{"id":64108,"date":"2021-04-15T11:30:58","date_gmt":"2021-04-15T09:30:58","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64108"},"modified":"2021-04-14T10:10:11","modified_gmt":"2021-04-14T08:10:11","slug":"il-virus-atlantico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64108","title":{"rendered":"Il virus atlantico"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di\u00a0<strong>HYPERPOLIS (Lanfranco Binni)<\/strong><\/p>\n<header class=\"entry-header\">&nbsp;<\/p>\n<\/header>\n<div class=\"post-thumbnail\" style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.ilponterivista.com\/wp-content\/uploads\/marwan-barghouthi.jpg?resize=1170%2C658&amp;ssl=1\" alt=\"marwan barghouthi\" width=\"1170\" height=\"658\" \/><\/div>\n<div class=\"entry-content\">\n<div class=\"pf-content\">\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify\">Sul fronte occidentale niente di nuovo. L\u2019uso politico della pandemia sta scatenando gli arcaici armamentari di un atlantismo per tutte le borse: la dichiarata \u201cguerra al virus\u201d (ma non alle sue cause naturali e sociali) sta accelerando processi di tradizionale confronto militare tra Occidente e Oriente, tra Nord e Sud. Le miserabili ragioni finanziarie e speculative della \u201cguerra dei vaccini\u201d sono nobilitate, nelle narrazioni al servizio delle multinazionali farmaceutiche, dalle loro implicazioni geopolitiche: i vaccini del \u201cmondo libero\u201d contro la peste dell\u2019impero del male (la Cina, la Russia, Cuba ecc.). In prima linea, ancora una volta, gli Stati Uniti d\u2019America con il loro potente apparato industriale-militare capace di mobilitare schieramenti e alleanze, minacce e deterrenze, azioni di forza e intrighi internazionali. La nuova amministrazione Biden, impegnata a gestire un paese post-trumpiano profondamente diviso, ancora una volta cerca soluzioni esterne alle complesse difficolt\u00e0 interne, economiche e politiche, liberando gli istinti animali di un capitalismo di mercato ossessionato dalla perdita della supremazia sul mondo minacciata dai successi economici e geopolitici delle complesse strategie del Partito comunista cinese. Il multilateralismo dichiarato dai democratici statunitensi nella campagna elettorale contro la trumpiana\u00a0<em>America first\u00a0<\/em>sta riassumendo i toni e la sostanza di un\u2019aggressivit\u00e0 unipolare da sostenere con determinazione nello scenario globale. I \u201cvaccini della libert\u00e0\u201d e i nuovi missili ipersonici sono branditi come strumenti intercambiabili con disinvoltura maccartista (\u00abmeglio morti che rossi\u00bb, minacce di rappresaglie a chi collabora con il \u201cnemico\u201d, campagne di mobilitazione e schieramento delle opinioni pubbliche). La Nato, dopo la fase di perdente isolazionismo trumpiano, ritrova la sua ragione d\u2019essere di grande impresa economica e strumento di guerra, riprende i suoi processi di ampliamento ad Est, sui confini ucraini e balcanici della Russia, e a Sud, saldandosi con la \u201cNato araba\u201d in funzione anti-iraniana e rafforzando la testa di ponte israeliana in Medio Oriente e nel continente africano. In questo quadro diventa essenziale una stretta \u201calleanza\u201d con l\u2019Unione europea, che risponde in ordine sparso anche in ragione della sua profonda disunione politica.<\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify\">In realt\u00e0 atlantismo ed europeismo, nella loro genericit\u00e0 terminologica, sono incompatibili: l\u2019atlantismo europeo si limita all\u2019obbedienza nei confronti di alcune operazioni di bandiera come le esercitazioni Nato (in corso l\u2019esercitazione\u00a0<em>Defender Europe<\/em>\u00a0sui confini della Russia, tra marzo e giugno) o gli ignobili embarghi a Cuba e al Venezuela, o la propaganda dell\u2019Accordo di Abramo in Medio Oriente a sostegno dell\u2019espansionismo israeliano; ma il quadro \u00e8 molto pi\u00f9 complesso, e legami sempre pi\u00f9 stretti, essenzialmente economici ma non solo, orientano l\u2019area europea franco-tedesca a una necessaria dimensione multilaterale delle politiche internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify\"><em>Atlantisti o internazionalisti<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify\">In Italia, il terzo governo della legislatura 2018, governo presidenziale di \u201cunit\u00e0 nazionale\u201d in nome della trinit\u00e0 \u00abatlantismo, europeismo, ecologismo\u00bb, ha sostituito un governo non pienamente affidabile rispetto alle strategie statunitensi di rilancio del ruolo della Nato; soprattutto creava problemi l\u2019anti-atlantismo del Movimento 5 stelle delle origini, nonostante le ripetute professioni di fede atlantica del suo ministro degli esteri. Il secondo governo Conte aveva le carte in regola sia rispetto al superamento della linea di austerit\u00e0 economica dell\u2019Unione europea (e i finanziamenti del\u00a0<em>Recovery fund<\/em>\u00a0erano stati negoziati positivamente dall\u2019europeista Conte), sia della consapevolezza ecologista. Era dunque l\u2019atlantismo la questione principale da risolvere, in una fase di potenziamento delle basi statunitensi nella portaerei italiana orientata verso i Balcani e il Medio Oriente, contro il \u201cnemico\u201d rappresentato dalla Cina e dalla Russia; da alcuni anni sono installate nelle basi di Aviano e di Ghedi le bombe atomiche tattiche di nuova generazione, e i nuovi missili ipersonici sono in corso di installazione, come a Comiso negli anni ottanta. E al potenziamento degli armamenti italici sar\u00e0 dedicata una parte consistente del\u00a0<em>Recovery plan<\/em>, anche secondo le puntuali raccomandazioni delle Commissioni difesa del Senato e della Camera al servizio delle lobby dell\u2019industria militare statunitense, europea e italiana. La questione della Nato torna dunque a essere centrale nella geopolitica internazionale, stravolgendo la Costituzione (l\u2019Italia non ripudia la guerra) e coinvolgendo ulteriormente il paese in pericolosi scenari di guerra.<\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify\">Dobbiamo riflettere sul senso di questa deriva militarista, e come al solito ci aiuta la nostra storia. Il patto atlantico fu ratificato dall\u2019Italia nel 1949, un anno dopo la vittoria democristiana alle elezioni politiche del 1948. Il dibattito parlamentare fu negato, non doveva essere in discussione la contrapposizione ideologica, politica e militare del \u201cmondo libero\u201d occidentale al pericolo sovietico. Dall\u2019archivio storico del \u00abPonte\u00bb riprendiamo integralmente la dichiarazione di voto di Piero Calamandrei, poi pubblicata sulla rivista (n. 4, 1949) con il titolo\u00a0<em>Ragioni di un no<\/em>; un intervento lungimirante, di straordinaria attualit\u00e0 nel 1999, a guerra del Kosovo in corso, quando Marcello Rossi ne ripropose i temi nel suo articolo\u00a0<em>Nato: un\u2019opposizione che viene da lontano<\/em>\u00a0(\u00abIl Ponte\u00bb, n. 5), e da rileggere oggi, per una nuova opposizione alle attuali politiche di guerra. Il testo \u00e8 preceduto dalla nota: \u00abLa seguente dichiarazione di voto \u00e8 stata fatta nella seduta della Camera dei deputati del 18 marzo, prima dell\u2019appello nominale sul cosiddetto \u201cpatto atlantico\u201d\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<blockquote>\n<p class=\"western\">A nome dei socialisti indipendenti, dei quali sono rimasto l\u2019unico rappresentante nel gruppo di Unit\u00e0 socialista, ritengo che sulla soglia di una decisione che ci turba e quasi ci schiaccia col suo peso, e che noi dovremmo prendere qui ad occhi chiusi senza poter esaminare il testo di un patto, che ormai tutti i cittadini italiani fuori di qui, ma non i deputati in quest\u2019aula, hanno il diritto di discutere<sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2021\/04\/08\/il-virus-atlantico\/#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\">1<\/a><\/sup>, non sia abbastanza chiara, anche se motivata, l\u2019astensione: e sia doveroso un voto esplicito e netto. Dichiaro quindi serenamente che il mio voto sar\u00e0 contrario.