{"id":63512,"date":"2021-03-22T02:31:42","date_gmt":"2021-03-22T01:31:42","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63512"},"modified":"2021-03-22T07:10:01","modified_gmt":"2021-03-22T06:10:01","slug":"riflessioni-per-un-neosocialismo-parte-i","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63512","title":{"rendered":"Riflessioni per un neosocialismo (parte I)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di MARCO DI CROCE (FSI-Riconquistare l&#8217;Italia Roma)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cNoi siamo tutti neosocialisti. Contro l\u2019autocrazia, per la democrazia, contro l\u2019elitismo, per il ritorno all\u2019egemonia dei partiti popolari.\u201d Con queste parole il presidente Stefano D\u2019Andrea si \u00e8 rivolto alla piazza di San Giovanni a Roma lo scorso ottobre. Cosa significa essere neosocialisti? Per rispondere bisogna capire cosa significhi essere socialisti, il che presenta qualche problema. Sia perch\u00e9 le origini di un fenomeno non lo contengono in loro stesse come cause di effetti, cos\u00ec da poterne essere una specie di definizione, sia perch\u00e9 il socialismo \u00e8 stato un fenomeno politico e intellettuale duraturo e internazionale, che ha avuto dentro s\u00e9 correnti anche molto eterogenee. Il socialismo \u00e8 una di quelle cose che conosciamo con il nome di ideologia. Qualche osservazione sull\u2019origine di questo termine non \u00e8 inutile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>1. Alla sua origine il termine &#8220;ideologia&#8221; \u00e8 legato a una gnoseologia sensista elaborata in Francia sotto l\u2019influenza dell\u2019empirismo inglese (Locke)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sappiamo che il termine \u201cideologia\u201d assume un primo significato nel contesto dell&#8217;illuminismo francese, il quale \u00e8 per la gran parte un lungo commento alla gnoseologia di Locke (ed \u00e8 forse il caso di notare gi\u00e0 ora che l\u2019empirismo inglese fu essenzialmente una reazione al dubbio cartesiano circa l\u2019effettivit\u00e0 del corporeo e la possibilit\u00e0 di isolare il pensiero come qualcosa di diverso dal corporeo). Lo possiamo individuare negli <em>\u00c9l\u00e9mens d&#8217;id\u00e9ologie<\/em> e nella <em>M\u00e9moire sur la facult\u00e9 de penser, De la m\u00e9taphysique de Kant et autres textes<\/em> di Antoine-Louis-Claude Destutt de Tracy nella fine del Settecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">De Tracy subisce in particolare l\u2019influenza di \u00c9tienne Bonnot, abate di Condillac, amico di Diderot e Rousseau, formatosi in un collegio gesuita. Nell\u2019<em>Essai sur l&#8217;origine <\/em><em>des connaissances humaines<\/em> l\u2019abate di Condillac seguiva e rinforzava la critica lockiana alle idee innate e al concetto di sostanza, individuando il fondamento di ogni conoscenza nella sensazione. Anche le idee pi\u00f9 complesse sono il frutto della riflessione, e dunque della modifica, del dato della sensazione. Altre considerazioni sarebbero irrilevanti, quel che conta \u00e8 notare il sensismo di Condillac, ribadito nel <em>Trait\u00e9 des sensations<\/em>. Quando de Tracy parla di ideologia non parla di insieme di idee politiche ma di conoscenza dell\u2019idea, la cui origine \u00e8 da rintracciare nel senso (\u00e8 anche il caso di ricordare che nel mezzo del Settecento Hume passa qualche anno in Francia, prima negli anni Trenta e poi come ambasciatore negli anni Sessanta).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>2. C\u2019\u00e8 un forte legame tra il concetto di ideologia e quello di liberalismo. Il liberalismo ha la sua origine nell\u2019esperienza storica che ha dato luogo al primo concetto di ideologia.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri momenti della storia del termine &#8220;ideologia&#8221; ci interessano meno, a parte forse un punto. Abbiamo detto che l\u2019illuminismo francese \u00e8 strettamente legato a Locke. L\u2019antirazionalismo (non irrazionalismo) francese e la sua prossimit\u00e0 all\u2019empirismo inglese ne evidenziano anche sul piano del pensiero quello che \u00e8 evidente sul piano politico: il carattere negativo. La negazione dei \u201cdiritti feudali\u201d, che di feudale avevano ben poco (ma lo si sapeva ai tempi) e la negazione del pensiero al di fuori della sensazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli <em>id\u00e9ologues<\/em> di cui parlava malamente Napoleone erano soprattutto intellettuali accomunati dal rifiuto del dispotismo, dell\u2019oppressione caratteristica dell\u2019antico regime, pronti a criticare il nuovo regime qualora desse prova di dispotismo.