{"id":63583,"date":"2021-03-24T00:41:59","date_gmt":"2021-03-23T23:41:59","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63583"},"modified":"2021-03-24T08:11:15","modified_gmt":"2021-03-24T07:11:15","slug":"riflessioni-per-un-neosocialismo-parte-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63583","title":{"rendered":"Riflessioni per un neosocialismo (parte II)"},"content":{"rendered":"<p>di MARCO DI CROCE (FSI-Riconquistare l&#8217;Italia Roma)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>5. Tanto il liberalismo quanto il socialismo ebbero alle loro spalle filosofie reazionarie nei confronti della filosofia moderna<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto chiediamo quali siano i principi filosofici che il socialismo adott\u00f2, ammesso che non abbia ereditato o non abbia voluto ereditare quelli dell\u2019illuminismo francese. \u00c8 infatti il non aver ereditato i principi dell\u2019empirismo inglese ad aver permesso una riflessione critica nei confronti del liberalismo. In ambito marxista potremmo dire che il problema di cui stiamo parlando, quello della filosofia del socialismo, o del marxismo (il perch\u00e9 \u00e8 subito spiegato), si pose solo relativamente tardi, dopo la morte di Marx, con scritti di Engels come l\u2019<em>Anti-D\u00fchring<\/em> e la <em>Dialettica della natura<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla morte di Engels il marxismo si avviava alla divisione nelle due linee del revisionismo di Bernstein, il quale avrebbe fatto da battistrada al neokantismo di Marburgo (che con Kant non aveva molto in comune, ma che tuttavia port\u00f2 non a caso per la prima volta all\u2019ipotesi del socialismo nella democrazia parlamentare, senza dittatura del proletariato), e dell\u2019ortodossia di Kautsky (hegelismo rovesciato). Il marxismo rimase nel solco di Engels anche in Russia con Lenin e Bucharin, seppure, come \u00e8 ovvio, con delle discontinuit\u00e0. In questa storia la vicenda italiana costituisce una eccezione, per via delle riflessioni originali di Antonio Labriola, sulla scorta della riforma della dialettica hegeliana di Bertrando Spaventa e delle <em>Tesi su Feuerbach<\/em> di Marx, e poi dell\u2019allievo di Labriola, Benedetto Croce, e di Giovanni Gentile e infine di Rodolfo Mondolfo e di Antonio Gramsci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da Labriola fino a Gramsci l\u2019idea centrale rimase la necessit\u00e0 di una filosofia che non fosse deterministica, cio\u00e8, potremmo dire, che non facesse sparire la prassi nella teoria (come, possiamo dire ora, poteva accadere per il positivismo). Nella ricerca di questa filosofia Croce e Gentile ritennero di dover abbandonare il marxismo, questo \u00e8 importante ricordarlo. Ma questa soluzione veniva cercata partendo dalla convinzione che premesse hegeliane potessero portare al raggiungimento di questo scopo. Dove il positivismo rimaneva incastrato, cio\u00e8 nella distinzione tra soggetto e oggetto (soggetto e natura), l\u2019hegelismo aveva sostenuto l\u2019unit\u00e0 tra soggetto e oggetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dove il positivismo rimaneva incastrato, cio\u00e8 nelle riflessioni sul metodo per la conoscenza dell\u2019oggetto, Hegel aveva sostenuto l\u2019unit\u00e0 del metodo e dell\u2019oggetto. Il marxismo, e dunque il socialismo a partire dalla seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento, orfano dei principi filosofici dell\u2019illuminismo francese, li trasse prevalentemente da quella che fu la reazione tedesca alla filosofia di Kant, l\u2019idealismo tedesco, in particolare nella persona di Hegel.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se, dunque, il liberalismo ebbe la sua filosofia essenzialmente sotto il segno dell\u2019empirismo inglese, il socialismo non la trov\u00f2 in quel Kant che ad esso aveva risposto con efficacia nella <em>Critica della ragione pura<\/em>, ma in coloro che proprio contro di lui, seppure proclamandosi continuatori e perfezionatori della sua filosofia, avevano reagito. Che questa operazione, nonostante i proclami dell\u2019idealismo tedesco, fosse contro la filosofia di Kant e non il suo compimento, ce lo dice lui stesso nel 1796, in quello scritto il cui titolo si traduce solitamente con <em>D&#8217;un tono da signori assunto di recente in filosofia<\/em> e che era rivolto contro Fichte, un tal dei tali che sosteneva di compiere il sistema di cui lo stesso Kant era autore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Kant ne denunci\u00f2 l\u2019irrazionalismo e la gnoseologia privata, sottratta al vaglio della discussione pubblica: la conoscenza non era universalmente comunicabile secondo Fichte, non si otteneva con argomenti razionali ma con l\u2019intuizione dell\u2019intelletto, una facolt\u00e0 che secondo Fichte avremmo. Questo ha di paradossale questa vicenda, che liberalismo e socialismo ebbero entrambi dietro di loro, nella misura in cui un\u2019ideologia politica ha una filosofia dietro di s\u00e9, filosofie che avevano il loro elemento costitutivo nella reazione alla filosofia moderna (contro Cartesio nel caso dell\u2019empirismo inglese e contro Kant nel caso dell\u2019idealismo tedesco).