{"id":64120,"date":"2021-04-16T00:17:29","date_gmt":"2021-04-15T22:17:29","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64120"},"modified":"2021-04-21T19:12:22","modified_gmt":"2021-04-21T17:12:22","slug":"resistere-alla-resilienza-come-il-neoliberismo-ha-creato-la-narrazione-della-complessita-e-della-resilienza-e-come-combatterla-parte-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64120","title":{"rendered":"Resistere alla \u201cresilienza\u201d: come il neoliberismo ha creato la narrazione della complessit\u00e0 e della resilienza, e come combatterla (parte II)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di GIACOMO BAGGIO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. Complessit\u00e0 e limitatezza della conoscenza in Friedrich Hayek\u00a0(15)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tentativo da parte di Holling di costruire un sistema teorico interdisciplinare in cui un unico insieme di concetti poteva venire applicato sia al mondo naturale che a quello umano richiama da vicino la teoria elaborata da Hayek a partire dagli anni \u201980 di ordine spontaneo dei mercati e della evoluzione sociale, e fu probabilmente da quest\u2019ultima influenzato. Diversamente dai suoi colleghi americani della scuola di Chicago (Gary Becker, George Stigler, Milton Friedman) che si avvalevano di metodologie positiviste di analisi quantitativa e di modelli di equilibrio economico, Hayek giunse a ripudiare decisamente l\u2019idea stessa di equilibrio e a esprimersi in favore di un ordine spontaneo che evolve attraverso un processo di selezione naturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il movimento spontaneo del mercato col suo complesso meccanismo di formazione dei prezzi \u00e8 posto come dato primordiale e ineludibile; in tale contesto, ogni tentativo di previsione e di intervento correttivo sarebbe non solo illusorio, ma addirittura dannoso in quanto interferendo con la dinamica naturale causerebbe ulteriori scompensi. \u00c8 a partire da questi presupposti teorici che Hayek critica non solo la pianificazione economica di stampo keynesiano, ma anche le pretese razionalistiche dei neoliberisti della scuola di Chicago.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 chiaramente vedere come quella avanzata da Hayek non sia semplicemente una teoria economica ma una vera e propria epistemologia improntata &#8211; similmente alle posizioni di Holling &#8211; alla limitatezza della possibilit\u00e0 di conoscere <strong>(16)<\/strong> e alla incertezza estrema di fronte ad un futuro che non pu\u00f2 essere previsto. I sistemi sociali &#8211; sostiene Hayek attingendo a piene mani dalla teoria dei sistemi complessi &#8211; sono parificabili ai sistemi biologici ora definiti dagli scienziati come complessi, adattivi e non-lineari; essi non sono soggetti alle leggi di previsione e quantificazione che governano i sistemi fisici semplici della meccanica classica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conseguenza diretta di questo \u201cnaturalismo\u201d (o, potremmo anche dire, determinismo fatalistico) hayekiano \u00e8 la concezione per cui i fattori perturbanti (gli <i>shock <\/i>esterni) di maggiore o minore intensit\u00e0 non solo sono inevitabili ma sono per di pi\u00f9 necessari alla creativit\u00e0 della complessit\u00e0 organizzata <strong>(17)<\/strong> . Nell\u2019impossibilit\u00e0 di prevedere gli eventi e di modificare le condizioni esterne, il soggetto non pu\u00f2 quindi<\/p>\n<p><strong>4. Resilienza nel discorso mainstream post-crisi 2008: un ritorno ad Hayek?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto il \u201cnaturalismo\u201d hayekiano &#8211; nel quale ritroviamo a pieno titolo il discorso della complessit\u00e0 inconoscibile e della resilienza personale come unico possibile atteggiamento di fronte alla mutevolezza del tutto &#8211; sia stato deriso dagli esponenti della scuola neoliberista di Chicago e ricacciato in secondo piano fino a tempi recenti, diversi studiosi hanno rilevato come questo sia ricomparso prepotentemente sulla scena dopo la crisi del 2008 da un lato per giustificare il disastro causato dall\u2019azione deliberata di scellerati operatori finanziari e scaricare i danni sulla collettivit\u00e0, e dall\u2019altro come base teorica per l\u2019elaborazione di nuovi