{"id":64234,"date":"2021-04-21T09:15:52","date_gmt":"2021-04-21T07:15:52","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64234"},"modified":"2021-04-20T20:20:40","modified_gmt":"2021-04-20T18:20:40","slug":"gli-emirati-stringono-i-rapporti-con-israele-e-russia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64234","title":{"rendered":"Gli Emirati stringono i rapporti con Israele e Russia"},"content":{"rendered":"<div class=\"title-post\">\n<p><i class=\"fa fa-folder\"><\/i>di <strong>ANALISI DIFESA (Sigrid Lipott)<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"post-gallery\">\n<div class=\"thumb-wrap\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/GettyImages-1228284416.jpg\" alt=\"GettyImages-1228284416\" width=\"1200\" height=\"800\" \/><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"the-content\">\n<p>La \u201cpiccola Sparta del Golfo\u201d sta vivendo un periodo particolarmente fertile dal punto di vista delle relazioni diplomatiche. Grazie a queste tra la fine del 2020 e l\u2019inizio del 2021 si sono aperte anche nuove opportunit\u00e0 geostrategiche che gli Emirati Arabi Uniti non mancano di cogliere per assumere un ruolo di potenza regionale sempre pi\u00f9 autonoma. Da un lato c\u2019\u00e8 la riconciliazione con Doha, dall\u2019altro l\u2019approfondimento dei rapporti con Israele e Russia.<\/p>\n<p>Per la prima volta dalla dichiarazione di al-Ula, con cui \u00e8 stata posta fine alla recente crisi tra i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, il 22 febbraio il Kuwait ha ospitato delegazioni provenienti dagli Emirati Arabi e dal Qatar. Durante l\u2019incontro le parti hanno discusso dei meccanismi\u00a0per attuare l\u2019accordo quadro per la distensione nel Golfo<strong>\u00a0e\u00a0<\/strong>sottolineato l\u2019importanza di \u2018preservare la coesione nella regione [\u2026] e di sviluppare un\u2019azione congiunta\u2019.<\/p>\n<p>Abu Dhabi, pur essendosi impegnata a fianco di Riyadh nella ricomposizione della crisi, non trae per\u00f2 vantaggi rilevanti dalla distensione del Golfo. La fine dell\u2019embargo al Qatar non ha interrotto i legami tra Doha e Teheran e tanto meno l\u2019appoggio dell\u2019asse Doha-Ankara ai gruppi islamisti in Medio Oriente e nord Africa. Anzi, l\u2019interruzione dell\u2019embargo al Qatar pu\u00f2 essere vista da Abu Dhabi come una minaccia alla sicurezza regionale dato che essa non pone fine all\u2019indipendenza geostrategica di Doha.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-143143 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/download-1-1.jpg\" alt=\"download (1)\" width=\"439\" height=\"251\" \/><\/p>\n<p>Secondo\u00a0Samuel Ramani, dell\u2019Universit\u00e0 di Oxford, gli Emirati Arabi Uniti\u00a0sarebbero addirittura i perdenti della riconciliazione dal momento che la fine del blocco imposto al\u00a0Qatar\u00a0rappresenta una battuta d\u2019arresto per l\u2019influenza nel\u00a0Golfo\u00a0da parte di Abu Dhabi.<\/p>\n<p>Questo perch\u00e9 la ricomposizione della disputa \u00e8 avvenuta senza il rispetto delle 13 condizioni precedentemente poste al Qatar tra cui, oltre all\u2019interruzione dei rapporti diplomatiche con Teheran e le varie organizzazioni terroristiche, anche la cessazione della presenza militare turca nel Golfo (una base militare turca in Qatar con 5.000 soldati \u00e8 stata inaugurata da Erdogan in ottobre).<\/p>\n<p>Il finanziamento di Doha di un\u2019estensione del gasdotto israeliano che arriver\u00e0 dal giacimento del Leviatano fino a Gaza \u00e8 sintomatico degli ampi margini di manovra che Doha conserva in tema di politica estera, tanto da intrattenere rapporti con uno stato con cui non ha formalmente relazioni diplomatiche. Il Qatar non ha infatti partecipato alla normalizzazione arabo-israeliana n\u00e9 ha mai approvato gli accordi di Abramo.