{"id":64553,"date":"2021-05-04T08:30:23","date_gmt":"2021-05-04T06:30:23","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64553"},"modified":"2021-05-04T04:05:25","modified_gmt":"2021-05-04T02:05:25","slug":"64553","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64553","title":{"rendered":"L\u2019idea nazionale in Alessandro Manzoni"},"content":{"rendered":"<p><strong>di QELSI QUOTIDIANO SOVRANISTA (Leonardo Giordano)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-64554\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/marzo1821.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"201\" \/><\/p>\n<p>Oltre alle celebrazioni dantesche, ricorrerebbero quest\u2019anno i duecento anni dalla composizione della famosa lirica manzoniana \u201cMarzo 1821\u201d dedicata ai moti del 1821\u00a0 appunto, data che per molti segna l\u2019inizio del Risorgimento.<\/p>\n<p>Chi, come lo scrivente, ha frequentato decenni orsono, magari a ridosso del centenario della proclamazione dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, le scuole elementari, sicuramente ricorder\u00e0 che questo componimento rappresentava quello che oggi si definirebbe un vero e proprio \u201ctormentone\u201d dell\u2019insegnamento dell\u2019Italiano e dell\u2019educazione a certi valori patriottici, all\u2019interno di quella \u201cideologia italiana\u201d (come la definisce Marcello Veneziani) del \u201cDio, Patria e Famiglia\u201d.<\/p>\n<p>Ma davvero questa lirica \u00e8 da considerare sorpassata, desueta e del tutto inutile rispetto ai problemi dell\u2019Italia odierna, con specifico riferimento alle tematiche della sovranit\u00e0 nazionale e popolare?<\/p>\n<p>A rileggerla, emergono diversi spunti di non tramontata attualit\u00e0. Partiamo innanzitutto dalla genesi del componimento. A dispetto del titolo, essa non fu edita prima del 1848, dopo le cinque giornate di Milano e i moti che diedero avvio alla 1^ Guerra di Indipendenza. Ovviamente l\u2019ispirazione era rappresentata da ci\u00f2 che accadde nel marzo del 1821, probabilmente per\u00f2 Manzoni aveva conservato in cuor suo ed a memoria solo l\u2019idea originaria della lirica che invece complet\u00f2 definitivamente e rese pubblicabile solo nel 1848, anche dopo che decine di studenti milanesi\u00a0 insorti si erano recati sotto la casa sua a Milano e gli avevano espressamente chiesto dei versi a sostegno dei moti.<\/p>\n<p>Al riguardo la seconda moglie del poeta, Teresa Borri, ha potuto testimoniare che la sera del 23 aprile 1848, mentre il poeta conversava con Antonio Rosmini nella propria residenza milanese, fu costretto a mostrarsi in pubblico dal balcone perch\u00e9 reclamato da una folta folla di studenti universitari in armi e \u201cpur tentando di sottrarsi alla richiesta di poetare, avrebbe preso infine l\u2019impegno, quando gli fosse stato possibile, di offrire dei versi a sostegno della libert\u00e0 d\u2019Italia\u201d. (A. De Francesco, <em>Il Poeta e la Rivoluzione<\/em>).<\/p>\n<p>Tale forma di \u201cprudenza\u201d si spiegava con il fatto che il figlio del poeta Filippo era stato fatto prigioniero dagli austriaci proprio durante quei moti ed era tenuto in ostaggio. Rispetto comunque alla prima bozza di lirica, fosse stata gi\u00e0 scritta o meno, di certo nel 1848 fu aggiunta l\u2019ultima non trascurabile e insignificante strofa.<\/p>\n<p>Non si pensi che questa sintetica ricostruzione dell\u2019origine della lirica sia materia oziosa ed adatta alle curiosit\u00e0 dei filologi. Essa invece molto ha a che fare con i temi pregnanti della poesia che sono legati alla visione manzoniana dell\u2019unit\u00e0 nazionale, contrapposta a quella di Rosmini, Gioberti e D\u2019Azeglio, alla stessa idea del poeta di ci\u00f2 che sia la Nazione e del suo diritto alla sovranit\u00e0, infine di come essa si connetta concretamente alla storia di un popolo e al provvidenziale disegno divino.