metodi di gestione dei rischi finanziari. Di seguito analizziamo questi due aspetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>a. Complessit\u00e0 come alibi per il disastro finanziario del 2008<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se le dinamiche dei fenomeni del mercato (che per Hayek rappresenta la \u201c<i>suprema ratio<\/i>\u201d) sono in definitiva non prevedibili e non controllabili da alcuna autorit\u00e0 centrale, ne consegue che uno stato o una banca centrale non possano prevenire una crisi finanziaria, ma soltanto intervenire quando questa si \u00e8 gi\u00e0 verificata cercando di porre rimedio ai suoi effetti devastanti. Questa \u00e8 la giustificazione teorica alla pratica del <i>bailout\u00a0 <\/i>(salvataggio) per cui lo stato interviene <i>ex post <\/i>per salvare con soldi pubblici gli stessi istituti finanziari che hanno giocato col rischio a suon di competizione estrema, utilizzo di leve finanziarie e speculazione. Questa indebita sottrazione di ricchezza alla societ\u00e0 civile si configurer\u00e0 peraltro come una ulteriore imposizione di misure neoliberiste (taglio del <i>welfare<\/i>, privatizzazioni ecc.); si generer\u00e0 cos\u00ec un circolo vizioso che incentiva la finanza speculativa e impoverisce l\u2019economia reale: i disastri prodotti dal neoliberismo si curano con ulteriori dosi di neoliberismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli appelli alla resilienza da parte del <em>mainstream<\/em> (e in particolare dei governi conniventi con la finanza) fanno appunto <i>pendant <\/i>con queste pratiche di salvataggio: si esorta gli individui ad adattarsi a un ambiente economico e sociale sempre pi\u00f9 degradato occultando le responsabilit\u00e0 reali di chi quell\u2019ambiente ha creato. Ma tornando al summenzionato tema della complessit\u00e0 in campo finanziario, \u00e8 lecito chiedersi se questa sia un dato intrinseco alle dinamiche dei mercati (e quindi ineliminabile) <strong>(18)<\/strong> o sia piuttosto il risultato di decisioni consapevoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come spiega molto bene Mavelli <strong>(19)<\/strong> , negli sviluppi che hanno portato alla drammatica crisi del 2008 la complessit\u00e0 della finanza non \u00e8 da considerarsi in alcun modo come un dato \u201cnaturalistico\u201d, ma come un risultato coscientemente perseguito dagli operatori finanziari. Questo per una ragione molto semplice: prodotti finanziari molto semplici e trasparenti portano margini di profitto molto bassi; e all\u2019opposto, la loro crescente complessit\u00e0 ne aumenta il rischio e fa quindi s\u00ec che ci si possa guadagnare sopra molto di pi\u00f9 <strong>(20)<\/strong>. La finanza speculativa predilige l\u2019azzardo e prolifera in contesti dove la complessit\u00e0 impedisce una valutazione chiara e dove il rischio \u00e8 elevato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Complessit\u00e0 e resilienza sono dunque i due cardini sui quali si regge la narrazione neoliberista post-crisi; essi si coimplicano e si avvalorano a vicenda. Come spiega Mavelli, non si tratta soltanto di espedienti propagandistici, ma di vere e proprie tecniche di governo: &#8220;Dopo la crisi non ci troviamo pi\u00f9 davanti a prospettive di prosperit\u00e0 e crescita, ma bens\u00ec alla possibilit\u00e0 di un nuovo incombente disastro. In questo scenario, resilienza e complessit\u00e0 sono tecniche di governo (<i>technologies of government<\/i>) che si rafforzano a vicenda: mentre la resilienza serve a garantire la preparazione di fronte alla catastrofe e l\u2019adattamento alle sue conseguenze, la narrativa egemonica della complessit\u00e0 \u00e8 ci\u00f2 che rende possibile l\u2019accettazione della resilienza.