{"id":63879,"date":"2021-04-09T00:29:44","date_gmt":"2021-04-08T22:29:44","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63879"},"modified":"2021-04-09T08:37:56","modified_gmt":"2021-04-09T06:37:56","slug":"resistere-alla-resilienza-come-il-neoliberismo-ha-creato-la-narrazione-della-complessita-e-della-resilienza-e-come-combatterla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63879","title":{"rendered":"Resistere alla \u201cresilienza\u201d: come il neoliberismo ha creato la narrazione della complessit\u00e0 e della resilienza, e come combatterla (parte I)"},"content":{"rendered":"<p>di GIACOMO BAGGIO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il termine \u201cresilienza\u201d era originariamente usato nell\u2019ambito della tecnologia dei materiali e descriveva una specifica propriet\u00e0 degli stessi, segnatamente quella della resistenza alle sollecitazioni esterne. Fu all\u2019inizio degli anni \u201970 che esso venne applicato anche ad altri ambiti: da un lato se ne serv\u00ec la psicologia infantile per designare la capacit\u00e0 dei bambini di crescere e condurre una vita normale nonostante i traumi subiti in tenera et\u00e0; dall\u2019altro venne adottato dalla scienza dei sistemi ecologici complessi per indicare la capacit\u00e0 di un ecosistema di sopravvivere e mantenersi nel tempo grazie alla coesione interna degli elementi che lo compongono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019ultima visione era in sintonia con le teorie economiche di Friedrick Hayek, il padre del neoliberismo, secondo cui le dinamiche del mercato &#8211; da lui considerate come naturali e ineludibili &#8211; erano troppo complesse per essere comprese e gestite da parte di una entit\u00e0 centralizzata (ad es. uno stato, o una banca centrale), dunque i singoli non potevano far altro che adattarsi agli eventi che sarebbero occorsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa visione, sebbene rigettata dai neoliberisti della scuola di Chicago, \u00e8 stata ripresa dal <em>mainstream<\/em> neoliberale nel periodo post-crisi 2008 sia come giustificazione al tracollo finanziario, sia come base teorica per lo sviluppo di nuovi metodi di gestione dei rischi. Per quanto riguarda la Ue, a partire dal 2015 \u00e8 stato istituito un gruppo di studio <i>ad hoc <\/i>sulla resilienza, e da allora \u201cresilienza\u201d \u00e8 diventata una parola chiave del suo <i>policy making <\/i>e viene ora usata a profusione in tutti i suoi documenti ufficiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come verr\u00e0 evidenziato, l\u2019uso del termine che viene fatto nell\u2019ambito del <i>policy making <\/i>mantiene dei legami piuttosto blandi con la teoria dei sistemi ecologici da cui pretende di derivare; si tratta in realt\u00e0 di una narrativa &#8211; molto fumosa e assai poco coerente &#8211; finalizzata a rivestire di una patina di credibilit\u00e0 le azioni di quelle stesse \u00e9lite che pretendono di continuare a portare avanti le solite ricette neoliberiste (privatizzazioni, tagli alla spesa sociale, compressione dei diritti ecc.) nonostante il loro ormai conclamato e plateale fallimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>1.Dall\u2019ambito tecnologico a quello psicologico <\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se consultiamo il vocabolario <i>Treccani <\/i>alla voce \u201cresilienza\u201d troviamo le seguenti definizioni: &#8220;<b>resili\u00e8nza <\/b>s. f. [der. di <i>resiliente<\/i>]. \u2013 <b>1. <\/b>Nella tecnologia dei materiali, la resistenza a rottura per sollecitazione dinamica, determinata con apposita prova d\u2019urto: <i>prova di r<\/i>.; <i>valore di r<\/i>., il cui inverso \u00e8 l\u2019indice di fragilit\u00e0. <b>2. <\/b>Nella tecnologia dei filati e dei tessuti, l\u2019attitudine di questi a riprendere, dopo una deformazione, l\u2019aspetto originale. <b>3. <\/b>In psicologia, la capacit\u00e0 di reagire di fronte a traumi, difficolt\u00e0, ecc.