{"id":64484,"date":"2021-04-30T10:38:30","date_gmt":"2021-04-30T08:38:30","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64484"},"modified":"2021-04-30T10:38:30","modified_gmt":"2021-04-30T08:38:30","slug":"la-fronda-dei-generali-contro-macron","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64484","title":{"rendered":"La fronda dei generali contro Macron"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ANALISI DIFESA (Mirko Molteni)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"post-gallery\">\n<div class=\"thumb-wrap\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Flag_of_France_with_islam_symbol-11.png\" alt=\"Flag_of_France_with_islam_symbol-11\" width=\"800\" height=\"533\" \/><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"div-gpt-ad-1379845085316-0\" data-google-query-id=\"CPzm2IHIpfACFRK3dwodh8UAyg\">\n<div id=\"google_ads_iframe_\/117559856\/AD_Home_CentraleAlto_590x80_0__container__\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"the-content\">\n<p><strong>La minaccia del terrorismo islamico cresce, mentre il mondo \u00e8 distratto dal Covid, e molti alti ufficiali esprimono apertamente il malcontento che serpeggia nelle forze armate francesi verso quella mentalit\u00e0 arrendevole che non ammette la gravit\u00e0 dei pericoli. N\u00e8 riconosce che molte banlieue sono culle di jihadismo e territori ormai estranei alla societ\u00e0 e all\u2019autorit\u00e0 nazionali.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una recentissima lettera aperta indirizzata da numerosi alti ufficiali a riposo delle forze armate francesi al presidente Emmanuel Macron e pubblicata sul settimanale\u00a0<a href=\"https:\/\/www.valeursactuelles.com\/\">Valeurs Actuelles<\/a>\u00a0(vicino al Front National di Marine Le Pen) evidenzia l\u2019allarme, sottovalutato e quasi \u201cnascosto\u201d all\u2019opinione pubblica, complice un anno e mezzo di tambureggiante emergenza pandemica Covid, sull\u2019intrecciarsi della minaccia terroristica di matrice islamista con la progressiva frantumazione del tessuto nazionale e sociale francese. E, per esteso, anche europeo. Molte comunit\u00e0 di origine straniera nelle banlieue o quartieri ghetto o come li si voglia definire, diventano territori praticamente estranei alla nazione e indipendenti dalle autorit\u00e0, coltivando simpatie estremiste.<\/p>\n<p>Sotto questo aspetto, le missioni militari francesi, o a guida francese, all\u2019estero, come Barkhane nel Sahel finiscono col costituire soltanto la linea pi\u00f9 esterna di difesa. Ma il grosso della minaccia islamista \u00e8 gi\u00e0 ben presente entro le frontiere. Il quadro complessivo \u00e8 quindi intricato e inquietante, in Francia e in prospettiva anche nel resto d\u2019Europa. Perci\u00f2 venti generali francesi non si sono fatti scrupolo di menzionare apertamente sulla stampa il pericolo di una vera e propria \u201cguerra civile\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>La poliziotta martire<\/u><\/strong><\/p>\n<p>Il fatto che siano passati quasi sei anni dai pi\u00f9 devastanti attacchi del terrorismo islamico registrati nel paese, cio\u00e8 le azioni combinate di seguaci dell\u2019ISIS che il 13 novembre 2015 uccisero un totale di 130 persone a Parigi, delle quali 90 nella sola strage del teatro Bataclan, non deve far abbassare la guardia. N\u00e8 deve far pensare che il problema del terrorismo sia, diciamo cos\u00ec, in fase calante. Azioni in grande stile sono difficili da organizzare, come tattica e come logistica, oltre al fatto di implicare il coinvolgimento di un certo numero di persone, il che espone i gruppi jihadisti a maggior rischio di sorveglianza, intercettazione delle comunicazioni e quindi in definitiva di provvedimenti preventivi da parte delle forze dell\u2019ordine.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 attacchi combinati con elevato numero di vittime tenderanno a essere pi\u00f9 rari rispetto a uno stillicidio di azioni individuali, a livello di \u201clupi solitari\u201d, dunque assai pi\u00f9 imprevedibili, ai quali possono bastare anche semplici coltelli per portare a termine uccisioni o ferimenti di \u201cinfedeli\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-143405 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/image-1.jpg\" alt=\"French police officials block off a street near the police station in Rambouillet, south-west of Paris, on April 23, 2021, after a woman was stabbed to death. - A woman was stabbed to death at police station in Rambouillet near Paris after an attack by a Tunisian man who was shot dead according to police sources. (Photo by Bertrand GUAY \/ AFP)\" width=\"476\" height=\"269\" \/><\/p>\n<p>Vero \u00e8 per\u00f2 che anche nel caso di attacchi individuali, talvolta un\u2019azione di intelligence, attirata da ogni pi\u00f9 piccolo segnale sospetto relativo al soggetto, potrebbe dare un parziale margine di prevenzione. E\u2019 accaduto solo pochi giorni fa l\u2019ultimo di una lunga serie di casi, spesso fatti passare dai media \u201cpolitically correct\u201d per sfoghi di psicopatici per non volerne ammettere la connotazione essenzialmente terroristica e fondamentalista, e dunque per non avvalorare il quadro presentato, come vedremo fra poco, proprio dalla menzionata lettera aperta dei generali.