{"id":63746,"date":"2021-03-31T09:32:46","date_gmt":"2021-03-31T07:32:46","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63746"},"modified":"2021-03-30T18:36:32","modified_gmt":"2021-03-30T16:36:32","slug":"combattere-allinfinito-o-ritirarsi-il-dilemma-delloccidente-di-fronte-alla-guerra-ai-jihadisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63746","title":{"rendered":"Combattere all\u2019infinito o ritirarsi? Il dilemma dell\u2019Occidente di fronte alla guerra ai jihadisti"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ANALISI DIFESA (Gianandrea Gaiani)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-gallery\">\n<div class=\"thumb-wrap\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/FOTO-3-le-unit%C3%A0-operative-degli-artificieri-002.jpg\" alt=\"FOTO 3 le unit\u00e0 operative degli artificieri (002)\" width=\"640\" height=\"426\" \/><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"the-content\">\n<p>Andarsene lasciando il terreno ai jihadisti condannando alla sconfitta le deboli forze governative locali, oppure restare e combattere pur senza una prospettiva di vittoria a breve o medio termine?<\/p>\n<p>Il dilemma investe tutto l\u2019Occidente nelle campagne contro i jihadisti in Afghanistan, Iraq e Sahel ma l\u2019impressione \u00e8 che manchi una concreta consapevolezza della posta in gioco e della portata strategica delle decisioni che verranno assunte.<\/p>\n<p>Un ritiro degli occidentali dalle aree di confronto con i jihadisti verrebbe interpretato come un tradimento dai governi locali con un conseguente crollo della fiducia e del tasso di affidabilit\u00e0 riconosciuto a USA ed Europa e di certo galvanizzerebbe ovunque le milizie islamiche accentuando la minaccia diretta contro l\u2019Europa e l\u2019Occidente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-142492 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/11-Reggimento-della-Pinerolo.jpg\" alt=\"11 Reggimento della Pinerolo\" width=\"431\" height=\"287\" \/><\/p>\n<p>Il mese scorso il comandante del Central Command statunitense, responsabile per le operazioni in Iraq, Siria e Afghanistan, il generale Kenneth McKenzie, ha accusato i talebani di essere responsabili delle violenze in\u00a0<strong>Afghanistan.<\/strong><\/p>\n<p>\u201cL\u2019Isis impallidisce rispetto a quello che stanno facendo i talebani. Stanno scatenando una serie di attacchi in tutto il Paese contro le forze afgane, con omicidi mirati in diverse aree urbane.<\/p>\n<p>La violenza non \u00e8 diretta a noi o ai nostri amici della coalizione Nato, \u00e8 diretta contro le forze militari e di sicurezza afghane e anche contro il popolo\u201d \u2013 ha detto McKenzie.\u00a0Il Pentagono ha accusato gi\u00e0 il 29 gennaio i talebani di non aver mantenuto le promesse che includono la riduzione degli attacchi e il taglio dei legami con gruppi terroristici come al-Qaeda.<\/p>\n<p>I Talebani, che hanno lanciato una serie di offensive soprattutto nel Sud, hanno risposto esortando gli USA a rispettare l\u2019accordo di Doha raggiunto con Donald Trump che prevede il ritiro delle truppe americane dall\u2019Afghanistan\u00a0entro maggio in cambio di garanzie di sicurezza.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-142495 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/1-6.jpg\" alt=\"1\" width=\"463\" height=\"330\" \/><\/p>\n<p>L\u2019Amministrazione Biden sembrerebbe valutare una revisione dell\u2019accordo ma non \u00e8 ancora chiaro se si tratti di una rivalutazione dell\u2019intera campagna militare o solo di una ripicca nei confronti dell\u2019amministrazione precedente.<\/p>\n<p>Kirby aveva ribadito che l\u2019amministrazione Biden vuole mantenere l\u2019impegno preso con l\u2019accordo. \u201cIl segretario alla Difesa \u00e8 stato chiaro nella sua audizione al Senato che dobbiamo trovare una fine ragionevole e razionale a questa guerra, e questo deve avvenire attraverso un accordo negoziale che coinvolga il governo afghano\u201d.