&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come possiamo vedere, i primi due significati sono legati all\u2019ambito tecnologico ed esprimono la qualit\u00e0 della resistenza fisica ad una pressione esercitata dall\u2019esterno; il secondo include anche la tendenza a recuperare l\u2019aspetto originario. Ma come si \u00e8 passati al terzo significato? Come \u00e8 successo che una propriet\u00e0 relativa a metalli e tessuti venisse applicata all\u2019ambito umano? <strong>(1)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei primi anni \u201970 seguendo le orme di John Bowlby (1907-1990) e Mary Ainsworth (1913-1999) la psichiatria infantile inizi\u00f2 ad investigare quali fossero gli effetti dei traumi infantili sul successivo sviluppo dei bambini e a raccogliere dati su questo tema. Questo port\u00f2 a identificare tutta una serie di fattori di rischio che incidono profondamente sullo sviluppo del bambino (fra questi &#8211; ricordiamolo &#8211; la povert\u00e0 risult\u00f2 essere quello pi\u00f9 globale e prominente) e a studiarne gli effetti nel corso della crescita. Fu nel contesto di questi studi che Norman Garmezy &#8211; unanimemente riconosciuto come il fondatore della ricerca sulla resilienza &#8211; fece una scoperta alquanto interessante: studiando dei pazienti affetti da schizofrenia not\u00f2 come alcuni di essi nonostante la malattia riuscissero ad avere una vita sostanzialmente normale, con un lavoro stabile e delle relazioni di coppia di lunga durata.\u00a0 Inoltre, questi necessitavano di degenze ospedaliere molto pi\u00f9 brevi rispetto agli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste osservazioni portarono Garmezy a effettuare uno studio sullo sviluppo di un gruppo di bambini che avevano avuto genitori affetti da schizofrenia; i risultati &#8211; esposti in un influente articolo del 1971 <strong>(2)<\/strong> &#8211; rivelarono che questi avevano effettuato degli \u201caggiustamenti\u201d sorprendenti, non sviluppando la schizofrenia nel 90% dei casi. Si trattava di bambini che &#8211; come dice Garmezy &#8211; \u201cmostrano tutti i fattori che sono indice di funzionalit\u00e0 <strong>(3)<\/strong> &#8211; buone relazioni con i loro compagni, successo in ambito accademico, dedizione all\u2019apprendimento e alla realizzazione di obiettivi di vita positivi [e] esperienze lavorative precoci e positive\u201d <strong>(4)<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla base di queste scoperte Garmezy sugger\u00ec che oltre ai fattori di rischio la ricerca si dovesse interessare anche alle forze positive che consentono ai bambini di sopravvivere e adattarsi (nella letteratura in merito si usa il termine \u201cadattarsi\u201d &#8211; ingl. \u2018to adapt\u2019, o anche \u2018to adjust\u2019 &#8211; col significato di \u201ccorreggere le influenze negative e adattarsi ad una realt\u00e0 pi\u00f9 \u2018normale\u2019\u201d). Fu a partire da quel momento che i ricercatori si interessarono ai vari \u201cfattori protettivi\u201d, ovvero ai supposti costituenti base della resilienza. Si scopr\u00ec cos\u00ec che \u201canche quando esposti alle condizioni pi\u00f9 orribili &#8211; incluse guerre, reclusione in campi di concentramento, abusi sessuali e fisici, e abuso di droghe da parte dei genitori &#8211; dal 50 al 70% dei bambini sopravviveva, conducendo poi vite normali dal punto di vista dello sviluppo\u201d <strong>(5)<\/strong> .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una buona panoramica sullo sviluppo della ricerca su questi temi e sui suoi risultati nel corso di un quarantennio \u00e8 fornito da Anne S. Masten &#8211; uno dei protagonisti nella ricerca su psicopatologia dello sviluppo e resilienza &#8211; nel libro <i>Ordinary Magic &#8211; Resilience in Development <\/i>(2014) <strong>(6)<\/strong> . Il libro contiene fra l\u2019altro una lista sintetica dei fattori di resilienza (<i>resilience factors<\/i>) ricorrenti in vari studi; questi sono: \u201ccura effettiva dei figli da parte dei genitori e qualit\u00e0 del loro impegno genitoriale; stretta relazione con altri adulti capaci [di coadiuvare nell\u2019educazione]; stretti rapporti di amicizia e di coppia; intelligenza e capacit\u00e0 di risolvere i problemi; autocontrollo, controllo delle emozioni, capacit\u00e0 di elaborare molti piani; avere una grande spinta motivazionale nel cercare di realizzare [quel che ci si \u00e8 prefissati]; fiducia in se stessi; fede, speranza, credere che la vita ha senso; scuole efficaci; un vicinato e una collettivit\u00e0 che svolgano la loro funzione\u201d <strong>(7)<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio della resilienza in psicologia \u00e8 stato caratterizzato da un confronto serrato e molto proficuo fra il campo della psichiatria infantile (di approccio pi\u00f9 pratico) e quello della psicopatologia dello sviluppo (pi\u00f9 teorico), nel corso del quale si \u00e8 potuto integrare la saggezza accumulata nel corso dell\u2019esperienza clinica nel