{"id":64419,"date":"2021-04-27T10:30:35","date_gmt":"2021-04-27T08:30:35","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64419"},"modified":"2021-04-27T08:22:32","modified_gmt":"2021-04-27T06:22:32","slug":"secchia-larte-dellorganizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64419","title":{"rendered":"Secchia: l&#8217;arte dell&#8217;organizzazione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di <strong>MARX XXI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&#8220;Quando la giusta linea politica \u00e8 fissata, il lavoro d&#8217;organizzazione \u00e8 ci\u00f2 che decide di tutto, compresa la sorte della linea politica stessa, della sua realizzazione o del suo insuccesso&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I. S.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Scritto di <strong>Pietro Secchia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La migliore delle linee politiche pu\u00f2 essere destinata all&#8217;insuccesso, se un partito non dispone di un&#8217;organizzazione capace di applicarla e di realizzarla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;organizzazione non \u00e8 fine a se stessa. Essa deve essere lo strumento pi\u00f9 efficace per la realizzazione della politica del Partito, per la mobilitazione delle larghe masse popolari, per il raggiungimento degli obiettivi che di volta in volta il partito si pone. L&#8217;organizzazione non pu\u00f2 e non dev&#8217;essere dunque concepita come cosa a se stante, ma come uno strumento politico. Nulla si pu\u00f2 realizzare, neppure la pi\u00f9 semplice delle iniziative politiche se non per mezzo dell&#8217;organizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Impossibile perci\u00f2 fare una netta distinzione tra politica e organizzazione . Non si pu\u00f2 ad esempio ritenere che vi possa essere una situazione od una localit\u00e0 ove politicamente si va bene, se in quella localit\u00e0 o situazione le cose vanno male organizzativamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec non pu\u00f2 essere un buon organizzatore il semplice praticista, il tecnico, lo specialista che non si interessa di politica. e che non unisce costantemente al lavoro pratico, organizzativo, lo studio. La pratica costante giova molto, ed \u00e8 vero che l&#8217;uomo pratico acquista materialmente le cognizioni di un determinato numero di soluzioni e sa trovare il rimedio a molti difetti ordinari di una organizzazione. Per\u00f2 se quest&#8217;uomo non sa elevarsi sino a trovare il nesso, il legame della politica con l&#8217;organizzazione, sino a comprendere quali sono le esigenze di una determinata linea politica e gli obbiettivi che essa si propone, egli sapr\u00e0 regolarsi in condizioni uguali a quelle di cui ha gi\u00e0 esperienza, ma non sapr\u00e0 regolarsi nei casi dissimili e cio\u00e8 nelle infinite circostanze di situazioni e di condizioni, nelle diverse fasi di sviluppo della vita di un partito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Concepita l&#8217;organizzazione come lo strumento della politica \u00e8 evidente che non vi sono e non possono esserci criteri e metodi organizzativi fissi. Questi si modificano col modificarsi delle necessit\u00e0 politiche, dei compiti e degli obiettivi che di volta in volta il partito si pone. Criteri d&#8217;organizzazione senza princ\u00ecpi dunque? No. L&#8217;organizzazione di un partito come quella di un esercito, di un&#8217;azienda industriale, o di un istituto scientifico risponde sempre a determinati principi direttivi che sono in funzione della natura, del carattere di quel partito o di quell&#8217;aggregato qualsiasi tenuto assieme ed operante per mezzo di quella data organizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ma i principi per quanto frutto di esperienze pratiche, di lavoro e di lotte nelle condizioni le pi\u00f9 diverse, per quanto frutto di studio e di ricerche, non possono essere, specialmente nel campo organizzativo che un orientamento, una guida, e soprattutto non devono essere considerati fissi, immutabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Lavorare con un piano \u00e8 utile e necessario, lavorare con metodo \u00e8 indispensabile, ma lavorare