\u00a0 Il grande dispositivo giuridico che questa esperienza storica port\u00f2 alla ribalta fu quello della costituzione in chiave anti-dispotica, contro l\u2019esercizio arbitrario del potere da parte del monarca. Ricordiamo che \u00e8 con la costituzione spagnola nel 1812 che \u201cnasce\u201d il termine liberale. Gli ideologi dell\u2019illuminismo francese dunque furono, se non gi\u00e0 i primi liberali, la loro origine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>3. Anche il socialismo ha la sua origine nell\u2019esperienza storica che ha dato luogo al primo concetto di ideologia.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che ne \u00e8 del socialismo invece? Il socialismo ha un entroterra, nella prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento, che solitamente conosciamo con gli occhi del Marx del <em>Manifesto<\/em> sotto denominazioni come socialismo reazionario, conservatore, utopistico. Siamo abituati, non senza qualche ragione storica, a identificare con il marxismo il socialismo vero e proprio. Senza dubbio Marx e Engels egemonizzarono, nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento, quella massa di uomini che andava definendosi socialista, ma nel frattempo era passato mezzo secolo. Va ricordato che il socialismo, ha i suoi primi pensatori gi\u00e0 nel primo Ottocento, che ha anch&#8217;esso la sua origine, non causa, nell\u2019esperienza storica che diede vita al termine ideologia, la stessa fonte del liberalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>4. Fu il liberalismo a ereditare i principi filosofici dell\u2019illuminismo francese i quali contenevano una contraddizione irrisolta tra teoria e prassi<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu per\u00f2 il liberalismo a ereditare i principi filosofici dell\u2019illuminismo francese, principi che in Inghilterra Hume aveva portato a una conclusione peculiare, nata per rimanere confinata nell\u2019ambito della speculazione filosofica, non per guidare la pratica, la quale invece doveva orientarsi attorno al sentimento morale (non egoistico) e all\u2019utilit\u00e0 (di tutti, non del singolo a scapito degli altri). La conclusione teoretica era: non c\u2019\u00e8 conoscenza ma credenza, non certezze ma <em>beliefs<\/em>. \u00c8 importante notare come Hume assumesse una prospettiva dalla quale quel che veniva messo in discussione non era il principio universale di causa ed effetto, o che \u201cfuori\u201d ci fossero cause ed effetti, fenomeni naturali determinati, l\u2019ordine della natura insomma, ma che noi potessimo conoscere tutte queste cose, che avessimo accesso legittimo a queste nozioni e a queste conoscenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019argomentazione di Hume circa il principio di causalit\u00e0 non riguarda la natura e il suo ordine ma il nostro concetto e la nostra conoscenza della natura e di questo ordine. L\u2019idea di Hume \u00e8 che il concetto di una connessione necessaria tra due eventi naturali (causazione) sia una costruzione a qualche titolo illegittima, una specie di finzione che ha in realt\u00e0 il suo fondamento nell\u2019abitudine e nella ripetizione di esperienza contingente somigliante fino alla nascita di una aspettativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La manovra pratica era: non c\u2019\u00e8 principio morale razionale, ma c\u2019\u00e8 un sentimento morale che ci fa disprezzare in noi e negli altri ci\u00f2 che \u00e8 deleterio per la comunit\u00e0 in cui viviamo, e apprezzare e lodare ci\u00f2 che \u00e8 benevolo per essa. Di qui derivava anche un relativismo morale che non va confuso con lo scetticismo e che consisteva nella possibilit\u00e0 per diverse comunit\u00e0 di organizzarsi in modo diverso e perci\u00f2 di essere esposte a rischi diversi e di trarre beneficio da pratiche diverse, risultando dunque in societ\u00e0 in cui le azioni che cadono sotto i termini \u201cbuone\u201d e \u201ccattive\u201d non sono sempre le stesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa posizione aveva dentro di s\u00e9 una contraddizione tra teoria o processo conoscitivo da una parte e pratica dall\u2019altra, e trov\u00f2, con qualche ovvio cambiamento, una discreta fortuna nell\u2019Ottocento. Dimostrarlo richiederebbe un lavoro lungo e fingere di dimostrarlo sarebbe indegno, ma possiamo ricordare una questione chiave circa il positivismo, ovvero quella teoria della conoscenza che fu cara al liberalismo ottocentesco. Lo schema migliore della teoria della conoscenza