{"id":63731,"date":"2021-03-30T11:42:03","date_gmt":"2021-03-30T09:42:03","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63731"},"modified":"2021-03-30T11:42:03","modified_gmt":"2021-03-30T09:42:03","slug":"la-sai-lultima-dei-competenti-se-sei-disoccupato-e-colpa-tua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63731","title":{"rendered":"La sai l\u2019ultima dei competenti? Se sei disoccupato \u00e8 colpa tua"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di CONIARE RIVOLTA (Redazione)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-63732\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/maestra-300x169.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/maestra-300x169.png 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/maestra.png 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La pandemia continua ad infuriare e mietere vittime, al ritmo di 500 al giorno. Le prospettive economiche sono fosche a dir poco, con la disoccupazione pronta ad esplodere non appena il blocco dei licenziamenti sar\u00e0 mandato in soffitta, dopo un 2020 che ha gi\u00e0 prodotto 500 mila occupati in meno, e un fantasmagorico piano europeo di supporto alla ripresa fatto di poche risorse e molte condizioni capestro. In questo contesto drammatico, l\u2019attenzione generale, la nostra attenzione, \u00e8 rivolta comprensibilmente all\u2019immediato, al domani, alla prossima settimana, a come provare ad uscire integri da un anno tragico, tutelando la propria salute e navigando a vista nel mare in tempesta della crisi economica che morde. Mentre per\u00f2 lavoratori, studenti e pensionati stringono i denti e aspettano tempi migliori, il nemico si organizza e pianifica gi\u00e0 il futuro post-pandemia. Ci sono buoni motivi per ritenere che il Governo Draghi sia pronto a porre le basi per un ulteriore attacco ai residui di stato sociale che hanno resistito a quattro decenni di controrivoluzione neoliberista, e le attuali discussioni sulla prossima riforma degli ammortizzatori sociali ne sono un chiaro esempio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le parti sociali sono impegnate, da alcune settimane, in un tavolo presso il Ministero del Lavoro. Una parola chiave incombe e ricorre come un mantra, un coro inquietante che accomuna il ministro Orlando e i vertici di Confindustria: lavorare ad una riforma degli ammortizzatori sociali il cui corollario principale siano le politiche attive. Si tratterebbe di uno scambio tra l\u2019estensione della platea dei beneficiari degli ammortizzatori sociali e la riduzione dell\u2019entit\u00e0 dei trasferimenti, il tutto condito da clausole che condizionino il diritto alla ricezione del sussidio alla partecipazione a percorsi di formazione, dunque, alle politiche attive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Ma di cosa si parla quando si fa riferimento alle politiche attive?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fondamentalmente, si tratta di una serie di misure che dovrebbero riqualificare e formare chi ha perso un lavoro, per trasformare il disoccupato da un catorcio non pi\u00f9 al passo con i tempi in un\u2019appetibile e aggiornata risorsa per uno dei tanti imprenditori che non aspettano altro che trovare i lavoratori \u2018giusti\u2019 per ritornare ad assumere a tutto spiano. Un approccio che deriva dalla teoria economica dominante e che trasuda odio di classe, oltrech\u00e9 mediocrit\u00e0 argomentativa e nessuna evidenza empirica: se l\u2019Italia sperimenta da anni una disoccupazione a due cifre, infatti, la colpa \u00e8 delle decennali politiche di austerit\u00e0, dei tagli alla spesa e del blocco degli aumenti salari, non certo dei disoccupati stessi, colpevoli di essere svogliati nella ricerca o poco appetibili per le imprese a causa di una formazione troppo naif. Non vi \u00e8, dunque, un problema di frizioni che impedirebbero l\u2019incontro tra domanda e offerta di lavoro. Il punto, come vedremo, \u00e8 che non v\u2019\u00e8 domanda di lavoro tale da assorbire i disoccupati: in altri termini, non vi sono imprese che cercano lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il disegno politico che sottende alla retorica delle politiche attive, tuttavia, va preso sul serio e destrutturato, perch\u00e9 \u00e8 un veleno potente che circola con una frequenza sempre maggiore, fino quasi ad assurgere a nuovo senso comune, a verit\u00e0 acquisita. Un disegno politico che si inserisce perfettamente nella ritirata dello Stato dalla gestione dell\u2019economia imposta dalla dottrina neoliberista, per lasciare mani libere e potere di decidere della sorte di milioni di lavoratori a un padronato sempre pi\u00f9 aggressivo. Il compito dello Stato, secondo questa visione del mondo, non \u00e8 pi\u00f9 e non potr\u00e0 essere mai pi\u00f9 quello di creare direttamente lavoro tramite la spesa pubblica. Si vuole, invece, che esso limiti a tal punto la sua azione da non difendere pi\u00f9 neanche i posti di lavoro, ma si dedichi semplicemente a