{"id":64338,"date":"2021-04-26T10:44:25","date_gmt":"2021-04-26T08:44:25","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64338"},"modified":"2021-04-24T10:47:24","modified_gmt":"2021-04-24T08:47:24","slug":"leredita-di-keynes-e-le-prospettive-dellecosocialismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64338","title":{"rendered":"L\u2019eredit\u00e0 di Keynes e le prospettive dell\u2019ecosocialismo"},"content":{"rendered":"<p><strong>Di La Fionda (Niccol\u00f2 Biondi)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid foto-articolo ls-is-cached lazyloaded\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/9caa2793658f3cc387f216157300b1ce_XL.jpg\" alt=\"\" data-src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/9caa2793658f3cc387f216157300b1ce_XL.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il 21 aprile del 1946 moriva John Maynard Keynes, uno dei pi\u00f9 grandi economisti del Ventesimo secolo. La sua ultima fatica, intellettuale e politica insieme, era stata la partecipazione ai lavori di Bretton Woods, tentando di far trionfare la linea britannica incentrata sulla realizzazione di un sistema di clearing internazionale: in tale sistema alle relazioni economiche e finanziarie multilaterali tra gli Stati si sostituiva un sistema di relazioni bilaterali mediate da un sistema centrale, nei cui confronti ciascuno Stato si trovava ad avere posizioni di saldo positivo o negativo. In altri termini, ciascuno Stato non si trovava pi\u00f9 avere posizioni creditorie e debitorie nei confronti dei singoli Stati, ma nei confronti del sistema di clearing nel suo complesso. Senza entrare nei dettagli della proposta di Keynes, il sistema prevedeva la nascita di una nuova moneta di conto per le relazioni economiche internazionali, il bancor, limitazioni ai movimenti di capitale nel breve termine, impedimenti alle svalutazioni competitive, e tutta una serie di meccanismi di riaggiustamento che permettessero agli Stati di rientrare dalle proprie posizioni di deficit senza dover porre in essere misure draconiane al proprio interno. Si trattava di un sistema che, nelle intenzioni di Keynes, doveva prevenire gli effetti di un sistema economico e finanziario globale sregolato, e dunque permettere il libero scambio in un contesto di stabilit\u00e0, pace e cooperazione internazionale. Come \u00e8 risaputo, alla fine trionf\u00f2 la linea statunitense e il dollaro divenne la moneta di riferimento nei mercati internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fino alla fine della sua vita Keynes ha lottato per un sistema economico pi\u00f9 stabile e pi\u00f9 governabile. Questa \u00e8 la grande lezione che ci ha lasciato: l\u2019economia, se lasciata a s\u00e9 stessa e alle dinamiche spontanee del mercato, non \u00e8 in grado di produrre equilibri di piena occupazione n\u00e9, soprattutto, un contesto sociale e politico pacifico e governabile. Critico del laissez-faire e dell\u2019utopia del mercato autoregolato, la sua riflessione economica deve essere inquadrata all\u2019interno di quella che, nelle parole di Karl Polanyi, \u00e8 stata la \u201cgrande trasformazione\u201d del Novecento: il collasso delle istituzioni del capitalismo liberale e l\u2019approdo ad un nuovo sistema politico-istituzionale caratterizzato da protezionismi, governo pubblico dell\u2019economia, nonch\u00e9 autoritarismi e totalitarismi laddove le istituzioni democratiche erano crollate sotto i colpi della crisi economica e delle contraddizioni insite nel capitalismo liberale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando pubblic\u00f2, nel 1936, la Teoria generale dell\u2019occupazione, dell\u2019interesse e della moneta, nel mondo accademico era ancora mainstream (sebbene superata nei fatti dalla storia politica e dagli avvenimenti economici) la teoria neoclassica che teorizzava il riaggiustamento economico del sistema grazie ai meccanismi del mercato e l\u2019approdo ad un equilibrio di pieno impiego delle risorse. La grande svolta impresa da Keynes con la propria opera magna \u00e8 stata proprio la dimostrazione, supportata da un modello formalizzato, che il mercato non raggiunge automaticamente una posizione di equilibrio di pieno impiego delle risorse: gli attori economici, i consumatori e soprattutto gli imprenditori, non pensano e agiscono come nel modello dell\u2019homo \u0153conomicus razionale e massimizzante, bens\u00ec sono caratterizzati da emotivit\u00e0 e un\u2019attitudine alla prudenza che gli fa preferire la liquidit\u00e0 e il risparmio in tempi di incertezza. L\u2019individuo, insomma, non \u00e8 per Keynes un automa razionale e massimizzante, ma un uomo in carne e ossa che vive una realt\u00e0 sociale storicamente determinata. Il sistema economico reale non funziona come se lo figura la teoria economica neoclassica: il mercato, seppur capace di autoregolarsi come tanto insisteva quel Friedrich August von Hayek