{"id":64272,"date":"2021-04-24T00:46:06","date_gmt":"2021-04-23T22:46:06","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64272"},"modified":"2021-04-24T10:34:46","modified_gmt":"2021-04-24T08:34:46","slug":"resistere-alla-resilienza-come-il-neoliberismo-ha-creato-la-narrazione-della-complessita-e-della-resilienza-e-come-combatterla-parte-iii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64272","title":{"rendered":"Resistere alla \u201cresilienza\u201d: come il neoliberismo ha creato la narrazione della complessit\u00e0 e della resilienza, e come combatterla (parte III)"},"content":{"rendered":"<p>di GIACOMO BAGGIO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>6. Considerazioni sulla resilienza made in Eu<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli ingredienti base della narrativa della resilienza \u201cmade in Eu\u201d non sono cos\u00ec diversi da quelli che gi\u00e0 abbiamo messo in evidenza nel contesto politico-finanziario USA: l\u2019immagine di un futuro a tinte fosche pieno di continui imprevedibili shock, l\u2019evocazione della complessit\u00e0 estrema del funzionamento dei sistemi e quindi la sfiducia nella possibilit\u00e0 di una gestione ordinata e razionale delle varie criticit\u00e0, l\u2019enfasi sulla necessit\u00e0 di resistenza passiva e adattamento di fronte all\u2019inevitabile. Ma cerchiamo di andare con ordine e discutere le varie caratteristiche una per volta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>a. Superficialit\u00e0 del termine e incoerenza nell\u2019uso dello stesso<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rileviamo innanzitutto la superficialit\u00e0 e l\u2019incoerenza che caratterizza l\u2019uso del termine \u201cresilienza\u201d nei documenti ufficiali Ue, la stessa che J. Joseph ha rilevato nell\u2019ambito statunitense (si veda pi\u00f9 sopra). David Chandler (docente di Relazioni Internazionali presso la University of Westminster) &#8211; che possiamo considerare un attento e autorevole osservatore esterno &#8211; lo esprime <em>apertis verbis<\/em> in una interessante intervista: &#8220;[&#8230;] Come tutti sappiamo, recentemente l\u2019Unione Europea ha adottato la \u201cresilienza\u201d come parola chiave nei documenti relativi alle sue politiche [&#8230;] un approccio basato sulla resilienza, in cui un\u2019unica misura non si pu\u00f2 applicare a tutti indiscriminatamente, in cui non conosci le risposte, e non puoi semplicemente dare alla gente delle soluzioni, \u00e8 in palese contraddizione con l\u2019atteggiamento gerarchico e autocompiaciuto che la Ue sovente dimostra. Quindi spesso quando abbiamo delle discussioni [col personale Ue] relative alle politiche, la resilienza sembra essere una parola che viene usata ma senza essere in realt\u00e0 compresa, e non pu\u00f2 [quindi] essere in qualche modo sviluppata. \u00c8 come se dicessero &#8216;avremmo anche potuto usare un\u2019altra parola&#8217;. Non \u00e8 sempre chiaro cosa ci stia a fare la resilienza e quali siano per l\u2019Unione Europea le implicazioni dell\u2019uso di questa parola. Si pu\u00f2 comprendere come possa essere utile per i leader dell\u2019Unione Europea dire &#8216;be\u2019, non siamo pi\u00f9 in grado di risolvere i problemi&#8230;&#8217; e cos\u00ec via dicendo, ma non si riesce a vedere gli aspetti positivi che deriverebbero da questo nuovo approccio basato sulla resilienza&#8221; <strong>(38)<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Effettivamente, nei documenti prodotti in sede Ue il termine \u201cresilienza\u201d viene ormai inserita a mo\u2019 di condimento in qualsiasi contesto (politica estera, economia, sicurezza ecc.) e rappresenta un concetto estremamente confuso e contraddittorio. Se consideriamo a mo\u2019 di esempio i documenti Ue appena citati (fra l\u2019altro prodotti dallo stesso centro di ricerca) non si pu\u00f2 non rilevare un atteggiamento letteralmente schizofrenico, per cui da un lato si paventano \u201cshock potenziali che potrebbero testare i limiti delle capacit\u00e0 reattive di individui, regioni, paesi e istituzioni\u201d e che verrebbero a costituire una \u201cnuova normalit\u00e0\u201d accompagnati da un marcato pessimismo riguardo alla capacit\u00e0 di farvi fronte efficacemente, mentre dall\u2019altro si evoca la panacea della resilienza che consentirebbe non solo di sopravvivere in tali contesti critici ma addirittura di prosperare, preservando il benessere sociale e non