{"id":64549,"date":"2021-05-04T09:00:58","date_gmt":"2021-05-04T07:00:58","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64549"},"modified":"2021-05-03T23:49:07","modified_gmt":"2021-05-03T21:49:07","slug":"draghi-una-questione-di-austerita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64549","title":{"rendered":"Draghi: una questione di austerit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di CONIARE RIVOLTA (Redazione)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-64550\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/draghipiano-1-300x225.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/draghipiano-1-300x225.png 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/draghipiano-1.png 656w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo mesi di agonia e di manovre che hanno portato tecnici ed esperti alla guida del paese, il Governo Draghi ha ultimato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Si tratta del programma di investimenti che l\u2019Italia dovr\u00e0 presentare alla Commissione europea nell\u2019ambito del Next Generation EU, lo strumento messo in campo dall\u2019Europa per rispondere alla crisi da Covid-19. Come abbiamo avuto modo di verificare, il Piano si compone di pochi soldi e tante richieste di riforme: una nuova stagione di attacco al mercato del lavoro, alle pensioni e ai servizi pubblici \u00e8 alle porte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, vi \u00e8 una parte del PNRR, quella in cui ci si interroga circa gli impatti macroeconomici del piano di investimenti che saranno finanziati dal Next Generation EU, che ci permette di mettere a fuoco il legame tra il paradigma teorico entro cui si muove il Governo e la dimensione politica di queste misure.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Proponendo delle proiezioni basate su simulazioni circa l\u2019impatto del Piano sul prodotto interno lordo (PIL) italiano per il periodo 2021-2016, nel PNRR viene mostrata una stima dei moltiplicatori fiscali del piano di investimento, affermando testualmente: \u201cAl termine dell\u2019orizzonte di simulazione il moltiplicatore cumulato risulta pari a 0,7 nello scenario basso, a 0,9 in quello medio a e a 1,2 in quello alto.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Cosa ci mostra il moltiplicatore (fiscale)? Il moltiplicatore \u00e8 uno strumento utilizzato dagli economisti per valutare gli impatti di una manovra fiscale sull\u2019economia. Esso ci mostra quanto aumenta o diminuisce il PIL a seguito di un aumento di 1 euro di spesa pubblica. Dato che il moltiplicatore non \u00e8 una grandezza osservabile, gli economisti hanno stimato il suo valore attraverso l\u2019utilizzo di metodi statistici. Le stime del moltiplicatore hanno acceso un\u2019ampia discussione negli ambienti accademici circa l\u2019efficacia o meno della spesa pubblica nello stimolare la crescita economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Cosa ci dicono gli studi sui moltiplicatori? Agli inizi degli anni \u201990, quando in casa Bocconi, alla corte di Giavazzi e company, fu coniata la \u201cteoria dell\u2019austerit\u00e0 espansiva\u201d, molti economisti liberisti credevano che il moltiplicatore fiscale fosse addirittura negativo. Ci\u00f2 implicava che aumenti della spesa pubblica portassero a diminuzioni del PIL, soprattutto attraverso il cosiddetto \u201ceffetto di spiazzamento\u201d. In sostanza, si riteneva che un aumento della spesa pubblica aumentasse i tassi dell\u2019interesse sul debito pubblico, diminuendo (spiazzando) cos\u00ec i consumi ed investimenti privati. Si credeva, dunque, di essere riusciti a trovare una giustificazione teorica per la riduzione della spesa pubblica e, dunque, per limitare l\u2019intervento dello Stato nell\u2019economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Tale tesi, particolarmente estrema anche per la teoria economica pi\u00f9 ortodossa, \u00e8 andata via via affievolendosi tanto che, a partire dagli anni successivi alla crisi economica del 2008, si \u00e8 assistito a un mea culpa generalizzato sia da parte delle istituzioni internazionali come il Fondo monetario internazionale (FMI), che di molti economisti liberisti \u2013 fatta eccezione, come al solito, per i bocconiani, che ancora nel 2019 hanno rilanciato il tema dell\u2019austerit\u00e0 pubblicando un libro dal titolo \u201cAusterit\u00e0. Quando funziona e quando no\u201d. A partire dal 2013, Olivier Blanchard \u2013 ex capo economista del FMI \u2013 e molti altri hanno mostrato come i moltiplicatori fiscali fossero positivi e tendenzialmente maggiori di 1. In parole povere, ci\u00f2 significa che gli aumenti di spesa pubblica comportano incrementi pi\u00f9 che proporzionali del PIL.