<\/p>\n<p>Nella cacofonia mediatica sul Covid (che pur essendo un problema grave, non per questo deve oscurare tutti gli altri problemi), poco risalto \u00e8 stato dato all\u2019efferata uccisione di una agente della polizia francese avvenuta venerd\u00ec 23 aprile 2021 nel commissariato di Rambouillet, a 60 km a sudovest di Parigi.<\/p>\n<p>Si chiamava Stephanie M., aveva 49 anni e lavorava in quella stazione di polizia da ben 28 anni. E\u2019 stata massacrata presso l\u2019ingresso della caserma con una doppia coltellata alla gola da un tunisino di 36 anni, tale Jamel Ben Salem Gorchene, che a detta dei testimoni inneggiava col solito, inflazionato, grido \u201cAllahu Akbar\u201d. Gorchene \u00e8 stato per\u00f2 prontamente colpito da un collega della donna, che ha reagito con la pistola uccidendolo. Di lui si \u00e8 detto che era, fino a quel momento, \u201csconosciuto all\u2019intelligence\u201d.<\/p>\n<p>Stephanie \u00e8 diventata cos\u00ec l\u2019ennesima vittima del terrorismo islamico, dopo una vita dedicata alla sicurezza della sua gente, lasciando orfane due giovani figlie di 13 e 18 anni.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-143403 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/download-9.jpg\" alt=\"download\" width=\"812\" height=\"406\" \/><\/p>\n<p>Sul luogo della tragedia si sono recati il primo ministro Jean Castex e il ministro degli Interni Gerald Darmanin (nella foto sopra) , che hanno profferito le solite parole di circostanza: \u201cLa nostra determinazione contro il terrorismo \u00e8 pi\u00f9 intatta che mai\u201d. Il presidente Macron, che in quel momento si trovava in visita in Ciad, dove pochi giorni prima era stato ucciso il presidente Idriss Deby, ha twittato sul web che \u201csiamo a fianco della famiglia\u201d e \u201cnon cederemo\u201d, visitando poi di persona il marito della poliziotta il giorno dopo, appena rientrato in Francia. Anche se il Ministero degli Interni promette di aumentare di 10.000 agenti entro il 2022 le forze di polizia fisicamente mobilitate nelle strade del paese, quella dell\u2019apparato di sicurezza francese \u00e8 comunque una infinita rincorsa con un\u2019emergenza ormai endemica.<\/p>\n<p>Nel caso specifico dell\u2019assassinio della poliziotta di Rambouillet, circa 30 agenti speciali hanno agito tempestivamente, facendo irruzione nell\u2019appartamento del terrorista e rilevando sul suo cellulare immagini e video di propaganda islamista. Hanno sottoposto a fermi e interrogatori quattro persone legate in qualche modo a Gorchene, incluso il padre. Inoltre in Tunisia la polizia locale ha fermato un ulteriore conoscente dell\u2019islamista.<\/p>\n<p>Si sa che l\u2019autore dell\u2019attacco era emigrato dalla Tunisia in Francia fin dal 2009 come clandestino, ma aveva poi ottenuto il permesso di soggiorno e di recente aveva iniziato a lavorare come autista spedizioniere. Il capo dell\u2019ente antiterrorismo francese CNRLT, ossia Coordination nationale du renseignement et de la lutte contre le terrorisme, Laurent Nunez (nella foto sotto), ha dichiarato che l\u2019assalitore \u201cera uno di quegli individui isolati che non hanno relazioni con altre persone che li rendano sorvegliabili\u201d e che \u201csta diventando molto, molto complicato tracciare questo tipo di profilo\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-143404 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/6e14572_5981707-01-06.jpg\" alt=\"6e14572_5981707-01-06\" width=\"350\" height=\"175\" \/><\/p>\n<p>E\u2019 vero, \u00e8 la problematicit\u00e0 intrinseca ai \u201clupi solitari\u201d. Ma forse vale solo fino a un certo punto, almeno in casi come questo. Guardando pi\u00f9 a fondo si scopre un indizio che avrebbe potuto giustificare quanto meno un minimo di attenzione preliminare da parte dell\u2019intelligence su questo individuo.<\/p>\n<p>Gorchene era infatti originario di M\u2019saken, la stessa citt\u00e0 della Tunisia di cui era nativo un ancor pi\u00f9 famigerato personaggio, quel Mohamed Salmene Lahouaiej-Bouhlel che il 14 luglio 2016 travolse e uccise 86 persone a Nizza, sulla Promenade des Anglais, guidando un grosso autocarro a mo\u2019 di schiacciasassi, secondo le direttive dell\u2019ISIS che invitavano gli aspiranti jihadisti a utilizzare armi asimmetriche, come appunto i veicoli, per fare mattanza di \u201cinfedeli\u201d.<\/p>\n<p>Lahouaiej-Bouhlel, 31 anni, mor\u00ec durante l\u2019attacco, colpito dal fuoco della polizia. \u00a0Se davvero Gorchene aveva 36 anni al momento del suo attacco, fine aprile 2021, significa che, con tutta probabilit\u00e0, era anch\u2019egli nato attorno al 1985 o al pi\u00f9 presto nella seconda met\u00e0 del 1984. Ricapitolando, il \u201clupo solitario\u201d che ha ucciso l\u2019agente Stephanie, entrato in Francia come clandestino, veniva dalla stessa citt\u00e0 dell\u2019attentatore di Nizza ed era pure, all\u2019incirca, suo coetaneo. Nulla da stupirsi se si scoprisse che i due, se non addirittura compagni di scuola o amici di giovent\u00f9, si conoscevano, direttamente, o indirettamente tramite amici comuni.