{"id":64172,"date":"2021-04-19T11:00:54","date_gmt":"2021-04-19T09:00:54","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64172"},"modified":"2021-04-17T10:32:59","modified_gmt":"2021-04-17T08:32:59","slug":"al-principio-era-il-corpo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64172","title":{"rendered":"Al principio era il corpo"},"content":{"rendered":"<p><strong>Di Gazzetta Filosofica (Yuri Di Benedetto)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" id=\"cc-m-imagesubtitle-image-11884683677\" class=\"\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=888x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i63d0725bf683ca5c\/version\/1618161396\/image.jpg\" alt=\"\" data-src-width=\"1772\" data-src-height=\"1181\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=888x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i63d0725bf683ca5c\/version\/1618161396\/image.jpg\" data-image-id=\"7667118877\" \/><\/p>\n<div id=\"cc-m-11884681177\" class=\"j-module n j-text \">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Viviamo in dei giorni dove non esiste pi\u00f9 nessuna certezza, sociale, economica e personale; la societ\u00e0 dello spettacolo, dei media e dei consumi in una spirale sempre pi\u00f9 centrifuga e avvolgente ci ha condotti ad un continuo collasso esistenziale e in secondo luogo, gradualmente, ma non meno drammaticamente, sistemico. La pandemia in atto, senza dilungarci troppo in approfondite analisi sanitarie ed economiche, ha sicuramente avviato ad una velocit\u00e0 sempre maggiore una trasformazione radicale della societ\u00e0 e del mondo, compiendo quella che a tutti gli effetti potremmo chiamare <strong><em>una tendenza sempre maggiore alla virtualizzazione<\/em><\/strong>, non di una dimensione dell\u2019essere umano, quale ad esempio l\u2019economia, ma ad una virtualizzazione dell\u2019esistente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ogni esperienza sensoriale, di vita, sta subendo la sua transizione e mediazione attraverso un numero sempre pi\u00f9 ampio di nuovi <strong>dispositivi tecnologici<\/strong>. Questo aspetto, che superficialmente sembra avere solo caratteri positivi, ha una sua centralit\u00e0 e <strong><em>rilevanza dal punto di vista antropologico<\/em><\/strong> nel percorso di sviluppo dell\u2019uomo del domani, che sar\u00e0 determinato dalle scelte di vita dell\u2019uomo presente. Stiamo assistendo a una rapida sostituzione dei piani esperienziali: da una iniziale possibilit\u00e0 di muoverci con il corpo nello spazio (inteso come mondo citt\u00e0, boschi, ecc.) \u2013 limitatamente alla capacit\u00e0 individuali di ognuno, cio\u00e8 tempo e risorse a disposizione \u2013 ad una teorica infinit\u00e0 di stimoli sempre nuovi di connessioni neurali alla presenza di un corpo fermo, chiuso e piegato in una stanza di fronte ad uno schermo. Fisicamente l\u2019ambiente si restringe, muri e insegne luminose si alzano fino a coprire il paesaggio; l\u2019ambiente dunque, soprattutto urbano, contribuisce a rendere la realt\u00e0 sempre meno a \u201cmisura d\u2019uomo\u201d e sempre pi\u00f9 ad immagine e somiglianza delle macchine, del consumo della merce da esse generate e dei dispositivi tecnologici. <strong>Questa compressione della vita, proietta l\u2019uomo in dimensione sempre pi\u00f9 lacerante nei confronti della sua presunta \u201cumanit\u00e0\u201d (con buona pace dei progressisti liberali) mettendolo di fronte ad una vita semplificata, funzionale e sempre pi\u00f9 automatizzata<\/strong>. In ultima istanza si prepara<b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00ab il trionfo tecnologico dell\u2019inanimato. Una escatologia negativa; la nullit\u00e0 dell\u2019opposizione, la dissoluzione della storia, la neutralizzazione della differenza e la cancellazione di ogni configurazione di un\u2019attualit\u00e0 alternata.