{"id":63830,"date":"2021-04-02T12:55:17","date_gmt":"2021-04-02T10:55:17","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63830"},"modified":"2021-04-02T12:55:17","modified_gmt":"2021-04-02T10:55:17","slug":"contro-i-dittatori-del-brutto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63830","title":{"rendered":"Contro i dittatori del brutto"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Davide Brullo)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><span style=\"font-size: 14pt\"><strong>L\u2019arte contemporanea \u00e8 diventata pura speculazione, i musei sacralizzano il dissacrante e la nostra \u00e8 la prima civilt\u00e0 della storia che ama il brutto. Dialogo con Angelo Crespi: \u201costinatamente, mi affido alla bellezza, al talento, al senso\u201d<\/strong><\/span><\/p>\n<p>L\u2019arte \u00e8 una questione di postura, impone una poetica della postura; ora pare, piuttosto, posa, impostura. Per dire: di fronte a un quadro non ci si inginocchia pi\u00f9; il museo, d\u2019altronde, non \u00e8 una chiesa. Fatto curioso: il museo \u2018sacralizza\u2019 l\u2019arte \u2013 come il teatro d\u00e0 a quell\u2019atto un palco \u2013, ma dal museo il sacro \u00e8 escluso, eluso. Le opere si guardano con interesse e con curiosit\u00e0, eventualmente si ammirano. Al loro cospetto non ci si inginocchia pi\u00f9, le gambe non precipitano. Di questo mutamento di postura, di posto nella ruota del mondo e del senso \u2013 da parte dell\u2019osservatore, e dunque dell\u2019artista \u2013 ha scritto, tra l\u2019altro, Edgar Wind: nell\u2019era dominata dalla scienza onniveggente \u2013 cio\u00e8, che delinea ogni fare, riducendo il mistero a misura, ed \u00e8 faro, legge \u2013, l\u2019arte \u201cperde il suo legame diretto con la nostra esistenza: diventa una splendida superfluit\u00e0\u201d (<em>Arte e anarchia<\/em>, Adelphi, 1968). Naturalmente, le cose sono pi\u00f9 complicate di cos\u00ec: il \u2018superfluo\u2019 pu\u00f2 dare accesso, appunto, allo splendore, e il potere taumaturgico dell\u2019arte \u2013 sacro \u2013 azzanna alle spalle, fuori dai recinti costituiti, dove la bellezza \u00e8 latitante. Oggi, semmai, si venera il brutto, l\u2019arte esiste se assurge a \u2018caso\u2019, e nel caos delle forme c\u2019\u00e8 chi specula sottraendo all\u2019opera il suo unico valore: volare, valicare l\u2019ovvio, fendere l\u2019oggi, squarciare con inedita innocenza le evidenze, riconoscere i segni, dare senso ai sogni, assurgere a rischio, a scelta non pi\u00f9 derogabile. In questo contesto,\u00a0<strong>il lavoro di Angelo Crespi \u2013 gi\u00e0 autore di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.johanandlevi.com\/scheda.php?libro=84\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Ars Attack. Il bluff del contemporaneo<\/em>, 2013<\/a>, e di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.johanandlevi.com\/scheda.php?libro=145\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Costruito da dio. Perch\u00e9 le chiese contemporanee sono brutte e i musei sono diventati le nuove cattedrali<\/em>, 2017<\/a><\/strong>\u00a0\u2013 \u00e8 fondamentale e il suo libro,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/nostalgia-della-bellezza-libro-angelo-crespi\/e\/9788898620876\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong><em>Nostalgia della bellezza<\/em>\u00a0(Giubilei Regnani, 2021)\u00a0<\/strong>\u00e8 un manuale che aiuta a capire il sistema dell\u2019arte contemporanea, a difenderci dal brutto, a imbracciare una forma di vita, una ascesi alla meraviglia.\u00a0<\/a>Con quieta violenza, cos\u00ec, Crespi scarnifica \u201cl\u2019arte sociale\u201d, che \u201cnon produce pi\u00f9 opere, bens\u00ec contenuti che prescindono dalla forma in cui sono fissati\u201d; smonta \u201cla riscrittura ideologica\u201d perpetrata con grottesche contraddizioni dalla cosiddetta\u00a0<em>cancel culture<\/em>; scardina il gioco \u2013 esteticamente al massacro \u2013 del mercato dell\u2019arte (\u201cC\u2019\u00e8 nell\u2019arte contemporanea una forte propensione alla speculazione finanziaria. Una cosa che non si era mai vista\u201d). Tutt\u2019altro che passatista o devoto alle rovine del tempo che fu \u2013 \u201ctradizione