<\/p>\n<p>Ovviamente non sono da escludersi a priori semplici coincidenze, solo le indagini potranno stabilirlo. Ma \u00e8 altrettanto plausibile, sulla base di tale esempio, che molti dei cosiddetti \u201clupi solitari\u201d siano in realt\u00e0 molto meno \u201csolitari\u201d di quanto si creda. E che facciano parte di una rete di jihadisti \u201cin sonno\u201d pronti a colpire anche dopo anni e anni dalla loro infiltrazione nei paesi occidentali. Una rete il cui reale livello di ramificazione \u00e8 probabilmente ignoto ai servizi segreti di Parigi o degli altri governi occidentali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Lupi e foreste<\/u><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019imprevedibilit\u00e0 del lupo solitario (o presunto solitario) pu\u00f2 essere implementata da terroristi che pazientemente riescano a schermarsi dall\u2019occhio delle autorit\u00e0 limitando al minimo e diradando il pi\u00f9 possibile nel tempo contatti o atteggiamenti definibili \u201csospetti\u201d, il che \u00e8 perfettamente congeniale alla prassi della guerra terroristica, per la quale il tempo non \u00e8 affatto un problema, anzi \u00e8 una risorsa, forse perfino \u201cla\u201d risorsa per eccellenza.<\/p>\n<p>Il terrorismo in generale, e quello islamico in particolare, \u00e8 infatti una sorta di \u201cguerra di lunga durata\u201d, mutuando la nota espressione con cui Mao Zedong si riferiva a un contesto diverso, ovvero la guerra civile pi\u00f9 che ventennale condotta dai comunisti del PCC dal 1927 al 1949 per la conquista della Cina.<\/p>\n<p>Nello schema estremo del jihadismo la \u201cguerra di lunga durata\u201d pu\u00f2 anche essere dilatata all\u2019infinito, per pi\u00f9 generazioni, trattandosi di una lotta di tipo esistenziale, ben diversa dunque dal concetto occidentale della guerra. Storicamente, secondo una concezione originatasi verso il 600 avanti Cristo nell\u2019antica Grecia, come ha dimostrato nel 1989 lo storico Victor Davis Hanson analizzando le battaglie tra fanterie oplitiche, la tradizione bellica occidentale si \u00e8 indirizzata verso un tipo di guerra limitata nel tempo, con un inizio e una fine ben determinati. All\u2019interno del conflitto di tipo occidentale si snodano inoltre riconoscibili battaglie campali o navali il cui scopo, pur sacrificando migliaia di uomini per volta in carneficine molto concentrate nel tempo e nello spazio, \u00e8 definire con chiarezza un vincitore e un vinto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-143407 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/parigi-attacco-bataclan-360x245.jpg\" alt=\"epa05023832 Police officers gather outside the Bataclan concert venue in Paris, France, 13 November 2015, where a gunman has reportedly taken people hostage. At least 26 people have died in attacks in Paris on 13 November after reports of a shootout and explosions near the Stade de France stadium. EPA\/CHRISTOPHE PETIT TESSON\" width=\"464\" height=\"316\" \/><\/p>\n<p>La guerra di tipo occidentale \u00e8 dunque uno strumento per stabilire un nuovo equilibrio, favorevole ai vincitori, che sostituisca un precedente equilibrio la cui frantumazione aveva causato lo scoppio del conflitto. Se il risultato s\u2019ottiene in poco tempo e con poche perdite proprie (solo eventualmente badando anche alle perdite nemiche), tanto meglio.<\/p>\n<p>Per il jihadismo, complice un\u2019interpretazione estremistica del Corano, l\u2019idea della guerra \u00e8 totalmente diversa, perlomeno quella rivolta contro i non musulmani o verso coloro che sono definiti eretici, ad esempio gli sciiti per i sunniti. Non \u00e8 solo la lotta contro un avversario, ma una manifestazione di fede in s\u00e9. Una lotta che trova fondamento religioso nella divisione permanente del mondo fra la \u201cCasa dell\u2019Islam\u201d (Dar al Islam), cio\u00e8, idealmente, i territori soggetti alla legge del Profeta, e la \u201cCasa della guerra\u201d (Dar al Harb), cio\u00e8 il resto del mondo. E\u2019 un conflitto in cui le singole azioni hanno valore di per s\u00e9 come testimonianza di fede fanatica, anche indipendentemente dal concetto classico di vincitore e vinto.<\/p>\n<p>Lo abbiamo visto fra il 2014 e il 2018 nei filmati dell\u2019ISIS in cui giovani musulmani salutavano la telecamera sorridendo e mostrando la \u201cV\u201d delle dita appena prima di salire su un\u2019autobomba e di correre a schiantarsi contro il bersaglio. Per loro, l\u2019azione bellica era gi\u00e0 la vittoria in s\u00e9, anche se suicida.<\/p>\n<p>A differenza dei guerrieri occidentali, non hanno fretta di definire un vincitore perch\u00e8 non ne hanno bisogno. Il loro appiglio a una dimensione divina, che per definizione \u00e8 superiore a tutto ci\u00f2 che esiste, \u00e8 gi\u00e0, secondo la loro ottica, la garanzia della vittoria finale. D\u2019altronde, si ricorder\u00e0 che il giornalista italiano Domenico Quirico, rapito in Siria nell\u2019aprile 2013 e trattenuto per 5 mesi da milizie jihadiste, raccont\u00f2 dopo la sua liberazione che, per ammissione stessa dei suoi carcerieri, la strategia jihadista di fondo \u00e8 quella di fondare basi operative anche lontane le une dalle altre, copiando le \u201cbasi rosse\u201d della rivoluzione cinese di Mao, con la prospettiva di collegarle con pazienza in un futuro pi\u00f9 lontano.<\/p>\n<p>Ancora un indizio della guerra di lunga, lunghissima durata.