\u00a0\u00bb<\/strong> (M. Downham, <em>Cyberpunk<\/em>)<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11884681777\" class=\"j-module n j-text \" style=\"text-align: justify\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E qui entriamo al centro del discorso. Quali siano le caratteristiche peculiari dell\u2019uomo e cosa rester\u00e0 di esse \u00e8 una domanda di non facile soluzione, per\u00f2 possiamo impostare\u00a0un ragionamento che prenda le misure al netto di quanto accennato fino ad ora e che ci conduca in un percorso necessariamente preliminare.\u00a0Anche perch\u00e9 quanto detto di fondo \u00e8 un\u2019interpretazione:\u00a0<strong>\u00abi\u00a0filosofi si sono limitati a interpretare il mondo, si tratta invece di trasformarlo\u00bb<\/strong>\u00a0affermava Marx nella celebre <em>XI tesi su Feuerbach<\/em>, ma siamo arrivati ad un punto tale che per fare dei passi in avanti bisogna necessariamente fare alcuni passi indietro. \u00c8 necessario criticare la filosofia come pura pratica teoretica di contemplazione separata dalla vita, ed \u00e8 anche necessario il cambiamento e la trasformazione dell\u2019uomo e il mondo che ha prodotto, in quanto \u00e8 diventato vittima di se stesso, generando un sistema dove si auto-espelle, ma come? Il passo indietro che precede e indirizza il cambiamento, qualunque esso sia \u00e8:\u00a0\u00ab<em><strong>i Filosofi si sono limitati a interpretare il mondo, si tratta invece di viverlo per trasformarlo<\/strong><\/em>\u00bb. Come vivere il mondo per\u00f2? Senz\u2019altro il primo vettore con cui affermiamo la nostra presenza nella realt\u00e0 \u00e8 il corpo. Quindi \u00e8 anche a questa dimensione che dobbiamo fare riferimento se vogliamo ridare ai concetti e alle teorie un effetto nella prassi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il mondo che verr\u00e0 \u00e8 incerto e non possediamo nessuna sicurezza attualmente, osserviamo e interpretiamo delle tendenze, ma rimaniamo nel campo delle ipotesi non ancora provate. Abbiamo comunque dei dati certi, che descrivono il fatto che <strong>nella nostra parte di mondo, di pari passo allo sviluppo dei mezzi di produzione e al grado di consumo e di conseguente alienazione, si associa un livello di profonda infelicit\u00e0 collettiva e di depressione, generati proprio dalla perdita di capacit\u00e0 di vivere il mondo<\/strong>. La soluzione per iniziare ad invertire il processo potrebbe essere pi\u00f9 semplice di quanto sembri. Possiamo cio\u00e8 fare leva su l\u2019unica ed assoluta certezza che possediamo e partire da essa: <em><strong>siamo vivi, qui e ora<\/strong><\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Questa verit\u00e0 la manifestiamo in primis tramite il nostro corpo, con cui sperimentiamo una relazione indissolubile, la prima con la quale la nostra coscienza deve fare i conti.<\/strong> La filosofia nel tempo e gradualmente ha portato a sviluppare una divisione tra corpo e mente che seppur tanto enfatizzata da molti \u00e8 pur sempre rimasta solo apparente. Dobbiamo sposare la visione di Mishima che definiva\u00a0\u00ab<strong><em>il filosofo da tavolino<\/em><\/strong>\u00bb\u00a0che pensa dimenticando il proprio corpo, come colui che compie il vero errore capitale, generando una scissione tra l\u2019anima e il corpo, tra il pensiero e l\u2019esistenza. <strong>Questa divisone, infatti, riduce inevitabilmente la capacit\u00e0 del soggetto di incidere nella realt\u00e0 che lo circonda: un essere scisso non potr\u00e0 mai agire nella coerenza e nell\u2019unit\u00e0.\u00a0Con la transizione generale al virtuale, siamo alle porte di quella che potrebbe essere una separazione definitiva, proprio per le cause che abbiamo accennato.\u00a0<\/strong>La possibilit\u00e0 di evitare questo strappo e di scrivere una storia differente per avviare un percorso alternativo all\u2019immagine di un uomo inteso come puro accessorio parassitario ad una macchina, consiste nel <em>ridurre ogni cosa all\u2019essenziale<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11884683877\" class=\"j-module n j-text \">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019idea \u00e8 quella di unire soluzioni arcaiche ai problemi contemporanei e del futuro. Un ripartire dal principio, soprattutto nel ragionare sulle soluzioni filosofiche da sviluppare, citando Simone Regazzoni che, nel suo ultimo libro <em>La palestra di Platone<\/em>,<em>\u00a0<\/em>scrive:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00ab\u00a0<strong>la filosofia con Platone nasce in palestra, ossia in un ginnasio dove c\u2019era una assoluta continuit\u00e0 tra esercizi fisici e dialogo, non a caso Platone era un famoso lottatore, il cui nome, Platone, \u00e8 un soprannome dato dal suo maestro di lotta, che significa &#8220;colui che ha le spalle larghe&#8221;.