{"id":63278,"date":"2021-03-12T10:10:02","date_gmt":"2021-03-12T09:10:02","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63278"},"modified":"2021-03-11T18:43:32","modified_gmt":"2021-03-11T17:43:32","slug":"prospettive-di-un-popolo-in-via-destinzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63278","title":{"rendered":"Prospettive di un popolo in via d\u2019estinzione"},"content":{"rendered":"<p><strong>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Pietro Falchini)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><span style=\"font-size: 14pt\"><strong>Criminalit\u00e0, gioco d\u2019azzardo, abuso di alcool e droghe, perdita di identit\u00e0. Ecco dove portano le politiche del governo statunitense nei confronti dei nativi americani, mascherate da aiuti.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"has-drop-cap\">Terminate le Guerre Indiane del XIX secolo, simbolicamente conclusesi con il massacro di Wounded Knee, si \u00e8 giunti al paradosso dell\u2019Indian Citizenship Act del 1924 con il quale\u00a0<strong>il governo statunitense ha concesso la cittadinanza a tutti i nativi, abitanti dell\u2019America Settentrionale da almeno diecimila anni<\/strong>. Nessuno per\u00f2 si \u00e8 sognato di assegnare alle trib\u00f9 un territorio sovrano, dimostrando ancora una volta quanto il modello di democrazia statunitense strida da sempre con il principio di autodeterminazione dei popoli. Il confino nelle riserve ha rappresentato soltanto un espediente per isolare un popolo radicalmente diverso e tentare un\u2019opera di conversione culturale ed economica, una volta fallita la civilizzazione forzata dei secoli precedenti. Considerato nell\u2019accezione interna, il principio di autodeterminazione presuppone la libert\u00e0 di un popolo di scegliere quale regime politico adottare.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-138979\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/507AF995-BD92-4893-AB98-2782D1235167.jpeg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p>L\u2019autodeterminazione interna \u00e8 dunque sinonimo di democrazia, della quale gli Stati Uniti non mancano di ergersi paladini ogniqualvolta se ne presenti l\u2019opportunit\u00e0.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/storia\/little-bighorn-custer-guerre-indiane\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Il problema si pone non appena si tratti di riconoscere la libert\u00e0 dei popoli di definire i propri confini<\/a>. Una libert\u00e0 che gli Stati Uniti, considerata la loro storia e la loro posizione in merito al conflitto arabo-israeliano, non si possono permettere di riconoscere. Nella prassi internazionale \u00e8 stato escluso di assegnare al principio di autodeterminazione effetti retroattivi tali da consentire di rimettere in discussione situazioni territoriali definite in seguito alle guerre mondiali poich\u00e9 si metterebbe in discussione la certezza dei confini nazionali e la stabilit\u00e0 politica degli stati. Se, da un lato, affermare il principio di integrit\u00e0 statale \u00e8 una reazione inevitabile di qualsiasi stato centrale per evitare la perdita di risorse territoriali ed economiche, purtroppo dall\u2019altro se un popolo non \u00e8 libero di autodeterminarsi definendo i propri confini, la democrazia della nazione nella quale \u00e8 costretto ne risente sensibilmente.<\/p>\n<p>In proposito le grandi democrazie ci insegnano che maggiore \u00e8 l\u2019estensione territoriale e maggiore \u00e8 la dispersione di quei principi che ne dovrebbero ispirare la forma politica. Qualora vi siano gruppi sociali cui le autorit\u00e0 nazionali neghino un effettivo diritto allo sviluppo economico, sociale e culturale dovrebbe essere garantito il\u00a0<strong>diritto alla secessione<\/strong>. A quest\u2019affermazione \u00e8 giunta la Suprema Corte Canadese nel 1998 in merito alle rivendicazioni di indipendenza del Qu\u00e9bec. In quell\u2019occasione il diritto alla secessione non fu riconosciuto perch\u00e9 gli abitanti del Qu\u00e9bec, nonostante abbiano una propria identit\u00e0 linguistica e culturale, non rappresentano un popolo oppresso. Malgrado le critiche delle opposizioni provinciali, il principio di autodeterminazione appare garantito. Potrebbe dirsi lo stesso delle riserve in cui sono collocati oggi i nativi americani? In un discorso programmatico del 1970 il presidente Nixon dichiarava che la politica indiana dell\u2019esecutivo dovesse ispirarsi al principio di \u201cautodeterminazione senza terminazione\u201d. La sovranit\u00e0 tribale, concessa alle trib\u00f9 al termine di un complesso sistema di