{"id":64387,"date":"2021-04-28T10:30:45","date_gmt":"2021-04-28T08:30:45","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64387"},"modified":"2021-04-26T14:20:31","modified_gmt":"2021-04-26T12:20:31","slug":"leuropa-vista-da-un-riformista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64387","title":{"rendered":"L\u2019Europa vista da un riformista"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di\u00a0<strong>SOLDI E POTERE (Carlo Clericetti)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cLa solitudine del riformista\u201d \u00e8 il titolo di un famoso articolo di Federico Caff\u00e8 sul\u00a0<i>Manifesto<\/i>\u00a0(e poi di un libro che raccoglieva vari suoi interventi). Ma gi\u00e0 John M. Keynes aveva espresso lo stesso concetto nel saggio \u201cLe prospettive economiche per i nostri nipoti\u201d, biasimando gli \u201copposti conservatorismi\u201d di reazionari e rivoluzionari. E\u2019 un concetto pi\u00f9 volte richiamato da Francesco Saraceno nel suo saggio \u201cLa riconquista \u2013 Perch\u00e9 abbiamo perso l\u2019Europa e come possiamo riprendercela\u201d (ed. Luiss).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nei confronti dell\u2019Europa, osserva Saraceno, prevalgono due atteggiamenti opposti: quello di chi rifiuta qualsiasi\u00a0 cambiamento di prospettiva e quello di chi ritiene che l\u2019Unione sia irriformabile e quindi solo da distruggere o abbandonare. Cos\u00ec, viene soffocato il dibattito su quello che sarebbe realisticamente possibile cambiare, per correggere gli errori del passato e per modificare una struttura di cui sono emerse chiaramente le disfunzionalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il libro si propone appunto di battere quella strada. Dapprima con una analisi del contesto e delle teorie economiche che hanno dato origine all\u2019Unione europea cos\u00ec com\u2019\u00e8 oggi, poi con una serie di proposte che, pur senza ipotizzare un\u2019Europa federale, la cui realizzazione l\u2019autore ritiene assolutamente improbabile almeno a breve termine, ne riproducano in qualche modo gli aspetti pi\u00f9 rilevanti, in modo da risolvere i problemi pi\u00f9 critici che sono emersi chiaramente nell\u2019ultimo ventennio, in particolare quando si \u00e8 trattato di affrontare due drammatiche crisi come quella del 2008 e quella purtroppo ancora in corso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lasciamo al piacere del lettore la parte storica e analitica. E\u2019 evidente che mentre scrive Saraceno ha sempre in mente i suoi studenti, quindi espone in maniera chiara e si preoccupa di spiegare tutti i passaggi. In estrema sintesi, ricorda che il Trattato di Maastricht \u00e8 stato elaborato proprio nel periodo in cui conquistava l\u2019egemonia quella teoria economica secondo cui il mercato tende spontaneamente all\u2019equilibrio, e il compito della politica dev\u2019essere solo quello di eliminare gli ostacoli che impediscono alle forze dell\u2019economia di esprimersi al meglio. Quindi tutela della concorrenza, settore pubblico ridotto al minimo e niente politica economica discrezionale, che genererebbe solo distorsioni, e invece dominio delle regole. Il tutto \u201ccontaminato\u201d dall\u2019ordoliberismo tedesco, con i corollari di orrore del debito e timore ossessivo dell\u2019inflazione (anche quando non c\u2019\u00e8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo paradigma \u00e8 stato applicato al funzionamento dell\u2019Europa, con particolare ferocia quando si \u00e8 trattato di affrontare la crisi della Grecia. Oltre che con esitazioni fatali ed errori che ci sono costati la cosiddetta crisi del debito pubblico (definizione ideologica, perch\u00e9 non fu quella la causa) e una seconda recessione dopo quella del 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il racconto e l\u2019analisi sono propedeutici alle proposte, affrontate in particolare nel capitolo 8. Lo tsunami della crisi provocata dal Covid, osserva Saraceno, ci ha trovato impreparati e senza gli strumenti adatti proprio come quella precedente. Ma la gravit\u00e0 della situazione \u2013 e forse qualche meditazione sugli errori del passato \u2013 hanno spinto ad adottare provvedimenti che sarebbero stati impensabili fino al giorno prima: una parziale condivisione del rischio, un fondo europeo per la disoccupazione (il Sure), una emissione di debito europeo, trasferimenti attribuiti \u2013 almeno in linea di principio \u2013 a seconda del bisogno, cio\u00e8 maggiori per chi aveva avuto le pi\u00f9 forti difficolt\u00e0. Non \u00e8 tanto la dimensione che conta, quanto il tipo di decisioni, che segnano un cambiamento di rotta rispetto ad alcuni dei punti su cui fino ad allora c\u2019era stata un\u2019assoluta contrariet\u00e0 della Germania e degli altri paesi del Nord. Questi ultimi hanno fatto molta resistenza, ma alla fine hanno ceduto alle pressioni tedesche, dopo aver combattuto per ridurre la portata delle misure, con qualche successo, e aver ottenuto contropartite sui loro versamenti al bilancio comunitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma tutto questo rischia di restare un fatto episodico e che dopo la fine dell\u2019emergenza si torni al passato. Saraceno ha una certa fiducia che si possa invece cambiare, ed enumera una serie di provvedimenti che possano surrogare quella struttura federale che resta