\u00a0Ora, se al di fuori dell\u2019Europa le \u201cbasi rosse\u201d, anzi \u201cverdi\u201d, dal colore sacro dell\u2019Islam, sono i santuari degli svariati gruppi attivi dal Sahel al Sinai, dal Mozambico alla Somalia e oltre, sembrano esserci ormai pochi dubbi sul fatto che all\u2019interno dell\u2019Europa basi simili sono ormai da tempo quartieri ad altissima presenza islamica. Nel 2015 era gi\u00e0 sulla bocca di tutti il quartiere di Molenbeek, nella capitale belga Bruxelles, da cui sono usciti almeno tre dei terroristi che passando la frontiera hanno seminato la morte nella non lontana Parigi, cio\u00e8 Chakib Akrouh e i fratelli Brahim e Salah Abdeslam, tutti e tre di origine marocchina.<\/p>\n<p>In Francia, dal 2017 l\u2019intelligence guarda alla cittadina di Trappes, 28.000 abitanti, uno dei sobborghi di Parigi che un giudice dell\u2019antiterrorismo, Alain Marsaud ha definito \u201cgovernato dai salafiti\u201d, rimarcando che \u201cil comune guidato dal Partito socialista ha comprato la pace civile\u201d. Si riferiva al fatto che, pur di conservare un ampio bacino elettorale, la sinistra locale avrebbe chiuso un occhio sull\u2019alta concentrazione di estremisti e sul fatto che dalla comunit\u00e0 islamica di quel comune di dimensioni medio-piccole, sono partiti almeno 67 volontari per le file dell\u2019ISIS.<\/p>\n<p>Altrettanto problematica \u00e8 la situazione in una banlieue di Nizza, Ariane, dove pure sono attivi predicatori salafiti e wahabiti. In simili quartieri, i \u201clupi\u201d trovano le \u201cforeste\u201d in cui occultarsi in attesa di colpire.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-143409 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/2E7979EB00000578-3318765-image-a-6_1447608232051.jpg\" alt=\"2E7979EB00000578-3318765-image-a-6_1447608232051\" width=\"446\" height=\"321\" \/><\/p>\n<p>E che in Francia gran parte del mondo politico e giudiziario tenda a minimizzare scomodando psicologia e sociologia, senza valutare la dimensione politico-militare, lo testimonia il caso ancora scottante della brutale uccisione di una pensionata ebrea di Parigi da parte di un vicino di casa islamico che ancora dopo quattro anni fa discutere.<\/p>\n<p>Era il 4 aprile 2017 quando Sarah Halimi, 65 anni, fu picchiata a sangue e poi gettata dalla finestra dal musulmano di origini africane Kobili Traor\u00e8, che immancabilmente ha gridato \u201cAllahu Akbar\u201d, aggiungendo \u201cho ucciso un demone\u201d.<\/p>\n<p>Lungi dal considerare la possibilit\u00e0, molto probabile, di una notevole componente jihadista e antisemita nel delitto, la Giustizia francese, nel processo a Traor\u00e8 ha fatto prevalere l\u2019ottica buonista secondo cui l\u2019uomo non sarebbe stato in s\u00e9 a causa dell\u2019assunzione di droga. Nel dicembre 2019, Traor\u00e8 \u00e8 stato cos\u00ec dichiarato \u201cpenalmente irresponsabile per i fatti commessi\u201d, venendo considerato un malato di mente.<\/p>\n<p>Sentenza confermata il 14 aprile 2021, al che sono seguite il 25 e 26 aprile scorso manifestazioni di protesta in tutta la Francia, e anche in altri paesi, Italia compresa, da parte di associazioni, ebraiche e non, sia contro l\u2019antisemitismo crescente, sia contro il fatto che la legge sembra adombrare l\u2019irresponsabilit\u00e0 per delitti compiuti sotto effetto di droghe o alcol. Tutte le situazioni delineate fin qui collimano pienamente con la prorompente lettera dei generali francesi a Macron.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>La lettera \u201cscomoda\u201d dei generali<\/u><\/strong><\/p>\n<p>La lettera aperta che venti generali in congedo hanno indirizzato al presidente, al\u00f2 governo e alla classe politica francese, \u00e8 stata pubblicata il 21 aprile 2021 sul periodico Valeurs Actuelles, vicino alla destra, ma il messaggio vuole essere trasversale, indipendentemente dai preconcetti politici e ideologici. Il testo della lettera, non troppo lungo ma denso di significati espressi con marziale chiarezza, merita di essere proposto qui in versione integrale, poich\u00e9 lo riteniamo un imprescindibile spunto di riflessione per tutti coloro, militari e civili, che abbiano davvero a cuore la sicurezza la sopravvivenza della popolazione europea:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cSignor Presidente,<\/em><\/p>\n<p><em>Signore e signori del governo,<\/em><\/p>\n<p><em>Signore e signori parlamentari,<\/em><\/p>\n<p><em>L\u2019ora \u00e8 seria, la Francia \u00e8 in pericolo, diversi pericoli mortali la minacciano. Noi che, anche in pensione, rimaniamo soldati di Francia, non possiamo, nelle attuali circostanze, restare indifferenti alle sorti del nostro bel Paese.<\/em><\/p>\n<p><em>Le nostre bandiere tricolori non sono solo un pezzo di stoffa, ma simboleggiano la tradizione, attraverso i secoli, di coloro che, indipendentemente dal colore della pelle o dal credo, hanno servito la Francia e dato la vita per lei. Su queste bandiere, troviamo le parole \u201cOnore e Patria\u201d in lettere d\u2019oro. Ora, il nostro onore oggi sta nel denunciare la disintegrazione che sta colpendo il nostro paese.<\/em><\/p>\n<p><em>\u2013 Disintegrazione che, attraverso un certo antirazzismo, ha un solo obiettivo: creare sul nostro suolo un malessere, persino l\u2019odio tra le comunit\u00e0. Oggi, alcuni parlano di razzismo, indigenismo e teorie decoloniali, ma attraverso questi termini \u00e8 la guerra razziale che questi odiosi e fanatici sostenitori vogliono. Disprezzano il nostro paese, le sue tradizioni, la sua cultura, e vogliono vederlo dissolversi strappando il suo passato e la sua storia. Cos\u00ec attaccano, per mezzo di statue, le vecchie glorie militari e civili analizzando parole secolari.