{"id":63609,"date":"2021-03-25T09:00:50","date_gmt":"2021-03-25T08:00:50","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63609"},"modified":"2021-03-24T20:50:59","modified_gmt":"2021-03-24T19:50:59","slug":"come-insegnare-la-teoria-economica-a-proposito-di-un-recente-libro-di-mauro-gallegati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63609","title":{"rendered":"Come insegnare la teoria economica? A proposito di un recente libro di Mauro Gallegati"},"content":{"rendered":"<p><strong>Da: Kritica economica (Stefano lucarelli)<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12pt\">1. Il mercato rende liberi?<\/span><\/p>\n<p>Che il mercato non renda liberi lo si pu\u00f2 leggere anche nelle principali opere dei pensatori liberali. Adam Smith ben sapeva che le dinamiche competitive potevano tradursi in una centralizzazione dei capitali e che la divisione del lavoro poteva condurre all\u2019alienazione dei lavoratori (a meno che lo Stato non si fosse preoccupato di intervenire anzitutto organizzando la pubblica istruzione). Luigi Einaudi nelle Lezioni di Politica Sociale parlava di mercati che potevano funzionare grazie al cappello a doppia punta dei gendarmi e al ruolo necessario di altri pubblici poteri.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che rende interessante il libro di Mauro Gallegati \u00e8 che dietro al titolo accattivante si nasconde un viaggio ben narrato e comprensibile ai non addetti ai lavori nei piani alti della teoria economica.<\/p>\n<p>2. Una critica ai modelli neoclassici<\/p>\n<p>Il libro comincia con un attacco ai modelli DSGE, le nuove vesti dei modelli EEG (equilibrio economico generale) utilizzati da molti decisori nel mondo economico nonostante debolezze analitiche e conferme empiriche insoddisfacenti. Vediamo come vengono descritti da Banca d\u2019Italia:<\/p>\n<p>\u201cI modelli dinamici stocastici di equilibrio generale (<em>dynamic stochastic general equilibrium<\/em>, DSGE) descrivono l\u2019andamento dei principali aggregati macroeconomici come risultato di scelte ottimizzanti di famiglie e imprese, che dipendono anche dalle loro aspettative. Combinando rigorosi fondamenti teorici delle equazioni comportamentali (microfondazioni) con la stima (o calibrazione) dei parametri strutturali, i modelli DSGE consentono di replicare l\u2019andamento delle principali variabili macroeconomiche. Inoltre, l\u2019identificazione dei parametri strutturali \u2013 che descrivono le preferenze individuali, i vincoli tecnologici e quelli istituzionali \u2013 consente di utilizzare i modelli per analisi di politica economica senza incorrere nella <em>Lucas critique<\/em>.\u201d<\/p>\n<p>Gallegati non sembra d\u2019accordo con questo giustizio entusiastico.<\/p>\n<p>La <em>pars destruens<\/em> del suo libro \u00e8 un piccolo e aureo manuale dell\u2019ottima polemica che applica uno dei consigli di Sun Tzu: \u201cConosci il nemico come conosci te stesso. Se farai cos\u00ec, anche in mezzo a cento battaglie non ti troverai mai in pericolo\u201d.<\/p>\n<p>Le prime armi imbracciate dall\u2019autore sono colti e arguti riferimenti alla filosofia della scienza (Lakatos e Popper) e una certa utile conoscenza della storia della fisica. Esse servono da un lato a mostrare che a molti risultati insoddisfacenti ottenuti dalla scienza economica non si applica il falsificazionismo (probabilmente per ragioni di rendita scientifica e politica aggiungo io) e dall\u2019atro che il pensiero economico dominante \u00e8 fermo alla meccanica del XVII secolo, quando la fisica ne ha fatta di strada\u2026<\/p>\n<p>Nel libro non viene trascurata la critica sraffiana alla funzione di produzione neoclassica per ricordare che non si pu\u00f2 sostenere l\u2019esistenza generale di una relazione univoca fra saggio di profitto e capitale in un mondo con pi\u00f9 tecniche di produzione; ma Gallegati non si ferma certamente al dibattito sul ritorno delle tecniche.