per ora un traguardo illusorio. Le varie proposte sono troppo complesse per riassumerle nello spazio di un articolo. Basti dire che l\u2019economista pensa ad alcune istituzioni in grado di assorbire gli shock asimmetrici: una posta di bilancio (\u201cfondo di stabilizzazione\u201d) in cui versa chi \u00e8 in ripresa e da cui prende chi \u00e8 in recessione e un fondo europeo contro la disoccupazione. Meccanismi che avrebbero una funzione anticongiunturale e dovrebbero evitare trasferimenti permanenti tra un paese e l\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma non solo questo. Per una strategia di lungo periodo sarebbe necessario un ministro delle Finanze europeo che \u2013 oltre ad intervenire in caso di shock \u2013 si occupi anche di problemi strutturali relativi ai \u201cbeni pubblici\u201d europei: transizione ecologica, digitalizzazione, questione dei rifugiati, emergenze sanitarie, finanziamento dei progetti di ricerca innovativi. Per questi compiti dovrebbe avere la facolt\u00e0 di emettere debito, bond europei che costituirebbero tra l\u2019altro quell\u2019asset privo di rischio in grado di superare il circolo vizioso tra bilanci delle banche e debiti pubblici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tra i problemi da affrontare c\u2019\u00e8 anche quello della mancanza di un bilancio federale, visto che quello attuale \u00e8 di dimensioni irrisorie (poco pi\u00f9 dell\u20191% del Pil) e la proposta di aumentarlo di qualche decimale ha provocato uno scontro che si \u00e8 trascinato per molto tempo prima di raggiungere un accordo che non cambia la situazione. Questo significa che bisogna dare pi\u00f9 spazio agli Stati per le loro politiche di bilancio: innanzitutto accogliendo finalmente la \u201cregola aurea\u201d di non considerare gli investimenti pubblici (oggi ai minimi storici ovunque) nel computo del deficit. Ma Saraceno va oltre, ipotizzando che anche le spese per beni come istruzione e sanit\u00e0 possano essere considerati investimenti quando il paese interessato \u00e8 al di sotto di certi standard. E poi c\u2019\u00e8 la questione della concorrenza fiscale, che avvantaggia i piccoli paesi a scapito di quelli pi\u00f9 grandi e a cui sar\u00e0 inevitabile mettere mano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Giova ripetere che qui si pu\u00f2 dare solo un\u2019idea delle proposte che vengono sviluppate nel libro, e che effettivamente disegnano un \u201csurrogato\u201d di un\u2019organizzazione federale come quella degli Usa, che pi\u00f9 volte Saraceno richiama per confronto. Nel merito di ogni proposta si pu\u00f2 certo discutere, ma tutte sarebbero realizzabili a due condizioni. La prima \u00e8 che ve ne sia la volont\u00e0 politica. La seconda \u2013 che in realt\u00e0 cronologicamente dovrebbe venire prima \u2013 \u00e8 che si faccia strada un cambio di mentalit\u00e0 per quel che riguarda l\u2019economia, cio\u00e8 si smetta di pensare che basti lasciar agire il mercato per avere i risultati migliori. Ha a che fare con questa mentalit\u00e0 anche lo scontro tra i sostenitori della condivisione del rischio e quelli che ribattono che prima bisogna ridurre il rischio, dibattito che riguarda i titoli del debito sovrano detenuti dalle banche e che ha impedito finora, per il veto della Germania e paesi satelliti, che si realizzasse la terza fondamentale \u201cgamba\u201d dell\u2019unione bancaria, l\u2019assicurazione comune dei depositi. Prima di condividere il rischio assicurativo, affermano i secondi, bisogna che le banche riducano il peso dei titoli del debito del loro Stato nei bilanci (problema che riguarda in particolare le banche italiane, ma non solo). Ma la condivisione del rischio avrebbe gi\u00e0 l\u2019effetto di ridurlo, replicano gli altri (e tra questi Mario Draghi, che si era espresso in tal senso in uno dei sui interventi da presidente della Bce).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 vero che un numero sempre maggiore di economisti sta prendendo atto delle dure lezioni delle crisi. Ma i progetti di riforme della governance europea che sono finora in discussione contengono qualche correzione di rotta, ma senza il cambiamento che sarebbe necessario per abbandonare la visione tradizionale. La scommessa di Saraceno \u00e8 che i tempi siano maturi perch\u00e9 questo cambio di mentalit\u00e0 si possa realizzare. Entro il prossimo anno \u00e8 previsto che si definiscano le nuove regole europee che dovrebbero entrare in vigore quando finir\u00e0 la sospensione \u2013 decisa per far fronte alla pandemia \u2013 di quelle vecchie. Verificheremo allora se Saraceno ha visto giusto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2021\/04\/24\/leuropa-vista-da-un-riformista\/\">https:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2021\/04\/24\/leuropa-vista-da-un-riformista\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0SOLDI E POTERE (Carlo Clericetti) \u201cLa solitudine del riformista\u201d \u00e8 il titolo di un famoso articolo di Federico Caff\u00e8 sul\u00a0Manifesto\u00a0(e poi di un libro che raccoglieva vari suoi interventi). Ma gi\u00e0 John M. Keynes aveva espresso lo stesso concetto nel saggio \u201cLe prospettive economiche per i nostri nipoti\u201d, biasimando gli \u201copposti conservatorismi\u201d di reazionari e rivoluzionari. 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