{"id":64523,"date":"2021-05-04T11:00:27","date_gmt":"2021-05-04T09:00:27","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64523"},"modified":"2021-05-03T15:42:00","modified_gmt":"2021-05-03T13:42:00","slug":"64523","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64523","title":{"rendered":"Liberalismo negativo. Il Novecento di Hayek, compreso da Leopardi"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Gazzetta Filosofica (Gabriele Zuppa)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" id=\"cc-m-imagesubtitle-image-11860859277\" class=\"\" src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=910x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i8bfbdcbca19d158b\/version\/1614537047\/image.jpg\" alt=\"Margaret Thatcher e Friedrich A. von Hayek\" data-src-width=\"1504\" data-src-height=\"872\" data-src=\"https:\/\/image.jimcdn.com\/app\/cms\/image\/transf\/dimension=910x10000:format=jpg\/path\/se92683c1190d29b1\/image\/i8bfbdcbca19d158b\/version\/1614537047\/image.jpg\" data-image-id=\"7655869977\" \/><\/p>\n<div id=\"cc-m-11860859777\" class=\"j-module n j-text \">\n<p style=\"text-align: justify\">Prima che <strong>Friedrich A. von Hayek<\/strong> e <strong>Milton Friedman<\/strong> \u2013 i due pi\u00f9 influenti economisti neoliberali del secolo scorso \u2013 diventassero presenze abituali nell&#8217;ufficio della premier al numero 10 di Downing Street, <strong>Margaret Thatcher<\/strong> aveva gi\u00e0 introdotto con un gesto teatrale la filosofia che avrebbe ispirato la Gran Bretagna e gli Stati Uniti (sotto la presidenza di Ronald Reagan) nel dare una \u201csvolta\u201d all&#8217;Occidente. Poco dopo aver assunto la guida dei conservatori, durante una riunione dell&#8217;ufficio ricerche del partito, frug\u00f2 nella borsetta ed estrasse un volume che sbatt\u00e9 sul tavolo esclamando: <strong>\u00ab\u00c8 in questo che crediamo!\u00bb<\/strong> Si trattava di <strong><em>La societ\u00e0 libera<\/em><\/strong> (<em>The Constitution of Liberty<\/em>, 1960) di Hayek, l&#8217;opera filosofica principale del \u00abmaggiore pensatore liberale del Novecento\u00bb (Lorenzo Infantino, <em>Prefazione<\/em> a F.A. Von Hayek, <em>La societ\u00e0 libera<\/em>, tr. it. Rubbettino, 2011).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Come <a title=\"Saggistica\" href=\"https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/saggistica\/\">altrove<\/a> abbiamo cercato di delineare, <strong>la libert\u00e0 consiste nella comprensione del vincolo<\/strong> (regola, norma, legge, ecc.) <strong>che ci consente di fare ci\u00f2 che vogliamo<\/strong>; nella comprensione che c&#8217;\u00e8 un divieto di fare qualcosa per qualcos&#8217;altro di meglio, in modo tale che, una volta acquisitane la comprensione, anche noi vorremo vincolarci \u2013 perch\u00e9, appunto, il presunto limite si mostra come condizione, che non indebolisce, ma potenzia: ci limitiamo nel consumo di dolci perch\u00e9 al loro gusto preferiamo la salute; non prendiamo l&#8217;automobile perch\u00e9 alla sua comodit\u00e0 ci \u00e8 pi\u00f9 caro l&#8217;ambiente; deliberiamo per il <em>lockdown<\/em> per non diffondere il virus; ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ma <strong>la libert\u00e0 consiste anche nel poter individuare un nuovo vincolo<\/strong>, quando l&#8217;acquisizione della comprensione e della spiegazione diventi problematica; e, conseguentemente, si trasformi in verifica della verit\u00e0, del senso, della bont\u00e0 del vincolo esistente e, quindi, eventualmente, nella condivisione di una nuova comprensione, di un nuovo vincolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Dunque, <strong>\u00e8 contro la libert\u00e0 non chi ponga regole e norme e leggi, ma chi non ne renda conto o non consenta che possano essere modificate<\/strong>. Perch\u00e9, se il vincolo \u00e8 compreso come possibilit\u00e0 di realizzazione, esso sar\u00e0 voluto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ecco, perci\u00f2, cos&#8217;\u00e8 <em><strong>il sentimento della libert\u00e0<\/strong><\/em> e la sua fonte: <em><strong>ci sentiamo liberi quando sentiamo di non agire contro la nostra volont\u00e0<\/strong><\/em>; quando, comprendendo il vincolo, lo vogliamo. Qualunque esso sia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Questo discrimine <strong>non \u00e8 chiaro al liberalismo che concepisce la libert\u00e0 come la minor quantit\u00e0 possibile di vincoli<\/strong>. Secondo Hayek per non essere soggetti alla volont\u00e0 altrui dovremmo obbedire alle leggi <strong>\u00abintese come norme generali e astratte stabilite senza tener conto della loro applicazione a noi\u00bb<\/strong> (ivi, p. 281). Questo \u00e8 il cuore della posizione hayekiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Questa <strong>\u00abconcezione della libert\u00e0\u00bb<\/strong>, vergata da Hayek nella Bibbia della Thatcher, concepisce la legge, il diritto come <strong>\u00abla regola che fissa la linea del confine individuale entro cui \u00e8 data alla vita e all&#8217;attivit\u00e0 di ciascun individuo una sfera libera e sicura\u00bb<\/strong>, secondo le parole di Savigny che Hayek cita (ivi, p. 273).