primo campo e i risultati della ricerca teorica del secondo. \u00c8 probabilmente questa stretta relazione fra teoria e pratica, questa diretta constatazione della grande complessit\u00e0 di tutto ci\u00f2 che \u00e8 umano che ha suggerito agli esperti di resilienza una grande cautela nell\u2019elaborare quantificazioni e applicazioni delle loro scoperte ad uso dei <i>policy-makers<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>2. Resilienza riferita ai sistemi ecologici complessi (il lavoro di C.S. Holling)<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto la maggior parte delle persone continui a ricollegare istintivamente il termine \u201cresilienza\u201d all\u2019ambito psicologico summenzionato e ritrovi in esso una qualit\u00e0 positiva, ovvero la capacit\u00e0 di far fronte alle difficolt\u00e0 (si tratta peraltro di una \u201cvirt\u00f9\u201d che ritroviamo in tutte le culture tradizionali insieme al coraggio, l\u2019intraprendenza ecc.), l\u2019accezione del termine pi\u00f9 ampiamente usata al giorno d\u2019oggi nei campi dell\u2019economia, finanza, difesa ecc. \u00e8 assai diversa; essa si \u00e8 sviluppata a partire dallo studio dei sistemi ecologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era il 1973 quando con il suo citatissimo articolo \u201cResilience and stability of ecological systems\u201d Crawford Holling introduceva un nuovo approccio allo studio dei sistemi ecologici. Fino ad allora la ricerca in tale settore si era basata sul concetto di \u201cequilibrio\u201d o, per dirla in termini biologici, omeostasi <strong>(8)<\/strong>: i sistemi ecologici erano ritenuti possedere la capacit\u00e0 di ritornare al precedente stato di equilibrio in seguito a perturbazioni provenienti dall\u2019esterno, una immagine questa chiaramente derivata dalla meccanica classica e dalla termodinamica. Su queste premesse, la gestione dello sfruttamento delle risorse naturali (ad es. quanti merluzzi si possono pescare, o quanti abeti si possono tagliare) &#8211; <i>ecosystem management <\/i>&#8211; prevedeva una \u201cmassima rendita sostenibile\u201d (<i>maximum sustained yield<\/i>), ovvero una quantit\u00e0 massima che poteva essere prelevata senza pregiudicare la capacit\u00e0 del sistema di ritornare allo stato originario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei primi anni \u201970, in sintonia con le molte voci critiche che condannavano i metodi intensivi in agricoltura e nella gestione delle risorse naturali paventando estinzioni di massa e livelli inaccettabili di inquinamento, Holling svilupp\u00f2 un approccio diverso, adattando l\u2019ecologia alla allora emergente \u201cscienza della complessit\u00e0\u201d (<i>complexity science<\/i>) <strong>(9)<\/strong> e segnando un deciso allontanamento dall\u2019idea di equilibrio: egli focalizz\u00f2 lo sguardo non pi\u00f9 sull\u2019aspetto quantitativo (ad es. la quantificazione delle materie \u201cestraibili\u201d o del tempo necessario affinch\u00e9 un sistema recuperasse lo stato di equilibrio), ma su quello qualitativo riguardante la coesione degli elementi interni ad un sistema che ne assicurano la resilienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come spiega Jeremy Walker: &#8220;Holling [&#8230;] opera una distinzione fra una nozione gi\u00e0 esistente che egli chiama &#8216;resilienza ingegneristica&#8217; (<i>engeneering resilience<\/i>) e la sua alternativa, quella di una resilienza propriamente \u2018ecologica\u2019. La resilienza ingegneristica, associata alla allora dominante ecologia matematica, \u00e8 una variabile astratta, semplicemente il tempo (<i>t<\/i>) del quale necessita un sistema per tornare ad un massimo di stabilit\u00e0 (o posizione di equilibrio) dopo un perturbamento. Il ritorno \u00e8 semplicemente presunto, e lo stato di equilibrio \u00e8 inteso come equivalente alla persistenza sul lungo periodo. Quello che invece Holling cerca di definire \u00e8 una nozione complessa di resilienza che possa rendere conto della abilit\u00e0 di un ecosistema di rimanere coeso mentre \u00e8 sottoposto a perturbazioni estreme. Se da un lato la stabilit\u00e0 si riferisce alla familiare nozione di ritorno all\u2019equilibrio, dall\u2019altro la resilienza ecologica designa le complesse interazioni biotiche che determinano \u2018la persistenza delle relazioni all\u2019interno di un sistema\u2019; quindi, la resilienza \u00e8 \u2018una misura della capacit\u00e0 da parte di questi sistemi di assorbire variabili