{"id":64382,"date":"2021-04-27T11:00:43","date_gmt":"2021-04-27T09:00:43","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64382"},"modified":"2021-04-26T11:45:44","modified_gmt":"2021-04-26T09:45:44","slug":"il-calcio-salvato-dai-suoi-ostaggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64382","title":{"rendered":"Il calcio salvato dai suoi ostaggi"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Gazzetta Filosofica (Francesco Berlingieri)<\/strong><\/p>\n<p><em>La Superlega \u00e8 l\u2019ultimo trucco di una vecchia attrice, l\u2019ultima disperata astuzia di un play-boy, \u00e8 il tutto per tutto di un sistema che ha franato per avidit\u00e0, per fretta, per mancata conoscenza dello spirito profondo dell\u2019uomo della strada che paga i vizi a Cristiano Ronaldo.\u00a0Dopo, dovesse andar male, ci sar\u00e0 poco da sperimentare.<\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" id=\"cc-m-imagesubtitle-image-11887735577\" class=\"\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=910x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i3a0df8c23db1c603\/version\/1618943506\/image.jpg\" alt=\"\" data-src-width=\"1200\" data-src-height=\"900\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=910x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i3a0df8c23db1c603\/version\/1618943506\/image.jpg\" data-image-id=\"7669047977\" \/><\/p>\n<p>Sgomberiamo il campo dagli equivoci: <strong>non sono tra quelli che credono che il calcio moderno, effimero e baro, abbia \u2013 a suon di colpi di mano \u2013 soppiantato il buon vecchio calcio di una volta<\/strong>, col suo alveare di valori e il suo corollario di principi.<\/p>\n<p>Certo, sono calcisticamente cresciuto con il campionato in simultanea alle 15, il Totocalcio, Paolo Valenti; sono stato svezzato dai presidenti che spargevano sale dietro le porte, dal folklore delle piazze calde dove una partita di C2 valeva 15mila spettatori, dalle statistiche sugli abbonati e sulle vittorie in trasferta. E ancora oggi frequento amici che hanno la suoneria di <em>Domenica sprint<\/em> sull\u2019ultimo I-phone. Ovvio che uno come me abbia protestato ad ogni singola, finanche infinitesimale, modifica di questo, del suo, impianto emotivo. Ovvio che abbia urlato cori, scritto striscioni, sporcato i muri col pi\u00f9 onnicomprensivo ed equivoco tra gli slogan: <em>No al calcio moderno!<\/em><\/p>\n<p>Ma in cuor mio ho sempre custodito un\u2019ovviet\u00e0: <strong>il calcio, di suo, \u00e8 sempre stato moderno<\/strong>.<\/p>\n<p>Siamo noi il problema. Noi e la nostra infatuazione infantile. Che quando ci siamo innamorati di una maglia e l\u2019abbiamo fatta nostra, abbiamo idealizzato il momento perfetto. E impresso nella mente e nel cuore il profumo dei fumogeni, i fazzoletti sulla testa a riparare dal caldo a picco, quella gran massa di uomini sugli spalti, il venditore di noccioline e lo spaccio delle birre. Ogni singolo aspetto ha concorso a costruire un mosaico sentimentale. Che, nel momento stesso in cui si \u00e8 mostrato, affascinante e irripetibile, ha cessato di esistere nel mondo del tangibile ed \u00e8 volato nel cielo dell\u2019epica. Da quel giorno, ogni ragazzino di curva o di stadio, sogna di rivivere l\u2019amore totalizzante del primo incontro, del primo anniversario, della prima promozione. I dolori per cui si piange, le rare gioie per cui si suona il clacson. Eppure, anche nell\u2019ultimo scorcio di Ottanta, quando la mia passione per i colori sociali era integralista e non ammetteva relativismi, dinanzi alla Domenica sportiva, mio padre non mancava mai di sottolineare che non era quello il vero calcio. Che il <em>suo<\/em>, quello della sua giovinezza, era il vero calcio.<\/p>\n<p><strong>In questo noi tifosi ci inganniamo, confondendo il soggettivo con l\u2019oggettivo: la nostra passione con lo spettacolo di cui ci cibiamo.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fatto sta che siamo utenza. <strong>Siamo stati impacchettati noi stessi nei pacchetti televisivi che compriamo e rivenduti sul mercato libero degli algoritmi.