che sarebbe stato il suo grande avversario teorico e politico per tutta la sua vita, non \u00e8 capace di autoregolarsi verso il pieno impiego delle risorse. Occorre dunque che lo Stato stimoli la spesa aggregata, con vari strumenti di intervento tra cui le politiche fiscali e gli investimenti pubblici, s\u00ec da portare il sistema economico alla piena occupazione. Analogamente, l\u2019importanza dei consumi era per Keynes centrale: la prosperit\u00e0 delle nazioni si regge non sull\u2019attitudine al risparmio e alla sobriet\u00e0, non su quella che Weber aveva descritto come etica protestante del capitalismo, ma sulla spesa e sul consumo, individuale e pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La teoria keynesiana ha ispirato le politiche pubbliche e l\u2019orientamento del sistema occidentale fino alla fine degli anni Sessanta, iniziando a declinare a partire dalla crisi scoppiata nei primi anni Settanta e venendo poi definitivamente soppiantata dalle teorie neoliberali a partire dai primi anni Ottanta. Oggi, dopo quarant\u2019anni di riforme neoliberali e deregolamentazione dei mercati che hanno portato alla finanziarizzazione di un capitalismo ormai profondamente entropico e svincolato dal governo pubblico e democratico, \u00e8 quantomai necessario tornare a riflettere sull\u2019importanza della figura di Keynes. \u00c8 fondamentale farlo, soprattutto, in quell\u2019area politica a culturale che, da anni, sta tentando di costruire una visione incentrata sull\u2019ecosocialismo: recuperando criticamente Keynes, traendone indicazioni fondamentali per la strutturazione dell\u2019ambiente politico ed istituzionale ma senza covare illusioni di totale e meccanica trasposizione delle sue teorie al panorama attuale. La teoria keynesiana \u00e8 infatti di valore inestimabile sul fronte dalla governabilit\u00e0 del sistema economico: lo Stato deve tornare centrale nel governo dei processi, deve tornare ad essere capace di fissare e perseguire obiettivi pubblici investendo e spendendo e non limitandosi a garantire il miglior ambiente per il funzionamento del mercato. Questa \u00e8 infatti una delle due grandi sfide che si pongo alla civilt\u00e0 umana nel XXI secolo: reincorporare l\u2019economia nella societ\u00e0 e nella politica, riuscire a regolamentare nuovamente i mercati e a dirigere l\u2019attivit\u00e0 economica verso obiettivi etici, sociali e politici democraticamente stabiliti. Una sfida immane, alla luce delle condizioni economiche e politiche attuali (crollo della legittimit\u00e0 degli Stati, dinamiche sociali entropiche, mutamenti incessanti, multinazionali capaci di governare lo spazio mediatico e virtuale, fine della politica democratica, et cetera). E qui Keynes pu\u00f2 essere senza dubbio di inestimabile aiuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dove Keynes ci aiuta meno, invece, e dove anzi pu\u00f2 risultare di impaccio, \u00e8 il fronte ecologico. L\u2019altra grande sfida che incombe sull\u2019umanit\u00e0 oggigiorno, infatti, \u00e8 ridurre l\u2019impatto dell\u2019esistenza umana sull\u2019ecosistema naturale: continuando a produrre e consumare come stiamo facendo oggi, nel giro di pochi decenni le risorse saranno esaurite e l\u2019ambiente naturale irrimediabilmente eroso ed inquinato. La civilt\u00e0 umana per come la conosciamo oggi potrebbe non essere pi\u00f9 possibile, e immani catastrofi sociali e politiche sono all\u2019orizzonte. Non \u00e8 pi\u00f9 pensabile di proseguire nei binari di una societ\u00e0 di mercato che si regge sull\u2019aumento quantitativo e qualitativo del consumo, cercando di raggiungere in terra \u2013 come scrive Cristopher Lasch nell\u2019omonimo libro \u2013 quel paradiso che ci \u00e8 precluso in un aldil\u00e0 in cui non crede pi\u00f9 nessuno. Non \u00e8 pensabile, in altri termini, di tornare a incentrare l\u2019economia su una piena occupazione sostenuta da un aumento dei consumi: \u00e8 il sistema capitalistico, e il modello socio-culturale che lo sostiene, a non essere pi\u00f9 sostenibile. Questa \u00e8 la grande questione che si pone, nell\u2019ottica di un\u2019economia nuovamente incorporata nella societ\u00e0 democratica, e dunque capace di essere organizzata e orientata verso finalit\u00e0 di eguaglianze e sostenibilit\u00e0 ambientale. Come tutti i grandi pensatori della storia umana, se Keynes vivesse nel nostro tempo, sicuramente si porrebbe questo ordine di problemi.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/04\/21\/leredita-di-keynes-e-le-prospettive-dellecosocialismo\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/04\/21\/leredita-di-keynes-e-le-prospettive-dellecosocialismo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di La Fionda (Niccol\u00f2 Biondi) Il 21 aprile del 1946 moriva John Maynard Keynes, uno dei pi\u00f9 grandi economisti del Ventesimo secolo. 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