<\/p>\n<p>Di fronte a questi scenari che approfondiscono anche la faglia \u2013 finora contenuta \u2013 nelle relazioni UAE-Arabia Saudita, Abu Dhabi sta curando con grande interesse le relazioni non arabe. Dopo la firma degli accordi di normalizzazione bilaterali con Israele del 15 settembre 2020, gli UAE hanno avviato con Tel Aviv una proficua fase di cooperazione che interessa numerosi settori, da quelli di\u00a0<em>soft power<\/em>\u00a0fino alla sicurezza energetica e pi\u00f9 recentemente alla difesa, in nome di interessi tattici comuni.<\/p>\n<p>Dall\u2019autunno del 2020 i rapporti tra Emirati Arabi Uniti e Israele sono fioriti, dapprima con l\u2019apertura ufficiale di una linea di comunicazione e della prima ambasciata emiratina in Israele, la cooperazione anti-Covid e l\u2019abolizione del boicottaggio contro Gerusalemme, poi con i primi sviluppi in tema di sicurezza come i primi contatti tra i ministri della Difesa e la visita del capo del Mossad ad Abu Dhabi per un incontro con il vertice della Sicurezza nazionale.<\/p>\n<p>Sono soprattutto gli Emirati a voler investire attualmente in Israele in settori chiave come l\u2019agro-tech, la tecnofinanza e le energie rinnovabili. Anche la sicurezza alimentare e idrica \u00e8 stata oggetto di discussioni tra i vari ministri competenti. Nel campo dell\u2019agro-tech Abu Dhabi e Tel Aviv cooperano gi\u00e0 da mesi per lo sviluppo di sistemi tecnologici per l\u2019irrigazione computerizzata degli ambienti desertici da impiegare anche nel Sahara nordafricano ed in altri scenari, come per esempio quello sudafricano e caucasico.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-143149 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/81570352-united-arab-emirates-uae-map-outline-vector-country-map-.jpg\" alt=\"United Arab Emirates (UAE) map. Outline vector country map.\" width=\"451\" height=\"327\" \/><\/p>\n<p>Grazie all\u2019<em>Abraham Fund<\/em>, istituito in base all\u2019accordo di normalizzazione, gli Emirati e Israele si sono impegnati a mobilitare pi\u00f9 di 3 miliardi di dollari in iniziative di investimento e sviluppo nel settore privato, volte a promuovere la cooperazione economica e la crescita a livello regionale.<\/p>\n<p>L\u2019Ufficio per l\u2019Investimento di Abu Dhabi aprir\u00e0 un ufficio a Tel Aviv e ha stretto partnership con Israele anche nel campo dell\u2019intelligenza artificiale attraverso il Group42 con sede negli Emirati.<\/p>\n<p>Il\u00a0<em>Weizemann Institute of Scienc<\/em>e in Israele e la\u00a0<em>Mohamed bin Zayed University<\/em>\u00a0di Abu Dhabi hanno poi annunciato a fine febbraio un programma di ricerca congiunto sull\u2019intelligenza artificiale.<\/p>\n<p>L\u2019inizio della cooperazione bilaterale sulla scia degli accordi di Abramo ha aperto nuovi scenari per possibili accordi in materia di cooperazione economica, energetica e di difesa. E\u2019 stata la cooperazione petrolifera tra Israele e Abu Dhabi a fare da apripista per la cooperazione in materia di sicurezza\u00a0<em>tout court<\/em>.<\/p>\n<p>Lo scorso 20 ottobre la societ\u00e0 di gasdotti israeliana\u00a0<em>Eilat Ashkelon Pipeline Company<\/em>\u00a0aveva annunciato la firma di un accordo preliminare per consentire il trasporto del greggio dagli Emirati all\u2019Europa. Il memorandum d\u2019intesa tra la\u00a0<em>Europe Asia Pipeline Company<\/em>, controllata dal governo israeliano, e la\u00a0<em>MED RED Land Bridge Ldt<\/em>, consorzio di imprese israeliane ed emiratine, prevede il trasporto attraverso il gasdotto che collega Eilat sul Mar Rosso con Ascalona, situata sulla costa mediterranea.