{"id":64379,"date":"2021-04-26T10:30:09","date_gmt":"2021-04-26T08:30:09","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64379"},"modified":"2021-04-26T08:05:38","modified_gmt":"2021-04-26T06:05:38","slug":"leuropa-ha-paura-del-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64379","title":{"rendered":"L&#8217;Europa ha paura del futuro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">da <strong>TERMOMETRO GEOPOLITICO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>(Giampiero Venturi)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Washington avrebbe la necessit\u00e0 di \u201cnutrirsi\u201d di Bruxelles per prolungare la sua vita strategica nello spazio e nel tempo. I dati degli ultimi anni per\u00f2 contraddicono questa visione geopolitica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il 17 febbraio il Presidente del Consiglio Draghi riceve la fiducia in Senato per il nuovo esecutivo. Nel suo discorso d\u2019esordio atteso essenzialmente per logiche di politica economica relative ai traumi da pandemia, un passaggio rimane in sordina, relegato pi\u00f9 che altro alle attenzioni degli addetti ai lavori: in sostanza l\u2019Italia ribadisce la sua vocazione atlantica, rimettendo in asse un posizionamento in politica estera che dall\u2019inizio della legislatura non era affatto scontato. Il dato assume valore soprattutto alla luce del ruolo rivestito dal Presidente nelle istituzioni europee e al profilo politico che da esso deriva. Il peso del premier in seno all\u2019Unione e le sue dichiarazioni creano in sostanza un intreccio da cui scaturisce una prima questione: i rapporti che ci legano ad Europa e NATO sono tra loro interdipendenti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Non poniamo cio\u00e8 l\u2019accento sull\u2019indefettibilit\u00e0 dell\u2019adesione italiana ad Alleanza e Ue, ma sul senso geopolitico che nel tempo ha assunto essere dentro ad entrambe contemporaneamente. Vale per Roma e vale per gli altri Paesi. Alcuni aspetti sembrano interessanti. Unione europea e NATO: \u00e8 bene ricordare che Bruxelles \u00e8 la sede di entrambe le organizzazioni. Con Unione europea s\u2019intende la parte pesante delle sue istituzioni: Commissione, Consiglio e Consiglio Europeo, nonch\u00e9 il Parlamento, quando i membri non sono en voyage a Strasburgo ma si riuniscono nelle rispettive commissioni. Fatte salve la Corte dei Conti, la Corte di Giustizia e la Banca Centrale infatti, il potere decisionale dell\u2019Unione risiede nella capitale belga gi\u00e0 da quando era solo Comunit\u00e0. Poco prima del Trattato di Roma, atto di nascita della congrega europea, aveva visto la luce la NATO. Correva l\u2019anno 1949, quando il rischio che \u201cvenisse Baffone\u201d era un\u2019eventualit\u00e0 se non proprio concreta, comunque da prendere in considerazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">A Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Belgio, Danimarca, Norvegia, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Portogallo, nel \u201852 si uniscono Grecia e Turchia; nel \u201855 la Germania Ovest (da cui il prurito sovietico che ha dato vita al Patto di Varsavia). Nell\u201982 la Spagna; nel \u201899 Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria; nel 2004 Slovacchia, Slovenia, Romania, Bulgaria, Lettonia, Estonia, Lituania; nel 2009 Albania e Croazia; nel 2017 Montenegro; nel 2020 entra anche la Macedonia del Nord. Al 2020 tutti i Paesi aderenti all\u2019Alleanza fanno parte del comando integrato, compresa la Francia, uscita con l\u2019altero Gaulle nel \u201966, ma rientrata col prono Sarkozy nel 2009. Questa breve cronistoria ha un senso particolare se consideriamo la consistenza numerica