2026 Venezia divenne il prototipo di tutte le future forme di \u2018capitalismo (monopolistico) di stato\u2019, Genova il prototipo di tutte le future forme di \u2018capitalismo (finanziario) cosmopolita\u2019. La combinazione e la contrapposizione sempre mutevole di queste due forme organizzative e, soprattutto, le loro dimensioni e la loro complessit\u00e0 sempre crescenti, associate all\u2019\u2018internalizzazione\u2019 di una funzione sociale dopo l\u2019altra, costituiscono l\u2019aspetto principale dell\u2019evoluzione del capitalismo storico come sistema mondiale\u201d (p. 165).<\/p>\n<p>Per seguire i passi di questa \u201cdanza\u201d nel mondo odierno, ove sia \u201cGenova\u201d che \u201cVenezia\u201d hanno raggiunto dimensioni continentali, servirebbero indagini a tutto campo, libere dai confini nazionali e dalle divisioni fra Est e Ovest, e servirebbe un lavoro di gruppo, di un gruppo nutrito, eterogeneo quanto a competenze e ben equipaggiato quanto a fondi di ricerca. Io, da sola, sono come un bambino su una spiaggia che raccoglie conchiglie a caso, nella speranza che una volta messe in fila compongano un disegno coerente.<\/p>\n<p>Ecco, il conchiglione in cui inciampo sempre pi\u00f9 spesso, una ciprea gigante che ossessivamente si ripresenta, perch\u00e9 del resto \u00e8 uno dei simboli del nostro tempo, ha la forma e la funzione della batteria dei nostri cellulari, solo che pesa parecchi chili, ci si pu\u00f2 stare seduti sopra e alimenta un\u2019automobile. L\u2019auto elettrica sembra essere davvero una bella pista da ballo per la nostra \u201cVenezia della Nuova Era\u201d e per \u201cGenova a stelle e strisce\u201d, almeno a giudicare dalle decine di articoli che ogni mese riempiono le colonne dei giornali di economia e finanza. \u00c8 un terreno di contesa pre- o post-ideologico, ma comunque potentissimo. Da quello che mi pare di intuire, almeno stando alle mie letture disordinate da totale\u00a0<em>outsider<\/em>, siamo ancora lontani dall\u2019aver trovato la tecnologia che seppellisca in maniera definitiva il buon vecchio (ed ecologicamente insostenibile) motore a combustione interna (ICE), che segn\u00f2 la gloria del fordismo e dell\u2019era del petrolio. Fors\u2019anche questo salto tecnologico al momento solo parziale \u00e8 uno degli elementi che giocano a favore del prolungamento della fase di \u201ccaos sistemico\u201d.<\/p>\n<p>Fra batterie al litio e cobalto, o al litio nichel e manganese, o ancora al litio-ferro-fosfato, la sperimentazione \u00e8 continua perch\u00e9 pare che nessun tipo superi in modo significativo gli altri per durata, capacit\u00e0 di immagazzinare elettricit\u00e0 e costo. In vetta alla classifica delle vendite c\u2019\u00e8 ancora ovviamente l\u2019americana Tesla, il cui CEO, Elon Musk, \u00e8 da poco diventato l\u2019uomo pi\u00f9 ricco del mondo, avendo scalzato Jeff Bezos. Se di Steve Jobs si dice che era un visionario, chiss\u00e0 cosa si dir\u00e0 un giorno di Elon Musk e dei progetti che porta avanti con Neuralink e SpaceX. Ad ogni modo, il primato di Tesla nel settore delle auto elettriche \u00e8 ora minacciato dall\u2019avanzata cinese, tanto che circa un mese fa Forbes ha gridato alla \u201c<a href=\"https:\/\/www.forbes.com\/sites\/jamesmorris\/2021\/01\/09\/chinese-electric-vehicles-to-look-out-for-in-2021\/?sh=3e93f43275dd\">Chinese EV Invasion!