{"id":63726,"date":"2021-03-31T11:30:44","date_gmt":"2021-03-31T09:30:44","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63726"},"modified":"2021-03-30T09:49:50","modified_gmt":"2021-03-30T07:49:50","slug":"klaus-schawb-e-thierry-malleret-covid-19-the-great-reset","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63726","title":{"rendered":"Klaus Schawb e Thierry Malleret, \u201cCovid 19: The great reset\u201d."},"content":{"rendered":"<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il prof Schwab \u00e8 un ingegnere che ha anche un dottorato in economia alla famosa Universit\u00e0 di Friburgo, in pratica la patria dell\u2019ordoliberalesimo, con un master in Public Administration ad Harvard, fondatore del Word Economic Forum<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0ed autore di un libro di grande successo come \u201c<em>The Fourth Industrial Revolution<\/em>\u201d nel 2016. Si tratta, insomma, di una persona con un curriculum accademico indiscutibile, apprezzabilmente interdisciplinare, e di certissima derivazione ideologica-culturale. Uno dei papi del capitalismo contemporaneo, insomma.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Thierri Malleret \u00e8 pi\u00f9 giovane, sulle sue spalle sar\u00e0 caduta la redazione di gran parte del libro. Si occupa di analisi predittiva (una remunerante specializzazione) e di Global Risk al Forum. Educato alla Sorbona in scienze sociali e specializzato ad Oxford in storia dell\u2019economia (master) ed economia (dottorato). Si \u00e8 mosso tra banche d\u2019affari, think thank, impegni accademici e servizio presso il primo ministro francese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questo libro fa parte di una proliferante letteratura. Un tipo di letteratura divulgativa ed esortativa, molto generica e contemporaneamente molto larga nella visione, fatta per tradursi in presentazioni da convegno attraenti e stimolanti, dirette ad un pubblico di manager e imprenditori che hanno bisogno di sentirsi consapevoli, aggiornati e progressisti con poco sforzo. Una lettura da weekend sul bordo della piscina.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Una letteratura quindi di medio successo<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, diretta ad una \u00e9lite mondiale ma anche a quel vasto mondo che aspira diventarlo. Ed una letteratura che ha diversi versanti, quello pi\u00f9 aziendalista e quello pi\u00f9 statalista, pi\u00f9 liberal e pi\u00f9 conservative, pi\u00f9 basato sull\u2019economia e pi\u00f9 sulle scienze sociali e politiche. Un esempio di impostazione statalista, liberal e fondata sull\u2019economico \u00e8 quella di Mariana Mazzucato in testi come \u201c<em>Il valore di tutto<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0(2018), o \u201c<em>Mission economy<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0(2021). In questi due testi, di cui il primo costituisce la base teorica del secondo, l\u2019economista inglese cerca di rimettere in questione la pretesa dell\u2019economia finanziarizzata (e concentrata sul \u201cshareholders value\u201d) di contribuire allo sviluppo sociale in favore di una economia che metta insieme settore pubblico e privato intorno a \u201cmissioni\u201d e sia concentrata sull\u2019effettiva creazione di valore per tutti gli \u201cStakeholders\u201d. Nella stessa direzione, ma con uno scopo pi\u00f9 limitato, va il libro di Stephanie Kelton \u201c<em>Il mito del deficit<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>, che si sforza di affermare il punto di vista della Teoria Monetaria Moderna (MMT) e per questa via una \u201ceconomia per il popolo\u201d che riesca a superare i miti dei limiti alla spesa pubblica e del debito. Invece della politica monetaria la funzione della stabilizzazione macroeconomica \u00e8 affidata, in questa prospettiva, alla spesa discrezionale per ottenere una economia migliore per tutti. La proposta di maggiore sostanza \u00e8 di inserire una \u201cfunzione di guida automatica\u201d attraverso una regola anticongiunturale di assunzione in pubblici servizi altamente decentralizzati e scelti dalle comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Uno sguardo pi\u00f9 concentrato sull\u2019evoluzione delle tecniche, e rivolto a soluzioni meno radicali, se pure in direzione di maggiore regolazione (in particolare della Gig Economy) e protezione dell\u2019occupazione e dei prevedibilmente tanti nuovi disoccupati, \u00e8 presente nel libro di Richard Baldwin \u201c<em>Rivoluzione globotica<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>\u00a0del 2019.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Sguardi attenti all\u2019economico, ma con una prospettiva piuttosto ampia e socialmente densa, sono quelli degli ultimi libri di Paul Collier \u201c<em>Il futuro del capitalismo<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>\u00a0(2018), e di Raghuram Rajan \u201c<em>Il terzo pilastro<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>\u00a0(2019), oppure, da una prospettiva pi\u00f9 liberal, di Thomas Piketty \u201c<em>Capitale e ideologia<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>\u00a0(2020). Collier identifica \u201cnuove ansie\u201d, in modo non dissimile da tutti gli altri, e cerca di trovare soluzioni in una nuova etica da rifondare nel sistema economico e sociale. In modo non dissimile da Rajan e Fukuyama, l\u2019autore riafferma la necessit\u00e0 di coesione e identit\u00e0 sociale ma ricerca un modo di riaverla compatibile con le condizioni di frammentazione e pluralismo della modernit\u00e0. Paradossalmente la risposta non \u00e8 n\u00e9 nella aerea identit\u00e0 mondiale (che si muterebbe in dispotismo) n\u00e9 nella obsoleta identit\u00e0 statale, ma in quella dei \u201cluoghi\u201d. Intorno a questo concetto si pu\u00f2 anche ricostruire un\u2019etica di impresa nel rapporto con il territorio e la creazione di una societ\u00e0 inclusiva che rimetta sotto controllo i tre \u201cdivari\u201d essenziali: di classe, geografico e globale. Anche l\u2019ex banchiere centrale indiano ed ex professore di finanza alla Booth School of Economics di Chicago, Rajan, sostiene la necessit\u00e0 di ritrovare una via di mezzo (un \u201cterzo pilastro\u201d) tra Stato e mercati ed inquadra in un vasto discorso storico il diesquilibrio provocato dalla svolta neoliberale che porta all\u2019affermazione del populismo. Senza dimenticare di allargare a Cina e India il suo sguardo torna a proporre quindi un \u201clocalismo inclusivo\u201d che attribuisca potere alle comunit\u00e0 e le protegga con una \u201crete di sicurezza\u201d. Le comunit\u00e0 da rivitalizzare dovranno essere basate sulla prossimit\u00e0 (come per Collier) e sia sul sostegno dello Stato come essere dotate di una sovranit\u00e0 responsabile non indifferente alle responsabilit\u00e0 internazionali. Anche qui per le imprese si tratta di passare dalla massimizzazione del profitto a quella del valore. Thomas Piketty, con la sua consueta generosit\u00e0 espositiva, ricostruisce a largo raggio i \u201cregimi della disuguaglianza\u201d nella storia dell\u2019umanit\u00e0 fino a giungere a quella che chiama \u201cla societ\u00e0 dei proprietari\u201d (anche detta \u201ccapitalismo\u201d). Da questa nella fucina del XX secolo \u00e8 emersa sia la soluzione socialdemocratica sia, in seguito, l\u2019\u201cipercapitalismo\u201d. Il testo, enormemente lungo e prolisso, si limita in ultima analisi a rilanciare il progetto federale europeo in senso sociale affinch\u00e9 si sottragga a quella che chiama la \u201ctrappola social-nativista\u201d, e ad avviare il superamento del capitalismo attraverso gli istituti della \u201cpropriet\u00e0 provvisoria\u201d (per via fiscale) e della deliberazione aziendale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quindi si possono leggere, in una prospettiva pi\u00f9 ampia e sensibile agli assetti geopolitici in mutamento, i nuovi libri di Branko Milanovic \u201c<em>Capitalismo contro capitalismo<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>\u00a0(2019) e di Francis Fukuyama \u201c<em>Identit\u00e0<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>\u00a0(2018). Milanovic distingue le forme idealtipiche del \u201ccapitalismo liberal-meritocratico\u201d e del \u201ccapitalismo politico\u201d. Il primo liberale ed occidentale, il secondo orientale e illiberale (ovvero \u201ccomunista\u201d). Nella prefazione la crisi post-Covid \u00e8 identificata come causa di tre principali effetti: la recrudescenza dello scontro tra Usa e Cina (ovvero tra due \u201ccapitalismi\u201d nella sua classificazione); la riduzione delle supply chain mondiali e quindi della ipermondializzazione; la rivalutazione del ruolo dello Stato nella vita economica. Da ultimo, Fukuyama, in un libro concentrato sul problema della crescita dei populisti, evidenzia il bisogno di thymos, riconoscimento, dignit\u00e0, identit\u00e0, dai quali non ci si pu\u00f2 sottrarre.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">L\u2019impostazione che danno gli autori di \u201c<em>Covid-19 The Grand Reset<\/em>\u201d \u00e8 compatibile con buona parte di questa letteratura, e non di rado la cita in alcuni passaggi chiave. Come la Mazzucato propongono di passare dalla cattura del valore per gli azionisti alla creazione per gli \u201cStakeholders\u201d, come la Kelton superano l\u2019ossessione per il deficit pubblico e la paura dell\u2019inflazione, come Baldwin descrivono gli effetti della transizione tecnologica e la percepiscono anche come una minaccia davanti alla quale occorre far fronte con pi\u00f9 protezione, con Collier e Rajan hanno in comune l\u2019attenzione al territorio ed ai luoghi, come alle identit\u00e0. Temono come Milanovic il protagonismo della Cina e la crescita dei populismi come Fukuyama.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Tuttavia, la soluzione che propongono \u00e8 molto meno centrata sul protagonismo statuale rispetto alla Mazzuccato ed alla Kelton (con riferimento al piano di occupazione), \u00e8 meno localista di Collier e Rajan e su questo molto pi\u00f9 in sintonia con Piketty. Si tratta di una soluzione\u00a0<em>integralmente elitista<\/em>\u00a0e\u00a0<em>fondata sul protagonismo delle grandi aziende globali<\/em>, alle quali chiedono un deciso cambio di prospettiva e quindi di farsi carico della responsabilit\u00e0 sociale verso le comunit\u00e0, e dei relativi oneri. Si tratta, in un certo senso e sul piano retorico, di una svolta\u00a0<em>effettiva<\/em>: la ripresa della generazione dei beni pubblici intenzionalmente guidata e della conseguente pianificazione. Ma guidata, e qui c\u2019\u00e8 tutta la differenza possibile, dai grandi attori di mercato. Ovvero, in altri termini, pensata per garantirne la centralit\u00e0 anche dopo il neoliberismo come lo abbiamo conosciuto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Bisogna essere attenti, il capitalismo avr\u00e0 anche un suo \u201cspirito\u201d, ma \u00e8 capace di adattarsi a sempre nuovi ambienti, plurale e decentrato, metamorfico. Lontano dall\u2019essere derivato e diretto dalla tecnica e dall\u2019economico il sistema di regolazione \u00e8 sempre essenzialmente fondato su una egemonia<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>\u00a0e questa porta in esistenza delle distribuzioni e delle soggettivit\u00e0, nuove istituzioni, opportunit\u00e0. La letteratura citata dunque cerca consapevolmente di rigenerare il capitalismo affinch\u00e9 all\u2019ordine segua l\u2019ordine, ed alla centralit\u00e0 dei soggetti creati dal sistema di regolazione neoliberale segua quella dei medesimi (al contempo cambiati). Se la crisi del modo di regolazione \u2018fordista\u2019, al calare del millennio, estremizz\u00f2 e al tempo pervert\u00ec gli elementi di questo<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>, allargandoli su scala mondiale attraverso una potente dinamica di integrazione subalterna (ponendo al centro nuovi assetti tecnologici e la creazione dell\u2019ordine nel quale viviamo), qui si tratta di ripetere l\u2019operazione. Estremizzare e pervertire, per superare\/confermare l\u2019ordine sociale esistente e saltare nel prossimo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nel post \u201cIl Proconsole imperiale\u201d<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>\u00a0avevo compiuto il breve divertissement di ricordare l\u2019inno all\u2019<em>ordo renascendi<\/em>\u00a0di Rutilio Namaziano<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>, scritto nel 417 d.c. In esso il senatore di origine romano-gallica esprime lo sforzo terminale di una illustre ed antica cultura politico-istituzionale di elaborare le strategie necessarie perch\u00e9 i privilegi e le prerogative siano salvate dal disfacimento. Per rilegittimarsi al governo, ricorda Rutilio ai suoi pari, bisogna esercitare una\u00a0<em>frenata potestas<\/em>, una moderazione, e risuscitare in tal modo l\u2019entusiasmo ed il consenso popolare intorno a s\u00e9, ovvero intorno alla\u00a0<em>virtus<\/em>, al\u00a0<em>meritum<\/em>, ai\u00a0<em>boni<\/em>. Con il suo poemetto, in altre parole, cerca di richiamare tutti i membri dell\u2019ordine, i vecchi come i nuovi, i vari lignaggi, ad una coscienza comune. Quella di essere, alla fine, la\u00a0<em>pars melior humani generis<\/em>. L\u2019unica che pu\u00f2 indicare, in mezzo alle rovine di un mondo che finisce, la \u201clegge della rinascita\u201d. Ovvero il principio del risorgere dalle proprie stesse rovine.