{"id":63322,"date":"2021-03-15T09:30:36","date_gmt":"2021-03-15T08:30:36","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63322"},"modified":"2021-03-14T20:30:10","modified_gmt":"2021-03-14T19:30:10","slug":"libia-nuovo-governo-solite-incertezze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63322","title":{"rendered":"Libia, nuovo governo solite incertezze"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di BABILON (Luciano Tirinnanzi)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-63323\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/6629028763_8ccda6b390_k-uai-1365x1365-1-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/6629028763_8ccda6b390_k-uai-1365x1365-1-300x300.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/6629028763_8ccda6b390_k-uai-1365x1365-1-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/6629028763_8ccda6b390_k-uai-1365x1365-1-150x150.jpg 150w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/6629028763_8ccda6b390_k-uai-1365x1365-1-768x768.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/6629028763_8ccda6b390_k-uai-1365x1365-1-80x80.jpg 80w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/6629028763_8ccda6b390_k-uai-1365x1365-1-320x320.jpg 320w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/6629028763_8ccda6b390_k-uai-1365x1365-1.jpg 1365w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00abNon ci saranno pi\u00f9 guerre in Libia, n\u00e9 divisioni\u00bb. \u00c8 con questa ardita promessa che Abdul Hamid Dbeibah ha salutato la fiducia accordatagli dal parlamento libico per la formazione di un governo di unit\u00e0 nazionale. Accade a Sirte, citt\u00e0 simbolo della resistenza allo Stato Islamico, nonch\u00e9 terra natale e ultimo riparo del colonnello Gheddafi durante la guerra civile. Qui, nel bacino pi\u00f9 ricco di idrocarburi del Nordafrica, a met\u00e0 degli anni dieci del nuovo millennio sono morti prima il leader libico e poi la speranza degli jihadisti di instaurare un Califfato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E proprio qui Dbeibah ha simbolicamente tenuto il suo primo discorso davanti ai deputati libici, che gli hanno concesso una larga fiducia, con 121 voti favorevoli su 132 parlamentari presenti. \u00abGrazie all\u2019unit\u00e0 porteremo la Libia in salvo\u00bb ha scandito il premier incaricato, aggiungendo che \u00abi confini immaginari che sono stati innalzati tra i libici nell\u2019ultimo periodo devono essere rimossi\u00bb. Il riferimento \u00e8 ovviamente alla divisione tra la Tripolitania guidata da Al Serraj e la Cirenaica controllata dal Generale Haftar, che proprio a Sirte trovano un punto di equilibrio ed equidistanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo molte tribolazioni, dunque, e grazie all\u2019aiuto prezioso delle Nazioni Unite, Dbeibah \u00e8 riuscito nell\u2019impossibile: far incontrare un parlamento litigioso e che non si riuniva da anni. Ecco perch\u00e9 lo hanno definito \u00abun giorno storico\u00bb. L\u2019ennesimo, in verit\u00e0, per la Libia. Gi\u00e0, perch\u00e9 adesso comincia il difficile: riannodare i fili diplomatici tra le trib\u00f9; disarmare gli irriducibili; laicizzare cuore e menti; ricucire le divisioni che solo pochi mesi facevano piovere bombe sulle citt\u00e0 costiere; e, non ultimo, allontanare il cinismo dei Paesi stranieri come Turchia e Russia, che qui speravano (e sperano ancora) di contare come e pi\u00f9 di prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Camera dei rappresentanti riunita a Sirte ha fatto il primo passo e stabilito la road map: \u00e8 stata approvata la lista dei 26 ministri proposti dallo stesso Abdul Hamid Dbeibah, che da oggi avranno il loro bel daffare per portare il paese a elezioni generali il prossimo 24 dicembre. Tra loro, spiccano due donne in altrettanti dicasteri chiave: agli Affari esteri e alla Giustizia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una scelta laica, positiva e molto audace per l\u2019intera Africa, che \u00e8 stata pensata guardando al modello Tunisia, dove la pur fragile democrazia parlamentare seguita alla caduta del dittatore Ben Ali, ha attecchito tutto sommato bene. Nel complesso lavoro di ricostruzione delle istituzioni tunisine, infatti, le donne hanno avuto e continuano ad avere un ruolo determinante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La prima tappa ravvicinata del nuovo corso politico libico \u00e8 ora il giuramento ufficiale del governo, previsto in quel di Bengasi il 15 marzo prossimo. Non ci dovrebbero essere sorprese: l\u2019attuale premier Serraj ha accordato \u00abpiena disponibilit\u00e0 al passaggio di poteri\u00bb, prospettando una transizione pacifica. Ma c\u2019\u00e8 tuttavia da segnalare un silenzio