<\/p>\n<p class=\"western\">Dopo che un numero cos\u00ec grande di colleghi, mossi tutti dalla stessa ispirazione politica, hanno esposto i motivi del. loro voto contrario al patto atlantico, permettete a me, per evitare equivoci e confusioni, di esprimere i motivi in parte diversi del voto egualmente contrario che sto per dare; il quale soprattutto si distingue dal loro per questa fondamentale diversit\u00e0: che mentre essi muovono da una concezione politica che logicamente li porta, nell\u2019urto tra i due blocchi contrapposti, ad opporsi a questa scelta che il patto propone perch\u00e9 essi hanno gi\u00e0 fatto potenzialmente la scelta contraria, io per mio conto sono contrario in questo momento a qualsiasi scelta, e non sono favorevole al patto atlantico proprio perch\u00e9 esso forza l\u2019Italia a questa scelta preventiva, che io ritengo pericolosa e non necessaria in questo momento.<\/p>\n<p class=\"western\">N\u00e9 d\u2019altra parte potrei sentirmi solidale con alcune delle dichiarazioni udite finora, le quali, mentre hanno espresso la loro solidariet\u00e0 col popolo russo, hanno in termini talvolta assai aspri accentuato la loro ostilit\u00e0 contro l\u2019America. Non posso pensare che gli italiani della Resistenza abbiano gi\u00e0 dimenticato che, se la libert\u00e0 ci fu restituita perch\u00e9 l\u2019eroico popolo russo seppe compiere il miracolo di Stalingrado, essa ci fu restituita anche perch\u00e9 nell\u2019agosto del 1940 il popolo inglese resist\u00e9 eroicamente all\u2019uragano di fuoco che infuriava sul cielo di Londra, e perch\u00e9 l\u2019America port\u00f2 nella mischia lo schiacciante peso delle sue armi formidabili. N\u00e9 possiamo scordare che per molti di noi il ritorno della libert\u00e0 fu annunciato dall\u2019apparire lungamente invocato, nel polverone di una strada, del primo brillio di un carro armato americano.<\/p>\n<p class=\"western\">E tuttavia io sono contrario a questo patto. E i motivi, schematicamente, sono di tre ordini.<\/p>\n<p class=\"western\">Primo: sotto l\u2019aspetto della politica europea, noi socialisti federalisti pensiamo che un patto militare, anche se difensivo, che trasforma gli stati europei in satelliti di uno dei blocchi che si fronteggiano, e d\u00e0 al suolo europeo la funzione di un trinceramento di prima linea di eserciti che stanno in riserva al di l\u00e0 dell\u2019Atlantico, allontani la nascita di quella Federazione occidentale europea, politicamente e militarmente unita e indipendente, che noi auspichiamo, non alleata n\u00e9 ostile, ma mediatrice tra i due blocchi opposti, e capace di conciliare in una sua sintesi di democrazia socialista due esigenze per noi ugualmente preziose e irrinunciabili, quella della libert\u00e0 democratica e parlamentare, e quella della giustizia sociale.<\/p>\n<p class=\"western\">Secondo: sotto l\u2019aspetto della politica interna italiana, noi temiamo che l\u2019adesione data dall\u2019Italia a questo patto, anche se esso non minaccer\u00e0 la pace internazionale, costituir\u00e0 per\u00f2 un ostacolo immediato alla pacificazione interna e al funzionamento normale della nostra democrazia; perch\u00e9 la contrapposizione militare di due schieramenti che difendono due contrapposte concezione sociali, dar\u00e0 sempre maggiore asprezza alla lotta interna dei corrispondenti partiti, e sempre pi\u00f9 ai dissensi politici dar\u00e0 minacciosi aspetti di guerra civile. E questo potr\u00e0 rimettere in discussione le libert\u00e0 costituzionali che sono scritte per il tempo di pace e non per la vigilia di guerra, per gli avversari politici e non per supposte quinte colonne; e dar\u00e0 sempre pi\u00f9 ai provvedimenti di polizia il carattere di repressioni di emergenza, che si vorranno giustificare colle rigorose esigenze della preparazione militare. Auguriamoci che mentre la costituzione repubblicana attende ancora il suo compimento, la firma di questo patto atlantico non sia il primo colpo di piccone dato per smantellarla.