{"id":64124,"date":"2021-04-15T09:00:58","date_gmt":"2021-04-15T07:00:58","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64124"},"modified":"2021-04-14T21:09:11","modified_gmt":"2021-04-14T19:09:11","slug":"rapporti-euro-turchi-il-sofagate-e-lultimo-dei-problemi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64124","title":{"rendered":"Rapporti euro-turchi, il Sofagate \u00e8 l\u2019ultimo dei problemi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Da: Diplomazia Italiana (redazione)<\/strong><\/p>\n<p>Il vertice euro-turco di Ankara dello scorso 6 aprile sar\u00e0 ricordato per il\u00a0posto a sedere riservato alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Tuttavia, quello che il media hanno ribattezzato\u00a0Sofagate\u00a0andrebbe ricondotto alla sua reale portata: una questione marginale.<span id=\"more-3861\"><\/span><\/p>\n<p>Innanzi tutto, come sempre accade in occasione dei principali appuntamenti internazionali, lo scenario dei colloqui \u00e8 stato preventivamente\u00a0concordato fra il cerimoniale turco e quello Ue.<\/p>\n<p><strong>Il Sofagate \u00e8 fumo negli occhi<\/strong><\/p>\n<p>Dunque, se c\u2019\u00e8 qualcuno cui fare delle rimostranze, sarebbe pi\u00f9 corretto cercarlo a Bruxelles. Non ad Ankara dove, foss\u2019anche per ragioni di propaganda, non si ricordano sgarbi di Erdogan a ospiti donne. Altra cosa sono le strumentali richieste di dimissioni del presidente del Consiglio Ue, Charles Michel. Queste sembrano rispondere a logiche interne o a brama di visibilit\u00e0 di peones di seconda categoria. Sono ben altre \u2013 e ben pi\u00f9 gravi \u2013 le ragioni per cui Michel non \u00e8 all\u2019altezza dell\u2019incarico che ricopre. Non certo il Sofagate.<\/p>\n<p><strong>Il vertice di Ankara, uno scacco per l\u2019Ue<\/strong><\/p>\n<p>Inoltre \u2013 e soprattutto \u2013 le polemiche sul Sofagate stanno oscurando il vero dato politico: il vertice di Ankara \u00e8 stato una dura\u00a0sconfitta per l\u2019Unione europea. Infatti, gli imbelli Michel e von der Leyen non hanno centrato nessuno degli obiettivi preannunciati alla vigilia. Il vertice di Ankara seguiva la riunione dei membri del Consiglio Ue dello scorso 25 marzo durante il quale si era discusso anche dei rapporti euro-turchi. In particolare, dal Consiglio era emersa l\u2019indicazione di invitare la Turchia ad astenersi \u201cda nuove provocazioni e azioni unilaterali contrarie al diritto internazionale\u201d.<\/p>\n<p><strong>L\u2019agenda dei negoziatori Ue per l\u2019incontro con Erdogan<\/strong><\/p>\n<p>In linea con le indicazioni del Consiglio, l\u2019agenda di Michel e Von der Leyen in vista del vertice con Erdogan si imperniava su tre punti.<\/p>\n<ol>\n<li>I\u00a0rapporti futuri fra Ue e Turchia, da basare su tre pilastri. Primo: la cooperazione economica e il consolidamento dell\u2019unione doganale. Secondo: le politiche migratorie. Al riguardo, Michel e von der Leyen hanno espresso gratitudine ad Ankara per i circa 4 milioni di rifugiati siriani che ospita. Essi, inoltre, hanno impegnato l\u2019Ue a proseguire il sostegno finanziario a favore dei profughi siriani in Turchia, in Libano e in Giordania, cos\u00ec come delle comunit\u00e0 di accoglienza. Terzo: il rafforzamento dei contatti fra persone e della mobilit\u00e0.