di cambi di stato, variabili indipendenti (<i>driving variables<\/i>), e parametri e nonostante ci\u00f2 persistere\u2019 (Holling 1973, p. 17)&#8221; <strong>(10)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sintesi, Holling ritiene che la presupposta tenuta di un sistema potrebbe legittimare livelli di sfruttamento che sul lungo periodo risulterebbero destabilizzanti. A questo approccio basato sulla supposizione di conoscenza se ne dovrebbe secondo lui sostituire un altro che concepisca i sistemi non come di per s\u00e9 stessi stabili, ma come soggetti a dei cicli di cambiamento che possono prevedere fluttuazioni anche molto rilevanti; in tale contesto l\u2019elemento centrale da considerare sar\u00e0 quello della resilienza dei sistemi stessi (ovvero la coesione degli elementi che li costituiscono) che consente loro di assorbire eventuali shock man mano che questi si presentano e continuare a sussistere <strong>(11)<\/strong> .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cambio di prospettiva operato da Holling nel campo dell\u2019ecologia esercit\u00f2 nel corso degli anni un\u2019enorme influenza nei pi\u00f9 svariati ambiti (quello della sicurezza, della pianificazione urbana ecc.), e impose tutta una serie di posizioni epistemologiche (<i>in primis <\/i>la sfiducia nella possibilit\u00e0 di prevedere gli eventi e l\u2019enfasi sulla necessit\u00e0 di adattarsi all\u2019inevitabile) che verranno pi\u00f9 o meno consapevolmente accettate dal discorso dominante basato sulla resilienza. In questo senso, le parole conclusive del suo articolo del 1973 sono assai emblematiche:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Un approccio gestionale basato sulla resilienza [&#8230;] enfatizzerebbe la necessit\u00e0 di lasciare le opzioni aperte, la necessit\u00e0 di esaminare gli eventi in un contesto regionale piuttosto che locale, e la necessit\u00e0 di enfatizzare l\u2019eterogeneit\u00e0. Deriverebbe da ci\u00f2 non la presunzione di una conoscenza sufficiente, ma il riconoscimento della nostra ignoranza; non il presupposto che gli eventi futuri sono previsti, ma che questi saranno imprevisti. Il <i>framework <\/i>della resilienza pu\u00f2 permettere questo cambio di prospettiva, perch\u00e9 non richiede una precisa capacit\u00e0 di predire il futuro, ma solo la capacit\u00e0 qualitativa di ideare sistemi che possono assorbire [gli <i>shock<\/i>] e adattarsi a eventi futuri qualunque forma imprevista essi possano assumere.&#8221; (Holling 1973, p. 21)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In seguito al successo delle sue teorie, nel 1999 Holling form\u00f2 insieme ad altri ecologisti la Resilience Allience, prefiggendosi lo scopo di estendere le idee connesse all\u2019approccio della resilienza ben al di l\u00e0 della sfera ecologica: l\u2019Alleanza proponeva infatti di intendere la resilienza come propriet\u00e0 inerente a quell\u2019unico sistema complesso che includeva oltre agli ecosistemi anche le societ\u00e0 umane. Tale sistema complesso &#8211; indicato col termine \u201cPanarchia\u201d &#8211; era definito come \u201cla struttura in cui i sistemi, sia quelli naturali (e.g. foreste) che quelli umani (e.g. capitalismo), che quelli combinati umano-naturali (e.g., istituzioni che governano l\u2019uso delle risorse naturali, come il Servizio Forestale), sono interconnessi in continui cicli adattivi di crescita, accumulazione, ristrutturazione e rinnovo\u201d <strong>(12)<\/strong> .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che rendeva possibile una comune teorizzazione delle dinamiche evolutive in sistemi cos\u00ec diversi era l\u2019assunto secondo cui ogni sistema poteva essere definito attraverso un concetto di \u201ccapitale\u201d &#8211; sia esso finanziario, organizzativo, o biofisico &#8211; che esprimeva il potenziale inerente a un sistema che \u00e8 disponibile per il cambiamento. A partire dal 2007 \u00e8 lo Stockholm Resilience Center il principale organismo (ampiamente transnazionale) che si fa carico della elaborazione teorica finalizzata ad adattare le teorie di Holling ai vari campi (politiche economiche, urbanistiche, della sicurezza ecc.). Come spiega bene Walker, esso esercita una enorme influenza sulle politiche di governi e istituzioni sovranazionali:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;[&#8230;] lo Stockholm Resilience Centre aspira ad essere molto pi\u00f9 che una piattaforma per l\u2019applicazione della scienza della resilienza all\u2019ambito strettamente ambientale. Attraverso le sue pubblicazioni sui vari giornali, i suoi simposi, report, consulenze e collaborazioni con istituzioni del calibro delle Nazioni Unite, rivela l\u2019ambizione di fornire una teoria generale dei sistemi per la \u2018<i>governance <\/i>socio-ecologica\u2019 ad uso diretto dei <i>policymakers <\/i>nel campo dell\u2019economia dello sviluppo.