<\/p>\n<p>Egli sottolinea soprattutto la rilevanza di due teoremi che sanciscono l\u2019impossibilit\u00e0 in un contesto di EEG di pervenire ad un punto di equilibrio stabile: il teorema di Sonneschein, Mantel e Debreu (1972-1974) e il teorema di Boldrin e Montrucchio (1986).<\/p>\n<p>Secondo il primo \u2013 a parte in casi improbabili \u2013 la curva di domanda pu\u00f2 avere qualsiasi forma. E ci\u00f2 basta per ottenere nel caso generale sia equilibri multipli che equilibri instabili.<\/p>\n<p>Boldrin e Montrucchio invece mostrano che un modello intertemporale di consumo ottimale con diversi beni capitale genera caos senza violare le ipotesi base dei modelli tradizionali. Infatti, le ipotesi che gli agenti razionali devono calcolare possono avere qualsiasi grado di complessit\u00e0.<\/p>\n<p>Si tratta di due risultati di estremo rilievo anche perch\u00e9 non sono stati ottenuti da un manipolo di coraggiosi e geniali studiosi di teoria economica appassionati di punti di vista sommersi e dimenticati nella storia delle idee (e con troppe simpatie socialiste), ma da studiosi che difendono l\u2019approccio assiomatico alla teoria economica e sconsigliano strenuamente ogni cambio di paradigma.<\/p>\n<p>\u201cQuesto \u2013 scrive Gallegati \u2013 solleva seri dubbi sulla plausibilit\u00e0 economica del concetto di equilibrio walrasiano che sta alla base di questi modelli [i DSGE]. Se l\u2019equilibrio walrasiano pu\u00f2 essere stabilito solo attraverso l\u2019interazione di agenti che devono eseguire calcoli che sappiamo essere impossibili o impraticabili, come pu\u00f2 essere il fondamento di un modello affidabile?\u201d (p. 75).<\/p>\n<p>La <em>pars destruens<\/em> non finisce qui, ma non voglio anticipar troppo ai lettori, a cui consiglio questo saggetto di 115 pagine, lettori che spero siano abbondanti soprattutto tra gli studenti universitari dei corsi di laurea in economia.<\/p>\n<p>3. Gli agent-based models<\/p>\n<p>Riassumo per\u00f2 il messaggio de \u201cIl mercato rende liberi\u201d con le parole del suo autore:<\/p>\n<p>\u201cL\u2019economia \u00e8 una disciplina sociale ed evolutiva, quindi complessa e di non equilibrio, perch\u00e9 gli agenti economici \u2018pensano\u2019, la struttura cambia nel tempo e l\u2019informazione \u00e8 limitata. Al contrario il mainstream \u2013 che si basa sulla fisica del Settecento \u2013 considera lo studio dell\u2019economia come analisi di equilibrio di un sistema naturale e che non cambia nel tempo. La fisica del non equilibrio ha invece dimostrato che per analizzare l\u2019evoluzione c\u2019\u00e8 bisogno di strumenti nuovi. L\u2019ABM (<em>agent based models ndr<\/em>) \u00e8 la metodologia pi\u00f9 appropriata. E cos\u00ec come \u2018equilibrio \u00e8 un caso particolare del non equilibrio, il mainstream [almeno quello contemporaneo] \u00e8 un sotto-insieme, un caso molto particolare e di impossibile esistenza, dell\u2019economia della complessit\u00e0.