<\/strong> L\u2019uomo sudato, aggrappato al reticolato, che si sgola per incitare il terzinaccio che non osa, \u00e8 diventato un flusso di informazioni, neutro e asettico come un puro dato di cui tenere conto. O di cui fare a meno. <strong>L\u2019ingresso delle televisioni nel calcio dei primissimi anni Novanta<\/strong> \u2013 e in questo caso posso dire di essere stato testimone oculare della prima partita di A in pay-tv della storia, giacch\u00e9 quel sabato sera all\u2019Olimpico giocava il mio Foggia \u2013 prometteva un\u2019iniezione di liquidit\u00e0 nelle casse di un movimento in trasformazione, che rischiava di impantanare i bilanci nella forbice tra spese folli e insufficienti introiti derivanti dalla sola gente al campo sportivo. <strong>Le tv hanno sversato denari dalla loro borsa. E si sono accaparrati il diritto di rimodulare, stagione dopo stagione, le regole del gioco.<\/strong> Di renderlo pi\u00f9 \u201cdivertente\u201d e quindi appetibile a fasce di mercato inesplorate, tutte da conquistare. Ovvio che l\u2019anima del calcio conosciuto \u00e8 andata a farsi benedire. Tra stuoli di nuovi tifosi delle big assoldati tra i teledipendenti e tifosi della liturgia domenicale, delle radioline e dell\u2019Akragas improvvisamente divenuti ferrovecchio ingombrante, berciante, da piegare ai voleri del circo \u2013 magari offrendo loro un posto da clown o da majorette \u2013 o da eliminare. Gli spalti, dal 1992, sono divenuti superflui. I loro ostinati frequentatori hanno ispirato indagini di mercato e ricerche antropologiche. Quando non zoologiche. Perch\u00e9 siamo l\u00ec dove siamo sempre stati, sotto la pioggia o a cinquecento chilometri da casa, consapevoli che \u2018sto gioco manco ci piace neanche pi\u00f9.<\/p>\n<p><strong>Ecco il paradosso: l\u2019azienda calcio \u00e8 l\u2019unica, nell\u2019universo capitalista, a non tenere conto dei segnali che provengono dall\u2019utenza.<\/strong> L\u2019unica multinazionale ad ignorare i desideri dei suoi stessi consumatori. Come se questi non potessero comunque farne a meno. Come se l\u2019offerta potesse trascendere dalla domanda. Nessun frantoio, nessun pastificio, nessuna fabbrica di sanitari, lo fa. Se un formato di pasta non sfonda, sparisce dagli scaffali. Nel calcio, come in nessun altro ambito, invece, non solo si sorvola sui desideri dei tifosi, ma li si scontenta quasi volontariamente, con un processo di sistematicit\u00e0 che pare sospetto: il tifoso vuole le Coppe al mercoled\u00ec e la Uefa ad eliminazione diretta? E loro spezzettano la Champions come metadone e creano l\u2019Europa League a gironi; il tifoso vuole una Serie A competitiva a sedici squadre? Loro la fanno a venti e abbassano il livello fino al semiprofessionismo. E, di questo passo, mentre gli ultimi arnesi di un romanticismo pallonaro che tramonta \u2013 gli unici che potrebbero salvare la baracca \u2013 invocano una Coppa Italia con le big in campo da luglio, sulla scorta dell\u2019FA Cup inglese, le big si incontrano con altre big e si fanno finanziare la <strong>Superlega<\/strong>. Un torneo permanente tra i club pi\u00f9 ricchi d\u2019Europa. <strong>Una cosa a met\u00e0 tra la Guinness Cup di rugby, la Playstation 5 e i cani finti che corrono sui monitor della Snai. Una cosa che ha la stessa anima delle Kardashian. O del dottor Faust, dopo.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I vecchi e i romantici, ovviamente, insorgono e gridano al tradimento. <strong>Ma questo sport non \u00e8 pi\u00f9 il nostro da tempo.<\/strong> Ha mutato pelle sotto i nostri occhi. <strong>E noi, pur di vedere undici ragazzi indossare la nostra maglia, abbiamo chinato la testa e accettato.<\/strong> Oggi scopriamo (!) che ai padroni del vapore non \u00e8 neppure bastato. Provate ad assistere a uno scambio di figurine Panini, la domenica mattina, a gennaio: quarantenni e quarantacinquenni con la prole che marca presenza come gli scudi umani alla Zastava di Belgrado nel \u201999. Provate a vedere un album! La nazionale cantanti e gli E-gamers. Il calcio depurato dalla passione, dall\u2019agonismo, dalla tensione. <strong>Il calcio che oscilla tra l\u2019happening mondano e il videogioco di massa.