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il socialismo la trov\u00f2 in quella perch\u00e9 orfano di una filosofia a fondamento della propria prassi e perch\u00e9 si struttur\u00f2 pi\u00f9 lentamente, giungendo a maturazione solo pi\u00f9 tardi, quando ormai il filo della tradizione moderna, che si era interrotto bruscamente dopo Kant, era diventato difficilmente recuperabile, dato che gli idealisti tedeschi si erano spacciati per suoi successori e continuatori, rendendo egemonica un\u2019interpretazione dell\u2019opera kantiana assai fuorviante. Si tratt\u00f2 di un\u2019operazione che condann\u00f2 gli studi kantiani a difficolt\u00e0 esegetiche per i successivi due secoli e che ci sono ancora oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>6. Il socialismo di matrice hegeliana contiene, al pari del positivismo, una contraddizione tra teoria e prassi, schivata nell\u2019annullamento della prassi nella teoria<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiunque abbia letto Hegel sa che questi consider\u00f2 Kant come un empirista, accostandolo a Hume. Allo stesso tempo, di autori moderni come Spinoza Hegel trova corretti i tratti pi\u00f9 propriamente medievali, ne loda le caratteristiche medievali e ne ignora gli elementi di novit\u00e0. Lo dice Hegel stesso nel \u00a728 dell\u2019<em>Enciclopedia<\/em>, che \u00abla vecchia metafisica aveva un concetto pi\u00f9 alto del pensiero che non quello ch&#8217;\u00e8 venuto di moda ai tempi nostri. Metteva cio\u00e8 per base che quello che per mezzo del pensiero si conoscesse delle cose e nelle cose, fosse il solo veramente vero\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La critica di Hegel \u00e8 molto lontana da quella dell\u2019empirismo inglese, ma l\u2019obiettivo polemico \u00e8 in realt\u00e0 lo stesso. Contro Cartesio, che voleva pensare il pensiero da solo, escludendo l\u2019esteso, il corporeo, la figura (quello che in Kant si chiama <em>intuizione<\/em>), l\u2019empirismo aveva sostenuto che ogni pensiero fosse pensiero di cose sensibili e che fosse dunque inseparabile il pensiero dalla sensazione. Contro Kant, Hegel sostiene che la concezione del pensiero come di qualcosa da cui rimane fuori il mondo e che da solo non basta a conoscerlo \u00e8 una concezione pi\u00f9 bassa del pensiero rispetto alla vecchia metafisica (ovvero quella medievale, visto che gi\u00e0 Cartesio credeva cos\u00ec, e quella wolffiana o neoleibniziana, che con Leibniz aveva poco a che vedere, e che aveva letto Leibniz come un restauratore della filosofia medievale e contro la quale aveva scritto Kant).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il programma di Hegel \u00e8 un ritorno alla filosofia premoderna con le dovute correzioni. Ma se per gli empiristi il pensiero \u00e8 sempre legato al dato sensibile, e per questo non lo si pu\u00f2 separare dalla sensazione, per Hegel il pensiero \u00e8 la sensazione, o meglio la sensazione \u00e8 pensiero, la natura \u00e8 tutta gi\u00e0 pensiero. Conviene ricordare che per Hegel quella di Newton non era una vera scienza e che non potesse avere progresso, un abbaglio non da poco. Laddove l\u2019empirismo che diede i principi al liberalismo elabor\u00f2 una reazione alla filosofia moderna che ebbe come risultato la scissione di teoria e prassi, la soluzione hegeliana propose la loro perfetta e compiuta unit\u00e0 nel pensiero, annullando l\u2019una nell\u2019altra: tutto \u00e8 gi\u00e0 noto, la logica \u00e8 al tempo stesso scienza naturale, la natura \u00e8 pensiero che si solidifica, si estrania da s\u00e9 nell\u2019oggetto, producendolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dove sia la possibilit\u00e0 di concepire l\u2019azione ora che tutto \u00e8 determinato a priori dallo \u201cspirito\u201d, cio\u00e8 da Dio, e ne \u00e8 emanazione, \u00e8 una domanda che bisogna fare e a cui non c\u2019\u00e8 