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo dell\u2019accordo \u00e8 quello di avvicinare i mercati dell\u2019Asia orientale ai produttori di petrolio del Mediterraneo e del Mar Nero. Ma l\u2019intesa \u00e8 da interpretare anche in chiave simbolica anti-iraniana: l\u2019oleodotto era infatti stato gestito congiuntamente da Israele e dall\u2019Iran dagli anni \u201960 fino alla rivoluzione islamica in Iran e Tel Aviv aveva ancora continuato a rifornire Teheran per un bel po\u2019 di tempo (fino a quando non \u00e8 dato saperlo dal momento che le informazioni sui flussi sono segrete).<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-143145 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/viakhaleejtimes.jpg\" alt=\"viakhaleejtimes\" width=\"436\" height=\"218\" \/><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019intesa israelo-emiratina si espande ora ufficialmente anche a settori pi\u00f9 delicati come quello della difesa (per quanto una collaborazione non ufficiale nell\u2019addestramento per raid anti-Iran esistesse da tempo presso basi nel deserto, secondo varie voci).<\/p>\n<p>Il conglomerato emiratino della difesa Edge ha mosso i primi passi verso lo sviluppo di sistemi antidrone assieme alle Industrie aerospaziali Israeliane, inaugurando cos\u00ec l\u2019era della cooperazione nel settore della sicurezza tra i due paesi.<\/p>\n<p>Le due compagnie hanno firmato l\u201911 marzo un memorandum che prevede lo sviluppo di un sistema totalmente autonomo che non richiede intervento umano ed \u00e8 supportato da radar 3D, tecnologia di intelligence ed elettro ottici integrati in un sistema di comando unificato. Le sussidiarie di Edge SIGN4L e IAI potranno sviluppare capacit\u00e0 aggiuntive in risposta a specifiche esigenze dei futuri clienti. A queste si assocer\u00e0 anche\u00a0<em>la Belgium Advanced Technology System<\/em>, la quale \u00e8 partner di IAI e ha una presenza tecnica nella regione.<\/p>\n<p>Secondo quanto riportato dal vice presidente di Edge, Waleid Al Mesmari, le capacit\u00e0 concrete sono gi\u00e0 state sviluppate, e con esse \u00e8 stata anche elaborata una roadmap per una possibile espansione e diversificazione del prodotto.\u00a0 Nel corso di un incontro del Consiglio di Affari USA-EAU del 17 febbraio Al Bannai, CEO di Edge, ha descritto i sistemi di difesa aerea come \u201cun\u2019area ricca per una potenziale collaborazione tra le industrie degli Emirati e Israele\u201d.<\/p>\n<p>Il memorandum d\u2019intesa funge da \u2018pietra miliare per ulteriori alleanze strategiche e porrebbe le basi per lo sviluppo della cooperazione nel settore della ricerca e sviluppo e dell\u2019innovazione tecnologica\u2019, come affermato dal CEO di IAI secondo quanto riportato da\u00a0<em>Al Khaleeg Times<\/em>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-143144 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/download-6-360x245.jpg\" alt=\"download\" width=\"459\" height=\"312\" \/><\/p>\n<p>Il sistema anti drone \u00e8 inoltre brevettato per poter funzionare in tutte le possibili condizioni atmosferiche, e il piano \u00e8 quello di sviluppare dei sottosistemi\u00a0<em>\u00e0 la carte\u00a0<\/em>capaci di far fronte a vari tipi di minacce nell\u2019area MENA ed oltre.<\/p>\n<p>La cooperazione tra Edge e IAI si profila come un primo passo verso il rafforzamento di una vera e propria\u00a0<em>partnership<\/em>\u00a0regionale con possibili implicazioni dirette o indirette oltre il Medio Oriente.<\/p>\n<p>Israele \u00e8 stata anche presente per la prima volta a fine febbraio a IDEX, dove il vice-presidente della compagnia Emtan ha dichiarato apertamente la speranza di \u2018diventare fornitori di armi leggere e di piccolo calibro per le forze armate emiratine\u2019, sempre pi\u00f9 presenti all\u2019estero.