{"id":63639,"date":"2021-03-26T11:00:30","date_gmt":"2021-03-26T10:00:30","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63639"},"modified":"2021-03-25T23:40:21","modified_gmt":"2021-03-25T22:40:21","slug":"lesercitazione-defender-europe-2021-e-le-us-army-multi-domain-operations-2028","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63639","title":{"rendered":"L\u2019esercitazione Defender Europe 2021 e le US Army Multi-Domain Operations 2028"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ANALISI DIFESA (Maurizio Boni)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con l\u2019imbarco e la partenza dagli Stati Uniti di personale ed equipaggiamenti della Guardia Nazionale, della Riserva e di unit\u00e0 regolari, avvenuto nelle scorse settimane, e destinati ad approdare in quattro porti europei ha preso ufficialmente inizio la\u00a0<em>Defender Europe 2021<\/em>\u00a0(DE 21), la pi\u00f9 grande esercitazione a guida americana del dopo guerra fredda. I numeri parlano di 27 nazioni interessate (anche non europee) e di un contesto geografico esteso: dai Paesi baltici al Nord Africa, passando per i Balcani, e di 28.000 partecipanti che agiranno sul territorio di sedici alleati\u00a0e partner sino al mese di giugno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019edizione dello scorso anno (DE 20) prevedeva un numero ancora maggiore di partecipanti (circa 34.000 tra americani e Alleati), ma \u00e8 stata drasticamente ridimensionata a causa degli effetti della pandemia da COVID-19. Nonostante tutto, sono state svolte alcune attivit\u00e0, ma non in misura tale da conseguire gli obiettivi della\u00a0<em>grand strategy<\/em>\u00a0della regia statunitense, individuati nel corso dei quattro anni che avevano preceduto il periodo del suo svolgimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le caratteristiche di questa esercitazione, senza precedenti per il numero di soldati statunitensi schierati sul territorio europeo, sono gi\u00e0 state oggetto di analisi e commenti di vario genere nel corso dello scorso anno. Questi hanno incluso anche la prospettiva di improbabili \u201cinvasioni\u201d americane mosse dall\u2019intento di trasferire sul territorio europeo il confronto strategico degli Stati Uniti con la Russia e quindi colpevoli di provocare Mosca a scapito della sicurezza europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In realt\u00e0 il significato dell\u2019evento va colto collocandolo nel contesto pi\u00f9 ampio dell\u2019adattamento che le forze armate degli Stati Uniti (soprattutto) e gli alleati della NATO (con pi\u00f9 fatica) stanno operando nel campo della pianificazione e condotta delle operazioni militari del futuro in uno scenario dominato da moltissima tecnologia, ma anche da problemi pi\u00f9 banali di mobilit\u00e0 militare da assicurare tra i paesi dell\u2019Alleanza per garantire lo schieramento e il sostegno delle truppe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 ancora \u201cl\u2019onda lunga\u201d degli eventi accaduti quasi otto anni fa in Crimea e in Ucraina a dettare l\u2019agenda dei programmi di modernizzazione delle forze armate dell\u2019Occidente. Con l\u2019aggravante che al confronto strategico con la Russia (che riguarda sicuramente anche l\u2019Europa) si \u00e8 aggiunto anche quello con la Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vale quindi la pena di descrivere il contesto e la natura dell\u2019adattamento per cogliere la portata dell\u2019evento e le relative sfide che sia gli Stati Uniti che la NATO stanno gi\u00e0 affrontando e dovranno affrontare nell\u2019immediato futuro. Adattamento che viene affrontato anche sottoponendo a stress test concetti e modalit\u00e0 operative per mezzo delle grandi esercitazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La NATO e le esercitazioni ad alta visibilit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La DE 21 non \u00e8 l\u2019unica esercitazione su larga scala che l\u2019Europa ha ospitato sul proprio territorio. Il punto di partenza \u00e8, sempre e