\u00a0<\/strong>\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi abbiamo riportato la filosofia in palestra e questo \u00e8 molto attuale perch\u00e9 le neuroscienze ci dicono che la mente \u00e8 incarnata e pensa con il corpo e la filosofia deve misurarsi con queste scoperte scientifiche e non pu\u00f2 restare ferma alla dicotomia cartesiana tra mente e corpo: noi siamo una mente incarnata e la filosofia deve cominciare a pensare attraverso il corpo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Quindi andando ad operare una semplice e assoluta decostruzione di tutte le sovrastrutture e le immagini indotte mentali che abbiamo assimilato, capiamo che la Volont\u00e0 necessita di corpi e nella sua fatalit\u00e0, con tutta la tragica bellezza che l\u2019incarnazione comporta, questa forza vitale ci chiede di aver cura e rafforzare costantemente la dimensione biologica che ci ha attribuito. Ma operando tale decostruzione apparente, in realt\u00e0 operiamo una costruzione nuova. Costruiamo innanzi tutto un\u2019immagine nuova perfino dell\u2019uomo. <strong>Abbiamo da tempo assimilato l\u2019idea dell\u2019uomo settorializzato e capace di sviluppare s\u00e9 stesso in un\u2019 unica, limitata funzione, chi opera d\u2019intelletto \u00e8 slegato completamente nell\u2019immaginario da qualsiasi dimensione corporale, chi invece fa della sportivit\u00e0 una sua prerogativa, sembra dover essere per forza di cose un bruto ignorante e cos\u00ec via in ogni campo delle attivit\u00e0 umane<\/strong>. Questa atomizzazione dell\u2019immaginario ci ha resi dei tecnici specializzati che non riescono ad avere uno sguardo d\u2019insieme generale e ci ha condotto ad un\u2019atomizzazione dell\u2019individuo tale, da averlo ridotto ad un pollo da batteria chiuso in una stanza che consuma la sua potenza biologica appagandosi dietro uno schermo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019uomo deve invece costruire se stesso in una funzione poliedrica e capace di assumere su di s\u00e9 le molteplici posture e forme dell\u2019esistente, e per farlo un uomo <em>deve avere coscienza della vita stessa<\/em><\/strong>. Ripartendo dall&#8217;unica cosa che possediamo, la consapevolezza della nostra esistenza, possiamo e dobbiamo <strong><em>ridare un valore alla nostra presenza nel mondo<\/em><\/strong>.\u00a0Per farlo per\u00f2, bisogna essere concreti, bisogna ridare al corpo una sua centralit\u00e0. L\u2019esperienza della corporeit\u00e0 ci riconduce al reale, bisogna allenarsi, sentire che si \u00e8 vivi nel dolore e nell\u2019incapacit\u00e0 iniziale di assolvere dei movimenti all\u2019apparenza semplici. La fatica non \u00e8 solo nel concetto, ma <em>nel corpo che suda, salta, colpisce, fatica<\/em>. Come pu\u00f2 qualcuno parlare di cambiare il mondo, se non si mantiene\u00a0nemmeno il proposito di realizzare\u00a0venti piegamenti sulle braccia? <strong>Come pu\u00f2 operare e sviluppare una volont\u00e0 cos\u00ec forte come il cercare di cambiare il mondo, immaginare un\u2019alternativa, se non riesce neanche ad operare un cambiamento sul proprio s\u00e9, se non riesce a sperimentare il superamento delle proprie resistenze, se non riesce ad immaginare un altro s\u00e9?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Bisogna comprendere in profondit\u00e0 che \u00e8 il proprio corpo il veicolo privilegiato della vita, e di qualunque obiettivo ci poniamo in essa. Per comprendere questo passaggio dobbiamo forse riferirci a quelle che Foucault chiamava <em>tecnologie del s\u00e9<\/em>\u00a0designando con questa espressione tutte quelle tecniche<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00ab\u00a0<strong>che permettono agli individui di eseguire coi propri mezzi o con l\u2019aiuto degli altri, un certo numero di operazioni sul proprio corpo e sulla propria anima [\u2026] e di realizzare in tal modo una trasformazione di se stessi allo scopo di raggiungere uno stato caratterizzato da felicit\u00e0, purezza, saggezza, perfezione o immortalit\u00e0.