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Come sappiamo non funzioner\u00e0. Dopo sessanta anni, l\u2019ultimo imperatore d\u2019occidente sar\u00e0 deposto.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In \u201c<em>Covid-19: the great reset<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>, i due autori tentano qualcosa che\u00a0<em>assomiglia<\/em>\u00a0al tentativo della casta senatoria nel tardo Impero Romano. Con la stessa buona fede e protervia propongono di essere incaricati dalla societ\u00e0, in quanto\u00a0<em>clarissimi<\/em>\u00a0e\u00a0<em>boni<\/em>, di risolvere i problemi che essi stessi hanno provocato. Un tentativo condotto nella stessa linea del libro successivo, \u201c<em>Stakeholder Capitalism<\/em>\u201d, con Peter Vanham, in uscita in questi giorni<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>. E, peraltro sulla traccia dei suoi libri precedenti<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>\u00a0ed in linea con il \u201c<em>Manifesto di Davos<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">L\u2019operazione ideologica che \u00e8 tentata in questi testi \u00e8 di enorme ambizione, non va sottovalutata. Si tratta di\u00a0<em>raccogliere la sfida<\/em>\u00a0posta dall\u2019evidente, e non nascosto, fallimento dell\u2019economia neoliberale, eccessivamente concentrata sul breve termine, sull\u2019arricchimento come rapina invece che come giusto effetto della creazione di valore, sull\u2019esaltazione delle parti peggiori dell\u2019uomo, sulla distruzione della natura entro e fuori di esso, per rovesciarlo in un successo<em>\u00a0dei medesimi attori<\/em>. Una vera e propria rifondazione ideologica dall\u2019alto che \u00e8 espressamente proposta dalle \u00e9lite per le \u00e9lite di fronte al baratro del conflitto, della perdita di egemonia e di controllo del mondo e, forse, della rivoluzione (come arriva a dire, cercando di stimolare il senso di sopravvivenza del capitalismo). Si tratta di un tentativo di riaggregazione di classe, anche oltre e sopra le differenze e le fratture geopolitiche in via di allargamento. Una riaggregazione necessaria e decisiva per ricandidarsi alla gestione da una posizione pi\u00f9 salda.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ci vuole una straordinaria dose di pazienza per ascoltarli, ma ci proveremo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il libro \u00e8 strutturato in alcuni \u201cMacro reset\u201d e \u201cMicro reset\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">I \u201cMacro Reset\u201d, ovvero la\u00a0<em>risistemazione<\/em>\u00a0(che \u00e8 contemporaneamente un\u00a0<em>azzeramento<\/em>, ed una\u00a0<em>rimessa a posto<\/em>) sono insieme economici, sociali, geopolitici, ambientali e tecnologici. Al contempo i \u201cMicro Reset\u201d riguardano alcune tendenze come l\u2019accelerazione della digitalizzazione, la maggiore resilienza delle catene logistiche mondiali, le modifiche nel governo e un nuovo capitalismo orientato agli interessi (\u201cStakeholders capitalism\u201d). Ma riguardano anche una\u00a0<em>rimessa a posto<\/em>\u00a0del sistema produttivo nel suo insieme, con un drastico processo di de-densificazione e cambiamenti importanti nell\u2019ambiente. Infine, per gli autori ci sar\u00e0 un cambiamento antropologico, niente di meno che la \u201cridefinizione dell\u2019umanit\u00e0\u201d, e delle scelte morali. Cosa che porr\u00e0 in questione le definizioni della sanit\u00e0 mentale e del benessere stesso. In definitiva saranno da cambiare interamente le nostre priorit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Occorre fare due precisazioni prima di procedere con la lettura: in primo luogo tutta la ricostruzione \u00e8 fondata sulla teoria della complessit\u00e0, organicamente contraria alla ricerca di nessi e meccanismi causali gerarchicamente ordinati (di una spiegazione comprensiva). L\u2019effetto \u00e8 di una sorta di affastellarsi orizzontale di quadri interpretativi e di fenomeni. Dichiaratamente interdipendenti, e soggetti al primato della velocit\u00e0. Chi volesse cercare l\u2019esplicazione di una qualche legge di sviluppo, o di una teleologia resterebbe quindi deluso.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La seconda precisazione, necessaria per non leggere in modo sbagliato le previsioni contenute nel libro, \u00e8 che sono, appunto,\u00a0<em>previsioni<\/em>, non prescrizioni. Molte delle conseguenze pi\u00f9 gravi e distruttive dell\u2019evento pandemico sono semplicemente descritte, gli autori non necessariamente le giudicano positive o le desiderano. In effetti non si impegnano a farci comprendere fino a che punto le giudichino in ultima analisi positive (anche se in alcuni casi si pu\u00f2 supporre sia cos\u00ec, perch\u00e9 ogni descrizione \u00e8 sempre almeno in parte normativa), perch\u00e9 il loro punto \u00e8 strettamente un altro:\u00a0<em>che fare?<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Tenendo conto di ci\u00f2 la crisi del Covid-19 \u00e8 essenzialmente interpretata come un potentissimo acceleratore di dinamiche disparate, se pure intrecciate. Se si parte dalla\u00a0<em>risistemazione<\/em>\u00a0tecnologica l\u2019enfasi passa sull\u2019accelerazione delle trasformazioni digitali ed i cambiamenti nei consumi e nella regolazione. Invece, se si muove dall\u2019<em>azzeramento<\/em>\u00a0(certo creativo) economico il Covid-19 introduce elementi di incertezza (tra i quali la scelta tra salvare le vite e l\u2019economia) nel nesso tra crescita economica e occupazione, politiche monetarie e fiscali, alternativa tra deflazione ed inflazione, destino del dollaro americano. Dalla\u00a0<em>risistemazione<\/em>\u00a0sociale si muove dall\u2019attuale ineguaglianza verso un nuovo contratto sociale e la ripresa del \u201cbig goverment\u201d. Sul piano geopolitico si tratta di muoversi nella crescita della rivalit\u00e0 tra Usa e Cina, oltre che la tendenza ad una nuova regionalizzazione. E per l\u2019ambiente affrontare i rischi pandemici e dell\u2019inquinamento, mettendo insieme per l\u2019avvenire le politiche ambientali e quelle pandemiche.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Questa \u00e8 la mappa del libro<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Insomma, in poco meno di 300 pagine il testo cerca di dare una sintetica immagine del mondo e del suo destino, alla portata di un weekend di un manager o politico medio. Si parte dalla qualifica di crisi senza paralleli<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>\u00a0nella storia moderna attribuita alla dinamica mondiale attivata dal coronavirus, e dalla chiara enunciazione, fatta a giugno 2020, del fatto che la pandemia \u00e8 intervenuta ad accelerare linee di faglia, fallimenti di cooperazione, che non torneranno\u00a0<em>mai pi\u00f9<\/em>\u00a0al loro posto. Il mondo di domani sar\u00e0 quindi necessariamente e completamente diverso dal mondo di ieri. Avremo due ere, \u201cprima del coronavirus\u201d (BC) e \u201cdopo il coronavirus\u201d (AC). Quindi \u201c<em>The Great reset<\/em>\u201d \u00e8, con le parole degli autori, \u201cun tentativo di identificare i cambiamenti futuri e di apportare un modesto contributo a delineare ci\u00f2 che potrebbe assomigliare alla forma pi\u00f9 desiderabile e sostenibile di questi\u201d<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La proposta degli autori \u00e8 di mettere a fuoco un framework concettuale semplificato che aiuti a riflettere in questa situazione di estrema tensione e disordine per creare senso in essa (\u201cmaking sens of it\u201d).\u00a0<em>L\u2019obiettivo \u00e8 dunque esplicitamente politico<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">I cambiamenti sistemici che propongono di considerare drasticamente accelerati dalla crisi pandemica sono i seguenti, e tutti gi\u00e0 in corso:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0La ritirata parziale dalla globalizzazione,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0La crescente separazione tra le economie di Usa e Cina,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0L\u2019accelerazione dell\u2019automazione,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Le preoccupazioni per la crescente sorveglianza,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Il nazionalismo e la paura per l\u2019immigrazione,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Il crescente potere della tecnologia.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il punto \u00e8 che queste accelerazioni potrebbero rendere possibili cose prima inconcepibili, come forme di politica monetaria (helicopter money e MMT), il cambiamento delle priorit\u00e0 sociali, radicali forme di tassazione e di welfare, drastici riallineamenti geopolitici. Potrebbero, anzi dovrebbero. Se non lo faranno si andr\u00e0 incontro ad una fase di torbidi, di conflitti, forse di guerre e di rivoluzioni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Vediamo meglio, per\u00f2, la dimensione Macro della \u2018risistemazione\u2019.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per cominciale viene esplicitato il framework ideologico: il mondo del XXI secolo \u00e8 segnato essenzialmente dalla \u201c<em>interdipendenza<\/em>\u201d; prodotta dalla globalizzazione e dal progresso tecnologico essa viene definita testualmente come \u201creciproca dipendenza\u201d, anzi, per essere proprio precisi, come una \u201cdynamic of reciprocal dependence among the elements that compose a system\u201d<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>. Dunque, il mondo \u00e8 orizzontale, concettualmente attraversato da dipendenze, che, per\u00f2, mettono tutti sullo stesso piano. Un \u201csistema\u201d nel quale le parti non possono fare le une a meno delle altre. Quindi \u201ciperconnesso\u201d, \u201cconcatenato\u201d. Insomma, nel quale sono \u201ctutti nella stessa barca\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Potrebbe sembrare ovvio e non problematico (<em>se si sceglie di non far caso a che si tratta di una nave per la tratta degli schiavi, e la maggioranza dei passeggeri sono in catene<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u00c8 chiaro che se si segue pacificamente l\u2019immagine della \u201cstessa barca\u201d e dei felici passeggeri di 193 \u201ccabine separate\u201d, allora i rischi diventano tutti interconnessi, sistemici, orizzontali, interdipendenti.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u00c8 in questa specifica mossa, posta all\u2019avvio del libro e inavvertita quasi, che si radica l\u2019invito di affidamento all\u2019ordine capitalista, ed ai suoi migliori campioni, le grandi imprese raccolte a Davos (ed altrove). Come proponeva\u00a0<em>Quinto Aurelio Simmaco<\/em>, ideologo nella stessa linea di Rutilio Namaziano e negli stessi anni, mentre l\u2019impero si apprestava a cadere ed era pieno di \u2018barbari\u2019, i nobili clarissimi, membri dell\u2019Ordo, erano \u201cla luce del mondo\u201d e per questo autorizzati a gestire il governo degli altri uomini. Non era dal potere politico (in quel caso imperiale, nel nostro nazionale) che derivava la virtus, ma dall\u2019investitura dei pari e dalla tradizione stessa. Ma, qui l\u2019astuzia della costruzione ideologica: non si tratta di avere solo il\u00a0<em>diritto\u00a0<\/em>a governare (come vuole in fondo il neoliberismo rozzo nel quale siamo stati fino ad ora) ma anche il\u00a0<em>dovere<\/em>. L\u2019intero discorso di Schwab si muove su questa antica traccia:\u00a0<em>la virtus \u00e8 un dono che non pu\u00f2 restare infruttuoso.<\/em>\u00a0Nessun disimpegno \u00e8 ammesso, c\u2019\u00e8 una identit\u00e0 profonda tra il bene collettivo e la responsabilit\u00e0 e capacit\u00e0 del sistema delle grandi imprese di conseguirlo. Lo \u201c<em>Stakeholders capitalism<\/em>\u201d, appunto. Saranno loro, direttamente, a doversi fare carico dei beni pubblici da distribuire, dei giochi da organizzare, della coesione, del controllo, e della pace.