compromettendo l\u2019eredit\u00e0 (in termini ambientali, di risorse ecc.) che verr\u00e0 lasciata alle future generazioni. Qualcuno magari si sar\u00e0 entusiasmato alla rivelazione del portentoso rimedio, ma &#8211; altol\u00e0! &#8211; si ricordi che alla definizione di questa panacea gli esperti Ue stanno ancora alacremente lavorando&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>b. Restyling post crisi-2008 della narrazione neoliberista<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Joseph suggerisce di evitare di elaborare un resoconto filosofico del concetto di resilienza cos\u00ec come viene usato nel contesto del <em>policy-making<\/em>, dal momento che questo rischierebbero di dare al concetto una coerenza e una solidit\u00e0 che in realt\u00e0 non possiede; egli esorta invece a desumere i significati del termine a partire dai contesti concreti (documenti ufficiali) in cui viene usato <strong>(39)<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se applichiamo questo tipo di analisi alla resilienza made in Eu, scopriamo subito che sotto una sottile patina di rigore scientifico si nascondono le solite politiche neoliberiste di privatizzazioni, finanziarizzazione dell\u2019economia, spoliazione del ceto medio, ecc. La funzione puramente retorica della\u00a0 resilienza, maldestro <em>camouflage<\/em> di quella creatura continuamente mutante che \u00e8 il neoliberismo, si vede molto bene nel summenzionato \u201cTempo per la resilienza trasformativa: l\u2019emergenza COVID-19\u201d del 2020 prodotto proprio nel pieno della pandemia Covid, un documento breve ma assai emblematico della narrativa Ue della resilienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il documento inizia dichiarando che l\u2019emergenza da Covid-19 \u201csembra avvertire i governi di tutto il mondo che nuove crisi di natura imprevedibile potrebbero verosimilmente presentarsi [<em>ndr<\/em>, ritorna qui il tema della complessit\u00e0 e di un futuro che fatalmente sfugge ad ogni previsione e controllo], come combinato disposto del degrado ambientale, delle crescenti disuguaglianze sociali e delle profonde interconnessioni economiche che hanno reso il mondo pi\u00f9 vulnerabile [<em>ndr<\/em>, notiamo come tutti questi fattori scatenanti delle crisi siano in realt\u00e0 il naturale risultato delle politiche predatorie neoliberiste finora implementate di cui la Ue \u00e8 uno dei pi\u00f9 zelanti attuatori; ma su questo gli autori sorvolano con grande <em>nonchalance<\/em>: non sappia la tua mano sinistra ci\u00f2 che fa la destra&#8230;] <strong>(40)<\/strong>. In queste circostanze, assicurare la resilienza delle nostre societ\u00e0 \u00e8 cruciale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si prosegue poi con una ardita reinterpretazione delle leggi fisiche della resilienza: \u201cnon dovremmo cercare di \u2018rimbalzare indietro\u2019 (<em>bounce back<\/em>) allo stato pre-crisi, ma invece elaborare politiche e interventi per \u2018rimbalzare in avanti\u2019 (<em>bounce forward<\/em>)\u201d verso un \u201cnuovo mondo\u201d (<em>new world<\/em>) che rappresenti un progresso rispetto a prima e che viene descritto in temine astratti come \u201cpi\u00f9 verde\u201d, \u201cpi\u00f9 giusto\u201d, \u201cpi\u00f9 sostenibile\u201d ecc. e in termini concreti &#8211; lo si legge molto bene fra le righe &#8211; come applicazione delle prossime ricette dell\u2019agenda neoliberista, segnatamente <em>green transition<\/em> (qualunque cosa voglia dire) e <em>digital transformation<\/em> (letteralmente \u201cfare un salto in avanti nell\u2019uso di apparecchiature digitali nella amministrazione e nell\u2019educazione\u201d <strong>(41)<\/strong> , non si capisce poi perch\u00e9 questo dovrebbe essere per forza un progresso&#8230;). \u201cIl concetto di \u2018resilienza trasformativa\u2019 sociale [&#8230;] &#8211; sostengono gli autori &#8211; \u00e8 la chiave per preparare la nostra societ\u00e0 e sviluppare le generali capacit\u00e0 che sono necessarie per cavarsela nella presente crisi e in quelle future\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Notiamo che le priorit\u00e0 individuate nel documento \u201cTempo per la resilienza trasformativa\u201d (i.e., <em>green and digital transition<\/em>) sono state indefessamente pubblicizzate dai media e alacremente perseguite a tutti i livelli dai decisori Ue. Ad es., nel giugno 2020, dopo che i nostri psicologi pi\u00f9 sensibili e attenti ci