riconoscimento federale, si riduce all\u2019indipendenza dal governo degli Stati federali in cui si trovano le riserve, non certo dal governo centrale. I nativi delle riserve, in qualit\u00e0 di cittadini statunitensi sin dall\u2019Indian Citizenship Act, sono soggetti a tutte le legge federali degli Stati Uniti ed obbligati, salvo esenzioni speciali, al pagamento delle imposte sul reddito. Il Congresso mantiene l\u2019ultima parola sulle questioni che riguardano le trib\u00f9 indiane, conservando il potere ultimo di chiudere una riserva. L\u2019autonomia dei governi tribali ne risente inevitabilmente, per quanto passi avanti siano stati fatti rispetto al periodo degli agenti per gli affari indiani, rappresentanti degli Stati Uniti sul territorio indiano. All\u2019insieme delle riserve indiane, sparse per gli Stati Uniti per una superficie complessiva di soli 227.000 km, paragonabile a quella dello stato dell\u2019Idaho, \u00e8 stata riconosciuta una sovranit\u00e0 tribale che \u00e8\u00a0<strong>ben lontana dal realizzare un livello di autogestione sufficiente a garantire i servizi essenziali<\/strong>.<\/p>\n<p>La legge sull\u2019autodeterminazione indiana del 1975 avrebbe dovuto aiutare i nativi a gestire autonomamente i finanziamenti erogati dal governo centrale per il tramite del Dipartimento per gli Affari Indiani. Cos\u00ec ancora non \u00e8 per una serie di anomalie. Il governo centrale, tramite l\u2019erogazione di circa 19 miliardi di finanziamenti per i programmi di sviluppo delle riserve e la concessione della possibilit\u00e0 di istituire casin\u00f2, tenta di ovviare ai problemi di povert\u00e0 e disoccupazione che affliggono i nativi da secoli in una sorta di risarcimento per l\u2019usurpazione delle terre ed i crimini commessi. Tuttavia, secondo quanto affermato dalla Commissione per i diritti civili degli Stati Uniti nel 2018,\u00a0<strong>il governo federale sostiene inadeguatamente il benessere fisico, sociale ed economico dei nativi americani<\/strong>. In merito all\u2019erogazione dei finanziamenti \u00e8 una stessa agenzia governativa, il Government Accountability Office (GAO), a porre all\u2019attenzione del Congresso alcune disfunzioni che ostacolano l\u2019utilizzo di questi meccanismi di sostegno da parte delle trib\u00f9. Da alcuni rapporti degli ultimi anni emerge che quest\u2019ultime, per quanto possano contrattare il contenuto dei programmi con il governo federale, non ricevono n\u00e9 finanziamenti sufficienti n\u00e9 secondo i tempi prestabiliti. Altre disfunzioni sono riscontrate nell\u2019esecuzione dei programmi, in particolare fra il Servizio Sanitario Indiano ed il sistema scolastico delle riserve si riscontrano carenze di personale e pesanti disservizi a causa di una cattiva gestione delle risorse da parte delle agenzie governative. Oltre ai finanziamenti governativi, nonostante la loro gestione tutt\u2019altro che oculata da parte delle agenzie federali, l\u2019altra fonte di sostentamento delle riserve \u00e8 rappresentata dal gioco d\u2019azzardo che garantisce un volume d\u2019affari annuo superiore ai 25 miliardi. Se da una parte i ricavi sono ingenti, le attivit\u00e0 si trascinano alcune problematiche quali\u00a0<strong>l\u2019aumento inevitabile della criminalit\u00e0 e l\u2019abuso di alcool e droghe<\/strong>. La loro gestione talvolta \u00e8 affidata a membri indipendenti dal governo tribale e questo non ne facilita il controllo.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-138992\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/George_Catlin_-_Buffalo_Bulls_Back_Fat_-_Smithsonian-scaled.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p>Alla Commissione nazionale per i giochi indiani, dipendente da agenzie federali come l\u2019FBI, spetterebbe la regolamentazione dei casin\u00f2 e l\u2019irrogazione di sanzioni onde evitare che forme di criminalit\u00e0 si infiltrino nella gestione delle attivit\u00e0 di scommesse e gioco d\u2019azzardo. Tuttavia un diverso rapporto GAO del 2015 evidenzia che la Commissione debba rivedere i meccanismi di controllo sul rispetto delle disposizioni da parte dei casin\u00f2 per evitare che la propria attivit\u00e0 d\u2019indagine risulti evanescente. Senza contare che il rischio di infiltrazioni criminali pu\u00f2 creare il terreno per restrizioni e leggi federali che limitino nuovamente la sovranit\u00e0 tribale, gi\u00e0 scarsa di per s\u00e9. La\u00a0<strong>scarsa repressione da parte dei procuratori federali<\/strong>, che, a causa della scarsa collaborazione delle autorit\u00e0 locali, spesso rinunciano a formulare capi d\u2019imputazione per crimini commessi nelle