del positivismo \u00e8 stato dato, forse, da Carl Gustav Hempel e Paul Oppenheim negli anni &#8217;40 del Novecento, quando il positivismo aveva trovato un secondo momento di fortuna, dopo che, nel primo dopoguerra, la fenomenologia e il neokantismo avevano egemonizzato il dibattito intellettuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel loro articolo del &#8217;48, <em>Studies in the <\/em><em>Logic of explanation<\/em>, Hempel e Oppenheim hanno formalizzato quello che oggi \u00e8 noto come il modello nomologico-deduttivo. Secondo questi autori, la spiegazione scientifica ha la forma di un argomento deduttivamente valido in cui un primo insieme di premesse espone una serie di fatti o stati di cose, un secondo insieme di premesse espone leggi generali e da questi due insiemi di premesse deriva deduttivamente come conclusione l\u2019evento o stato di cose da spiegare. Con questa prospettiva di spiegazione scientifica \u00e8 abbastanza chiaro che il problema stia nel determinare la verit\u00e0 del secondo insieme di premesse, quello delle leggi naturali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La soluzione al problema della verit\u00e0 delle leggi \u00e8 duplice: verit\u00e0 per convenzione e verit\u00e0 per ipotesi, dove la seconda \u00e8 tanto pi\u00f9 probabile quanti pi\u00f9 sono i casi che riesce a spiegare. Il problema humiano della conoscibilit\u00e0 delle cose, ovvero della conoscenza delle leggi naturali (della loro forma determinata e della loro esistenza), rimane. La conoscenza della natura \u00e8 ottenuta per induzione, come \u00e8 inevitabile, ma per farla (l\u2019induzione) e per perseguire il fine della conoscenza della natura, o meglio della produzione di credenze affidabili su di essa, rimane costante la necessit\u00e0 di affidarsi al presupposto indimostrato di un ordine legale completo della natura, cio\u00e8 al principio della legalit\u00e0 di quella sostanza inesperibile che si pone a fondamento della nostra esperienza della natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo principio \u00e8 da una parte convenzione, nel senso che \u00e8 accettato senza altra ragione all\u2019infuori del suo ruolo costitutivo rispetto all\u2019impresa della conoscenza della natura (se non si presupponesse l\u2019ordine naturale a fondamento delle nostre impressioni sensibili, non ci sarebbe indagine da svolgere). D\u2019altra parte, \u00e8 una specie di ipotesi non falsificabile che diventa pi\u00f9 probabile via via che l\u2019ordine della natura diventa noto. E per\u00f2 questa filosofia ha un che di sorprendente, cio\u00e8 che, cos\u00ec inteso, il principio su cui si basa ogni conoscenza di ci\u00f2 che \u00e8 reale \u00e8 un principio a cui non si pu\u00f2 aderire completamente, non per i motivi sopra esposti, ma perch\u00e9 se gli si prestasse fede e lo si prendesse per buono all\u2019infuori dell\u2019impresa scientifica, ogni prospettiva pratica rimarrebbe annullata sotto il peso di un ordine naturale che comporta l\u2019illusoriet\u00e0 della libert\u00e0 (si pensi all\u2019idea delle leggi della sociologia di Comte).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora peggio in realt\u00e0, Georg Henrik von Wright ha dimostrato in modo convincente in <em>Explanation and Understanding<\/em> (1971), che persino la ricerca scientifica (cio\u00e8 la scienza nella sua parte sperimentale, non in quella puramente teorica) diventa in realt\u00e0 impossibile sotto queste premesse, perch\u00e9 la scienza naturale ha bisogno di leggi, le leggi hanno bisogno di esperimenti per essere formulate e testate, e gli esperimenti sono azioni. Von Wright ha mostrato con successo che se non si presuppone la libert\u00e0 dello sperimentatore, il concetto di esperimento e la sua capacit\u00e0 dimostrativa decadono. Diversi autori hanno preferito diverse soluzioni, date queste premesse, rispetto al problema del rapporto contraddittorio tra il principio richiesto per la teoria e la possibilit\u00e0 della prassi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A noi interessa rilevare che il problema c\u2019\u00e8 e che queste soluzioni non possono ottenere nulla fintanto che la prospettiva rimane questa: o si separano teoria e prassi o si annulla la prassi in una teoria deterministica del tutto o si annulla la teoria nella prassi in una concezione irrazionalistica della conoscenza.<\/p>\n<p><em>[continua]<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARCO DI CROCE (FSI-Riconquistare l&#8217;Italia Roma) \u201cNoi siamo tutti neosocialisti. 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