<\/li>\n<li>Il rispetto di diritti e libert\u00e0 fondamentali. Michel e von der Leyen hanno rappresentato la \u201cviva inquietudine\u201d per la recente evoluzione della cornice turca, sia per lo stato della libert\u00e0 d\u2019espressione sia per gli attacchi ai media e ai partiti politici. Hanno inoltre espresso \u201cpreoccupazione\u201d per il rispetto dei diritti delle donne e per il ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul.<\/li>\n<li>Le divergenze fra Ue e Turchia in materia di politica estera, in particolare su volet quali Libia, Siria, Caucaso meridionale, Mediterraneo orientale. In tale cornice, i negoziatori Ue avevano il mandato di invitare Ankara a fornire un positivo contributo alla pace e alla stabilit\u00e0 regionale. In particolare, il messaggio di Bruxelles era che \u201ccombattenti e truppe straniere devono lasciare il territorio libico\u201d.<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>Michel e von der Leyen, \u201czeru tituli\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Alla vigilia del vertice con Erdogan, Michel e von der Leyen avevano dichiarato di sperare che la Turchia cogliesse questa opportunit\u00e0. Nel contempo, si erano detti \u201cdeterminati a difendere gli interessi dell\u2019Ue e dei suoi Stati membri, cos\u00ec come a difendere i nostri valori\u201d. Michel aveva chiarito che da ora in poi i rapporti fra Ue e Turchia si svilupperanno in modo \u201cprogressivo, proporzionato e reversibile\u201d. Un programma \u201cprogressivo\u201d, quello dell\u2019Ue, nel quadro del rilancio di una politica della\u00a0\u201cmano tesa\u201d alla Turchia. La risposta di Erdogan? Nessuna garanzia sui temi sollevati dai negoziatori Ue. Libert\u00e0 fondamentali, donne, stato di diritto? Neanche a parlarne. E, per evitare equivoci,\u00a0nei giorni immediatamente successivi al vertice\u00a0la Turchia ha\u00a0inviato\u00a0nuove truppe irregolari in Libia. Per citare un noto allenatore calcistico, Michel e la von der Leyen sono tornati da Ankara con \u201czeru tituli\u201d.<\/p>\n<p><strong>La vera natura dei rapporti fra Europa e Turchia<\/strong><\/p>\n<p>Uno dei problemi alla base di questo scacco diplomatico risiede nella circostanza che i burocrati Ue \u2013 questo sono Michel e la von der Leyen, sulla cui mediocrit\u00e0 non ci si vuole qui dilungare \u2013 si comportano come se mancasse loro una chiara comprensione della profondit\u00e0 dei problemi alla base dei rapporti fra Europa e Turchia. L\u2019Europa \u00e8 erede della Grecia, di Roma, del cristianesimo medievale, della cultura germanica e di quella slava. Queste radici\u00a0indoeuropee e\u00a0cristiane\u00a0pongono pi\u00f9 di una domanda sul legame euro-turco. Figlia di un irriducibile scontro di civilt\u00e0 che affonda le sue origini nelle invasioni unne del IV e del V secolo dopo Cristo,\u00a0l\u2019identit\u00e0 dell\u2019Europa e\u00a0dei suoi popoli si \u00e8 forgiata anche in opposizione all\u2019imperialismo turco. \u00c8, questo, un dato ineludibile: una forma di alterit\u00e0\u00a0che caratterizzer\u00e0 sempre la dialettica fra Europa e Turchia.<\/p>\n<p><strong>Europa e Turchia, un\u2019alterit\u00e0 irriducibile<\/strong><\/p>\n<p>La Turchia non \u00e8 europea\u00a0per ragioni culturali, etniche, religiose e geopolitiche. Con l\u2019ingresso della Turchia \u2013 tema per fortuna non pi\u00f9 in agenda \u2013 l\u2019Ue finirebbe per confinare con\u00a0Siria, Iraq e Iran. Inoltre, la politica estera della Turchia di Erdogan \u00e8 una forma di imperialismo di stampo neo-ottomano. Con la sua politica verso i paesi turcici dell\u2019Asia centrale, Ankara intende progressivamente\u00a0federare sotto la sua guida un\u2019enorme