{"id":63270,"date":"2021-03-11T12:28:24","date_gmt":"2021-03-11T11:28:24","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63270"},"modified":"2021-03-11T12:28:24","modified_gmt":"2021-03-11T11:28:24","slug":"contro-il-metodo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63270","title":{"rendered":"Contro il metodo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di L&#8217;INTERFERENZA (Lorenzo Merlo)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-63271\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/0882f1ed359890f8d4db7b416a31ea99-213x300.jpg\" alt=\"\" width=\"213\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/0882f1ed359890f8d4db7b416a31ea99-213x300.jpg 213w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/0882f1ed359890f8d4db7b416a31ea99-728x1024.jpg 728w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/0882f1ed359890f8d4db7b416a31ea99-768x1080.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/0882f1ed359890f8d4db7b416a31ea99.jpg 999w\" sizes=\"(max-width: 213px) 100vw, 213px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Qualche riga, tutt\u2019altro che esaustiva, prevalentemente dedicata alla didattica in campo motorio, ma disponibile ad essere mutuata a tutti i contesti della vita relazionale.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Siccome capire non conta nulla e ricreare \u00e8 necessario, per procedere in questo articolo torna utile prendere il ruolo di discente o di docente e alternarli, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno di quanto sempre accade. E siccome non c\u2019\u00e8 protocollo che imponga alcunch\u00e9, ognuno lo far\u00e0 secondo se stesso. A quel punto tutto sar\u00e0 chiaro.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il totem<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il metodo \u00e8 un mito. Nella nostra cultura razionalista e meccanicista ha il valore di totem. Il metodo semplifica, risolve, aiuta. Nel metodo c\u2019\u00e8 la soluzione e c\u2019\u00e8 la selezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, il metodo uniforma docenti e discenti. Per sua natura tende ad appiattire la dentellatura degli orizzonti individuali che siamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se il metodo dimostra la sua miglior efficacia in contesto addestrativo, quando \u2013 come avviene \u2013 \u00e8 trasferito in contesto didattico-educativo-pedagogico-terapeutico-comunicazionale, tende a selezionare, a perdere qualcuno per strada, a creare i \u201cnegati\u201d, a mortificare, inibire, umiliare. Ovvero, tende a evidenziare la sua inopportunit\u00e0 in quanto realizza l\u2019opposto di un processo destinato a formare uomini compiuti, indipedenze creative, capacit\u00e0 di riconoscere se stessi, la propria natura, la propria posizione nel mondo, la via della realizzazione, soddisfazione, benessere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Uomomacchina<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se si tratta di attivit\u00e0 motorie la didattica ancora dominante \u00e8 centrata sulla tecnica, che il docente descrive, rappresenta e detiene. Compito del discente, che ritiene di non averla e di doverla acquisire, \u00e8 replicarla. \u00c8 una modalit\u00e0 che vale anche in ambito cognitivo-intellettuale. In ambo i contesti\u2013 motorio e intellettuale \u2013 si osserva uno sfondo meccanicista, che per sua ontologia tende a ripetersi senza variazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chi non sta al passo del mondo rappresentato o enunciato dal docente \u00e8 destinato ad un giudizio negativo, quindi scartato, abbandonato. L\u2019alienazione di s\u00e9 \u00e8 avviata e con essa l\u2019impossibilit\u00e0 di riconoscere il proprio ruolo nella vita, il solo elemento di equilibrio. Il discente subisce la condanna e tende ad identificarsi nell\u2019inetto, castrando cos\u00ec il suo gradiente di talento specifico. Il suo probabile riscatto dall\u2019umiliazione sar\u00e0 riproporre lo schema subito una volta nel ruolo di docente, padre, guida, tutore. La persona ridotta a meccanismo, \u00e8 privata della sua individualit\u00e0, della sua verit\u00e0, \u00e8 abilitata alla sofferenza, esorcizzata a suon di ideologie e dogmi. L\u2019infinito che siamo, non solo \u00e8 ridotto a poche idee egoiche, \u00e8 culturalmente cestinato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il meccanicismo applicato alla didattica \u00e8 stato chiamato\u00a0<em>drill,\u00a0<\/em>come trapano, metafora della ripetizione come modalit\u00e0 base d\u2019insegnamento\/apprendimento, da Jean Le Boulch (psicomotricista).