{"id":64229,"date":"2021-04-20T12:15:05","date_gmt":"2021-04-20T10:15:05","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64229"},"modified":"2021-04-20T12:15:25","modified_gmt":"2021-04-20T10:15:25","slug":"gioacchino-volpe-storico-della-nazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64229","title":{"rendered":"Gioacchino Volpe, storico della nazione"},"content":{"rendered":"<p><strong>di QELSI (Leonardo Giordano)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-64230\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/gioacchino-volpe-300x171.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"171\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/gioacchino-volpe-300x171.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/gioacchino-volpe.jpg 700w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><strong><em>Nella sua opera ricostruisce il \u201ccammino\u201d dell\u2019Italia verso la meta della sovranit\u00e0 nazionale e popolare.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La definizione di Gioacchino Volpe come \u201cstorico della Nazione\u201d \u00e8 di Eugenio Di Rienzo che ha curato la voce dedicata allo storico abruzzese sull\u2019Enciclopedia Treccani. Tra l\u2019altro proprio sulle pagine dell\u2019Enciclopedia Italiana,Volpe cur\u00f2 la parte riguardante la storia del Medioevo rintracciando gi\u00e0 in quell\u2019epoca i semi di \u201citalianit\u00e0\u201d che andavano germogliando e prorompentemente maturando nei frutti dell\u2019unit\u00e0 statuale (1861) e della vittoria della Nazione e del popolo italiano nel primo conflitto mondiale; punto, quest\u2019ultimo, che segna il coronamento del sogno di un\u2019Italia unita all\u2019interno dei confini geografici da sempre ritenuti di pertinenza ed appartenenza italiana.<\/p>\n<p>Sostiene proprio Di Rienzo:&lt;&lt; In questo modo, la storia dell\u2019et\u00e0 medioevale appariva non solo preludio, ma gi\u00e0 parte integrante di una \u201cstoria italiana\u201d come dimostrava plasticamente la chiusa del volume del 1902 (\u201cMedio Evo italiano\u201d n.d.r.), dove persino il tema del conflitto civile, rinnovatosi ed ampliatosi nel confronto tra\u00a0<em>guelfi<\/em>\u00a0e\u00a0<em>ghibellini<\/em>, era visto come elemento di un faticoso processo verso una maggiore e pi\u00f9 estesa unit\u00e0 politica, capace di oltrepassare i ristretti confini di citt\u00e0 e regioni, per interessare l\u2019intera penisola.&gt;&gt;<\/p>\n<p>Del resto basterebbe passare in rassegna alcuni titoli delle opere di Gioacchino Volpe, come appunto \u201cMedio Evo italiano\u201d (1902), \u201cMomenti di storia italiana\u201d (1925), \u201cL\u2019Italia in cammino\u201d (1927), \u201cLa storia dell\u2019Italia e degli italiani\u201d (1933), \u201cIl popolo italiano tra la pace e la guerra\u201d (1940), \u201cItalia moderna 1815-1914\u201d (1943, 1952). \u201cL\u2019Italia che fu. Come un italiano la vide, sent\u00ec, am\u00f2.\u201d (1960), per comprendere il tenace, colto, acuto e meticoloso sforzo di ricostruzione della storia nazionale che egli profuse senza risparmiarsi durante tutta la sua vicenda intellettuale e culturale.<\/p>\n<p>I suoi maestri erano stati Pasquale Villari, Amedeo Crivellucci e Alessandro D\u2019Ancona in Italia. Aveva poi seguito dei corsi in Germania, durante i quali aveva potuto affinare i propri strumenti di indagine storica alla luce degli studi della scuola germanica di Otto Von Gierke e Otto Hintze nonch\u00e9 degli esiti della sociologia di Werner Sombart. Inizialmente aveva intessuto anche uno stretto rapporto con Benedetto Croce, traumaticamente interrotto con la pubblicazione di \u201cItalia in Cammino\u201d e sul tema specifico del giudizio negativo che egli dava di Giolitti e del \u201cgiolittismo\u201d che, secondo Volpe, non possedevano una visione del ruolo \u201cgeopolitico\u201d che l?Italia doveva e poteva assumere sullo scacchiere europeo e mediterraneo.