{"id":63889,"date":"2021-04-06T09:30:00","date_gmt":"2021-04-06T07:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63889"},"modified":"2021-04-06T00:41:26","modified_gmt":"2021-04-05T22:41:26","slug":"il-superciclo-delle-materie-prime","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63889","title":{"rendered":"Il superciclo delle materie prime"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">da <strong>TERMOMETRO GEOPOLITICO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>(Giacomo Gabellini)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo aver alimentato i rialzi vertiginosi dei mercati azionari, le politiche ultra-espansive portate avanti nel corso degli ultimi anni delle Banche Centrali stanno cominciando ad inflazionare il valore di gran parte dei prodotti agricoli e delle componenti cruciali della manifattura globale. Dal grano alla soia, dal riso allo zucchero, dalle terre rare ai materiali ferrosi, dal nickel al cobalto, le materie prime si trovano attualmente al centro di quello che Goldman Sachs ha definito \u00abun superciclo di rialzi destinato a protrarsi per qualche anno\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Le cui cause, beninteso, non possono essere ridotte a mere ragioni di politica monetaria. N\u00e9 ai profondi sconvolgimenti che la pandemia da Covid-19 ha generato sulla logistica mondiale, con la drastica riduzione dei trasporti via cielo e via mare che, limitando lo spazio dedicato alle merci nei cargo e nelle stive degli aerei, ha provocato un\u2019impennata dei prezzi di noleggio dei container puntualmente scaricatasi sul prezzo delle merci stesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Va anzitutto evidenziato che la risalita delle quotazioni delle commodity si situa al termine di un decennio di prezzi bassissimi, che hanno privato i Paesi produttori delle risorse e delle motivazioni necessarie a sostenere gli investimenti finalizzati al miglioramento delle loro performance in materia di estrazione, coltivazione, trattamento, stoccaggio, trasporto, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">In ambito agricolo, le ovvie, relative implicazioni sulla qualit\u00e0 e sulla quantit\u00e0 dell\u2019offerta disponibile sono andate a sommarsi alla scarsit\u00e0 degli ultimi raccolti (concausata da un\u2019imponente ondata di siccit\u00e0) e alle manovre speculative orchestrate da Cargill, Continental Grain, Archer Daniels Midland e Bunge. Controllando il 90% del commercio dei cereali su scala globale, i colossi dell\u2019agri-business dispongono di un\u2019enorme capacit\u00e0 di influenzare l\u2019andamento dei prezzi del grano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Relativamente al settore delle materie prime ad uso industriale, invece, gli effetti deteriori prodotti dalla penuria di investimenti registrata lungo la fase decennale di bassi prezzi si sono intrecciati con un incremento vertiginoso della domanda di apparecchiature elettroniche verificatasi durante i lockdown imposti dai governi per contenere la diffusione della pandemia da Covd-19.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Risultato: prezzi agricoli e degli elementi di base dell\u2019industria elettronica alle stelle. Pi\u00f9 specificamente, tra il gennaio 2020 e il gennaio 2021, la soia \u00e8 cresciuta del 49%, lo zucchero del 32%, il grano del 31%, l\u2019olio di palma del 24%, il riso del 20%. Per quanto concerne i minerali e i metalli, le terre rare sono aumentate del 106%, i materiali ferrosi dell\u201985%, il nickel del 63%, il cobalto del 61%, il rame del 50%, il palladio del 16%. Anche il petrolio \u00e8 tornato stabilmente al di sopra dei cinquanta dollari per barile dopo aver toccato il picco minimo di 17 dollari nell\u2019aprile dello scorso anno, a dispetto della decarbonizzazione contestuale alla \u201ctransizione ecologica\u201d \u2013 che in realt\u00e0 di ecologico ha ben poco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Le crescenti pressioni politiche favorevoli alla