&#8221; (Walker e Cooper 2011, p. 155)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per concludere, \u00e8 importante mettere in rilievo la parabola evolutiva delle teorie di Holling, tenendo conto anche dello sfondo storico e geopolitico in cui si sono sviluppate. La teoria dei sistemi complessi (che fa parte della cosiddetta \u201c<i>second-order cybernetics<\/i>\u201d) era nata nel contesto della critica da parte di ambienti libertari ed ecologisti, spesso di sinistra, alla gestione accentratrice e dirigistica della logistica nel periodo della Guerra Fredda (quella che va sotto il nome di \u201c<i>first-order cybernetics<\/i>\u201d) <strong>(13)<\/strong>, basata sul falso presupposto della onniscienza dei decisori; essa forniva degli strumenti di analisi pi\u00f9 raffinati e metteva al contempo in rilievo la complessit\u00e0 dei sistemi, la limitatezza della conoscenza umana e quindi della capacit\u00e0 di gestione pianificata unilaterale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, questa critica &#8211; che in linea di principio avrebbe dovuto suggerire un approccio basato sulla prudenza e sull\u2019allargamento del processo decisionale a pi\u00f9 attori portatori di interessi e punti di vista diversi &#8211; si trasform\u00f2 ben presto in una ideologia al servizio del potere costituito di marca neoliberale che giunse finanche a giustificare le crisi ecologiche &#8211; in termini del tutto hayekiani (si veda su questo la sezione seguente) &#8211; come \u201cshock creativi\u201d, ovvero eventi impattanti che consentono al sistema di svilupparsi ulteriormente verso sempre nuove forme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello incentrato sulla resilienza \u00e8 fra l\u2019altro un <i>framework <\/i>teorico autoreferenziale che tende a inglobare in se stesso e metabolizzare tutte le \u201ccritiche deboli\u201d che gli vengano mosse: nel momento in cui qualcuno ponesse la questione della incapacit\u00e0 da parte del sistema neoliberale di garantire stabilit\u00e0 ed equilibrio, gli verrebbe risposto che le crisi &#8211; lungi dall\u2019essere responsabilit\u00e0 di una precisa <i>leadership <\/i>&#8211; sono parte costitutiva necessaria e ineliminabile di quell\u2019unico sistema che include sia il mondo naturale che quello della societ\u00e0 umana. Il pensiero della resilienza va dunque sottoposto a una critica radicale, che non ne accetti in partenza i presupposti teorici e che sappia scorgere dietro la sua apparente neutralit\u00e0 e scientificit\u00e0 gli assetti di potere che tende a legittimare e perpetuare <strong>(14)<\/strong>.<\/p>\n<p><em>[continua]<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><em>Note<\/em><\/span><\/p>\n<p>1) Di seguito ci rifacciamo come fonte principale alla bella sintesi storica di R. Fox Vernon (2004).<\/p>\n<p>2) Garmezy 1971, \u201cVulnerability research and the issue of primary intervention\u201d, in <i>American Journal of Orthopsychiatry<\/i>, 41 (1), 101-116.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3) Il termine \u201cfunzionalit\u00e0\u201d traduce l\u2019inglese \u201ccompetence\u201d, un concetto ricorrente nella letteratura psicologica in questione. Musten lo definisce come \u201ccapability for effective function in the environment; manifested capacity for positive adaptation in regard to accomplishing expected developmental tasks\u201d (Musten 2014, p. 307).<\/p>\n<p>4) Garmezy 1971, p. 114 (cit. in Vernon 2004, p. 16).<\/p>\n<p>5) Vernon 2004, p. 16.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">6) Questo libro riprende ampliandole le risultanze di un articolo del 2001 \u201cOrdinary magic: Resilience processes in development\u201d pubblicato su <i>American Psychologist<\/i>, 56 (3), 205-220.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">7) \u201c1. Effective caregiving and parenting quality. 2. Close relationships with other capable adults. 3. Close friends and romantic partners. 4. Intelligence and problem-solving skills. 5. Self-control; emotion regulation; planfulness. 6. Motivation to succeed.\u00a0 7.Self-efficacy. 