e la distribuzione geografica. La sovrapposizione dei soggetti tra Unione e Alleanza Atlantica \u00e8 evidente. I Paesi membri dell\u2019Ue dopo la Brexit sono 27, quelli della NATO 30. Fatta eccezione per Montenegro e Macedonia il cui ingresso \u00e8 molto recente (sono comunque candidati ad entrare nell\u2019Unione), tra i Paesi aderenti all\u2019Alleanza Atlantica solo Norvegia, Islanda e Turchia sono esterni all\u2019Ue, oltre ovviamente a Canada e Stati uniti per ovvie ragioni geografiche. Tutti gli altri sono membri a pieno titolo di entrambe le famiglie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Viceversa tra i Paesi dell\u2019Unione solo Austria, Finlandia, Svezia e Irlanda hanno preferito non aderire alla NATO, rimanendo su una linea di storica neutralit\u00e0. In realt\u00e0 Stoccolma e Helsinki hanno vacillato pi\u00f9 volte. Fatti salvi gli antichi fantasmi finlandesi della Carelia, ad accrescere le istanze favorevoli all\u2019adesione sono bastate le scaramucce nel Mare del Nord tra russi e NATO, diventate frequenti dopo l\u2019allargamento dei confini dell\u2019Alleanza alle ex repubbliche baltiche. Dubbi ed evoluzioni marginali a parte, NATO e Ue quasi si sovrappongono dunque; con precisione sospetta si nota come le date d\u2019ingresso nella NATO di molti Paesi anticipi di qualche anno quella degli stessi nell\u2019Unione. Se la condivisione di valori culturali di nazioni occidentali (comprese quelle traghettate dal blocco dell\u2019est) rende in qualche modo naturale l\u2019amalgama, \u00e8 bene ricordare che la NATO \u00e8 pur sempre un\u2019alleanza militare originariamente nata per arginare sul vallo atlantico il \u201cnemico sovietico\u201d. Sostanzialmente lo scudo del mondo liberaldemocratico e liberista del Secondo dopoguerra. L\u2019esempio dei teatri nordici dove sono emersi gli attriti militari che richiamano le dinamiche della Guerra fredda, ci aiuta a porre una prima questione: l\u2019Unione europea \u00e8 lo strumento per il ritorno ad un confronto fra Mosca e Occidente?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Indubbiamente c\u2019\u00e8 un problema geografico con l\u2019allargamento a est dell\u2019Alleanza. Il caso pi\u00f9 eclatante \u00e8 l\u2019ingresso nella NATO proprio di Lituania, Lettonia ed Estonia con cui Mosca nel 2004 ha dovuto ingoiare il \u201cpassaggio ad ovest\u201d non solo di altri pezzi dell\u2019ex Patto di Varsavia gi\u00e0 avvenuto nel 1999 con la fuga di Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca ma addirittura di repubbliche ex parte integrante dell\u2019Unione Sovietica, di cui la Russia \u00e8 madrina ed erede. L\u2019enclave della kantiana Koenisberg\/Kaliningrad ricorda molto le atmosfere romantiche del confronto Est-Ovest ed \u00e8 l\u00ec a ricordarci che il problema c\u2019\u00e8; in sordina ma c\u2019\u00e8. Malizia espansionistica di Washington a parte, \u00e8 evidente che per molte nazioni dell\u2019Est la corsa verso l\u2019Occidente abbia assunto il senso di una redenzione storica e di un progresso economico, qualsiasi fosse il mezzo attraverso cui questo si attuasse. Convergere verso L\u2019Ue e la NATO \u00e8 risultato il moto a luogo spontaneo di societ\u00e0 per troppo tempo avulse dal loro habitat naturale. Il fatto mette per\u00f2 a nudo l\u2019intreccio tra Unione europea e NATO o meglio il rapporto gerarchico che a livello politico ne consegue.