<\/p>\n<p class=\"western\">Ma soprattutto ci\u00f2 che ci angustia \u00e8 una terza ragione: cio\u00e8 le conseguenze di carattere militare. Se per tutti gli altri Stati europei la firma del patto sar\u00e0 accompagnata da rischi ma anche da vantaggi, c\u2019\u00e8 da temere che solo per l\u2019Italia essa possa significare pericoli senza corrispettivo. Diventare alleato militare di uno dei due blocchi in conflitto significa assumere fin da ora la posizione di nemico potenziale dell\u2019altro blocco: firmando quel patto colle potenze occidentali noi ci saremmo condannati a non poter essere pi\u00f9 amici degli stati orientali, dei quali, per l\u2019ipotesi di guerra, saremo fin d\u2019ora predestinati nemici. Anche se il patto \u00e8 difensivo, bisogna vedere se sembrer\u00e0 difensivo a coloro da cui ci apprestiamo a difenderci: e quali saranno le loro reazioni contro i firmatari del patto, e soprattutto contro l\u2019Italia che di tutti i firmatari \u00e8 il pi\u00f9 debole ed il pi\u00f9 esposto. All\u2019Italia questo patto non solo non d\u00e0 la garanzia di allontanare dal nostro territorio la catastrofe della guerra, ma d\u00e0 anzi ad essa la certezza della immediata invasione anche se il conflitto sar\u00e0 provocato da urti extraeuropei; se la nostra posizione geografica \u00e8 tale che anche ad un\u2019Italia neutrale lascerebbe assai poche probabilit\u00e0 di rimaner fuori dal flagello, son proprio queste pochissime superstiti probabilit\u00e0 di salvezza, poniamo anche una su mille, che saranno perdute, quando l\u2019Italia si sar\u00e0 schierata tra i nemici dei possibili invasori e avr\u00e0 assunto la tragica missione di un avamposto sperduto destinato a riceverne il primo urto. Ed anche se l\u2019ammissione al patto atlantico pu\u00f2 dar l\u2019illusione di aver cos\u00ec conseguito una prima revisione del trattato di pace da alcune delle potenze firmatarie, troppo a caro prezzo si pagher\u00e0 questo vantaggio quando contemporaneamente il nostro riarmo, sospettato anche se non vero, ci porr\u00e0, nei confronti delle altre potenze, nella pericolosa condizione di ritenuti trasgressori degli obblighi da noi assunti con quel trattato.<\/p>\n<p class=\"western\">Ma pi\u00f9 che argomenti logici e politici, qui sono in giuoco motivi morali e religiosi. Questa \u00e8 una scelta che impegna la nostra anima. Il problema di coscienza che ciascuno di noi si pone, \u00e8 lo stesso: mentre su di noi si addensa l\u2019ombra di un\u2019altra catastrofe, che posso fare io, quale contributo posso portare io, piccolo uomo, atomo effimero, per allontanare dal mio paese questo flagello? Son certo, voglio esser certo, che tutti gli uomini che seggono in quest\u2019aula, e primi quelli che seggono al banco del governo, si pongono il problema in questi stessi termini: si tratta di fare il bene dell\u2019Italia e di salvare la pace.<\/p>\n<p class=\"western\">Tutti su questo siamo d\u2019accordo. Ma io temo che quando si dice che con questo patto militare la guerra si allontana, si ricada in quel tremendo equivoco del vecchio motto illusorio \u00ab<em>si vis pacem para bellum<\/em>\u00bb, che gli uomini ciechi continuano a ripetere, senza accorgersi da cento tragiche esperienze che per voler la pace non c\u2019\u00e8 altra via che quella di prepararla coi trattati di commercio e di lavoro, che stringono tra gli uomini legami di solidariet\u00e0; e che chi prepara la guerra, anche a fini che crede difensivi, non fa altro, senza accorgersene, che volere la guerra.<\/p>\n<p class=\"western\">Mi auguro di cuore che le previsioni che spingono il governo a questo patto siano esatte; e che sbagliate siano le nostre. Ma queste son decisioni, in verit\u00e0, che non si possono prendere con criteri di politica elettorale e di cui si debba render conto alle direzioni dei partiti o dei gruppi. Son decisioni solenni e gravi, delle quali ognuno di noi risponde individualmente, per proprio conto, non solo di fronte al popolo, ma di fronte alla memoria dei suoi morti, di fronte ai verdetti dell\u2019avvenire e soprattutto di fronte a quella voce segreta che \u00e8 in fondo alla nostra coscienza, e che i filosofi chiamano la storia e i credenti chiamano Dio.