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La freccia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Volendo disegnare una rappresentazione grafica della modalit\u00e0 didattica pi\u00f9 frequente, disegneremmo una freccia che, scoccata dal docente, \u00e8 diretta al discente. \u00c8 un esito scontato quando l\u2019universo del discente non \u00e8 al centro del processo didattico-comunicazionale. Quando ogni discente \u00e8 concepito come identico ai suoi colleghi. Quando la sua imitazione del modello ideale, affermato dal docente, \u00e8 valutata con un unico, assoluto, metro di giudizio per tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 un contesto educativo che tende a generare una dipendenza della parola del docente. Infatti, nel suo giudizio \u00e8 racchiuso il nostro valore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019ascolto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se tecnica o concetto sono al centro della struttura didattico-comunicazionale, se il potere didattico \u00e8 ridotto alla presunta detenzione del sapere, la persona \u00e8 necessariamente ai margini. Cos\u00ec procedendo si avanza di affermazione in affermazione da un lato e di imitazione in imitazione dall\u2019altro. Perfino il se stesso del discente non \u00e8 al centro del suo agire, un centro occupato da ci\u00f2 che gli \u00e8 stato richiesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il binomio docente\/discente si muove in un campo chiuso e autoreferenziale in cui non c\u2019\u00e8 spazio per l\u2019ascolto, quella metafisica\u00a0<em>materia<\/em>\u00a0che la cultura meccanicistica ci ha sottratto nonostante la sua idoneit\u00e0 a indicarci la strada nelle relazioni della vita. Il processo di individuazione tarda o viene a mancare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Senza sottrarsi al dominino egoico dell\u2019affermazione di s\u00e9, ovvero senza ascolto, il senso e le verit\u00e0 degli universi che abbiamo di fronte tendono a sfuggirci. La concezione generale, la situazione del momento, il gradiente di motivazione del discente non possono essere raccolti dal docente, e quindi considerati tanto per modulare opportunamente la relazione, quanto per stimolare la propria intelligenza didattica. Quando gli\u00a0<em>elementi<\/em>\u00a0portati dalla persona non vengono integrati nella relazione didattica, non divengono strumento di personalizzazione della didattica stessa. Finch\u00e9 la persona non \u00e8 posta al centro dell\u2019incontro didattico, comunicazionale, terapeutico, tutto l\u2019apporto che questa ci offre per realizzare una didattica opportuna va a perdersi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Circolarit\u00e0 della didattica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando il binomio persona\/ascolto sostituisce quello di tecnica-concetto\/affermazione, il disegno della freccia, da unidirezionale, diviene circolare. Docente e discente, che prima condividevano un rapporto gerarchico e chiuso, ora godono dell\u2019apertura sull\u2019infinito creativo che una relazione alla pari tende a generare. In questa, il discente si sente centrato su se stesso, si esprime senza timore di una valutazione negativa, senza timore quindi di senso di colpa o pena. E anche senza perdersi in un\u2019autostima fittizia, tutt\u2019altro che formativo-evolutiva, in caso di giudizio positivo da parte del docente. Sentirsi superiori \u00e8 una patologia grave che passa per normalit\u00e0, che \u00e8 camuffata da meritocrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando la relazione \u00e8 alla pari, il docente \u00e8 emancipato dalle proprie\u00a0<em>definitive<\/em>\u00a0affermazioni. Tende cos\u00ec a creare una comunicazione in forma di prova, di test, per osservarne la bont\u00e0 o meno. Sottopone cio\u00e8 se stesso al vaglio dell\u2019efficacia della sua affermazione che, se fallace, \u00e8 sfruttata per riformulare diversamente in base al\u00a0<em>ritorno<\/em>\u00a0ascoltato. Nel processo di didattico attraverso l\u2019ascolto, il docente \u00e8 consapevole della propria piena responsabilit\u00e0 nei confronti di una crescita interrotta, di un avvio mancato, di un abbandono compiuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Capire non conta nulla<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A causa del dominio razionalista, espressione del meccanicismo, riteniamo che il capire costituisca lo scopo, che attraverso il capire si realizzi l\u2019apprendimento. Riconoscendo per\u00f2 i limiti del territorio amministrativo in cui detta verit\u00e0 si compie ed \u00e8 condivisibile, possiamo osservare che capire non conta nulla in contesto didattico, che ricreare \u00e8 necessario. Capire riguarda la dimensione intellettuale, la pi\u00f9 superficiale tra quelle disponibili all\u2019uomo. Capire \u00e8 funzionale tra pari esperienze, entro un ambito che condividono, attraverso espressioni di un linguaggio comune. Una situazione in qualche modo opposta a quella didattica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al contrario dell\u2019imitazione, la ricreazione richiede un\u2019iniziativa che sgorghi dal profondo. In contesto ri-creativo siamo in ascolto di noi stessi e da soli possiamo scoprire come modificare scelte e comportamenti fino a sentirne l\u2019efficacia. \u00c8 una condizione in cui la nostra responsabilit\u00e0 sullo sviluppo degli eventi \u00e8 piena. Orientati invece all\u2019imitazione siamo in ascolto di un\u2019idea, di un\u2019intenzione di fare bene, di essere giudicati bene e, a volte, di una paura. Nell\u2019imitazione noi non siamo presenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ricreare implica alimentare un processo di indipendenza e sicurezza. Viceversa imitare senza la consapevolezza di farlo, \u00e8 un ubbidire a modelli estranei dai quali dipenderemo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Tornare in s\u00e9<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come detto, non basta capire che l\u2019ascolto permette ci\u00f2 che l\u2019affermazione impedisce. \u00c8 necessario ri-creare il percorso individuale affinch\u00e9 la modalit\u00e0 circolare venga espressa dal nostro fare. Affinch\u00e9 quella impositiva, egocentrica, autoreferenziale resti buona e limitata ai pochi contesti che le competono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Portando l\u2019attenzione sulla motivazione, sulle paure, sulle velleit\u00e0 nostre e altrui, possiamo avviare l\u2019acquisizione dell\u2019ascolto. Coltivare il percorso che arriva a denudarci delle maschere che avevamo creduto legittime e necessarie, \u00e8 premessa indispensabile per apprendere esattamente ci\u00f2 che fa al caso nostro. Si arriva a riconoscere le ragioni delle espressioni corporee nella nostra intima condizione. Si arriva a lavorare su se stessi, e a scoprire che scalare lo sapevamo gi\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Scalare lo sappiamo gi\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Abbiamo imparato a camminare da soli, forse la\u00a0<em>cosa<\/em>\u00a0pi\u00f9 difficile della vita, senza istruttori n\u00e9 maestri, basando il nostro procedere soltanto su quanto sentivamo. Pu\u00f2 non valere come dimostrazione che la conoscenza \u00e8 gi\u00e0 nelle nostre motivazioni?