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Riferendoci alla letteratura relativa alle stime dei moltiplicatori in Italia, l\u2019articolo che impressiona di pi\u00f9, non tanto per i risultati quanto per la firma, \u00e8 quello del professor Roberto Perotti (altro bocconiano doc), che in un saggio del 2007 stima un moltiplicatore fiscale per l\u2019Italia maggiore 2, arrivando ad effetti massimi vicino a 2.5. Nonostante questi risultati, e in barba alle sue stesse ricerche scientifiche, l\u2019autore (e i suoi sodali) non si \u00e8 mai speso per sostenere la necessit\u00e0 di implementare politiche fiscali espansive al fine di risolvere la crisi economica. \u00c8 un fatto, questo, che mostra in maniera lampante il portato politico e ideologico delle misure economiche che vengono adottate dai governi e acclamate dall\u2019accademia ortodossa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ancora pi\u00f9 interessanti sono gli studi sui moltiplicatori degli investimenti e consumi pubblici. Per l\u2019analisi del PNRR, questo \u00e8 forse il punto importante dato che le proiezioni fatte nel documento programmatico da sottoporre alla Commissione europea riguardano appunto gli effetti degli investimenti sul PIL. La parte pi\u00f9 consistente della letteratura sul tema ritiene che gli investimenti pubblici abbiano un impatto sul PIL maggiore rispetto ai consumi pubblici, e diversi contributi recenti mostrano che il moltiplicatore degli investimenti pubblici assume valori maggiori di 4, ossia valori 4 volte superiori rispetto a quanto riportato dal PNRR che assume un moltiplicatore degli investimenti compreso tra 0.7 e 1.2. Di conseguenza, nonostante la letteratura accademica ammetta che i moltiplicatori fiscali siano generalmente maggiori di 1 e che per gli investimenti pubblici assumano moltiplicatori vicino a 4, il Governo italiano si \u00e8 mostrato pi\u00f9 realista del re.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 lecito e doveroso dunque chiedersi cosa implicherebbe ammettere che i moltiplicatori fiscali siano elevati. Proviamo a elencare qualche considerazione in merito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La presenza di moltiplicatori fiscali elevati e maggiori di uno fornirebbe la prova che le politiche di austerit\u00e0 portate avanti dai vari Governi dal 2008 a oggi, tanto appoggiate e volute dalle istituzioni europee e dagli economisti che ora sono al Governo o che ne influenzano l\u2019operato (due tra tutti, Mario Draghi e Francesco Giavazzi), fossero sbagliate. Come se ci\u00f2 non bastasse, riconoscere l\u2019efficacia delle politiche fiscali espansive sulla crescita economica rappresenterebbe un duro colpo alla legittimazione dell\u2019austerit\u00e0 legata alle condizionalit\u00e0 previste nel Recovery Fund. A farne le spese, dunque, sarebbe l\u2019intero impianto istituzionale dell\u2019Unione Europea, che ha imposto e impone duri tagli alla spesa pubblica per rientrare nei parametri dei Trattati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Inoltre, bisognerebbe ammettere che le politiche fiscali espansive, specialmente quelle trainate dagli investimenti pubblici, porterebbero ad aumenti di PIL e, di conseguenza, a ricadute positive sull\u2019occupazione. Significherebbe ammettere, in un Paese che attualmente sperimenta un tasso di disoccupazione vicino al 10% e un tasso di disoccupazione giovanile di circa il 30%, che la strada per aumentare l\u2019occupazione c\u2019\u00e8, esiste, e non \u00e8 quella della precariet\u00e0 e della compressone salariale che \u00e8 stata seguita finora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ammettere che i moltiplicatori fiscali siano elevati equivale, inoltre, ad ammettere che