\u201d (p. 23)<\/p>\n<p>E veniamo alla <em>pars construens<\/em>. La logica retrostante agli ABM si potrebbe sintetizzare nel modo seguente: la natura \u00e8 scritta (anche) in caratteri matematici, ma ci\u00f2 non d\u00e0 luogo a relazioni lineari e soprattutto complete. C\u2019\u00e8 sempre qualcosa di pi\u00f9, soprattutto quando ci concentriamo sul sistema economico e sociale. Ma andiamo con ordine. La scienza economica \u2013 per utilizzare ancora il contesto proprio della fisica \u2013 ha a che fare con atomi che pensano (e qui consiglio di andarsi a leggere cosa scriveva Keynes ad Harrod riadattando al contesto economico la leggenda newtoniana della mela che cade al suolo).<\/p>\n<p>L\u2019interazione di tanti agenti eterogenei fa emergere dei sistemi relazionali che per lo pi\u00f9 assumono le caratteristiche di ci\u00f2 che i fisici chiamano sistemi dissipativi e non lineari. Abbiamo pertanto a che fare con un insieme di elementi connessi tra loro la cui evoluzione avviene con scambi con l\u2019ambiente circostante (per es. con cessione di energia o materia) che \u00e8 lontano da una condizione di equilibrio e il cui comportamento \u00e8 complesso, eventualmente caotico.<\/p>\n<p>Molti problemi economici comportano un\u2019interazione fra agenti eterogenei: per esempio gli studiosi che si rifanno ai Classici riconducono gli agenti a tre classi sociali (gli imprenditori, i lavoratori e i rentier) e i teorici del circuito monetario (ma anche Hyman Minsky) a banche, imprese e famiglie. Queste interazioni comportano a ben vedere \u2013 a meno di vincoli imposti dall\u2019esterno \u2013 la non linearit\u00e0 delle funzioni di domanda ed offerta che emergono e dunque la presenza di equilibri multipli (\u00e8 facile visualizzarli se si pensa all\u2019intersezione fra due curve).<\/p>\n<p>Gi\u00e0 queste complicazioni emergono senza considerare l\u2019azione dell\u2019evoluzione tecnologica \u2013 un altro tema di grande rilevanza per coloro che si cimentano con gli ABM.<\/p>\n<p>4. Connessioni e intrecci nella storia del pensiero<\/p>\n<p>Sulle conseguenze normative di questo approccio (dunque sui consigli di politica economica cui perviene il lavoro di Gallegati e dei suoi coautori che sono richiamati nel libro) non mi soffermo in questa sede. \u00a0Vorrei invece porre l\u2019attenzione su un tema che mi sta molto a cuore e che mi pare si intrecci con i temi sollevati da questo libro.<\/p>\n<p>Credo che la ricerca nell\u2019ambito ABM potrebbe trarre vantaggio dagli studi che si occupano di dinamica economica strutturale. La condizione aggregata di piena occupazione e di piena spesa effettiva individuata da Pasinetti \u00e8 infatti strutturalmente mutevole per varie ragioni: aumento della domanda pro-capite nei settori gi\u00e0 attivi; nascita di nuovi settori; diminuzione del rapporto fra popolazione attiva e popolazione totale; diminuzione del rapporto tra tempo di lavoro e tempo libero. Come scrive Pasinetti nel suo \u201cKeynes e i keynesiani di Cambridge\u201d (2010, p. 256)<\/p>\n<p>\u201cTutti questi movimenti ovviamente richiedono una dinamica strutturale dell\u2019occupazione, con una mobilit\u00e0 del lavoro inter-settoriale tale da mettere in moto un processo di crescita economica entro il quale alcuni settori vengono chiusi [\u2026] altri settori si espandono, altri vengono creati ex novo\u201d.<\/p>\n<p>Mi pare che ci troviamo esattamente nel mondo che interessa Gallegati, un mondo di mercati incompleti in cui i vincoli di bilancio intertemporali non sono necessariamente soddisfatti (e se lo sono \u00e8 <em>by accident or by design<\/em>, riscoprendo perci\u00f2 il ruolo delle istituzioni diverse dal mercato). Si tratta di un mondo che si pone esplicitamente anche il problema di uno sviluppo sostenibile (o dell\u2019a-crescita, come intitolava il nostro autore un altro libro di qualche anno fa pi\u00f9 incentrato sulla relazione delicatissima fra economia ed ecologia).