{"id":64525,"date":"2021-05-04T11:00:51","date_gmt":"2021-05-04T09:00:51","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64525"},"modified":"2021-05-03T13:28:42","modified_gmt":"2021-05-03T11:28:42","slug":"libia-e-attori-internazionali-nuova-transizione-vecchi-problemi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64525","title":{"rendered":"Libia e attori internazionali: nuova transizione, vecchi problemi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Di Cesi Italia (Giuseppe Palazzo)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Negli ultimi anni il Mediterraneo \u00e8 stato un teatro privilegiato dell\u2019aumento della competitivit\u00e0 intra- ed extra-regionale, espressione di numerosi fattori di carattere geopolitico, economico e strategico. Tra i teatri che si sono maggiormente contraddistinti nella <em>power competition<\/em> mediterranea, la Libia post-gheddafiana del 2011 e, in particolare, quella affetta dalla seconda guerra civile del 2014, ha attirato e nutrito gli interessi e le ambizioni delle principali potenze regionali e internazionali. Un appetito che ha presto tramutato il conflitto da un piano di contrapposizioni meramente locali ad una serie di interconnessioni e dimensioni incrociate a livello geopolitico e strategico. Proprio le divisioni politiche nel Paese, l\u2019emergere di pi\u00f9 centri di potere e la presenza di soggetti portatori di interessi interni ed esterni hanno fatto della Libia un classico esempio di <em>proxy war, <\/em>in aggiunta a quelli gi\u00e0 diffusamente presenti nell\u2019area MENA (tra cui Yemen, Siria e Iraq).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ancora oggi il Paese nordafricano vive una condizione di caotica incertezza di non facile risoluzione. Tuttavia gli ultimi sviluppi occorsi (in particolare quelli avvenuti dalla tregua dell\u2019agosto 2020 e dal cessate il fuoco di ottobre 2020) fanno sperare che possa emergere un certo cambio di rotta rispetto al recente passato. Un momento \u201cnuovo\u201d non esente da rapide evoluzioni negative, soprattutto in considerazione dei fragili accordi raggiunti tra le parti e della diffusa e latente competizione tra Est e Ovest libico, in parte condizionata dal ruolo dei rispettivi supporter internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">A guidare questo tentativo di cambiamento ha contribuito anche l\u2019elezione di un nuovo governo <em>ad interim<\/em> da parte del Libyan Political Dialogue Forum, riunitosi a Ginevra dall\u20191 al 5 febbraio 2021. Il soggetto venuto fuori dalle urne svizzere si prefigura come un elemento di continuit\u00e0 con il processo di <em>de-escalation<\/em> delle tensioni iniziato a novembre 2020. L\u2019esecutivo in questione, rappresentativo di tutte le forze di Tripolitania, Cirenaica e Fezzan, ha infatti il compito di condurre il Paese alle elezioni generali del 24 dicembre 2021.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ciononostante, l\u2019analisi della composizione del nuovo governo e del contesto vigente sul campo suggeriscono diverse riflessioni sul ruolo e la notevole influenza esercitata dai diversi attori esterni presenti nello scenario libico. Tra questi, la Turchia aspira a poter giocare un ruolo fondamentale nel presente e nel futuro del Paese nordafricano. Tale legittimit\u00e0 \u00e8 derivata dalla vittoriosa campagna militare ottenuta nel corso del 2020 in supporto delle milizie della Tripolitania contro le forze di Khalifa Haftar. Una vittoria militare che si \u00e8 tramutata in influenza politica e che \u00e8 emersa chiaramente anche in sede di formazione del nuovo governo eletto a Ginevra. Ne \u00e8 un esempio la scelta del Primo Ministro, Abdulhamid Dbeibah, imprenditore di Misurata con importanti relazioni d\u2019affari legate alla Turchia. Fin dalle sue prime dichiarazioni pubbliche, il nuovo leader ha lasciato emergere una certa vicinanza con il Paese anatolico, prima tramite il ringraziamento ad Ankara per il ruolo positivo da essa giocato nella guerra civile, poi con l\u2019esplicito appoggio all\u2019accordo marittimo siglato dalla Turchia con il governo tripolino nel novembre 2019 (allora rappresentato dal Governo di Accordo Nazionale, GNA) perch\u00e9 rispondente \u201c[a]<em>ll\u2019interesse della Libia<\/em>\u201d. Oltre a ci\u00f2, anche l\u2019assegnazione dei Ministeri dell\u2019Energia (con a guida Muhammad Ahmad Muhammad Aoun) e dell\u2019Interno (con a capo Khaled Tijani Mazen) a personalit\u00e0 vicine ad ambienti turchi rispondono a questo canovaccio. Ulteriore dimostrazione della \u201cpresenza turca\u201d in quest\u2019operazione politica \u00e8 l\u2019assegnazione della Presidenza del Consiglio Presidenziale a Mohamed al-Menfi, rappresentante della Cirenaica molto vicino agli ambienti dell\u2019Islam politico tripolino e alle istanze di Ankara. In buona sostanza, queste azioni mostrano come il nuovo esecutivo possa rappresentare soltanto in modo parziale l\u2019unit\u00e0 libica, perch\u00e9 esso \u00e8 di fatto l\u2019espressione formale dei rapporti di forza emersi sul campo, dove Tripoli e Ankara hanno ottenuto una netta vittoria militare. Da quel momento, il GNA e le forze turche hanno proceduto al consolidamento istituzionale dei guadagni raccolti con le armi. In particolare, in un\u2019ottica di prevenzione del quadro di stabilit\u00e0 e sicurezza, Ankara ha proceduto con il rafforzamento militare sul campo. Il suo schieramento bellico conta circa 1.500 militari (per lo pi\u00f9 consiglieri) provenienti dal Paese anatolico e circa 7.000 siriani, mentre vengono trasportati mezzi e materiali nella base aerea di al-Watiya e a Misurata, che ospita il comando dell\u2019intelligence militare turca. Una condizione, questa, che suggerisce quanto la Turchia miri a fare della Libia un tassello fondamentale nel suo approccio di politica estera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Se l\u2019influenza politica turca nella formazione dell\u2019esecutivo \u00e8, quindi, un dato palese e incontrovertibile, tuttavia \u00e8 bene precisare che sia Dbeibah nella recente visita ad Ankara (12 aprile 2021), sia i suoi Ministri impegnati nei viaggi di lavoro all\u2019estero hanno sempre ribadito quanto sia importante che la Libia torni ad essere indipendente e non condizionata dalle scelte politiche dell\u2019attore esterno di turno nella delicata fase di transizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nonostante la volont\u00e0 di Dbeibah di mantenere un atteggiamento conciliante verso diversi Paesi, spesso ostili tra loro, la Turchia non pu\u00f2 esimersi dall\u2019appoggiare il nuovo esecutivo per due motivi strategici: <em>in primis<\/em>, l\u2019accordo marittimo firmato con il GNA sulle Zone Economiche Esclusive (ZEE); in secondo luogo, la profondit\u00e0 strategica turca garantita dal conflitto del 2020. Nel primo caso, l\u2019intesa sui confini marittimi non pu\u00f2 sostanziarsi senza il controllo della costa della Cirenaica; da qui, infatti, sorge la necessit\u00e0 di Tripoli di coinvolgere, almeno apparentemente, le istituzioni orientali (con annessi sponsor internazionali), come dimostrato dal fatto che \u00e8 stata la Camera dei Rappresentanti a votare la fiducia al nuovo governo. Al contempo, proseguire l\u2019offensiva militare turco-tripolina oltre la <em>redline<\/em> tra Sirte e Jufra avrebbe s\u00ec allargato eccessivamente la profondit\u00e0 militare turca, ma avrebbe anche acuito le tensioni con Egitto e \u00a0Russia, pronte a intervenire in supporto di Haftar qualora GNA e Turchia avessero proseguito nell\u2019avanzata militare. Ecco quindi che la tregua raggiunta sul campo di battaglia ha permesso anche alle potenze rivali alla Turchia di rimanere ancora in gioco, come nei casi di Egitto, Emirati Arabi Uniti (EAU) e Russia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La sconfitta militare di Haftar e la sua ritirata verso Est hanno allarmato l\u2019Egitto, che ha posto sul passaggio tra Sirte e Jufra una \u201clinea rossa\u201d, superata la quale sarebbe intervenuto militarmente. La vittoria tattica di Ankara in Libia \u00e8 stata una sconfitta dura per Il Cairo, tanto da portare lo stesso Presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, a riconsiderare rapidamente le sue posizioni sul Paese nordafricano e ad