<\/a>\u201d I \u201cneoveneziani\u201d sono in effetti piuttosto aggressivi e stanno investendo parecchio in ricerca e sperimentazione. La combinazione litio-cobalto verr\u00e0 forse abbandonata, ma i cinesi almeno sino a poco fa puntavano al monopolio, o al semi-monopolio, del cobalto, stando a quanto sostiene\u00a0<a href=\"https:\/\/insideevs.it\/news\/440572\/cina-acquisto-2000-tonnellate-cobalto\/\">questo articolo<\/a>, o anche\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/la-corsa-cinese-litio-e-cobalto-dominare-ciclo-batterie-AErGa8vD\">questo<\/a>. La storia del cobalto estratto in Congo, con Cina e Svizzera che se ne competono le scorte, ha risvegliato in me memorie ormai remote, quando studiando storia dell\u2019arte cinese lessi degli antichi commerci di cobalto con la Persia e del suo utilizzo per ottenere il meraviglioso blu delle porcellane bicrome di Jindezhen. \u00c8 una storia che peraltro proverebbe la tesi di Braudel: il mercato \u00e8 sempre esistito, i traffici internazionali e la globalizzazione pure, \u00e8 la tendenza al monopolio e la corsa feroce all\u2019accaparramento delle risorse che invece sono tipici del ben pi\u00f9 recente regime capitalistico.<\/p>\n<p>E se \u201cVenezia\u201d accentra, il \u201cgenovese cosmopolita\u201d quant\u2019altri mai Elon Musk al contrario si espande, al punto da aprire la sua prima Gigafactory fuori dagli Stati Uniti proprio a Shanghai. Un impianto faraonico a dire poco, edificato a ritmi cinesi in meno di 200 giorni lavorativi. Del resto, tanto a Ovest quanto a Est \u00e8 ormai chiaro quali siano i terreni di gioco su cui ci si aggiudica il primato del prossimo ciclo di accumulazione: internet, AI ed energie rinnovabili. La direzione \u00e8 ormai tracciata, per quanto i colossi della vecchia industria petrolifera cerchino di tutelare i propri interessi e la loro stessa esistenza mettendo in dubbio l\u2019effettivo apporto\u00a0<em>green\u00a0<\/em>delle nuove tecnologie. Come si sostiene in\u00a0<a href=\"https:\/\/brusselsmorning.com\/2020\/12\/16\/fake-news-and-the-car-industrys-resistance-to-environmental-reforms\/\">questo articolo<\/a>, il settore automobilistico in particolare \u00e8 bersagliato da\u00a0<em>fake news\u00a0<\/em>che sono \u201cla prima linea di difesa\u201d delle compagnie ancora legate ai combustibili fossili.<\/p>\n<p>Le critiche sarebbero invece pi\u00f9 efficaci e meno\u00a0<em>fake<\/em>, forse, se anzich\u00e9 prendere di mira le tecnologie in quanto tali, si interrogassero sui fini che l\u2019avanzamento tecnologico sottende: l\u2019obiettivo \u00e8 la conquista dell\u2019egemonia nel nuovo ciclo, o si punta piuttosto a un vero e proprio cambio di paradigma, all\u2019uscita dal sistema stesso dei cicli? \u00c8 possibile uscirne? E se s\u00ec, come? A queste ultime due domande, temo che n\u00e9 ad Est n\u00e9 ad Ovest si sia in grado di rispondere. Nessuno, invero, lo sa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In luogo di una conclusione, deposito qui sul finale tre riflessioni connesse a questi ultimi interrogativi. Innanzitutto, direi che dietro alla sete, a dir poco disperata, di nuove tecnologie \u201cverdi\u201d ci sia un\u2019urgenza vera, perfettamente percepita dai vertici governativi, cinesi, americani o europei che siano, la quale resta reale e concreta anche quando produce risposte nulle o quando stati e imprese prendono tempo facendo\u00a0<em>greenwashing<\/em>. Penso che la suddetta sete non sia solo smania di una nuova fase di espansione materiale, ma riveli quanto sia necessaria e impellente una trasformazione drastica di interi settori industriali. Bisogner\u00e0 comunque distinguere le proposte genuinamente ecologiste dai tentativi di tenere in vita a ogni costo un modello malato, o anzi moribondo. In secondo luogo, riprendo il passo del poscritto di Arrighi riguardo all\u2019enorme\u00a0<em>impasse\u00a0<\/em>e al vicolo cieco da cui la nuova potenza egemone, quale che sia, dovr\u00e0 per forza di cose riuscire a uscire, se vuole preservare se stessa e l\u2019intero sistema-mondo. La contesa fra Cina e Stati Uniti potrebbe essere allora non solo una semplice competizione per il predominio, ma anche la ricerca di una via di uscita per la propria (e altrui) sopravvivenza. Il problema \u00e8 per\u00f2 che se la competizione perpetua i vecchi schemi sistemici a cui \u00e8 da sempre avvezza, dall\u2019epoca delle citt\u00e0 marinare, sar\u00e0 arduo sciogliere la matassa che il sistema stesso ha creato e ingarbugliato.