avevano messi in guardia dai danni di una \u201coverdose tecnologica\u201d e di un \u201cpotenziamento indiscriminato\u201d della tecnologia in tutti gli ambiti <strong>(42)<\/strong>, la nuova Commissione Europea coniava il termine di \u201cresilienza digitale\u201d (<em>digital resilience<\/em>) con la quale sdoganava l\u2019iper-connettivit\u00e0 digitale e la commercializzazione e diffusione del 5G come elementi imprescindibili per assicurare la resilienza della popolazione nel contesto pandemico <strong>(43)<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 evidente che una volta finita la pandemia su molti fronti non sar\u00e0 facile tornare indietro; \u00e8 esattamente quello che si intende per <em>bounce forward<\/em>: compiere passi in avanti irreversibili nel programma di riforme neoliberiste approfittando delle crisi per far accettare alla popolazione cose che altrimenti non sarebbero tollerate. Si tratta dell\u2019ennesima riproposizione del tema tanto caro ai neoliberisti (vedi ad es. Mario Monti) delle crisi che obbligano a fare passi avanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>c. Autoreferenzialit\u00e0 della narrativa della resilienza<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Colpisce inoltre il fatto che un concetto cos\u00ec capillarmente propagandato dai media in Ue come quello della resilienza si basi in fin dei conti sulla elaborazione di un manipolo di addetti ai lavori sviluppatasi nell\u2019arco di soli 5 anni (la prima conferenza Ue sull\u2019argomento risale al 2015). Basta poi una rapida verifica per scoprire che tra i firmatari dei documenti prodotti non figurano psicologi n\u00e9 sociologi, n\u00e9 alcuna altra figura che se non altro per deontologia professionale debba farsi portavoce del benessere della popolazione e delle istanze sociali; ci sono solo analisti matematici, economisti ed esperti di finanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vista la situazione, dunque, anche gli appelli degli stessi autori a non relegare la resilienza esclusivamente all\u2019ambito economico-finanziario vengono a perdere qualsiasi credibilit\u00e0. Inoltre, se pensiamo che neanche gli psicologi dopo una cinquantina d\u2019anni di ricerca sulla resilienza sono concordi sulla definizione del termine nel loro campo e restano estremamente cauti nel formulare dei parametri di resilienza psicologica da offrire ai <em>policy makers<\/em>, quale credibilit\u00e0 e attendibilit\u00e0 potranno avere le costruzioni teoriche di questi esperti volte addirittura a misurare la resilienza delle societ\u00e0 e dei sistemi economici?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche qui la contraddizione \u00e8 lampante: si parte rilevando l\u2019enorme complessit\u00e0 dei sistemi che sfuggirebbe a qualsiasi razionalizzazione, per\u00f2 poi non si ha nessuno scrupolo nell\u2019istituire parametri rigorosi e stringenti (calcolati chiss\u00e0 come) che pretendono di misurare concetti evanescenti come quello di resilienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>d. Le contraddizioni della resilienza made in Eu<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come abbiamo gi\u00e0 detto, le contraddizioni della narrazione imperniata sulla complessit\u00e0 e sulla resilienza sono davvero tante e ne minano alla base la credibilit\u00e0. Il <em>framework<\/em> della resilienza (cos\u00ec come delineata nello stesso ambito neoliberista) enfatizzerebbe la limitatezza del sapere, i margini di incertezza, l\u2019impossibilit\u00e0 di un controllo centralizzato sugli eventi e la necessit\u00e0 di attingere alle \u201cconoscenze locali\u201d. Ma come pu\u00f2 coerentemente proporre questa nuova visione una struttura altamente burocratica e centralizzata come la Ue, che ha da sempre lavorato per imporre gli stessi standard a tutti i paesi membri uniformandone l\u2019economia, la giustizia ecc. e dimostrando scarsissimo rispetto per le specificit\u00e0 locali?