{"id":63115,"date":"2021-03-05T10:58:41","date_gmt":"2021-03-05T09:58:41","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63115"},"modified":"2021-03-04T20:01:58","modified_gmt":"2021-03-04T19:01:58","slug":"il-terrorismo-dei-benpensanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63115","title":{"rendered":"Il Terrorismo dei Benpensanti"},"content":{"rendered":"<p><strong>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong><span style=\"font-size: 14pt\">Nella quasi assoluta indifferenza, \u00e8 morto in Francia Pierre-Guillaume de Roux, editore degli irregolari. Nel 2012 ha pubblicato un pamphlet di Richard Millet contro l\u2019ideologia del multiculturalismo, che ha spaccato la cultura ufficiale francese. Rileggiamolo<\/span><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La morte di Pierre-Guillaume de Roux \u00e8 stata, in Italia, pressoch\u00e9 ignorata. Aveva la fronte ampia, uno sguardo inquieto, cupo, indifeso, \u00e8 stato uno dei grandi editori francesi degli ultimi decenni. Era nato il 25 febbraio del 1963; nel 2010 aveva fondato la casa editrice che porta il suo nome, le\u00a0\u00c9ditions Pierre-Guillaume de Roux, dove ha pubblicato libri importanti, belli, salutari, anticonformisti, al di l\u00e0 del magma editoriale odierno. De Roux, semplicemente, non andava bene alla\u00a0<em>gauche<\/em>, all\u2019internazionale radical, agli ideologi della tolleranza, che bonificano le asperit\u00e0, che non ammettono l\u2019indignazione. Era figlio di suo padre, Pierre-Guillaume, l\u2019estroso, straordinario, inafferrabile Dominique de Roux, il geniale fondatore de \u201cL\u2019Herne\u201d, che ha interrogato, difeso, riscoperto C\u00e9line, Ezra Pound, Witold Gombrowicz, disprezzando Roland Barthes e Michel Foucault. Eretico rispetto alla cultura dominante, Dominique trasmigr\u00f2 a Lisbona, durante la Rivoluzione dei garofani, a fare un po\u2019 di controspionaggio; scrisse ottimi libri, da cercare con le torce (<em>Mademoiselle Anicet<\/em>\u00a0\u00e8 uscito da Mondadori nel 2005,\u00a0<em>La morte di C\u00e9line<\/em>\u00a0da Lantana nel 2015,\u00a0<em>Immediatamente<\/em>\u00a0da Miraggi nel 2018). Mor\u00ec giovane, a 41 anni, lasciando al figlio una eredit\u00e0 irregolare. Prontamente ribadita. Nel 2017 \u201cLe Monde\u201d ricord\u00f2 alle truppe che Pierre-Guillaume de Roux era l\u2019\u201ceditore dei proscritti\u201d, lui ribad\u00ec che pubblicare \u201cgli appestati\u201d, banditi dal sistema vigente, vincente, \u00e8 ci\u00f2 che deve fare l\u2019editoria. Ma ci rest\u00f2 male, quel reportage fu un colpo basso; il 13 febbraio scorso, poggiando una rosa fasulla sul cadavere, \u201cLe Monde\u201d lo ha detto\u00a0<em>l\u2019\u00e9diteur ind\u00e9pendant.<\/em><\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-138709\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/A35985.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p>Il can-can era accaduto alcuni anni prima, nel 2012. Se lo ricordiamo ora \u00e8 per testimoniare i meccanismi censori e feroci di una certa cultura dell\u2019omologazione \u2013 insomma, \u00e8 il perpetuo, bastardo ritorno dell\u2019uguale.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.pgderoux.fr\/fr\/Livres-Parus\/Langue-fantome\/48.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Nel 2012 De Roux pubblica un saggio di Richard Millet,\u00a0<em>Langue fant\u00f4me<\/em>. All\u2019interno del saggio \u2013 di 120 pagine \u2013 c\u2019\u00e8 un frammento, una quindicina di fogli, intitolati\u00a0<em>Elogio letterario di Anders Breivik.<\/em><\/a><em>\u00a0<\/em>Breivik \u2013 in favore degli smemorati \u2013 \u00e8 quello che il 22 luglio del 2011, in Norvegia, ha ammazzato 77 persone. Il saggio \u00e8 stato tradotto in Italia da Liberilibri, nel 2014, ed \u00e8 stato al centro di un chiasso eclatante, perfino ovvio. Eppure, la \u2018quarta\u2019 del libro dice quasi tutto ci\u00f2 che occorre sapere, eccola: \u201cDovremmo lamentarci delle sorti del romanzo francese, pressoch\u00e9 scomparso dalla scena internazionale? Non ne sono cos\u00ec sicuro quando misuriamo il tasso di stupidit\u00e0 del cosiddetto romanzo\u00a0<em>internazionale<\/em>. Umberto Eco non ha esitato a \u2018riscrivere\u2019\u00a0<em>Il Nome della Rosa<\/em> a beneficio della cultura lobotomizzata: rimuovendo le