&#8221; (Mavelli 2019, p. 232)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo modo in cui \u00e8 stata usata la narrativa della resilienza \u00e8 quello di fungere da base teorica per l\u2019elaborazione di nuovi metodi di gestione dei rischi finanziari. Gi\u00e0 nel 2006 la Federal Reserve Bank di New York aveva tenuto una conferenza in cui valutava il possibile utilizzo dei modelli degli ecosistemi complessi per ripensare le dinamiche del rischio nei mercati finanziari. Si era concluso che la \u201cdinamica del rischio\u201d in campo finanziario presentava grandi affinit\u00e0 con il mondo fisico, e la parola \u201cresilienza\u201d era stata identificata come parola d\u2019ordine per lo sviluppo di nuovi modelli di gestione del rischio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il periodo post-crisi 2008 \u00e8 stato caratterizzato da un crescente interesse da parte di banchieri e gestori dei rischi finanziari verso la teoria dei sistemi complessi. Uno dei personaggi che pi\u00f9 si \u00e8 fatto portavoce di questo \u201csvolta della complessit\u00e0\u201d \u00e8 Andrew Haldane, direttore esecutivo per la stabilit\u00e0 finanziaria della Bank of England. In un influente discorso del 2009 <strong>(21)<\/strong> egli mise in luce i &#8211; supposti &#8211; paralleli fra lo sviluppo della crisi SARS e gli effetti del \u201ccontagio\u201d dovuti al collasso della Lehman Brothers, e afferm\u00f2 che i sistemi finanziari avrebbero dovuto essere compresi sulla base dei sistemi ecologici adattivi complessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su queste premesse Haldane propose di affiancare alla attuale pratica degli <i>stress-test <\/i>volti a \u201cdomare\u201d il rischio di fallimento bancario una serie di tecniche futurologiche non predittive (<i>non-predictive futurological techniques<\/i>) come ad esempio lo <i>scenario planning <\/i>che si basa su ipotesi soggettive e logica controfattuale (<i>counterfactual logic<\/i>) per simulare possibili futuri stati del mercato<i>.\u00a0 <\/i>Si vede come questo approccio condivida con il pensiero di Hayek l\u2019impossibilit\u00e0 di una conoscenza perfetta e la limitatezza della previsione. Tuttavia, mentre per Hayek questo dovrebbe portare alla rinuncia a ogni tentativo di regolamentazione, per Haldane e i suoi estimatori questo diviene il punto di partenza per auspicare una completa riforma del sistema di gestione del rischio attraverso tutta una serie di nuovi strumenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scopo di queste nuove norme di gestione non sarebbe affatto volto a ridurre la complessit\u00e0 o a tornare alla regolamentazione della finanza che esisteva in passato, ma bens\u00ec a rendere la complessit\u00e0 \u201cpi\u00f9 gestibile\u201d limitando i rischi sistemici e migliorando la \u201cresilienza\u201d del sistema finanziario nel suo insieme. Possiamo osservare come la parificazione da parte di Handale dell\u2019effetto domino innescato dal fallimento della Lehman Brothers alla diffusione della SARS serva a \u201cnaturalizzare\u201d un evento che in realt\u00e0 si \u00e8 scatenato a partire da precise scelte umane, occultando cos\u00ec le responsabilit\u00e0 degli operatori finanziari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019annullamento (o quantomeno il marcato sbiadimento) di una linea di demarcazione fra le catastrofi generate da fattori naturali (ad es. un tifone, un terremoto ecc.) e quelle dovute a specifici fenomeni umani (ad es. attacchi terroristici, crolli finanziari ecc.) \u00e8 in effetti uno dei tratti tipici del <i>framework <\/i>della resilienza e si \u00e8 imposto gi\u00e0 nel corso delle revisioni al piano per la sicurezza nazionale USA (<i>National Strategy for\u00a0 <\/i><i>Homeland Security<\/i>) effettuate dal 2002 del 2007; anche in quest\u2019ultimo caso l\u2019idea di imprevedibilit\u00e0 degli attacchi si traduce in un rigetto dell\u2019idea di prevenzione in favore di una permanente \u201ccultura della preparazione\u201d (<i>culture of preparedness<\/i>) imperniata sulla resilienza per cui non solo i settori militari ma anche quelli civili, e finanche la popolazione tutta dovrebbero vigilare continuamente, vivendo nell\u2019ansia costante di venire colpiti da una qualche sciagura improvvisa e imprevista, e per di pi\u00f9 oberati dell\u2019assurdo e subdolo imperativo morale del \u201cdover essere pronti\u201d (qui si vede bene come anche il confine fra normalit\u00e0 ed emergenza, e fra ambito militare e civile sia stato obliterato) <strong>(22)<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto all\u2019adozione dei nuovi sistemi non-predittivi di gestione del rischio finanziario, ricordiamo solo che questi consistono nell\u2019immaginare futuri eventuali scenari &#8211; di solito i peggiori &#8211; e nel verificare poi la tenuta del sistema in relazione a questi. Mentre i metodi