<\/p>\n<p>Abu Dhabi sta approfondendo anche un secondo asse con la Russia. Il 9 marzo il ministro degli affari esteri della Federazione Russa Lavrov ha incontrato l\u2019omologo emiratino. Nel corso dell\u2019incontro sono stati affrontati vari temi tra cui anche in questo caso la cooperazione su materie di\u00a0<em>soft power\u00a0<\/em>(quali turismo e cultura), la cooperazione commerciale bilaterale (il volume del commercio tra i due paesi \u00e8 cresciuto nel solo 2020 dell\u201980 per cento), ma soprattutto l\u2019accordo sul nucleare iraniano e altri temi securitari come la risoluzione dei conflitti nelle aree critiche per i due partner.<\/p>\n<p>Lavrov ha suggerito che sarebbe necessario discutere del programma missilistico iraniano nel quadro di trattative pi\u00f9 ampie che includano anche la politica regionale iraniana in relazione ai Paesi limitrofi e al Medio Oriente e al Nord Africa. Un\u2019Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione nella regione del Golfo sarebbe, dal punto di vista russo, la sede pi\u00f9 appropriata per tali discussioni. La Russia promuove infatti un\u2019architettura per la sicurezza nel Golfo Persico che prevede un patto di non aggressione per l\u2019area. La nuova struttura dovrebbe ispirarsi secondo la visione russa all\u2019OSCE.<\/p>\n<p>Le controparti hanno anche apertamente sottolineato \u2018l\u2019importanza della cooperazione per stimolare la fiducia e la trasparenza nel Golfo Persico nel campo dello sviluppo militare\u2019. Una dichiarazione di principi che sembra voler anche superare uno degli ostacoli maggiori in questa\u00a0<em>special relationship<\/em>: quello costituito dall\u2019Iran che intrattiene ottime relazioni con la Russia ma che \u00e8 allo stesso tempo il rivale per eccellenza dell\u2019Arabia Saudita.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-143151 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/download-7.jpg\" alt=\"download\" width=\"443\" height=\"248\" \/><\/p>\n<p>Lo stesso Lavrov ha inoltre sottolineato che accoglie con favore la distensione dei rapporti di Israele [con gli Emirati]. \u00a0Il duplice asse non arabo sviluppato da Abu Dhabi da un lato con Israele e dall\u2019altro con la Russia potrebbe essere anche favorito dalle relazioni attualmente ottime tra Mosca e Tel Aviv. A dicembre il premier israeliano Benjamin Netanyahu affermava che \u2018le relazioni tra i due Paesi si stanno sviluppando come mai prima\u2019.<\/p>\n<p>Ovviamente nemmeno l\u2019amicizia tra Mosca e Abu Dhabi \u00e8 nuova. La collaborazione militare si \u00e8 rinvigorita seguito della guerra in Siria e della firma nel 2018 di diversi accordi di cooperazione per un valore di 1,4 miliardi di dollari nel settore energetico, militare e dell\u2019intelligenza artificiale.<\/p>\n<p>La comunione di interessi tattici in Yemen e Siria (gli EAU sono stati a primi ad aprire un\u2019ambasciata a Damasco inizialmente per porsi come alternativa all\u2019asse Teheran, Ankara e Mosca ma anche per rafforzare indirettamente il fronte anti-turco in Libia) e l\u2019interesse a sfruttare il parziale\u00a0<em>vacuum l<\/em>asciato dall\u2019allentamento dell\u2019impegno dell\u2019amministrazione Trump in Medio Oriente lasciavano gi\u00e0 da tempo presagire un crescente rafforzamento dell\u2019asse.<\/p>\n<p>I sospetti riguardo al possibile uso emiratino di\u00a0<em>contractor\u00a0<\/em>militari privati russi sono stati confermati a fine novembre in un report dell\u2019ispettore generale del Pentagono per le operazioni antiterrorismo in Africa svelava un accordo tra Russia ed Emirati secondo cui Abu Dhabi finanzierebbe il gruppo russo di mercenari Wagner in Libia.\u00a0 L\u2019unione sembra quindi sembra consolidarsi sempre pi\u00f9 attorno al comune approccio di fronte alle crisi securitarie regionali, ma anche di fronte ai crescenti dissapori tra Abu Dhabi e Riyadh.