citazioni in latino, tagliando alcune descrizioni, impoverendo il vocabolario del romanzo. Un processo di volgarizzazione in cui resta integro soltanto lo scenario, in attesa del video game. Ci\u00f2 che ci ostiniamo a chiamare ancora \u2018romanzo\u2019 \u00e8 diventato il luogo in cui la lingua e la letteratura sono disintegrati. Il Terzo Mondo culturale \u00e8 proclamato ovunque in Francia. E quando all\u2019uccisione della letteratura segue la negazione della nazione, non si \u00e8 forse privi di una cittadinanza? Cos\u00ec, il massacro perpetrato da Anders Breivik in Norvegia, lungi dal costituire il gesto di un solo uomo, di un folle, costringe i politici e gli agenti \u2018culturali\u2019 ad ammirare una societ\u00e0 che, al di l\u00e0 dello scenario \u2018multiculturale\u2019, ha preferito rinunciare a qualsiasi comunit\u00e0 di destino, alle proprie radici vive, cristiane, quindi letterarie\u201d.<\/p>\n<p>Il contesto polemico \u00e8 semplice da capire: non si giustifica Breivik, si legge il suo gesto come un \u2018segno\u2019, e si condanna l\u2019Occidente che ha reciso, con rapace facilit\u00e0 e ferocia, le proprie radici. Anche il contesto letterario \u00e8 consueto: il pamphlet aggressivo, grottesco, paradossale, che ha diversi, folgoranti esempi in Francia (da L\u00e9on Bloy a Henry de Montherlant, da C\u00e9line a Julien Gracq fino all\u2019osannato Houellebecq). Dunque, nulla di nuovo sotto il sole. Eppure, la reazione della cultura \u2018ufficiale\u2019 francese registr\u00f2 un surplus di violenza, in relazione all\u2019oggetto (un saggio polemico pubblicato per un editore indipendente, noto per dare spazio ai laterali, agli irridenti). Tra l\u2019altro, l\u2019autore del pamphlet non \u00e8 un granatiere neonazi. Richard Millet ha fatto la guerra in Libano, nel 1975, aveva poco pi\u00f9 di vent\u2019anni, ha fondato riviste (\u201cRecuil\u201d), \u00e8 uno dei romanzieri pi\u00f9 potenti di Francia, edito da Gallimard. Per Gallimard, tra l\u2019altro, \u00e8 stato \u2018lettore\u2019 e consigliere di peso: grazie a lui l\u2019editore francese ha pubblicato\u00a0<em>Le benevole<\/em>\u00a0di Jonathan Littell.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lefigaro.fr\/livres\/2013\/10\/16\/03005-20131016ARTFIG00591-richard-millet-j-envisage-de-quitter-cette-franceque-j-aime.php\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Alla fine della storia Millet se ne \u00e8 andato, da Gallimard, \u201cdimissioni forzate, volute dal comitato di lettura di Gallimard, la casa dove ora mi \u00e8 impedito soggiornare\u201d, ha detto a \u201cLe Figaro\u201d, nel 2013.<\/a>\u00a0\u201cQuello che \u00e8 successo mi ha cambiato la vita: \u00e8 stata un\u2019autentica caccia all\u2019uomo, organizzata per togliermi la libert\u00e0 di parola sullo stato della letteratura francese. Ci\u00f2 che mi ha sorpreso \u00e8 che il fatidico\u00a0<em>Elogio letterario di Anders Breivik<\/em>\u00a0non \u00e8 stato letto dai miei detrattori, neanche sfogliato. Sono stato vittima di un pugno di scrittori e di giornalisti, condannato all\u2019esilio senza neppure essere letto\u201d.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-138710\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/A43799.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p>Che \u00e8 successo? Che la cultura ufficiale, \u201cinternazionale\u201d, si \u00e8 armata.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lemonde.fr\/idees\/article\/2012\/09\/10\/le-pamphlet-de-richard-millet-deshonore-la-litterature_1758011_3232.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Ad aprire la lotta, il 10 settembre del 2012, \u00e8 stata Annie Ernaux, tramite \u201cLe Monde\u201d, che ha difeso l\u2019etica multiculturale, con gran finale: \u201cL\u2019<em>Elogio letterario di Anders Breivik<\/em>\u00a0\u00e8 un pamphlet fascista che disonora la letteratura\u201d.\u00a0<\/a>Intorno alla Ernaux, a chiedere la testa culturale di Millet, si radunarono un centinaio di scrittori; il Nobel per la letteratura Le Cl\u00e9zio ha dato man forte scagliandosi contro le \u201cgrevi elucubrazioni\u201d del testo: uscirono decine di articoli uniformemente indignati. Nel 2013 Muriel de Rengerv\u00e9 pubblica\u00a0<em>L\u2019Affaire Richard Millet\u00a0<\/em>stigmatizzando \u201cil terrorismo dei benpensanti\u201d, difendendo la sovrana libert\u00e0 letteraria: verbi nel vuoto.