inevitabilmente, quello della crisi in Crimea e Donbass del 2013-14 con la successiva decisione, adottata dalla NATO nel corso del Summit del Galles del 2014, di condurre una serie di esercitazioni militari \u201cdi alto profilo\u201d e visibilit\u00e0 sui territori dell\u2019Alleanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo scopo era quello di riprendere alla mano la capacit\u00e0 di condurre operazioni difensive convenzionali nei confronti di un avversario (aggressore) \u201calla pari\u201d dopo quasi un ventennio di operazioni di risposta alle crisi basate su requisiti militari assolutamente differenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Contestualmente, si sarebbe mostrata la determinazione degli Alleati nell\u2019applicare i dettami dell\u2019Articolo 5 del Trattato di Washington in caso di ulteriori \u201cavventurismi\u201d russi. Tutto questo, rispecchiava infatti i due principali esiti del summit in termini di principi guida per il prossimo futuro: Assicurazione (<em>Assurance<\/em>) e Adattamento (<em>Adaptation<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel novembre dello stesso anno l\u2019evento di esordio fu costituito dalla\u00a0<em>Trident Lance 2014<\/em>, esercitazione svolta in nove localit\u00e0 differenti del territorio europeo, ma col fulcro in Germania. Poche truppe schierate, ma soprattutto comandi, comandanti e capi dello staff per comprendere ci\u00f2 che era avvenuto e per definire le modalit\u00e0 operative della risposta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tre corpi d\u2019armata multinazionali della\u00a0<em>NATO Force Structure<\/em>, coordinati dal comando sovraordinato terrestre a guida USA di Izmir in Turchia (LANDCOM), appositamente attivato due anni prima, e tutti a loro volta sotto il comando unificato del\u00a0<em>Joint Force Command<\/em>\u00a0di Brunssum in Olanda. L\u2019ultimo impegno addestrativo di questo livello che aveva avuto luogo nella stessa area in Europa risaliva al 1990.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nel frattempo, la Norvegia si era offerta di ospitare sul proprio territorio, nel 2018, quella che sarebbe stata la pi\u00f9 grande esercitazione dell\u2019Alleanza del dopo guerra fredda: la\u00a0<em>Trident Juncture 2018<\/em>. Qui, per rimanere nella dimensione puramente numerica, i partecipanti furono circa 53.000 (quasi il doppio della DE), le nazioni coinvolte 31 (29 membri a quel tempo della NATO pi\u00f9 la Finlandia e la Svezia). Gli Stati Uniti schierarono 14.000 uomini e donne, la Germania (secondo Paese in termini di contributo) 10.000, il Regno Unito 2.700 e l\u2019Italia circa 1.200 (appartenenti alla Brigata corazzata \u201cAriete\u201d), per citare qualche esempio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo scenario prevedeva l\u2019impiego delle\u00a0<em>NATO Response Forces<\/em>\u00a0(NRF) e dei relativi rinforzi, impegnati nel ripristino dell\u2019integrit\u00e0 territoriale della Norvegia violata da un aggressore. Le operazioni terrestri si svolsero interamente su suolo norvegese, quelle navali nell\u2019Atlantico del nord e nel Mar Baltico, mentre le operazioni aeree in Svezia e Finlandia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo scopo era quello di verificare l\u2019interoperabilit\u00e0 della compagine alleata in un ambiente operativo complesso con il focus, soprattutto, sulla logistica di proiezione\u00a0<em>combat<\/em>\u00a0della NATO che doveva gestire l\u2019afflusso e lo schieramento in breve tempo nel teatro scandinavo di 10.000 veicoli, 250 aerei e 60 navi, oltre al gi\u00e0 citato personale, provenienti dai territori dei paesi che alimentavano le NRF e i rinforzi. Da San Diego in California, 8.000 chilometri ad ovest, cos\u00ec come dalla Turchia, 3.000 chilometri a sud est.