predittivi si basavano sulla raccolta di informazioni relative ai <i>trend <\/i>del passato che servivano da base per prevedere gli sviluppi futuri (un approccio che non esclude il concetto di prevenzione), pratiche di tipo euristico come quelle dello <i>scenario planning <\/i>danno per scontato che il futuro sia del tutto impenetrabile e lavorano su una gamma di scenari ipotetici del terzo tipo la cui costruzione \u00e8 largamente arbitraria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019aleatoriet\u00e0 di questi strumenti li rende assai simili alla sfera di cristallo della veggente, al punto che \u00e8 assai difficile immaginare che essi servano realmente a scongiurare il pericolo di ulteriori collassi. Semmai, pi\u00f9 verosimilmente, serviranno a costruire un nuovo <i>framework\u00a0 <\/i>operativo per il settore finanziario e ad imporre nuovi standard e procedure alle banche. Essere i padroni del <i>framework <\/i>implica la possibilit\u00e0 di controllo e dominio, sia a livello ideologico che pratico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concludiamo questa sezione chiedendoci se esista effettivamente una stretta relazione fra il <i>framework <\/i>della resilienza elaborato in ambito finanziario di cui abbiamo qui discusso e le teorie ecologiche da cui lo stesso pretende di derivare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su questo tema J. Joseph si \u00e8 espresso in modo molto chiaro e illuminante: \u201cper quanto la \u2018resilienza\u2019 appaia a prima vista come una teoria dei sistemi, il suo effetto principale \u00e8 quello di enfatizzare la necessit\u00e0 di un adattamento a livello individuale. L\u2019ontologia conservatrice che ci sta dietro (l\u2019acronimo politico \u00e8 TINA, o <i>there is no alternative<\/i>) \u00e8 condivisa da tutta una serie di altre concezioni contemporanee della societ\u00e0 come <i>reflexive modernity, risk society, network society <\/i>e <i>information age <\/i>le quali unanimamente avanzano l\u2019idea secondo cui dovremmo cambiare il nostro comportamento e adattarci a ci\u00f2 che \u00e8 fuori dal nostro controllo. La letteratura ecologica \u00e8 chiaramente pi\u00f9 sofisticata nel modo in cui discute in termini teoretici di adattabilit\u00e0. Gran parte dei documenti politico-amministrativi, di strategie per la sicurezza e articoli prodotti dai <i>think-tank <\/i>fanno brevi riferimenti alle origini del concetto in tale letteratura, ma poi se ne disinteressano completamente. Dal punto di vista delle politiche, ci\u00f2 che conta \u00e8 solo l\u2019idea che viviamo in un mondo che \u00e8 cambiato [&#8230;] l\u2019ultima cosa a cui aspirano questi documenti \u00e8 intraprendere una complessa analisi filosofica dei sistemi adattivi. Essi sono interessati primariamente a giustificare nuove forme di <i>governance <\/i>e sono guidati pi\u00f9 da un pregiudizio individualistico che dalla teoria dei sistemi\u201d <strong>(23)<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>5. La narrativa della resilienza in ambito Ue<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Ue si trova attualmente in prima fila nella elaborazione di una narrazione incentrata sulla resilienza che faccia da cornice teorica alle sue politiche. Come ci informano i documenti ufficiali Ue, fin dal 2015 il <i>Joint\u00a0 <\/i><i>Research Centre <\/i>(JRC) <strong>(24)<\/strong> lavora per definire il concetto di resilienza, per elaborare parametri di misurazione della stessa e per inserire tali parametri nel processo politico-decisionale Ue.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa la sintesi che ne fa lo stesso JRC: &#8220;Negli ultimi decenni, la societ\u00e0 europea si \u00e8 trovata ad affrontare varie sfide di diverso tipo. La nostra societ\u00e0 sta venendo trasformata da cambiamenti climatici, squilibri demografici e pressioni dei flussi migratori, solo per menzionare alcuni esempi. Pertanto, diviene ancora pi\u00f9 rilevante lo studio della nostra abilit\u00e0 di far fronte [a questi fenomeni] e di prosperare nonostante le difficolt\u00e0. In questo contesto, la resilienza \u00e8 definite come l\u2019abilit\u00e0 di far fronte a degli shock e a persistenti cambiamenti strutturali in modo tale che il benessere sociale venga preservato, e senza compromettere l\u2019eredit\u00e0 che lasceremo