{"id":63795,"date":"2021-04-01T08:20:47","date_gmt":"2021-04-01T06:20:47","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63795"},"modified":"2021-04-01T08:22:10","modified_gmt":"2021-04-01T06:22:10","slug":"documento-di-riconquistare-litalia-sulla-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63795","title":{"rendered":"DOCUMENTO DI RICONQUISTARE L&#8217;ITALIA SULLA SCUOLA"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong>SCUOLA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>ANALISI<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1.<\/strong> Alla fine del XX secolo la scuola italiana necessita di un rinnovamento che attinga contenuti, forme, modalit\u00e0 da un\u2019intelligente quanto dinamica opera di aggiornamento, riadattamento e reinterpretazione della tradizione umanistica nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorrerebbe insomma porsi nel solco gi\u00e0 tracciato da <strong>Francesco De Sanctis<\/strong>:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che un giovane dee domandare alla Scuola \u00e8 di essere messo in grado che la scienza la cerchi e la trovi lui. Perci\u00f2 la Scuola \u00e8 un laboratorio, dove tutti sieno compagni nel lavoro, maestro e discepoli, e il maestro non esponga solo e dimostri, ma cerchi e osservi insieme con loro, s\u00ec che attori sieno tutti, e tutti sieno come un solo essere organico, animato dallo stesso spirito. Una Scuola cos\u00ec fatta non vale solo a educare l\u2019intelligenza, ma, ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9, ti forma la volont\u00e0. Vi si apprende la seriet\u00e0 dello scopo, la tenacit\u00e0 de\u2019 mezzi, la risolutezza accompagnata con la disciplina e con la pazienza, vi si apprende innanzi tutto a essere un uomo.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece le spinte riformatrici giungono da tutt\u2019altra direzione, per esempio dalla Tavola Rotonda Europea degli Industriali (ERT), nata nel 1983 per volont\u00e0 del capo della Volvo. Negli anni successivi i documenti redatti dall\u2019ERT influenzano la Commissione Europea tanto che, immediatamente dopo l\u2019entrata in vigore del Trattato di Maastricht, la Commissione accorda proprio a s\u00e9 stessa la competenza in materia di insegnamento. In un mondo in rapida evoluzione tecnologica e tutto proteso alla globalizzazione, le industrie della ERT sono preoccupate dalla concorrenza USA e intendono utilizzare ogni strategia per consolidarsi sul mercato europeo e per affermarsi anche sui mercati globali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019accumulo di conoscenze induce un\u2019accelerazione costante del ritmo di cambiamento tecnologico e ci\u00f2 determina la perenne incertezza e instabilit\u00e0 dell\u2019ambiente economico: a tal scopo serve un cambiamento rapido nella formazione dei lavoratori che, sostiene l\u2019ERT gi\u00e0 nel 1995, devono essere \u201cautonomi, in grado di adattarsi ad un continuo cambiamento e di accettare senza posa nuove sfide\u201d. Sono queste le idee che ispirano prima la ERT e pochi anni dopo (2001) la Commissione Europea, secondo la quale l\u2019insegnamento europeo deve piegarsi ad un \u201cobiettivo strategico\u201d principale: aiutare l\u2019Europa a \u201cdiventare l\u2019economia della conoscenza pi\u00f9 competitiva e dinamica del mondo, capace di una crescita economica e duratura\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I cardini principali del discorso educativo europeo si riassumono in poche parole: competenze, formazione permanente, ICT (Information and Communication Technology), deregolamentazione, rapporti con le imprese, rapporti con il territorio, diversificazione, armonizzazione, mobilit\u00e0, cittadinanza, lotta all\u2019esclusione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ruolo principale della scuola secondo le autorit\u00e0 europee non \u00e8 pi\u00f9 quello di trasmettere saperi \u201csocratici\u201d basati sul dialogo e sul senso critico ma, spiega la Commissione Europea, di \u201cdare la priorit\u00e0 allo sviluppo delle competenze professionali e sociali, per un miglior adattamento dei lavoratori alle evoluzioni del mercato del lavoro\u201d. Al Summit di Lisbona del 2000 si invocano le nuove competenze di base relative alle tecnologie dell\u2019informazione, alla comunicazione nella lingua madre e nelle lingue straniere, a una cultura tecnologica, allo spirito d\u2019impresa e alle attitudini sociali; ove si precisa che non si tratta di discipline come le abbiamo conosciute a scuola, bens\u00ec di \u201cvasti domini di conoscenze e di competenze, tutti interdisciplinari\u201d. Lo stesso documento chiarisce quali siano le competenze sociali (\u201cfiducia in s\u00e9 stessi, indipendenza, attitudine ad assumersi rischi\u201d) e le competenze imprenditoriali (\u201ccapacit\u00e0 dell\u2019individuo di superarsi nel campo professionale\u201d, \u201cattitudine a diversificare le attivit\u00e0 d\u2019impresa\u201d, formazione permanente).