non significa la ripetizione di stili e stilemi\u2026 non \u00e8 adorare la cenere, bens\u00ec conservare il fuoco\u201d \u2013, Crespi richiama l\u2019artista al proprio ruolo di campione del bello, di costruttore di forme; egli \u00e8 colui che tenta \u201cin definitiva di frenare l\u2019arrivo dell\u2019Anticristo\u201d. Il suo libro, allora \u2013 costruito come una vasta intervista \u2013 ha la tensione della cavalleria e della lotta: \u00e8 un libro marziale. In effetti, \u00e8 proprio nella caduta, nel fallire felice, la ragione dell\u2019ascesa, l\u2019astuzia blu della commozione, direbbe Rainer Maria Rilke, poeta caro a Crespi. Ed \u00e8 bello, perfino, che una battaglia simile la compia chi vive nella spregiudicata generosit\u00e0, chi all\u2019ostentazione predilige la poesia, alla posa la disciplina, al clamore il pudore, perch\u00e9 arde ci\u00f2 che \u00e8 nascosto.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-140178\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Crespi_COVER-1-600x887-1.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p><strong>Si ha nostalgia di ci\u00f2 che abbiamo perduto per sempre. La bellezza, allora, ci \u00e8 preclusa?<\/strong><\/p>\n<p>Nel libro cerco di spiegare la questione nel modo pi\u00f9 semplice possibile. L\u2019arte contemporanea concettuale, prediligendo i concetti alla forma, si nega la possibilit\u00e0 della bellezza che in un\u2019opera splende attraverso la forma. Ed \u00e8 l\u2019unica cosa che conta, la forma, anche in poesia. Mi viene in mente Gottfried Benn quando parla di \u00abmorale della forma\u00bb indicando il compito dell\u2019artista e precisando che nell\u2019arte \u00abnon decide il senso bens\u00ec la forma\u00bb. Lo stesso pensiero echeggia in Hermann Broch: \u00abla verit\u00e0 solo nella forma\u00bb; e in Eugenio Montale: \u00abIn poesia\/ quello che conta non \u00e8 il contenuto\/ ma la forma\u00bb. Aggiungo che non ho nessuna tentazione passatista e provo nostalgia per il fu\u00adturo. E mi piace questo ossimoro proprio per la costituzionale para\u00addossalit\u00e0 che produce uno stupore cognitivo che a sua volta induce alla riflessione o, almeno, a una seconda attenta lettura della frase che lo contiene. Provo nostalgia per la bellezza futura che non avremo. Di fatto siamo la prima civilt\u00e0 che ama il brutto. Siamo passati da un sistema delle belle arti a un sistema delle brutte arti: \u00e8 una questione diabolica.<\/p>\n<p><strong>Conosco il tuo amore per Brodskij. Se \u201cl\u2019estetica \u00e8 la madre dell\u2019etica\u201d come tradurre questo concetto in una poetica del vivere, e dunque in una politica?<\/strong><\/p>\n<p>Credo prediligendo la forma al contenuto, perch\u00e9 solo attraverso la forma possiamo raggiungere la bellezza che \u00e8 presagio di eternit\u00e0 in un frammento. Ma c\u2019\u00e8 anche la questione della verit\u00e0, come dice Heidegger riflettendo su Rilke, cio\u00e8 l\u2019idea che al poeta e all\u2019artista sia affidato il compito di dire le cose come neppure le cose sapevano d\u2019essere. Cio\u00e8 di dire la verit\u00e0 delle cose. Anche se poi Heidegger aggiunge che lo splendere della verit\u00e0 \u00e8 la bellezza. Quanto a Brodskij, come Benn, ha in mente una morale della forma; l\u2019estetica \u00e8 la madre dell\u2019etica, proprio perch\u00e9 se non tutto \u00e8 permesso in estetica, poich\u00e9 lo spettro dei colori \u00e8 determinato, non tutto \u00e8 permesso in etica. Aggiungo: essendo il giudizio estetico bello\/brutto il primo giudizio, istantaneo, che ci facciamo aprendo gli occhi sul reale, mentre il giudizio etico buono\/cattivo giunge dopo, a seguito di una riflessione, non posso che dare credito a questo giudizio legato alla vista che di tutti i sensi \u00e8 quello pi\u00f9 connesso al pensiero. E di fatto noi abitiamo il mondo, guardandolo. E questo surplus di credito che d\u00f2 alla Bellezza, percepibile d\u2019incanto aprendo gli occhi, perch\u00e9 capisco subito se una cosa \u00e8 bella o \u00e8 brutta, e subito dopo capisco anche se mi piace o non mi piace\u2026 questo surplus di credito alla Bellezza mi fa propendere per affidarmi a essa, e in questo sta la sua natura eminentemente politica, perch\u00e9 produce senso, aggrega l\u00e0 dove l\u2019entropia invece disgrega, spinge a una imitazione positiva, crea di fatto civilt\u00e0 in luogo di barbarie.