<\/p>\n<p>Infine, terzo e ultimo punto, a noi che osserviamo questo gigantesco gioco da fuori, sentendoci minuscoli di fronte alla portata dei processi, non posso che augurare alleanze interne fra i vari rami della disciplina e sodalizi intellettuali \u201cibridi\u201d, al di fuori della nostra area. A me stessa ad esempio rimprovero di aver imparato troppo tardi parole come: antropocene,\u00a0<em>tipping point<\/em>. Di saperne ancora troppo poco di finanza e di politiche industriali, quando dall\u2019altra parte ho passato anni a seguire Wang Hui nel suo lavoro di paziente decostruzione dei concetti di \u201cmodernit\u00e0\u201d, \u201cCina\u201d, \u201cnazione\u201d, \u201csviluppo\u201d (e a proposito, fu lui a farmi leggere Arrighi). Non m\u2019interessa fare\u00a0<em>mea culpa\u00a0<\/em>per aver dato spazio alla \u201csovrastruttura\u201d a scapito della \u201cstruttura\u201d, anche perch\u00e9 il rapporto fra i due livelli \u00e8 meno lineare di quanto non insegni la\u00a0<em>vulgata\u00a0<\/em>economica. Tuttavia, soggettivamente, sento che \u00e8 ora di spaziare, contaminarsi, deragliare dai binari consueti; non so se e quanto sia condiviso questo bisogno. Spero lo sia, perch\u00e9 la Cina \u00e8 senza dubbio al centro di un\u2019evoluzione globale che riguarda niente meno che l\u2019umanit\u00e0 tutta e tale processo rischia di restare solo parzialmente intelligibile finch\u00e9 lo si guarda dal pertugio dei nostri saperi frammentati. Andrebbero uniti i puntini delle singole ricerche. Non solo per comprendere meglio la Cina, ma anche, magari, per provare a capire dove sono i freni di questo treno in corsa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0 http:\/\/sinosfere.com\/2021\/02\/28\/gaia-perini-giovanni-arrighi-a-pechino-elon-musk-a-shanghai-alla-ricerca-di-una-sinologia-ibrida\/<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINOSFERE (Gaia Perini) &nbsp; Il dibattito avviato ormai da diversi mesi su Sinosfere\u00a0sulla \u201csinologia nella Nuova Era\u201d\u00a0di Xi Jinping mi pare prezioso e necessario, per cui prover\u00f2 anche io a offrire un mio contributo, anche se con un po\u2019 di ritardo. Innanzitutto, ringrazio Marco Fumian e la redazione di Sinosfere per quest\u2019iniziativa, assolutamente meritoria almeno sotto due punti di vista: innanzitutto perch\u00e9 favorisce il dialogo fra noi; e inoltre, perch\u00e9 lo rende accessibile anche&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":101,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-gp3","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63057"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/101"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=63057"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63057\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63058,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63057\/revisions\/63058"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=63057"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=63057"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=63057"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}