risposta che non sia questa: da nessuna parte. \u00c8 qui il caso di ricordare che la confutazione che aveva fatto Kant dell\u2019argomento \u201contologico\u201d per l\u2019esistenza di Dio, sostenendo che pensiero ed esistenza sono due cose diverse e che dal concetto non si pu\u00f2 derivare nessuna conoscenza circa l\u2019esistenza della cosa (nessuna conoscenza \u201csintetica\u201d), fu criticata da Hegel sostenendo che questo fosse ovvio per gli oggetti finiti, sul piano dell\u2019intelletto, ma che fosse falso per quelli infiniti (Dio) non comprendendo che il punto fosse proprio quello di mettere almeno per un secondo in discussione la certezza del darsi di questi oggetti infiniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cio\u00e8, dove Kant aveva liberato la filosofia moderna da un residuo anselmiano, quello dell\u2019intuizione dell\u2019esistenza nell\u2019essenza, Hegel propose di articolare l\u2019intera filosofia proprio attorno a questa intuizione, rielaborandola. La stessa obiezione all\u2019argomento kantiano la ripeter\u00e0 Croce nella sua <em>Logica<\/em>. Ancora istruttivo \u00e8 che dove Kant aveva sostenuto che solo l\u2019intelletto, riferendosi a oggetti naturali, produce conoscenza di oggetti reali, mentre la ragione, riferendosi a supposti oggetti soprasensibili, produce paralogismi, antinomie, illusioni dialettiche, Hegel ribalta completamente i valori attribuiti a queste facolt\u00e0 e sostiene l\u2019illusoriet\u00e0 dell\u2019intelletto che giudica delle cose naturali e finite, e la verit\u00e0 della ragione che giudica delle cose soprasensibili e infinite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>7. Il socialismo di matrice kantiana \u00e8 stato vittima di anacronismi ed egemonizzato dalle critiche rivolte a Kant nell\u2019Ottocento<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte, la critica hegeliana e in generale dell\u2019idealismo tedesco a Kant fu tanto fortunata che, ai tempi dello <em>Zur\u00fcck zu Kant!<\/em> nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento il neokantismo fece molta difficolt\u00e0 a collegarsi a una tradizione, quella della modernit\u00e0 di Cartesio-Spinoza-Leibniz-Kant, che era stata repentinamente interrotta dall\u2019idealismo tedesco. L\u2019anacronismo condann\u00f2 i neokantiani a grossi malintesi mentre nel marxismo la critica che l\u2019idealismo aveva rivolto a Kant rimase egemone. A questa si aggiunse la critica fatta dallo stesso Marx ne <em>L\u2019ideologia tedesca<\/em> alla filosofia pratica kantiana la quale veniva interpretata come l\u2019adattamento delle tesi pratiche della borghesia alla economicamente attardata Germania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec anche il marxismo che cerc\u00f2 la sua filosofia in Kant ebbe la sfortuna di non riuscire a trovarne che l\u2019ombra. Tuttavia, dopo la Rivoluzione francese, Kant aveva sostenuto che teoria e prassi fossero strettamente connesse e specificamente in sede politica, mentre la borghesia che gli era contemporanea era lontana dall\u2019avere in lui, foss\u2019anche inconsapevolmente, un teorico. Molto, in questo senso, gioc\u00f2 la confusione della filosofia pratica kantiana per una filosofia morale che doveva bastare da s\u00e9 alla politica, la confusione della Critica della ragione pratica per una filosofia morale che in assenza di altro doveva bastare ad essere politica, cio\u00e8 che la politica kantiana fosse un\u2019etica, ci\u00f2 che \u00e8 molto lontano dalla verit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo nel tardo Novecento gli studi kantiani hanno iniziato a raggiungere un seppur minimo consenso sul significato dell\u2019opera kantiana, nonostante questo sia rimasto continuamente contrastato da letture ancora eredi dell\u2019interpretazione che ne era stata data dai suoi contemporanei e dagli immediati successori, interpretazione fatta di equivoci che, curiosamente, proprio a partire dagli anni Novanta sono tornati ad avere una certa popolarit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>8. Il socialismo italiano cerc\u00f2 la filosofia per il marxismo in Marx. In vista di questo progetto<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gramsci confut\u00f2 materialismo e idealismo ed elabor\u00f2 e utilizz\u00f2 il concetto di egemonia. Tuttavia, questo progetto rimase incompiuto e l\u2019unica possibilit\u00e0 di riferirsi direttamente a questa filosofia fu in termini negativi. Il socialismo di ispirazione specificamente marxista, ovvero quello che volle cercare una filosofia per il marxismo in Marx, \u00e8 un socialismo soprattutto italiano, il quale comunque fu molto influenzato dall\u2019hegelismo, e questo va tenuto a mente ma non sar\u00e0 al centro di quanto segue.