{"id":63087,"date":"2021-03-04T09:00:47","date_gmt":"2021-03-04T08:00:47","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63087"},"modified":"2021-03-03T22:07:11","modified_gmt":"2021-03-03T21:07:11","slug":"laltro-discorso-di-draghi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63087","title":{"rendered":"L\u2019altro discorso di Draghi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Da: Soldi e potere blog di Carlo Clericetti<\/strong><\/p>\n<p>Mentre veniva svuotato un bidone della spazzatura di Palazzo Chigi sono saltati fuori dei fogli che si sono rivelati essere una minuta del discorso che Draghi avrebbe fatto in Senato. Come spesso avviene in questi casi, Draghi aveva steso di suo pugno una parte e chiesto suggerimenti a due amici fidati: un vecchio compagno di studi che aveva seguito con lui le lezioni di Federico Caff\u00e8, di cui non facciamo il nome, e Francesco Giavazzi. Entrambi hanno elaborato dei testi da inserire in tutto o in parte nel discorso, poi Draghi ha scelto, sappiamo quale dei due. Grazie ad una nostra fonte segretissima siamo riusciti ad avere una copia dell\u2019altra minuta: se avesse scelto quella, il discorso sarebbe stato molto diverso. Eccone i brani di maggior rilievo.<\/p>\n<p>Signori Senatori,<\/p>\n<p>Il primo pensiero che vorrei condividere, nel chiedere la vostra fiducia, riguarda la nostra responsabilit\u00e0 nazionale. Il principale dovere cui siamo chiamati, tutti, io per primo come presidente del Consiglio, \u00e8 di combattere con ogni mezzo la pandemia e di salvaguardare le vite dei nostri concittadini.<\/p>\n<p>Ma assolto questo compito, il dovere del governo torna quello che cos\u00ec bene \u00e8 stato espresso nell\u2019articolo 3 della nostra Costituzione: \u201cE` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libert\u00e0 e l&#8217;eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l&#8217;effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all&#8217;organizzazione politica, economica e sociale del Paese\u201d.<\/p>\n<p>La pandemia ha notevolmente aggravato le disuguaglianze, ma queste gi\u00e0 prima avevano raggiunto livelli inaccettabili. L\u2019indice di Gini, una misura della disuguaglianza, senza gli interventi di aiuto sarebbe salito di 4 punti nel primo semestre 2020, dal 34,8 del 2019; anche dopo la scorsa crisi vi fu una salita, che lo port\u00f2 a quello stesso livello (34,7 nel 2010). Ma l\u2019aumento di questo indice durava da anni, anche prima della crisi del 2008: pi\u00f9 precisamente dal 1991, quando era al 29,3.<\/p>\n<p>Combattere le disuguaglianze \u00e8 un compito che ci viene prescritto dalla nostra Costituzione, ma non si deve pensare che ci\u00f2 sia dannoso \u2013 o quantomeno poco favorevole \u2013 per il buon andamento dell\u2019economia. \u00c8 noto, ce lo dicono studi dell\u2019Ocse, che pi\u00f9 aumenta la disuguaglianza, pi\u00f9 si riduce la crescita, e l\u2019esperienza italiana che ho appena ricordato \u00e8 in piena sintonia con questa conclusione.<\/p>\n<p>La prima cosa da fare per tendere a questo risultato \u00e8 creare occupazione, anche con un cospicuo numero di assunzioni nel settore pubblico. Nel confronto con paesi comparabili \u2013 Germania, Francia, Regno unito \u2013 il numero dei nostri occupati nella pubblica amministrazione e nel settore dei servizi pubblici \u00e8 fortemente sottodimensionato: secondo una ricerca di Adapt del 2018 sono 81 per ogni 1.000 abitanti, contro 134 della Germania, 133,3 della Francia, 151,5 del Regno Unito; in percentuale sul totale degli occupati sono il 22,03, gli altri paesi rispettivamente 27,53, 32,79 e 31. In numeri assoluti il gap \u00e8 oltre due milioni di persone. La riforma della pubblica amministrazione \u00e8 uno degli obiettivi che ci proponiamo, e sar\u00e0 anche l\u2019occasione per ridurre il pi\u00f9 possibile questo gap, offrendo cos\u00ec anche opportunit\u00e0 di lavoro qualificato a tanti nostri giovani che oggi vanno all\u2019estero, depauperando il nostro capitale umano e rendendo inutili le risorse spese per la loro formazione.