alle future generazioni. Quindi, la nostra societ\u00e0 dovrebbe essere resiliente in una maniera sostenibile. Anche se nella letteratura scientifica non troviamo una definizione univoca del concetto di resilienza, il Centro di Ricerca Comune della Commissione Europea (JRC, Joint Research Center), in collaborazione con molti rappresentanti dei Servizi della Commissione (Resil.net) ha fatto un vaglio delle competenze attualmente disponibili al fine di creare un <i>framework <\/i>(struttura concettuale) comune per la definizione e la misurazione della resilienza. Questo rappresenta un passo consistente, armonizzato, e basato su evidenze scientifiche verso politiche di rafforzamento della resilienza sociale nella Unione Europea. La narrativa del JRC sulla resilienza adotta una prospettiva multidisciplinare e impiega un approccio ampio, a 360 gradi. Per costruire una societ\u00e0 pi\u00f9 resiliente \u00e8 necessario rafforzare i meccanismi di assorbimento degli shock e accrescere la capacit\u00e0 di adattamento. Insomma, \u00e8 urgente muoversi verso un paradigma di crescita e sviluppo sociale pi\u00f9 sostenibili.&#8221; <strong>(25)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello stesso documento i passi verso l\u2019attuale \u201cnarrativa\u201d Ue della resilienza vengono cos\u00ec sintetizzati:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Nel 2015 si \u00e8 tenuta una conferenza nella quale studiosi e decisori politici hanno discusso il tema \u201c<strong>Costruire una Europa resiliente in un mondo globalizzato<\/strong>\u201d <strong>(26)<\/strong> .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Nel 2016 il JRC insieme ad altri organismi Ue istituisce il <strong>Research Network for the Measurement of\u00a0 Resilience<\/strong> (Resil.net) che ha lo scopo di inserire il \u201cpensiero della resilienza\u201d (<i>resilience thinking<\/i>) nel processo di <i>policy-making<\/i>. Il primo risultato di questo lavoro \u00e8 il \u201cJRC conceptual framework on resilience\u201d <strong>(27)<\/strong>(i firmatari del documento sono Anna Rita Manca, Peter Benczur e Enrico Giovannini), che fornisce un contesto teorico e definisce i concetti e gli ingredienti chiave di questa operazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Nel 2017 il JRC ha proposto una <strong>strategia per la misurazione della resilienza<\/strong> e l\u2019ha applicata ai vari paesi della Ue nel contesto della risposta alla crisi finanziaria globale del 2008 (si veda lo studio \u201cThe resilience of EU Member States to the financial and economic crisis. What are the characteristics of resilient behaviour?\u201d <strong>(28)<\/strong>). Come ci si poteva aspettare, la Germania risulta essere uno dei paese pi\u00f9 resilienti e l\u2019Italia \u201csembra ancora lottare per rimettersi dalla crisi\u201d, mentre la Grecia \u201cresta il paese pi\u00f9 colpito\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parte introduttiva dello studio di cui sopra ci informa che: <strong>La resilienza \u00e8 un concetto chiave nella attuale narrativa per l\u2019Unione Europea<\/strong>. L\u2019interesse verso la resilienza \u00e8 cresciuto rapidamente negli ultimi vent\u2019anni come <strong>reazione alla crescente ansiet\u00e0 per gli\u00a0 shock potenziali che potrebbero testare i limiti delle capacit\u00e0 reattive di individui, regioni, paesi\u00a0 e istituzioni, e che non possiamo sperare di eliminare<\/strong> (ad es. innovazione digitale, mutamento demografico, cambiamenti climatici, globalizzazione o immigrazione). Questi sono la \u201cnuova normalit\u00e0\u201d (p. 5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di seguito si spiega come finora nell\u2019ambito politico la resilenza sia stata caratterizzata prettamente in termini economici <strong>(29)<\/strong> , spesso come un tentativo di \u201cimbrigliare la globalizzazione\u201d (<i>harness globalisation<\/i>) <strong>(30)<\/strong>, e si afferma <i>en passant <\/i>che \u201cla comprensione e la costruzione della resilienza richieda di adottare una prospettiva pi\u00f9 ampia e di considerare la societ\u00e0 nel suo insieme\u201d (<i>Ibidem<\/i>, p. 5) &#8211; una affermazione questa che non sembra avere avuto alcun seguito -.