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ritmo sfrenato dei cambiamenti costringe i lavoratori a cambiare frequentemente il posto di lavoro o l\u2019impiego ed esige da essi una grande capacit\u00e0 di adattamento, piuttosto che qualifiche specifiche; questo spiega perch\u00e9 la competenza pi\u00f9 richiesta, pi\u00f9 citata e sempre all\u2019attenzione di tutti i documenti sia la capacit\u00e0 di imparare a imparare, apprendere per tutta la vita. \u201cIl concetto di educazione e di formazione permanente\u201d, avverte la Commissione Europea, \u201cnon ha pi\u00f9 una portata restrittiva; deve ormai trattarsi di regolare l\u2019offerta e la partecipazione, quale che sia il contesto di apprendimento pratico considerato\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2.<\/strong> Negli stessi anni \u201990 le dottrine neoliberali conquistano partiti e politici italiani inducendoli a intervenire sulla scuola con un\u2019opera di graduale privatizzazione: quella avviata da Berlinguer, Bassanini e dai pedagogisti di regime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 ciascun individuo \u00e8 destinato a cambiare pi\u00f9 volte la sua attivit\u00e0 lavorativa nel corso dell\u2019esistenza, la scuola non deve pi\u00f9 pretendere di consegnare saperi, abilit\u00e0 e capacit\u00e0 definitive. Deve invece puntare sullo sviluppo di requisiti quali la capacit\u00e0 di apprendere, di scegliere, di cooperare, di risolvere problemi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sistema dell\u2019istruzione va allora disarticolato, privato del suo caratteristico impianto piramidale (nel quale ogni ciclo di studio aveva funzione propedeutica rispetto ai cicli successivi), per assumere una struttura modulare, fluida, finalizzata a favorire la crescita di autonomie individuali capaci di \u201criconversione professionale e di apertura alle evoluzioni dei saperi nel corso dell\u2019intera vita\u201d (<em>Quadro di riferimento e linee guida della riforma<\/em>, Luigi Berlinguer, 14 gennaio 1997): sembra di leggere un copia-incolla dai documenti della ERT e della Commissione Europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 il sistema nazionale della pubblica istruzione \u00e8 considerato di per s\u00e9 negativo (centralistico, rigido, burocratico, soffocatore di creativit\u00e0), i riformatori inventano la scuola dell\u2019autonomia: una scuola destrutturata, cio\u00e8 privata di ogni rigidit\u00e0 di sistema e \u201cliquida\u201d. Il congegno dell\u2019autonomia \u00e8 pensato fin nei minimi dettagli per dissolvere il sistema nazionale e per saldare i singoli istituti scolastici a interessi locali e privati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel precedente sistema nazionale di Istruzione Pubblica i singoli istituti scolastici erano articolazioni settoriali e locali che venivano dirette per discipline, contenuti e finalit\u00e0 dall\u2019organismo centrale. La modernizzazione dell\u2019Italia, condotta a tutto campo dal ceto politico della sinistra di governo, significa per la scuola la sostituzione di quel sistema con un modello in cui ogni singolo istituto scolastico progetta s\u00e9 stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa forma di autonomia implica molte scuole in competizione fra loro per procacciarsi utenti e risorse. La competizione fra scuole dovrebbe svolgersi sul Piano dell\u2019Offerta Formativa (POF): nella realt\u00e0 si svolge sul terreno delle risorse, delle immagini, delle lusinghe per attrarre \u201cutenti\u201d, degli intrecci con i poteri territoriali, quindi sul piano strumentale, cio\u00e8 in una dimensione che non ha niente in comune col linguaggio e lo spirito della cultura. La riforma, che doveva \u201crazionalizzare\u201d le risorse, nella pratica accorpa gli istituti, taglia le classi, riduce gli organici, mentre la competizione produce