<\/p>\n<div class=\"wp-block-banner-post\">\n<div class=\"banner-post\">\n<div class=\"bannerPreviewProduct style-3\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>Intendo: i fenomeni artistici sono connessi a una visione del mondo. L\u2019impressionismo, la Pop Art, l\u2019espressionismo, il \u201crealismo socialista\u201d\u2026 Cosa rappresenta il nostro tempo? Lo\u00a0<em>sgunz<\/em>\u00a0o il caos sovrano? E dove si tenta, si scava, si trova la grande arte, oggi?<\/strong><\/p>\n<p>Per quanto riguarda la prima parte della domanda faccio fatica a rispondere. L\u2019arte visiva non \u00e8 riuscita a rientrare nel proprio alveo dopo le avanguardie di inizio Novecento e si \u00e8 fatta \u201cavanguardismo\u201d, per cui lo scioccante, il sorprendente, l\u2019ingannevole e il contradditorio sono abbracciati come fini in s\u00e9; con l\u2019avanguardismo \u00e8 arrivato il fraintendimento forzato, \u00abun fraintendimento aggressivo, inflazio\u00adnato, pretenzioso\u00bb arguiva Clement Greenberg; le opere\u00a0<em>ready made\u00a0<\/em>e concettuali diventa\u00adno opere solo grazie al contesto di arte in cui ven\u00adgono presentate, un contesto culturale e sociale ma non estetico o artistico; \u00e8 un paradosso ma oggi un\u2019opera diventa arte se \u00e8 esposta in un museo e non, essendo arte, \u00e8 esposta in un museo. Questo determina, forse per la prima volta nella storia, uno scollamento definitivo tra la percezione dell\u2019arte della gente comune e la percezione del sistema dell\u2019arte che \u00e8 una sorta di casta; lo spettatore fa fatica a comprendere un\u2019arte che \u00e8 facile da fare e difficilissima da capire, a cui per ironizzare ho dato il nome \u201csgunz\u201d, e quanto pi\u00f9 questa comprensione viene a mancare, tanto pi\u00f9 gli specialisti la considerano arte. Considerando che per l\u2019arte concettuale basta l\u2019idea e non conta la realizzazione, io propendo invece per l\u2019arte che l\u2019artista fa con le proprie mani, poich\u00e9 non esiste altra arte di quella che si fa mentre si fa, e reputo uno sciocchezza pensare appunto che basta l\u2019idea; per questo considero \u2013 al pari di Greenberg \u2013 la pittura come l\u2019unica vera avanguardia, reputo i pittori come gli ultimi che assolvono la funzione di\u00a0<em>kat\u00e9chon<\/em>, cio\u00e8 di \u201ctrattenere\u201d il decadimento o ritardarlo, di impedire l\u2019espandersi del brutto, in definitiva di frenare l\u2019arrivo dell\u2019Anticristo; assolvono questa funzione per mezzo della fede, la fede nella bellez\u00adza, nella perfezione, nel senso.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-140179\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/ph-Walter-Capelli-12-scaled.jpg\" alt=\"\" \/><figcaption>Angelo Crespi alla Fondazione Sangregorio di Sesto Calende; photo Walter Capelli<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Che cosa guida il mercato dell\u2019arte?<\/strong><\/p>\n<p>Il mercato dell\u2019arte, per alcune caratteristiche che spiego nel libro, \u00e8 un oligopolio in cui pochi, ricchissimi player possono decidere i prezzi, farli crescere, speculare, ottenere ricavi straordinari, a scapito dei veri collezionisti o del semplice amatore. Inoltre, per la prima volta nella storia, \u00e8 in atto una finanziarizzazione per cui si compra arte, non per staccare un dividendo estetico, ma per ottenere ricavi economici nel breve termine. Ci\u00f2 causa anche un radicale mutamento delle opere d\u2019arte che, al pari delle azioni, devono diventare fungibili cos\u00ec da poter essere scambiate velocemente e produrre utili. In questo senso, il fattore determinante, esiziale diventa il prezzo, tanto che l\u2019arte antica costava perch\u00e9 valeva, l\u2019arte contemporanea vale perch\u00e9 costa.<\/p>\n<p><strong>Di arte si parla se diventa un fenomeno \u2018sociale\u2019, se \u2018provoca\u2019, se \u00e8 un \u2018caso\u2019. L\u2019impegno premia pi\u00f9 dell\u2019impegno formale, la grandezza in s\u00e9 pare impossibile da valutare, \u2018genio\u2019 \u00e8 concetto da bandire: \u00e8 cos\u00ec? Perch\u00e9?