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Per intendersi, interoperabilit\u00e0 logistica nel settore dei trasporti multimodali in un contesto multinazionale, significa imbarcare carri armati tedeschi su una nave olandese, controllati nel porto di destinazione da funzionari norvegesi, riforniti da mezzi logistici belgi, e fatti affluire in zona di operazioni utilizzando vettori stradali e ferroviari olandesi e polacchi, guidati da unit\u00e0 per il coordinamento del traffico militare statunitensi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il tutto, in un contesto burocratico di norme e regolamenti (circolazione stradale, movimento di merci pericolose, rispetto ambientale) che variano da paese a paese, e utilizzando infrastrutture (soprattutto strade, autostrade, viadotti, ponti, ferrovie) non sempre adatte al movimento di centinaia di mezzi pesanti e di convogli. L\u2019aspetto della mobilit\u00e0 militare (lo \u201cSchengen militare\u201d) \u00e8 diventato, come vedremo, un requisito fondamentale da soddisfare per l\u2019esecuzione delle operazioni terrestri in Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In ogni caso, molti aspetti delle operazioni continentali giocati e sperimentati nel corso degli eventi esercitativi ad alta visibilit\u00e0 appena descritti sono stati ispirati e guidati dalla drastica revisione degli scenari strategici di riferimento e la conseguente modernizzazione dello strumento operativo che gli Stati Uniti avevano avviato a seguito della crisi in Ucraina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel momento in cui la NATO lanciava la\u00a0<em>Trident Juncture<\/em>\u00a02018 Washington pubblicava, nello stesso anno, sia la nuova Strategia per la Difesa Nazionale che la\u00a0<em>US Army in Multi-Domain Operations 2028<\/em>\u00a0(MDO), punti di riferimento essenziali per comprendere il contesto nel quale inscrivere la Defender Europe 2021.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La\u00a0<em>Grand Strategy<\/em>\u00a0dello US Army<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella Strategia per la Difesa Nazionale del 2018 il confronto con la Russia e la Cina ha preso il posto della lotta al terrorismo a livello globale introdotta nel documento precedente dieci anni prima. Le MDO si innestano in questo confronto. Si tratta ancora di un concetto e non di una vera e propria dottrina, tutt\u2019ora in corso di definizione, ed illustrato in una oramai celebre pubblicazione\u00a0dell\u2019<em>Army Training and Doctrine Command\u00a0<\/em>(TRADOC): il\u00a0<em>Pamphlet<\/em>\u00a0525-3-1.\u00a0 curiosamente disponibile anche su Amazon.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nello scenario descritto nelle MDO Mosca e Pechino condividono l\u2019obiettivo generale di dar forma a un mondo coerente con il loro modello autoritario acquisendo il potere di veto e di interferenza sui processi decisionali in tema di economia, diplomazia e sicurezza delle altre nazioni e rompendo le alleanze e le partnership degli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019attuazione di tale disegno avviene mediante lo sviluppo di \u201cconfronti\u201d (<em>stand-off<\/em>) attuati mediante l\u2019integrazione di azioni economiche, diplomatiche e forme di conflitto non convenzionali (uso dei social media, fake news, attacchi cyber) associate con la minaccia dell\u2019impiego o l\u2019effettivo impiego di forze armate convenzionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La separazione politica che ne deriva realizza un\u2019ambiguit\u00e0 strategica che riduce la rapidit\u00e0 dei processi decisionali e la capacit\u00e0 di reazione della controparte. Si tratta quindi di un insieme di \u201cazioni competitive\u201d, secondo la definizione delle MDO, attraverso le quali conseguire gli obiettivi strategici del confronto con gli USA e i suoi alleati, idealmente senza ricorrere ad un conflitto armato, ma senza per\u00f2 escluderlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli obiettivi della sicurezza nazionale vengono quindi raggiunti se l\u2019esercito, di concerto con gli altri\u00a0<em>Services<\/em>\u00a0(Marina, Corpo dei Marines, Aeronautica) prevale nelle competizioni in tutti i domini. La dimensione militare entra in gioco quale elemento fondamentale della competizione esercitando la deterrenza