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Dicevamo che siamo su una nave negriera che, purtuttavia, viene descritta dai nostri come se fosse un transatlantico nel quale (\u00e8 vero) ci sono cabine di prima e seconda classe, e talvolta dei disordini, ma anche una salda guida\u00a0<em>che deve solo riconoscersi come tale per far andare tutto al suo posto<\/em>. Riconoscer<em>si<\/em>\u00a0come guida significa, necessariamente, accoglier<em>ne<\/em>\u00a0la responsabilit\u00e0. Ci\u00f2 \u00e8 tutto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">O meglio lo sarebbe, se non fosse che in questo modo della situazione nel quale il mondo \u00e8 si perde l\u2019essenza:\u00a0<em>si perdono le catene da rompere<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In fondo tutto dipende da pochi slittamenti di senso, da alcuni incroci nei quali si forma la coesione di senso del nuovo paradigma.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Uno di questi \u00e8 che la\u00a0<em>dipendenza<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\"><strong>[23]<\/strong><\/a><\/em>\u00a0di tanta parte del mondo da poca altra, e dei molti dai pochi, \u00e8 riletta dagli autori come \u201c<em>interdipendenza<\/em>\u201d. A tal fine viene fatto uso del cosiddetto pensiero della complessit\u00e0. Per Schwab ed il suo coautore il primo fattore di analisi \u00e8 dunque prendere atto che la \u201c<em>interdipendenza<\/em>\u201d orizzontale invalida il pensiero a \u201csilo\u201d, capace solo di dividere i singoli problemi in compartimenti specialistici. Nell\u2019esempio che fa il libro, i disastri infettivi hanno effetti diretti sui \u201cfallimenti della governance globale\u201d, sull\u2019instabilit\u00e0 sociale, la disoccupazione, le crisi fiscali e le migrazioni involontarie. E ognuna di queste aree di crisi ne influenza altre nelle dimensioni economiche, societarie, geopolitiche, ambientali e tecnologiche.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il secondo fattore caratterizzante \u00e8 la \u201c<em>velocit\u00e0\u201d<\/em>. La cui prima espressione \u00e8 il 52% della popolazione mondiale oggi collegata ad internet, il miliardo e mezzo di smartphone, i 22 miliardi di device connessi con la Iot. Tutto, perci\u00f2, si muove pi\u00f9 velocemente, incluse le infezioni, e come risultato tutti operiamo ormai in una \u201creal-time society\u201d, in una nuova cultura dell\u2019immediatezza, ossessionata dalla velocit\u00e0, che apparentemente fornisce tutto just-in-time. Una vera e propria dittatura dell\u2019urgenza. Che (anche qui fa capolino l\u2019ideologia) rende ancora pi\u00f9 evidente lo scollamento con la lentezza della decisionalit\u00e0 pubblica. Secondo decisivo slittamento e cerniera.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il terzo \u00e8 la \u201c<em>complessit\u00e0<\/em>\u201d. Ovvero \u201cci\u00f2 che non capiamo o troviamo difficile capire\u201d, ovvero (come voleva Simon), \u201cun insieme fatto di un gran numero di parti in interazione in modo non semplice\u201d. Parti nelle quali non ci sono collegamenti causali visibili tra gli elementi, e che\u00a0<em>sono quindi virtualmente impossibili da predire<\/em>. Un esempio \u00e8 ovviamente la pandemia stessa, che \u00e8 un sistema adattivo complesso composto di molte differenti componenti o frammenti di informazione (in campi che vanno dalla biologia alla psicologia). Un sistema dunque difficilissimo da prevedere e nel quale ogni parte si interconnette con tutte le altre secondo una logica ricorsiva e quindi oscura. Un sistema molto pi\u00f9 grande della somma delle sue parti. Dunque, il punto fondamentale \u00e8 che \u201c<em>la complessit\u00e0 crea limiti alla nostra conoscenza e comprensione delle cose<\/em>\u201d fino a che potrebbe soverchiare la capacit\u00e0 dei decision maker di prendere decisioni ben informate. \u00c8 per questo che, in profonda continuit\u00e0 con l\u2019ispirazione pi\u00f9 profonda della ideologia neoliberale, la soluzione dei problemi non \u00e8 la ripresa del potere statuale, della democrazia popolare, o del primato delle leggi sugli interessi individuali, ma lo \u201c<em>Stakeholders capitalism<\/em>\u201d. Ovvero \u00e8 la rinnovata centralit\u00e0, ma nella responsabilit\u00e0, dell\u2019ordine delle imprese (grandi), rilette come primarie fornitrici di beni pubblici. Beni pubblici che queste possono creare e distribuire in fondo proprio perch\u00e9 decentrate, complesse, informate (ognuna dei suoi specifici stakeholders).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Abbiamo quindi una lettura della situazione informata all\u2019obiettivo di essere semplice e desiderabile, che sceglie di leggere il mondo sotto la triplice lente di una interdipendenza orizzontale, della velocit\u00e0 e della complessit\u00e0. Che lo pensa decentrato, libero, imperniato su un ordine di \u201cboni\u201d e di \u201cclarissimi\u201d, chiamati al governo dalla loro stessa \u201cvirt\u00f9\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma vediamo ora quale \u00e8 la situazione, quali i \u201cReset\u201d (ristrutturazioni, messe al loro posto, azzeramenti).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><strong><em>I reset economici<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Ci sono quindi le ristrutturazioni, risistemazioni, messe a posto e azzeramenti (tutto insieme) di tipo economico<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Secondo alcune analisi recenti gli effetti sulla crescita economica si faranno sentire per almeno 40 anni, e non andr\u00e0 come le altre volte (nelle quali alla fine l\u2019elevata mortalit\u00e0 cambi\u00f2 i rapporti di forza in favore dei lavoratori), perch\u00e9 la tecnologia cambier\u00e0 il mix. Inoltre, come ha detto Jin Qi (un importante scienziato cinese), questa epidemia tender\u00e0 a restare e coesistere per lungo tempo, diventando stagionale. N\u00e9 ha veramente senso il presunto trade-off tra salute ed economia: comunque se non si risolve il problema le persone non torneranno alla loro vita precedente, dunque \u201cil governo deve fare tutto quel che \u00e8 necessario, spendendo tutto quel che costa negli interessi della nostra vita e salute collettiva per riportare l\u2019economia alla sostenibilit\u00e0\u201d<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nello svolgere la ricostruzione dei massivi impatti dell\u2019epidemia (al giugno 2020), gli autori finiscono per concentrarsi anche sull\u2019impatto della tecnologia sul mondo del lavoro. \u00c8 chiaro che l\u2019automazione \u00e8 distruttiva, ma nel tempo incrementa la produttivit\u00e0 e la ricchezza, che alla fine provoca una maggiore domanda di beni e servizi e quindi nuovi tipi di lavori che riassorbono la disoccupazione. \u00c8 corretto, scrivono (si tratta in fondo della cara vecchia Legge di Say), ma in quanto tempo? Inoltre, la pandemia stessa, e le sue misure di distanziamento sociale, ha accelerato enormemente questi processi di distruzione. Processi che, di necessit\u00e0, provocheranno centinaia di migliaia, o milioni, di lavori persi. L\u2019analisi degli autori \u00e8 sotto questo profilo ormai standard<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a>: man mano che i consumatori preferiscono servizi automatizzati ai loro omologhi faccia-a-faccia quel che accadr\u00e0 ai call center si estender\u00e0. Il processo di automazione, che non \u00e8 mai lineare, subir\u00e0 un salto in corrispondenza della recessione economica, e sempre pi\u00f9 imprese messe alle strette cercheranno di aumentare la produttivit\u00e0 (intesa come rendimento per unit\u00e0 di capitale investito), sostituendo i lavoratori a bassa competenza con l\u2019automazione. I lavoratori a bassa competenza impegnati in lavori di routine (nella manifattura come nei servizi, la ristorazione o la logistica) ne saranno dunque colpiti. Il mercato del lavoro si polarizzer\u00e0 tra pochi lavoratori ad alte competenze e salari e tutti gli altri. Nel futuro pi\u00f9 remoto, invece, potremmo assistere a ondate di nuova occupazione in modi e forme oggi non prevedibili.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nell\u2019era post-pandemia la nuova normalit\u00e0 economica potrebbe essere quindi caratterizzata da una crescita pi\u00f9 bassa, con declino della popolazione in molti territori e nazioni. In queste condizioni per gli autori dobbiamo cogliere l\u2019occasione di avere una \u201cpausa di riflessione\u201d e introdurre modifiche istituzionali e delle scelte politiche. Come avvenne dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando fu promossa la\u00a0<em>Conferenza di Bretton Woods<\/em>\u00a0e si espanse in Europa il\u00a0<em>Welfare State<\/em>. A questo punto l\u2019analisi si sposta decisamente verso la dimensione utopica. Si immagina che le \u201cnuove norme sociali\u201d possano superare l\u2019ossessione della mera crescita quantitativa registrata dal Pil, in favore di una crescita fondata piuttosto su fattori intangibili come il rispetto per l\u2019ambiente, la responsabilit\u00e0 sociale, l\u2019empatia e generosit\u00e0. In questo contesto i nuovi driver di crescita, in grado di riattivare il sistema economico in un \u201cinclusivo e sostenibile dinamismo\u201d, potrebbero essere, per gli autori, la\u00a0<em>green economy\u00a0<\/em>(energie green, ecoturismo, economia circolare), e le varie forme di\u00a0<em>economia sociale<\/em>\u00a0che crei lavori nei settori dei servizi alle persone, educazione e salute.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In una sezione del libro che non sembra affatto diversa da quanto proposto, come abbiamo visto, nel recente libro di una delle figure di punta della MMT, Stephanie Kelton, \u201c<em>Il mito del deficit<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\">[26]<\/a>, Klaus Schwab ed il suo coautore dichiarano che nella fase post-pandemica saranno necessarie \u201c<em>decisive, massive e rapide<\/em>\u201d politiche fiscali e monetarie. Cosa che, del resto, \u00e8 avvenuta immediatamente dopo l\u2019avvio della emergenza sia con riferimento alle politiche monetarie (acquisti di titoli da parte delle Banche Centrali), sia a quelle fiscali (supporti alle imprese ed ai cittadini, e forme senza precedenti di versamenti diretti sul conto corrente di milioni di loro). La sostenibilit\u00e0 a breve termine di questa enorme espansione di spesa pubblica \u00e8 stata garantita dall\u2019intervento delle Banche Centrali al fine di contenere il costo degli interessi sul debito. \u00c8 stata quindi abbattuta la barriera \u201cartificiale\u201d tra gli interventi delle Banche Centrali e quelli fiscali, e sono emerse anche ipotesi teoriche che sistematizzano questo approccio. Tra queste gli autori citano la MMT e la pratica dell\u2019helicopter money<a href=\"#_ftn27\" name=\"_ftnref27\">[27]<\/a>. Del resto in condizioni di interessi vicini allo zero le normali politiche monetarie sui tassi di interesse sono disattivate, quindi non restano che gli stimoli indiretti ai deficit fiscali intenzionali. In questi semplici termini (e semplicistici a diretta ammissione) secondo gli autori la MMT direbbe che il governo centrale pu\u00f2 spendere emettendo debito che le Banche Centrali compreranno. Il deficit sar\u00e0 quindi monetizzato e il governo potr\u00e0 usare le risorse come vuole, senza preoccuparsi in prima battuta della copertura fiscale delle spese.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il rischio \u00e8 per\u00f2 che un governo che abbia in questo modo \u201cl\u2019albero dei soldi magico\u201d possa stimolare involontariamente la partenza di un\u2019inflazione fuori di controllo. In altre parole, il QE perpetuo potrebbe esserne una causa e l\u2019helicopter money uno dei veicoli di trasmissione. La ragione addotta \u00e8 che non ci sono limiti teorici a quanto denaro una Banca Centrale pu\u00f2 creare, solo il limite dopo il quale la reflazione diventa inflazione. Potrebbe essere una minaccia, ma non \u00e8 all\u2019agenda oggi. Per ora abbiamo la prevalenza di impulsi deflazionari, creati potentemente e strutturalmente dalla tecnologia e dal tendenziale invecchiamento (entrambi per natura deflazionari) e dall\u2019eccezionalmente alto tasso di disoccupazione. Tutte dinamiche che il clima post-pandemico esasperer\u00e0. Quindi nei prossimi anni ci dovremmo trovare in condizioni simili a quelli del Giappone negli ultimi venti anni: debolezza strutturale della domanda, inflazione molto bassa, e interessi ultra-bassi. Condizioni nelle quali, a dire il vero, il Giappone ha reagito con efficacia per gli autori.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Un altro fattore della situazione potrebbe essere il declino della centralit\u00e0 del dollaro, anche esso in corso da molto tempo. Cosa che potrebbe essere accelerata dalla tendenziale insostenibilit\u00e0 della spesa pubblica americana (le sole medicare, medicaid e social security ammontano, senza spese militari ed altri investimenti, al 112% delle tasse federali riscosse). Del resto a breve termine non ci sono alternative, non la moneta cinese, fino a che non liberalizzer\u00e0 i controlli sui capitali, non l\u2019euro, che \u00e8 sempre sotto minaccia di dissoluzione, non un paniere di monete, ancora sperimentale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><strong><em>Il \u201creset\u201d sociale.