{"id":63768,"date":"2021-04-01T10:00:39","date_gmt":"2021-04-01T08:00:39","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63768"},"modified":"2021-03-31T15:37:22","modified_gmt":"2021-03-31T13:37:22","slug":"il-nuovo-caucaso-tra-cina-ed-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63768","title":{"rendered":"Il nuovo Caucaso tra Cina ed Europa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di BABILON (Giacomo Citterio)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-63769\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/21034838106_b6c150bba4_k-uai-1536x1536-1-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/21034838106_b6c150bba4_k-uai-1536x1536-1-300x300.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/21034838106_b6c150bba4_k-uai-1536x1536-1-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/21034838106_b6c150bba4_k-uai-1536x1536-1-150x150.jpg 150w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/21034838106_b6c150bba4_k-uai-1536x1536-1-768x768.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/21034838106_b6c150bba4_k-uai-1536x1536-1.jpg 1536w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/21034838106_b6c150bba4_k-uai-1536x1536-1-80x80.jpg 80w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/21034838106_b6c150bba4_k-uai-1536x1536-1-320x320.jpg 320w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong><em>Seconda parte di una lunga analisi sui complessi equilibri del Caucaso odierno. Dopo aver affrontato il ruolo del Cremlino nella regione, approfondiamo quelli che sono gli interessi di UE e Cina. Strategie destinate a intersecarsi alla luce dei recenti sviluppi concernenti le relazioni sino-europee, e che potrebbero potenzialmente donare una rinnovata centralit\u00e0 alla regione caucasica.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/ilcaffegeopolitico.net\/170805\/il-nuovo-volto-del-caucaso-i-la-russia-e-lo-status-quo-regionale\"><strong><em>Qui la prima parte dell\u2019analisi.<\/em><\/strong><\/a><\/p>\n<p><strong>SULLA SCIA DI UNA RINNOVATA CONVERGENZA SINO-EUROPEA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La prima parte della nostra analisi si concludeva con una raffigurazione del Caucaso quale ponte tra l\u2019Asia e l\u2019Europa. Un ponte che potrebbe divenire il simbolo del rinnovato impulso alle relazioni sino-europee derivante dal recentemente siglato Comprehensive Agreement on Investment (CAI). Un accordo che mira a estendere la cooperazione economica tra i due blocchi, facendo leva su un interscambio commerciale che nel 2019 ha visto l\u2019Unione esportare beni per 198 miliardi di euro in Cina, e importarne 362 miliardi, e che nel 2020 si \u00e8 ulteriormente intensificato. In quest\u2019ottica il Caucaso potrebbe assumere una nuova centralit\u00e0, sfruttando la crescente rilevanza della rotta Trans-Caspica e le profittevoli relazioni che i Paesi della regione hanno instaurato con entrambe le potenze. Al fine di valutare la probabilit\u00e0 che il Middle Corridor diventi il protagonista delle rotte commerciali euroasiatiche \u00e8 necessaria una disamina di quelle che sono le strategie di Cina e Unione Europea nella regione, ovvero di come esse si intersechino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>GLI INTERESSI DI PECHINO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per comprendere le strategie cinesi \u00e8 necessario partire dall\u2019assunto per cui il Caucaso \u00e8 per Pechino un mezzo per diversificare le rotte della Belt and Road Initiative (BRI), garantendosi una pluralit\u00e0 di connessioni verso l\u2019Europa, e la conseguente impossibilit\u00e0 per qualsiasi Paese terzo di imporre le proprie condizioni in materia commerciale. Si spiegano in tale ottica la crescente rilevanza assegnata al Middle Corridor e le ottime relazioni politiche e commerciali con le Repubbliche caucasiche. Il 40% del commercio cinese nella regione si esplica con l\u2019Azerbaijan, il quale ha potuto altres\u00ec beneficiare del supporto nella realizzazione del porto di Alat e di altre infrastrutture di collegamento con le Repubbliche centro asiatiche. La Georgia, per mezzo dello sviluppo delle infrastrutture portuali \u2013 le quali consentono altres\u00ec di assecondare il crescente interscambio tra Cina e Ucraina, che sembra per\u00f2 essere dovuto alle tensioni commerciali con Washington \u2013 e della Baku-Tbilisi-Kars (BTK), ha il potenziale per operare quale hub regionale all\u2019interno della BRI. Inoltre nel 2017 Tbilisi ha siglato un accordo di libero scambio con la Cina, la cui strategicit\u00e0 \u00e8 altres\u00ec garantita dall\u2019accordo DCFTA tra Georgia e UE. \u00c8 inoltre necessario sottolineare che anche la Turchia ha registrato, nell\u2019ultimo triennio, un sensibile incremento degli investimenti cinesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le politiche di investimento cinesi nella regione sembrerebbero per il momento non sottendere un\u2019ambizione di natura geopolitica. Bench\u00e9 i rapporti commerciali con Tbilisi e Baku siano aumentati, essi sembrerebbero ancora lontani dall\u2019essere un vero e proprio game changer regionale. Nel contesto della BRI il corridoio eurasiatico e quello mongolo sono le alternative pi\u00f9 naturali, stante l\u2019assenza di ostacoli marittimi quali il Mar Caspio e il Mar Nero. Deve altres\u00ec considerarsi, a differenza di un contesto come quello tagiko, l\u2019assenza di preoccupazioni di natura securitaria nella regione \u2013 a parte la presenza di foreign fighters coinvolti in Medio Oriente e provenienti dalla Gola di Pankisi. Un pi\u00f9 marcato approccio geopolitico si scontrerebbe con le