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Nel 2020 durante la pandemia \u00e8 stato stilato il documento \u201cTempo per la resilienza trasformativa: l\u2019emergenza COVID-19\u201d nel quale si riformula tutta la precedente elaborazione sulla resilienza adattandola al contesto della pandemia. Il primo firmatario \u00e8 Enrico Giovannini, Ministro del lavoro e delle politiche sociali sotto il governo Letta, membro del Comitato esecutivo del Club di Roma, e presidente dello European Statistical Governance Advisory Board (ESGAB), l\u2019organismo che supervisiona il funzionamento del Sistema Statistico Europeo (per una valutazione sommaria si veda la sezione sottostante).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di resilienza non si \u00e8 occupato solo il JRC, ma anche varie associazioni ed organismi attigui alla Ue, improntati al globalismo, al liberismo economico pi\u00f9 sfrenato e alla ulteriore integrazione europea. Un esempio fra i tanti \u00e8 quello della fondazione privata Bertelsmann Stiftung <strong>(31)<\/strong> con sede a G\u00fctersloh in Germania che nel luglio 2017 ha pubblicato un opuscolo intitolato <em>Economic resilience: a new concept for policy making?<\/em>\u201d <strong>(32)<\/strong>. Il primo firmatario \u00e8 Henrik Brinkmann (stabile alla fondazione), mentre gli altri tre (Christoph Harendt, Friedrich Heinemann, Justus Nover) lavorano presso il ZEW (Zentrum f\u00fcr Europ\u00e4ische Wirtschaftsforschung) <strong>(33)<\/strong> .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Ue ha inoltre finanziato una miriade di progetti che hanno nella resilienza la loro parola chiave, ad es. Resisto Project (RESIlience enhancement and risk control platform for communication infraSTructure Operators) <strong>(34)<\/strong> , SMR (Smart Mature Resilience for more resilient cities in Europe) <strong>(35)<\/strong> , Smart Resilience <strong>(36)<\/strong> ecc. Vista l\u2019enorme enfasi posta dalla burocrazia Ue sulla narrativa della resilienza, non c\u2019\u00e8 da stupirsi se anche i politici di livello nazionale usano ormai il termine in ogni possibile contesto e in ogni possibile declinazione con una frequenza quasi imbarazzante, simili a rappresentanti di prodotti ansiosi di piazzare la loro merce. <strong>(37)<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><em><strong>Note<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">15) In questa sezione ci rifacciamo principalmente all\u2019articolo di Holling (1973) e alla analisi di Walker e Cooper (2011).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">16) Secondo Hayek un accentramento della conoscenza che rendesse possibile una gestione centralizzata dell\u2019economia ad es. da parte dei governi o delle banche centrali sarebbe del tutto illusorio. Per lui, la conoscenza si d\u00e0 soltanto nella forma &#8211; necessariamente dispersa, circonstanziata, specifica e limitata &#8211; di \u201cconoscenza locale\u201d (<i>local knowledge<\/i>), ovvero quella serie di nozioni teorico-pratiche accumulate dai singoli individui (ad es. un panettiere, un ragioniere, un assicuratore ecc.) nel corso dello svolgimento della propria attivit\u00e0 lavorativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">17) Questo diviene fra l\u2019altro il fondamento teorico della \u201ccrisi necessaria che porta a fare passi avanti\u201d, cos\u00ec spesso evocata dai neoliberisti anche in ambito Ue. Ovviamente le crisi sono sempre abilmente orchestrate e i \u201cpassi in avanti\u201d si riferiscono alla realizzazione della solita agenda neoliberista fatta di privatizzazioni, tagli alla spesa sociale, massimo accentramento di ricchezza e potere a discapito del benessere della popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">18) L\u2019argomento della complessit\u00e0 e della inconoscibilit\u00e0 delle dinamiche dei mercati \u00e8 stato perfino usato come alibi nelle corti di giustizia americane e ha portato a scagionare vari operatori finanziari implicati nella crisi dei subprime. Si vedano i casi di Ralph Cioffi e Matthew Tannin riferiti da Mavelli (2019, p. 234).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">19) Cf. Mavelli 2019, pp. 231-234.