cosiddetta \u201crivoluzione verde\u201d, implicante il passaggio a forme di energia pulita, hanno a loro volta apportato un contributo determinante a far lievitare il prezzo di elementi quali cobalto, grafite, litio, manganese e terre rare, vale a dire le componenti essenziali per le centrali eoliche e per le batterie destinate ad alimentare le automobili a trazione elettrica nel futuro immaginato dai fautori della Green Revolution. Uno dei pilastri del programma politico dell\u2019amministrazione Biden \u00e8 infatti costituito dall\u2019allestimento di una rete di distribuzione nazionale di energia per rifornire gli autoveicoli elettrici analoga a quella gi\u00e0 realizzata in Cina, associato alla costruzione di impianti per lo sfruttamento di energia eolica e idroelettrica nelle regioni degli Appalachi ancora fortemente dipendenti dalle miniere di carbone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">D\u2019altro canto, uno studio realizzato dalla Ubs prevede che, entro il 2030, i ricavi generati dai veicoli elettrici supereranno quelli macinati dalle vetture a combustione (1.158 miliardi di dollari contro 1.073) in conseguenza del graduale livellamento dei rispettivi costi di produzione. Entro il 2022, la spesa aggiuntiva richiesta per la costruzione di auto elettriche rispetto a quelle \u201ctradizionali\u201d dovrebbe calare a 1.900 dollari fino a scomparire completamente alla fine del 2024. Cos\u00ec, vaticina Ubs, la quota di mercato coperta dalle auto elettriche raggiunger\u00e0 il 17% per il 2025 e il 40% per il 2030.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il prestigioso istituto elvetico sostiene che questo radicale sconvolgimento nell\u2019industria globale dell\u2019auto produrr\u00e0 gigantesche ripercussioni sulle catene di approvvigionamento alimentando al contempo vigorose fiammate inflazionistiche, specialmente in seguito all\u2019entrata in vigore delle severe restrizioni sulle forniture di materie prime imprescindibili per l\u2019industria elettronica messe in cantiere dai Paesi produttori. \u00c8 il caso degli ioni di litio, minerale imprescindibile per la costruzione delle moderne batterie concentrati prevalentemente in Argentina, Australia e Cile, il cui mercato risulta sostanzialmente egemonizzato da una \u201ctriade\u201d di compagnie (la sudcoreana Lg Chem, la cinese Catl e la giapponese Panasonic) che si preparano ad incassare enormi profitti dal rincaro della loro commodity di base. Secondo le stime, il volume di mercato complessivo delle batterie agli ioni di litio passer\u00e0 entro il 2027 da 36,7 a 129,3 miliardi di dollari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019altro \u201ccollo di bottiglia\u201d destinato ad accrescere i prezzi finali \u00e8 quello gi\u00e0 venutosi a formare rispetto al cruciale settore dei chip. La pioggia di incentivi pubblici che ha caratterizzato il 2020 ha accresciuto drasticamente la domanda di automobili a basso impatto ambientale che montano una vasta gamma di circuiti integrati. L\u2019esaurimento delle relative scorte e la forte domanda che si registra a tutt\u2019oggi pongono concreti problemi di approvvigionamento (al punto da obbligare le case produttrici a dilazionare i tempi di assemblaggio degli autoveicoli), ma lasciano presagire tempi assai luminosi per le aziende coinvolte nella produzione di software. La stessa Ubs ha quantificato in qualcosa come 1.885 miliardi di dollari i ricavi che il settore otterr\u00e0 entro il 2030.