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Per meglio capire basta analizzare la pressione rivolta a Mosca dal mondo occidentale a partire dalla met\u00e0 del secondo decennio del 2000, in concomitanza con l\u2019inizio della crisi in Ucraina. L\u2019Unione europea insiste sulle sanzioni economiche; la NATO le sostiene, ma procede al tempo stesso inesorabile all\u2019allargamento territoriale, arrivando a strappare anche il gi\u00e0 citato Montenegro. Mentre la Russia risente relativamente dell\u2019inasprimento delle sanzioni, aggirabili tra l\u2019altro attraverso Paesi terzi dell\u2019Eurasia, soffre viceversa non poco l\u2019inserimento dell\u2019Alleanza nei Balcani, dai quali di fatto \u00e8 cacciata definitivamente dopo pi\u00f9 di mezzo secolo di influenza diretta. Il Montenegro per piccolo che sia, la dice tutta: a maggioranza cristiano-ortodossa e storicamente vicino a Mosca attraverso l\u2019ex connubio con la Serbia, si bagna sull\u2019Adriatico, proprio come Croazia e Albania gi\u00e0 aderenti alla NATO. A prescindere dall\u2019opportunit\u00e0 e dalla valutazione di merito, \u00e8 innegabile che il peso della mossa atlantica valga pi\u00f9 di qualunque iniziativa finora presa in ambito politico europeo, attraverso sanzioni o ritorsioni. In altri termini: alle parole e alle azioni ideali e ideologiche dell\u2019Unione, corrispondono i passi pesanti della NATO che di fatto ne anticipa o ne sostituisce addirittura le mosse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Molto \u00e8 stato scritto sui rapporti tra Unione e Alleanza Atlantica. Molto \u00e8 stato scritto soprattutto alla luce del coordinamento imperfetto e delle occasioni mancate di collaborazione. Piuttosto che di collaborazione inefficace sarebbe forse pi\u00f9 opportuno parlare di pesi politici e di capacit\u00e0 di proiezione sensibilmente diversi. La NATO in altre parole \u00e8 destinata a riempiere de facto il vuoto operativo della politica estera europea? Con ogni certezza lo spessore politico-militare contenuto nelle ragioni della sua stessa esistenza fanno dell\u2019Alleanza Atlantica una struttura ingombrante al punto da essere difficilmente sostituibile all\u2019interno di una cabina di regia occidentale, soprattutto in considerazione della mai realizzata politica estera (e militare) comune in seno europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La riflessione sposta quindi l\u2019asse ben oltre lo \u201cscontro\u201d con fantomatiche potenze antagoniste (la Russia\u2026) ma diventa un fattore politico legato agli equilibri interni al mondo occidentale. Dagli anni Cinquanta in poi la NATO \u00e8 per definizione l\u2019ombrello di interessi atlantici e solo per declinazione anche di quelli europei in senso stretto; con la fine della Guerra fredda continua la sua missione, con la necessit\u00e0 non sempre agevole di trovare una ragion d\u2019essere alla luce di mancanza di nemici strategici. La forza o quantomeno l\u2019onnipresenza della NATO, ci spinge a riflettere sulle effettive strategie di lungo periodo programmate a Washington in virt\u00f9 di una collaborazione necessaria con gli alleati europei. \u00c8 possibile intuire che l\u2019Alleanza Atlantica, ad innegabile trazione USA, abbia bisogno di compenetrare e sostanzialmente sovrapporsi all\u2019Unione Europea anche al fine di sopravvivere alla mancanza di contrapposizioni globali. In altre parole Washington avrebbe la necessit\u00e0 di \u201cnutrirsi\u201d di Bruxelles per prolungare la sua vita strategica nello spazio e nel tempo. I dati degli ultimi anni per\u00f2 contraddicono questa visione geopolitica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019evento pi\u00f9 significativo in questo senso \u00e8 sicuramente l\u2019appoggio di Trump alla Brexit gi\u00e0 durante le primarie del 2016, anticipando la possibile nuova politica estera americana di medio raggio, con speciale riguardo al ruolo dell\u2019Unione europea. Se \u00e8 vero che in continuit\u00e0 col passato alla nuova Washington non serve