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11860868277\" class=\"j-module n j-text \" style=\"text-align: justify\">\n<p>Ma le regole generali l&#8217;individuo o se le d\u00e0 da s\u00e9 e allora \u00e8 libero; o sono date da altri e allora non \u00e8 pi\u00f9 libero, bens\u00ec sottomesso alla volont\u00e0 altrui. Quindi, secondo questo liberalismo, un individuo \u00e8 tanto pi\u00f9 libero quanto pi\u00f9 si d\u00e0 da se la legge, nel senso che non deve tener conto dei vincoli che gli provengono dagli altri. Per questo lo potremmo chiamare <em>negativo<\/em>: poich\u00e9 la libert\u00e0 consiste nel negare quanto pi\u00f9 possibile la presenza di vincoli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cos\u00ec, quando Hayek ribadisce il <strong>\u00abprincipio fondamentale\u00bb<\/strong> secondo cui <strong>\u00abl&#8217;intervento coercitivo dell&#8217;autorit\u00e0 statale deve limitarsi a imporre il rispetto delle norme generali di condotta\u00bb<\/strong> (Hayek, <em>Liberalismo<\/em>, 1973, tr. it. Rubbettino, p. 41), <strong>non sa indicare la fonte della libert\u00e0, perch\u00e9 accetta in modo ingiustificato che dei vincoli siano imposti<\/strong>. La contraddizione emerge esplicitamente anche quando auspica <strong>\u00abuna legge capace di limitare la libert\u00e0 di ciascuno, al fine di garantire la medesima libert\u00e0 a tutti\u00bb<\/strong> (ivi, p. 42). Qui non \u00e8 spiegata la ragione per la quale si dovrebbe garantire la medesima libert\u00e0 a tutti, cio\u00e8 perch\u00e9 dovremmo volere la libert\u00e0 degli altri. Tanto meno se intendiamo la libert\u00e0 come assenza di vincoli. <strong>Perch\u00e9 dovremmo volere vincolarci alla libert\u00e0 altrui?<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Poco oltre ribadisce che un atto coercitivo non \u00e8 arbitrario solo se \u00e8 determinato <strong>\u00abda una norma universale necessaria a mantenere l&#8217;ordine globale\u00bb<\/strong> (p. 45). Perch\u00e9 dunque dovremmo volere una norma che mantenga l&#8217;ordine globale? Infatti, <strong>perch\u00e9 dovremmo volere l&#8217;ordine globale indicato dalla norma e non un altro?<\/strong> Si potrebbe pensare che il discrimine stia nell&#8217;universalit\u00e0 della norma, ma di essa non si rende mai conto e nella trattazione il termine si rivela superfluo. Sentiamolo per esteso (ivi, p. 46):<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00ab La funzione delle norme di condotta non consiste quindi nell&#8217;organizzare gli sforzi individuali per il conseguimento di obiettivi specifici e concordati, ma nell&#8217;assicurare soltanto un ordine globale delle azioni, nel cui ambito ciascuno possa, nel perseguimento dei propri fini personali, trarre il maggior vantaggio dagli sforzi degli altri. \u00bb<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cos\u00ec messo <strong>il liberalismo non sa giustificarsi e manca di fondamento<\/strong>.<\/p>\n<p>Hayek fa inoltre sorgere un&#8217;altra grave aporia quando distingue tra <strong>norme astratte generali<\/strong> e <strong>comandi specifici e particolari<\/strong>, che, si rileva, <strong>\u00abappartengono alla stessa categoria logica\u00bb<\/strong> (<em>La societ\u00e0 aperta<\/em>, p. 276): infatti <strong>\u00able leggi si trasformano in comando, a misura che il loro contenuto diventa pi\u00f9 specifico\u00bb<\/strong> (ivi, p. 277). <strong>\u00abLa differenza di rilievo tra i due concetti\u00bb<\/strong>, continua Hayek (p. 277),<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00ab sta nel fatto che, quando ci portiamo dai comandi alle leggi, la fonte della decisione della particolare azione si sposta progressivamente da chi emette la disposizione a chi agisce. L&#8217;idealtipo del comando determina l&#8217;atto da compiere e non lascia al destinatario la possibilit\u00e0 di giovarsi della propria conoscenza o di seguire le proprie preferenze. L&#8217;atto compiuto secondo tale comando serve esclusivamente agli scopi di chi l&#8217;ha emesso. \u00bb<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Qui si ribadisce che in un comando si esprimono comunque le preferenze di che lo emette, quindi anche quel comando a cui appartiene la legge. Il discrimine sta in questo: nel comando si servono solo gli scopi di chi lo ha emesso, mentre nella legge c&#8217;\u00e8 spazio anche per seguire le proprie preferenze. La contrapposizione di questi elementi genera l&#8217;aporia: vediamola.