area strategica, che funge da perno geopolitico fra Europa e Asia. Con la sua assertivit\u00e0 in Siria, in Libia e nel Mediterraneo Orientale, la Turchia estende nuovamente la sua influenza su aree un tempo sotto il dominio dell\u2019Impero ottomano. Questo non significa che Europa e Turchia non possano trovare intese volte a fornire assicurazioni reciproche in aree o su temi di comune interesse. Anzi, in scacchieri come Mediterraneo, Medio Oriente e Asia centrale oppure su sfide quali la sicurezza e la lotta al terrorismo sarebbe pi\u00f9 che auspicabile. Inoltre, se Ankara non ha interesse a recidere le relazioni con l\u2019Europa, ancor meno ne ha a entrarci in collisione.<\/p>\n<p><strong>La politica estera Ue \u00e8 una politica estera tedesca con altri mezzi<\/strong><\/p>\n<p>Il secondo problema, in parte occultato dal Sofagate, \u00e8 che parlare di politica estera europea \u00e8 come minimo azzardato. Infatti, Bruxelles non \u00e8 mai stata capace di elaborare una linea unitaria su issues strategiche, come dimostrano la catastrofe Ue davanti alla sfida epocale dell\u2019immigrazione oppure il disastro sull\u2019acquisto dei vaccini. In realt\u00e0, la \u201cpolitica estera europea\u201d altro non \u00e8 che la somma dei diversi vettori costituiti dalle spinte dei paesi membri, ognuno dei quali persegue il proprio interesse nazionale. Il Regno Unito si \u00e8 chiamato fuori con la Brexit. L\u2019Italia continua a perseguire pi\u00f9 l\u2019interesse europeo di quello nazionale e lascia spesso senza istruzioni i suoi diplomatici a Bruxelles. Resta la Francia, il cui peso non riequilibra quello della pi\u00f9 potente Germania. Ne consegue, parafrasando Clausewitz, che la politica estera europea \u00e8 una politica estera tedesca\u00a0con altri mezzi.<\/p>\n<p><strong>I limiti della Germania si ripercuotono sulle relazioni esterne dell\u2019Ue<\/strong><\/p>\n<p>La circostanza che la politica estera europea risponde in prevalenza agli interessi tedeschi pone due problemi. Primo, sul piano storico\u00a0la Germania ha un rapporto problematico con il concetto di potenza e con le responsabilit\u00e0 che ne conseguono.\u00a0Non a caso, la condotta internazionale di Berlino ha sempre oscillato fra due polarit\u00e0.<\/p>\n<ol>\n<li>Da un lato, strumenti estremi per obiettivi limitati. Senza scomodare la catastrofe delle Guerre Mondiali, si potrebbe pensare alle due crisi marocchine provocate da Berlino nel 1905 e nel 1911, che portarono il mondo sull\u2019orlo della guerra per questioni coloniali dalla portata ininfluente per gli equilibri internazionali del tempo.<\/li>\n<li>Dall\u2019altro, a partire dal secondo dopoguerra la Germania ha scelto la via della potenza economica slegata dalla responsabilit\u00e0 politica. Tuttavia, inevitabilmente il ruolo di locomotiva d\u2019Europa di Berlino fa s\u00ec che le sue politiche economiche si riverberino sui partner europei. In questa cornice, la scelta della Germania di proporsi sul palcoscenico internazionale come una \u201cgrande Svizzera\u201d provoca squilibri sistemici su scala continentale. La scarsa crescita e la disoccupazione che affliggono i paesi europei sono conseguenza della ricetta \u201causterit\u00e0 + deflazione\u201d che sin dalla riunificazione la Germania impone al Vecchio Continente. Una scelta impolitica, quella di Berlino, destinata ad avere effetti centrifughi sul processo di integrazione europea.