e, se questa fallisce, nella capacit\u00e0 di<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1) creare le condizioni perch\u00e9 la manovra strategica e tattica delle forze armate statunitensi sia garantita,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2) sfruttare la libert\u00e0 di manovra acquisita per sconfiggere l\u2019avversario in tutti i domini,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">3) consolidare i successi ottenuti per riprendere la competizione con termini pi\u00f9 favorevoli per gli Stati Uniti e i propri alleati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per ci\u00f2 che concerne l\u2019Europa, le MDO prevedono l\u2019effettuazione, da parte dell\u2019aggressore, di operazioni offensive rapide e risolutive nel fianco Nord, Nord-est ed Est della NATO volte ad occupare la maggior parte possibile di territorio (e quindi potere di negoziazione) prima dell\u2019arrivo dei rinforzi americani dagli Stati Uniti, e della mobilitazione generale dell\u2019Alleanza. Si tratta di un\u00a0<em>fait accompli scenario<\/em>\u00a0con limitate forze USA sul campo, e con l\u2019urto iniziale sostenuto dalle unit\u00e0 della\u00a0<em>forward presence<\/em>\u00a0della NATO con limitata capacit\u00e0 di risposta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da qui l\u2019importanza di testare le capacit\u00e0 di schierare velocemente nel teatro operativo europeo le forze necessarie per limitare i successi dell\u2019aggressore facendo affidamento essenzialmente su due fattori: 1) la rapida integrazione dei rinforzi affluiti dagli Stati Uniti con stock di mezzi e materiali USA gi\u00e0 preposizionati sui territori di alcuni paesi membri della NATO, tra i quali l\u2019Italia, 2) una mobilit\u00e0 militare garantita in tutto il teatro di operazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In merito a quest\u2019ultimo aspetto, le sinergie con l\u2019Unione Europea rivestono fondamentale importanza. Nel 2016 la NATO e l\u2019UE hanno siglato accordi per affrontare il tema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Bruxelles, che finanzia annualmente progetti infrastrutturali dei paesi membri di miliardi di euro, si \u00e8 impegnata ad aggiungere gli standard della NATO nelle specifiche progettuali stanziando 6.5 miliardi di euro da spendere in sette esercizi finanziari, a partire da quest\u2019anno, per far s\u00ec che le infrastrutture strategiche europee siano conformi ai requisiti militari.\u00a0La questione \u00e8 talmente importante che gli stessi Stati Uniti sono scesi direttamente in campo chiedendo all\u2019Unione Europea di far parte del\u00a0<em>Military Mobility Project<\/em>, uno dei 47 progetti di cooperazione di prevista attuazione nell\u2019ambito della\u00a0<em>Permanent Structured Cooperation<\/em>\u00a0(PESCO).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La richiesta, inoltrata anche dalla Norvegia e dal Canada, costituisce un precedente interessante. \u00c8 la prima volta che paesi non membri UE chiedono di ricoprire un ruolo in\u00a0programmi riguardanti la sicurezza e la difesa del vecchio continente sviluppati in ambito comunitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Integrare la NATO nelle Multi-Domain Operations<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il modello della Defender Europe, del costo approssimativo di mezzo miliardo di dollari, prevede lo schieramento di forze del livello complessivo di una divisione (e relativi supporti) e verr\u00e0 replicato e collaudato per almeno altri tre anni assiema all\u2019edizione \u201corientale\u201d giocata nel Pacifico con una connotazione forse meno terrestre. L\u2019idea \u00e8 quella di alternare annualmente una versione\u00a0<em>heavy<\/em>\u00a0e una\u00a0<em>light<\/em>\u00a0nei due teatri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019edizione del 2021 \u00e8 la\u00a0<em>heavy<\/em>\u00a0in Europa. Tra l\u2019altro, gli esiti della DE 21 forniranno elementi di valutazione per la definizione della nuova dottrina d\u2019impiego dello US Army di prevista pubblicazione nell\u2019estate del prossimo anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La NATO si \u00e8 inserita nello sviluppo della DE in ritardo rispetto ai tempi di pianificazione dell\u2019esercitazione e il\u00a0<em>brand<\/em>\u00a0dell\u2019Alleanza si \u00e8 unito a quello degli Stati Uniti solo qualche mese prima dell\u2019avvio dell\u2019edizione dello scorso anno. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto al fatto che le MDO, mobilit\u00e0 militare a parte, sono basate su una piattaforma capacitiva militare complessiva di generazioni successive a quelle della media dei paesi della NATO, sviluppata per fronteggiare i risultati del programma di modernizzazione russo quasi al culmine del programma di sviluppo e ampiamente testato in Siria. In prospettiva, ora, anche di quello cinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo contesto parlare di interoperabilit\u00e0 con gli alleati \u00e8 decisamente arduo poich\u00e9 le modalit\u00e0 di ingaggio dell\u2019avversario descritte nel\u00a0<em>Pamphlet<\/em>\u00a0del TRADOC si basano sul sistema americano, difficilmente interfacciabile con qualunque altro dispositivo militare alleato. La sfida consiste ora nell\u2019integrare la NATO in questo sistema creando una\u00a0<em>fighting force<\/em>\u00a0coerente e armonizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La questione va ben al di l\u00e0 dell\u2019aspetto del due per cento del prodotto interno lordo da dedicare alle spese della difesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 un gap capacitivo anche politico. Non tutti gli alleati, infatti, condividono le premesse poste alla base con Mosca e Pechino considerati da molti (Italia compresa) insostituibili partner commerciali e perdendo (o ignorando) la percezione di quelle ambiguit\u00e0 strategiche richiamate nello scenario delle MDO, provocate a regola d\u2019arte con le quali gi\u00e0 ci confrontiamo quotidianamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ispirare e guidare il salto generazionale della NATO, sia sul piano militare che politico, costituisce una priorit\u00e0 e sar\u00e0 quindi una sfida importante da cogliere. In ogni caso, ce n\u2019\u00e8 anche per gli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le MDO descrivono l\u2019esercito americano del 2028 anche se alcuni delle capacit\u00e0 di previsto sviluppo potrebbero non raggiungere il livello di maturit\u00e0 richiesto per quella data. Inoltre, sussiste la sfida di elevare un concetto sviluppato in ambito\u00a0<em>Army<\/em>\u00a0al livello\u00a0<em>Joint<\/em>\u00a0e forse anche superiore, tenendo conto che per sostenere la competizione nei diversi domini sar\u00e0 necessario un approccio\u00a0<em>whole of government<\/em>\u00a0in grado di mobilitare tutte le risorse del\u00a0<em>national power<\/em>. Il progetto\u00a0<em>Convergence<\/em>\u00a0avviato nell\u2019estate dello scorso anno sempre nell\u2019ambito dello US Army e che si protrarr\u00e0 almeno sino al 2022 e oltre, si prefigge lo scopo di attuare questa integrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci aspettano quindi tempi difficili, ma decisamente interessanti. Per il momento, cominciamo a vedere cosa succeder\u00e0 durante e dopo la Defender Europe 2021.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2021\/03\/lesercitazione-defender-europe-2021-e-le-us-army-multi-domain-operations-2028\/\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2021\/03\/lesercitazione-defender-europe-2021-e-le-us-army-multi-domain-operations-2028\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ANALISI DIFESA (Maurizio Boni) Con l\u2019imbarco e la partenza dagli Stati Uniti di personale ed equipaggiamenti della Guardia Nazionale, della Riserva e di unit\u00e0 regolari, avvenuto nelle scorse settimane, e destinati ad approdare in quattro porti europei ha preso ufficialmente inizio la\u00a0Defender Europe 2021\u00a0(DE 21), la pi\u00f9 grande esercitazione a guida americana del dopo guerra fredda. 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