<\/p>\n<p>Vi erano anche notevoli distanze dal filosofo di Pescasseroli sul metodo d\u2019indagine storica. Spesso questi, nell\u2019opinione e nel giudizio di Volpe, si rifugiava dietro l\u2019alibi del freddo ed imperturbabile distacco che dovrebbe connotare il lavoro dello storico per fornire invece l\u2019esito di una storia giustificazionista del dato acquisito e pedissequamente \u201cconservatrice\u201d, affatto attenta alle forze vive ed energiche che andavano emergendo e che, facendosi faticosamente strada, \u00a0avrebbero ingenerato mutamenti e stravolgimenti epocali.<\/p>\n<p>Ponendo a confronto scrittura crociana ed \u201celoquio volpiano\u201d lo storico Silvio Lanaro, in \u201cRaccontare la storia\u201d afferma:&lt;&lt; Nella sua concitazione e nel suo sincopato eloquio novecentesco, Volpe non sacrificava nulla dell\u2019intreccio e del cozzo tra i molteplici agenti sociali, mentre nella sua compassata dettatura ottocentesca Croce stilava l\u2019ennesima \u201cstoria ideale eterna\u201d dell\u2019immanenza dello spirito.&gt;&gt;<\/p>\n<p>Storico del novecento, dunque, fu il Volpe, non insensibile anche agli apporti dei nuovi fermenti culturali e politici che si andavano affermando e che Croce, in un\u00a0 certo qual senso, aveva demonizzato: Futurismo, vocianesimo, socialismo interventista, cattolicesimo nazionale e democratico, fascismo stesso.<\/p>\n<p>Quali sono i punti fermi che hanno segnato le opere di Volpe assicurandone attualit\u00e0 duratura e preveggenza rispetto a fenomeni distanti dalla sua epoca?<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 partire proprio da questa visione della storia non come teoria di vicende sollecitate e provocate da\u00a0<em>\u00e9lites<\/em>\u00a0solitarie, distaccate dalla realt\u00e0 viva di un popolo e di una nazione, ma intesa nel complesso dei fenomeni sociali, culturali, economici, civili e politici che si incrociano tra di loro interferendo l\u2019uno sull\u2019altro e ricomponendosi in risultanti che ognuna di queste cose contengono ma che non coincidono con nessuna di esse singolarmente prese.<\/p>\n<p>Questa visione della storia porta Volpe a considerare partecipi del \u201ccammino\u201d italiano, del lungo percorso che la Nazione ha dovuto fare per \u00a0guadagnare sovranit\u00e0 politica, identitaria e civile, anche fenomeni sociali apparentemente distanti e contraddittori come le lotte sociali di primo Novecento, il lavoro agricolo nel produrre sufficienti derrate alimentari in tempo di pace ed in tempo di guerra, lo sforzo di alcuni cattolici di superare il\u00a0<em>non expedit<\/em>\u00a0e partecipare alla vita politica d\u2019Italia, gli emigranti italiani con le rimesse dei loro risparmi, con il loro tributo di caduti al primo conflitto mondiale, l\u2019arditismo dei volontari di guerra; persino il neutralismo pre-bellico, contrastando dialetticamente l\u2019interventismo, avrebbe contribuito a far maturare una pi\u00f9 convinta coscienza nazionale all\u2019immediata vigilia della Grande Guerra. Sembra che Volpe introduca, senza esplicitamente nominarlo, il principio delnociano dell\u2019eterogenesi dei fini. La storia di una nazione non sarebbe semplicemente storia di vicende politiche e di grandi personaggi bens\u00ec storia nazionale, popolare e sociale, nel senso pi\u00f9 ampio, completo e pi\u00f9 inclusivo di questa espressione.