<\/p>\n<p>Naturalmente incoraggeremo l\u2019occupazione anche nel settore privato. A chi pensa che le risorse siano scarse voglio ricordare una nota intervista di Keynes alla BBC nel 1942:<br \/>\n\u201cVi racconter\u00f2 come risposi a un famoso architetto che aveva dei grandi progetti per la ricostruzione di Londra, ma li mise da parte quando si chiese: \u201dDov\u2019\u00e8 il denaro per fare tutto questo?\u201d. \u201cIl denaro? \u2013 feci io \u2013 non costruirete mica le case col denaro? Volete dire che non ci sono abbastanza mattoni e calcina e acciaio e cemento?\u201d. \u201cOh no \u2013 rispose \u2013 c\u2019 \u00e8 abbondanza di tutto questo. \u201cAllora intendete dire che non ci sono abbastanza operai?\u201d. \u201cGli operai ci sono, e anche gli architetti\u201d. Bene, se ci sono mattoni, acciaio, cemento, operai e architetti, perch\u00e9 non trasformare in case tutti questi materiali?\u201d.<br \/>\nL\u2019architetto chiedeva dov\u2019\u00e8 il denaro per fare tutto questo. La Bce di cui ero presidente ne ha creato negli ultimi anni alcune migliaia di miliardi digitando sui tasti dei computer. Ma la banca centrale pu\u00f2 crearlo, ma non spenderlo: spenderlo \u00e8 compito dei governi degli Stati, visto che il settore privato non lo fa. E oggi abbiamo grande abbondanza delle risorse di cui parlava Keynes: ci sono milioni di disoccupati e sotto-occupati, e una enorme capacit\u00e0 produttiva inutilizzata.<\/p>\n<p>Un altro fattore legato sia alla disuguaglianza, sia alla crescita e sia alla produzione \u00e8 il livello dei salari, che in Italia sono troppo bassi.\u00a0 Lo dissi gi\u00e0 da governatore della Banca d\u2019Italia, parlando nel 2007 alla riunione della Societ\u00e0 degli economisti: \u201cIn parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto sono fra il 30 e il 40% inferiori rispetto a Francia, Germania e Regno Unito\u201d. E da allora la situazione non \u00e8 certo migliorata. Certo, questo accade anche perch\u00e9 la produttivit\u00e0 in Italia ristagna da un quarto di secolo, ma tra le due cose il rapporto di causa-effetto non va in una sola direzione, ma in entrambe: quando si tiene basso il costo del lavoro, le imprese hanno pochi incentivi ad investire per migliorare la produttivit\u00e0. Un grande economista come Paolo Sylos Labini invocava \u201cla frusta salariale\u201d per forzare le imprese a diventare pi\u00f9 produttive.<\/p>\n<p>Il ristagno dei salari deriva anche da un sistema di contrattazione che va cambiato, impedendo che vengano stipulati contratti di comodo tra organizzazioni non rappresentative \u2013 i contratti registrati al Cnel sono ormai pi\u00f9 di 900 \u2013 e per far questo basterebbe estendere al settore privato, adeguandole per quanto necessario, le norme in vigore da anni nella pubblica amministrazione. Inoltre, la flessibilit\u00e0 \u00e8 indispensabile al buon funzionamento dell\u2019impresa, ma le riforme che si sono succedute negli ultimi vent\u2019anni sono andate troppo oltre, trasformando la flessibilit\u00e0 in precarizzazione. Questo danneggia le persone, ma \u00e8 anche un ulteriore disincentivo per le imprese a migliorare la produttivit\u00e0.<\/p>\n<p>La pandemia ha messo in evidenza alcune debolezze del sistema economico internazionale come si \u00e8 venuto configurando con la globalizzazione, ma non \u00e8 questa la sede per approfondire un tale argomento. A noi ha mostrato quanto sia importante avere strutture di welfare diffuse ed efficienti, non solo ai fini della protezione sociale, ma anche per il buon funzionamento dell\u2019economia. D\u2019altronde, come ha ricordato anche il noto economista di Harvard Dani Rodrik, la dimensione del settore pubblico va di pari passo con lo sviluppo di un\u2019economia.