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">20) Cfr. quanto affermato dal Financial Times all\u2019inizio della crisi: \u201cquando i prodotti [finanziari] diventano pi\u00f9 semplici e trasparenti, i margini [di profitto] solitamente si riducono. I banchieri &#8230; hanno un grande interesse a mantenere la complessit\u00e0 e l\u2019opacit\u00e0 &#8211; e questo \u00e8 il motivo per cui il ciclo dell\u2019innovazione [dei prodotti finanziari] continua. (\u201d\u2018when products become simpler and more transparent, the [profit] margins typically fall. Bankers \u2026 have a strong motive to retain complexity and opacity \u2013 which is why the innovation cycle keeps turning\u2019\u201d, cit. in Mavelli 2019, p. 233)<\/p>\n<p>21) https:\/\/www.bankofengland.co.uk\/-\/media\/boe\/files\/speech\/2009\/rethinking-the-financialnetwork.pdf?la=en&amp;hash=9ADEE0CD6B00A8136BE74046C6B602B74A1B6EC1.<\/p>\n<p>22) Sul ruolo giocato dalla resilienza nella politica difensiva USA si veda Walker e Cooper 2011, pp. 152-154.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">23) Joseph 2013, p. 43. Su questo cfr. anche ivi, p. 51: \u201cAlthough we can broadly agree on what resilience is, the conclusion must be that it does not mean very much. A quick search of the literature shows that resilience lacks any deeper meaning in relation to either the functioning of systems or the psychology of the human condition. The conceptual basis of resilience that comes from the ecology and psychology literature soon gives way to rather more banal arguments about the changing nature of the world and the need to protect the everyday. This was perceptively noticed early on in a piece by Handmer and Dovers who suggest a distinction between the concept of resilience as found in the ecology literature and concerned with the long-term survival of populations, species and eco-system and resilience as it appears in risk management, which is more concerned with the preservation of day-to-day activities of individuals and communities. The latter usage is predominant in the policy because it better fits with neoliberal governmentality. But in fitting into this discourse, the term becomes little more than a buzzword that might easily be exchanged for some other term. Not only is resilience a shallow concept, it is also a shifting concept. The policy literature reveals that resilience can mean different things in different contexts. Again, the reason to make these distinctions lies with the nature of neoliberal governmentality. [\u2026] The real aim is the disciplining of states, governments and elites. This gives the whole exercise an even greater degree of artificiality, with the fabrication of civil society organisations and the pretence that good governance is about local empowerment when it is really about removing barriers to open markets\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">24) Il Centro comune di ricerca (JRC) \u00e8 una direzione generale della Commissione europea; esso dispone di sette istituti di ricerca dislocati in cinque paesi membri dell\u2019Unione europea (Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi e Spagna). Il JRC \u00e8 direttamente finanziato dall\u2019Unione europea (\u00e8 un servizio della Commissione europea) e ha il compito di fornire un sostegno scientifico e tecnico alla progettazione, allo sviluppo, all\u2019attuazione e al controllo delle politiche dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">25) https:\/\/ec.europa.eu\/jrc\/en\/research\/crosscutting-activities\/resilience<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">26) La trascrizione degli interventi della conferenza \u00e8 disponibile al seguente link https:\/\/ec.europa.eu\/jrc\/en\/event\/conference\/building-a-resilient-europe-in-a-globalised-world.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">27) Il documento \u00e8 scaricabile al seguente sito: https:\/\/ec.europa.eu\/jrc\/en\/publication\/eur-scientific-and-technical-research-reports\/building-scientific-narrative-towardsmore-resilient-eu-society-part-1-conceptual-framework.