effetti a dir poco indecorosi: lo spettacolo delle scuole che si fanno concorrenza a colpi di spot \u00e8 triste e umiliante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino a quando \u00e8 esistito il sistema della scuola pubblica nazionale, gli insegnanti venivano selezionati in base a titoli di studio uguali per tutti, diplomi con valore legale e concorsi nazionali. Dopo lo smantellamento del sistema pubblico, \u00e8 evidente che se ogni istituto si d\u00e0 un POF si deve dotare degli insegnanti funzionali a quel POF: quindi ogni scuola pubblica si comporta come quelle private, dovendo reperire finanziamenti e scegliere insegnanti da proporre agli studenti-utenti. La societ\u00e0 individualista riconosce come arbitraria una selezione pubblica degli insegnanti; da pi\u00f9 parti si comincia a chiedere di abolire il ruolo, il valore legale del titolo di studio e i contratti di lavoro collettivi sostituendoli con curriculum personalizzato (che certifichi il grado di impiegabilit\u00e0) e con rapporti e contratti individuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la riforma i presidi diventano di colpo Dirigenti Scolastici: loro compito \u00e8 quello di assicurare la gestione unitaria dell\u2019istituzione, delle risorse strumentali e finanziarie e dei risultati del servizio. Ai DS vengono assegnati poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane, sono titolari delle relazioni sindacali, possono avvalersi di docenti da loro individuati a cui delegare specifici compiti. Viene assegnato loro anche \u201cl\u2019esercizio della libert\u00e0 di scelta educativa delle famiglie\u201d, mentre la scuola viene adeguata alle logiche di risparmio aziendale. Nel DPR 233\/98 (Bassanini) si legge che \u201cIl numero dei dipendenti del comparto scuola deve risultare alla fine del 1999 inferiore del 3% rispetto a quello rilevato alla fine dell\u2019anno 1997\u2033. Il che ha significato 21.000 posti di lavoro in meno. Il taglio era richiesto dalla volont\u00e0 di privatizzare la scuola, per equipararla a un\u2019impresa economicamente sana e quindi appetibile. In quest\u2019ottica il Ministero della Pubblica Istruzione cambia il nome in Ministero dell\u2019Istruzione, dell\u2019Universit\u00e0 e della Ricerca (MIUR). Con la riforma viene introdotto il comitato per la valutazione del \u201cprodotto educativo\u201d, che si avvale dei \u201ccrediti e debiti\u201d che nascono in vista di una carta europea extrascolare e dell\u2019educazione permanente preconizzata dall\u2019ERT: PEI, POF, funzioni obiettivo, crediti e debiti, demagogici statuti delle studentesse e degli studenti, valutazioni spersonalizzate con sistemi di tipo anglosassone (i test INVALSI) tendono a sopprimere il momento fondamentale della valutazione orale e ad avvicinarci alle esperienze europee e americane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo le intenzioni dei riformatori come Berlinguer, e di Confindustria che li sostiene, la scuola deve preparare ai voleri dell\u2019impresa neoliberale educando alla sottomissione e all\u2019accettazione dell\u2019esistente: la scuola dell\u2019autonomia \u00e8, in sostanza, la scuola \u201cdelle conoscenze, delle competenze e delle capacit\u00e0\u201d che devono presiedere a giudizi e certificazioni, la scuola dei \u201ccrediti formativi riconoscibili\u201d. Questo complesso di riforme non risponde a un\u2019esigenza culturale ma orienta la scuola verso le richieste del mercato, verso l\u2019aziendalizzazione: in altre parole, ci si avvicina a grandi passi alla realt\u00e0 americana, nella quale a una scuola pubblica assolutamente dequalificata fanno da contraltare le scuole private, le cui rette arrivano a costare anche 40 mila dollari l\u2019anno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3.