{"id":63783,"date":"2021-04-01T09:00:07","date_gmt":"2021-04-01T07:00:07","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63783"},"modified":"2021-03-31T21:38:49","modified_gmt":"2021-03-31T19:38:49","slug":"63783","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63783","title":{"rendered":"L\u2019Europa contro il Lavoro"},"content":{"rendered":"<p><strong>Da: Blog il Simplicissimus (Anna Lombroso)<\/strong><\/p>\n<p>Come ho ricordato in un mio post di ieri, per capire in che direzione andavano i quasi 50 provvedimenti, alcuni dei quali impropriamente definiti riforme, licenziati da un succedersi vario di governi dalla fine degli anni \u201990 \u00a0in poi, basterebbe guardarsi intorno e verificare se i loro capisaldi hanno prodotto l\u2019effetto promesso di mettere in moto l\u2019occupazione (ne ho scritto qui: https:\/\/ilsimplicissimus2.com\/2021\/03\/30\/impauriti-ricattati-e-disoccupati\/ \u00a0).<\/p>\n<p>E per ricordare, ce ne fosse bisogno, che non \u00e8 lecito imputare \u00a0la demolizione dell\u2019edificio dei diritti, delle conquiste e della garanzie del lavoro all\u2019empio ventennio berlusconiano, possiamo cominciare dal cosiddetto Pacchetto Treu, anno 1997, Presidente del Consiglio Romano Prodi, il cui obiettivo, cito, consisteva \u00a0nella \u201cmodernizzazione del diritto del lavoro novecentesco incapace di svolgere le sue funzioni di tutela e promozionali in un mercato contraddistinto, in quegli anni, dall\u2019avvento della terza rivoluzione industriale e dalla crescente globalizzazione\u201d, perci\u00f2 concentrato\u00a0 sulla flessibilit\u00e0 in entrata (fu permesso il lavoro interinale), sul superamento del monopolio pubblico del collocamento, su nuove modalit\u00e0 per la gestione del rapporto di lavoro (part-time) e su una rinnovata attenzione verso la transizione dalla scuola al lavoro (apprendistato e tirocini).<\/p>\n<p>Quei due punti in pi\u00f9 registrati dalla quantit\u00e0 di posti di lavoro ma non dalla qualit\u00e0, misero le basi della Legge Biagi (2003, firmata dal Presidente Berlusconi e dall\u2019allora ministro del Lavoro Maroni) \u00a0accreditatasi con un largo appoggio bipartisan, proprio per l\u2019intento di \u00abaumentare [\u2026] i tassi di occupazione e promuovere la qualit\u00e0 e la stabilit\u00e0 del lavoro\u00bb, grazie alla \u201cregolazione di nuove tipologie contrattuali, all\u2019attenzione riservata al rapporto tra formazione e lavoro con il riordino del contratto di apprendistato; ai maggiori spazi concessi alle Agenzie per il lavoro, anche al fine di sviluppare il ruolo degli enti bilaterali\u201d.<\/p>\n<p>Vien proprio da dire che \u201c\u00e8 l\u2019Europa che ce lo chiede\u201d non \u00e8 stato solo l\u2019ammonimento inconfutabile dei sacerdoti che invitavano alla devozione e all\u2019atto di fede comunitario, ma un principio irrinunciabile che ha intriso con il veleno della discriminazione, della disuguaglianza, dell\u2019incertezza la produzione normativa del nostro recente passato, con la prima modifica dell\u2019articolo 18 (2012) funzionale all\u2019applicazione della Legge Fornero, durante il primo commissariamento del Paese con il golpe bianco di Napolitano\/Monti e poi con il Jobs Act, anticipato dalle disposizioni per la liberalizzazione dei contratti a termine (d.l. 20 marzo 2014, n. 34) e declinato in otto decreti legislativi approvati nel 2015 e seguiti, nel 2016, da un decreto correttivo e, nel 2017, dal c.d. Jobs Act degli autonomi e del lavoro agile dedicati al \u201criordino\u201d degli ammortizzatori sociali, alla regolazione delle tipologie dei contratti a tempo indeterminato, alla \u201cconciliazione vita professionale e vita privata\u201d, alla semplificazione\u00a0 e alla videosorveglianza.<\/p>\n<p>Presentato con l\u2019etichetta usurpata di \u201criforma\u201d, il Jobs Act che gi\u00e0 dal nome rivela la natura subalterna e gregaria della sua impostazione attribu\u00ec i successi, mai confermati dalla realt\u00e0, e nemmeno dai dati Istat e Inps, nella creazione di nuovi posti alla, cito ancora, \u201cgenerosa decontribuzione concessa a tutti i datori di lavoro che avevano assunto a tempo indeterminato nel corso dell\u2019anno 2015\u201d, un incentivo costato alle casse dello Stato ben 18 miliardi e finito in quelle padronali, visto che ruotava attorno a meccanismi premiali per le imprese senza intervenire minimamente sulla qualit\u00e0 dell\u2019occupazione, sulle retribuzioni, sugli investimenti in sicurezza oltre che innovazione.