{"id":64416,"date":"2021-04-27T09:30:03","date_gmt":"2021-04-27T07:30:03","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64416"},"modified":"2021-04-27T08:07:36","modified_gmt":"2021-04-27T06:07:36","slug":"la-transizione-multipolare-si-gioca-in-afghanistan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64416","title":{"rendered":"La transizione multipolare si gioca in Afghanistan"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">da <strong>TERMOMETRO GEOPOLITICO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>(Emanuel Pietrobon)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, il 14 aprile ha dichiarato formalmente che \u00e8 sua intenzione riuscire dove nessuno dei predecessori ha avuto successo: porre fine alla guerra infinita dell\u2019Afghanistan. Il piano \u00e8 semplice: riportare a casa i soldati americani e dell\u2019Alleanza Atlantica entro l\u201911 settembre, cio\u00e8 in occasione del prossimo anniversario degli attentati alle Torri Gemelle, facendo leva sul trio Turchia\u2013Qatar\u2013Fratellanza Musulmana per ridurre l\u2019astro esercitato sui Talebani da Pakistan (ossia dalla Cina), Russia e Iran.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019obiettivo dell\u2019amministrazione Biden \u00e8 ambizioso, perch\u00e9 si tratterebbe di impantanare i rivali degli Stati Uniti in una terra storicamente indomabile e ostile a qualsivoglia forma di ingerenza straniera, ma \u00e8 da chiarire se, come e quando avverr\u00e0 la ritirata e quanta effettiva influenza potr\u00e0 esercitare il dinamico trio dell\u2019islam politico. L\u2019incognita pi\u00f9 importante, per\u00f2, \u00e8 un\u2019altra: come reagiranno Russia, Cina e Iran alla de-americanizzazione dell\u2019Afghanistan? Dovranno collaborare attivamente e continuamente, mettendo in piedi un meccanismo di concertazione funzionante e all\u2019altezza delle sfide, pena la sconfitta in una partita fondamentale nel quadro della transizione multipolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La prova del fuoco<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">In Afghanistan, la tomba degli imperi per antonomasia, verr\u00e0 scritto uno dei capitoli pi\u00f9 importanti della competizione tra grandi potenze. Qui, dove si incrociano e scontrano gli interessi e le agende di una costellazione variegata di attori statuali \u2013 tra i quali Russia, Cina, Stati Uniti, India, Iran, Pakistan e Turchia \u2013 e nonstatuali \u2013 cio\u00e8 le organizzazioni dell\u2019internazionale jihadista \u2013, nelle fasi concomitanti e successive alla storica ritirata del blocco euroamericano si potrebbe assistere ad uno spaventevole ritorno al passato fatto di insurgenza, instabilit\u00e0 e attentati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Rispetto al passato, per\u00f2, un eventuale collasso dell\u2019Afghanistan non rappresenterebbe un problema particolarmente grave per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, il cui mirino geopolitico \u00e8 stato ribaricentrato dal mondo musulmano alla sinosfera, mentre si rivelerebbe esiziale per Russia, Cina e Iran, il terrifico trio che turba i sonni unipolari degli strateghi che monitorano l\u2019andamento delle relazioni internazionali da Casa Bianca e Pentagono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Afghanistan insegna che, a volte, non v\u2019\u00e8 migliore vittoria di una sconfitta. Perch\u00e9 gli Stati Uniti non si ritireranno da una nazione risorta, prospera e sicura, ma da un teatro n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno indomabile e cataclismatico del 2001. Speranza e aspettativa degli strateghi al servizio dell\u2019amministrazione Biden \u00e8 che l\u2019Afghanistan possa divenire per Cina, Russia e Iran ci\u00f2 che \u00e8 stato prima per i sovietici e poi per gli statunitensi: un pantano ingestibile e tremendamente antieconomico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Perch\u00e9 il piano Biden potrebbe fallire<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il piano dell\u2019amministrazione Biden poggia su due pilastri di cartongesso: la Turchia e la fiducia nella dura lex historiae. La prima, con l\u2019ausilio di Qatar e Fratellanza Musulmana, dovrebbe fungere da guardiano degli interessi degli Stati Uniti in loco e inglobare l\u2019Afghanistan nella turcosfera, per quanto possibile, tramite il leveraggio di instrumenta regni quali cooperazione allo sviluppo, religione, cultura, stato sociale e investimenti. La seconda implica una cieca fiducia nella potenza travolgente della ricorrenza storica, ovverosia nella trasformazione dell\u2019Afghanistan nel capolinea dei sogni egemonici degli imperi di turno, in questo caso Cina, Russia e Iran.