gli aumenti del PIL dovuti ai processi moltiplicativi garantirebbero che le manovre fiscali si ripaghino da sole. Infatti, per una data aliquota fiscale, un aumento del PIL potrebbe ad aumenti del gettito fiscale pari all\u2019iniziale investimento da parte dello Stato. Facciamo un semplice esempio numerico. Supponiamo che l\u2019aliquota fiscale media dell\u2019Italia sia pari al 38%, che il moltiplicatore sia pari a 3 e che oggi il Governo decida di spendere 1 euro in investimenti pubblici. Il processo moltiplicativo, che di solito non si verifica in un solo anno ma che ha bisogno di pi\u00f9 anni per espletarsi (si veda, ad esempio, pagina 300 del PNRR, dove nella tavola 4.3 si analizza l\u2019impatto degli investimenti pubblici sul PIL su un arco temporale che va dal 2021 al 2026), porterebbe ad un livello di PIL di 3 euro pi\u00f9 elevato. Applicando a questi 3 euro un\u2019aliquota del 38%, si generano entrate fiscali pari a 1.14 euro, addirittura maggiori rispetti alla spesa inziale fatta dal governo. Ci\u00f2 implica, che 1 euro di spesa per investimenti messa in campo oggi farebbe tornare nelle casse dello Stato un ammontare di tasse pari a 1.14 euro da qui al 2026.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una conseguenza importante riguarderebbe un altro spauracchio delle politiche economiche europee: il debito pubblico e in particolare il rapporto debito-PIL. Infatti, se i moltiplicatori fossero elevati, un aumento inziale del debito di 1 euro per finanziare la spesa iniziale per investimenti porterebbe ad un aumento del PIL pi\u00f9 che proporzionale, diminuendo cos\u00ec il rapporto debito-PIL. Questo processo, che potrebbe in prima istanza apparire paradossale, \u00e8 stato riscontrato anche in diversi lavori condotti da economisti mainstream, i quali hanno mostrato che le politiche di austerit\u00e0 o di \u201cconsolidamento fiscale\u201d, solitamente basate sui tagli della spesa pubblica, hanno prodotto aumenti del rapporto debito-PIL piuttosto che diminuzioni. In Europa questa evidenza \u00e8 sotto gli occhi di tutti. In tutti i paesi periferici, quelli dove i morsi della crisi sono stati pi\u00f9 vigorosi, il rapporto debito-PIL \u00e8 aumentato a seguito delle politiche lacrime e sangu: tra il 2010 e il 2014, \u00e8 salito dal 147% al 180% in Grecia, dal 60% al 100% in Spagna e dal 119% al 135% in Italia. Inoltre, l\u2019evidenza empirica mostra che aumenti della spesa pubblica hanno un maggiore effetto di riduzione del rapporto debito-PIL quando quest\u2019ultimo parte da valori elevati, come nel caso dell\u2019Italia. Quand\u2019anche ridurre il rapporto debito-PIL rappresentasse un obiettivo ragguardevole, e abbiamo pi\u00f9 volte mostrato come non sia cos\u00ec, le politiche di austerit\u00e0 non sono efficaci nel raggiungerlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Che implicazioni ha dunque per l\u2019attualit\u00e0 politica il discorso che abbiamo sviscerato fin qui? Da un lato, conti alla mano, il PNRR rappresenta un pannicello caldo, un diversivo, rispetto alla quantit\u00e0 di spesa pubblica necessaria per risolvere la crisi. Dall\u2019altro, per contrappasso, stimare gli effetti dell\u2019intervento pubblico utilizzando valori pi\u00f9 elevati dei moltiplicatori fiscali avrebbe palesato gli effetti nefasti dei tagli e della macelleria sociale a cui assistiamo da anni e che torner\u00e0 a fare danni nel futuro immediato, non appena il Patto di Stabilit\u00e0 torner\u00e0 a mordere in ossequio ai dettami europei: quell\u2019austerit\u00e0, pesantissima, che non ci ha mai abbandonato, che ci accompagner\u00e0 domani e contro la quale \u00e8 necessario indirizzare tutte le nostre forze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><strong><a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2021\/05\/01\/draghi-una-questione-di-austerita\/\">https:\/\/coniarerivolta.org\/2021\/05\/01\/draghi-una-questione-di-austerita\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARE RIVOLTA (Redazione) Dopo mesi di agonia e di manovre che hanno portato tecnici ed esperti alla guida del paese, il Governo Draghi ha ultimato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). 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