<\/p>\n<p class=\"western\">Io so che qualcuno della maggioranza, prima di decidersi di votare, si \u00e8 raccolto lungamente in preghiera. Lo ricordo con rispetto e con commozione: se egli voter\u00e0 a favore, vuol dire che in tal senso la risposta della sua intima voce avr\u00e0 messo in pace la sua coscienza. Ma per pregare non ci si raccoglie soltanto nelle chiese: anche noi, dopo essere stati lungamente raccolti con noi stessi, abbiamo udito in fondo alla nostra coscienza una voce che ci mette tranquilli.<\/p>\n<p class=\"western\">E la voce ci ha detto: \u2013 No.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify\">In quello stesso 1949, pochi mesi dopo la ratifica del Patto atlantico, il 3 agosto, Aldo Capitini pubblicava sul \u00abNuovo Corriere\u00bb di Bilenchi, di cui era assiduo collaboratore, uno dei suoi interventi di orientamento culturale e politico,\u00a0<em>Oriente e Occidente<\/em>, mai ripubblicato come \u00e8 accaduto a tanti (troppi) testi politici del teorico e organizzatore liberalsocialista; come sempre in Capitini, l\u2019orientamento teorico \u00e8 strettamente legato a compiti di prassi sociale e politica, in questo caso l\u2019organizzazione di un \u201cPrimo congresso Oriente-Occidente\u201d, internazionalista e a superamento della contrapposizione tra i due blocchi statunitense e sovietico, per sviluppare nuovi processi di liberazione \u00abda ogni oppressione\u00bb. Riproduco integralmente il testo, dall\u2019autografo depositato presso l\u2019Archivio di Stato di Perugia, Fondo Aldo Capitini:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<blockquote>\n<p class=\"western\">L\u2019Occidente e l\u2019Oriente asiatico si incontrano in questo secolo come non \u00e8 mai avvenuto finora cos\u00ec a fondo, e nell\u2019orizzonte mondiale si fanno pi\u00f9 intensi l\u2019influenza e lo scambio di risultati tecnici, di strutture sociali, di elementi giuridici, di prodotti culturali, di visioni religiose e filosofiche. Ormai sarebbe un esser provinciale credere che il Mediterraneo sia centrale nel mondo, quando c\u2019\u00e8 l\u2019Oceano, il duplice Oceano, atlantico e pacifico, e le alleanze e le lotte si svolgono lungo quelle coste, e prendono quei nomi.<\/p>\n<p class=\"western\">L\u2019importanza dell\u2019Asia per la storia che si sta formando, ha vari aspetti. Anzitutto quello politico. L\u00e0 ci sono forze immense in movimento; l\u00e0 si sta realizzando in misura rapida e vastissima la tensione dell\u2019ideologia e della civilt\u00e0 sovietica a portare nella storia moltitudini rimaste fuori dalla civilt\u00e0; d\u2019altra parte gli Stati Uniti di America, per soddisfare il loro gigantesco industrialismo e la loro crescente tendenza a fare i poliziotti del mondo, curano e cureranno sempre pi\u00f9 la sorte di quei mercati. Si tratta di quattrocento milioni di cinesi, di trecentocinquanta milioni di indiani!<\/p>\n<p class=\"western\">All\u2019influenza e alle sollecitazioni politiche e sociali dell\u2019Occidente verso l\u2019Oriente, sia nella forma sovietica che nella forma angloamericana, l\u2019Asia viene modernizzandosi, destata a un salutare e illuministico senso critico dei pregiudizi e dei privilegi; ma naturalmente tutto non finisce qui.<\/p>\n<p class=\"western\">L\u2019Asia \u00e8 stato il mondo prevalentemente religioso; alla ricerca religiosa l\u2019India ha sacrificato la sua potenza nel mondo, il suo benessere, il suo pane; e se di tutto quel patrimonio religioso e filosofico una parte appartiene al passato tuttavia c\u2019\u00e8 ancora altro che agisce nel presente e pretende perfino di valore universale. \u00c8 in corso, dunque, l\u2019incontro e l\u2019urto, l\u2019appassionamento e la polemica, per le concezioni dell\u2019uomo, della societ\u00e0, della realt\u00e0. A quegli occidentali che ritenessero questo poco importante, di fronte ad un inerte ordine e benessere, in nome di uno scetticheggiante \u201ctirar a campare\u201d (non fu l\u2019occidentale Ponzio Pilato che domand\u00f2 a Ges\u00f9 Cristo \u00abChe cos\u2019\u00e8 mai la verit\u00e0?