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>A questo punto il libro inizia a trattare le ristrutturazioni sociali.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ed anche qui il canovaccio interpretativo \u00e8 il medesimo: la pandemia interviene esacerbando i problemi preesistenti, e determinati in particolare dalle ineguaglianze, dalle difficolt\u00e0 di azione dei governi e dalla disgregazione sociale. Ci sono state risposte molto diverse anche in paesi simili, in funzione dell\u2019organizzazione preesistente, della rapidit\u00e0 delle decisioni, dei costi e ampiezza del sistema sanitario, la fiducia nella politica, il senso di solidariet\u00e0 interna. Quindi, per Schwab, il periodo post-pandemico causer\u00e0, probabilmente, \u201cun periodo di massiva redistribuzione della ricchezza verso i poveri e dal capitale al lavoro.\u00a0<em>In secondo luogo, il Covid-19 suoner\u00e0 la morte del neoliberalismo<\/em>, un corpo di idee e politiche che possono grosso modo essere definite come volte a favorire la competizione sulla solidariet\u00e0, la distruzione creativa sull\u2019intervento dei governi, e la crescita economica sul benessere sociale\u201d<a href=\"#_ftn28\" name=\"_ftnref28\">[28]<\/a>. Una teoria che \u00e8 stata sotto attacco per molti anni, e qualificata come \u201cfeticismo del mercato\u201d, ma che per gli autori ricever\u00e0 ora il\u00a0<em>coup de grace<\/em>. Non a caso i due paesi che hanno subito pi\u00f9 perdite sono anche quelli che lo guidavano (Uk e Usa).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La pandemia ha, del resto, esacerbato tutte le ineguaglianze preesistenti e pu\u00f2 essere al momento chiamata come \u201cun grande divisore (unequalizer)\u201d, che rende ancora pi\u00f9 insopportabile la tensione. Inoltre, ha reso pi\u00f9 stridente la contraddizione tra i lavoratori pi\u00f9 necessari (infermieri, operatori di logistica, alcune classi di operai) e il semplice fatto che si tratta anche dei meno pagati e dei pi\u00f9 esposti al mercato. Quelli che vedono sistematicamente pi\u00f9 a rischio il loro lavoro. Come dicono gli autori in Uk, ad esempio, il 60% dei lavoratori nel settore di cura operano con contratti-zero-ore e quindi sono i pi\u00f9 esposti e meno pagati.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ora nell\u2019epoca post-pandemica queste ineguaglianze sociali si incrementeranno nel breve termine, tuttavia nel periodo successivo il vasto senso di oltraggio render\u00e0 queste dinamiche non pi\u00f9 a lungo politicamente accettabili e si imporr\u00e0 un ridisegno. Ci\u00f2 anche a causa dei disordini sociali che nel prossimo futuro saranno esacerbati dall\u2019estensione della povert\u00e0 e disoccupazione, oltre che dei disordini razziali (il libro \u00e8 scritto poco dopo la morte di George Floyd).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Tutto ci\u00f2 provocher\u00e0 \u201c<em>il ritorno del \u2018big\u2019 governement<\/em>\u201d (come noto formula simbolica dell\u2019espansione del welfare jhonsoniano). In questa situazione si fa fatica a pensare che si possano affrontare i problemi con soluzioni integralmente marked-based, quindi il delicato bilanciamento tra pubblico e privato si sposter\u00e0 in favore del primo. \u00c8 stato rivelato che nell\u2019assicurazione sociale non \u00e8 efficiente affidare la responsabilit\u00e0 dei migliori interessi sociali al mercato. Emerge perci\u00f2 un\u2019idea che era anatema solo pochi anni fa: che affidare gli interessi pubblici alle economie che corrono da sole senza supervisione pu\u00f2 avere effetti devastanti. Dalla formula della Thatcher si passa perci\u00f2 a quella della Mazzucato \u201cnon il profitto ma la partnership dei fondi pubblici con il business \u00e8 la molla dell\u2019interesse pubblico\u201d<a href=\"#_ftn29\" name=\"_ftnref29\">[29]<\/a>. Per Schwab accadr\u00e0 qualcosa come quel che avvenne negli anni 30, il governo decider\u00e0 di riscrivere le regole del gioco permanentemente, non tollerando massiva disoccupazione e insicurezza sociale. Si avr\u00e0 un massivo potenziamento dell\u2019assicurazione sociale, dei benefici alla disoccupazione, la retrocessione del \u201cshareholder value\u201d (valore degli azionisti) e la messa in primo piano dello \u201c<em>stakeholder capitalism<\/em>\u201d, la riduzione della finanziarizzazione, l\u2019affermazione di misure per rendere illegale il buy-back azionario, nazionalizzazioni, riforme fiscali, ricerca pubblica. Tutte cose messe in evidenza anche da Joseph Stiglitz<a href=\"#_ftn30\" name=\"_ftnref30\">[30]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Insomma, quello che gli autori propongono di considerare \u00e8\u00a0<em>una completa riconsiderazione del contratto sociale<\/em>. Quello attuale, ossessionato dal rischio della crescita dell\u2019inflazione, ha generato un senso diffuso di esclusione e marginalizzazione, e un sentimento di ingiustizia. Quel che bisogna fare \u00e8 adattare il welfare state alle nuove condizioni e rafforzare le persone (empowering) e responsabilizzarle a domandare un contratto sociale giusto. La pandemia accelera questa transizione, e cristallizza la scelta rendendo impossibile il ritorno allo status pre-pandemico sotto questo profilo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Che forma prender\u00e0 questo nuovo contratto sociale? Non ci sono soluzioni uniche, perch\u00e9 dipendono dalla storia dei singoli paesi, un \u201cbuon\u201d contratto per la Cina \u00e8 diverso da uno per gli usa, la Svezia o la Nigeria. Ma l\u2019assoluta necessit\u00e0 postpandemica render\u00e0 indispensabile avere\u00a0<em>una forte, se non universale, assistenza sociale, sanit\u00e0 pubblica e servizi di base<\/em>; una\u00a0<em>rafforzata protezione per i lavorator<\/em>i (ad esempio per i lavoratori della gig-economy, nei quali gli impiegati a tempo pieno sono sostituiti da contractor e freelancers). Un altro aspetto critico illustrato dagli autori \u00e8 il\u00a0<em>rischio della societ\u00e0 della sorveglianza<\/em>, anche in questa direzione saranno necessarie regole pubbliche e discussione pubblica.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><strong><em>Il \u201cReset\u201d geopolitico<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Ancora, un\u2019altra dimensione del \u201creset\u201d sar\u00e0 geopolitica.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La pandemia interviene su una situazione nella quale il vuoto di governance globale e la crescita di varie forme di nazionalismi stavano aprendo un vuoto. Si prefigura quindi il rischio concreto di un\u2019anarchia post-pandemica nella quale varie forme di rampante nazionalismo si confrontano nel progressivo riequilibrio in corso tra est e ovest. Gli autori citano in proposito la cosiddetta \u201c<em>trappola di Tucidide<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn31\" name=\"_ftnref31\">[31]<\/a>. Il problema \u00e8 il venire meno del \u201cbene pubblico globale\u201d della \u201cegemonia\u201d americana (controllo delle vie di mare, lotta al terrorismo, \u2026), senza che vi sia un sostituto. Entreremo dunque in una \u201c<em>et\u00e0 dell\u2019entropia<\/em>\u201d nella quale si affermeranno intense lotte per l\u2019influenza e tensioni non mosse dalla ideologia (con l\u2019eccezione dell\u2019Islam) ma dal nazionalismo e dalla competizione per le risorse. Insomma, una era di \u201c<em>deficit di ordine globale<\/em>\u201d. Gli scenari plausibili vanno dalla guerra tra Cina e Usa, all\u2019implosione e fallimento degli stati o petrostati, fragili, la possibile disgregazione della Ue. Quattro questioni sono in particolare sottolineate, in relazione all\u2019accelerazione determinata dalla crisi pandemica ma sulla base di dinamiche in corso: l\u2019erosione della mondializzazione; l\u2019assenza di governance globale; l\u2019incremento della rivalit\u00e0 tra Usa e Cina; la caduta di fragili e fallimentari stati.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>La globalizzazione<\/em>, in primo luogo, secondo il loro racconto era una vaga nozione che si riferiva allo scambio globale tra nazioni di beni, servizi, persone e capitali e di dati. Essa ha portato centinaia di milioni di persone fuori della povert\u00e0, ma da parecchi anni hanno cominciato a prendere il centro della scena i contraccolpi politici e sociali determinati dai costi asimmetrici (in particolare in termini di disoccupazione nel settore manifatturiero nelle zone ad alti salari). Ora, l\u2019opinione degli autori in merito \u00e8 netta:\u00a0<em>l\u2019economia mondiale \u00e8 cos\u00ec interconnessa che la mondializzazione non pu\u00f2 finire, ma \u00e8 possibile che rallenti ed anche che si inverta<\/em>. L\u2019epidemia ha fatto proprio questo, il rischio ha comportato limitazioni, controlli dei confini, protezionismi e il rischio della ripresa di varie forme di nazionalismo. Come mostr\u00f2 il \u201c<em>trilemma di Rodrik<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn32\" name=\"_ftnref32\">[32]<\/a>\u00a0la democrazia \u00e8 possibile, in associazione con gli stati nazionali (ovvero quella che conosciamo e l\u2019unica di fatto esistente) solo se la mondializzazione viene contenuta. Per contrasto, ricordano gli autori, la mondializzazione e gli stati nazionali sono possibili in coesistenza solo se non c\u2019\u00e8 democrazia. Infine, democrazia e mondializzazione presuppongono la scomparsa degli stati nazionali indipendenti (ovvero una qualche forma di impero mondiale). L\u2019Unione Europea \u00e8 stata spesso utilizzata come modello ed esempio della pertinenza del modello concettuale. Combinare l\u2019integrazione economica con la democrazia implica che molte decisioni essenziali sono prese a livello sopranazionale, rompendo la sovranit\u00e0 del livello sottostante. Nel contesto attuale, quindi, il \u2018trilemma\u2019 suggerisce che \u201cla globalizzazione deve necessariamente essere contenuta se noi vogliamo conservare qualche sovranit\u00e0 nazionale o qualche democrazia\u201d<a href=\"#_ftn33\" name=\"_ftnref33\">[33]<\/a>. La crescita dei nazionalismi rende il ritiro della globalizzazione dunque\u00a0<em>inevitabile<\/em>\u00a0in gran parte del mondo e mostra che il rigetto della globalizzazione da parte degli elettori \u201c\u00e8 una risposta razionale quando l\u2019economia \u00e8 forte e l\u2019ineguaglianza alta\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La forma pi\u00f9 visibile di progressiva deglobalizzazione \u00e8 nel suo \u201creattore nucleare\u201d:\u00a0<em>le global supply chain<\/em>. L\u2019accorciamento o la rilocalizzazione delle catene di fornitura sono incoraggiati da: 1) il fatto che il business vede che esiste un trade-off tra resilienza ed efficienza in esse; 2) la pressione politica che va dalla destra alla sinistra.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Chiaramente il completo ritiro delle supply chain globali comporterebbe la necessit\u00e0 di ciclopici investimenti pluriennali per ristrutturare interamente e potenziare le infrastrutture, porti, linee ferroviarie, nuove aree industriali, come sta facendo peraltro il governo giapponese che ha accantonato 243 miliardi per le operazioni di uscita dalla Cina delle sue imprese. Il pi\u00f9 probabile scenario \u00e8 quindi intermedio:\u00a0<em>la regionalizzazione<\/em>. La creazione di molteplici e parzialmente separate aree di free trade, sul modello europeo, come del resto \u00e8 in corso da tempo. Il Covid accelera infatti la divergenza tra Nord America, Europa ed Asia, incoraggiando tutti a guadagnare una sorta di auto-sufficienza interna, e ridurre l\u2019intrico delle supply chain mondiali. Che forma prender\u00e0 tutto questo? Potrebbe anche andare male, ripetendo il cammino della storia nella quale un ciclo di antiglobalizzazione si impose, per gli autori, negli anni trenta, come risultato della Grande Depressione, danneggiando le maggiori economie.