<\/p>\n<p>Chiosa Salvatore Lupo, nell\u2019introduzione all\u2019ultima edizione de \u201cL\u2019Italia in cammino\u201d :&lt;&lt; Col tempo e con l\u2019esperienza della politica reale, la nazione finir\u00e0 per rendersi conto dell\u2019esistenza del proletariato, e il proletariato dell\u2019esistenza della nazione. La crisi dei modelli oligarchici ereditati dall\u2019et\u00e0 postunitaria, la crescita della partecipazione politica popolare, si risolver\u00e0 in un \u201cprogressivo assorbimento, da parte dello Stato e della nazione italiana\u201d di quanto ne \u00e8 sino ad allora rimasto \u201cspiritualmente fuori-\u201c.&gt;&gt;<\/p>\n<p>Il secondo importante punto fermo \u00e8 la definizione che attraverso l\u2019indagine storica e storiografica Gioacchino Volpe fa dell\u2019identit\u00e0 nazionale italiana. Essa \u00e8 \u201cidentit\u00e0\u201d una e molteplice, basata su fondamenti morali e spirituali comuni, pur forgiati in contrade e comunit\u00e0 varie e plurime:&lt;&lt; Questa variet\u00e0 e accidentalit\u00e0 avevano, s\u00ec, reso pi\u00f9 difficile l\u2019unit\u00e0 politica e il rapido affiatamento degli Italiani; ma potevano anche tradursi, come si tradussero, in molteplicit\u00e0 di forze e di attitudini della nazione. E poi anche tratti comuni visibilissimi, che individuavano moralmente questo popolo fra gli altri popoli, come bene individuata fisicamente era la regione italiana fra le altre regioni. Unito nella variet\u00e0, vario nella sua unit\u00e0, notava di esso qualche acuto osservatore e scrittore del Risorgimento.&gt;&gt;<\/p>\n<p>Nell\u2019opera dello storico di Paganica vi \u00e8 inoltre una profonda e solida convinzione circa il ruolo \u201cgeopolitico\u201d che spettava di svolgere all\u2019Italia, ruolo che non poteva svilupparsi compiutamente al seguito di qualche potenza mitteleuropea ma che andava giocato nel Mediterraneo. In tal senso la conquista della Libia gli era apparsa provvidenziale ed una politica \u201cafro-mediterranea\u201d un\u2019ineludibile necessit\u00e0. Una volta consolidati i confini nord-orientali con il recupero delle province \u201cirredente\u201d e chiuso il corridoio triestino sull\u2019Adriatico ed il Mediterraneo (compito cui avrebbe dovuto assolvere la prima guerra mondiale) lo sguardo italiano doveva rivolgersi al Mediterraneo e all\u2019Africa.<\/p>\n<p>&lt;&lt; Torneremo noi, i nostri figli, a desiderare quel che essi desideravano? Raccoglieremo i rottami della nostra Italia d\u2019Africa per ricostruirla con esperienza maggiore? Lo potremo, lo vorremo? O \u00e8 finita per noi, come per Pisa, per Genova, per Venezia, per i piccoli stati d\u2019Italia, quando nell\u2019Europa apparvero i grandi stati e quelli non potettero pi\u00f9 vivere? Chi lo sa. La mente dice piuttosto di no. Ma il cuore non vuol rinunciare a sperare di si!&gt;&gt;\u00a0 Queste righe furono vergate nel suo diario del 1945, alla fine della guerra. Volpe \u00e8 scettico circa una possibile continuazione dell\u2019esperienza coloniale ma da queste considerazioni appassionate e accorate emerge, da un lato, la lucida consapevolezza di ci\u00f2 che una forte presenza mediterranea dell\u2019Italia potesse e possa rappresentare; dall\u2019altra la capacit\u00e0 di prevedere le conseguenze della mancata presenza italiana in questo scacchiere, preveggenza che, alla luce di quanto sta accadendo in Libia e in Medioriente, appare addirittura profetica.