\u00bb), l\u2019Oriente ha forse il compito, pi\u00f9 che di comunicare di peso le sue concezioni religiose e filosofiche, di stimolare a quella prospettiva e a quella tensione. Sono convinto che l\u2019incontro non avverr\u00e0 per una mescolanza dei due \u201cpassati\u201d religiosi, quello occidentale e quello orientale, ma mediante impostazioni attuali, che incorporino elementi dei due mondi. Le manie, le forme morbose di orientalismo negli occidentali, sono certamente poco sopportabili, e fanno il paio con l\u2019orgogliosa, sprezzante ed ignorante \u201cdifesa dei valori\u201d occidentali, come se oltre non fosse possibile andare. Di l\u00e0 da ogni esotismo e da ogni provincialismo bisogna avere uno spirito di comprensione e di superamento, affrontando e illuminando ci\u00f2 che \u00e8 vivo.<\/p>\n<p class=\"western\">Con questo spirito si sta organizzando un Congresso Oriente-Occidente. Il 4 e 5 giugno \u00e8 stato tenuto a Pisa un Convegno preparatorio per un primo scambio di idee sul problema e per gettare le basi di un Primo Congresso, dal 26 al 30 agosto 1950, a Perugia.<\/p>\n<p class=\"western\">Gli intervenuti, italiani e stranieri, hanno costituito un Comitato promotore (che includer\u00e0 via via altri membri che si impegnino a diffondere nelle diverse nazioni la notizia del Congresso) e si sono trovati d\u2019accordo su alcuni principi. Anzitutto nell\u2019intendere per Oriente tutta l\u2019Asia e nel considerare il mondo arabo, l\u2019ebraismo della Palestina, la Russia asiatica, come tre ponti tra Oriente e Occidente. Con lo scopo di superare gli atteggiamenti di filia e o di fobia, e di condurre tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato fatto nel passato al pi\u00f9 alto punto di conoscenza e di utilizzazione reciproca, ascoltando e parlando nel cerchio mondiale, si \u00e8 riconosciuto che, oltre l\u2019opera dei dotti, \u00e8 di grande importanza attuare un\u2019opera pi\u00f9 larga e divulgativa d\u2019incontro e di scambio, legata al problema in atto della propria visione dell\u2019uomo e della realt\u00e0. Cio\u00e8, mentre si stabiliranno modi di federalismo e di unit\u00e0 mondiale amministrativa, giuridica, politica, economica, \u00e8 bene portar subito avanti quelle che sono le attuali concezioni della vita e del mondo, il destino religioso dell\u2019uomo, le visioni filosofiche, le esperienze educative e psicologiche, le teorie e tendenze sociali. Naturalmente tale incontro e conoscenza possono anche esser fatti in modo che l\u2019aperto colloquio giunga a mostrare criticamente l\u2019inadeguatezza delle concezioni occidentali od orientali, o delle une e delle altre rispetto a pi\u00f9 profonde esigenze attuali.<\/p>\n<p class=\"western\">Il Congresso di Perugia aduner\u00e0 persone provenienti da ogni parte del mondo; ed \u00e8 gi\u00e0 assicurato l\u2019intervento di orientali. Il lavoro del Congresso sar\u00e0 diviso in quattro parti: 1- Confronti di valore attuale fra Oriente e Occidente; 2- Situazione odierna delle posizioni religiose orientali; 3- Le concezioni odierne filosofiche e psicologiche orientali; 4- Atteggiamenti degli odierni movimenti sociali in Oriente. Come si vede non \u00e8 il lato erudito, storiografico e filologico che interessa, quanto tutto ci\u00f2 che opera<em>\u00a0attualmente<\/em>. Per ogni sezione di lavoro vi saranno relazioni, comunicazioni, discussioni. A lato del lavoro del Congresso potranno tenersi riunioni, esposizioni, mostre, esserci sale per le singole nazioni. Il lavoro di raccolta degli indirizzi, di diffusione delle circolari d\u2019invito, dell\u2019elencazione delle relazioni (che poi saranno sceverate ed alcune riassunte) \u00e8 gi\u00e0 cominciato.<\/p>\n<p class=\"western\">Non bisogna aspettarsi da questo Congresso pi\u00f9 di quello che esso (e gli altri che seguiranno) potr\u00e0 dare; che per\u00f2 \u00e8 gi\u00e0 molto. Attuare con serenit\u00e0, semplicit\u00e0 e sincerit\u00e0, l\u2019apertura dell\u2019anima; conoscere direttamente gli aspetti del vario travaglio spirituale degli uomini; preparare situazioni di dignit\u00e0 e di liberazione da ogni oppressione; riconoscere forse che se i problemi sono diversi al punto di partenza, si fondono ai punti di arrivo; prepararsi a questi, che sono un rinnovamento sociale e religioso del mondo.