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 facile supporre che la narrativa della resilienza in ambito Ue si tradurr\u00e0 come al solito in una nuova serie di stringenti parametri imposti agli stati membri. In pi\u00f9 ci saranno (come si \u00e8 visto le proposte sono gi\u00e0 sul tavolo) classifiche dei paesi pi\u00f9 o meno resilienti; e c\u2019\u00e8 da scommettere che in un futuro non molto lontano i paesi ritenuti pi\u00f9 resilienti saranno premiati e quelli meno resilienti saranno puniti (quella della intransigenza al limite della spietatezza verso i paesi pi\u00f9 in difficolt\u00e0 \u00e8 del resto una caratteristica ormai acclarata della Ue) <strong>(44)<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre importanti contraddizioni si potrebbero qui elencare, ma preferiamo limitarci ad una sola che in un certo senso le racchiude tutte. In riferimento alle teorie di Holling, l\u2019ecologista Fred Kirschenmann fa una osservazione molto semplice ma in realt\u00e0 fondamentale: &#8220;Pi\u00f9 un sistema \u00e8 reso efficiente [in termini di produttivit\u00e0] e meno \u00e8 resiliente, questo perch\u00e9 l\u2019efficienza vorr\u00e0 escludere dal sistema tutte le ridondanze al fine di potenziare se stessa. Ma sono proprio le ridondanze del sistema a fornire quella variet\u00e0 di risorse che rendono possibile assorbire gli shock e i fattori di disturbo&#8221; <strong>(45)<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il neoliberismo, che per definizione tende ad imporre la sua logica economicistica, produttivistica ed \u201cestrattiva\u201d a tutti gli ambiti dell\u2019esistenza umana (con conseguente esasperazione della competizione, della massimizzazione del profitto ecc.) a scapito della tutela dei diritti, dell\u2019occupazione, della socialit\u00e0 ecc., finisce inevitabilmente per creare dei sistemi fragili e instabili che difficilmente possono reggere agli shock esterni. Ora, quale credibilit\u00e0 pu\u00f2 avere la sua recente pervasiva retorica incentrata sulla creazione di sistemi resilienti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>7. Resistere alla resilienza: gli antidoti alla resilienza neoliberista<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo visto come, pur avendo le sue origini nei campi della psicologia infantile e dei sistemi ecologici complessi, la tematica della resilienza sia stata trasformata in campo politico ed economico in una vera e propria narrazione &#8211; peraltro piena di incongruenze &#8211; che serve come estremo tentativo di recupero di consenso (attraverso la creazione nella popolazione di un senso di terrore, smarrimento e rassegnazione) intorno al solito programma neoliberista dopo i suoi ultimi plateali fallimenti (nella crisi finanziaria 2008 e nell\u2019ambito della attuale crisi da Covid-19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta solo del pi\u00f9 recente dei vari <em>camouflage<\/em> adottati dal sistema di potere dominante per sopravvivere e perpetuarsi: negli anni \u201980 esso si era avvalso della seduzione del consumismo e dello slogan \u201cprivato \u00e8 bello ed efficiente\u201d che consent\u00ec di allontanare la gente dalla sfera politica e di privatizzare gran parte delle fonti di ricchezza dello stato; poi negli anni \u201990 \u00e8 subentrata la retorica Ue del debito pubblico unita al teorema della scarsit\u00e0 della moneta, la quale \u00e8 servita a giustificare l\u2019austerit\u00e0, ovvero la sottrazione di ricchezza alla classe media e i tagli indiscriminati alla spesa sociale; ed ecco che ora si ricorre alla narrativa della complessit\u00e0 (Mavelli (2019) usa l\u2019efficace termine di \u201cmistica della complessit\u00e0\u201d) per occultare il clamoroso fallimento del sistema, alla parificazione di disastri umani e naturali per nascondere le reali responsabilit\u00e0, alla inevitabilit\u00e0 e imprevedibilit\u00e0 delle crisi per aprire lo scenario di una normalit\u00e0 perennemente emergenziale nella quale la popolazione non pu\u00f2 far altro che essere passivamente e docilmente resiliente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei tratti pi\u00f9 deleteri di questa retorica \u00e8 che essa, oltre ad anestetizzare le coscienze e inibire una azione politica emancipatrice, arriva a definire l\u2019uomo e la societ\u00e0 solo per opposizione rispetto all\u2019elemento centrale nella narrazione, ovvero quello della crisi perenne: il popolo &#8211; spogliato di tutte le qualit\u00e0 positive che lo caratterizzano, quali socialit\u00e0, collaborazione, progettualit\u00e0 condivisa ecc. &#8211; viene ridotto al rango di un Sisifo che non arriver\u00e0 mai a sbarazzarsi dal suo masso, e che da quel masso rester\u00e0 sempre definito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come evitare dunque di farsi ingabbiare in questa falsa narrativa? Come resistere alla resilienza? Innanzitutto riconoscendo la narrazione come tale: essa non \u00e8 