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec, ma non saprei individuare la causa prima se non nel tramonto di una civilt\u00e0, sottoposta alle sferzate del relativismo e del nichilismo. Oggi nell\u2019arte contemporanea \u00e8 bandito qualsiasi tentativo di grandezza, di complessit\u00e0 formale, ed \u00e8 guardato con sospetto il talento, l\u2019allenamento, e ogni tensione alla trascendenza o al divino. Forse perch\u00e9 non siamo pi\u00f9 capaci di immaginare cose grandi, ci accontentiamo delle piccole, preferiamo le pause alla musica. E fa sorridere, nel mentre della decadenza, lo spreco del termine \u201cgenio\u201d per indicare invece a sproposito artisti qualsiasi: ripenso a Robert Musil quando ne\u00a0<em>L\u2019Uomo senza qualit\u00e0<\/em>\u00a0notava divertito che anche un cavallo oggi pu\u00f2 essere definito un genio e a maggior ragione uno street artist come Banksy.<\/p>\n<p><strong>Che senso hanno, oggi, i musei? In assoluto: come si equilibra, in un artista, la necessit\u00e0 di una \u2018tradizione\u2019 alla necessaria certezza di dover percorrere territori incontaminati, altri?<\/strong><\/p>\n<p>I musei, anche dal punto di vi\u00adsta simbolico, sono le nuove cattedrali. Abbiamo affidato la salvezza della nostra anima all\u2019arte, sem\u00adbrandoci la religione un retaggio del passato, cos\u00ec abbiamo costruito migliaia di nuovi musei nel mondo immaginando siano il contenitore delle vestigie pi\u00f9 importanti da tramandare ai posteri. A parte questo, nel tempo della secolarizzazione i musei servono a risacralizzare in altra forma l\u2019arte, perfino quella di tipo religioso, per\u00f2 solo nella sua dimensione immanente, quindi a risacralizzare arte nata per dissacrare e a farla esistere. Essi sono il packaging lussuoso dell\u2019arte contemporanea, la carta dorata che riveste il cioccolatino, ed ora nel tempo della peste tremendamente vuoti, cenotafi.<\/p>\n<div class=\"wp-block-banner-post\">\n<div class=\"banner-post\"><\/div>\n<\/div>\n<p><strong>Nel tuo libro, a un certo punto, avvicini il pittore al poeta: perch\u00e9?<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e9 contrariamente all\u2019artista concettuale che demanda le proprie opere ad altri e si crogiola nell\u2019idea che basti l\u2019idea, il pittore, al pari del poeta, si fida della propria mano, dei moti della propria mano per creare. E se \u00e8 sincero, se ha talento, se si \u00e8 allenato, l\u2019opera riflette tutto questo e pu\u00f2, rare volte, raggiungere la perfezione, come nella rovesciata di Ronaldo, che \u00e8 poi la bellezza, quando cio\u00e8 nell\u2019opera nulla pu\u00f2 essere aggiunto e nulla tolto senza che se ne accresca inutilmente o peggio se ne diminuisca l\u2019insieme. Il pittore ha la possibilit\u00e0 di essere libero totalmente nel mentre fa la propria opera, avendo di fronte \u2013 come avrebbe scritto T. S. Eliot \u2013 un terreno inesplorato in cui ci si inoltra con un equipaggiamento sempre logoro, poich\u00e9 le parole che abbiamo imparato sono utili per spiegare solo quello che gi\u00e0 conosciamo. Questo territorio inesplorato \u00e8 il regno della possibi\u00adlit\u00e0, delle infinite possibilit\u00e0 per cui iniziando il verso non sappiamo dove ci condurr\u00e0 la rima, tanto che il poeta pu\u00f2 arrivare a dire cose che neppure sapeva, come neppure le cose sapevano di essere: \u00e8 l\u2019aspetto profetico della poesia e dell\u2019arte in generale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/arte\/angelo-crespi-intervista-arte\/\">https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/arte\/angelo-crespi-intervista-arte\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Davide Brullo) L\u2019arte contemporanea \u00e8 diventata pura speculazione, i musei sacralizzano il dissacrante e la nostra \u00e8 la prima civilt\u00e0 della storia che ama il brutto. Dialogo con Angelo Crespi: \u201costinatamente, mi affido alla bellezza, al talento, al senso\u201d L\u2019arte \u00e8 una questione di postura, impone una poetica della postura; ora pare, piuttosto, posa, impostura. 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