<\/em><\/p>\n<p><em>\u2013 Si tratta di una disintegrazione che, con l\u2019islamismo e le orde suburbane, sta portando al distacco di molte parti della nazione, trasformandole in territori soggetti a dogmi contrari alla nostra costituzione. Tuttavia, ogni francese, qualunque sia la sua fede o non fede, \u00e8 di casa ovunque in Francia; non pu\u00f2 e non deve esistere nessuna citt\u00e0 o quartiere in cui le leggi della Repubblica non siano applicabili.<\/em><\/p>\n<p><em>\u2013 Disintegrazione, perch\u00e9 l\u2019odio prevale sulla fraternit\u00e0 durante le manifestazioni in cui il potere usa le forze dell\u2019ordine come agenti per procura e capri espiatori di fronte ai francesi in gilet gialli che esprimono la loro disperazione. Questo mentre individui infiltrati e incappucciati saccheggiano i negozi e minacciano queste stesse forze dell\u2019ordine. Eppure, questi ultimi non fanno che applicare le direttive, a volte contraddittorie, date da voi, governanti.<\/em><\/p>\n<p><em>I pericoli aumentano, la violenza aumenta di giorno in giorno. Chi avrebbe previsto dieci anni fa che, un giorno, un insegnante sarebbe stato decapitato fuori dalla sua scuola? Ora, noi, i servitori della Nazione, che siamo sempre stati pronti a mettere la nostra pelle alla prova \u2013 come richiedeva il nostro status militare \u2013 non possiamo essere spettatori passivi di tali azioni.<\/em><\/p>\n<p><em>Quindi, chi guida il nostro paese deve imperativamente trovare il coraggio necessario per sradicare questi pericoli. Per questo, spesso \u00e8 sufficiente applicare senza debolezze le leggi che gi\u00e0 esistono. Non dimenticate che, come noi, la grande maggioranza dei nostri concittadini \u00e8 stufa dei vostri vacillanti e colpevoli silenzi.<\/em><\/p>\n<p><em>Come disse il cardinale Mercier, primate del Belgio: \u201cQuando la prudenza \u00e8 ovunque, il coraggio non \u00e8 da nessuna parte.\u201d Quindi, signore e signori, basta procrastinare, l\u2019ora \u00e8 seria, il lavoro \u00e8 colossale; non perdete tempo e sappiate che siamo pronti a sostenere le politiche che prenderanno in considerazione la salvaguardia della nazione.<\/em><\/p>\n<p><em>D\u2019altra parte, se non si fa nulla, il lassismo continuer\u00e0 a diffondersi inesorabilmente nella societ\u00e0, causando alla fine un\u2019esplosione e l\u2019intervento dei nostri commilitoni attivi in una pericolosa missione di protezione dei nostri valori di civilt\u00e0 e di salvaguardia dei nostri compatrioti sul territorio nazionale.<\/em><\/p>\n<p><em>Vediamo che non \u00e8 pi\u00f9 tempo di procrastinare, altrimenti domani la guerra civile metter\u00e0 fine a questo caos crescente, e i morti, di cui sarete responsabili, si conteranno a migliaia.<\/em><\/p>\n<p>I Generali firmatari<\/p>\n<p>Generale di Corpo d\u2019Armata (ER) Christian PIQUEMAL (Legione straniera),<\/p>\n<p>Generale di Corpo d\u2019Armata (2S) Gilles BARRIE (Fanteria),<\/p>\n<p>Generale di divisione (2S) Fran\u00e7ois GAUBERT ex governatore militare di Lille,<\/p>\n<p>Generale di divisione (2S )) Emmanuel de RICHOUFFTZ (Fanteria),<\/p>\n<p>Generale di divisione (2S) Michel JOSLIN DE NORAY (Truppe di marina),<\/p>\n<p>Generale di brigata (2S) Andr\u00e9 COUSTOU (Fanteria),<\/p>\n<p>Generale di brigata (2S) Philippe DESROUSSEAUX de MEDRANO ,<\/p>\n<p>Generale di brigata aerea (2S) Antoine MARTINEZ (Areonautica ),<\/p>\n<p>Generale di brigata aerea (2S) Daniel GROSMAIRE (Aereonautica),<\/p>\n<p>Generale di brigata (2S) Robert JEANNEROD (Cavalleria),<\/p>\n<p>Generale di brigata (2S) Pierre Dominique AIGUEPERSE (Fanteria),<\/p>\n<p>Generale di brigata (2S ) Roland DUBOIS (Trasmissioni),<\/p>\n<p>Generale di brigata (2S) Dominique DELAWARDE (Fanteria),<\/p>\n<p>Generale di brigata (2S) Jean Claude GROLIER (Artiglieria),<\/p>\n<p>Generale di brigata (2S) Norbert de CACQUERAY (Direzione generale degli armamenti),<\/p>\n<p>Generale di brigata (2S) Roger PRIGEN T (ALAT),<\/p>\n<p>Generale di brigata (2S) Alfred LEBRETON (CAT),<\/p>\n<p>Medico generale (2S) Guy DURAND (Servizio sanitario dell\u2019esercito),<\/p>\n<p>Contrammiraglio (2S) G\u00e9rard BALASTRE (Marina).\u201d<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-143396 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/le-general-emmanuel-de-richoufftz-assume-la-signature-de-la-tribune-20210427-1455-d7c6fb-0@1x.jpeg\" alt=\"le-general-emmanuel-de-richoufftz-assume-la-signature-de-la-tribune-20210427-1455-d7c6fb-0@1x\" width=\"795\" height=\"447\" \/><\/p>\n<p>Il documento \u00e8 stato inoltre controfirmato da altri 1.500 militari in servizio attivo. Salta all\u2019occhio che fra i generali in ritiro promotori dell\u2019iniziativa spicca al primo posto Christian Piquemal, 80 anni, che ha dedicato la vita ai paracadutisti e alla Legione Straniera, ma che \u00e8 anche stato fra i primi a rilevare i pericoli di una immigrazione incontrollata e avulsa culturalmente dai valori prevalenti nella societ\u00e0 francese. Tanto che nel 2016 fu perfino processato, ma poi assolto, per aver partecipato a una manifestazione contro la presenza a Calais delle note bidonvilles di clandestini che cercano di imbarcarsi per l\u2019Inghilterra.