individuare nella Turchia un interlocutore con il quale costruire convergenze limitate nell\u2019intero Mediterraneo. Una scelta forzata anche dalla possibilit\u00e0 di ritrovarsi in Cirenaica una possibile istituzione nazionale vicina all\u2019Islam politico e cliente della Turchia. La soluzione ravvisata nell\u2019elezione di un governo <em>ad interim<\/em> ha fornito all\u2019Egitto la possibilit\u00e0 di cambiare il suo approccio tattico in Libia. Fallito quindi qualsiasi contenimento politico e militare in chiave anti-turca, Il Cairo ha optato sia per un apparente sostegno al GNU, sia per un riallacciamento dei rapporti con il vicino anatolico, come dimostrato dalla riapertura a Tripoli di un consolato egiziano (17 febbraio) e dallo scongelamento tattico delle relazioni con la Turchia (16 marzo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Anche per gli EAU il passo falso di Haftar \u00e8 stato un duro colpo. Sin dall\u2019avvio della campagna militare su Tripoli del 2019, Abu Dhabi ha appoggiato apertamente le iniziative di Haftar, supportando l\u2019Esercito Nazionale Libico (LNA) con mercenari stranieri (per lo pi\u00f9 africani), materiali e equipaggiamenti militari fatti giungere in Cirenaica attraverso l\u2019Egitto. Di fatto, per gli EAU la partita libica rientrava all\u2019interno della competizione multidimensionale con la Turchia, che vede entrambi gli attori contrapporsi in una serie di teatri che vanno da Cipro al Corno d\u2019Africa. Una lotta per il potere e le risorse per definire un nuovo ordine geopolitico nel quale lo scenario libico \u00e8 usato dagli EAU come chiavistello per fortificare le sue strategie nell\u2019area MENA. Tuttavia, i duri contraccolpi economici prodotti dalla pandemia da Covid-19 e la distensione sul piano regionale tra Arabia Saudita e Qatar, che ha avuto alcuni effetti anche in Libia, hanno portato gli EAU a riconsiderare parte delle sue iniziative nonch\u00e9 a prediligere una posizione di attesa volta a comprendere a pieno le sorti del GNU e della transizione politica nel Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Diversamente da Egitto ed EAU, Mosca ha visto accresciute le sue ambizioni nel teatro libico, tanto da guadagnarsi, al pari della Turchia, un ruolo da <em>power broker<\/em> nelle dinamiche politiche e militari del Paese nordafricano. L\u2019atteggiamento del Cremlino nei confronti del neonato governo \u00e8, come per gli altri attori, apparentemente di sostegno, bench\u00e9 la Russia mantenga, almeno ufficialmente, un canale aperto con tutti gli attori sul campo. Inoltre, conscia del fatto che l\u2019elezione del 5 febbraio \u00e8 una soluzione tanto svantaggiosa quanto instabile, i russi hanno continuato a fortificare le loro posizioni militari lungo la linea tra Sirte e al-Jufra. Proprio a Jufra si trova la base aerea che ospita Mig-29 e Sukhoi Su-24, i caccia militari usati a supporto dell\u2019offensiva di Haftar. La linea difensiva presenta anche postazioni per artiglieria e potenziali campi minati, una sequenza di <em>bunker<\/em> nei pressi della base aerea e batterie missilistiche Pantsir situate pi\u00f9 a sud, vicino all\u2019aeroporto di Birak. La difesa di Sirte \u00e8 un obiettivo strategico cruciale per tutti gli attori sul terreno, in quanto pu\u00f2 essere utilizzato dalle forze presenti in Cirenaica per lanciare ulteriori offensive verso Misurata e Tripoli, mentre per le milizie dell\u2019Ovest sarebbe essenziale per mettere in sicurezza la Tripolitania ed avvicinarsi ai ricchi giacimenti petroliferi di Sirte e Brega. Nel complesso, il posizionamento russo suggerisce due elementi: in primo luogo, come ha evidenziato tempo fa il Ministro della Difesa del GNA, Salah al-Din al-Namrus, \u201c<em>nessuno scava una trincea del genere per andarsene presto<\/em>\u201d. In secondo luogo, la Russia non esclude che la situazione libica possa ripiombare in uno stato di caos, in cui l\u2019unico strumento adatto a perseguire i propri interessi sul campo \u00e8 quello militare. Nello schieramento russo, attualmente si contano 3.000 uomini del gruppo Wagner, a cui si unisce lo spostamento di circa 7.000 mercenari (provenienti