schematicamente \u00e8 oltremodo dannoso specie sul terreno della organizzazione. Sistemi ottimi ieri, possono essere del tutto nocivi oggi. Criteri e sistemi d&#8217;organizzazione buoni per un partito possono essere nocivi se adattati ad un altro partito o per la natura e composizione sociale diversa o per i compiti diversi che questo partito si pone a differenza dell&#8217;altro o per le diverse condizioni del paese nel quale operano i due partiti in questione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Non c&#8217;\u00e8 dubbio ad esempio che i criteri organizzativi del Partito bolscevico dell&#8217;Unione Sovietica, del paese del socialismo, non possono essere schematicamente trapiantati in un partito di un paese dove i rapporti di produzione siano ancora dei rapporti capitalisti. Il partito comunista in Italia \u00e8 passato, nel corso dei 25 anni della sua vita, attraverso situazioni profondamente diverse. Il fatto che malgrado la feroce reazione e la spietata persecuzione esso si sia costantemente sviluppato e sia diventato uno dei pi\u00f9 forti, se non il pi\u00f9 forte partito italiano, lo si deve innanzi tutto alla sua giusta linea politica, all&#8217;essere rimasto costantemente fedele, nelle situazioni pi\u00f9 difficili, alla causa dei lavoratori e del popolo italiano. Ma la sua capacit\u00e0 di resistenza, di ripresa e di sviluppo \u00e8 dovuta anche alla forza della sua organizzazione, all&#8217;aver saputo modificare col modificare della situazione, non solo la sua linea politica, ma anche i suoi criteri di organizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Saper adattare le forme ed i criteri d&#8217;organizzazione alla situazione concreta, in modo da prestare il meno possibile il fianco al nemico, in modo da sferrargli i colpi pi\u00f9 possenti con le minori perdite da parte nostra, questo \u00e8 ci\u00f2 che ha saputo fare il nostro partito. Quante volte abbiamo mutato i nostri criteri e le nostre forme d&#8217;organizzazione? Non \u00e8 qui il caso di enumerarle. Certo \u00e8 che i nostri criteri, i nostri principi d&#8217;organizzazione nel 1924 non erano quelli del 1921, e quelli del 1927-1930 non erano quelli del 1924e cos\u00ec via. Metodi, criteri e forme d&#8217;organizzazione del periodo della guerra partigiana non sono e non potrebbero essere quelli di oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Talvolta il ritardo nel modificare metodi e criteri d&#8217;organizzazione fu duramente pagato dal partito. Le tendenze conservatrici ed i ritardi nelle innovazioni in un&#8217;organizzazione industriale si pagano con spreco di energie, di denaro, con la sconfitta nei confronti della concorrenza e con un ritardo nello sviluppo della tecnica. In un&#8217;organizzazione politica od in un esercito questi ritardi si pagano a prezzo di sofferenze e di sangue e con la perdita sia pure transitoria della influenza, il che in certe condizioni pu\u00f2 decidere di una battaglia, del successo o dell&#8217;insuccesso di una linea politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La superiorit\u00e0 politica ed organizzativa del Partito comunista nei confronti degli altri partiti antifascisti si rivel\u00f2 apertamente agli occhi di tutti, specialmente nel periodo della guerra di liberazione nazionale. Forte dell&#8217;esperienza di lavoro e di lotta accumulata durante vent&#8217;anni di illegalit\u00e0, il Partito comunista, pi\u00f9 intensamente e largamente di ogni altro, seppe condurre la guerra contro i tedeschi ed i fascisti col minor numero di perdite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">I partiti che da vent&#8217;anni avevano rinunciato, o quasi, a qualsiasi attivit\u00e0 in Italia, privi di una seria esperienza, di lavoro organizzativo e cospirativo, non erano in grado di fare un passo senza cadere nella rete del nemico, non erano in grado di sferrare un colpo senza offrire una larga superficie vulnerabile alla reazione nemica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nessuno pu\u00f2 contestare al Partito comunista italiano d&#8217;aver partecipato alla guerra di liberazione col pi\u00f9 gran numero di combattenti, di partigiani e di gappisti, tutta l&#8217;organizzazione di partito \u00e8 stata per diciotto mesi mobilitata sul piano della lotta armata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Eppure le nostre perdite in rapporto a quelle di altri partiti sono state relativamente assai minori. Durante i diciotto mesi il centro del partito ed il Comando generale delle Brigate d&#8217;Assalto Garibaldi furono continuamente (senza interruzioni) collegati con i triumvirati insurrezionali, con i comitati federali, con i Comandi militari di regione e di zona e con i Comandi operativi delle Brigate Garibaldi e del Corpo Volontari della Libert\u00e0. Questi collegamenti erano tenuti da corrieri, da staffette, da ufficiali di collegamento, uomini e donne, giovani e anziani i quali trasportavano stampati, giornali, ordini, direttive, armi, munizioni e materiale diverso. Tonnellate e tonnellate di merce furono trasportate durante i diciotto mesi. Tutti questi collegamenti facevano capo a dei centri regionali e da questi alla direzione del Nord a Milano. E mai una sola volta i nostri centri regionali politici e militari e la nostra direzione a Milano furono colpiti in punti vitali dal nemico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Non solo, ma le nostre bande divennero ben presto brigate, si trasformarono in divisioni, raggiunsero e superarono di molto i centomila combattenti. E l&#8217;organizzazione di partito pass\u00f2 da cinquemila iscritti nel luglio 1943a circa centomila al momento dell&#8217;insurrezione. Tutto questo lavoro fu possibile grazie alla dedizione, all&#8217;abnegazione, allo spirito di sacrificio di centinaia e centinaia di compagni, ma grazie anche alle esperienze, alle capacit\u00e0 organizzative acquisite in lunghi anni di lotta, grazie soprattutto alla giustezza della linea politica del Partito ma grazie anche alla cura di ogni dettaglio del nostro lavoro organizzativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il conservatorismo \u00e8 nocivo ad un&#8217;organizzazione come la ruggine in un ingranaggio. Ma non si devono neppure introdurre importanti innovazioni nell&#8217;organizzazione con facile leggerezza. L&#8217;organizzazione non \u00e8 un passatempo, un divertimento consistente nel mutar di posto a delle pedine, non \u00e8 un giuoco e neppure un campo sperimentale. L&#8217;organizzazione \u00e8 un mezzo, uno strumento serio inteso a raggiungere uno scopo serio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Non bisogna mai lasciarsi andare a delle improvvisazioni e prima di decidersi a delle radicali riforme nel campo dell&#8217;organizzazione non basta constatare che il vecchio criterio, il vecchio sistema non risponde pi\u00f9 alle esigenze, ma occorre studiare ed in certo qual modo assicurarsi che il nuovo che si vuol introdurre sia non solo un poco migliore, ma sia tanto migliore da rispondere ai risultati politici che si vogliono ottenere e da compensare il danno che la spezzata tradizione necessariamente apporter\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Quando nel 1924 noi abbandonammo il principio d&#8217;organizzazione su base territoriale per applicare quello sulla base del luogo di produzione (cellule di fabbrica), sapevamo che il danno che poteva derivare dalla rottura della tradizione, dell&#8217;abitudine dei compagni a riunirsi tutti assieme nella sezione, sarebbe stato largamente compensato dallo sviluppo del partito, dall&#8217;aumento della sua influenza e delle sue ramificazioni nelle fabbriche. Il partito di massa dei lavoratori, il partito della classe operaia, doveva trovare un sistema d&#8217;organizzazione capillare che gli permettesse di toccare, collegare, unire ed attivizzare il numero pi\u00f9 grande di lavoratori, che desse la possibilit\u00e0 all&#8217;avanguardia della classe operaia di assolvere alla sua funzione dirigente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il sistema d&#8217;organizzazione sulla base delle cellule di fabbrica aveva gi\u00e0 al suo attivo una grande, positiva esperienza: quella del partito bolscevico, la cui politica era stata coronata dal pi\u00f9 grande successo storico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Troppo facile sarebbe, quando un criterio organizzativo si dimostra