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify\">In Capitini tutto si apre e tutto si tiene, imparando a orientarsi nei processi (e tutto \u00e8 processo), attraversando i tanti piani di una realt\u00e0 da trasformare, da liberare, con fiducia nel primato della prassi sulla conoscenza. Le aporie del nostro presente (l\u2019atlantismo e il militarismo, le devastazioni di un capitalismo malthusiano e criminale), sono vicoli ciechi, mettono a nudo la specie umana, le sue debolezze, i suoi limiti, le sue profonde disuguaglianze, ma anche le sue potenzialit\u00e0 represse e inespresse. L\u2019esperienza in corso della pandemia e delle sue conseguenze biopolitiche e sociali produrr\u00e0 \u201cnuove socialit\u00e0\u201d e nuovi socialismi oltre i limiti catastrofici di una realt\u00e0 inaccettabile, da aprire e liberare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify\"><em>Una buona notizia<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify\">Da Israele e dai territori palestinesi occupati da uno Stato teocratico e razzista, fondato sulle dinamiche di un brutale \u201ccolonialismo di insediamento\u201d (ed \u00e8 questa anche la storia degli Stati uniti d\u2019America), giungono normalmente, in questi anni, cattive notizie: ai palestinesi \u00e8 riservata una condizione di<em>\u00a0apartheid\u00a0<\/em>che rende impossibile la vita: dal moltiplicarsi delle carcerazioni \u201camministrative\u201d, arbitrarie e senza processo, alle continue violenze poliziesche e dei coloni, alle demolizioni delle abitazioni per scacciare i loro abitanti, alla negazione dei vaccini contro la pandemia, in questi giorni. La propaganda israeliana e filoisraeliana insiste sulla potenza totalitaria della repressione come insuperabile dato di realt\u00e0; per i palestinesi l\u2019unica alternativa sarebbe la morte sociale, la scomparsa delle loro esistenze e dei loro diritti; in Cisgiordania milioni di palestinesi sono imprigionati in\u00a0<em>bantustan<\/em>\u00a0sempre pi\u00f9 ristretti, assediati da colonie ebraiche in continua espansione; Gaza \u00e8 un campo di concentramento. Anche questa \u00e8 un\u2019aporia di una storia inaccettabile, che istituisce i palestinesi come vittime sacrificali di un\u2019ineluttabile storia coloniale e imprigiona gli stessi israeliani nell\u2019antico ruolo dei carnefici. Ma in questi giorni nella situazione dei palestinesi in Cisgiordania, a Gaza e nella diaspora internazionale irrompe il dato nuovo della candidatura di Marwan Barghouti, da 19 anni prigioniero in un carcere israeliano per aver guidato la prima e la seconda<em>\u00a0intifada<\/em>\u00a0nel 1987 e nel 2000, giustamente definito il Mandela palestinese, alle elezioni per la presidenza dell\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese; con una sua lista che coinvolge anche Ahmad Sa\u2019dat, segretario del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, anche lui prigioniero in un carcere israeliano, dissidenti di Fatah e rappresentanti dei movimenti dal basso della societ\u00e0 palestinese, parteciper\u00e0 alle elezioni legislative del 22 maggio e si presenter\u00e0 personalmente alle elezioni presidenziali del 31 luglio. \u00c8 una scelta politica che apre una fase profondamente nuova della lotta di liberazione palestinese.<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2021\/04\/08\/il-virus-atlantico\/#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a><sup><\/sup>\u00a0Il testo del patto fu pubblicato dai giornali nelle prime ore del giorno 18; ma il governo non consent\u00ec che se ne discutesse prima del voto, nonostante che questo avvenisse molte ore dopo tale pubblicazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/il-virus-atlantico\/\">https:\/\/www.hyperpolis.it\/online\/il-virus-atlantico\/<\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0HYPERPOLIS (Lanfranco Binni) &nbsp; Sul fronte occidentale niente di nuovo. L\u2019uso politico della pandemia sta scatenando gli arcaici armamentari di un atlantismo per tutte le borse: la dichiarata \u201cguerra al virus\u201d (ma non alle sue cause naturali e sociali) sta accelerando processi di tradizionale confronto militare tra Occidente e Oriente, tra Nord e Sud. 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