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Molteplici sono le ragioni per cui suddetti pilastri sarebbero meno stabili e solidi di quanto creduto dall\u2019amministrazione Biden, e tutte sono legate alla condivisione di un elemento: la sottovalutazione dei rivali sulle cui spalle si vorrebbe trasferire l\u2019onere del controllo dell\u2019incontrollabile Afghanistan. Perch\u00e9 gli Stati Uniti confidano nel persistere dell\u2019animosit\u00e0 tra Talebani e Russia, nell\u2019entrata in scena dell\u2019India (in chiave anticinese e antipakistana), nel potenziale dell\u2019internazionale islamista e nel fatto che il vuoto di potere possa facilitare il (ri)attecchimento del terrorismo di stampo jihadista, ma trascurano il peso determinante del fattore Pakistan, storico custode degli studenti del Corano e satellite della Cina, la cordialit\u00e0 che ha storicamente contraddistinto le relazioni fra i seguaci del mullah Omar e l\u2019Iran e, ultimo ma non meno importante, il potere dello yuan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Pechino ha silenziosamente ottenuto la lealt\u00e0 dei Talebani, facendo leva sull\u2019asse d\u2019oro con Islamabad, cosa che ha reso possibile lo stabilimento di una presenza militare, seppure limitata e geograficamente circoscritta. Commercio, investimenti, cooperazione allo sviluppo (elettrificazione e installazione della fibra ottica nelle aree rurali) ed \u201cedilizia umanitaria\u201d (costruzione e\/o restauro di strade, scuole, ospedali, alloggi e persino moschee) hanno fatto il resto, migliorando in maniera significativa l\u2019immagine dell\u2019Impero celeste presso afghani e Talebani e fungendo da complemento ideale al leveraggio dell\u2019asse con il Pakistan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Numeri e fatti, molto pi\u00f9 delle parole, possono aiutare a comprendere quali siano le dimensioni effettive della presenza cinese nell\u2019Afghanistan contemporaneo: 320 milioni di dollari in aiuti allo sviluppo dal 2001 al 2014, accordi esclusivi nel settore energetico e minerario sin dai primi anni 2000, stabilmente al primo posto nella classifica degli investitori stranieri, pi\u00f9 di 70 milioni in aiuti militari dal 2016 al 2018.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019unica maniera che Russia e Cina hanno per evitare la ricaduta dell\u2019Afghanistan in uno stato di insurgenza centrifuga, cio\u00e8 che dalle Montagne bianche promana verso il vicinato geografico, \u00e8 lo stabilimento di un meccanismo di concertazione funzionante, poggiante sulla cooperazione attiva con protettori (Pakistan) e giocatori di interesse (Iran, Kazakistan e Uzbekistan) e sul contenimento a oltranza della Turchia e dell\u2019internazionale islamista, che vanno affrontate attraverso una concorrenza aggressiva e sleale che non lasci loro spazio alcuno di manovra all\u2019interno della nazione \u2013 in nessun luogo e in nessun settore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La strategia di Biden \u00e8 chiara: tentare la carta Brzezinski, ovvero la costruzione di un artificioso \u201carco di crisi\u201d nel cuore dell\u2019Eurasia, a mezzo della mobilitazione dei popoli musulmani ivi stanziati e diligentemente radicalizzati, funzionale al contenimento simultaneo di Russia e Cina. Funzion\u00f2 all\u2019epoca dell\u2019Unione Sovietica, perci\u00f2 l\u2019aspettativa della Casa Bianca \u00e8 che possa funzionare ancora \u2013 facendo leva su Turchia e Fratellanza Musulmana anzich\u00e9 su Pakistan e petromonarchie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Russia e Cina dovranno estendere il loro partenariato strategico all\u2019Afghanistan, formulando un piano d\u2019azione contemplante ogni possibile scenario e, soprattutto, basato sugli insegnamenti provenienti dal passato. L\u2019Afghanistan sar\u00e0 il vero banco di prova sul quale verr\u00e0 misurata la solidit\u00e0 dell\u2019intesa cordiale del 21esimo secolo, nonch\u00e9 il teatro in cui si giocher\u00e0 una parte considerevole, forse una delle pi\u00f9 importanti, della competizione tra grandi potenze e della transizione multipolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/it.insideover.com\/politica\/la-transizione-multipolare-si-gioca-in-afghanistan.html\">https:\/\/it.insideover.com\/politica\/la-transizione-multipolare-si-gioca-in-afghanistan.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da TERMOMETRO GEOPOLITICO (Emanuel Pietrobon) Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, il 14 aprile ha dichiarato formalmente che \u00e8 sua intenzione riuscire dove nessuno dei predecessori ha avuto successo: porre fine alla guerra infinita dell\u2019Afghanistan. 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