insufficiente, deficiente o superato adottarne un altro qualsiasi; magari l&#8217;opposto. Vi fu ad esempio un periodo nella vita illegale del partito in cui si costat\u00f2 che il massimo accentramento facilitava e rendeva assai pi\u00f9 gravi i colpi della polizia. Il criterio d&#8217;organizzazione con funzionamento collettivo (i comitati) centralizzato (collegamento di tutte le cellule in settori e dei settori nel comitato federale) per mezzo di riunioni regolari dei diversi organismi, faceva s\u00ec che quando la polizia riusciva ad afferrare un anello della catena, per mezzo del pedinamento, della provocazione e della tortura, pi\u00f9 d&#8217;una volta riusciva ad impossessarsi di tutta o di parte notevole della catena. Per cui ad un certo momento si ritenne necessario passare al criterio del massimo decentramento. Non pi\u00f9 riunioni collettive, ma legame individuale, non pi\u00f9 collegamenti di cellule in settori, ecc., ma tanti nuclei viventi nella stessa citt\u00e0 o zona, l&#8217;uno indipendentemente dall&#8217;altro, non pi\u00f9 comitati, ma individui responsabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;applicazione di questo criterio nella sua forma pi\u00f9 estrema, rivel\u00f2 ben presto nella pratica dei difetti altrettanto gravi quanto i danni che prima ci arrecava la reazione poliziesca. Si marciava verso la polverizzazione del partito, verso la sua disintegrazione in tante piccole unit\u00e0 indipendenti l&#8217;una dall&#8217;altra. Dalla mancanza di unit\u00e0 organizzativa, dalla mancanza di vita collettiva, dalla mancanza di discussione si sarebbe potuto passo passo arrivare alla mancanza di unit\u00e0 di direzione, alla mancanza di vitalit\u00e0 politica. L&#8217;esperienza dimostr\u00f2 che la giusta soluzione del problema non stava nell&#8217;adottare semplicisticamente un criterio d&#8217;organizzazione opposto, ma piuttosto nel conciliare le esigenze di un&#8217;organizzazione unitaria centralizzata e funzionante collettivamente, con le esigenze di carattere cospirativo. Si trattava cio\u00e8 di trovare un equilibrio, la giusta misura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi che il Partito comunista \u00e8 diventato e sta diventando sempre pi\u00f9 il partito nuovo, il partito del popolo italiano, il partito che organizza che accoglie non solo una ristretta avanguardia della classe operaia, ma strati sempre pi\u00f9 larghi di lavoratori, di contadini e di intellettuali, oggi che al partito si pongono compiti nuovi, compiti di governo e di direzione di istituzioni pubbliche nelle province e nei comuni, il funzionamento della sezione acquista un&#8217;importanza che nel passato non aveva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ma sarebbe un errore ritenere che la soluzione stia nell&#8217;abbandonare il sistema d&#8217;organizzazione sulla base di cellula d&#8217;officina e di strada. Intanto le stesse cellule di fabbrica e di strada sono diventate degli organismi i cui iscritti superano di molto quelli delle vecchie sezioni socialiste del 1919-1920. In secondo luogo il sistema di organizzazione per cellule non solo garantisce al partito i pi\u00f9 larghi contatti con le masse lavoratrici, ma permette la partecipazione del numero pi\u00f9 grande di compagni alla vita ed all&#8217;attivit\u00e0 del partito. Quanti giovani elementi che passerebbero inosservati in una grande assemblea di sezione, si rivelano nelle cellule come elementi capaci di sviluppo e di assolvere a funzioni di direzione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia la situazione di oggi, il carattere odierno del partito, gli obiettivi che stanno davanti a noi rendono necessaria, specie nei villaggi, anche la vita di sezione. E in quei comuni ove erano sorte quattro, cinque sezioni (una per frazione) gi\u00e0 si \u00e8 sentita la necessit\u00e0 di raggrupparle, di ridurne il numero, di coordinare la loro attivit\u00e0. Perch\u00e9 i problemi del comune, siano essi problemi amministrativi, politici, di ricostruzione o culturali non possono essere risolti che in forma organica e tenendo conto delle esigenze di tutto il comune. Di qui la necessit\u00e0 per il partito di adottare criteri e forme d&#8217;organizzazione diverse e multiple.