riserve, non ha fatto altro che aumentare il tasso di criminalit\u00e0. Altre problematiche derivano dalla gestione dell\u2019ingente ricavato. I buoni propositi del vincolo di destinazione dei profitti e dell\u2019esenzione dalle imposte sul reddito non hanno significato un incremento delle condizioni di vita dei nativi, salvo rare eccezioni. In base all\u2019Indian Gaming Regulation Act del 1988 il gioco d\u2019azzardo nelle riserve viene considerato attivit\u00e0 non a scopo di lucro poich\u00e9 si tratterebbe di iniziative finalizzate allo sviluppo economico delle trib\u00f9. A dispetto delle premesse le comunit\u00e0 di nativi non sempre sono state in grado di reinvestire i ricavi incrementando lo sviluppo economico e redistribuendo la ricchezza. Talvolta vengono alla luce vicende spiacevoli di appropriazioni indebite dei ricavi da parte di membri delle trib\u00f9, fra i quali i gestori dei casin\u00f2, che probabilmente rappresentano solo la punta dell\u2019iceberg.\u00a0<strong>La questione dei casin\u00f2 ha sollevato anche diversi scontri in seno alle trib\u00f9<\/strong>, fra chi \u00e8 fermamente convinto della loro importanza per avviare un processo di sviluppo risollevando la maggioranza dei nativi dalla miseria e chi \u00e8 convinto invece che le concessioni governative non siano altro che un modo per promuovere il gioco d\u2019azzardo sfruttando l\u2019espediente dello sviluppo economico delle riserve.<\/p>\n<p>Alcuni arrivano a pensare che dietro la campagna per lo sviluppo delle riserve\u00a0<strong>si celi l\u2019intento assimilazionista<\/strong>\u00a0mai sopito per cui\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/societa\/diritto-non-mentire-cancel-culture\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">le politiche attuali pi\u00f9 che un aiuto concreto rappresentano l\u2019ennesimo tentativo di sradicare i nativi dai valori originari<\/a>. Ariprova del fatto che i programmi federali e la ricchezza generata dal gioco d\u2019azzardo non abbiano migliorato le condizioni di vita dei nativi basti pensare che rimangono l\u2019etnia degli Stati Uniti con il pi\u00f9 alto tasso di disoccupazione. Secondo l\u2019ultimo censimento del 2010 soltanto il 22% dei circa 5,7 milioni di nativi risiede nelle riserve mentre la maggioranza \u00e8 costretta a cercare fortuna altrove, perlopi\u00f9 in California, Oklahoma e Arizona. L\u2019alto tasso di disoccupazione induce a ritenere che anche al di fuori delle riserve non sianosufficientemente tutelati come minoranza, spesso incapaci di adattarsi a stili di vita radicalmente diversi e per questo in uno stato preoccupante di povert\u00e0. Il processo di integrazione nella societ\u00e0 americana tramite i finanziamenti governativi (peraltro senza un piano efficace di gestione e redistribuzione degli stessi) ed i proventi del gioco d\u2019azzardo \u00e8 davvero la strada migliore per le trib\u00f9 contemporanee?\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/societa\/yanomamo-essere-umano\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Le guerre di conquista e le conseguenti contaminazioni culturali hanno reso le trib\u00f9 sempre pi\u00f9 dipendenti dai colonizzatori<\/a>. Philippe Jacquin osservava che<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u201cpi\u00f9 l\u2019indiano entra in contatto con gli europei, pi\u00f9 gli sembra che certi oggetti gli mancano, e pi\u00f9 li desidera.\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p>Porsi nell\u2019ottica di inseguire il resto del Paese nel progresso economico potrebbe acuire ulteriormente la disgregazione fra le trib\u00f9 e accelerare lo smantellamento dell\u2019originario sistema di valori e tradizioni, basato sul rispetto dell\u2019ecosistema e permeato da una profonda spiritualit\u00e0. Gli Stati Uniti rappresentano oggi la fase pi\u00f9 avanzata della civilt\u00e0 occidentale, uno degli esempi pi\u00f9 fulgidi del progresso materiale come scopo sociale primario.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/storia\/i-fiori-rossi-di-wounded-knee\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Sin dal primo contatto con gli europei, i popoli indigeni del Nordamerica hanno dovuto negoziare le loro identit\u00e0 con occidentali diffidenti e refrattari<\/a>\u00a0dall\u2019alto di una pretesa superiorit\u00e0 culturale. Ciascuna trib\u00f9, soprattutto nell\u2019ultimo secolo, ha visto erodersi gran parte del proprio contesto in cambio di concessioni e sussidi. Ciononostante decine di gruppi si considerano nazioni indipendenti ed entit\u00e0 sovrane. I programmi federali e le concessioni sui casin\u00f2, da cui le trib\u00f9 sono sempre pi\u00f9 dipendenti, rappresentano un sostegno reale all\u2019autonomia delle comunit\u00e0 indigene o contribuiranno alla totale assimilazione del loro popolo?