<\/strong> Dopo Berlinguer il processo di destrutturazione della scuola progredisce di pari passo, da una parte con i finanziamenti statali e le agevolazioni fiscali agli istituti privati, dall\u2019altra con drastici tagli all\u2019istruzione pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia, in effetti, \u00e8 uno dei paesi europei che destinano una delle pi\u00f9 basse quote del PIL all\u2019istruzione preuniversitaria (appena il 2,7%, contro il 4,4% del Regno Unito) e che negli ultimi anni hanno tagliato pi\u00f9 posti di lavoro. Come se non bastassero la riduzione degli insegnanti e dei bilanci con il conseguente accorpamento di scuole e corsi di laurea, la legge 107\/2015 (la cosiddetta \u201cBuona Scuola\u201d di Renzi) attacca frontalmente il principio della libert\u00e0 d\u2019insegnamento sancito dall\u2019art. 33 della Costituzione, rafforzando in modo abnorme la funzione del Dirigente scolastico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quanto \u201c<strong>responsabile<\/strong> delle <strong>scelte didattiche<\/strong>, formative, della valorizzazione delle <strong>risorse umane<\/strong> e del <strong>merito<\/strong> dei docenti\u201d (art. 7), il Dirigente elabora il PTOF <strong>Piano triennale dell\u2019offerta formativa<\/strong>) \u201ccon l\u2019eventuale coinvolgimento dei principali attori economici, sociali e culturali del territorio\u201d (art.2), sceglie a sua discrezione i docenti dell\u2019organico dell\u2019autonomia, valuta i docenti in prova (che ha facolt\u00e0 di licenziare), stabilisce l\u2019attivazione di eventuali insegnamenti opzionali e anche in base al rendimento dei loro studenti decide quali insegnanti premiare (il 5% del corpo docente in ogni scuola).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u201cBuona Scuola\u201d prevede inoltre l\u2019<strong>alternanza scuola-lavoro<\/strong> (400 ore per il triennio degli istituti tecnici e professionali e 200 per quello dei licei) e, fin dal secondo anno di tutti gli indirizzi, la possibilit\u00e0 di accedere a una formazione aziendale tramite i contratti di apprendistato. La sottomissione della scuola pubblica agli interessi delle aziende e degli imprenditori \u00e8 totale, ma \u00e8 grave anche la minaccia mossa alla coesione e alla solidariet\u00e0 nazionale. Grazie alla nuova legge, infatti, gli istituti possono beneficiare sia di erogazioni liberali con un credito d\u2019imposta del 50% sia della devoluzione del 5 per mille: ci\u00f2 comporta inevitabilmente una disparit\u00e0 nel Paese, poich\u00e9 le scuole frequentate da alunni benestanti disporranno di risorse maggiori rispetto a quelle dei poveri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>PROPOSTE<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla deriva aziendalista della scuola Riconquistare l&#8217;Italia oppone un rifiuto deciso, proponendo innanzitutto l\u2019abolizione dell\u2019art. 21 della legge Bassanini e in secondo luogo quella della legge 107 che ne costituisce una diretta conseguenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riconquistare l&#8217;Italia dichiara, inoltre, la propria ostilit\u00e0 alla \u201cparit\u00e0 scolastica\u201d, nella convinzione che lo Stato debba garantire alla scuola pubblica tutti i finanziamenti necessari senza accollarsi oneri che non gli spettano (art. 3 della Costituzione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019abolizione dell\u2019autonomia e della parit\u00e0 scolastica, come pure della \u201cBuona Scuola\u201d, rappresentano le condizioni necessarie al conseguimento dello scopo essenziale dell\u2019istruzione: non la formazione di consumatori spiritualmente anestetizzati e abbrutiti ma l\u2019educazione di uomini liberi, vivi, aperti a ogni sollecitazione culturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da questi punti fondamentali deriva l\u2019impegno di Riconquistare l&#8217;Italia a favore di:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u2013<\/strong> incremento della spesa scolastica per edilizia e organici e parallelo ridimensionamento dei grandi istituti \u2013 sorti dall\u2019accorpamento di pi\u00f9 scuole -, la cui ragion d\u2019essere dipende unicamente da esigenze di bilancio. Oltre a creare enormi disagi agli alunni, alle famiglie e al personale, il continuo ricorso ai \u201ctagli\u201d si pone in contraddizione frontale con un\u2019idea di scuola in grado di adempiere al dettato costituzionale e di assicurare una formazione di qualit\u00e0 a tutti, ovviando a eventuali svantaggi e disparit\u00e0 in termini di situazioni territoriali e di condizioni economiche e socio-culturali di partenza;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u2013<\/strong> rafforzamento degli organi collegiali, in particolare del Collegio dei Docenti. Il presunto ammodernamento del sistema educativo sbandierato dai fautori dell\u2019autonomia scolastica non solo non libera la scuola e il lavoro dell\u2019insegnante da lacci e lacciuoli burocratici di ogni tipo ma li subordina a interessi esterni dalla valenza educativa assai