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Lo scenario della ripresa del nazionalismo non \u00e8 comunque inevitabile ma bisogner\u00e0 aspettarsi, per un certo numero di anni, una tensione essenziale tra le forze del nazionalismo e quelle dell\u2019apertura lungo tre dimensioni critiche:\u00a0<em>le istituzioni globali, i commerci e i movimenti di capitale<\/em>. Complessivamente nei prossimi anni sar\u00e0 quindi inevitabile che qualche grado di deglobalizzazione avvenga, spinta dalla crescita del nazionalismo e della frammentazione internazionale. Questo non significa che sia meglio ripristinare lo status quo ex ante (l\u2019iperglobalizzazione, per gli autori, \u00e8 caduta di fronte ai suoi costi sociali e politici e non \u00e8 pi\u00f9 difendibile politicamente) ma solo che \u00e8\u00a0<em>importante limitare la possibile caduta verticale e libera della stessa<\/em>, cosa che secondo loro comporterebbe danni maggiori e sofferenze sociali. Una ritirata totale dalla globalizzazione provocherebbe infatti guerre commerciali e militari, danni a tutte le regioni economiche, inoltre crisi sociali e scontri etnici o nazionalismi difensivi. La situazione richiede perci\u00f2 azioni immediate ed energiche, nelle conclusioni proveranno a dire come. Questo \u00e8 uno degli snodi chiave della costruzione egemonica ed ideologica tentata: si deve agire per evitare il peggio per tutti, e tocca a \u201cnoi\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Chiaramente il processo di deglobalizzazione rende anche pi\u00f9 difficile la \u201c<em>global governance<\/em>\u201d, ovvero il \u201cprocesso di cooperazione tra attori internazionali animato dall\u2019obiettivo di provvedere a risposte ai problemi globali\u201d. Include nella definizione la totalit\u00e0 delle istituzioni (pubbliche e soprattutto private), politiche, norme, procedure e iniziative attivate attraverso le diverse nazioni per rendere prevedibile e stabile il cambiamento. Ci\u00f2, in particolare dopo la crisi Covid, \u00e8 reso pi\u00f9 difficile dal conflitto tra gli imperativi locali, che sono a corto-termine, e i cambiamenti globali a lungo termine. Nulla come la reazione alla crisi pandemica lo mostra con maggiore evidenza, ognuno si \u00e8 battuto da solo e tutti hanno cercato di salvarsi per primi, chiudendo agli altri le frontiere, sequestrando i flussi di passaggio di materiale medico, etc. Parte di questo scenario \u00e8 dato dal\u00a0<em>conflitto crescente tra Usa e Cina<\/em>\u00a0(che, per\u00f2, non \u00e8 del tipo di quello tra gli Usa e l\u2019Urss, perch\u00e9 ad opinione degli autori questa non cerca di imporre la sua ideologia al mondo). Secondo il citato Wang Jisi le relazioni sono al loro peggio dal 1979 e il disaccoppiamento economico e tecnologico \u00e8 ormai \u201cirreversibile\u201d e volto a dividere il sistema globale in due parti (come avverte anche Wang Huiyao, Presidente del Centro per la Cina e la Globalizzazione di Beijing). Ovviamente per analizzare questa situazione bisogna ricordare che i due punti di vista cinese e americano sono influenzati in modo decisivo dalla loro storia e dalla posizione che riveste in essa alcuni fatti cruciali, per i cinesi l\u2019umiliazione ottocentesca e per gli Usa la loro posizione di preminenza nel dopoguerra. Ma anche sapere che la pandemia ha avvantaggiato la Cina perch\u00e9 il virus rende inefficace il vantaggio americano di tipo militare (che \u00e8 al momento insuperabile). Ha fatto quindi prevalere il \u201csoft power\u201d cinese, pi\u00f9 efficace per combattere la pandemia ed ha inoltre esposto aspetti della societ\u00e0 americana scioccanti come il fallimento sanitario o il razzismo. Inoltre, la Cina \u00e8 stata in primo piano nell\u2019inviare soccorsi, come ha ricordato Kishore Mahububani. D\u2019altra parte, gli Usa hanno ancora fattori strutturali di forza altamente dominanti, dal sistema universitario al vertice mondiale, alla preminenza del dollaro. Il confronto \u00e8 quindi aperto ed incerto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><strong><em>Il reset ambientale<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Un altro settore nel quale possono essere individuate delle risistemazioni cruciali \u00e8 l\u2019ambiente.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Apparentemente si tratta di una relazione lasca, ma anche qui i rischi sistemici (in prima istanza geopolitici, sociali e tecnologici) si ripercuotono molto velocemente in un mondo altamente interconnesso, e, inoltre, producono relazioni e risposte non lineari che sono difficili, se non impossibili, da prevedere. Una delle differenze \u00e8 che la pandemia richiede risposte immediate e si vede quindi bene la relazione causale, cosa che non avviene per la sfida principale del riscaldamento climatico. Tuttavia, per gli autori la causa \u00e8 comune, al fondo la pandemia \u00e8 causata da una disastrosa zoonosi, la quale \u00e8 stata resa pi\u00f9 probabile dall\u2019insieme del cambiamento climatico e dall\u2019estensione delle attivit\u00e0 umane dovuta alla ipermondializzazione. Gli autori citano l\u2019ormai classico \u201c<em>Spillover<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn34\" name=\"_ftnref34\">[34]<\/a>\u00a0e la lettera al Congresso Usa nella quale pi\u00f9 di cento gruppi ambientalisti e di protezione della biodiversit\u00e0 segnalavano come negli ultimi cinquanta anni i disastri causati da zoonosi siano quadruplicati. E indicavano l\u2019agricoltura responsabile di almeno la met\u00e0 di questi. Ma ci sono anche evidenze, sostiene il libro, di una relazione tra l\u2019inquinamento dell\u2019aria e i rischi pandemici variando il livello di letalit\u00e0 e, tramite altri meccanismi, la relazione tra le aree pi\u00f9 inquinate e quelle a maggiore tasso di mortalit\u00e0 da Covid. D\u2019altra parte, \u00e8 stata registrata una diminuzione delle emissioni climalteranti in relazione agli arresti delle attivit\u00e0, la quale, tuttavia, non \u00e8 stata sufficiente neppure con un terzo della popolazione chiusa in casa.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Dunque, \u00e8 necessario un cambiamento strutturale del modo di produrre energia e dei comportamenti di consumo. Per queste ragioni la pandemia dominer\u00e0 anche questa agenda nel prossimo futuro. Il prossimo UN Cop-26 (poi rinviato a questa estate) dovr\u00e0 scegliere tra due possibili narrative: secondo la prima la crisi \u00e8 cos\u00ec grave che conviene mettere da parte per un poco le misure climatiche e cercare di spingere con tutti i mezzi possibili la ripresa; la seconda cercher\u00e0 di cogliere l\u2019occasione per rilanciare le due agende insieme. Questa seconda \u00e8 la direzione presa da alcuni decision-maker influenti che propongono\u00a0<em>la transizione energetica come occasione per un nuovo e massivo ciclo di investimenti<\/em>\u00a0occasionato dalla stessa crisi pandemica e dalla necessit\u00e0 stringente di rispondervi con massive politiche fiscali. In altre parole, se si deve investire per far ripartire il sistema economico conviene farlo partire in altra direzione, risolvendo i problemi pregressi climatici.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><strong><em>Il \u201cReset\u201d tecnologico<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Infine, avremo un rimescolamento ed accelerazione drastico nel settore tecnologico.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Su questo terreno gli autori ricordano la pubblicazione nel 2016 del libro \u201c<em>La quarta rivoluzione industriale<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn35\" name=\"_ftnref35\">[35]<\/a>. Da allora i cambiamenti tecnologici sono stati sorprendentemente veloci, giustificando la diagnosi di un cambiamento epocale in arrivo. AI, volo dei droni, traduzioni simultanee, i device mobili che diventano sempre pi\u00f9 parte della nostra vita personale e professionale. L\u2019automazione ed i robot che stanno penetrando nella produzione e nel business in modo sempre pi\u00f9 accelerato. L\u2019innovazione nella genetica e nella biologia sintetica che \u00e8 sempre pi\u00f9 vicina al nostro orizzonte. Tutto questo sar\u00e0 accelerato dalla pandemia, che catalizzer\u00e0 nuove tecnologie e \u201cturbocambier\u00e0\u201d ogni business digitale o dimensione digitale dei business esistenti. La trasformazione digitale vedr\u00e0 la pandemia come potentissimo catalizzatore. In questi mesi di blocco forzato delle attivit\u00e0 milioni di persone sono state costrette dalle circostanze a mutare le proprie abitudini, collegarsi in remoto, farsi portare i pasti, consegnare le merci, etc\u2026 per Schwab quando l\u2019emergenza terminer\u00e0 molte cose torneranno, dato che siamo animali sociali,\u00a0<em>ma alcune pratiche si saranno consolidate<\/em>\u00a0(in fondo \u00e8 molto pi\u00f9 economico e facile fare una riunione con zoom, magari tra quattro o cinque citt\u00e0 diverse, che non viaggiare per incontrarsi una mattina). Questa trasformazione ha con l\u2019occasione superato di slancio anche i rallentamenti che i regolatori avevano fino ad ora posto a molte tecnologie (pensiamo ai diritti di volo con i droni, o la resistenza alla telemedicina).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Parimenti\u00a0<em>nel mondo economico sar\u00e0 spinta sempre di pi\u00f9 l\u2019automazione e tutte le forme di telelavoro<\/em>\u00a0(il cosiddetto \u201csmart-working\u201d); ci\u00f2 tanto pi\u00f9 quanto i collegamenti fisici potrebbero essere resi pi\u00f9 difficili dalla frammentazione del contesto della mondializzazione. Sar\u00e0 quindi avviato un ciclo di \u201cturboadozione\u201d in moltissimi settori; Jd.com e Alibaba, giganti dell\u2019e-commerce cinesi, sono ad esempio convinti che nell\u2019arco di dodici mesi la consegna dei pacchi sar\u00e0 integralmente automatizzata. Una grande attenzione bisogner\u00e0 prestare anche alla robotica industriale ed al machine learning. I cosiddetti\u00a0<em>Robotic Process Automation<\/em>\u00a0(RPA) favoriranno la creazione di aree di business pi\u00f9 efficienti e in grado di rivaleggiare sempre di pi\u00f9 con i lavoratori umani.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma una lezione che viene dall\u2019est \u00e8 che una efficiente metodologia, tecnologicamente assistita, di\u00a0<em>contact tracing<\/em>\u00a0\u00e8 un potente fattore di successo contro il Covid-19. Mentre la sua efficacia \u00e8 dimostrata, al contempo pone acuti problemi di privacy. Per cui al di l\u00e0 di Cina, Hong Kong, South Corea, che hanno imposto direttamente misure massive di controllo coercitive (a volte incrociando i dati con le altre fonti, come la rete di videosorveglianza urbana e le spese con carta di credito, altre, come a Hong Kong, arrivando fino ad imporre il braccialetto elettronico ai visitatori) altri paesi, come Singapore, hanno optato per soluzioni meno invasive basate sul bluetooth che non intercetta il segnale oltre i due metri e trasmette i dati al server del Ministero della Salute solo se necessario. \u00c8 l\u2019applicazione\u00a0<em>TraceTogether<\/em>\u00a0che sembra essere stato il modello della nostra. Tuttavia, come evidenziano gli autori, in questo caso resta il problema che le app volontarie sono del tutto inefficaci se, come accade in Italia, troppi rifiutano di scaricarla per paura di fornire i propri dati alle agenzie governative. Con 5,2 miliardi di smartphone esistenti attualmente \u00e8 chiaro che ci sarebbe la piena possibilit\u00e0 tecnologica (il nostro gestore sa sempre dove siamo, fino a che il nostro dispositivo \u00e8 acceso) di tracciare in tempo reale, ma ci sono al momento insuperabili problemi di uniformazione e messa in contatto dei dati.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Del resto, ormai ogni aspetto della nostra vita \u00e8 tracciabile, ogni esperienza digitale, potenzialmente ogni passo nelle nostre citt\u00e0. C\u2019\u00e8 quindi un forte rischio di distopia e gli autori non lo nascondono in alcun modo. In questo contesto viene citato il libro di grande successo di Shoshana Zuboff, \u201c<em>Il capitalismo della sorveglianza<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn36\" name=\"_ftnref36\">[36]<\/a>. Come ha scritto Yuval Harari abbiamo davanti la scelta fondamentale tra una sorveglianza totalitaria (sviluppata ai fini di protezione sanitaria o dal terrorismo) e il potere dei cittadini<a href=\"#_ftn37\" name=\"_ftnref37\">[37]<\/a>. Si tratta del rischio, continuano, di un \u201coscuro futuro di uno stato della sorveglianza techno-totalitario\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><strong><em>I Micro-reset<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nella seconda parte del libro vengono dettagliate le micro-trasformazioni che potrebbero prodursi nell\u2019industria e nel business. Chiaramente per molte industrie la crisi pandemica ha prodotto effetti devastanti, per altre \u00e8 stata un\u2019occasione di ripensare la propria organizzazione. Ad esempio, per molti settori di intrattenimento, viaggi od ospitalit\u00e0, un ritorno alla condizione pre-pandemica \u00e8 inimmaginabile per ogni futuro vicino\u00a0<em>e forse per sempre<\/em>. Per altri, come i settori manifatturieri o del cibo, \u00e8 pi\u00f9 questione di trovare la via per aggiustarsi allo shock e di ricapitalizzarsi per la nuova tendenza (con pi\u00f9 tecnologie digitali). Le cose pi\u00f9 ovvie saranno: incoraggiare il remote working; ridurre i viaggi e le riunioni faccia-a-faccia in favore di interazioni virtuali; accelerare la digitalizzazione di ogni soluzione. Tutto ci\u00f2 non \u00e8 affatto nuovo, ma ora diventa per molti una questione di vita e di morte. Come diretto risultato la IoT sar\u00e0 enormemente potenziata allo specifico scopo di rendere digitale e controllare in remoto quanti pi\u00f9 aspetti possibile dei cicli di produzione. Manutenzione, inventario, strategie di sicurezza possono essere controllate via computer. Ma la trasformazione impatter\u00e0 anche sulle global supply chain, costringendole a riorganizzarsi. L\u2019insieme dei fenomeni messi in movimento, direttamente ed indirettamente, dalla pandemia, costringeranno a ridurre e rilocalizzare le supply chain troppo estese, o intrecciate, e ad elaborare produzioni alternative o piani per il rischio di interruzioni e distruzioni. Ogni business dovr\u00e0 \u201cripensare le sue operazioni e probabilmente sacrificare l\u2019idea di massimizzare la propria efficienza e profitti per potenziare la \u2018sicurezza dell\u2019offerta e la resilienza\u201d<a href=\"#_ftn38\" name=\"_ftnref38\">[38]<\/a>, al fine di proteggersi contro un cambio regolatorio, o di un fornitore specifico. I costi di produzione inevitabilmente saliranno, ma sar\u00e0 il prezzo della sicurezza.