<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-138993\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Tableau_31_Indians_hunting_the_bison_by_Karl_Bodmer.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p>Giovanni Paolo II, in un discorso del 1995 alle Nazioni Unite in difesa del principio di autodeterminazione dei popoli, affermava:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u201c\u00e8 proprio la sua stessa cultura che permette ad una nazione di sopravvivere alla perdita della propria indipendenza politica ed economica\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>La resistenza culturale dei nativi di fronte all\u2019educazione alla civilt\u00e0 \u00e8 la vera sfida. La situazione attuale ci invita a credere che\u00a0<strong>difficilmente il gioco d\u2019azzardo possa contribuire a proteggere un\u2019identit\u00e0 logorata dal contatto con la civilt\u00e0 occidentale.<\/strong>\u00a0Se \u00e8 vero che la cultura non si pu\u00f2 soppiantare con la forza militare e con le leggi, la si pu\u00f2 indebolire seducendo un popolo a non poter fare a meno di quei valori che si intendono promuovere. La speranza \u00e8 che l\u2019eredit\u00e0 dei nativi non si riduca ad un insieme di tradizioni esteriori alla stregua di meri ornamenti museali, o, peggio ancora, divenga oggetto di strumentalizzazione da parte di chi si batte contro l\u2019imperialismo americano. La possibilit\u00e0 alquanto remota che gli Stati Uniti rinuncino alla loro pretesa superiorit\u00e0 intellettuale ed abbandonino i pregiudizi nei confronti dei nativi appare allo stato attuale pura e semplice utopia. Se le differenze ideologiche sono inconciliabili, non resta che concedere alle trib\u00f9 un\u2019indipendenza politica effettiva. Non prima per\u00f2 di aver messo in atto misure di sostegno che li rendano in grado di autogestirsi davvero, senza che le pretese di assimilazione abbiano la meglio sulle istanze di popoli alla ricerca di un\u2019identit\u00e0 in via d\u2019estinzione. Per realizzare quell\u2019idea di civilt\u00e0 promossa da Gu\u00e9non, per cui:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u201cUna civilt\u00e0 normale, nel senso che noi intendiamo, potr\u00e0 sempre svilupparsi senza essere un pericolo per le altre civilt\u00e0; possedendo la coscienza dell\u2019esatta posizione che deve occupare nell\u2019insieme dell\u2019umanit\u00e0 terrestre, essa sapr\u00e0 attenervisi e non creer\u00e0 pi\u00f9 antagonismo, non avendo nessuna pretesa di egemonia e astenendosi da qualsiasi proselitismo.\u201d.<\/p><\/blockquote>\n<p>Altrimenti presto ci si chieder\u00e0 se un recupero dell\u2019autenticit\u00e0 culturale dei nativi sia ancora possibile\u00a0<strong>o se certi stili di vita siano irrimediabilmente andati perduti<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0 https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/esteri\/prospettive-di-un-popolo-in-via-destinzione\/<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Pietro Falchini) &nbsp; Criminalit\u00e0, gioco d\u2019azzardo, abuso di alcool e droghe, perdita di identit\u00e0. Ecco dove portano le politiche del governo statunitense nei confronti dei nativi americani, mascherate da aiuti. &nbsp; Terminate le Guerre Indiane del XIX secolo, simbolicamente conclusesi con il massacro di Wounded Knee, si \u00e8 giunti al paradosso dell\u2019Indian Citizenship Act del 1924 con il quale\u00a0il governo statunitense ha concesso la cittadinanza a tutti i nativi, abitanti dell\u2019America Settentrionale&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":101,"featured_media":37788,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/intellettuale-dissidente-e1474974730908-320x320-1.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-gsC","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63278"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/101"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=63278"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63278\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63282,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63278\/revisions\/63282"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/37788"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=63278"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=63278"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=63278"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}