8. Faith, hope, belief life has meaning. 9. Effective schools. 10. Effective neighborhoods; collective efficacy\u201d (Musten 2014, p. 148).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">8) L\u2019omeostasi indica l\u2019attitudine propria degli organismi viventi, siano essi cellule, individui singoli o comunit\u00e0, a mantenere in stato di equilibrio le proprie caratteristiche al variare delle condizioni esterne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">9) La <i>complexity science <\/i>non \u00e8 in realt\u00e0 una teoria organica, ma piuttosto un insieme di teorie e strumenti concettuali derivati da campi del sapere molto disparati. Ha la caratteristica di occuparsi di sistemi complessi e di problemi che sono dinamici, non predittibili e multi-dimensionali. Diversamente dal pensiero tradizionale basato su causa-effetto, \u00e8 caratterizzata dalla non-linearit\u00e0.<\/p>\n<p>10) Walker e Cooper 2011, p. 146<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">11) Cfr. su questo anche Walker e Cooper 2011, p. 146: \u201cHolling points to the dangers of the management theory of &#8216;maximum sustained yield&#8217; (MSY), long dominant in industrial forestry and fisheries, with its claims to be able to enumerate a fixed quantity of &#8216;surplus&#8217; cod or spruce that can be harvested year in year out, without such behavior undermining the ability of the ecosystem to recuperate its own productivity. Holling&#8217;s argument here (mirroring Hyman Minsky&#8217;s post-Keynesian account of financial crises) is that the long-term expectation of stability may be inherently destabilizing\u201d.<\/p>\n<p>12)\u00a0Goldman L., Holling C.S. (eds) 2002, <i>Panarchy: Understanding Transformations in Human and Natural Systems, <\/i>cit. in Walker e Cooper 2011, p. 147.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">13) La cibernetica si presenta come una teoria unificante che tenta di sviluppare teorie e concetti appropriati per i sistemi biologici e fisici, naturali e artificiali. In quella che viene definita \u201c<i>first-order cybernetics<\/i>\u201d (complesso di teorie sviluppatosi fra il 1946 e il 1953) l\u2019individuo si pone come osservatore esterno rispetto a un certo sistema e cerca di identificare gli elementi del sistema stesso, le loro caratteristiche, i <i>pattern <\/i>delle loro interazioni e i confini che essi vengono a creare. Nella \u201c<i>second-order cybernetics<\/i>\u201d (sviluppatasi negli anni \u201960-\u201970) invece l\u2019osservatore \u00e8 concepito come parte attiva coinvolta a pieno titolo nelle dinamiche del sistema stesso, per cui l\u2019immagine della realt\u00e0 \u00e8 vista come una rappresentazione non statica ma relazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">14) Sulla parabola evolutiva delle teorie di Holling e sulla loro impermeabilit\u00e0 a quelle \u201ccritiche deboli\u201d che ne accettano implicitamente i presupposti cfr. Walker e Cooper 2011, pp. 156-157.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIACOMO BAGGIO Il termine \u201cresilienza\u201d era originariamente usato nell\u2019ambito della tecnologia dei materiali e descriveva una specifica propriet\u00e0 degli stessi, segnatamente quella della resistenza alle sollecitazioni esterne. Fu all\u2019inizio degli anni \u201970 che esso venne applicato anche ad altri ambiti: da un lato se ne serv\u00ec la psicologia infantile per designare la capacit\u00e0 dei bambini di crescere e condurre una vita normale nonostante i traumi subiti in tenera et\u00e0; dall\u2019altro venne adottato dalla scienza&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":63618,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[18,6],"tags":[6828,6827,1209,6825,6826,6824],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Arbol-resiliente.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-gCj","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63879"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=63879"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63879\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63989,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/63879\/revisions\/63989"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/63618"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=63879"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=63879"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=63879"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}