<\/p>\n<p>Nella sua visione degli equilibri europei, prima della Grande Guerra, \u00e8 fortemente presente la convinzione che il pericolo per gli interessi italiani fosse la Germania, che essa volesse arrivare all\u2019accesso al Mediterraneo tramite il controllo del porto di Trieste e dell\u2019Adriatico e che le relazioni industriali e finanziarie che si erano costruite tra industria tedesca ed industria italiana, tra banche tedesche e banche italiane, servivano pi\u00f9 agli interessi teutonici che non a quelli italiani: &lt;&lt; Anche chi guardava le statistiche economiche aveva da dire qualche cosa sul conto dei Tedeschi. Non solo le importazioni tedesche in Italia erano cresciute assai pi\u00f9 di quelle italiane in Germania; non solo moltissime industrie italiane erano controllate dalla banca tedesca o italo-tedesca (la Banca Commerciale n.d.r.). Ma si pensava da molti che una parte notevole di quelle industrie servivano pi\u00f9 all\u2019interesse dei costruttori di macchinario tedeschi che non all\u2019interesse italiano [\u2026]&gt;&gt; \u00a0Inutile osservare quanto\u00a0 questo \u201cpericolo\u201d sia prepotentemente tornato di attualit\u00e0 nelle recenti vicende italiane, tedesche ed europee a partire dal 2011 ad oggi.<\/p>\n<p>Infine un punto di grande originalit\u00e0 dell\u2019opera di Gioacchino Volpe \u00e8 costituito dall\u2019aver ridotto e ridimensionato (non abolito ovviamente) il ruolo del Risorgimento nel farsi e costruirsi della storia nazionale italiana. Un numero di pagine decisamente maggiore \u00e8 stato da lui scritto sul \u201cMedioevo italiano\u201d, sul primo decennio del Novecento e sulla \u201cGrande Guerra\u201d che non sui moti risorgimentali; cio\u00e8 pi\u00f9 sul cominciamento e sulla conclusione di questo \u201ccammino\u201d che non sulla tappa intermedia. Ci\u00f2 gli consent\u00ec, tra l\u2019altro, di volgere la sua attenzione anche a fatti storici che la retorica massonico-risorgimentalista aveva demonizzato, espulso o cancellato dalla storia patria come il Brigantaggio, il ruolo non trascurabile dei cattolici nello stesso Risorgimento, l\u2019emigrazione di massa che, se fosse stata adeguatamente governata ed orientata, poteva essere positiva esportazione di \u201citalianit\u00e0\u201d nel mondo, percorso pacifico e parallelo rispetto a quello coloniale.<\/p>\n<p>Nei vari saggi dedicati alla prima guerra mondiale si staglia, per stile, per mozione d\u2019affetto e per coraggio di storico, il ritratto dell\u2019alpino e del soldato italiano, ipostasi di quello che \u00e8 il temperamento ed il carattere nazionale che, indipendentemente dalla regione di provenienza, da una parte, accomuna gli abitanti della penisola ed identifica agli occhi stranieri l\u2019italiano e, dall\u2019altra,\u00a0 lo differenzia dagli abitanti di altre contrade europee.<\/p>\n<p>Gioacchino Volpe non fond\u00f2 una sua scuola storica strutturalmente organizzata ma la sua eredit\u00e0 \u00e8 stata notevole e la troviamo recepita da un\u2019ampia variet\u00e0 di validi storici come Federico Chabod, Walter Maturi, Rosario Romeo, Renzo De Felice, Ernesto Sestan; per il Medioevo il suo testimone fu raccolto e portato avanti, non senza aggiornamenti e adattamenti, da Marco Tangheroni e dallo stesso Franco Cardini. Persino il gramsciano Giorgio Candeloro affermava che nella sua \u201cStoria dell\u2019Italia moderna\u201d in molte cose si sentiva debitore del nostro pi\u00f9 autorevole e ancora insuperato \u201cstorico della Nazione\u201d.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.qelsi.it\/2021\/gioacchino-volpe-storico-della-nazione\/\">https:\/\/www.qelsi.it\/2021\/gioacchino-volpe-storico-della-nazione\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di QELSI (Leonardo Giordano) Nella sua opera ricostruisce il \u201ccammino\u201d dell\u2019Italia verso la meta della sovranit\u00e0 nazionale e popolare. La definizione di Gioacchino Volpe come \u201cstorico della Nazione\u201d \u00e8 di Eugenio Di Rienzo che ha curato la voce dedicata allo storico abruzzese sull\u2019Enciclopedia Treccani. 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