{"id":63951,"date":"2021-04-08T09:00:56","date_gmt":"2021-04-08T07:00:56","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63951"},"modified":"2021-04-07T21:42:09","modified_gmt":"2021-04-07T19:42:09","slug":"pil-balzo-cinese-degli-usa-e-leuropa-resta-impantanata-nel-recovery-fund","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63951","title":{"rendered":"PIL, BALZO \u201cCINESE\u201d DEGLI USA\/ E l\u2019Europa resta impantanata nel Recovery fund"},"content":{"rendered":"<p><strong>Da: Il sussidiario (Lorenzo Torrisi)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"p1\">Con il World economic outlook diffuso ieri, il Fondo monetario internazionale ha rivisto al rialzo la stima di crescita globale per quest\u2019anno, portandola a +6,0% dal +5,5% di gennaio. Un risultato cui contribuiscono in particolare gli Stati Uniti, il cui Pil dovrebbe salire del 6,4% nel 2020, ben l\u20191,3% in pi\u00f9 di quanto stimato tre mesi fa. Nonostante questo balzo \u201ccinese\u201d, l\u2019economia americana resta ancora lontana da quella di Pechino (+8,4%), ma distacca quella dell\u2019Eurozona (+4,4%).<\/p>\n<div id=\"iol_player_container\" class=\"vjs-floater-parent\">\n<div>\n<div>\n<div id=\"iol_player\" class=\"video-js customIol vjs-controls-enabled vjs-workinghover vjs-v7 bc-player-hm522kHEO_default bc-player-hm522kHEO_default-index-0 vjs-mouse vjs-ima3-html5 vjs-dock vjs-plugins-ready vjs-ad-controls vjs-contextmenu vjs-contextmenu-ui vjs-player-info vjs-errors vjs-has-started vjs-user-inactive integral-vid-b1c6d24ca4722e2c0c0c1bd9ab160c75 not-hover vjs-floater-floating vjs-playing\" lang=\"it\" role=\"region\" data-application-id=\"\" data-iol-config=\"{ &quot;endScreen&quot;: { &quot;active&quot;: true, &quot;related&quot;: &quot;categoria&quot; }, &quot;floating&quot;: { &quot;active&quot;: true, &quot;on&quot;: &quot;viewport&quot; }, &quot;id&quot;: &quot;ilsussidiario&quot;, &quot;iam&quot;: { &quot;ns&quot;: &quot;&quot; }, &quot;logo&quot;: { &quot;active&quot;: false } }\" data-embed=\"default\" data-player=\"hm522kHEO\" data-video-id=\"6238981295001\" data-account=\"6202477133001\" aria-label=\"Video Player\" data-integralas-id-ec356964-6b1a-76b7-9dee-7355a1b0cf57=\"\">\n<div class=\"vjs-text-track-display\">\n<div><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"vjs-dock-text\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p class=\"p1\">Secondo Mario Deaglio, <em>Professore emerito di Economia internazionale all\u2019Universit\u00e0 di Torino<\/em>, \u00ab\u00e8 plausibile che gli Stati Uniti abbiano un rimbalzo consistente, anche per via della grandissima quantit\u00e0 di fondi che sono stati stanziati da Biden. Bisogner\u00e0 tuttavia prestare attenzione a due fattori\u00bb.<\/p>\n<p class=\"p1\">Quali?<\/p>\n<p class=\"p1\">Anzitutto l\u2019andamento della pandemia negli Stati Uniti, dove si stanno togliendo molte restrizioni. Inoltre, non bisogna dimenticare che prima che il piano infrastrutturale di Biden si trasformi in veri e propri cantieri ci vorranno dei mesi. Non \u00e8 quindi da escludere che nel corso dell\u2019anno lo stesso Fondo monetario internazionale debba rivedere al ribasso le previsioni sugli Usa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"p1\"><em>Il fatto che gli Stati Uniti avranno una crescita comunque importante potr\u00e0 essere d\u2019aiuto all\u2019Europa?<\/em><\/p>\n<p class=\"p1\">Indubbiamente \u00e8 meglio che crescano perch\u00e9 gli Stati Uniti rappresentano un importante mercato di sbocco per l\u2019export europeo. Tuttavia bisogna capire se dietro questo vantaggio ci possano essere dei condizionamenti politici pi\u00f9 o meno graditi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"p1\"><em>Certo gli Stati Uniti potrebbero chiedere qualcosa e il fatto che Biden abbia partecipato all\u2019ultimo Consiglio europeo \u00e8 un indizio del rinnovato interesse di Washington verso il nostro continente.