<\/p>\n<p>Il segretario di Stato, Antony Blinken, ha annunciato invece una revisione dell\u2019accordo per \u201ccomprendere esattamente gli impegni che sono stati presi dai Talebani e gli impegni presi da noi\u201d.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle sfumature del linguaggio politico, la questione appare molto chiara, almeno in termini militari: il ritiro degli USA e degli alleati determiner\u00e0 un attacco talebano su vasta scala teso a scardinare le difese delle forze di Kabul e a riprendere il controllo della nazione centro-asiatica.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-142497 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/DSC_3760a.jpg\" alt=\"DSC_3760a\" width=\"470\" height=\"309\" \/><\/p>\n<p>I russi e soprattutto le repubbliche ex sovietiche dell\u2019Asia Centrale, da sempre attenti alle vicende afghane, temono che una vittoria talebana consenta poi un ampio allargamento del jihad oltre i confini settentrionali afghani.<\/p>\n<p>Se gli americani mostrano incertezze e titubanze anche la NATO non pu\u00f2 che accodarsi. \u201cStiamo affrontando molti dilemmi e non ci sono opzioni facili.<\/p>\n<p>Non abbiamo preso una decisione finale sulla nostra presenza futura, ma dato che la scadenza del 1\u00b0 maggio si avvicina, continueremo a consultarci e a coordinarci insieme come Alleanza\u201d ha detto il 18 febbraio il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, dopo il summit dei ministri dell\u2019Alleanza Atlantica.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-142496 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/DoD-photo-by-Staff-Sgt.-William-Tremblay-U.S.-Army1.jpg\" alt=\"DoD-photo-by-Staff-Sgt.-William-Tremblay-U.S.-Army1\" width=\"521\" height=\"299\" \/><\/p>\n<p>Per Stoltenberg, la Nato \u201clascer\u00e0 l\u2019Afghanistan\u00a0solo quando sar\u00e0 il momento giusto\u201d, la priorit\u00e0 \u201c\u00e8 sostenere il dialogo e gli impegni per la pace\u201d, che rappresentano \u201cl\u2019unico percorso per la pacificazione\u201d del Paese nel quale \u201cgli Alleati sono andati assieme e se ne andranno assieme\u201d.<\/p>\n<p>\u201cNella mia recente visita in Afghanistan\u201d \u2013 ha affermato il ministro della Difesa italiano, Lorenzi Guerini \u2013 \u201cho registrato l\u2019apprezzamento delle autorit\u00e0 afghane per quello che abbiamo fatto in questi anni e la loro preoccupazione per il rischio di vanificare tutti i progressi fin qui fatti\u201d.<\/p>\n<p>In questo clima Germania e Italia, cio\u00e8 i maggiori contributori dopo gli USA all\u2019Operazione Resolute Support rispettivamente con 1.300 e 700 militari, sembrano pronte a un prolungamento della missione in Afghanistan che per\u00f2 non muterebbe la sua natura che le impone compiti di addestramento e consulenza ma non di combattimento.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-142491 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/2.-Elicottero-AH-129-in-attivit%C3%A0-002.jpg\" alt=\"2. Elicottero AH 129 in attivit\u00e0 (002)\" width=\"485\" height=\"364\" \/><\/p>\n<p>Appare invece chiaro che il lento ma costante logoramento delle forze di sicurezza afghane richiederebbe un ritorno in forze degli alleati sui campi di battaglia afghani.<\/p>\n<p>Certo nessuno si aspetta che la NATO torni a schierarvi 140 mila militari (100 mila dei quali statunitensi) come nel 2011, ma sarebbe probabilmente sufficiente dislocare \u201cbattle group\u201d a livello reggimento multi arma con elicotteri, artiglieria, fanteria leggera, blindati oltre a supporto aereo in ognuna delle sei regioni militari afghane per assicurare il necessario appoggio in combattimento ai soldati di Kabul.<\/p>\n<p>Si tratterebbe di un impegno limitato per la coalizione occidentale in termini di truppe, mezzi e costi finanziari ma prolungato a tempo indefinito e quindi politicamente e socialmente arduo da sostenere per un Occidente che ha faticato a digerire anche le limitate perdite subite in 20 anni di guerra ai jihadisti.