{"id":63725,"date":"2021-03-31T10:30:37","date_gmt":"2021-03-31T08:30:37","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63725"},"modified":"2021-03-30T09:44:10","modified_gmt":"2021-03-30T07:44:10","slug":"chi-ha-guadagnato-dal-blocco-di-suez","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63725","title":{"rendered":"Chi ha guadagnato dal blocco di Suez"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di\u00a0<strong>INSIDEOVER(Lorenzo Vita)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mentre procedono i lavori per disincagliare la\u00a0<strong><em>Ever Given<\/em><\/strong>\u00a0bloccata nel Canale di Suez da marted\u00ec scorso, in molti si interrogano su come questo episodio abbia avuto (o possa avere) conseguenze sul commercio. E quindi sulla politica mondiale.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify\">La conta dei danni<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\">Finora tutti si sono concentrati sulla quantificazione delle perdite legate a questo incidente. Ed \u00e8 abbastanza chiaro il motivo. Avendo bloccato un\u2019arteria in cui passa pi\u00f9 o meno il 12% del commercio mondiale e circa il 10% del flusso di petrolio, \u00e8 chiaro che la prima domanda che si sono posti gli analisti era quanto sarebbe costato questo clamoroso stop. Un numero in particolare \u00e8 quello che \u00e8 circolato pi\u00f9 insistentemente:\u00a0<strong>9,6 miliardi di dollari<\/strong>. Che \u00e8 la cifra elaborata da\u00a0<em>Bloomberg<\/em>\u00a0per comprendere quanto costasse al giorno il blocco del Canale di Suez. Cifra cui si deve aggiungere la perdita dei pedaggi per il governo egiziano, linfa vitale per le casse del Cairo. Per non parlare del danno delle compagnie di assicurazione per il mancato rispetto delle consegne fino a quello pi\u00f9 pratico della compagnia che gestisce la nave.<\/p>\n<div class=\"post-adv mt-4 mb-4 ml-md-3 float-right\" style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"gptslot evo-intext\" data-adunitid=\"2\">\n<div id=\"gpt-slot-2\" class=\"optiload\" data-google-query-id=\"CKKeyavA1-8CFbTKuwgdum4P3Q\">\n<div id=\"google_ads_iframe_\/5966054\/InsideOver\/InsideOver_intext_0__container__\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019altra domanda per\u00f2 che ci dobbiamo porre \u00e8 invece chi ci guadagna da tutto questo\u00a0<strong>disastro logistico<\/strong>. Perch\u00e9 se \u00e8 vero che le perdite sono evidenti (e probabilmente stimate al ribasso), altrettanto evidente \u00e8 che qualcuno ne ha tratto profitto o spera di farlo. Nessun complotto: \u00e8 semplice legge naturale. C\u2019\u00e8 sempre qualcuno che trae giovamento da un fatto: anche da un problema che \u00e8 considerato un disastro di portata mondiale per il commercio. E questo ci aiuta a capire anche come potr\u00e0 essere gestito il \u201cdopo\u201d incidente.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify\">Il problema per l\u2019Egitto<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\">Il primo a essere danneggiato da questo disastro che ha coinvolto la\u00a0<em>Ever Given<\/em>\u00a0\u00e8 certamente l\u2019Egitto. Chiunque governa il Cairo sa che \u00e8 Suez il pilastro strategico del Paese. La possibilit\u00e0 di ottenere un\u00a0<strong>pedaggio<\/strong>\u00a0da questo canale \u00e8 solo una parte del guadagno di chi ha sul proprio territorio un\u2019arteria che collega Mediterraneo e Oceano Indiano. E lo hanno confermato non solo le crisi che hanno coinvolto proprio Suez, ma anche tutti i momenti di tensione e conflitti che hanno avuto al centro il controllo dei cosiddetti \u201ccolli di bottiglia\u201d: a partire dallo Stretto di Hormuz.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il fatto che Suez possa iniziare a essere considerato un passaggio pericoloso, o comunque poco sicuro rispetto al gigantismo di alcune portacontainer, fa perdere all\u2019Egitto una delle sue principali\u00a0<strong>leve contrattuali<\/strong>. E rischia di essere una ferita molto profonda per l\u2019affidabilit\u00e0 del governo di Abdel Fattah el Sisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ovviamente questo non pu\u00f2 che portare dei vantaggi a tutti i\u00a0<strong>rivali strategici<\/strong>\u00a0dell\u2019Egitto, sia che essi rappresentino potenziali rivali nelle rotte commerciali sia che essi siano legati al passaggio di Suez. Certamente, chiunque vuole colpire l\u2019Egitto sa che potr\u00e0 farlo proprio investendo sui rischi del passaggio ne suo prezioso Canale.