<\/p>\n<p>E\u2019 essenzialmente nell\u2019agenda anti-islamista nonch\u00e9 nel comune interesse a garantire la stabilit\u00e0 ed evitare un<em>\u2019escalation<\/em>\u00a0militare nel Golfo Persico che l\u2019alleanza con la Russia trova infatti la sua ragion d\u2019essere principale. Anche se gli Emirati continuano a rimanere ostili all\u2019Iran, essi hanno pur sempre un grado di flessibilit\u00e0 diverso nei confronti di Teheran rispetto alla sorella saudita ed \u00e8 proprio questa flessibilit\u00e0 che permette loro di giocare su diversi tavoli e di conquistare un\u2019autonomia strategica sempre maggiore fino a porsi, dal punto di vista dei\u00a0<em>partner<\/em>, come vera e propria alternativa all\u2019Arabia Saudita.<\/p>\n<p>In pi\u00f9 occasioni Abu Dhabi aveva infatti tentato di favorire un alleggerimento delle tensioni con Teheran come avvenuto ad esempio in occasione degli attacchi alle petroliere al largo di Fujairah nello stretto di Hormuz del 2019. Forme di contatto tra Abu Dhabi e Teheran sono avvenute anche via Russia in Siria.<\/p>\n<p>I contatti pubblici, avvenuti tra i ministri degli esteri iraniano ed emiratino lo scorso agosto ufficialmente per discutere della pandemia, sono chiaramente un tentativo di Abu Dhabi di rompere la compattezza del fronte Iran-Turchia. La Russia viene quindi vista dagli Emirati come potenziale stabilizzatore per via del canale aperto con l\u2019Iran e per via della sua volont\u00e0 di mediazione nei dossier Siria e Yemen, ma anche nella questione israelo-palestinese.<\/p>\n<p>Anche Mosca \u00e8 stata presente a IDEX con l\u2019obiettivo di aprirsi nuovi spazi di mercato in Medio Oriente. Ma \u00e8 soprattutto agli Emirati che punta: Nel 2020 Abu Dhabi ha speso quasi 3 milioni di dollari in BMP3 russi e sta ora considerando di acquistare nuovi carri armati e armi da fuoco, come riporta il giornale\u00a0<em>Izvetsia<\/em>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-143147 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/download-1.png\" alt=\"download\" width=\"454\" height=\"321\" \/><\/p>\n<p>Nel contenimento dell\u2019Iran gli Emirati trovano il loro interesse comune con Israele. Ma per gli Emirati la vera priorit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 che mai il rafforzamento dell\u2019asse anti-Turchia, con la quale continuano a competere negli scenari del nord Africa, Medio Oriente e Corno d\u2019Africa e nel Golfo stesso.<\/p>\n<p>E Mosca, nonostante l\u2019incontro tra i ministri degli esteri russo e turco avvenuto a Doha qualche giorno fa per discutere un quadro comune sul dossier siriano, vive una situazione di coesistenza competitiva con Ankara trovandosi in opposizione a quest\u2019ultima praticamente in ogni conflitto che le vede coinvolte.<\/p>\n<p>Le mosse di Abu Dhabi vanno lette quindi in triplice chiave geostrategica: da un lato il mantenimento di un cordone sanitario nei confronti della minaccia iraniana, seppur con la flessibilit\u00e0 dettata dal realismo politico che contraddistingue Abu Dhabi; dall\u2019altro l\u2019accrescimento dell\u2019influenza energetica, strategica e militare nelle regioni del Golfo Persico ma anche del Mediterraneo orientale, principali teatri di scontro per l\u2019egemonia militare e aree nelle quali Abu Dhabi desidera ribadire la sua autonomia attraverso una strategia di\u00a0<em>repivoting<\/em>.<\/p>\n<p>In questo quadro la fine della crisi del Golfo e le nuove alleanze emiratine non aiutano a ricomporre le frizioni tra Riyadh e Abu Dhabi, gi\u00e0 in disaccordo sulla flessibilit\u00e0 delle politiche verso l\u2019Iran e la Turchia, sull\u2019impegno con la Siria, e sullo\u00a0Yemen\u00a0meridionale, dove Abu Dhabi continua ad appoggiare le forze secessioniste di Socotra e Aden.