<\/strong> Col pubblico che subisce una trasmutazione: il ciccione in canottiera sui gradoni della Pro Gorizia diventa un ragazzino goriziano che si allena al colpo d\u2019occhio e tifa Juventus, Barca e Lewandowski. Mio padre allo \u201cZaccheria\u201d due ore prima del fischio d\u2019inizio diventa mio padre sul divano. Solo che mio padre, adesso, dal divano fissa lo schermo di uno smartphone. Perch\u00e9 ha disdetto tutti gli abbonamenti a tutte le piattaforme. Non pi\u00f9 Sky, non pi\u00f9 Dazn, neppure Eleven Sports. E se gli domandate il perch\u00e9 risponde che si \u00e8 stancato. Ecco. Per come la vedo io, dopo aver spopolato gli stadi, le televisioni hanno nauseato i tifosi, scambiando per inesauribile la loro pur rimarchevole fame di telecronache. E visto che i ragazzini difficilmente pagano gli abbonamenti disdetti dai genitori, la crisi del pallone-azienda \u00e8 presto spiegata. <strong>Serviva un colpo di scena<\/strong>, qualcosa che attirasse come il Chelsea in tourn\u00e9e nel New England a luglio. <strong>Qualcosa che riaccendesse l\u2019interesse. Come con la Chiesa cattolica. Il campionato dei tifosi credenti \u00e8 il Benevento che vince allo Stadium: e il Benevento \u00e8 Ratzinger. La Superlega dovrebbe, nelle intenzioni, essere Bergoglio. Se non Woytjla. La scelta di marketing perfetta.<\/strong> Ma questo, lungi dal renderla l\u2019apoteosi di un processo di accumulazione di consensi, il fuoco d\u2019artificio di chi per decenni si \u00e8 preparato all\u2019occorrenza ed ora \u00e8 pronto e in piena salute, ne fa \u2013 a parer mio \u2013 il disperato tentativo di recuperare il terreno perduto in anni di dispersione della passione, di sostituzione \u201cetnica\u201d di un tifoso irrazionale, volitivo e co-protagonista del gioco con uno videoludico, algidamente volubile e satellite di uno spettacolo che non lo ingloba se non come acquirente del merchandising. <strong>La Superlega \u00e8 l\u2019ultimo trucco di una vecchia attrice<\/strong>, l\u2019ultima disperata astuzia di un play-boy, \u00e8 il tutto per tutto di un sistema che ha franato per avidit\u00e0, per fretta, per mancata conoscenza dello spirito profondo dell\u2019uomo della strada che paga i vizi a Cristiano Ronaldo. <strong>Dopo, dovesse andar male, ci sar\u00e0 poco da sperimentare<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E anche per noi, ora, resta poca scelta. Da una parte si potrebbe organizzare un flash-mob in cui piangiamo la dipartita del gioco che tanto ci piaceva, scandendo dal podio l\u2019elenco dei caduti: da Arpino a Brera, da Paolo Rossi a Diego Armando, da Nando Martellini a Maurizio Mosca e Raimondo Vianello. Senza dimenticare <em>Mai dire gol<\/em> del luned\u00ec. Dall\u2019altra cogliere l\u2019opportunit\u00e0. Approfittare del ridimensionamento per chiedere all\u2019Idra, che nel frattempo dovr\u00e0 allentare le sue spire, di ridiscutere alcune condizioni. A parziale risarcimento del danno morale subito per l\u2019abbandono di Juve, Inter e Milan del nostro orizzonte del visibile. Come alimenti dopo una fuga extraconiugale. Fare come i tifosi del Petrarca Padova, tornati a godersi il loro rugby senza l\u2019ansia di doverlo confrontare e conformare a quello europeo degli inglesi, dei francesi e di Treviso. Che prende botte pure dalle Zebre. Che sono una franchigia della Federazione. <strong>Ricontrattare, stavolta con qualche peso commerciale, le forme della nostra passione.<\/strong> Per me sarebbe bello un ritorno a ci\u00f2 che ci emozionava. Sarebbe bello che lo scudetto lo vincesse un anno la Samp e uno l\u2019Hellas. Sarebbe bello che il Casarano potesse tornare a sognare la B. <strong>Ma non \u00e8 vuota e stucchevole nostalgia a costo zero, a \u2018sto giro. Paradossalmente \u00e8 l\u2019unica possibilit\u00e0 che l\u2019azienda-calcio ha di salvare s\u00e9 stessa.<\/strong> Ritornare a quel che piace ai consumatori, anche parzialmente, per continuare a trarre profitto dal gioco. Un profitto che, altrimenti, tender\u00e0 inesorabilmente a calare. Unitamente all\u2019interesse.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2021-1\/aprile-1\/il-calcio-salvato-dai-suoi-ostaggi\/\">https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2021-1\/aprile-1\/il-calcio-salvato-dai-suoi-ostaggi\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gazzetta Filosofica (Francesco Berlingieri) La Superlega \u00e8 l\u2019ultimo trucco di una vecchia attrice, l\u2019ultima disperata astuzia di un play-boy, \u00e8 il tutto per tutto di un sistema che ha franato per avidit\u00e0, per fretta, per mancata conoscenza dello spirito profondo dell\u2019uomo della strada che paga i vizi a Cristiano Ronaldo.\u00a0Dopo, dovesse andar male, ci sar\u00e0 poco da sperimentare. 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