da Sudan, Ciad e Siria) lungo il vallo tra Sirte e Jufra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Pertanto, mentre la diplomazia internazionale compie alcuni passi importanti per la stabilizzazione, le potenze sul campo rafforzano parimenti al piano diplomatico anche la loro posizione militare, nella convinzione che sia questo lo strumento prioritario per determinare la condizione strutturale alla base di qualsiasi rivolgimento giuridico, istituzionale e formale. Difatti, nonostante la dichiarazione di met\u00e0 marzo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che invocava il ritiro delle forze militari straniere e dei mercenari, \u00e8 altamente improbabile che ci\u00f2 si verifichi davvero, considerando la traiettoria contraria che stanno prendendo gli eventi. Inoltre, il fatto che il governo sia costituito da personalit\u00e0 poco riconoscibili sul piano domestico libico suggerisce che lo stesso esecutivo non possa vantare un peso sufficiente per imporre alle parti il rispetto della dichiarazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">In definitiva, il destino della Libia rimane ancora aperto e al netto dell\u2019esito della guerra quasi tutti gli attori esterni possono ancora rivendicare un ruolo nel futuro del Paese. Mentre l\u2019Egitto \u00e8 alla ricerca di un metodo, che sia con la guerra o con il dialogo, per prevenire minacce da Est, la Russia rafforza le proprie posizioni militari, apparentemente per prepararsi ad un ulteriore <em>round<\/em> di combattimenti nella crisi libica. La Turchia si \u00e8 imposta come un attore fondamentale nel caos libico, ma sconta debolezze strutturali legate soprattutto ad una profonda crisi economica. Tuttavia queste fragilit\u00e0 (in campo economico, industriale e logistico) impediscono ad Ankara di sfruttare pienamente i successi militari e di massimizzare il controllo strategico del territorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Al fine di promuovere la ricostruzione nazionale, la Libia per\u00f2 necessita di partner che possano trasferire un <em>know-how <\/em>tecnologico e industriale all\u2019avanguardia. Servizi che la Turchia fatica ad offrire e nei quali, invece, l\u2019Italia ha qui il suo punto di forza, che va sfruttato al fine di ricostruirsi uno spazio d\u2019influenza in Libia e nel Mediterraneo allargato. A dimostrazione di ci\u00f2, deve essere tenuta in forte considerazione la visita del Premier Mario Draghi a Tripoli (6 aprile), che si \u00e8 posta in continuit\u00e0 con l\u2019intenso lavoro diplomatico svolto nelle settimane precedenti dal Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, dall\u2019Ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Buccino, e dall\u2019Inviato Speciale per la Libia, Pasquale Ferrara. Nella visita di Draghi \u00e8 stata firmata un\u2019intesa da 80 milioni di euro che permetter\u00e0 al consorzio italiano Aeneas di ricostruire l\u2019aeroporto di Tripoli, mentre la Turchia ha firmato una serie di Memorandum di cooperazione generali e non vincolanti. Dunque, proprio il <em>know-how<\/em> tecnologico e industriale italiano, in aggiunta alla storica conoscenza del territorio e delle dinamiche locali, possono rappresentare il campo da cui ripartire per riconquistare posizioni nel vicinato meridionale. Una modalit\u00e0 d\u2019azione che, per\u00f2, pu\u00f2 essere sostenibile nel lungo termine solo se accompagnata da un approccio olistico italiano pi\u00f9 coerente in politica estera, in Libia e nell\u2019intero bacino allargato del Mediterraneo.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/cesi-italia.org\/articoli\/1336\/libia-e-attori-internazionali-nuova-transizione-vecchi-problemi\">https:\/\/cesi-italia.org\/articoli\/1336\/libia-e-attori-internazionali-nuova-transizione-vecchi-problemi<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Cesi Italia (Giuseppe Palazzo) Negli ultimi anni il Mediterraneo \u00e8 stato un teatro privilegiato dell\u2019aumento della competitivit\u00e0 intra- ed extra-regionale, espressione di numerosi fattori di carattere geopolitico, economico e strategico. 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