cio\u00e8 la descrizione della realt\u00e0, ma soltanto un racconto creato ad arte per giustificare il sistema di potere dominante. In secondo luogo, smascherando e rifiutando tutti i postulati di marca neoliberista impliciti nella narrazione stessa, ovvero quello che non esistano delle comunit\u00e0 ma solo singoli individui isolati, che la societ\u00e0 possa venire ingegnerizzata (vedi espressioni come \u201ccostruzione di societ\u00e0 resilienti\u201d ecc.), che si debba credere con fede quasi religiosa alla idea di un progresso continuo che condurr\u00e0 la societ\u00e0 umana verso forme sempre pi\u00f9 \u201cevolute\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In terzo luogo, riportando al centro del dibattito tutti i temi artatamente silenziati dalla narrativa in questione, ad es. il tema delle responsabilit\u00e0 politiche e penali connesse ai disastri finanziari, quello dei rapporti di forza in atto fra una ristretta \u00e9lite globalista ormai padrona della finanza e dei media e una massa sterminata di persone in condizione di vita sempre pi\u00f9 precarie. In questo senso, il tema della giustizia sociale dovrebbe ridiventare la stella polare, assieme agli ideali in esso impliciti di emancipazione, di salvaguardia dei diritti, e di dissenso verso tutte le azioni eversive rispetto all\u2019ordinamento costituzionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, occorre recuperare una coscienza politica (nel senso pi\u00f9 ampio del termine) che diventi anche occasione di aggregazione e motore di progettualit\u00e0 e azione. In questo modo l\u2019atteggiamento meramente passivo propagandato dalla resilienza lascerebbe il posto ad una azione informata, consapevole e condivisa, quindi \u201cetica\u201d nel senso etimologico del termine. L\u2019essere forti di fronte alle difficolt\u00e0 \u00e8 senz\u2019altro un atteggiamento positivo e commendevole, tuttavia questo non deve escludere l\u2019analisi delle forze che plasmano l\u2019ambiente sia fisico che ideologico nel quale ci troviamo a vivere giorno per giorno e la presa di coscienza politica che da questa scaturisce: un criceto che continui a correre sulla ruota sulla quale \u00e8 stato messo pu\u00f2 certamente essere definito resiliente; resta da vedere per\u00f2 se una simile resilienza serva a qualcosa e se abbia un senso. Non sarebbe meglio per lui rendersi finalmente conto di trovarsi in una gabbia e adoperare tutta la propria intelligenza e il proprio coraggio per uscire?<\/p>\n<p><em>[fine]<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><em><strong>Note<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">38) 2018 &#8211; <em>Why is resilience important for security in Europe?<\/em> (David Chandler, University of Westminster) https:\/\/www.youtube.com\/watchv=GjZDtO0tREs&amp;app=desktop&amp;ab_channel=IIRPrague<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">39) Cf. Joseph 2013, p. 40: \u201cTo develop a philosophical account of resilience would be to give this discourse a credibility it does not deserve and to ultimately legitimate a set of practices of governance\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">40) Un simile occultamento delle cause reali delle emergenze con conseguente scaricamento delle responsabilit\u00e0 sulla popolazione lo vediamo proprio in questo periodo: nel contesto pandemico i media di regime enfatizzano a dismisura il mancato rispetto da parte di qualche cittadino di quelle norme che impedirebbero la trasmissione del Covid-19 (leggi: scarsa resilienza al regime sanitario in atto) additando costoro come i veri responsabili dell\u2019emergenza, mentre nello stesso tempo occultano accuratamente le reali responsabilit\u00e0 dei politici che hanno tagliato indiscriminatamente la sanit\u00e0 negli ultimi 30 anni seguendo alla lettera i desiderata di Bruxelles.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">41) \u201cMaking a jump in using digital tools in administration and education practices\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">42) Si veda il Comunicato PSI: \u201cPer quanto la tecnologia possa offrire indubbie comodit\u00e0 in vari ambiti del quotidiano, \u00e8 pericoloso cavalcare il periodo contingente per un suo potenziamento indiscriminato. L\u2019evoluzione tecnologica non pu\u00f2 essere associata all\u2019evoluzione dell\u2019individuo e della societ\u00e0; in diversi casi pu\u00f2 compromettere infatti le normali capacit\u00e0 cognitive e la regolazione emotiva. La tendenza attuale \u00e8 di porre l\u2019uomo al servizio della tecnologia, non viceversa. Non tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 essere fatto, deve per forza essere fatto.