<\/p>\n<p>Queste ultime normative hanno trovato una ragion d\u2019essere teorica e \u201cmorale\u201d e un humus favorevole nell\u2019ideologia dell\u2019austerit\u00e0, il bastone che ha tenuto dritto il corpaccione del tiranno per anni, e che ha determinato un doppio effetto a \u00a0svantaggio delle \u201cclassi subalterne\u201d: quello\u00a0 di autorizzare il taglio diretto della spesa sociale; e quello grazie al quale nel protrarsi della crisi, nell\u2019incrementarsi della disoccupazione di massa, si indebolisce la capacit\u00e0 contrattuale di lavoratori tramite una gamma di ricatti e intimidazioni, dalla sostituibilit\u00e0 tra occupati e disoccupati, dalla pressione virtuale della concorrenza degli immigrati, dalla conflittualit\u00e0 alimentata da arte tra \u201cgarantiti\u201d e precari, anche quelli, come gli stranieri, pronti a tutto per la sopravvivenza e funzionali a livellare in basso il livello delle rivendicazioni. E\u2019 indubbio che ci sia anche un contenuto pi\u00f9 che morale, moralistico, nella creazione di una falsa coscienza nutrita dai sensi di colpa coltivati grazie all\u2019imputazione di avere voluto troppo a danno delle generazioni a venire, e dunque alla condanna conseguente al sacrificio, all\u2019abdicazione penitenziale e alla rinuncia alla dignit\u00e0 e ai diritti.<\/p>\n<p>\u00c8 perfino banale ricordare come il Mezzogiorno continentale sia stato da subito identificato come il laboratorio per testare il dominio di una sovranit\u00e0 sovranazionale e la fisiologica riduzione di democrazia che ne consegue. All\u2019Europa piace vincere facile, strafare per sentirsi pi\u00f9 forte con noi, che non abbiamo nemmeno tentato un referendum per sottrarci ai suoi diktat, che abbiamo subito senza batter ciglio la cancellazione della scadenza elettorale chiss\u00e0 fino a quando e l\u2019imposizione di una commissario liquidatore che da anni anticipa esplicitamente le sue soluzioni finali cui siamo destinati e che troviamo scritte di sua mano in lettere, programmi globali, interviste, grigie profezie non per questo meno fosche sibilate in Senato.<\/p>\n<p>Si vede che il processo per imporre la gestione da remoto, andava accelerato con un secondo putsch tecnico, si vede che non era sufficiente l\u2019atto di obbedienza alla monarchia sottoscritto col nostro sangue da governi incaricati di scrivere le leggi sotto dettatura.<\/p>\n<p>Ogni tanto il faraone rende merito a quegli scriba. In questi giorni abbiamo appreso che a smentire il \u00a0Comitato europeo dei diritti sociali\u00a0che con il sostegno della Confederazione Europea dei Sindacati, si era espresso denunciando che il Jobs Act\u00a0 violava il diritto di lavoratrici e lavoratori a ricevere un congruo indennizzo o altra adeguata riparazione in caso di licenziamento illegittimo, ci ha pensato la Corte di Giustizia europea sentenziando la congruit\u00e0 della riforma di Renzi con il diritto comunitario.<\/p>\n<p>La Corte, istituita con il compito di garantire l\u2019osservanza del diritto comunitario nell\u2019interpretazione e nell\u2019applicazione dei trattati fondativi dell\u2019Unione, si \u00e8 pronunciata in merito al caso di un dipendente della Consulmarketing, licenziato illegittimamente insieme a altri 349 colleghi nel \u00a02017, unico a non essere stato successivamente reintegrato grazie al ricorso accolto dei lavoratori, essendo stato assunto dopo l\u2019entrata in vigore della \u201criforma\u201d e avendo perci\u00f2 diritto soltanto a un risarcimento per il comportamento illegale del datore di lavoro.<\/p>\n<p>E non basta la rivendicazione della discriminazione e dell\u2019ingiustizia a norma di legge, i giudici \u00a0hanno giustificato la decisione riaffermando che la misura del Jobs Act non solo \u00e8 legittima e compatibile con il diritto europeo, ma possiede la qualit\u00e0 di \u00a0costituire un incentivo per la creazione di nuovi posti di lavoro, secondo il principio proporzionale impiegato anche nelle rappresaglie: per far lavorare qualcuno bisogna licenziare un congruo numero di sfortunati o meglio, di immeritevoli.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/ilsimplicissimus2.com\/2021\/03\/31\/leuropa-contro-il-lavoro\/\">https:\/\/ilsimplicissimus2.com\/2021\/03\/31\/leuropa-contro-il-lavoro\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da: Blog il Simplicissimus (Anna Lombroso) Come ho ricordato in un mio post di ieri, per capire in che direzione andavano i quasi 50 provvedimenti, alcuni dei quali impropriamente definiti riforme, licenziati da un succedersi vario di governi dalla fine degli anni \u201990 \u00a0in poi, basterebbe guardarsi intorno e verificare se i loro capisaldi hanno prodotto l\u2019effetto promesso di mettere in moto l\u2019occupazione (ne ho scritto qui: https:\/\/ilsimplicissimus2.com\/2021\/03\/30\/impauriti-ricattati-e-disoccupati\/ \u00a0). 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