{"id":63882,"date":"2021-04-06T08:30:04","date_gmt":"2021-04-06T06:30:04","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63882"},"modified":"2021-04-06T00:05:18","modified_gmt":"2021-04-05T22:05:18","slug":"padre-semeria-sacerdote-nazionalpopolare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63882","title":{"rendered":"Padre Semeria, sacerdote nazionalpopolare"},"content":{"rendered":"<p><strong>di QELSI (Leonardo Giordano)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-63883\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/WhatsApp-Image-2021-03-30-at-17.34.48-300x223.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"223\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/WhatsApp-Image-2021-03-30-at-17.34.48-300x223.jpeg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/WhatsApp-Image-2021-03-30-at-17.34.48.jpeg 539w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>La figura di Padre Giovanni Semeria, fondatore dei cappellani militari, \u00e8 personalit\u00e0 molto complessa e composita, non priva di aspetti e caratteristiche a prima vista contraddittori, per poter essere considerata come antesignana di una certa forma di \u201csovranismo\u201d. Tuttavia un tratto abbastanza distintivo della sua personalit\u00e0 pu\u00f2 essere definito a giusta ragione \u201cnazionalpopolare\u201d.<\/p>\n<p>Chi era questo sacerdote il cui contributo all\u2019istituzione di un ordine regolare e riconosciuto di cappellani militari fu decisivo e determinante? Nacque nel 1867 a Coldirodi, frazione di Sanremo, anche se la sua famiglia si trasfer\u00ec a Torino appena due anni dopo la sua nascita. Fu a Torino che egli fece i suoi primi studi presso il Collegio dei Gesuiti \u201cGirolamo Vida\u201d e poi presso il Collegio \u201cCarlo Alberto\u201d di Moncalieri allora condotto dall\u2019ordine dei Barnabiti, un ordine sacerdotale cui era appartenuto il patriota cappellano dei garibaldini Ugo Bassi. Fortemente segnato dalla formazione presso quest\u2019ordine ne prese i voti nel 1883. I suoi studi di teologia, filosofia, eloquenza ed archeologia furono approfonditi e spesso orientati da dotti e grandi maestri di queste discipline. Egli conobbe, seguendone alcune lezioni, il grande storico della Roma classica Teodoro Momsen. A 22 anni, a Pasqua del 1890, divenne sacerdote barnabita.<\/p>\n<p>Continu\u00f2 i suoi studi laureandosi in Filosofia presso l\u2019Universit\u00e0 \u201cLa Sapienza\u201d di Roma, in modo particolare approfond\u00ec gli studi sul marxismo e sulla dottrina sociale della Chiesa, l\u2019enciclica \u201cDe rerum novarum\u201d\u00a0<em>in primis<\/em>. Nel frattempo si distinse per un\u2019intensa opera di apostolato nel quartiere popolare di S. Lorenzo a Roma che egli considerava \u201cil quartiere pi\u00f9 miserabile di Roma, ma dei pi\u00f9 miserabili al mondo\u201d. Dotato di un\u2019oratoria appassionata ed intensa, di un eloquio dotto e vibrante, la sua opera di apostolato della dottrina sociale della Chiesa faceva perno sulla predicazione. Egli diceva di sostenere una sorta di cristianesimo \u201csociale\u201d ed era convinto che la democrazia, in s\u00e9 e per s\u00e9, sganciata da principi saldi e trascendenti, non fosse un valore: \u2039\u2039Non vogliamo un cristianesimo che nella democrazia si corrompa, ma una democrazia che nel cristianesimo si ispiri, si rigeneri, si nutra.\u203a\u203a Un\u2019opinione sulla democrazia, la sua, che si \u00e8 potuta leggere anche negli scritti di S. Giovanni Paolo II.<\/p>\n<p>Fu sospettato di modernismo e, nel 1908, gli fu intimata la sospensione della sua predicazione a Genova. Sub\u00ec anche un processo che si concluse con due condanne del Sant\u2019Uffizio, mai pubblicate per l\u2019incombere della Prima Guerra Mondiale. Ci\u00f2 gli comport\u00f2 per\u00f2 l\u2019allontanamento in Belgio sino al 1914 dove lavor\u00f2 tra gli emigranti italiani e pubblic\u00f2 sotto altro nome alcuni suoi studi nella Rivista neoscolastica diretta da Padre Agostino Gemelli, futuro fondatore dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica.<\/p>\n<p>Nel 1915 il Generale Luigi Cadorna, Capo di Stato Maggiore dell\u2019esercito italiano, su segnalazione della figlia Carla, lo chiam\u00f2 come cappellano militare e lo fece rientrare dal Belgio. Nei mesi che avevano preceduto lo scoppio della guerra, Padre Semeria aveva partecipato con vari scritti al serrato dibattito e confronto tra interventisti e neutralisti. La sua posizione non poteva assolutamente essere assimilata ad una sorta di pacifismo \u201cirenista\u201d e pantofolaio, cos\u00ec come netta, da cristiano coerente, era la sua condanna della guerra e delle sue tragiche e violente conseguenze: \u2039\u2039Tolstoj dunque, pacifismo ad oltranza, herveismo sacro\u2026sciopero militare, anarchia? Per quel bell\u2019ordine che rappresenta la guerra, anche quella dei popoli civili, colle biblioteche che fumano, e le cattedrali che bruciano e tanti innocenti travolti nel turbine, per quel bell\u2019ordine\u2026Ma io non voglio lasciarmi trasportare da nessun sentimento che possa essere tacciato di sentimentalit\u00e0. Io non sono anarchico, io non credo nel Vangelo dinamite, nel Vangelo anarchico. Sento le esigenze morali, le esigenze della giustizia. Vangelo guerraiolo\u2026 e Vangelo antiguerraiolo sono due contrari, due estremi. Possono essere falsi entrambi.\u203a\u203a<\/p>\n<p>Una volta per\u00f2 che una guerra \u00e8 scoppiata ed \u00e8 divenuta realt\u00e0, un dato di fatto, anche un uomo di Chiesa e di religione non pu\u00f2 abbandonare le anime di coloro che vi partecipano, si deve sentire mobilitato per far modo che queste anime non si perdano nella tremenda temperie bellica, per accompagnare questi uomini che sono i soldati a fare il loro dovere pur non rinunciando, con la disperazione, a partecipare al disegno divino di salvezza.<\/p>\n<p>Giuseppe Mastromarino, uno degli studiosi pi\u00f9 appassionati dell\u2019opera del prete barnabita, afferma: \u2039\u2039[\u2026] il Semeria non fu affatto nazionalista, un guerrafondaio, ma consider\u00f2 la guerra un flagello che sarebbe stato meglio evitare o estirpare. Egli si definiva un patriota cristiano, un realista che aveva preso atto, purtroppo, della guerra e, in questo senso, difendendo l\u2019operato dei cappellani militari, poteva dire con orgoglio \u201cnon fummo nei giorni di pace apostoli di guerra. Nei giorni di guerra fummo apostoli della vittoria\u201d\u203a\u203a.<\/p>\n<p>In questo contesto egli approfond\u00ec lo studio dell\u2019evoluzione del patriottismo italiano distinguendovi tre fasi: il patriottismo pre-unitario legato all\u2019idea di libert\u00e0 dallo straniero e di nazione, il patriottismo \u201cretorico, verboso e d\u2019avventura\u201d che caratterizza l\u2019Italia post-unitaria, infine il patriottismo che \u201cscaturisce da una nuova idea di italianit\u00e0 viva, morale, fatta non solo di lingua, ma di tradizioni artistiche e storiche che hanno il loro simbolo in Dante\u201d. Questa forma pi\u00f9 \u201cevoluta\u201d di patriottismo, secondo il barnabita, dovrebbe caratterizzare l\u2019Italia del XX secolo. \u2039\u2039Ma ci\u00f2 che crea davvero l\u2019anima di un popolo, di una nazione \u00e8\u2026la coscienza di una missione da compiere nel mondo, strumento provvidenziale per la diffusione della civilt\u00e0 nel mondo. Patrioti, perch\u00e9 cittadini della terra, noi vogliamo un\u2019Italia pi\u00f9 grande per la gloria di Cristo, Vogliamo un\u2019Italia nel Cristo pi\u00f9 civile e nella civilt\u00e0 pi\u00f9 cristiana\u203a\u203a.<\/p>\n<p>Come concretizz\u00f2 nella vita reale, la dura vita delle trincee e del primo periodo post-bellico, tali sue idealit\u00e0? Tale concezione del patriottismo e dell\u2019amor patrio che non poteva per lui disgiungersi dalla \u201ccarit\u00e0 di patria\u201d? Fu decisivo l\u2019incontro al fronte, nel 1916, con un altro cappellano barnabita, Padre Giovanni Minozzi il quale gli chiese di collaborare all\u2019 istituzione sui fronti di guerra delle \u201cCase del Soldato\u201d, apposite strutture finalizzate a fornire supporto spirituale, psicologico e materiale ai soldati impegnati nella Grande Guerra. Con creative e partecipate iniziative culturali, ludiche ed artistiche essi, insieme ad altri cappellani, si adoperarono per accompagnare la dura e, spesso, disperante vita del soldato con la speranza, con il conforto spirituale ed il supporto psicologico pur sostenendo la necessit\u00e0 che essi compissero al meglio il loro dovere di servizio verso la Patria.<\/p>\n<p>Questa attivit\u00e0 fu particolarmente fervida dopo il disastro di Caporetto e si narra che Padre Semeria, che aveva un rapporto amichevole con il Generale Cadorna, con diversi colloqui, contribu\u00ec a salvarlo dalla tentazione del suicidio che stava prepotentemente affacciandosi nel suo animo. Anzi tali colloqui, unitamente alla conoscenza intima che il Padre aveva avuto del Generale Comandante in Capo, forniscono un\u2019idea alquanto diversa su questa figura sulla quale la vulgata storica ha creato diversi luoghi comuni fino a farne il solo ed unico capro espiatorio della disfatta.