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La cura dell&#8217;uomo \u00e8 l&#8217;elemento essenziale nell&#8217;arte dell&#8217;organizzazione. Un partito \u00e8 fatto di uomini e bisogna prendere gli uomini come sono. Bisogna cercare bens\u00ec di migliorarli e di educarli, di dare ci\u00f2 che ad essi manca, ma frattanto \u00e8 necessario lavorare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Un organizzatore politico non dev&#8217;essere solo un uomo dotato di facolt\u00e0 di osservazione e di analisi, capace di scorgere, abbracciare e coordinare i dettagli, deve non solo possedere energia, dinamicit\u00e0, resistenza al lavoro, ma deve possedere quella conoscenza, quella capacit\u00e0 di comprensione dell&#8217;elemento umano del quale \u00e8 composta un&#8217;organizzazione. L&#8217;organizzatore politico deve possedere queste qualit\u00e0 in misura maggiore che non l&#8217;organizzatore industriale il quale esercita la sua funzione solo in parte su cose vive. L&#8217;organizzatore politico non esercita la sua volont\u00e0 su delle macchine, su della materia inerte o su degli uomini che assolvono ad una funzione meramente meccanica ed in certo senso passiva ma lavora invece con degli uomini che agiscono e reagiscono in piena coscienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Saper scoprire le qualit\u00e0 che esistono in ogni individuo, saper ben utilizzare queste qualit\u00e0, studiare i pregi e le insufficienze di ogni compagno, saper collocare ognuno al posto che meglio risponde alle sue attitudini, questo \u00e8 uno dei compiti fondamentali dell&#8217;organizzatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">E&#8217; un luogo comune l&#8217;affermazione che noi dobbiamo badare esclusivamente all&#8217;interesse del partito, prescindendo da quelle che possono essere le inclinazioni individuali. E&#8217; questo un criterio d&#8217;organizzazione del tutto errato che d\u00e0 risultati negativi in qualsiasi campo dell&#8217;attivit\u00e0 umana. L&#8217;uomo rende quanto pi\u00f9 il lavoro che esso compie risponde, non solo all&#8217;obiettivo supremo per il quale esso agisce e lotta (che pu\u00f2 essere obiettivo politico, scientifico, o di produzione) ma anche in quanto quel lavoro soddisfa le sue attitudini e la sua inclinazione ad una particolare attivit\u00e0. Questo principio organizzativo vale anche per i comunisti. Perch\u00e9 se \u00e8 vero che i comunisti subordinano alla causa, per cui lottano ogni vanit\u00e0, ogni soddisfazione, ogni ambizione personale \u00e8 anche vero che i comunisti sono uomini normali come tutti gli altri uomini, molti di essi temprati dalla lotta e dal sacrificio, ma pur sempre uomini con le stesse esigenze, con gli stessi difetti e le stesse qualit\u00e0 degli altri uomini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La formazione e lo sviluppo dei quadri \u00e8 il compito fondamentale di un&#8217;organizzazione, l&#8217;utilizzazione di tutte le forze di cui il partito dispone, saper aumentare giorno per giorno queste forze ed il loro rendimento, riuscire ad indurre ogni compagno a migliorarsi quotidianamente e ad impegnare tutta la sua volont\u00e0 tutte le sue energie fisiche ed intellettuali nell&#8217;interesse del partito, nella realizzazione della linea politica del partito: in questo consiste essenzialmente l&#8217;arte dell&#8217;organizzazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.marx21.it\/index.php\/italia\/antifascismo\/31155-secchia-larte-dellorganizzazione\">https:\/\/www.marx21.it\/index.php\/italia\/antifascismo\/31155-secchia-larte-dellorganizzazione<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARX XXI &#8220;Quando la giusta linea politica \u00e8 fissata, il lavoro d&#8217;organizzazione \u00e8 ci\u00f2 che decide di tutto, compresa la sorte della linea politica stessa, della sua realizzazione o del suo insuccesso&#8221; I. S. Scritto di Pietro Secchia La migliore delle linee politiche pu\u00f2 essere destinata all&#8217;insuccesso, se un partito non dispone di un&#8217;organizzazione capace di applicarla e di realizzarla. L&#8217;organizzazione non \u00e8 fine a se stessa. 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