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-143146 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/EgcR78WWsAEJbnM.jpg\" alt=\"EgcR78WWsAEJbnM\" width=\"513\" height=\"385\" \/><\/p>\n<p>A fine febbraio, a seguito dell\u2019approdo di una nave emiratina intenzionata a scaricare veicoli e materiale militare, gli UAE sono stati accusati dal governatore stesso di Socotra di continuare a sostenere militarmente i gruppi armati locali, in violazione dell\u2019accordo di Riyadh del novembre 2019 firmato dal governo legittimo yemenita e dai gruppi separatisti rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale, verso cui Mosca ha un occhio di riguardo (una delegazione del Consiglio di Transizione Meridionale \u00e8 stata ricevuta da funzionari del governo e membri del Parlamento russo a Mosca il 31 gennaio)<strong>.<\/strong><\/p>\n<p>Gli Emirati, secondo quanto riportato da\u00a0<em>Al Jazeera<\/em>, hanno da poco smantellato completamente la loro base ad Assab. L\u2019equipaggiamento \u00e8 stato spostato verso l\u2019isola yemenita di Mayyun (o Perim) nel distretto di Bab al Mandeb e la base di Sidi Barrani in Egitto vicino al Mar Mediterraneo e a 90 km dal confine con la Libia.<\/p>\n<p>Lo spostamento della base indica che gli Emirati, pur continuando nel progetto di espansione militare all\u2019estero (progetti di basi militari sono avviati in Niger settentrionale e in Mauritania), considerano tutt\u2019altro che risolte le questioni nel Golfo, all\u2019indomani della distensione con il Qatar. Un\u2019altra chiave di lettura, non alternativa, \u00e8 quella secondo cui gli Emirati desiderano indicare il relativo disimpegno nella questione dello Yemen (nonostante la permanenza di membri di gruppi armati locali come\u00a0<em>Hadrami Elite Forces<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Shabwani Elite<\/em>\u00a0addestrati dalle forze emiratine) per mettere ancora pi\u00f9 in luce le minacce poste da Turchia (e Iran) alla stabilit\u00e0 dello stesso Yemen e del Corno d\u2019Africa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-143142 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/EzGXTNGW8AA34g_-360x245.jpg\" alt=\"EzGXTNGW8AA34g_\" width=\"457\" height=\"311\" \/><\/p>\n<p>Da rilevare infine il crescente ruolo emiratino nel Mediterraneo non solo per la presenza di consiglieri militari e contractors nella Cirenaica libica ma anche per il supporto militare fornito ad Atene nelle diatribe marittime con la Turchia, culminati con lo schieramento di 4 cacciabombardieri F-16 emiratini nella base della Baia di Suda,\u00a0 Creta (nella foto sopra).<\/p>\n<p>Il 18 aprile, la partecipazione emiratina al vertice con Cipro, Grecia e Israele nella citt\u00e0 costiera cipriota di Pafos, ha suggellato l\u2019ascesa del ruolo di Abu Dhabi anche nel Mediterraneo.<\/p>\n<p>All\u2019incontro, incentrato sulla stabilit\u00e0 del Mediterraneo Orientale, hanno partecipato il ministro degli Esteri cipriota Nikos Christodoulides, il greco Nikos Dendias, l\u2019israeliano Gabi Ashkenazi e l\u2019emiratino sceicco Abdullah Bin Zayed Al Nahyan che ha partecipato in teleconferenza ed era rappresentato all\u2019incontro dal Consigliere Diplomatico del Presidente degli Emirati Arabi Uniti ed ex Ministro di Stato per gli Affari Esteri, Anwar Gargash.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2021\/04\/gli-emirati-stringono-i-rapporti-con-israele-e-russia-le-assi-non-arabe-di-abu-dhabi\/\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2021\/04\/gli-emirati-stringono-i-rapporti-con-israele-e-russia-le-assi-non-arabe-di-abu-dhabi\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ANALISI DIFESA (Sigrid Lipott) La \u201cpiccola Sparta del Golfo\u201d sta vivendo un periodo particolarmente fertile dal punto di vista delle relazioni diplomatiche. 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