ambizioni russe, mettendo a rischio il tacito sostegno di Mosca alla BRI, e con l\u2019altrettanto rilevante impronta turca nella regione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una lettura diversa potrebbe provenire dai segnali relativi alla volont\u00e0 di Pechino di competere nel contesto del Corridoio Nord-Sud (NSTC). La decisione di Mosca di sospendere il finanziamento dell\u2019elettrificazione della ferrovia Garmsar-Inche Burun in Iran \u00e8 stata da alcuni percepita come un progressivo disimpegno russo che potrebbe inficiare anche la realizzazione della Rasht-Astara, della cui rilevanza si \u00e8 parlato nella prima parte di questa analisi. Teheran potrebbe dunque rivolgersi a Pechino, che ha gi\u00e0 segnalato il proprio interesse nel progetto al fine di garantire un trasporto delle proprie merci verso l\u2019Europa pi\u00f9 veloce ed economico, aggirando il Mar Caspio. In tal senso va sottolineato come anche l\u2019Armenia si posizioni quale potenziale corridoio di passaggio per le merci cinesi provenienti dall\u2019Iran e dirette verso il Mar Nero. Uno scenario che potrebbe porre definitivamente fine all\u2019utilizzo delle rotte che attraversano la Russia da parte della Cina, e che rinforzerebbe la posizione cinese nell\u2019Asia Centrale e nel Caucaso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>UNO SGUARDO A OCCIDENTE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Spostandoci a occidente, le relazioni politiche tra Unione Europea e le Repubbliche caucasiche continuano a essere percepite come deboli, soprattutto per quel che concerne il contenimento dell\u2019influenza russa, la risoluzione delle questioni securitarie \u2013 i cui effetti, come sottolineato dal World Development Report del 2011, inficiano sensibilmente la crescita economica nel lungo periodo, l\u2019interscambio commerciale e il livello degli investimenti, \u2013 e il supporto delle riforme democratiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come gi\u00e0 sottolineato nella prima parte di questa analisi, la regione \u00e8 invece di primaria importanza per la sicurezza energetica dell\u2019Unione, il cui progetto di diversificazione degli approvvigionamenti pogger\u00e0 in particolare sulla realizzazione del Gasdotto sottomarino Trans-Caspico. Un progetto che, nonostante la volont\u00e0 del Turkmenistan di diversificare le proprie esportazioni, e al netto del recente accordo tra A\u015fgabat e Baku in merito all\u2019esplorazione congiunta del giacimento Dostlug, \u00e8 ostacolato dal crollo del prezzo dell\u2019energia, e soprattutto da Mosca. Le Repubbliche caucasiche, cos\u00ec come gli altri membri del Partenariato Orientale, sono altres\u00ec parte del progetto Transport Corridor Europe-Caucasus-Asia (TRACECA) \u2013 il cui scopo \u00e8 lo sviluppo di iniziative legate al trasporto e al commercio \u2013 e delle reti transeuropee dei trasporti (TEN-T). Le infrastrutture fisiche che attraversano il Caucaso, e in particolare la BTK, sono altres\u00ec propedeutiche al commercio sino-europeo. Infrastrutture la cui potenzialit\u00e0 continua per\u00f2 a essere influenzata negativamente dall\u2019assenza di reti ferroviarie nell\u2019Europa orientale, ovvero dallo squilibrio nei rapporti commerciali tra Bruxelles e Pechino, il quale implica di fatto che la maggioranza dei treni merci diretti verso il vecchio continente ritorni in Cina vuoto. La profittabilit\u00e0 di tali rotte potrebbe potenzialmente essere incrementata dall\u2019importazione di prodotti agricoli provenienti dall\u2019Europa centro-orientale, una tematica che \u00e8 stata oggetto di dibattito nell\u2019ultimo summit dell\u2019iniziativa 17+1. Merita una menzione particolare l\u2019Iniziativa dei tre mari (3SI), un forum di dodici Paesi UE situati tra i mari Baltico, Adriatico e Nero, la quale pone una particolare enfasi sulla collaborazione infrastrutturale. All\u2019interno dell\u2019iniziativa potrebbe rientrare il progetto dell\u2019idrovia E40, la quale metterebbe in comunicazione il Baltico e il Mar Nero attraverso la Polonia, la Bielorussia e l\u2019Ucraina. In particolare quest\u2019ultima beneficerebbe di un incremento di 7 milioni di tonnellate annue per quel che concerne le merci trasportate lungo il fiume Dnipro. Inoltre la E40 si integrerebbe potenzialmente con la rotta Trans-Caspica, consentendo alla Cina una via pi\u00f9 veloce ed economica per trasportare le proprie merci in Europa e rivelandosi altres\u00ec una soluzione meno inquinante per l\u2019Unione Europea. Il progetto ha poi registrato l\u2019interesse di investitori olandesi, pronti a capitalizzare l\u2019elevato interscambio con la Turchia, la quale sarebbe un altro beneficiario netto del progetto, vedendo sensibilmente incrementato il suo ruolo di hub regionale. Sebbene il progetto sia ancora nelle fasi iniziali, e nonostante Mosca abbia sensibilmente incrementato la propria capacit\u00e0 di influenzare la presidenza bielorussa di Lukashenko, potrebbe diventare un importante game changer nei prossimi anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Di Giacomo Citterio. Pubblicato Su Il Caff\u00e8 Geopolitico.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.babilonmagazine.it\/il-nuovo-caucaso-tra-cina-ed-europa\/\">https:\/\/www.babilonmagazine.it\/il-nuovo-caucaso-tra-cina-ed-europa\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di BABILON (Giacomo Citterio) Seconda parte di una lunga analisi sui complessi equilibri del Caucaso odierno. Dopo aver affrontato il ruolo del Cremlino nella regione, approfondiamo quelli che sono gli interessi di UE e Cina. 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