<\/p>\n<p>In\u00a0<strong>Iraq e Siria<\/strong>\u00a0la situazione non \u00e8 meno incerta che in Afghanistan. Mentre lo Stato Islamico sta tornando a essere attivo e sempre pi\u00f9 organizzato e letale, la presenza degli USA risulta sempre meno gradita sia alle forze del governo siriano (che le considerano invasori) sia alle truppe turche che hanno occupato parte del nord di Siria e Iraq (che le ritengono amiche dei \u201cterroristi\u201d curdi) sia alle milizie irachene scite filo iraniane (che attaccano con razzi e mortai le basi della Coalizione).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-142490 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Us-troops-in-Raqqa-400x225.jpg\" alt=\"Us-troops-in-Raqqa-400x225\" width=\"452\" height=\"254\" \/><\/p>\n<p>Per dare un segno di discontinuit\u00e0 con l\u2019Era Trump, l\u2019amministrazione Biden ha inviato 200 militari in pi\u00f9 in Siria Orientale (dove gli americani sono meno di un migliaio), valuta di inviare qualche rinforzo in Iraq, dove sono presenti appena 2.500 militari USA, come in Afghanistan.<\/p>\n<p>Forze in ogni caso insufficienti a costituire un deterrente credibile o ad addestrare e appoggiare sul campo di battaglia le truppe governative locali.<\/p>\n<p>Per questo, se la Casa Bianca dovesse rinunciare al ritiro dovr\u00e0 procedere a un nuovo rafforzamento dei contingenti, specie quello in Afghanistan, chiedendo di nuovo un aiuto agli alleati della NATO e rinnovando un tira e molla strategico che ha reso inutili le vittorie del passato e inconsistenti le capacit\u00e0 operativa messe in campo. Un contesto che sta caratterizzando, ridicolizzandolo, il ventennale impegno bellico USA e NATO contro il jihad.<\/p>\n<p>Del resto in Medio Oriente a Washington \u00e8 richiesto di superare la profonda ambiguit\u00e0 che ha caratterizzato l\u2019intervento contro lo Stato Islamico: gli USA devono decidere se il nemico \u00e8 davvero l\u2019IS e i jihadisti oppure l\u2019Iran, il governo siriano di Bashar Assad e la Russia che hanno combattuto \u201csenza se e senza ma\u201d le milizie islamiste.<\/p>\n<p>Lo stesso dilemma lo affronta in questi mesi la Francia nel<strong>\u00a0Sahel.<\/strong>\u00a0Il presidente Emmanuel Macron, ha annunciato il 16 febbraio al vertice del G5 Sahel a N\u2019Djamena, che la presenza militare francese nel Sahel verr\u00e0 rivista, come chiedono in molti a Parigi, ma non immediatamente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-142487 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/SOG-Mali-360x245.jpg\" alt=\"SOG-Mali\" width=\"486\" height=\"331\" \/><\/p>\n<p>\u201cEvoluzioni senz\u2019altro significative saranno apportate al nostro dispositivo militare a tempo debito ma non nell\u2019immediato\u201d, ha dichiarato Macron\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019Operation Barkhane contro i jihadisti del Sahel non subir\u00e0 quindi riduzione, per ora: impegna 5.100 militari con 500 blindati, oltre 400 veicoli logistici, una ventina di aerei e una quarantina di elicotteri che affiancano le forze di Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad e Mauritania (G5 Sahel), oltre ai caschi blu dell\u2019ONU in Mali. Nella regione sono presenti anche forze militari statunitensi, peraltro in fase di riduzione in Africa.<\/p>\n<p>Un impegno logorante pagato da Parigi con 55 caduti, centinaia di feriti e costi che hanno superato il miliardo annuo senza che le battaglie vinte abbiano portato alla sconfitta decisiva del nemico e senza che i partner europei siano scesi in campo con truppe e mezzi consistenti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-142486 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/EST-Mali-SOF-360x245.jpg\" alt=\"EST-Mali-SOF\" width=\"451\" height=\"307\" \/><\/p>\n<p>Se escludiamo piccoli contingenti cechi, estoni, svedesi e presto\u00a0<a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2021\/03\/le-forze-italiane-nella-task-force-takuba-mentre-il-sahel-si-tinge-di-sangue\/\">anche italiani alla Task Force Takuba<\/a>\u00a0di forze speciali, la campagna contro i jihadisti di al-Qaeda (Gruppo di sostegno all\u2019Islam e ai musulmani e la Katiba Macina) e Stato Islamico (Stato Islamico nel Grande Sahara) \u00e8 rimasta un \u201caffaire\u201d francese.