<\/em><\/p>\n<p class=\"p1\">S\u00ec, tra le due sponde dell\u2019Atlantico si pu\u00f2 arrivare a un accordo, ma bisogna stare attenti al fatto che nella visione americana vorrebbe dire che a comandare sarebbe Washington, mentre in Europa si potrebbe pensare di poter dire s\u00ec o no alle richieste. Sar\u00e0 quindi importante la modalit\u00e0 con cui questa alleanza verr\u00e0 gestita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"p1\"><em>L\u2019Europa intanto per la sua ripartenza punta sul <span class=\"s1\">Recovery fund<\/span>, ma un documento di lavoro della commissione Industria del Parlamento europeo evidenzia che ha \u201cobiettivi molto alti, che sono al limite dell\u2019irrealistico o dell\u2019incompatibile\u201d\u2026<\/em><\/p>\n<p class=\"p1\">Bisogna capire se l\u2019Europa ha davvero la mentalit\u00e0 richiesta dal Recovery fund, che si traduce concretamente in costi di produzione pi\u00f9 alti per rispettare alcuni standard ambientali. C\u2019\u00e8 inoltre l\u2019idea di far di questo l\u2019elemento caratteristico dell\u2019Ue al punto che si vorrebbero introdurre imposte sulle importazioni da Paesi che producono inquinando. Non so se passer\u00e0 davvero questa visione, anche perch\u00e9 il Recovery fund \u00e8 stato sostenuto molto da Merkel e Macron: la prima sta per lasciare il comando, mentre il secondo l\u2019anno prossimo dovr\u00e0 affrontare le presidenziali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"p1\"><em>Tra l\u2019altro in Germania il processo di ratifica del Recovery fund \u00e8 stato bloccato dalla Corte Costituzionale.<\/em><\/p>\n<p class=\"p1\">La Corte di Karlsruhe non poteva non intervenire essendoci stato un ricorso formale. Pu\u00f2 darsi che avendo questa carta in mano i tedeschi cerchino di avere qualche vantaggio, ma non possiamo non riconoscere che negli ultimi anni la posizione tedesca si \u00e8 molto ammorbidita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"p1\"><em>Lei vede il rischio che in Italia il Recovery fund venga caricato di troppe aspettative?<\/em><\/p>\n<p class=\"p1\">Sicuramente si \u00e8 diffusa l\u2019idea che gli oltre 200 miliardi che spetteranno al nostro Paese si potranno spendere come meglio si crede, ma non \u00e8 cos\u00ec. Non solo bisogna rispettare alcune caratteristiche nel mettere a punto il Recovery plan, che deve oltretutto essere approvato da Bruxelles, ma le risorse vengono erogate nel tempo a stato avanzamento lavori. Forse non ci si rende ben conto che questo significa dover sottostare a molti controlli e soddisfare le richieste di Bruxelles per poter ottenere i finanziamenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"p1\"><em>Per l\u2019Italia il Fmi stima quest\u2019anno una crescita del 4,2%, superiore a quella della Germania (+3,6%), ma inferiore a quella di Francia (+5,8%) e Spagna (+6,4%). Cosa ne pensa?<\/em><\/p>\n<p class=\"p1\">Su come sta andando l\u2019anno si sa veramente ancora poco. Le previsioni del Fondo monetario internazionale sono basate anche sui dati dei primi tre mesi dell\u2019anno che non sono nemmeno tutti definitivi. Si tratta quindi di ipotesi che andranno verificate nel corso dei prossimi mesi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"p1\"><em>Intanto mentre l\u2019economia reale italiana non pu\u00f2 dirsi certo ripartita, <span class=\"s1\">Piazza Affari<\/span> \u00e8 vicina ai massimi pre-Covid. Come si spiega tutto questo?<\/em><\/p>\n<p class=\"p1\">\u00c8 vero che la nostra economia reale non \u00e8 ripartita, ma esistiamo ancora, mentre due o tre anni fa ci davano per spacciati. In alcuni settori abbiamo aziende che sono state riconosciute come dei gioiellini da valorizzare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"p1\"><em>Quanto ha inciso in questo processo il cambiamento del quadro politico?<\/em><\/p>\n<p class=\"p1\">La scoperta di settori e aziende promettenti \u00e8 stata fatta prima del cambiamento del quadro politico e credo che abbia sorpreso non poco gli investitori l\u2019aver trovato diverse buone aziende italiane. Naturalmente l\u2019arrivo di Draghi a palazzo Chigi ha reso pi\u00f9 valida la scommessa sul nostro mercato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.ilsussidiario.net\/news\/pil-balzo-cinese-degli-usa-e-leuropa-resta-impantanata-nel-recovery-fund\/2153382\/\">https:\/\/www.ilsussidiario.net\/news\/pil-balzo-cinese-degli-usa-e-leuropa-resta-impantanata-nel-recovery-fund\/2153382\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da: Il sussidiario (Lorenzo Torrisi) &nbsp; Con il World economic outlook diffuso ieri, il Fondo monetario internazionale ha rivisto al rialzo la stima di crescita globale per quest\u2019anno, portandola a +6,0% dal +5,5% di gennaio. Un risultato cui contribuiscono in particolare gli Stati Uniti, il cui Pil dovrebbe salire del 6,4% nel 2020, ben l\u20191,3% in pi\u00f9 di quanto stimato tre mesi fa. 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