formare e fornire la manodopera qualificata desiderata dal padronato, senza che quest\u2019ultimo debba neanche farsi carico degli oneri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come spesso accade, questo progetto trova copertura e legittimazione in uno dei postulati cardine della teoria economica dominante. Una sintesi perfetta al riguardo \u00e8 fornita, verosimilmente in maniera inconsapevole, dalla presidentessa del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, Marina Calderone: \u201c\u00e8 fondamentale pensare ad una ripresa organica dell\u2019occupazione e, di conseguenza, dell\u2019economia\u201d. La gerarchia dei mercati, quindi, dovrebbe funzionare cos\u00ec: la disoccupazione si risolve nel mercato del lavoro, creando pi\u00f9 occupazione. Se si crea pi\u00f9 occupazione, ne conseguir\u00e0 una maggiore produzione. Con il corollario che spetta quindi al lavoratore risolvere le sue grane, offrendosi o a un salario pi\u00f9 basso o rendendosi maggiormente produttivo. Da pi\u00f9 di 80 anni, tuttavia, cio\u00e8 dalla pubblicazione della Teoria Generale di Keynes, \u00e8 assodato che le cose funzionino in maniera esattamente contraria: per aumentare l\u2019occupazione, \u00e8 necessario aumentare prima la produzione, e l\u2019unica maniera per farlo passa per un livello sostenuto e crescente di spesa pubblica, salari alti che finanziano i consumi e lavori stabili che mettono il lavoratore al riparo dal ricatto della disoccupazione. Non serve addentrarsi in dotte disquisizioni accademiche per capire questo punto, \u00e8 sufficiente guardare pochi numeri impietosi: alla fine del 2020 nell\u2019industria e nei servizi c\u2019erano in Italia appena 175 mila posti vacanti, un valore prossimo a quello di ben 3 anni prima. Lo stesso vale anche per la somma di occupati e posti vacanti, quindi complessivamente per il numero di persone che lavorano o potrebbero lavorare: il balzo indietro arriva fino al primo trimestre del 2016. Come abbiamo avuto modo di mostrare in varie occasioni, questo dato sui posti vacanti rappresenta una buona approssimazione della domanda di lavoro non soddisfatta e allo stesso tempo fornisce una via efficace e immediata per smontare la retorica dominate. A fronte di quasi 3 milioni di disoccupati, la domanda di lavoro in questo Paese \u00e8 drammaticamente insufficiente. Il lavoro, semplicemente, non c\u2019\u00e8, e la responsabilit\u00e0 non \u00e8 n\u00e9 dei lavoratori n\u00e9 dei disoccupati. La causa ultima va ricercata in decenni di tagli della spesa pubblica e nella precariet\u00e0 che rovina l\u2019esistenza a milioni di sfruttati, ne riduce i salari e impedisce loro di pianificare il futuro e affrontare spese che vadano oltre la sussistenza sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Tutele \u2018universali\u2019 e minime<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per provare a sviare l\u2019attenzione, il ministro Orlando va ripetendo che le tutele vanno \u2018universalizzate\u2019 per tutti i lavoratori, a prescindere dalla condizione occupazionale. Una proposizione infida, perch\u00e9 richiama concetti apparentemente meritevoli e di natura progressista. Ma nessuna politica di questo stampo vi \u00e8 all\u2019orizzonte: se l\u2019obiettivo \u00e8 tutelare i lavoratori, l\u2019unico modo \u00e8 sostenere la domanda aggregata al fine di aumentare la capacit\u00e0 occupazionale del sistema. Una volta inserite nel progetto complessivo, fatto di asuterit\u00e0 e precariet\u00e0, la sostanza di questo tipo di dichiarazioni emerge con chiarezza. Tutele minime uguali per tutti, che si declinano in un sostegno al reddito di chi magari ha perso un lavoro \u2013 senza che lo Stato faccia nulla n\u00e9 per evitare la perdita del lavoro n\u00e9 per crearne uno nuovo \u2013 per evitare un crollo troppo drammatico dei consumi e quindi delle vendite. Anche qui, uno Stato minimo, con il compito unico di provare a mitigare gli effetti pi\u00f9 drammatici delle crisi e niente pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La pandemia, prima o poi, finir\u00e0 e si torner\u00e0 a una vita normale o quasi. Il capitalismo per\u00f2 non finir\u00e0, almeno non da solo. Dalla pandemia quindi non solo non usciremo migliori, ma rischieremo di uscire pi\u00f9 sfruttati. Il nemico non aspetta tempi migliori per preparare la sua offensiva, non possiamo farlo neanche noi se non vogliamo farci trovare impreparati. Che lo Stato torni al centro dell\u2019azione economica, che si riprendano politiche di buona e piena occupazione \u00e8 e deve essere la parola d\u2019ordine di chi vuole invertire la rotta e uscire dalla drammatica situazione in cui sono cacciati i lavoratori e le lavoratrici del Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/\">https:\/\/coniarerivolta.org\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARE RIVOLTA (Redazione) La pandemia continua ad infuriare e mietere vittime, al ritmo di 500 al giorno. 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