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli individui di un gruppo eterogeneo di persone, di fronte a una parete rocciosa di varia difficolt\u00e0 che si interpone al loro percorso, tenderanno a salire lungo percorsi a loro idonei, e, se necessario, tenderanno a impiegare il materiale eventualmente disponibile in modo creativo, il loro comportamento sar\u00e0 idoneo per produrre la miglior sicurezza. Nessuno del gruppo sceglier\u00e0 linee inadatte alle proprie disponibilit\u00e0 psicomotorie. Salvo ragioni di vanesie emulazioni, ognuno si comporter\u00e0 secondo il proprio sentire, relegando il proprio sapere a semplice strumento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La salita avr\u00e0 al centro il se stesso di ognuno in quanto, muoversi a propria misura, genera un criterio a noi idoneo, tende a generare sicurezza, tende al successo. Il se e dove proseguire, il se e quando rinunciare \u00e8 totalmente commisurato a noi stessi, totalmente sottratto ai dogmi dell\u2019importanza personale, a quelli delle ideologie, dei luoghi comuni. E, soprattutto, a quelli della nostra esperienza pregressa. Una volta purificati da superstizioni d\u2019ordine vario, fossero anche cosiddette scientifiche, emancipati dal totem del capire, possiamo seguire noi stessi, possiamo trarre il massimo dagli errori, possiamo riconoscere il destino come scelta. Possiamo percepire forze sottili, rivelatrici di un mondo energetico, che agiscono sempre in tutte le relazioni. Possiamo cio\u00e8 riconoscere le ragioni dei fenomeni e alzare la nostra capacit\u00e0 di gestirli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando la modalit\u00e0\u00a0<em>io sento<\/em>\u00a0sostituisce quella dell\u2019<em>io so<\/em>, dell\u2019<em>io devo<\/em>, dell\u2019<em>io voglio,\u00a0<\/em>si procede a propria misura, secondo motivazione del momento. L\u2019importanza personale, l\u2019orgoglio, la vanit\u00e0, l\u2019esibizionismo non sono pi\u00f9 forze che ci distraggono da noi stessi alzando cos\u00ec il rischio di inconvenienti. Attraverso l\u2019<em>io<\/em>\u00a0<em>sento<\/em>\u00a0tutti possono constatare che scalare lo sappiamo gi\u00e0. Non serve istruttore per muoversi secondo il sentire. La sicurezza non risiede pi\u00f9 negli accessori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Chi si fa male \u00e8 un fesso<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel caso della scalata e non solo, la formula\u00a0<em>chi si fa male \u00e8 un fesso<\/em>\u00a0pu\u00f2 rappresentare una didattica e un comportamento centrato sulla persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In una didattica relazionale, circolare, sebbene\u00a0<em>tutti<\/em>\u00a0arrivino assetati di sapere come fare per scalare, per ghiacciare o per sciare, \u00e8 inizialmente frequentemente necessario smontare la corazza di convinzioni prodotte della cultura del sapere e della specializzazione, che ricopre le persone come una pelle, che le riempie come un cuore di verit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Finch\u00e9 non si prende coscienza di quanto l\u2019attenzione sia su quello che si sa o che si vuole invece che su quello che si sente, sulle reali motivazioni, paure e aspettative, finch\u00e9 il docente \u00e8 concepito come la sola origine del nostro apprendimento, ci muoveremo secondo un copione che non ci rappresenta, in cui il rischio di comportarci in modo inadeguato a noi stessi e alla sicurezza tende ad alzarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Deresponsabilizzare con aiuti e sicurezze artificiose, plaudendo a falsi successi, nient\u2019altro che sconvenienti distrazioni nella maieutica dell\u2019indipendenza, \u00e8 la pratica comune, ma \u00e8 anche il contrario di una maieutica dell\u2019indipendenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per riconoscere che \u00e8 una nostra tensione che ci impedisce di arrivare a una presa sono necessarie tutte le prese di coscienza utili affinch\u00e9 il microcosmo del corpo torni a far parte di noi. Quando il miracolo si compie la tecnica, che credevamo da apprendere, \u00e8 ricreata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se sbattere contro\u00a0<em>chi si fa male \u00e8 un fesso<\/em>\u00a0\u00e8 traumatico, una volta recuperato se stessi ne implica la condivisione. Oltre a scoprire che non c\u2019era nulla da imparare, che tutto \u00e8 gi\u00e0 dentro le nostre motivazioni, che eravamo arrivati