<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 pi\u00f9 che evidente, se si esamina il testo della lettera con la pi\u00f9 serena onest\u00e0 intellettuale, che non si tratta affatto di un rigurgito \u201cnazifascista\u201d, come una certa parte della sinistra e dell\u2019establishment potrebbe con faciloneria sostenere.<\/p>\n<p>Gli ufficiali francesi firmatari non fanno altro che portare all\u2019attenzione del presidente, con lecito esercizio di buonsenso, ci\u00f2 che \u00e8 sotto agli occhi di tutti. Soprattutto della popolazione, di quel \u201cpopolo\u201d francese, se questa parola ha ancora valore, che vive giorno per giorno nelle strade delle citt\u00e0, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, ovunque si stia al di fuori delle \u201ctorri d\u2019avorio\u201d dei palazzi del potere, politico ed economico, i cui occupanti potrebbero avere una percezione distorta della realt\u00e0 vissuta concretamente dalla gente.<\/p>\n<p>Nessun rigurgito razzista, i generali citano \u201ccoloro che, indipendentemente dal colore della pelle o dal credo, hanno servito la Francia e dato la vita per lei\u201d. Quindi rivendicano anche una positiva inclusivit\u00e0, al di l\u00e0 della razza o del credo religioso, ma a patto che chi viene da fuori accetti i valori fondanti della nazione francese e porti rispetto per la sua storia e cultura. Del resto, a fugare accuse di razzismo alle forze armate francesi dovrebbe bastare l\u2019esempio storico della Legione Straniera e della sua composizione cosmopolita.<\/p>\n<p><strong><u>Ribelli o sentinelle?<\/u><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019allarme lanciato dai militari ha suscitato, e continua a suscitare in questi giorni, una ridda di polemiche in tutta la Francia. Anche perch\u00e8 la sua pubblicazione ha coinciso col 60\u00b0 anniversario del tentato putsch di Algeri del 21-26 aprile 1961, quando un gruppo di ufficiali fra cui i generali Maurice Challe e Raoul Salan, costui fondatore dell\u2019OAS, Organisation arm\u00e9e secr\u00e8te, cercarono di opporsi alla concessione dell\u2019indipendenza all\u2019Algeria da parte del presidente Charles De Gaulle, sancita da un referendum di pochi mesi prima.<\/p>\n<p>Certo, la coincidenza temporale pu\u00f2 essere stata intesa come un mezzo per spaventare una classe politica che, dalla sua arrendevolezza a forze straniere non deve sembrare particolarmente coraggiosa. Ma a spaventare ancor pi\u00f9 Macron, pi\u00f9 attento agli equilibri elettorali del momento che a problemi ben pi\u00f9 corposi e di lungo periodo, come la \u201ctenuta\u201d di una nazione, \u00e8 forse il fatto che questa lettera arriva come una \u201cbomba\u201d poche settimane prima delle elezioni regionali previste i prossimi 20 e 27 giugno, e un anno prima delle presidenziali dell\u2019aprile 2022.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-143397 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/6087c87721000061367f026f-360x245.jpg\" alt=\"6087c87721000061367f026f\" width=\"439\" height=\"299\" \/><\/p>\n<p>Visti gli umori serpeggianti nelle forze armate e che riflettono quelli di, probabilmente, ben pi\u00f9 di met\u00e0 dei francesi, diciamo cos\u00ec, \u201cdoc\u201d, ci si aspetta una decisa avanzata del maggior partito della destra, il Rassemblement National (quello che fino al 2018 era il Front National) di Marine Le Pen, la quale ha subito appoggiato i militari: \u201cCome cittadina e come politico, mi associo alle vostre analisi e condivido il vostro dolore. Vi invito a unirvi alla nostra azione per prendere parte alla battaglia che si sta aprendo che \u00e8 soprattutto la battaglia per la Francia\u201d.<\/p>\n<p>Inizialmente la portata della lettera \u00e8 stata minimizzata dall\u2019establishment, si \u00e8 quasi voluto far passare i generali dallo sguardo lungo come dei vecchi nostalgici di un passato polveroso. Anche all\u2019estero, la notizia ha avuto diffusione inizialmente scarsa e, prendendo il caso dell\u2019Italia, \u00e8 stata portata a conoscenza del pubblico non attraverso i grandi media ma bens\u00ec attraverso i social.<\/p>\n<p>Man mano che la polemica montava, tuttavia, il governo francese, prima ammutolito e imbarazzato, ha reagito bruscamente. Il 28 aprile il ministro della Difesa Florence Parly (nella foto sopra), ha minacciato \u201csanzioni\u201d contro i militari firmatari, intervenendo in sostanza sul loro diritto ad avere lecite opinioni riguardo al presente e al futuro della popolazione per la cui difesa sono tenuti a rischiare la vita.<\/p>\n<p>Ha tuonato la Parly: \u201c\u00c8 un insulto lanciato contro migliaia di soldati, verificheremo l\u2019identit\u00e0 dei firmatari e arriveranno le sanzioni\u201d. La Difesa francese rileva che \u201csi tratta solo di 1.500 militari su un totale di 270.000\u201d. Senza riflettere che, in ambienti militari abituati all\u2019obbedienza senza discutere, la disponibilit\u00e0 ad esporsi di ben 1500 militari in servizio mostra in tutta evidenza un malessere diffuso e la volont\u00e0 di unirsi all\u2019iniziativa di illustri colleghi in pensione in un momento ritenuto grave per la nazione, mentre la classe politica resta in gran parte miope.