un\u2019Unione forte, a differenza delle amministrazioni precedenti Trump si appresta ad eliminare anche l\u2019orpello formale del riconoscimento all\u2019Europa di un ruolo politico. Gli equilibri sembrano destinati a ruotare intorno alle relazioni bilaterali, di cui il Regno Unito (con la Brexit appunto) sarebbe rimasto come sempre primo e forse unico vero beneficiario. Il pessimo momento delle relazioni tra Bruxelles e Washington ai tempi di Trump, ad uno sguardo postumo diventa dunque forse la prima vera occasione dal Dopoguerra in poi per sviluppare le ambizioni dell\u2019Unione ad una politica realmente indipendente. Gli ingredienti sembrano esserci tutti: ritiro USA; un mondo orfano del bipolarismo ideologico Est-Ovest; l\u2019affermazione di economie e ambizioni politiche di Paesi terzi (BRICS in primis).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Gi\u00e0 dal secondo decennio del 2000 in poi i nuovi orizzonti geopolitici globali sembrano infatti premiare sfide basate su confronti macroregionali dove nuove potenze emergenti declinano il loro potere economico anche in termini di influenza politica. Nostalgici di una nuova dottrina Monroe, soprattutto sulla spinta di ambienti ultraconservatori, gli USA strizzano l\u2019occhio ad una logica di disimpegno complessivo anche in virt\u00f9 di una sostenibilit\u00e0 di costi di powership divenuti ingestibili. Se il \u2019900 si chiude con gli otto anni di superpotere globale dell\u2019era Clinton, agli inizi del nuovo millennio la gestione di un sistema unipolare diventa gravosa anche sotto il profilo di una logica morale. Il nuovo mandato Biden e la rianimazione di ambienti russoscettici trasversale tra DEM e repubblicani, rimescola per\u00f2 le carte e in qualche modo strozza il processo di sgancio USA. NATO e Unione Europea rimangono intrecciate, ma con una NATO intrappolata nel guado tra isolazionismo trumpiano e neoglobalismo DEM, e un\u2019Unione ancora inappetente sul piano strategico. Mentre infatti la Bruxelles atlantica s\u2019ingolfa nel viaggio verso Est col nodo Ucraina sempre pi\u00f9 stretto, il vuoto politico-militare della Bruxelles europea continua, lasciando aperti tutti i dubbi sul futuro dell\u2019Unione come soggetto politico. Il corto circuito \u00e8 servito e si veleggia in una prospettiva neoatlantica che almeno ad oggi sembra solo una proiezione stanca delle dinamiche passate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il blocco europeo nel 2018 vantava un PIL pari a 18.000 miliardi di dollari (stime FMI) generato in larga misura dall\u2019area euro che rappresenta un quinto del \u201cfatturato\u201d globale. Il mondo ha bisogno degli europei, non sembra necessario dirlo. Mezzo secolo dopo il tramonto dei grandi imperi coloniali, il Vecchio Continente come aggregato e come espressione di singole nazioni sembra invece ancora legato ai postumi della quarantena politica iniziata nel 1945. L\u2019incertezza prevale e porta con s\u00e9 un trascinamento del vecchio. Le parole di Draghi del 17 febbraio in questo senso non hanno bisogno di altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/esteri\/leuropa-ha-paura-del-futuro\/\">https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/esteri\/leuropa-ha-paura-del-futuro\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da TERMOMETRO GEOPOLITICO (Giampiero Venturi) Washington avrebbe la necessit\u00e0 di \u201cnutrirsi\u201d di Bruxelles per prolungare la sua vita strategica nello spazio e nel tempo. I dati degli ultimi anni per\u00f2 contraddicono questa visione geopolitica. Il 17 febbraio il Presidente del Consiglio Draghi riceve la fiducia in Senato per il nuovo esecutivo. 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