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11860868877\" class=\"j-module n j-text \" style=\"text-align: justify\">\n<p>La contrapposizione \u00e8 aporetica perch\u00e9 le leggi generali, come possono essere quelle di una Costituzione, non consistono in limitazioni generiche, s\u00ec che al di fuori del loro rispetto si possa fare dell&#8217;altro da esse.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La giustizia costituzionale \u00e8 la giustizia che esprime ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 generale e che, perci\u00f2, \u00e8 implicato nei casi pi\u00f9 particolari nei quali si declina<\/strong>. Ci\u00f2 significa che nelle azioni, nelle decisioni della vita statale affermiamo sempre la giustizia costituzionale, realizzandola di volta in volta a seconda delle circostanze che si producono. <strong>Il problema nella vita quotidiana<\/strong>, di chi abbia accettato la Costituzione, <strong>\u00e8 quello di come realizzare le sue norme al meglio<\/strong>.<\/p>\n<p>La Costituzione contiene dunque ci\u00f2 che vogliamo per la comunit\u00e0: esplicita gli elementi senza dei quali la comunit\u00e0 si depotenzia. Ed esprime, sempre, beninteso, un ordine determinato di comunit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cos\u00ec, al contrario di quanto asserito da Hayek, le norme generali organizzano gli sforzi di ciascuno, e ciascuno \u00e8 chiamato a concretizzare nello specifico dei casi quotidiani il contenuto di tale norme. <strong>Non delle sue preferenze irrelate<\/strong>: ma ci\u00f2 che realizza al meglio le norme generali.<\/p>\n<p>Se per esempio una norma afferma la parit\u00e0 di genere, contrariamente da quanto asserito da Hayek, si devono <strong>\u00aborganizzare gli sforzi individuali per il conseguimento di obiettivi specifici e concordati\u00bb<\/strong>, segnatamente la equa presenza di uomini e donne nelle cariche pubbliche o la parit\u00e0 di salario a parit\u00e0 di mansione svolta.<\/p>\n<p>Leggiamo ancora (<em>Liberalismo<\/em>, p. 43):<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00ab La libert\u00e0 rivendicata dal liberalismo esige perci\u00f2 la rimozione di tutti gli ostacoli che intralcino gli sforzi individuali, ma non la fornitura di particolari beni da parte della comunit\u00e0 o dello Stato. \u00bb\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come abbiamo visto, per\u00f2, se affermassimo la parit\u00e0 di genere nelle attivit\u00e0 lavorative e se, ciononostante, delle donne venissero discriminate, la comunit\u00e0 dovrebbe allora intervenire, chiedendo conto di quel che sta succedendo, disciplinando pi\u00f9 nello specifico quella norma, ecc.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quindi, di nuovo, quest&#8217;altra enunciazione di Hayek del <strong>\u00abprincipio fondamentale\u00bb<\/strong> del liberalismo non coglie nel segno (ivi, p. 41):<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00ab il principio fondamentale per cui l&#8217;intervento dell&#8217;autorit\u00e0 statale deve limitarsi a imporre il rispetto delle norme generali di mera condotta priva il governo del potere di dirigere e controllare le attivit\u00e0 economiche degli individui. \u00bb\u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"cc-m-11860870377\" class=\"j-module n j-text \">\n<p style=\"text-align: justify\">Questo <strong>modo di concepire la libert\u00e0 era stato reso coerente e portato lucidamente alle sue implicazioni di fondo da Leopardi<\/strong> un secolo e mezzo prima. Egli evidenzia come la libert\u00e0 sia innanzitutto assenza di assoggettamento da parte di altri, ove si riesca a sottrarsi al tentativo di assoggettamento altrui e cercando di assoggettare quanto pi\u00f9 possibile gli altri ai propri scopi, alla propria volont\u00e0. Cos\u00ec nella storia vediamo che:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00ab un popolo libero al di dentro era sempre tiranno al di fuori, se aveva forze per esserlo, e questa forza nasceva sovente dalla sua libert\u00e0. [888] \u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Non