<\/p>\n<p>Sia Padre Semeria che Don Minozzi, soprattutto negli ospedali da campo o nel confessionale prima di una battaglia, avevano parlato sovente con soldati e graduati ed avevano raccolto le loro confidenze, le loro angosce, il loro timore per i figli e i familiari che, laddove essi non avessero potuto \u00a0far ritorno a casa, sarebbero rimasti senza sostentamento e privi del capo famiglia. Nel 1917, Padre Semeria, scrivendo a Papa Benedetto XV, come conseguenza fattiva e prosecuzione concreta del suo amor di patria, che era anche carit\u00e0 di patria, intendeva impegnarsi in una nuova missione consistente nella \u201cbuona, sacra, cristiana educazione dei poveri orfani\u201d.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, il 12 novembre 1917, un anno prima di Vittorio Veneto e poco dopo Caporetto, Don Minozzi scriveva a Bologna il suo testamento spirituale nel quale si consacrava \u201ctotalmente agli orfani di guerra che erano stati il pensiero costante, la preoccupazione pi\u00f9 assidua e tormentosa dei soldati\u201d.<\/p>\n<p>Fu cos\u00ec che nel 1919 essi fondarono l\u2019Opera Nazionale per il Mezzogiorno d\u2019Italia che doveva occuparsi, con l\u2019edificazione di collegi e strutture educative, degli orfani di guerra del meridione. Infatti in questo primo anno nacquero i centri di Amatrice, Gioia del Colle e Potenza. Nel 1921 l\u2019Opera Nazionale per il Mezzogiorno fu riconosciuta con Decreto Regio come Ente Morale e Padre Semeria si impegn\u00f2 in una campagna faticosa e densa di eventi e viaggi per raccogliere fondi e contributi a sostegno di questa Opera. Dice lo storico Mastromarino: \u2039\u2039Padre Semeria divenne il \u201cFra Galdino\u201d per tutte le contrade d\u2019Italia per predicare, vendere i suoi libri scritti nelle piccole soste e nei modi pi\u00f9 inconsueti, alla continua ricerca di sostegno e fondi per fare il bene agli orfani. Pertanto Semeria, per cos\u00ec dire, si vendeva per gli orfani facendo una vita affannosamente randagia, affermando che egli ora non era pi\u00f9 lo stesso di prima, perch\u00e9 aveva famiglia.\u203a\u203a Scherzosamente amici e confratelli lo chiamavano \u201cPadre Semprevia\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019amore per la patria italiana lo spinse pi\u00f9 volte, tramite contatti nelle alte gerarchie ecclesiastiche e lettere ai pontefici, a suggerire, proporre e tentare la riconciliazione tra Stato italiano e Chiesa cattolica perch\u00e9 senza questa opera di riconciliazione difficilmente si sarebbe potuto realizzare quanto egli aveva chiesto a Dio nella sua \u201cPreghiera degli italiani per l\u2019Italia\u201d (1926). \u2039\u2039Noi Italiani [\u2026] vogliamo nel tuo amore, che \u00e8 religione vera, ritemprare religiosamente il devoto affetto a questa Italia che Tu hai fatto grande, affidandole missione cos\u00ec alta di civilt\u00e0 e di fede nel mondo e vuoi umile nella coscienza operosa dei suoi doveri e delle sue responsabilit\u00e0. Noi vogliamo collocare con il lavoro indefesso, la onest\u00e0 incorrotta, la fraterna carit\u00e0, il culto del bello, la ricerca del vero; vogliamo collocare, O Signore, l\u2019Italia nostra all\u2019avanguardia della civilt\u00e0 cristiana, vogliamo farla benedire nel mondo da tutti, in Cielo da Te.\u203a\u203a<\/p>\n<p>Spesso si \u00e8 detto che fu il crogiolo del primo conflitto mondiale a forgiare gli italiani, qualunque fosse la loro provenienza, accostando siciliani e lombardi, lucani e veneti, pugliesi e liguri, calabresi e piemontesi al fronte e nelle trincee. Uomo del Nord, Padre Semeria, il 15 marzo del 1931, fece ritorno alla Patria celeste dipartendo da una cittadina del Sud, Sparanise di Caserta, nella quale si era fermato per la sua missione in favore degli orfani di guerra, figli di soldati italiani del Sud. La sua opera fu continuata da Don Minozzi con i Centri \u201cDon Minozzi\u201d o la \u201cPia Associazione dei Discepoli\u201d che nella sua meritoria pedagogia mai trascur\u00f2 i valori dell\u2019amor patrio e lo studio di coloro che sono considerati gli immortali Padri della Patria italiana ad iniziare dal Sommo Dante.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.qelsi.it\/2021\/padre-semeria-sacerdote-nazionalpopolare\/\">https:\/\/www.qelsi.it\/2021\/padre-semeria-sacerdote-nazionalpopolare\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di QELSI (Leonardo Giordano) La figura di Padre Giovanni Semeria, fondatore dei cappellani militari, \u00e8 personalit\u00e0 molto complessa e composita, non priva di aspetti e caratteristiche a prima vista contraddittori, per poter essere considerata come antesignana di una certa forma di \u201csovranismo\u201d. 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