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nell\u2019epoca post-pandemica, dunque,\u00a0<em>il business sar\u00e0 soggetto a molta pi\u00f9 interferenza da parte del governo rispetto a prima<\/em>. Saranno implementate regole pi\u00f9 stringenti (ad esempio, sul riacquisto di azioni, o la distribuzione di dividendi) per pratiche giudicate immorali, dal momento che le imprese molto spesso dovranno chiedere l\u2019aiuto per ristrutturarsi. Ma anche riceveranno istruzioni su cosa produrre, al fine di garantire un plafond di produzioni strategiche di area (regionale). La massimizzazione dei profitti e lo short-terminism non sar\u00e0 pi\u00f9 favorito o tollerato, perch\u00e9 rende tutti pi\u00f9 fragili in vista di future crisi. Inoltre, sempre secondo gli autori, nel mondo la pressione a ridurre la protezione sociale e abbassare i salari\u00a0<em>cesser\u00e0 e si invertir\u00e0<\/em>. Molto probabilmente nel mondo post-pandemico diventeranno centrali le lotte per i salari minimi e il potenziamento dei sindacati. Molto probabilmente le compagnie dovranno adattarsi se vorranno accedere ai fondi pubblici e\u00a0<em>la gig economy soffrir\u00e0 di questo pi\u00f9 di ogni altro settore<\/em>, \u201cil governo le forzer\u00e0 a offrire ai lavoratori contratti con i benefici e le protezioni sociali e sanitarie\u201d<a href=\"#_ftn39\" name=\"_ftnref39\">[39]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma gli effetti annunciati pi\u00f9 importanti sono su turismo e sul settore dell\u2019entertainment, dove le cose devono avvenire oggi \u201cdi persona\u201d (l\u2019elenco \u00e8 terrificante, e comprende in effetti l\u2019enorme cifra dell\u201980% del totale dei posti di lavoro in Usa). Attivit\u00e0 come viaggi e vacanze, bar e ristoranti, eventi sportivi, cinema e teatri, concerti e festival, conferenze e convegni, musei e librerie, educazione, saranno costrette a ridefinirsi. Anzi, per come la mettono \u201c<em>essi non potranno trovare spazio nel mondo virtuale o, se lo potranno, solo in una forma monca e subottimale<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn40\" name=\"_ftnref40\">[40]<\/a>. Durante l\u2019intera epidemia, per mesi e forse un anno (il libro \u00e8 uscito sei mesi fa) dovranno adattarsi e una ridotta capacit\u00e0. Pi\u00f9 specificamente,\u00a0<em>la trasformazione favorir\u00e0 le grandi catene<\/em>, mentre distrugger\u00e0 fino al 75% dei piccoli esercizi. Al capo opposto le grandi compagnie di viaggi, ad esempio aeree, andranno incontro ad un mutamento cataclismico che avr\u00e0 carattere permanente (venendo esacerbato dal mutamento delle abitudini di viaggio delle imprese). Ma l\u2019impatto sugli aeroporti si propagher\u00e0 gi\u00e0 per le connessioni a monte ed a valle, colpendo le catene di auto rent, le imprese che costruiscono aerei e l\u2019intera lunga catena di fornitori.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quindi ci sono stati, e ci saranno, impatti sui comportamenti di acquisto e sull\u2019educazione. Insomma, ci saranno numerosi ed in parte imprevedibili impatti su diverse filiere, alcune in incremento ed altre in decremento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Anche gli impatti sulla vita urbana<\/em>\u00a0delle grandi citt\u00e0 potrebbero essere davvero molto grandi, perch\u00e9 anche se solo una piccola parte degli abitanti e users sceglier\u00e0 di non frequentarle pi\u00f9, cercando luoghi pi\u00f9 verdi, decentrati, comodi ed economici, tante attivit\u00e0 dagli elevati costi fissi, la cui profittabilit\u00e0 \u00e8 impostata al margine subiranno egualmente durissimi e durevoli contraccolpi. E subir\u00e0 notevolissimi contraccolpi il settore del \u201c<em>commercial real estate<\/em>\u201d che \u00e8 un essenziale driver della crescita economica globale. Potrebbe crearsi un eccesso di offerta di uffici e servizi centrali (il recente abbandono repentino del progetto decennale del nuovo stadio della Roma, da parte di una propriet\u00e0 che \u00e8 specificamente nel business del turismo e del lusso \u00e8 un segnale chiaro in tale direzione) che porter\u00e0 ad una enorme catena di fallimenti di portata sistemica. In molte grandi citt\u00e0 i prezzi delle case, ed in particolare dei locali commerciali ed affitti, cadranno per un lungo periodi di tempo, inevitabilmente. La possibilit\u00e0 di lavorare in remoto, al contrario, determiner\u00e0 la crescita delle regioni e delle citt\u00e0 (piccole probabilmente) nelle quali la qualit\u00e0 della vita \u00e8 migliore, in particolare fino a che i prezzi delle case resteranno accessibili.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Qualcosa di altrettanto distruttivo potrebbe avvenire ai grandi campus, il cui business model potrebbe andare in bancarotta.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma ci saranno effetti anche sul big teach, la salute e l\u2019industria del benessere, il settore finanziario, l\u2019industria automobilistica e quella energetica. Alcune di queste saranno ovviamente avvantaggiate dal clima indotto dalla pandemia, tra queste il big teach, che \u00e8 un settore ad alta resilienza, e il settore della salute, ovviamente centrale. \u00c8 probabile che saranno anche potenziate e favorite dal governo le attivit\u00e0 sportive (in particolare all\u2019aperto), per i loro effetti salutari e socializzanti. Altri settori spinti alla trasformazione, ma anche favoriti, saranno quello finanziario al dettaglio (che si sposter\u00e0 sempre pi\u00f9 on line, riducendo i costi), quello dell\u2019automotive, e quello della produzione elettrica che andr\u00e0 incontro alla inevitabile transizione, con massivi investimenti. Inoltre, le banche, sotto un altro profilo, si troveranno al centro della tempesta. Dovranno infatti far fronte alla crisi di liquidit\u00e0 dei clienti e di non-performimg loans che cresceranno enormemente.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><strong><em>I Reset individuali<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Quindi ci sono i cambiamenti individuali.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Attraverso i suoi effetti che il testo classifica come \u201cMacro\u201d e \u201cMicro\u201d la pandemia avr\u00e0 comunque importanti conseguenze anche a livello individuale. In primo luogo, essa ha gi\u00e0 costretto la maggioranza della popolazione del mondo ad autoisolarsi da amici e familiari, a cambiare completamente i propri piani personali e professionali, e ha creato profonde insicurezze economiche, psicologiche e di sicurezza fisica. Ci ha ricordato la nostra fragilit\u00e0 umana e quella delle nostre societ\u00e0. D\u2019altra parte, una prima impressione \u00e8 stata che la pandemia potesse unire le persone (ci sono stati episodi spontanei di tipo comunitario, solidaristico), ma in una seconda si \u00e8 visto che in realt\u00e0 le ha separate. Ma\u00a0<em>la reazione pi\u00f9 rilevante \u00e8 l\u2019incertezza<\/em>. L\u2019essere umano ha bisogno sempre di avere qualche certezza e non sapere cosa avverr\u00e0, o perch\u00e9, induce un profondo turbamento che pu\u00f2 arrivare ad un senso di vergogna e disonore. Questo insieme di confuse ragioni induce molti a cercare di ridurre lo stress cercando un rifugio nel pensiero in \u201cbianco o nero\u201d e in soluzioni semplicistiche, per questo secondo gli autori proliferano teorie cospiratorie e una enorme propagazione di rumore, fake news, falsit\u00e0 e altre strane idee. Inoltre, la pandemia ha scatenato un dibattito con importanti implicazioni morali circa la salvaguardia a tutti i costi della crescita economica a discapito della salute dei pi\u00f9 deboli. Su questo terreno le scuole libertariane e utilitariste si sono scontrate con quelle incentrate sui beni comuni in una disputa difficile da risolvere. Gli autori ricordano che inizialmente sono state assunte posizioni di stretta protezione ed anche di apertura (in Uk), che successivamente sono state abbandonate quando i costi hanno cominciato a manifestarsi pienamente.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nell\u2019immediato post-pandemia non potr\u00e0 quindi essere portata avanti indefinitamente la chiusura (anche la crisi economica uccide le persone, come ha scritto Amartya Sen). E, del resto, ormai \u00e8 chiaro che essa produce ingenti danni anche riferiti alla sanit\u00e0 mentale.\u00a0<em>Occorrer\u00e0 perci\u00f2 trovare un compromesso\u00a0<\/em>che dipende essenzialmente, per ognuno di noi, dai valori che considera preminenti. Ci\u00f2 potrebbe costituire un\u2019occasione di ripensare le nostre priorit\u00e0 e comportamenti. Migliorando la nostra creativit\u00e0, gestione del tempo, comportamenti di consumo, amore per la natura e ben essere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><strong><em>In conclusione.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>La crisi del Covid ha esasperato tutte le linee di faglia che erano presenti nella nostra societ\u00e0,<\/em>\u00a0ineguaglianze, senso di ingiustizia, incremento della divisione geopolitica, polarizzazione politica, crescita del deficit pubblico e dell\u2019alto livello del debito, inesistente governance globale, eccessiva finanziarizzazione, degrado dell\u2019ambiente. Cosa ci riserva il futuro? Sar\u00e0 solo un lampo prima del tuono, o andr\u00e0 meglio? Per gli autori in effetti noi non lo sappiamo, \u201cma quel che sappiamo \u00e8 che se non riavviamo il mondo di oggi quello di domani sar\u00e0 profondamente peggiore\u201d<a href=\"#_ftn41\" name=\"_ftnref41\">[41]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per evitarlo dobbiamo a loro parere, \u00e8 anzi assolutamente necessario,\u00a0<em>avviare un \u201cgran Reset\u201d.<\/em>\u00a0Dove, per\u00f2, il termine va letto come riorganizzazione. Se non riusciamo infatti a riparare i mali che sono da tempi radicati nella nostra societ\u00e0 e nella sua economia aumenter\u00e0 il rischio che, come \u00e8 pi\u00f9 volte accaduto, \u201c<em>alla fine un ripristino sar\u00e0 imposto da shock violenti come conflitti e persino rivoluzioni<\/em>\u201d. \u00c8 per questo che la pandemia, con tutte le sue sofferenze, \u201crappresenta una rara finestra di opportunit\u00e0 per riflettere, reimmaginare e ripristinare il nostro mondo\u201d<a href=\"#_ftn42\" name=\"_ftnref42\">[42]<\/a>. Si tratta, seguendo una facile retorica, di fare del mondo un posto meno divisivo, meno inquinato, distruttivo, pi\u00f9 inclusivo, equo e giusto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Schwab, rivolgendosi ai suoi interlocutori, le \u00e9lite economiche del mondo, dichiara quindi espressamente che non fare nulla\u00a0<em>non \u00e8 una opzione<\/em>. Chi resister\u00e0, dicendo che in fondo il mondo si \u00e8 sempre riassestato dopo ogni crisi, che la ricchezza sta continuamente aumentando e che tutto andr\u00e0 a posto da solo, si sbaglia; trascura che quelle della crescita della ricchezza sono solo medie, bisogna vedere dove va, il numero di persone che sono affondate e non si vedono in quelle medie cresce sempre di pi\u00f9. La rabbia cresce, come il caso di George Floyd mostra. In quella mobilitazione, in corso mentre il testo veniva scritto, una gigantesca esplosione di sentimenti repressi e di lunga frustrazione per l\u2019ingiustizia ha creato un immediato movimento di massa.