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lexpress.fr\/culture\/livre\/richard-millet-pourquoi-me-tuez-vous_1160088.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Il 12 settembre del 2012 \u201cL\u2019Express\u201d pubblica una lunga arringa di Millet, che fa a pezzi il mondano mondo della letteratura francese contemporanea, e in cui scrive, tra l\u2019altro:<\/a><\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote has-text-align-center\"><p>\u201cL\u2019Europa nel suo insieme, a causa dell\u2019immigrazione massiccia extraeuropea, il salafismo armato, il politicamente corretto coadiuvato dal capitalismo globale, \u00e8 a rischio di distruzione\u2026 Il multiculturalismo ideologico e la sua ala armata, il diritto, fanno sapere che lo spirito nazionale, il genio dei popoli, la storia, la cultura, il cattolicesimo, il silenzio, il ritiro, il pensiero, non sono che vizi antichi: cos\u00ec il multiculturalismo \u00e8 solo una delle forme di decomposizione culturale, spirituale e sociale dell\u2019Europa, la prima tappa di una emigrazione del \u2018genere umano\u2019 in qualcosa di indifferenziato, interscambiabile, dunque disumanizzato\u2026 Breivik, ho scritto, \u00e8 il sintomo demoniaco di ci\u00f2 che le nostre societ\u00e0 producono: solo gli imbecilli e i propagandisti possono credere ai casi \u2018isolati\u2019, all\u2019interno di quella che invece, per parafrasare Carl Schmitt, \u00e8 una guerra civile i cui fantasmi si materializzano con volti mostruosi. Non \u00e8 forse compito degli scrittori evocare questi fantasmi? Condanniamo i demoni di Dostoevskij, gli assassini di Truman Capote, i kamikaze di Jean Genet, lo psicopatico di Bret Easton Ellis, il terribile Jean-Claude Romand romanzato da Carr\u00e8re? Esistono forse criminali migliori di altri?\u2026 Senza dubbio, ho svelato il patto che lega l\u2019insignificanza culturale occidentale al multiculturalismo ideologico, fonte di tanto odio. Suggerirei la creazione di un premio Breivik: sarebbe assegnato a chi mi accusa, per la qualit\u00e0 eccezionale dell\u2019odio, l\u2019ignoranza pervicace, il desiderio di uccidere chi cerca la verit\u00e0\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>Come si sa, infine, ha vinto la Ernaux. Pubblicata senza troppo successo, dagli anni Novanta, da Rizzoli, \u00e8 diventata un \u2018caso\u2019 da quando, nel 2014, l\u2019editore L\u2019Orma ha stampato\u00a0<em>Il posto.\u00a0<\/em>Ormai, \u00e8 autrice di culto e di cassetta. Al contrario, di Millet sono pubblicati, in modo disorganizzato, soltanto alcuni saggi,\u00a0<em>L\u2019antirazzismo come terrore letterario\u00a0<\/em>(2016),\u00a0<em>L\u2019inferno del romanzo\u00a0<\/em>(2019), ad esempio.\u00a0<a href=\"http:\/\/www.gallimard.fr\/Contributeurs\/Richard-Millet\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">I grandi romanzi, pubblicati da Gallimard, sono ancora inediti.\u00a0<em>La confession n\u00e9gative\u00a0<\/em>(2009), scritto nell\u2019onda di Malaparte, Andr\u00e9 Malraux, Ernst J\u00fcnger, ha passi possenti:<\/a>\u00a0\u201cIn passato, ho dovuto uccidere uomini, donne, vecchi, forse bambini. Poi sono invecchiato. Siamo invecchiati pi\u00f9 velocemente degli altri. Abbiamo visto ci\u00f2 che nessuno sa fissare: il sole, la sofferenza, la morte. Parler\u00f2 di questo: chi mi ha fatto giurare di tacere, chi ha minacciato di ammazzarmi ora non \u00e8 pi\u00f9 di questo mondo, ormai, e da troppo tempo in Europa gli uomini non credono pi\u00f9 a niente, gli olmi si sono ammalati, sono morti\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019anno scorso Pierre-Guillaume de Roux ha pubblicato il\u00a0<em>Journal<\/em>\u00a0di Millet. Inutile dirlo. Restiamo, editorialmente, un paese da terzo mondo culturale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0 https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/societa\/de-roux-millet-breivik\/<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE &nbsp; Nella quasi assoluta indifferenza, \u00e8 morto in Francia Pierre-Guillaume de Roux, editore degli irregolari. Nel 2012 ha pubblicato un pamphlet di Richard Millet contro l\u2019ideologia del multiculturalismo, che ha spaccato la cultura ufficiale francese. 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