<\/p>\n<p>Dal canto suo, uno dei maggiori esponenti della sinistra radicale, Jean-Luc Melenchon, leader del partito La France Insoumise, chiede perfino alla procura di Parigi di aprire un\u2019inchiesta per quello che considera una specie di appello al golpe: \u201cChiedere un putsch non \u00e8 cosa da poco! E\u2019 pi\u00f9 politica, \u00e8 un colpo di stato\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-143398  alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/macron.jpg\" alt=\"macron\" width=\"441\" height=\"231\" \/><\/p>\n<p>Ma, allora, autori e firmatari della lettera cosa sono? Ribelli o sentinelle del paese che guardano assai pi\u00f9 lontano dell\u2019orizzonte ristretto delle scadenze elettorali? Certo, il malcontento dei militari verso la presidenza Macron non \u00e8 una novit\u00e0 (anche se sul tema della penetrazione islamista e della perdita di controllo di ampie porzioni del territorio il presidente\u00a0 non ha esitato a parlare di\u00a0<strong>\u201cseparatismo islamico\u201d<\/strong>) e risale ai profondi contrasti che l\u2019allora neo-presidente ebbe col generale Pierre De Villiers, che ricopriva dal 2014 la carica di Capo di Stato Maggiore della Difesa, ma che fu costretto a dimettersi il 19 luglio 2017.<\/p>\n<p>Le dimissioni di De Villiers sono state per la Difesa francese un trauma che ancora oggi, sotto sotto, potrebbe minare la fiducia reciproca fra l\u2019Eliseo e le forze armate. Senza scendere troppo nei dettagli, furono originate dalla volont\u00e0 iniziale di Macron di tagliare i fondi per la Difesa, al che il generale avrebbe commentato, parlando a una commissione parlamentare a porte chiuse: \u201cNon mi far\u00f2 fottere in questo modo\u201d.<\/p>\n<p>Frasi poi riportate dalla stampa per una classica fuga di notizie. I contrasti erano poi continuati tanto che De Villiers aveva espresso il suo disaccordo con Macron anche su Facebook. Alla fine De Villiers fu spinto a dimettersi, lasciando lo Stato Maggiore della Difesa salutato con applausi e lacrime da centinaia di militari. La sua popolarit\u00e0 \u00e8 rimasta relativamente alta, mentre per contrasto, quella di Macron scese a picco nelle settimane successive alle sue dimissioni. Era la prima volta, nella Quinta Repubblica, che in Francia un capo di Stato Maggiore veniva costretto a dimettersi in malo modo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><u>Fronte interno<\/u><\/strong><\/p>\n<p>De Villiers, che pure non figura fra i promotori della lettera, ne condivide probabilmente le valutazioni tenuto conto dei contenuti dell\u2019intervista che il 17 ottobre 2020 ha rilasciato a Figaro circa l\u2019uccisione, il giorno prima, del professore liceale Samuel Paty.<\/p>\n<p>L\u2019insegnante venne decapitato da un giovane immigrato islamico ceceno, Abdoullakh Anzorov, poi ucciso dalla polizia, solo perch\u00e8 aveva fatto lezione ai suoi studenti sulla libert\u00e0 d\u2019espressione mostrando loro le immagini satiriche su Maometto che gi\u00e0 erano costate nel gennaio 2015 la nota strage islamista alla redazione della rivista Charlie Hebdo.<\/p>\n<p>Nei tratti pi\u00f9 salienti, De Villiers dice:\u00a0<em>\u201c\u00c8 ora di chiudere tutte le sale di preghiera islamiste non ufficiali e radicali. Sto soppesando le mie parole: sappiamo molto bene dove sono, per la maggior parte nelle citt\u00e0, dove regna un tacito accordo tra salafiti e caid. La mia esperienza in periferia me lo conferma. Non possiamo deludere coloro che continuano a lottare per aiutare queste popolazioni nella loro stragrande maggioranza di buona volont\u00e0\u201d.<\/em><\/p>\n<p>E poi, con riferimento alla limitazione dell\u2019immigrazione entro limiti ragionevoli:\u00a0<em>\u201c\u00c8 finalmente giunto il momento di controllare il nostro destino, di fronte ai fenomeni globali di massiccia migrazione che stiamo affrontando. L\u2019Europa ha sicuramente una grande responsabilit\u00e0 da adempiere. Non possiamo continuare ad accogliere sul nostro territorio \u201ctutta la miseria del mondo\u201d, prima preda degli islamisti radicali. Dobbiamo rivedere l\u2019accesso ai nostri confini\u201d.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-143413 \" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/barkhane-2_article_pleine_colonne-1.jpg\" alt=\"barkhane-2_article_pleine_colonne\" width=\"794\" height=\"513\" \/><\/p>\n<p>Infine, un doveroso incoraggiamento per i militari francesi che con i loro alleati europei sono dispiegati nel Sahel:\u00a0<em>\u201cI nostri soldati, marinai e aviatori stanno contribuendo a questa difesa avanzata, specialmente in Africa e in Medio Oriente. Meritano di essere ringraziati\u201d.<\/em>\u00a0De Villiers, che non ha ancora compiuto 65 anni, \u00e8 stato spesso indicato negli ultimi mesi sulla stampa francese come un possibile candidato alla presidenza per il 2022, sebbene sia pi\u00f9 probabile che la destra preferisca puntare di nuovo sulla Le Pen, attualmente al primo posto nei sondaggi.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 per\u00f2 ben di pi\u00f9 in gioco che i risultati elettorali, poich\u00e9 se precisi e fondati timori sul futuro della convivenza in Francia e in Europa vengono da autorevoli militari dei massimi gradi, come gi\u00e0 da intellettuali di calibro, e non solo da complottisti o estremisti di destra, significa che ormai si sta profilando un potenziale \u201cfronte interno\u201d per il momento ancora relativamente \u201ccongelato\u201d, salvo attentati \u201cpuntiformi\u201d che potrebbero rappresentare il paziente \u201callenamento\u201d per qualcosa di pi\u00f9 devastante in futuro.