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify\">La questione cinese<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\">La Cina \u00e8 il convitato di pietra della crisi di Suez. Il canale egiziano non collega infatti solo Mediterraneo e Oceano Indiano, ma, molto pi\u00f9 concretamente, i\u00a0<strong>mercati dell\u2019Estremo Oriente<\/strong>\u00a0con quelli europei. La Nuova via della Seta marittima, una delle arterie in cui si snoda la strategia della globalizzazione \u201cmade in China\u201d, passa attraverso Suez e da l\u00ec si aggancia alle \u201cancore\u201d di Pechino nei porti dell\u2019Europa meridionale. Soprattutto nel Pireo, considerato il vero hub degli interessi marittimi cinesi nell\u2019area.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 chiaro quindi che, teoricamente, il blocco di Suez ha rappresentato un danno ingente proprio alla Cina. Non solo per l\u2019import-export colpito dalla paralisi del traffico, ma anche per le ripercussioni strategiche nella scelta di investire in questa\u00a0<strong>grande rotta marittima<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A questi danni, si deve per\u00f2 aggiungere un elemento che corre parallelo a questa via della seta marittima. E cio\u00e8 la via terrestre. Questo \u00e8 molto importante perch\u00e9 spesso si sottovaluta che Pechino sia intenzionata a raggiungere l\u2019Occidente anche attraverso l\u2019Asia. Ed \u00e8 proprio anzi nella sua proiezione \u201cterrestre\u201d che si sviluppa la\u00a0<strong>Belt and Road Initiative<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo significa che l\u2019investimento strategico cinese non \u00e8 rivolto soltanto al passaggio di Suez, ma a tutto quel blocco eurasiatico di interesse prioritario per Pechino. Raggiungere l\u2019Europa via mare obbliga a passare per Mar Rosso e Suez se non si vuole passare per la circumnavigazione dell\u2019Africa (e si ipotizza in futuro la rotta artica). Ma raggiungerla via terra assume caratteristiche geopolitiche estremamente pi\u00f9 rilevanti. E a conferma di questo, basti pensare che proprio mentre la\u00a0<em>Ever Given<\/em>\u00a0bloccava Suez, i governi di Cina e\u00a0<strong>Iran<\/strong>\u00a0firmavano un partenariato strategico. Un cambiamento molto importante che si allinea anche ai nuovi rapporti della\u00a0<strong>Turchia<\/strong>\u00a0con la Cina. Entrambi i Paesi sono infatti solcati da questo corridoio terrestre al pari dei Paesi dell\u2019Asia centrale e della Russia.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify\">Le nuove rotte<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\">C\u2019\u00e8 chi ritiene che questo incidente possa avere ripercussioni sulla scelta di nuove rotte commerciali. Possibile, ma non \u00e8 detto che sia questa la realt\u00e0 a cui andiamo incontro nell\u2019immediato. La\u00a0<strong>Russia<\/strong>, subito dopo l\u2019incidente della\u00a0<em>Ever Given<\/em>,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.france24.com\/en\/live-news\/20210326-russia-pushes-arctic-ambitions-after-suez-jam\">ha sponsorizzato la nuova rotta dell\u2019Artico<\/a>. Sfruttando lo scioglimento del ghiaccio e le nuove tecnologie per fendere la calotta polare, a Mosca sperano di poter creare nuovi corridoi marittimi per far arrivare i mercantili in Oriente o in Europa passando da Nord. Una scelta strategica potenzialmente rivoluzionaria, ma su cui pesano diversi ostacoli: a cominciare dalle tempistiche. Mosca pu\u00f2 certamente investire in questa nuova possibilit\u00e0 polare. Ma \u00e8 chiaro che serviranno molti anni prima che si renda operativa questa rotta al punto di avvicinarsi all\u2019utilit\u00e0 della rotta di Suez.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Diverso \u00e8 il caso della circumnavigazione dell\u2019Africa. Molti mercantili che hanno trovato ostruita la via di Suez hanno optato per il\u00a0<strong>Capo di Buona Speranza<\/strong>\u00a0per evitare di rimanere alla fonda per diversi giorni. Una scelta che per\u00f2 non va sopravvalutata per diverse ragioni. C\u2019\u00e8 innanzitutto un problema legato al carburante, visto che aumentano (e di molto) le miglia. E c\u2019\u00e8 un problema legato alle tempistiche, che per alcune spedizioni non possono essere tardate di una settimana. In pi\u00f9 va considerato un altro fattore che serve a non sovrastimare questa rotta, e cio\u00e8 che molte navi gi\u00e0 solcano questo tracciato africano: in particolare le superpetroliere. Anche per questo motivo