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Certo, non \u00e8 difficile vedere che l\u2019epidemia \u00e8 leggera rispetto a quelle del passato quanto a tasso di mortalit\u00e0, ma questa considerazione pu\u00f2 indurre in errore. Il mondo strettamente interconnesso contemporaneo e l\u2019insieme dei molti problemi che ha con s\u00e9 la rende\u00a0<em>egualmente<\/em>\u00a0un detonatore micidiale. Perci\u00f2 quel che accadr\u00e0 \u00e8 che nel mondo post-pandemico le questioni di giustizia, la stagnazione dei redditi \u201cper una vasta maggioranza\u201d e la ridefinizione del complessivo contratto sociale\u00a0<em>si imporranno all\u2019agenda<\/em>. Insieme ad esse si imporranno le questioni ambientali e quelle dello sviluppo della tecnologia a favore dell\u2019intera societ\u00e0, e solo non di pochi privilegiati. Come il testo ammette tutti questi problemi c\u2019erano anche prima, ma ora sono al centro del tavolo e ci rimarranno.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Secondo la stringente posizione ideologica degli autori l\u2019assoluto prerequisito per affrontarli e risolverli \u00e8 quindi solo la collaborazione e cooperazione tra i paesi del mondo. Non progrediremo senza. In altre parole, perch\u00e9 sia attivata un\u2019era di maggiore cooperazione e non di nazionalismo e separazione \u00e8 necessario che appena l\u2019economia riparte siano implementati realmente i\u00a0<em>2030 Sustainable Development Goals<\/em><a href=\"#_ftn43\" name=\"_ftnref43\">[43]<\/a><em>\u00a0<\/em>delle Nazioni Unite e si proceda ad una profonda ristrutturazione che mobiliti le migliori forze.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questo auspicio \u00e8 alla fine il \u201cGran Reset\u201d:\u00a0<em>che dalla caduta venga la forza di rialzarsi<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Non bisogna leggere molte delle cose scritte in questo libro come se fossero false per il solo fatto che lo dice il direttore del World Economic Forum di Davos. Molte sono giuste, e alcune sembrano addirittura prefigurare una sorta di necessaria \u201csvolta keynesiana\u201d. Molte sono le cose che abbiamo anche noi sempre detto. Per certi versi sono le stesse che dice la MMT, o che ripete sempre la Mazzucato. \u00c8 prevista una certa ritirata della mondializzazione, ed un avanzamento della funzione di regolazione e spesa pubblica. \u00c8 chiaramente e dichiaratamente annunciata la fine del neoliberismo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Tuttavia,\u00a0<em>\u00e8 il senso dell\u2019operazione che \u00e8 diverso<\/em>. Diverso \u00e8 l\u2019interlocutore, come\u00a0<em>altro il soggetto<\/em>\u00a0chiamato a mobilitarsi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Si tratta di cambiare tutto per non cambiare niente<\/em>. Tomasi di Lampedusa deve essere una delle letture serali del nostro. L\u2019orizzonte non \u00e8 una nuova versione del \u201c<em>embebbled capitalism<\/em>\u201d (o \u201cliberalism\u201d, come scrisse John Ruggie<a href=\"#_ftn44\" name=\"_ftnref44\">[44]<\/a>) di Bretton Woods, ma una maggiore centralit\u00e0 nell\u2019organizzazione sociale e nella stabilizzazione delle grandi imprese. \u00c8 quindi uno \u201c<em>Stakeholders capitalism<\/em>\u201d. Qualcosa che pu\u00f2 ricordare il sistema privatizzato del welfare ludico del tardo Impero Romano, anche l\u00ec in un contesto di dissoluzione sociale e di altissima dispersione dei centri di potere. Come propose allora Simmaco, la classe (senatoria) si pu\u00f2 compattare intorno al compito di essere per conto dell\u2019autorit\u00e0 pubblica\u00a0<em>editor<\/em>, individualmente e collettivamente, dei giochi cistercensi (e gladiatorii) che esibiscono il potere, aggregano spettatori e clientes, controllano e organizzano il consenso.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Si tratta quindi di trovarne l\u2019equivalente in un welfare privatizzato, inestricabilmente corporate e di stato. Una centralit\u00e0 tra impresa e territorio che \u00e8 fatta di\u00a0<em>noblesse oblige<\/em>\u00a0da parte di questa e di grata accoglienza da parte del cliente, pubblico, beneficiario, dipendente, \u2026 tutto questo ma non cittadino.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Lo dice meglio, e pi\u00f9 esplicitamente, anche la McKinsey<a href=\"#_ftn45\" name=\"_ftnref45\">[45]<\/a>:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0L\u2019economia di libero mercato \u00e8 una delle ragioni pi\u00f9 importanti per la creazione di ricchezza e miglioramento della qualit\u00e0 della vita di cui l\u2019umanit\u00e0 ha goduto nelle ultime generazioni,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Eppure, c\u2019\u00e8 rabbia e sfiducia palpabili nei confronti dell\u2019idea di capitalismo, e del ruolo del business in molte societ\u00e0,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Gi\u00e0 prima che il Covid-19 cambiasse il mondo il 60% delle persone pensava che il capitalismo stesse facendo pi\u00f9 male che bene in 22 paesi su 28 interpellati,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Quindi gli uomini di affari non possono stare dietro le quinte, devono prendere l\u2019iniziativa,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00c8 un\u2019opportunit\u00e0 per un cambiamento positivo, la missione non \u00e8 di servire gli azionisti ma clienti, fornitori, lavoratori e comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Insomma, gi\u00f9 nella stiva, legati alle catene e privi di luce ed acqua, mentre il naufragio si avvicina arriva una voce dall\u2019alto. I capitani dicono di fidarsi, loro sanno cosa \u00e8 bene per tutti e sanno come portare la nave in porto, si prenderanno carico di ogni cosa.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questa sarebbe la fine del neoliberismo per Schwab.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Certo, il neoliberalismo ha avuto un inizio al termine del ciclo keynesiano, e come tutto avr\u00e0 fine.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma non \u00e8 ancora il momento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211; Una fondazione svizzera i cui partner sono in pratica l\u2019intero campo delle primarie aziende multinazionali del mondo occidentale. Si va da multinazionali come Air Liquid (azienda chimica americana), ABB, ABN Amro, Astra Zeneca,\u00a0\u00a0Basf, Bayer, Boeing, BP, Hitachi, Chevron, Enel, Eni, General Electric, Honda, Hyundai, Mitsubishi, Moderna,\u00a0\u00a0PepsiCo, Petronas, Pfizer, Nestl\u00e8, Nielsen, Nokia, Total, Novartis, Volvo, Volkswagen, Walmart, Snam, Sony, Siemens, Unilever, UPS, Tata, Coca Cola, Lego Brand Group, Lookheed Martin, Saipem, Johnson e &amp; Johnson, a fondi ed aziende finanziarie come Algebris, Allianz, AXA, Bank of America, Credit Swisse, Deutsche Bank, Visa, Nomura, Barclays, JP Morgan Chase, UBS, Unipol, BlackRock, Generali, Goldman Sachs, Western Union, HSBC, Intesa, Morgan Stanley, aziende di consulenza come McKinsey, Accenture, della new economy come Adobe, Apple, Amazon, Cisco, Microsoft, Facebook, Google, HP, IBM, Tibco, Zoom, istituzioni come la nostra Cassa Depositi e Prestiti, la Banca Europea degli Investimenti, o istituzioni cinesi ed aziende come Alibaba, Huawei, China Energy Investment, China Construction Bank, China Railway Group, State Grid Corporation of China, la Russian Direct Investment Fund, il Saudi Industrial Investment Fund, Banche centrali come la State Bank of India. Questo per restare ai primi nomi di un lunghissimo elenco nel quale in pratica non manca nessuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; Un altro autore specializzato in questa sottoletteratura \u00e8 Richard Florida, il quale nel 2011 ha pubblicato un libro dal medesimo titolo \u201c<em>The Great Reset<\/em>\u201d, Harper. O Richard Baldwin, specializzatosi nel descrivere ad ampio raggio i processi di innovazione tecnologica ed i suoi effetti sul mutamento sociale e politico (e geopolitico), si tratta ti libri come \u201c<em>La grande convergenza<\/em>\u201d, quando nel 2016 ipotizzava una terza ondata della mondializzazione (ne abbiamo parlato in\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/12\/richard-baldwin-la-grande-convergenza-e.html\">questo post<\/a>), o, il pi\u00f9 recente \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/09\/richard-baldwin-rivoluzione-globotica.html\"><em>Rivoluzione globotica<\/em><\/a>\u201d, di tre anni dopo. In un ambito per certi versi pi\u00f9 ristretti, focalizzato sul mutamento tecnologico, si pu\u00f2 leggere Brynjolfsson e McAfee (\u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/09\/andrew-mcafee-erik-brynjolfsson-la.html\"><em>La macchina e la folla<\/em><\/a>\u201d, 2017) Tyler Cowen (\u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2015\/07\/tyler-cowen-la-media-non-conta-piu.html\"><em>La media non conta pi\u00f9<\/em><\/a>\u201d, 2015) o Jerry Kaplan (\u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2018\/02\/jerry-kaplan-le-persone-non-servono.html\"><em>Le persone non servono<\/em><\/a>\u201d, 2016).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Mariana Mazzucato, \u201c<em>Il valore di tutto. Chi lo produce e chi lo sottrae nell\u2019economia globale<\/em>\u201d, Laterza 2018 (ed.or 2018). Un testo ambizioso nel quale nella prima parte cerca di rivitalizzare l\u2019illustre tradizione risalente almeno a Smith che vede distinguere tra lavori produttivi di valore e non, e che, su questa base, pone sistematicamente in discussione la pretesa della finanza di contribuire allo sviluppo del valore, distinguendo tra \u201ccapitali pazienti\u201d e \u201cspeculativi\u201d, a breve termine ed improduttivi. La chiave \u00e8 la medesima poi prescelta da Schwab, occorre passare nuovamente dalla massimizzazione del valore per gli azionisti (\u201cimproduttiva\u201d) alla creazione di effettivo valore per gli \u201cStakeholders\u201d (cfr. p.200). La conclusione, tuttavia, diversamente dal nostro, \u00e8 che bisogna andare verso la ricostruzione della fiducia nella funzione pubblica e \u201cfissare una missione\u201d (p.278).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; Mariana Mazzucato, \u201c<em>Mission economy. A Moonshot Guide to Changing Capitalism<\/em>\u201d, Allen Lane, 2021. Libro nel quale l\u2019economista inglese riflette sulla crisi pandemica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; Stephanie Kelton, \u201c<em>Il mito del deficit<\/em>\u201d, Fazi editore 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; Richard Baldwin, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/09\/richard-baldwin-rivoluzione-globotica.html\"><em>Rivoluzione globotica<\/em><\/a>\u201d, Il Mulino 2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; Paul Collier, \u201c<em>Il futuro del capitalismo<\/em>\u201d, Laterza 2020 (ed.or. 2018).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; Raghuram Rajan, \u201c<em>Il terzo pilastro. La comunit\u00e0 dimenticata da Stato e mercati<\/em>\u201d, Bocconi Editore 2019 (ed. or. 2019).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211; Thomas Piketty, \u201c<em>Capitale e ideologia<\/em>\u201d, La nave di Teseo, 2020 (ed.or. 2020).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211; Branko Milanovic, \u201c<em>Capitalismo contro capitalismo. La sfida che decider\u00e0 il nostro futuro<\/em>\u201d, Laterza 2020 (ed. or. 2019).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0&#8211; Francis Fukuyama, \u201c<em>Identit\u00e0. La ricerca della dignit\u00e0 e i nuovi populismi<\/em>\u201d, Utet 2019 (ed. or. 2018).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0&#8211; Termine chiaramente polisemico, ma che qui si intende spendere per la sua capacit\u00e0 di organizzare il senso e creare un ordine, sposato dai soggetti che essa stessa costituisce non per mero interesse bens\u00ec per adesione ad un intero \u2018mondo\u2019 internamente coerente. L\u2019ordine (ed il \u2018mondo\u2019) comprende tecniche, saperi, culture e ruoli. Ogni operazione consapevolmente egemonica \u00e8 una sorta di sfida al mondo come \u00e8, definisce dei nemici e si sforza di dissolverne la coerenza e coesione, combatte certezze, crea idee nuove (spesso rimontate dalle vecchie). Ogni nuovo assetto egemonico ha i suoi soggetti ed i suoi attori cruciali, individua dei valori irrinunciabili e dei disvalori da respingere, include delle tecniche, produce una economia. Creando soggettivit\u00e0 si fa carico di esse, e risponde ai bisogni che fa emergere come decisivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0&#8211; In poche parole, lo scheletro era dato dalla integrale subordinazione del consumo, messo a centro dell\u2019uomo stesso, alla logica capitalista, negoziando da una parte produttivit\u00e0 e distribuzione in termini reali (in modo da garantire da riproduzione della forza-lavoro e la stabilit\u00e0 sociale, ovvero la riproduzione sociale) e dall\u2019altra la gestione politica della moneta (progressivamente smaterializzata in tutti gli anni sessanta e settanta, con enormi conseguenze sistemiche).