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu nell\u2019opera di Antonio Labriola che Gramsci rinvenne un criterio nuovo per leggere Marx, quello cio\u00e8 di cercarvi <em>in nuce<\/em> la filosofia che sola poteva trovarsi dietro i suoi scritti. Si tratt\u00f2 dunque di un\u2019opera ai limiti della produzione creativa, rinvenire una filosofia implicita in scritti che di filosofia non erano, fatta qualche eccezione come le <em>Tesi su Feuerbach<\/em>, che furono infatti un luogo centrale per il Gramsci interprete di Marx e che gi\u00e0 Gentile aveva indicato come una fonte di Antonio Labriola e del suo comunismo critico, insieme alla riforma spaventiana della dialettica hegeliana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 qui che nasce la filosofia della <em>praxis<\/em>, un\u2019espressione tutta italiana, che in Gramsci costituisce il sostituto del materialismo storico, perch\u00e9 \u00abquando nelle scienze si trova qualche cosa veramente nuova, bisogna appropriargli un vocabolo affatto nuovo, acciocch\u00e9 l\u2019idea rimanga precisa e distinta\u00bb. Ci\u00f2 sta ad indicare che per Gramsci quello di Marx non era mero rovesciamento della dialettica hegeliana (interpretazione, questa, che fu comune a buona parte del marxismo e che port\u00f2 a un oscillamento tra la sofferenza del problema di Hegel invertendone le parole in un panteismo economicista e quello del positivismo), e dunque non materialismo anzich\u00e9 idealismo, ma qualcosa di diverso da entrambi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, la filosofia della <em>praxis<\/em> in Gramsci va di pari passo con la critica al materialismo di Bucharin esplicitamente e dello stesso Lenin implicitamente. Su questo si pu\u00f2 riflettere: Gramsci, nel carcere, un uomo di spicco della politica italiana, sente l\u2019esigenza di scrivere un quaderno di filosofia, di fare una doppia confutazione di idealismo e di materialismo per accedere a qualcosa di nuovo in cui la prassi non sia annullata nella teoria, n\u00e9 la teoria annullata in una prassi mistica, n\u00e9 queste due scisse nella contraddizione del positivismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto bisogna riflettere su due questioni. Una, se questa interpretazione di Marx sia accettabile, un\u2019altra, se questa filosofia estratta da Gramsci a partire da Marx abbia avuto successo nel suo proposito di non cadere nella scissione di teoria e prassi o nell\u2019annullamento dell\u2019una nell\u2019altra. Sul primo punto si deve confessare l\u2019ambiguit\u00e0 degli scritti di Marx, sia perch\u00e9 ricavare una filosofia da scritti che di filosofia non sono \u00e8 un\u2019operazione che rasenta il voler far parlare i muti, sia perch\u00e9 \u00e8 molto difficile distinguere le affermazioni che da questa supposta filosofia deriverebbero da quelle che hanno una funzione politica di infervoramento del lettore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passaggi che suggeriscono una visione deterministica delle cose in Marx ci sono. Quanto questi siano una forma retorica \u00e8 difficile dirlo. D\u2019altra parte, se si decide in anticipo che quello di Marx non \u00e8 n\u00e9 materialismo n\u00e9 idealismo allora la filosofia nascosta nello scritto avr\u00e0 proprio la forma di una siffatta filosofia. La critica di Marx a Hegel non \u00e8 senza intelligenza e sembra mirare proprio all\u2019identit\u00e0 della natura con il pensiero, o del finito con l\u2019infinito, sotto il pensiero o sotto l\u2019infinito. Marx accusa Hegel di misticismo logico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma a tratti Marx sembra voler invertire i termini di un\u2019equazione lasciandola immutata. Tuttavia, nelle <em>Tesi su Feuerbach<\/em>, un testo composto di undici paragrafi stringati, Marx<br \/>\nva chiaramente verso una concezione del reale come modificabile da una prassi che non \u00e8 gi\u00e0 determinata dall\u2019ambiente, perch\u00e9 l\u2019ambiente stesso \u00e8 a sua volta determinato dalla prassi, cio\u00e8 ambiente e prassi si determinano reciprocamente. Ma come ci\u00f2 avvenga, come ci\u00f2 sia possibile senza contraddizione, questo la filosofia dovrebbe dire, altrimenti si fa l\u2019errore di scambiare le intenzioni alla base del progetto filosofico per i risultati che il progetto compiuto raggiunge: non \u00e8 