per imparare a scalare o sciare, ce ne andavamo consapevoli che quanto avevano esperito e ricreato non sarebbe servito solo sotto una falesia o per una serpentina nella polvere. Sarebbe servito a noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Bibliografia<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 Giovanni Maria Bertin, Contini Mariagrazia,\u00a0<em>Educazione alla progettualit\u00e0 esistenziale<\/em>, Roma, Armando, 2004<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 Jean Le Boulch,\u00a0<em>Verso una scienza del movimento umano<\/em>, Roma, Armando, 1975<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 Mauro Ceruti,\u00a0<em>Il vincolo e la possibilit\u00e0<\/em>, Milano, Raffaello Cortina, 2009<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 Rosalba Conserva,\u00a0<em>La stupidit\u00e0 non \u00e8 necessaria. Gregory Bateson, la natura e l\u2019educazione<\/em>, Firenze, Nuova Italia, 2009<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 Mariagrazia Contini, Maurizio Fabbri, Paola Manuzzi,\u00a0<em>Non solo di cervello. Educare alle connessioni mente-corpo-significati-contesti<\/em>, Milano, Raffaello Cortina, 2006<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 Paul Feyerabend,\u00a0<em>Discorso sul metodo<\/em>, Roma-Bari, Laterza, 2007<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 Paul Feyerabend,\u00a0<em>Contro il metodo<\/em>, Milano, Feltrinelli, 2003<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 Paul Feyerabend,\u00a0<em>Ambiguit\u00e0 e armonia<\/em>, Roma-Bari, Laterza, 1996<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 Paul Feyerabend,\u00a0<em>Addio alla ragione<\/em>, Roma, Armando, 2004<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 Heinz von Foester,\u00a0<em>Attraverso gli occhi dell\u2019altro<\/em>, Milano, Guerini e Associati, 1996<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 Aldo Gargani,\u00a0<em>Il sapere senza fondamenti<\/em>, Torino, Einaudi, 1975<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 Max Horkheimer,\u00a0<em>Eclisse della ragione<\/em>, Torino, Einaudi, 1969<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 Carl Gustav Jung,\u00a0<em>La psicologia del kundalini-yoga<\/em>, Torino, Bollati Boringhieri, 2016<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 Sergio Manghi,\u00a0<em>La conoscenza ecologica<\/em>, Milano, Raffaello Cortina, 2004<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 Marshall McLuhan,\u00a0<em>Gli strumenti del comunicare<\/em>, Milano, Garzanti, 1977<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 Humberto Maturana, Franscisco Varela,\u00a0<em>Autopoiesi e cognizione<\/em>, Venezia, Marsilio, 2012<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 Humberto Maturana, Ximena D\u00e1vila,\u00a0<em>Emozioni e linguaggio in educazione e politica<\/em>, Milano, El\u00e8uthera, 2006<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 Humberto Maturana, Francisco Varela,\u00a0<em>Macchine ed esseri viventi<\/em>, Roma, Astrolabio-Ubaldini, 1992<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 Marianella Sclavi,\u00a0<em>Arte di ascoltare e mondi possibili. Come si esce dalle cornici di cui siamo parte<\/em>, Milano, Mondadori, 2003<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 Paul Watzlawick, Janet Helmick Beavin, Don D. Jackson,\u00a0<em>Pragmatica della comunicazione umana<\/em>, Roma, Astrolabio-Ubaldini, 1971<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2013 Paul Watzlawick, John H. Weakland, Richard Fisch,\u00a0<em>Change<\/em>, Roma, Astrolabio-Ubaldini, 1974<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"http:\/\/www.linterferenza.info\/cultura\/contro-il-metodo\/\">http:\/\/www.linterferenza.info\/cultura\/contro-il-metodo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTERFERENZA (Lorenzo Merlo) Qualche riga, tutt\u2019altro che esaustiva, prevalentemente dedicata alla didattica in campo motorio, ma disponibile ad essere mutuata a tutti i contesti della vita relazionale. 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