\u201d\u00a0 https:\/\/comunicatopsi.org\/<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">43) Cfr. \u201cNew Commission report shows the importance of digital resilience in times of crisis\u201d https:\/\/ec.europa.eu\/commission\/presscorner\/detail\/en\/IP_20_1025. Un breve estratto dall\u2019articolo: \u201cToday the Commission released the results of the 2020 Digital Economy and Society Index (DESI), which monitors Europe&#8217;s overall digital performance and tracks the progress of EU countries with respect to their digital competitiveness. This year&#8217;s DESI shows that there is progress in all Member States and all key areas measured in the index. This becomes all the more important in the context of the coronavirus pandemic, which has demonstrated how essential digital technologies have become, by allowing work to continue, monitoring the spread of the virus, or accelerating the search for cures and vaccines. Furthermore, the DESI indicators relevant for the recovery show that EU Member States should step up their efforts to improve the coverage of Very High Capacity Networks, assign 5G spectrum to enable the commercial launch of 5G services, improve citizens&#8217; digital skills and further digitise businesses and the public sector. [\u2026] In the context of the recovery plan for Europe, adopted on 27 May 2020, DESI will inform country-specific analysis to support the digital recommendations of the European Semester. This will assist Member States to target and prioritise their reform and investment needs, thereby facilitating access to the Recovery and Resilience Facility worth \u20ac560 billion. The Facility will provide Member States with the funds to make their economies more resilient and ensure that investments and reforms will support the green and digital transitions. [\u2026]&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">44) Cfr. su questo Joseph 2013, p. 51: \u201c[\u2026] the resilience discourse of the UNDP (=United Nations Development Programme), World Bank and others is a tool in a bigger game that applies governmentality to states in order to get them to reform their institutions in the interests of global capital. [\u2026] the main concern with such interventions is institutional reform and monitoring\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">45) Fred Kirschenmann &#8211; <em>Resilience will trump sustainability<\/em> https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=jDxtKf-asb0&amp;ab_channel=JohnsHopkinsCenterforaLivableFuture.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=63879\"><em>Qui<\/em><\/a><em> la prima e <a href=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64120\">qui<\/a> la seconda parte del saggio<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIACOMO BAGGIO 6. Considerazioni sulla resilienza made in Eu Gli ingredienti base della narrativa della resilienza \u201cmade in Eu\u201d non sono cos\u00ec diversi da quelli che gi\u00e0 abbiamo messo in evidenza nel contesto politico-finanziario USA: l\u2019immagine di un futuro a tinte fosche pieno di continui imprevedibili shock, l\u2019evocazione della complessit\u00e0 estrema del funzionamento dei sistemi e quindi la sfiducia nella possibilit\u00e0 di una gestione ordinata e razionale delle varie criticit\u00e0, l\u2019enfasi sulla necessit\u00e0 di&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":64331,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[18,6],"tags":[3720,6835,502,254,196,6824,135],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/920x920.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-gIE","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64272"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=64272"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64272\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64332,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64272\/revisions\/64332"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/64331"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=64272"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=64272"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=64272"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}