<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, uno dei maestri di Gallegati \u00e8 quel Giorgio Fu\u00e0 che scriveva nel 1977 (p. 93 della ristampa 2013):<\/p>\n<p>\u201cGli autori che si sono dedicati alle ricerche di uniformit\u00e0 statistiche nello sviluppo economico moderno hanno trovato differenze sistematiche tra le relazioni funzionali ricavate dalle serie storiche e quelle ricavate dai confronti spaziali. \u00c8 stato anche trovato che confronti spaziali ripetuti a distanza di tempo mostrano uno spostamento dei coefficienti delle funzioni. Dunque, se si ritiene utile (come io ritengo) cercare di individuare certe leggi statistiche della crescita e dell\u2019evoluzione strutturale dell\u2019economia, nel senso di relazioni funzionali valide per pi\u00f9 paesi, si deve comunque ammettere che si tratta di funzioni soggette a traslazioni nel corso del tempo (cosicch\u00e9 sorge l\u2019ulteriore problema di individuare le leggi di traslazione\u201d.<\/p>\n<p>Mi pare che le diverse propriet\u00e0 emergenti nei sistemi che gli ABM considerano quando si guarda a problemi di sviluppo economico abbiano anche a che fare proprio con le leggi traslazioni teorizzate da Fu\u00e0.<\/p>\n<p>5. Portare gli agent-based models nell\u2019insegnamento<\/p>\n<p>Vorrei infine porre alcune riflessioni che hanno a che vedere con la didattica della scienza economica.<\/p>\n<p>Come conciliare gli ABM con lo studio dei grandi economisti del passato? Ne nomino anzitutto tre: credo infatti che Adam Smith non possa essere ridotto ad un antesignano del <em>laissez faire<\/em>, che Schumpeter sia molto di pi\u00f9 di un economista della crescita e che in Keynes si trovi una teoria delle aspettative e del loro governo che potrebbe essere finalmente studiata con attenzione proprio grazie agli ABM.<\/p>\n<p>Ancora: perch\u00e9 non provare ad organizzare un vero e proprio corso introduttivo all\u2019economia politica affrontando i problemi economici ricorrendo immediatamente agli ABM?<\/p>\n<p>Infine: in che modo evitare di riprodurre <em>idiot savants<\/em> abilissimi nell\u2019economia computazionale ma privi della capacit\u00e0 di contestualizzare storicamente e politicamente i risultati delle loro analisi?<\/p>\n<p>In realt\u00e0 a quest\u2019ultima domanda una risposta la ho: ci vuole un percorso formativo davvero interdisciplinare proprio come quello che si intravede nel libro di cui stiamo parlando, dove alla matematica si assegna l\u2019importanza che le spetta senza relegare altri saperi a \u201cpalude letteraria\u201d.<\/p>\n<p>6. Conclusione<\/p>\n<p>Da studioso fiducioso nella supremazia delle (buone) idee sugli interessi costituiti, Gallegati conclude il suo saggetto con il tono perentorio di un uomo consapevole che il valore di una previsione sta soprattutto nella seriet\u00e0 del lavoro che la prepara e scrive:<\/p>\n<p>\u201cIl futuro dell\u2019economia sar\u00e0 quello di una \u2018scienza sociale\u2019 complessa empiricamente fondata dove strumenti \u2013 aspettative razionali o agenti eterogenei che non interagiscono n\u00e9 cambiano \u2013 finiranno accanto agli epicicli come memorie di teorie fallite\u201d.<\/p>\n<p>Ce n\u2019\u00e8 abbastanza per aprire una discussione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/insegnare-teoria-economica-gallegati\/\">https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/insegnare-teoria-economica-gallegati\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da: Kritica economica (Stefano lucarelli) 1. 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