<\/p>\n<p>Eppure basta dare un\u2019occhiata alla mappa per comprendere che arginare i jihadisti nel Sahel sarebbe interesse comune a tutti gli europei e che quella campagna dovrebbe essere combattuta in forze da tutta l\u2019Europa non solo dalla Francia. Combattuta con forze di entit\u00e0 ragionevole e nell\u2019ambito di uno sforzo politico, diplomatico ed economico in quella regione.<\/p>\n<p>Una vittoria dei jihadisti in questa ragione aumenterebbe la pressione sulle nazioni del Nordafrica, gi\u00e0 pesantemente esposte alla minaccia jihadista, e sull\u2019Europa Meridionale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-142468 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/barkhane-2_article_pleine_colonne-360x245.jpg\" alt=\"barkhane-2_article_pleine_colonne\" width=\"441\" height=\"300\" \/><\/p>\n<p>L\u2019ampliamento del raggio d\u2019azione delle forze jihadiste \u00e8 gi\u00e0 di fatto una realt\u00e0: nel novembre 2020 il direttore della Direzione generale della sicurezza esterna (DGSE), Bernard Emi\u00e9, ha affermato che al-Qaeda sta sviluppando un \u201cprogetto di espansione\u201d verso il Golfo di Guinea, in particolare in Costa d\u2019Avorio e in Benin.<\/p>\n<p>Nel gennaio 2020 al vertice di Pau la Francia aveva annunciato l\u2019invio di 600 militari in rinforzo nel Sahel ed aveva indicato nello Stato Islamico nel Grande Sahara il nemico principale da sconfiggere: un anno dopo Parigi pone l\u2019accento sulla necessit\u00e0 di combattere le milizie di al-Qaeda rafforzatesi al punto che i governi di Mali, Niger e Burkina Faso prevedono ormai di aprire negoziati con gli insorti. Esattamente come hanno fatto gli USA e poi il governo di Kabul con i talebani. Il risultato \u00e8 sotto gli occhi di tutti.<\/p>\n<p>Eppure appare evidente che il fronte del Sahel rappresenta per l\u2019Europa quello che il fronte siriano rappresenta per la Russia: la sua caduta porterebbe i jihadisti alle porte di casa nostra.<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>FONTE: <a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2021\/03\/combattere-allinfinito-o-ritirarsi-il-dilemma-delloccidente-di-fronte-alla-guerra-ai-jihadisti\/\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2021\/03\/combattere-allinfinito-o-ritirarsi-il-dilemma-delloccidente-di-fronte-alla-guerra-ai-jihadisti\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ANALISI DIFESA (Gianandrea Gaiani) Andarsene lasciando il terreno ai jihadisti condannando alla sconfitta le deboli forze governative locali, oppure restare e combattere pur senza una prospettiva di vittoria a breve o medio termine? Il dilemma investe tutto l\u2019Occidente nelle campagne contro i jihadisti in Afghanistan, Iraq e Sahel ma l\u2019impressione \u00e8 che manchi una concreta consapevolezza della posta in gioco e della portata strategica delle decisioni che verranno assunte. Un ritiro degli occidentali dalle&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":101,"featured_media":34021,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/analisidifesa.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-gAa","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63746"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/101"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=63746"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63746\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63747,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63746\/revisions\/63747"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/34021"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=63746"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=63746"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=63746"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}