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Le potenziali implicazioni geopolitiche del \u201csuperciclo\u201d delle materie prime non possono in alcun modo essere sottovalutate, visto che il carovita ha storicamente funto da detonatore per molte delle rivoluzioni scoppiate nel corso dei secoli. L\u2019esempio pi\u00f9 recente \u00e8 dato dalle rivolte arabe, divampate sulla scia di un aumento tendenziale del prezzo del pane che aveva colpito tutti i Paesi areali divenuti strutturalmente dipendenti dalle forniture di grano dall\u2019estero in conseguenza delle riforme promosse a partire dalla prima met\u00e0 degli anni \u201980 da Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale. Coadiuvati da agenzie statunitensi come l\u2019Usaid, i due organismi raccomandarono allora alle nazioni del Terzo Mondo duramente provate dalla crisi del debito di ridurre i sussidi agricoli ai coltivatori locali di grano per concentrare gli sforzi sulla produzione di frutta e verdura destinati all\u2019esportazione. Cos\u00ec, mentre un numero elevatissimo di nazioni perdeva la propria autosufficienza alimentare, ristretti nuclei oligarchici in combutta con i vertici degli apparati di sicurezza acquisivano il controllo delle filiere dell\u2019export dei prodotti agricoli di cui le nazioni povere erano divenute grandi produttrici. Il caso dell\u2019Egitto risulta paradigmatico in proposito, trattandosi di un Paese in cui le produzioni agricole a valore aggiunto sono direttamente riconducibili agli alti gradi dell\u2019esercito e la sollevazione culminata con la caduta di Mubarak scoppi\u00f2 quando l\u2019inflazione annuale dei prezzi alimentari aveva raggiunto il 19%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Fenomeni parimenti destabilizzanti potrebbero sorgere in India, dove i contadini si sono riversati pi\u00f9 volte per le strade delle principali citt\u00e0 del Paese in segno di protesta contro la riforma agricola introdotta dal governo Modi. O nella poverissima Nigeria, nazione in cui il 50% circa del reddito delle famiglie viene speso in cibo che si ritrova attualmente colpita dal maggior rialzo del costo della vita mai verificatosi da quasi vent\u2019anni a questa parte. Molti governi in tutto il mondo, consapevoli delle ricadute sociali che tendono a scaturire da un rapido e consistente aumento dei prezzi alimentari, hanno cercato di contenere il problema attraverso un pianificato gioco d\u2019anticipo. \u00c8 il caso di Argentina e Russia, approdate alla decisione di contingentare le esportazioni di grano per mantenere bassi i prezzi sul mercato interno, mentre in Turchia \u00e8 stata avviata un\u2019indagine mirata a individuare le ragioni dell\u2019aumento del 20% dell\u2019inflazione alimentare imprescindibile per la formulazione di una qualsivoglia misura di contrasto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Allo stesso tempo, la centralit\u00e0 rivestita dalle terre rare rispetto alla rivoluzione tecnologica attualmente in corso conferisce alle nazioni che ne detengono il controllo la possibilit\u00e0 di servirsene come micidiale arma economica. La recente decisione di Joe Biden di firmare un ordine esecutivo che dispone l\u2019approntamento una filiera di approvvigionamento indipendente dalle catene cinesi nasce dalla concreta prospettiva che la Cina, principale produttore di terre rare al mondo, interrompa di colpo le forniture agli Stati Uniti. La stessa Unione Europea, fortemente dipendente dai produttori di batterie asiatici, ha predisposto \u2013 con il consueto ritardo \u2013 piani industriali mirati alla realizzazione di impianti di fabbricazione sul suolo continentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019inflazione delle materie prime sembra quindi destinata ad incidere in profondit\u00e0 sugli equilibri geopolitici mondiali, e a produrre ripercussioni fortemente negative sulla vita di miliardi di persone in tutto il mondo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/il-superciclo-delle-materie-prime\/\">http:\/\/osservatorioglobalizzazione.it\/osservatorio\/il-superciclo-delle-materie-prime\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da TERMOMETRO GEOPOLITICO (Giacomo Gabellini) Dopo aver alimentato i rialzi vertiginosi dei mercati azionari, le politiche ultra-espansive portate avanti nel corso degli ultimi anni delle Banche Centrali stanno cominciando ad inflazionare il valore di gran parte dei prodotti agricoli e delle componenti cruciali della manifattura globale. 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