il prezzo del petrolio non ha subito variazioni cos\u00ec significative. La rotta di Buona Speranza, tra l\u2019altro,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bbc.com\/future\/article\/20160303-cheap-oil-is-taking-shipping-routes-back-to-the-1800s\">viene sfruttata proprio quando il prezzo del petrolio crolla<\/a>, perch\u00e9 si viaggia a velocit\u00e0 molto ridotta, si consuma quindi di meno e si evita di pagare il\u00a0<strong>pedaggio<\/strong>\u00a0all\u2019Egitto. Quando il prezzo \u00e8 basso, l\u2019aumento dei costi per 6mila miglia nautiche in pi\u00f9 da percorrere \u00e8 comunque ammortizzato dal risparmio sul pedaggio. Diverso se invece il petrolio sale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un problema che si unisce a quello per la sicurezza: il costo del personale armato a bordo e delle assicurazioni, per un viaggio che include aree a forte rischio\u00a0<strong>pirateria<\/strong>, farebbe lievitare i prezzi per la navigazione. Con la possibilit\u00e0 anzi di una nuova militarizzazione del golfo di Aden, delle coste somale e del Golfo di Guinea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E sempre per quanto riguarda le rotte petrolifere, c\u2019\u00e8 un altro indizio per capire dove si pu\u00f2 osservare il vantaggio di questo stop a Suez: \u00e8 stato segnalato un forte rialzo sulle\u00a0<strong>esportazioni<\/strong>\u00a0dall\u2019Europa all\u2019Asia e attraverso le navi pi\u00f9 piccole.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify\">Chi pu\u00f2 aver speculato<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\">Altro fronte di guadagno \u00e8 quello degli\u00a0<strong>armatori<\/strong>.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.informazionimarittime.com\/post\/i-danni-economici-del-blocco-del-canale-di-suez\">Lo spiega bene Paolo Bosso su\u00a0<em>Informazioni Marittime<\/em><\/a>\u00a0che fornisce dei dati estremamente rilevanti. I costi per quanto riguarda gli slot a bordo delle portacontainer tendono gi\u00e0 ad aumentare fisiologicamente e questo costo \u00e8 spostato totalmente sugli spedizionieri.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bloomberg.com\/news\/articles\/2021-03-25\/suez-canal-traffic-snarl-is-making-shipping-costs-skyrocket\"><em>Bloomberg<\/em>\u00a0<\/a>ha posto l\u2019accento su un problema: con il blocco di Suez \u00e8 schizzato alle stelle il prezzo dei\u00a0<strong>container<\/strong>\u00a0da 40 piedi, che \u00e8 addirittura quadruplicato rispetto all\u2019anno scorso. I guadagni degli armatori delle Very Large Crude Carrier (le petroliere tra le 150mila e le 300mila tonnellate) hanno invece subito un aumento ci circa 1.371 dollari al giorno. E a questo si aggiunge chi prova a investire nel traffico aereo, che costa molto pi\u00f9 di quello navale. Anche in questo caso, la speculazione potrebbe essere enorme, soprattutto in una fase in cui il coronavirus ha bloccato il boom del trasporto aereo per il turismo e i viaggi d\u2019affari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E sul problema della speculazione \u00e8 intervento anche il presidente di FederPetroli Italia,\u00a0<strong>Michele Marsiglia<\/strong>, che proprio alla luce di quanto spiegato in precedenza, cio\u00e8 dei ridotti rischi sul traffico di petrolio, ha lanciato l\u2019allarme. \u201cC\u2019\u00e8 stato troppo allarmismo sul petrolio\u201d ha detto Marsiglia, e questo \u00e8 andato \u201csolo a vantaggio degli\u00a0<strong>speculatori<\/strong>\u201c. \u201cIl rialzo dei prezzi \u00e8 dovuto ad una situazione momentanea ma le rotte del greggio internazionale, per nostra fortuna, viaggiano anche attraverso canali diversi e infrastrutture di collegamento come gli oleodotti\u201d. Un\u2019ulteriore conferma che qualcuno ha sfruttato lo stop.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/it.insideover.com\/politica\/chi-ci-guadagna-da-blocco-suez.html\">https:\/\/it.insideover.com\/politica\/chi-ci-guadagna-da-blocco-suez.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0INSIDEOVER(Lorenzo Vita) Mentre procedono i lavori per disincagliare la\u00a0Ever Given\u00a0bloccata nel Canale di Suez da marted\u00ec scorso, in molti si interrogano su come questo episodio abbia avuto (o possa avere) conseguenze sul commercio. E quindi sulla politica mondiale. La conta dei danni Finora tutti si sono concentrati sulla quantificazione delle perdite legate a questo incidente. Ed \u00e8 abbastanza chiaro il motivo. 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