determinismo perch\u00e9 ho detto che non voglio che sia determinismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato va s\u00ec interpretato con l\u2019aiuto della conoscenza delle intenzioni, ma va giudicato solo per ci\u00f2 che \u00e8. Per questo \u00e8 cos\u00ec problematico il progetto gramsciano del rinvenimento della filosofia di Marx dai suoi testi. Quel che pu\u00f2 ricavare \u00e8 al massimo una concezione confusa delle cose, ma senza alcuna prova, senza alcun metodo che la dimostri vera. Per questa ragione tale concezione non pu\u00f2 che rimanere molto confusa, perch\u00e9 senza l\u2019argomento che la proverebbe manca il criterio necessario per stabilire il suo significato preciso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se consideriamo, invece, l\u2019opera di Gramsci, qui troviamo un cominciamento di una filosofia della <em>praxis<\/em>. Ma in Gramsci molto si ferma ai primi passi. La confutazione dell\u2019idealismo, la confutazione del materialismo. Poi inizia subito il lavoro con la filosofia della <em>praxis<\/em> per interpretare il mondo. La filosofia della <em>praxis<\/em>, che \u00e8 la condizione di possibilit\u00e0 del concetto di egemonia gramsciano, \u00e8 messa alla prova, \u00e8 soggetta a sperimentazione sul campo tramite il concetto di egemonia, che ne sarebbe una conseguenza, perch\u00e9 questo \u00e8 ci\u00f2 che Gramsci, politico, sa fare meglio e ha le forze e forse il bisogno di fare. \u00c8 forse anche ci\u00f2 che mantiene in lui viva la sensazione di non essere impotente tra le mura del carcere: applicare, mettere in pratica il concetto di egemonia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 tramite questa sperimentazione che il concetto viene perfezionato e che, allo stesso tempo, Gramsci evita di perdere il suo proposito, quello di una filosofia del rapporto reciproco tra teoria e prassi, nelle spine dell\u2019argomentazione razionale. Gramsci salta direttamente alla prima conseguenza di una filosofia diversa, da politico sa che l\u2019azione esiste e sa che questa \u00e8 in un rapporto di reciproca determinazione con la conoscenza, e non si spende per allargare quella concezione che \u00e8 la filosofia della <em>praxis<\/em>, cos\u00ec da includervi una spiegazione del come teoria e prassi siano in rapporto reciproco. Perci\u00f2 le condizioni di possibilit\u00e0 di questo primo risultato rimangono sullo sfondo oscuro del passaggio che dovrebbe avvenire dalla confutazione di materialismo e idealismo al concetto di egemonia, ovvero una filosofia critica, la filosofia della <em>praxis<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In parte questo si spiega anche con le grandi difficolt\u00e0 imposte dalla condizione di carcerato in cui Gramsci si trovava quando scriveva. Il punto per\u00f2 \u00e8 che persino in questo caso noi dovremmo andare a ricavare la filosofia contenuta <em>in nuce<\/em> dietro all\u2019uso gramsciano del concetto. Se per questo intendiamo una concezione del reale, la cosa \u00e8 sicuramente pi\u00f9 facile con Gramsci che con Marx, visto che per lo meno Gramsci aveva in mente il progetto di arrivare a questa filosofia e visto che l\u2019uso, l\u2019applicazione del concetto di egemonia \u00e8, in Gramsci, sia risultato sia metodo per il raggiungimento di questa concezione. Tuttavia, se accettiamo che la concezione senza prove che la giustificano \u00e8 solo proposito senza coscienza dei mezzi (prove) per raggiungerlo comprendiamo quanto confusa sia destinata a rimanere questa concezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il socialismo italiano fu, dunque, rispetto al problema della filosofia del socialismo, il pi\u00f9 avanzato di tutti, proprio perch\u00e9 cerc\u00f2 la filosofia del socialismo dove filosofia non c\u2019era e dunque andava costruita. Nonostante non sia mai pervenuto positivamente al risultato che cercava, ne ha approssimato i risultati con buona precisione, prima confutando quelle filosofie che non potevano andar bene e poi, da questa cognizione teorica negativa, passando direttamente alla riflessione politica, con l\u2019accortezza di non fare ricorso a quelle proposizioni che nelle filosofie confutate trovavano la loro giustificazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>[continua]<\/em><\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63512\">Qui<\/a> la prima parte del saggio<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARCO DI CROCE (FSI-Riconquistare l&#8217;Italia Roma) 5. 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