solo, la libert\u00e0 \u2013 realizzandosi necessariamente come sottrazione alla volont\u00e0 altrui e, specularmente, come sottomissione alla propria volont\u00e0 \u2013 si ripresenta anche all&#8217;interno di una medesima comunit\u00e0 con questa dinamica. Cos\u00ec infatti prosegue il passo appena citato, svelando la dinamica intrinseca agli accadimenti storici:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00ab Nel modo stesso che un principe, per esser egli indipendente e libero e non aver legami n\u00e8 ostacoli alla sua volont\u00e0, non perci\u00f2 lascia di tiranneggiare il suo popolo. Anzi quanto pi\u00f9 \u00e8 geloso della sua libert\u00e0, tanto pi\u00f9 ne toglie a&#8217; sudditi o a&#8217; pi\u00f9 deboli di lui. [888] \u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ci\u00f2 vale per ogni fazione, per qualsiasi entit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00ab Come appunto accade nei partiti, nelle congregazioni, negli ordini ec. massime quando sono nel primitivo [879] vigore, e conservano la prima loro forma. [\u2026] gl&#8217;individui che compongono quel tal corpo, fanno causa comune con lui, e considerando i suo vantaggi, gloria, progressi interessi ec. come propri: e quindi amandolo, amano se stessi, e lo favoriscono come se stessi. Che questo \u00e8 in ultima analisi \u00e8 l&#8217;unico principio dell&#8217;amor di corpo, di patria, di Religione, universale o dell&#8217;umanit\u00e0, e di qualunque possibile amore in qualunque animale. \u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">E nella mirabile <em>Storia del genere umano<\/em> che apre le <em>Operette morali<\/em>, aveva indicato nell&#8217;individualismo il risultato inevitabile di questa dinamica:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00ab ciascheduno odier\u00e0 tutti gli altri, amando solo, di tutto il suo genere, se medesimo. \u00bb<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217;aporia che si produce nella distinzione posta tra leggi e comandi posta da Hayek si risolverebbe se il discrimine fosse compreso all&#8217;interno del modo in cui la conoscenza \u2013 anche dei propri fini \u2013 si genera. Ma Hayek, cos\u00ec come tutto il Novecento, non sono in grado di farlo, perch\u00e9 i fini sono concepiti come arbitraria e personale posizione di valori, contrapposti ai fatti, secondo le considerazioni di Max Weber nella sua celebra conferenza <em>La scienza come professione<\/em> (1919).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ecco che, allora, quando il primo ministro inglese <strong>Margaret Thatcher<\/strong> asser\u00ec: <strong>\u00abLa societ\u00e0 non esiste; esistono solo gli individui\u00bb<\/strong>, ella <strong>non esprimeva una sua esclusiva idiosincrasia, ma esprimeva l&#8217;inconscio di un&#8217;epoca<\/strong>. Quell&#8217;epoca nella quale ancora viviamo.<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2021-1\/marzo\/liberalismo-negativo-il-novecento-di-hayek-compreso-da-leopardi\/\">https:\/\/www.gazzettafilosofica.net\/2021-1\/marzo\/liberalismo-negativo-il-novecento-di-hayek-compreso-da-leopardi\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gazzetta Filosofica (Gabriele Zuppa) Prima che Friedrich A. von Hayek e Milton Friedman \u2013 i due pi\u00f9 influenti economisti neoliberali del secolo scorso \u2013 diventassero presenze abituali nell&#8217;ufficio della premier al numero 10 di Downing Street, Margaret Thatcher aveva gi\u00e0 introdotto con un gesto teatrale la filosofia che avrebbe ispirato la Gran Bretagna e gli Stati Uniti (sotto la presidenza di Ronald Reagan) nel dare una \u201csvolta\u201d all&#8217;Occidente. Poco dopo aver assunto la guida&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":105,"featured_media":56601,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/La-Gazzetta-filosofica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/s7ZaJ4-64523","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64523"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/105"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=64523"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64523\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64530,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64523\/revisions\/64530"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/56601"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=64523"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=64523"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=64523"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}