discutibile;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u2013<\/strong> abolizione dei test INVALSI, la cui importanza fondamentale nell\u2019attuale sistema di valutazione dell\u2019istruzione rappresenta, come mostra l\u2019esperienza dei paesi anglosassoni, un potente elemento di omologazione e di limitazione della libert\u00e0 di insegnamento e apprendimento;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u2013<\/strong> mantenimento dell\u2019obbligo scolastico a tutto il biennio delle superiori, come previsto dalla riforma Berlinguer, a cui segue un triennio con esame finale;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u2013<\/strong> affermazione del principio della centralit\u00e0 del gruppo classe e della continuit\u00e0 didattica: la scuola non deve rappresentare l\u2019anticamera della precarizzazione tipica del lavoro nell\u2019odierno contesto neoliberale \u2013 al contrario, essa deve offrire punti di riferimento forti, sotto l\u2019aspetto didattico-educativo che le compete, a studenti sempre pi\u00f9 fragili, disorientati e abbandonati a s\u00e9 stessi;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u2013<\/strong> uniformit\u00e0 a livello nazionale di concorsi, programmi, discipline e loro contenuti: tale uniformit\u00e0 va realizzata con l\u2019abolizione dei PTOF d\u2019Istituto (previsti dalla \u201cBuona scuola\u201d) e con il ripristino della \u201cprogrammazione curricolare\u201d, che lascia comunque spazio all\u2019indipendenza e alla creativit\u00e0 del singolo insegnante;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u2013<\/strong> scuola di qualit\u00e0 in tutti i suoi indirizzi e giusta severit\u00e0 degli insegnanti. La scuola non deve sorvegliare n\u00e9 punire. La scuola deve favorire il libero sviluppo della persona, come indica la Costituzione: non solo istruire ma educare, formare il senso critico individuale. L\u2019educazione, per\u00f2, non pu\u00f2 realizzarsi con efficacia se non esistono limiti e regole, a maggior ragione in una societ\u00e0 ipocritamente permissiva come quella capitalista. Viene promosso chi si impegna, chi raggiunge i livelli di conoscenza minimi richiesti, che devono essere elevati, chi dimostra di saper convivere con gli altri. Altrimenti ripete l\u2019anno. Nessuna sanzione, nessuna punizione; una giusta bocciatura (giusta nel senso che tenga conto, cio\u00e8, del contesto di provenienza dell\u2019allievo e di eventuali oggettivi svantaggi derivati) \u00e8 pi\u00f9 educativa di una promozione regalata;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u2013<\/strong> mantenimento del valore legale del titolo di studio che, in quanto attribuito dallo Stato, ne conferma il ruolo di garante dell\u2019omogeneit\u00e0 del sistema scolastico (artt. 9 e 33 della Costituzione);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u2013<\/strong>\u00a0riorganizzazione dell\u2019attuale Ministero dell\u2019Istruzione, dell\u2019Universit\u00e0 e della Ricerca (MIUR). Al suo posto sono ripristinati il Ministero della Pubblica Istruzione (MPI), responsabile delle politiche di educazione e scolarizzazione nazionali, e il Ministero dell\u2019Universit\u00e0 e della Ricerca (MUR), responsabile delle Universit\u00e0 Pubbliche e Statali e degli enti di ricerca;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u2013<\/strong> stanziamento di risorse per garantire il diritto allo studio degli studenti capaci e meritevoli;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u2013<\/strong> aumento delle risorse e degli incarichi agli insegnanti di sostegno al fine di ristabilire i livelli occupazionali precedenti ai tagli imposti dalle riforme dell\u2019ultimo decennio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Documento approvato dal Congresso di Riconquistare l&#8217;Italia il 28 marzo 2021.<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SCUOLA &nbsp; &nbsp; ANALISI &nbsp; 1. Alla fine del XX secolo la scuola italiana necessita di un rinnovamento che attinga contenuti, forme, modalit\u00e0 da un\u2019intelligente quanto dinamica opera di aggiornamento, riadattamento e reinterpretazione della tradizione umanistica nazionale. Occorrerebbe insomma porsi nel solco gi\u00e0 tracciato da Francesco De Sanctis: Ci\u00f2 che un giovane dee domandare alla Scuola \u00e8 di essere messo in grado che la scienza la cerchi e la trovi lui. 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