<\/p>\n<p>Abbiamo pagato a caro prezzo l\u2019indebolimento del sistema sanitario nazionale, fiaccato da anni di sotto-finanziamento. E la necessit\u00e0 di erogare tempestivamente i ristori sia alle persone che alle imprese ci ha fatto capire quanto sia importante disporre di strutture amministrative che non solo funzionino, ma siano anche in grado di affrontare situazioni straordinarie come quella che si \u00e8 presentata. Nonostante alcuni ritardi, se non giustificabili almeno spiegabili data l\u2019eccezionalit\u00e0 dell\u2019evento, l\u2019Italia non ha sfigurato nel confronto con gli altri paesi, certamente anche grazie all\u2019impegno dei dipendenti pubblici, cosa che fa giustizia della sprezzante definizione che li vorrebbe tutti \u201cfannulloni\u201d.<\/p>\n<p>Non posso non notare che tra coloro che a gran voce e con urgenza chiedono al settore pubblico i ristori ce ne siano non pochi che in tempi normali \u2013 ma qualcuno persino in questi frangenti \u2013 chiedono a gran voce una riduzione delle tasse e una netta riduzione del perimetro delle attivit\u00e0 pubbliche. Il nostro sistema fiscale va certamente riformato, sia perch\u00e9 deve evolversi insieme ai cambiamenti strutturali dell\u2019economia, sia perch\u00e9 reso disordinato da numerose misure prese negli ultimi anni al di fuori di una visione d\u2019insieme. Non \u00e8 questo il tempo per pensare a una riforma che riduca la pressione fiscale. Non penso certo a una riforma che imiti il modello della Danimarca, dove la pressione fiscale \u00e8 al 44,9% mentre la nostra \u00e8 al 42,4 (dati Ocse al 2019), e l\u2019aliquota pi\u00f9 alta, dopo le riduzioni decise negli anni scorsi dal governo conservatore, \u00e8 al 56,1%, mentre la nostra \u00e8 al 43. Ma anche una riforma a parit\u00e0 di gettito, se vuole alleviare il peso su chi \u00e8 troppo gravato dal prelievo in relazione al suo reddito, deve necessariamente appesantirlo su chi ha la fortuna di far parte della quota pi\u00f9 benestante, come d\u2019altronde prevede la nostra Costituzione.<\/p>\n<p>La lotta all\u2019evasione va perseguita con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione, senza dimenticare che si tratta di un problema anche di livello internazionale. Come presidente di turno del G20 mi impegno a promuovere un\u2019azione di contrasto ai paradisi fiscali, che potrebbero essere facilmente eliminati se ve ne fosse la volont\u00e0 politica.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda infine l\u2019Unione Europea, di cui siamo tra i paesi fondatori, bisogna dire che la sua politica economica, da quando \u00e8 entrata in funzione la moneta unica, non sempre \u00e8 stata adeguata e anzi sono stati commessi degli errori, alcuni esplicitamente riconosciuti. La reazione ai danni della pandemia ha per\u00f2 dato importanti segnali di cambiamento. Sono in gestazione riforme di grande rilievo, come ad esempio la modifica delle regole stabilite con il Trattato di Maastricht e con altri successivi. L\u2019Italia si impegna a fornire un contributo che tenga conto degli errori del passato e rafforzi il cambiamento, rendendolo non un\u2019eccezione temporanea ma un nuovo modo di far funzionare l\u2019Unione.<\/p>\n<p>A realizzare le linee che vi ho esposto dedicher\u00f2 tutte le mie energie e le mie capacit\u00e0. Far\u00f2 tutto ci\u00f2 che sar\u00e0 necessario per la crescita dell\u2019economia e \u2013 soprattutto \u2013 del benessere sociale. E credetemi, sar\u00e0 abbastanza.<\/p>\n<p><strong>NOTA CONCLUSIVA<\/strong><b><br \/>\n<\/b>Siccome c\u2019\u00e8 sempre qualcuno che prende tutto alla lettera \u00e8 bene dirlo: la premessa in corsivo all\u2019inizio di questo articolo \u00e8 del tutto inventata. Invece, ci\u00f2 che l\u2019ipotetico allievo di Caff\u00e8 avrebbe proposto a Draghi di dire nel suo discorso \u00e8 del tutto coerente con la visione di quel grande economista.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2021\/02\/27\/laltro-discorso-di-draghi\/\">https:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2021\/02\/27\/laltro-discorso-di-draghi\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da: Soldi e potere blog di Carlo Clericetti Mentre veniva svuotato un bidone della spazzatura di Palazzo Chigi sono saltati fuori dei fogli che si sono rivelati essere una minuta del discorso che Draghi avrebbe fatto in Senato. 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