\u00a0<\/strong>\u00bb\u00a0(M. Foucault,\u00a0<em>Tecnologie del s\u00e9<\/em>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Allenarsi quindi non significa inseguire un ideale narcisistico di s\u00e9, ma impegnarsi in una lotta con i propri limiti. <strong>Il pensiero non sorge, dunque, dal tavolino ma laddove qualcosa \u00e8 in lotta<\/strong>. <strong>\u00abLa superficie bidimensionale della pagina non pu\u00f2 pi\u00f9 esaurire lo spazio della filosofia\u00bb<\/strong>. Possiamo aggiungere con Nietzsche\u00a0\u00ab<strong>c\u2019\u00e8 pi\u00f9 ragione nel tuo corpo che nella migliore saggezza<\/strong>\u00bb\u00a0e che la<strong>\u00a0<\/strong>\u00ab<strong>felicit\u00e0 si prova quando si supera una resistenza<\/strong>\u00bb. <em><strong>La corporeit\u00e0<\/strong><\/em>, in quanto fatto naturale, <em><strong>porta infatti con s\u00e9 una saggezza intrinseca, che \u00e8 gi\u00e0 presente e di cui con l\u2019allenamento siamo in grado di prendere maggiore coscienza<\/strong><\/em>.\u00a0Allenarsi significa allora afferrare la verit\u00e0 non come astrazione ma come evento concreto attraverso il proprio corpo ed \u00e8 una parentesi spietata perch\u00e9 non esiste la mediazione con nessun elemento terzo; sei tu che ce la fai o non ce la fai. E il farcela \u00e8 possibile per un tempo limitato in cui la propria potenza biologica pu\u00f2 scatenare tutta la sua forza, raggiungendo il proprio apice. In ogni istante non c\u2019\u00e8 una seconda opportunit\u00e0, non si pu\u00f2 riavvolgere il tempo, esiste solo il qui e ora. Forse per alcuni l\u2019apice \u00e8 superato, ma non la relazione, perch\u00e9 la caducit\u00e0 \u00e8 parte integrante di questo percorso che conduce nel riuscire a sperimentare effettivamente l\u2019intensit\u00e0 del momento, qualunque esso sia, proprio nella comprensione della sua transitoriet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Cambiare il mondo quindi pu\u00f2 avvenire soltanto <em>vivendo il mondo<\/em>; <strong>invertire il processo di annullamento dell\u2019essere umano in quanto tale pu\u00f2 avvenire solo attraverso un percorso antropologico di dominio e coscienza del s\u00e9<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>Alla fredda e inorganica plastica bisogna contrappore la viva e fremente carne.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Ad un nichilismo fatalista, una concezione solare e fisica dell\u2019uomo.<\/em> \u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tramite l\u2019esperienza del corpo, cio\u00e8 il linguaggio del reale, abbiamo una possibilit\u00e0. Per troppo tempo abbiamo preferito far pensare la mente a discapito del corpo; <em>la filosofia \u00e8 stata pensata troppo come un discorso teorico, che poco o nulla avrebbe a che fare con la nostra esistenza concreta<\/em>. Eppure la stessa filosofia, con Platone, si insedia in una palestra a nord-ovest di Atene come allenamento del corpo nella sua dimensione e fisica e interiore. E da qui si deve ripartire oggi, abbandonando la postura cartesiana del \u201cpenso dunque sono\u201d per la postura del corpo vivente che dice con parole di estrema attualit\u00e0: \u201csono dunque \u00e8\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2021-1\/aprile-1\/al-principio-era-il-corpo\/\">https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2021-1\/aprile-1\/al-principio-era-il-corpo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Gazzetta Filosofica (Yuri Di Benedetto) &nbsp; Viviamo in dei giorni dove non esiste pi\u00f9 nessuna certezza, sociale, economica e personale; la societ\u00e0 dello spettacolo, dei media e dei consumi in una spirale sempre pi\u00f9 centrifuga e avvolgente ci ha condotti ad un continuo collasso esistenziale e in secondo luogo, gradualmente, ma non meno drammaticamente, sistemico. 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