<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>La collettivit\u00e0 turca in Germania, quinta colonna di Erdogan<\/strong><\/p>\n<p>Il secondo problema \u00e8 costituito dal ruolo della comunit\u00e0 turca in Germania, dove vivono i tre quarti delle\u00a0persone provenienti dalla Turchia che vivono nell\u2019Ue.\u00a0Si tratta di circa 3,5 milioni di persone tra cittadini turchi, detentori di doppia cittadinanza e tedeschi di origine turca. Insieme, formano la principale minoranza straniera in Germania. Non solo questa diaspora ha trasferito sul suolo tedesco le linee di faglia anatoliche:\u00a0<span class=\"s4\">curdi-turchi, alawiti-sunniti, laici-conservatori, sostenitori e avversari dell\u2019Akp di Erdog<\/span><span class=\"s4\">an. Soprattutto, sin dalla vittoria dell\u2019Akp del 2002, Ankara utilizza\u00a0<\/span>gli emigrati turchi e i loro discendenti come strumento della sua strategia di condizionamento delle scelte politiche di Berlino. Una strategia di regolazione del grado di intensit\u00e0 delle tensioni importate dalla Germania\u00a0gestita dalla Turchia con un attento dosaggio di propaganda politica, intelligence e indottrinamento religioso. Infine, la Germania considera la Turchia\u00a0un attore strategico nella geopolitica mediterranea e del Medio Oriente. In questa prospettiva, il rapporto di Berlino con Ankara risponde all\u2019esigenza di bilanciare le potenze mediterranee Francia e Italia e di consolidare la sua influenza nei Balcani, con il fine ultimo di costruire uno sbocco\u00a0mediterraneo per l\u2019economia tedesca.<\/p>\n<p><strong>Una lezione per l\u2019Italia: le quinte colonne indeboliscono la posizione internazionale della nazione<\/strong><\/p>\n<p>Punto di convergenza di un insieme di quadranti dagli\u00a0equilibri precari, quali il Mediterraneo, il Medio Oriente, i Balcani e la stessa Ue, che vive oggi la fase pi\u00f9 difficile della sua storia, l\u2019Italia non pu\u00f2 permettersi di\u00a0cadere nella trappola dell\u2019impolitica. Inoltre, le vicende tedesche confermano ancora una volta le insidie dell\u2019immigrazione. Da un lato, quello migratorio \u00e8 un fenomeno politico che pu\u00f2 e deve essere governato. Dall\u2019altro \u00e8 un dato di fatto che subire un\u2019immigrazione massiccia finisce inevitabilmente per costituire un fattore di vulnerabilit\u00e0. L\u2019attuale dinamica delle relazioni internazionali impone agli attori come l\u2019Italia di individuare con precisione il proprio interesse nazionale, elaborare dottrine coerenti\u00a0e dotarsi degli strumenti adeguati. Questa \u00e8 la linea che passa fra l\u2019essere soggetto della politica internazionale o semplice oggetto. Fra essere artefice del proprio destino o subirlo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.diplomaziaitaliana.it\/europa-turchia-sofagate-ultimo-problema\/\">https:\/\/www.diplomaziaitaliana.it\/europa-turchia-sofagate-ultimo-problema\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da: Diplomazia Italiana (redazione) Il vertice euro-turco di Ankara dello scorso 6 aprile sar\u00e0 ricordato per il\u00a0posto a sedere riservato alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Tuttavia, quello che il media hanno ribattezzato\u00a0Sofagate\u00a0andrebbe ricondotto alla sua reale portata: una questione marginale. Innanzi tutto, come sempre accade in occasione dei principali appuntamenti internazionali, lo scenario dei colloqui \u00e8 stato preventivamente\u00a0concordato fra il cerimoniale turco e quello Ue. 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