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2021\/02\/il-proconsole-imperiale-draghi-serpenti.html\">Il Proconsole imperiale: draghi, serpenti, vermi<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0&#8211; Rutilio Namaziano, \u201c<em>De reditu<\/em>\u201d, cit in Sergio Roda, \u201cNobilt\u00e0 burocratica, aristocrazia senatoria, nobilt\u00e0 provinciali\u201d, \u201c<em>Storia di Roma<\/em>\u201d, 3.I, Crisi e trasformazioni, Einaudi, 1993, p.643.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0&#8211; Klaus Schawb, Thierry Malleret, \u201c<em>Covid-19: the great reset<\/em>\u201d, Word Economic Forum, 2020, citazioni dal e-book.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0&#8211; Klaus Schawb, Peter Vanham, \u201c<em>Stakeholder Capitalism<\/em>\u201d, Wiley, aprile 2021. Nel libro Schwab propone di superare lo \u201c<em>shareholder capitalism<\/em>\u201d che fu all\u2019origine della volta neoliberale (una delle parole d\u2019ordine della Scuola di Chicago) in favore di un nuovo capitalismo che, invece degli azionisti, pone al centro le imprese private come \u201c<em>fiduciari della societ\u00e0<\/em>\u201d. In questo spostamento di accento sono le stesse aziende che dovrebbero farsi carico della trasformazione del modello e pagare le giuste tasse, combattere al loro interno la corruzione, promuovere parit\u00e0 di condizioni concorrenziali e sostenere i diritti umani e dei lavoratori. Esse, le imprese, sono le principali interessate al comune futuro. Come scrive lo stesso autore: \u201cI business leaders oggi hanno una incredibile opportunit\u00e0. Dando allo\u00a0<em>stakeholder capitalism<\/em>\u00a0un significato concreto, possono muoversi oltre le obbligazioni legali e confermare il proprio dovere verso la societ\u00e0. Possono portare il mondo pi\u00f9 vicino all\u2019ottenimento di obiettivi condivisi, come quelli emersi con l\u2019accordo di Parigi sul clima o gli Sdgs. Se i business leader realmente vogliono lasciare il proprio segno nel mondo, non hanno alternative\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0&#8211; Klaus Schawb, \u201c<em>La quarta rivoluzione industriale<\/em>\u201d, Franco Angeli, 2016; Klaus Schawb, \u201cGovernare la quarta<em>\u00a0rivoluzione industriale<\/em>\u201d, Franco Angeli, 2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a>\u00a0&#8211; \u201c<a href=\"https:\/\/www.weforum.org\/agenda\/2019\/12\/davos-manifesto-2020-the-universal-purpose-of-a-company-in-the-fourth-industrial-revolution\/\"><em>The Davos Manifesto<\/em><\/a>\u201d \u00e8 un set di principi etici che dovrebbe fungere da guida per le imprese nell\u2019et\u00e0 della quarta rivoluzione industriale. Pubblicato nel 2020 dichiara che lo scopo di un\u2019azienda non \u00e8 di servire i propri azionisti, ma di coinvolgere tutti i suoi stakeholders nella creazione di valore condiviso. Dipendenti, clienti, fornitori, comunit\u00e0 locali e societ\u00e0, comprendendone ed armonizzandone gli interessi e orientandosi verso la prosperit\u00e0 a lungo termine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8211;\u00a0<em>Un&#8217;azienda serve i propri clienti<\/em>\u00a0fornendo una proposta di valore che soddisfi al meglio le loro esigenze.\u00a0Accetta e sostiene una concorrenza leale e condizioni di parit\u00e0.\u00a0Ha tolleranza zero per la corruzione.\u00a0Mantiene affidabile e degno di fiducia l&#8217;ecosistema digitale in cui opera.\u00a0Rende i clienti pienamente consapevoli della funzionalit\u00e0 dei suoi prodotti e servizi, comprese le implicazioni negative o le esternalit\u00e0 negative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8211;\u00a0<em>Un&#8217;azienda tratta le sue persone con dignit\u00e0 e rispetto<\/em>.\u00a0Onora la diversit\u00e0 e si impegna per il miglioramento continuo delle condizioni di lavoro e del benessere dei dipendenti.\u00a0In un mondo in rapido cambiamento, un&#8217;azienda promuove l&#8217;occupabilit\u00e0 continua attraverso il miglioramento delle competenze e la riqualificazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8211;\u00a0<em>Un&#8217;azienda considera i propri fornitori come veri partner nella creazione di valore<\/em>.\u00a0Offre una buona possibilit\u00e0 ai nuovi operatori di mercato.\u00a0Integra il rispetto dei diritti umani nell&#8217;intera catena di fornitura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8211;\u00a0<em>Un&#8217;azienda serve la societ\u00e0 in generale attraverso le sue attivit\u00e0<\/em>, sostiene le comunit\u00e0 in cui lavora e paga la sua giusta quota di tasse.\u00a0Garantisce un utilizzo sicuro, etico ed efficiente dei dati.\u00a0Agisce come amministratore dell&#8217;universo ambientale e materiale per le generazioni future.\u00a0Protegge consapevolmente la nostra biosfera e promuove un&#8217;economia circolare, condivisa e rigenerativa.\u00a0Espande continuamente le frontiere della conoscenza, dell&#8217;innovazione e della tecnologia per migliorare il benessere delle persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0<em>Un&#8217;azienda fornisce ai propri azionisti un ritorno sull&#8217;investimento che tiene conto dei rischi imprenditoriali sostenuti e della necessit\u00e0 di innovazione continua e investimenti sostenuti<\/em>.\u00a0Gestisce responsabilmente la creazione di valore a breve, medio e lungo termine alla ricerca di rendimenti sostenibili per gli azionisti che non sacrificano il futuro per il presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8211;\u00a0<em>Un&#8217;azienda \u00e8 pi\u00f9 di un&#8217;unit\u00e0 economica che genera ricchezza.\u00a0Soddisfa le aspirazioni umane e sociali come parte del pi\u00f9 ampio sistema sociale.\u00a0<\/em>La performance deve essere misurata non solo sul ritorno agli azionisti, ma anche sul modo in cui raggiunge i suoi obiettivi ambientali, sociali e di buona governance.\u00a0La remunerazione dei dirigenti dovrebbe riflettere la responsabilit\u00e0 delle parti interessate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8211;\u00a0<em>Un&#8217;azienda che ha un ambito di attivit\u00e0 multinazionale non solo serve tutti quegli stakeholder che sono direttamente coinvolti, ma si comporta come stakeholder &#8211; insieme ai governi e alla societ\u00e0 civile &#8211; del nostro futuro globale<\/em>.\u00a0La cittadinanza globale aziendale richiede a un&#8217;azienda di sfruttare le proprie competenze di base, la propria imprenditorialit\u00e0, abilit\u00e0 e risorse rilevanti in sforzi di collaborazione con altre aziende e parti interessate per migliorare lo stato del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0&#8211; Certo, non \u00e8 la prima epidemia che ha colpito l\u2019umanit\u00e0, n\u00e9 la peggiore. La peste del 1300, ad esempio, distrusse dal 20 al 40% della popolazione europea e indusse a creare pratiche come la \u201cquarantena\u201d, e le prime forme di \u201cinstitutionalized public healt\u201d. Al contempo creando sempre forme di ansia sociale e di isteria di massa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a>\u00a0&#8211; Schwab, op.cit., p. 12.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a>\u00a0&#8211; Op.cit., p. 21<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a>\u00a0&#8211; Per la storia di questo concetto, e la sua pratica politica, si veda Alessandro Visalli, \u201c<em>Dipendenza<\/em>\u201d, Meltemi 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a>\u00a0&#8211; Op.cit., p. 43<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, ad esempio, i testi prima citati di Brynjolffson o di Tyler Cowen e di Baldwin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\">[26]<\/a>\u00a0&#8211; Stephanie Kelton, \u201c<em>Il mito del deficit<\/em>\u201d, Fazi Editore 2020. Ma c\u2019\u00e8 una importante differenza, anche se nessuno dei due libri entra nei dettagli quello dell\u2019economista americana non propone un reddito universalista di prima istanza, ma un programma di lavoro garantito sul modello del New Deal. \u00c8 chiaro che in questo modo le imprese non sono pi\u00f9 al centro della scena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref27\" name=\"_ftn27\">[27]<\/a>\u00a0&#8211; Op.cit., p. 67.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref28\" name=\"_ftn28\">[28]<\/a>\u00a0&#8211; Op.cit., p.78<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref29\" name=\"_ftn29\">[29]<\/a>\u00a0&#8211; Op.cit., p.92, nota 68.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref30\" name=\"_ftn30\">[30]<\/a>\u00a0&#8211; Op.cit., p.94, nota 69<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref31\" name=\"_ftn31\">[31]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda Graham Allison, \u201c<em>Destinati alla guerra. Possono l\u2019America e la Cina sfuggire alla trappola di Tucidide?<\/em>\u201d Fazi Editore, 2018.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref32\" name=\"_ftn32\">[32]<\/a>\u00a0&#8211; Viene citato il classico libro di Dani Rodrik, \u201c<em>La globalizzazione intelligente<\/em>\u201d, Laterza, 2011.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref33\" name=\"_ftn33\">[33]<\/a>\u00a0&#8211; Op.cit., p. 107<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref34\" name=\"_ftn34\">[34]<\/a>\u00a0&#8211; David Quammen, \u201c<em>Spillover<\/em>\u201d, Adelphi 2012.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref35\" name=\"_ftn35\">[35]<\/a>\u00a0&#8211; Klaus Schwab, \u201c<em>La quarta rivoluzione industriale<\/em>\u201d, op.cit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref36\" name=\"_ftn36\">[36]<\/a>\u00a0&#8211; Shoshana Zuboff, \u201c<em>Il capitalismo della sorveglianza\u201d,\u00a0<\/em>Luiss 2020<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref37\" name=\"_ftn37\">[37]<\/a>\u00a0&#8211; Op.cit., p.168<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref38\" name=\"_ftn38\">[38]<\/a>\u00a0&#8211; Op.cit., p. 180<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref39\" name=\"_ftn39\">[39]<\/a>\u00a0&#8211; Op.cit., p. 184<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref40\" name=\"_ftn40\">[40]<\/a>\u00a0&#8211; Op.cit., p. 191<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref41\" name=\"_ftn41\">[41]<\/a>\u00a0&#8211; Op.cit., p. 243<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref42\" name=\"_ftn42\">[42]<\/a>\u00a0&#8211; Nota 165<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref43\" name=\"_ftn43\">[43]<\/a>\u00a0&#8211; Cfr\u00a0<a href=\"https:\/\/unric.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2019\/11\/Agenda-2030-Onu-italia.pdf\">https:\/\/unric.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2019\/11\/Agenda-2030-Onu-italia.pdf<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref44\" name=\"_ftn44\">[44]<\/a>\u00a0-John Gerard Ruggie, \u201cInternational Regimes, Transactions, and Change: Embedded Liberalism in the Postwar Economic Order\u201d.\u00a0<em>International Organization<\/em>\u00a036 (2), 1982.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref45\" name=\"_ftn45\">[45]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda\u00a0<a href=\"https:\/\/www.mckinsey.com\/business-functions\/strategy-and-corporate-finance\/our-insights\/the-case-for-stakeholder-capitalism\">https:\/\/www.mckinsey.com\/business-functions\/strategy-and-corporate-finance\/our-insights\/the-case-for-stakeholder-capitalism#<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2021\/03\/klaus-schawb-e-thierry-malleret-covid.html\">http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2021\/03\/klaus-schawb-e-thierry-malleret-covid.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il prof Schwab \u00e8 un ingegnere che ha anche un dottorato in economia alla famosa Universit\u00e0 di Friburgo, in pratica la patria dell\u2019ordoliberalesimo, con un master in Public Administration ad Harvard, fondatore del Word Economic Forum[1]\u00a0ed autore di un libro di grande successo come \u201cThe Fourth Industrial Revolution\u201d nel 2016. Si tratta, insomma, di una persona con un curriculum accademico indiscutibile, apprezzabilmente interdisciplinare, e di certissima derivazione ideologica-culturale. Uno dei papi del capitalismo contemporaneo, insomma.&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":97,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-gzQ","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63726"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/97"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=63726"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63726\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63730,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63726\/revisions\/63730"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=63726"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=63726"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=63726"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}