imbarazzato dalle parti del generale Haftar. Del resto, c\u2019\u00e8 da capirlo: dopo aver mancato l\u2019obiettivo di conquistare manu militari la capitale Tripoli, il suo peso si \u00e8 ridotto drasticamente e le sue leve per influenzare i destini della Libia sono armi spuntate. Molti lo interpretano come un silenzio assenso, ma l\u2019esperienza insegna che \u00e8 meglio non fidarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ecco perch\u00e9 restano grandi incognite sui destini libici e le prospettive di una reale stabilit\u00e0 sono invero tutte da verificare. Il percorso da qui al Natale dei cristiani \u00e8 infatti piuttosto arduo. Bisogner\u00e0, ad esempio, modificare la costituzione, che oggi prevede la riduzione da nove a tre dei componenti del Consiglio presidenziale; si dovranno approvare nuove norme per disporre di una legge elettorale sostenibile (su questo, non chiedano aiuto all\u2019Italia!).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ancora, si dovr\u00e0 nominare un nuovo organo di controllo, o comunque si dovranno rivedere le meccaniche che sovrintendono alla gestione della Noc, la National Oil Corporation che tiene in mano i destini economici del Paese, cos\u00ec come il board della Banca centrale (riportare ogni funzione a Tripoli escludendo del tutto Bengasi potrebbe rivelarsi molto pericoloso).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le Nazioni Unite sono fiduciose, soprattutto a seguito del cessate il fuoco siglato lo scorso ottobre, che bene o male ha tenuto. Ma le divisioni che hanno caratterizzato gli ultimi anni la scena politica libica ci sono ancora. Soprattutto perch\u00e9 sono espressione di potenze straniere: da una parte il Gna, il governo di Tripoli riconosciuto dall\u2019Onu e appoggiato da Ankara; dall\u2019altra l\u2019amministrazione dell\u2019Est, con le truppe fedeli a Khalifa Haftar che sono appoggiate da Egitto, Russia ed Emirati Arabi Uniti e sostenute sul campo da mercenari al soldo di Mosca (attraverso la famigerata compagnia militare privata Wagner).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da ultimo, ci saranno da riconsegnare arsenali interi e smantellare le ultime cellule jihadiste prima di poter affermare che le elezioni si possono tenere in sicurezza. Cos\u00ec come si dovr\u00e0 ricostituire al pi\u00f9 presto un esercito che risponda a un unico organo nazionale, che dia la certezza di erogare stipendi e che impedisca ai suoi vertici con le mostrine di intraprendere azioni unilaterali nel deserto, come quelle che hanno reso famoso il generale Haftar. Quanto all\u2019indipendenza da appetiti stranieri e alla ricostruzione delle basi per la ripresa economica, questo \u00e8 lungi dal poter essere commentato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">All\u2019ombra di tutto ci\u00f2 resta incerto il destino delle molte milizie che si alimentano tuttora di traffici illegali di ogni tipo, dalla droga agli esseri umani. Le migliaia di migranti che continuano a giungere in Libia da diversi Paesi africani \u2013 e che seguitano a pagare profumatamente i trafficanti allo scopo di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l\u2019Europa \u2013 restano una realt\u00e0 che n\u00e9 le Nazioni Unite n\u00e9 un giovane governo libico potranno frenare in alcun modo. Per non dire dell\u2019incertezza socio-economica dei cittadini libici dovuta alla mancanza di lavoro, alle precarie condizioni d\u2019igiene (ai tempi del Covid, e con ospedali e aeroporti bombardati) e alla disponibilit\u00e0 di alternative, se non appunto la delinquenza in ogni sua forma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dunque, non resta che augurare buon lavoro al premier incaricato Abdul Hamid Dbeibah e alle Nazioni Unite che sovraintendono ai lavori. Sperando che questa non sia l\u2019ennesima farsa che ha precipitato la Libia nel novero degli Stati falliti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u201cLibya Celebrates \u2018Tripolitanian Republic\u2019 Declared against Colonial Rule\u201d by United Nations Photo is licensed under CC BY-NC-ND 2.0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Pubblicato su Panorama<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.babilonmagazine.it\/libia-nuovo-governo-solite-incertezze\/\">https:\/\/www.babilonmagazine.it\/libia-nuovo-governo-solite-incertezze\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di BABILON (Luciano Tirinnanzi) \u00abNon ci saranno pi\u00f9 guerre in Libia, n\u00e9 divisioni\u00bb. \u00c8 con questa ardita promessa che Abdul Hamid Dbeibah ha salutato la fiducia accordatagli dal parlamento libico per la formazione di un governo di unit\u00e0 nazionale. 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