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-143411 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/DLD6Uo9W4AEZrM8-360x245.jpg\" alt=\"DLD6Uo9W4AEZrM8\" width=\"459\" height=\"312\" \/><\/p>\n<p>Nelle comunit\u00e0 islamiche delle banlieue francesi e belghe, a fianco di moltissimi cittadini onesti che non fanno della propria fede islamica un pretesto di scontro, ce ne sono anche molti, troppi che si fanno attirare dalle sirene dell\u2019estremismo jihadista. Anche in Germania e in Svezia comincia a sentirsi il problema di enclave in cui non valgono le leggi nazionali, ma la sharia e il salafismo.<\/p>\n<p>Tanto che nel 2016 il servizio segreto germanico BfV ha stimato in forse 44.000 il totale dei musulmani estremisti iscritti a 25 diverse organizzazioni. E\u2019 gi\u00e0 come avere un esercito straniero in casa propria, e si tratta solo di quelli monitorati.<\/p>\n<p>Quanto all\u2019Italia, il problema infiltrazioni \u00e8 senza dubbio serio, se si pensa al continuo arrivo di barconi di disperati fra i quali sono sicuramente mescolati jihadisti potenziali.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-143395 alignleft\" src=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/VALEURS4230_001.jpg\" alt=\"VALEURS4230_001\" width=\"379\" height=\"532\" \/><\/p>\n<p>Una prova si \u00e8 avuta lo scorso autunno, quando il tunisino Brahim Aouissaoui, sbarcato come clandestino a Lampedusa il 20 settembre 2020 e messo inizialmente in quarantena per il Covid, poi destinatario di un provvedimento di espulsione da parte delle nostre autorit\u00e0, ha fatto invece perdere le proprie tracce e si \u00e8 spinto in Francia, in quella Nizza gi\u00e0 ferita nel 2016 da un suo compatriota, per sgozzare tre persone il 29 ottobre nella cattedrale di Notre Dame de Nice.L\u2019episodio \u00e8 certo imbarazzante per il Belpaese, le cui falle di sicurezza non sono certo imputabili a chi lavora in uniforme, ma alla complessit\u00e0 e farraginosit\u00e0 burocratica e legislativa che sono un male storico dell\u2019Italia fin dal 1861. Non ci sembra comunque che l\u2019assenza di attentati islamici in territorio italiano debba farci ritenere di essere al sicuro.<\/p>\n<p>Al momento attuale, \u00e8 possibile (ma \u00e8 solo un\u2019ipotesi) che i jihadisti abbiano saputo in qualche modo \u201cereditare\u201d i vantaggi che vari decenni fa la militanza arabo-palestinese aveva ricavato dal cosiddetto \u201clodo Moro\u201d, cio\u00e8 quel tacito accordo del 1973 fra l\u2019allora ministro degli Esteri Aldo Moro e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, che metteva al riparo l\u2019Italia da attentati arabi in cambio di libero utilizzo della penisola come terra di passaggio per uomini e armi. Quell\u2019esperienza storica potrebbe aver spinto gli attuali jihadisti a rinunciare a priori a compiere attentati in territorio italiano proprio allo scopo di garantire su questo territorio un\u2019oasi di relativa tranquillit\u00e0 utile a scopi logistici.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 potrebbe essere vero solo in parte, nel senso che la nostra intelligence ha spesso operato arresti di individui implicati col terrorismo internazionale. Ma resta un fatto che anche l\u2019Italia \u00e8 potenzialmente molto vulnerabile e la fase di \u201ctranquillit\u00e0\u201d sul territorio nazionale potrebbe presto o tardi finire, dipendendo dalla volont\u00e0 altrui. Consciamente o no, insomma, Francia ed Europa, rischiano di essere sempre pi\u00f9 ostaggio di un nemico nemici che \u00e8 gi\u00e0 fra noi e sempre meglio organizzato.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0 <a href=\"https:\/\/www.analisidifesa.it\/2021\/04\/la-fronda-dei-generali-contro-macron\/\">https:\/\/www.analisidifesa.it\/2021\/04\/la-fronda-dei-generali-contro-macron\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ANALISI DIFESA (Mirko Molteni) &nbsp; La minaccia del terrorismo islamico cresce, mentre il mondo \u00e8 distratto dal Covid, e molti alti ufficiali esprimono apertamente il malcontento che serpeggia nelle forze armate francesi verso quella mentalit\u00e0 arrendevole che non ammette la gravit\u00e0 dei pericoli. N\u00e8 riconosce che molte banlieue sono culle di jihadismo e territori ormai estranei alla societ\u00e0 e all\u2019autorit\u00e0 nazionali. &nbsp; Una recentissima lettera aperta indirizzata da numerosi alti ufficiali a riposo delle&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":101,"featured_media":34021,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/analisidifesa.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-gM4","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64484"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/101"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=64484"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64484\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64485,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64484\/revisions\/64485"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/34021"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=64484"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=64484"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=64484"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}