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">28) Il documento (che vede tra i suoi contributors principali Lucia Alessi, Peter Benczur, Francesca Campolongo, Jessica Cariboni, Anna Rita Manca, Balint Menyhert, and Andrea Pagano) si pu\u00f2 scaricare al seguente sito: https:\/\/ec.europa.eu\/jrc\/en\/publication\/eur-scientific-and-technical-research-reports\/resilience-eu-member-states-financial-andeconomic-crisis-what-are-characteristics-resilient. Questi gli obiettivi, cos\u00ec come vengono esplicitati nello studio stesso: \u201cThe present study builds on the JRC resilience framework and assesses the response of EU Member States to the 2007-2012 global financial and economic crisis, addressing the following questions. Which countries showed a resilient behaviour during and after the crisis? Is resilience related only to the economic dimension? Has any of the EU countries been able to use the crisis as an opportunity and &#8216;bounce forward&#8217;? Is it possible to identify any particular country characteristics linked to a more resilient behaviour?\u201d (Op. cit., p. 6). Una sintesi del fascicolo \u00e8 disponibile su https:\/\/voxeu.org\/article\/resilience-eu-member-states-global-crisis<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">29) \u201cIl pi\u00f9 delle volte il concetto di resilienza \u00e8 considerato da una prospettiva economica. Nel marzo 2017 il G20 ha adottato una lista di principi per rafforzare la resilienza economica e delle politiche adottate. Nel settembre 2017 l\u2019Eurogruppo ha iniziato una discussione tematica sul potenziamento della resilienza economica nella Unione Economica e Monetaria, nel contesto del programma per la crescita e l\u2019occupazione. (Commissione Europea 2017). Un simile focus sull\u2019economia ha dominato i significativi sforzi fatti da altre organizzazione internazionali in quest\u2019area, come l\u2019Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, il FMI e la BCE\u201d (p. 5).<\/p>\n<p>30) Il riferimento \u00e8 al documento della Commissione Europea \u201cReflection Paper on Harnessing Globalisation\u201d, disponibile al seguente link: https:\/\/ec.europa.eu\/commission\/sites\/beta-political\/files\/reflection-paper-globalisation_en.pdf.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">31) La Bertelsmann Stiftung \u00e8 una delle pi\u00f9 grandi fondazioni operative tedesche con legami internazionali. Sui trascorsi nazisti del fondatore Reinhard Mohn (1921 &#8211; 2009) che ha trasformato la casa editrice Bertelsmann in una delle maggiori aziende multimediali del mondo \u00e8 stata istituita una commissione di inchiesta. Mohn (1921 &#8211; 2009) sarebbe entrato in giovent\u00f9 come volontario nella Luftwaffe e avrebbe combattuto nella II guerra mondiale venendo fatto prigioniero dagli americani nel 1943. Il padre Heinrich Mohn sarebbe stato membro sostenitore delle SS e avrebbe finanziato cospicuamente anche altre organizzazioni nazional-socialiste. La casa editrice Bertelsmann fu il principale fornitore di libri per l\u2019esercito tedesco e pubblic\u00f2 narrativa di autori nazisti.<\/p>\n<p>32) https:\/\/www.bertelsmann-stiftung.de\/fileadmin\/files\/BSt\/Publikationen\/GrauePublikationen\/NW_Economic_Resilience.pdf<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">33) Si tratta del Leibniz Centre for European Economic Research con sede a Mannheim in Germania, uno dei principali istituti europei per la ricerca economica. \u00c8 finanziato in parte dal governo tedesco e in parte da altre istituzioni, fra cui la Commissione Europea. https:\/\/www.zew.de\/en\/<\/p>\n<p>34) http:\/\/www.resistoproject.eu\/<\/p>\n<p>35) https:\/\/smr-project.eu\/home\/<\/p>\n<p>36) http:\/\/www.smartresilience.eu-vri.eu\/The-project<\/p>\n<p>37) Basta ad es. fare una semplica ricerca in internet usando la parole chiave \u201cConte\u201d e \u201cresilienza\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>continua&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong><a href=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63879\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Qui<\/a><\/strong> la prima parte del saggio.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIACOMO BAGGIO 3. Complessit\u00e0 e limitatezza della conoscenza in Friedrich Hayek\u00a0(15) Il tentativo da parte di Holling di costruire un sistema teorico interdisciplinare in cui un unico insieme di concetti poteva venire applicato sia al mondo naturale che a quello umano richiama da vicino la teoria elaborata da Hayek a partire dagli anni \u201980 di ordine spontaneo dei mercati e della evoluzione sociale, e fu probabilmente da quest\u2019ultima influenzato. 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