<\/p>\n<p>Manzoni avversava l\u2019idea di un\u2019Italia costruita istituzionalmente come federazione degli antichi staterelli preunitari. Dice Antonino De Francesco in un suo saggio dedicato al componimento civile del poeta: &lt;&lt; In un quadro siffatto, non va posta sotto silenzio la profonda coerenza del Manzoni, che rispetto a molti della sua stessa generazione, pronti a passare nel corso della Restaurazione al campo federalista, mai venne meno invece, al giovanile unitarismo, sempre ribad\u00ec, forte dell\u2019antica amicizia per Cuoco e Lomonaco, la necessit\u00e0 di un solo stato \u201c<em>dal Cenisio alla balza di Scilla<\/em>\u201d&gt;&gt;.<\/p>\n<p>Egli, invece, invocava coi versi di \u201cMarzo 1821\u201d un\u2019Italia \u201c<em>una d\u2019arme, di lingua, d\u2019altare, di memorie, di sangue e di cor<\/em>\u201d. Mario Pazzaglia, celebre italianista, cos\u00ec chiosa questi versi: &lt;&lt; In questa poesia il Manzoni esprime vigorosamente il proprio ideale nazionale-unitario, fondato sull\u2019unit\u00e0 di lingua, di religione, di tradizione, di stirpe e d\u2019aspirazioni, superando ogni forma politicamente gretta o vuotamente rettorica dell\u2019ideale patriottico e incentrandolo su un\u2019effettiva comunione di vita, materiale e spirituale, del popolo.&gt;&gt;<\/p>\n<p>Da questa idea di nazione sortiva una visione \u201cunitarista\u201d dell\u2019assetto statuale contrastante con le concezioni federaliste di Carlo Cattaneo, Antonio Rosmini e con l\u2019idea giobertiana che a capo di codesta federazione di stati indipendenti dovesse porsi il Papa. Manzoni, cattolico fervente \u00a0anch\u2019egli,\u00a0 teneva invece fermo il punto della separazione netta tra sfera temporale e sfera spirituale.<\/p>\n<p>Alcuni storici, come il De Francesco, hanno sostenuto che tale idea venisse al Manzoni dalla sua formazione in ambito illuminista e all\u2019interno del regime napoleonico \u2013 milanese. Pur essendo tale tesi complessivamente fondata, tuttavia Manzoni, ancor pi\u00f9 dei mentori della sua stagione illuminista, Vincenzo Cuoco e Francesco Lomonaco, riteneva che il popolo italiano dovesse ricercare ed ottenere l\u2019indipendenza e riguadagnare la sua sovranit\u00e0 nei confini patri per proprio conto, senza tutela straniera che potesse in un secondo momento, come accaduto con Napoleone ed i francesi,\u00a0 trasformarsi in nuova sorta di oppressione.<\/p>\n<p>&lt;&lt;<em>Quante volte sull\u2019Alpe spiasti\/l\u2019apparir di un amico stendardo!\/quante volte intendesti lo sguardo\/ne\u2019 deserti del duplice mar!\/Ecco alfin del tuo seno sboccati, \/stretti intorno a\u2019 tuoi santi colori, \/ forti, armati de\u2019 propri dolori, \/i tuoi figli son sorti a pugnar<\/em>.&gt;&gt;<\/p>\n<p>Rosmini accusava Manzoni di \u201csognare una bella utopia\u201d vagheggiando l\u2019ideale di un\u2019Italia unita dalle Alpi alla Sicilia ma il poeta milanese, con fermezza d\u2019animo ed arguzia, replicava a tale osservazione con la chiosa che &lt;&lt;la sua fosse per lo meno una bella utopia, rispetto, a quella, decisamente brutta propugnata dall\u2019altro, di un\u2019Italia federale.&gt;&gt; \u00a0In realt\u00e0 al di l\u00e0 delle battute vi era nel pensiero manzoniano una lucida e rigorosa analisi della storia d\u2019Italia da cui necessariamente discendeva l\u2019ipotesi di uno stato unitario per arginare forze centrifughe che, se non controllate, avrebbero reso impossibile o perlomeno ostacolato fortemente l\u2019affermarsi, il concretarsi ed il consolidarsi dell\u2019ideale unitario. Un\u2019Italia federata con staterelli autonomi e persino, in una certa misura, indipendenti avrebbe sempre offerto agli stranieri il destro per insinuarsi tra divisioni, conflitti \u00a0e diverse prospettive politiche al fine di tener sotto controllo e tutela ancora per altri secoli la nazione.<\/p>\n<p>Non sembri questo un argomento fuori d\u2019attualit\u00e0 se si pensa agli anni \u201990, quando la Lega predicava la secessione arrivando persino a prospettare l\u2019adesione all\u2019Europa e all\u2019euro delle sole regioni del Nord, forte anche di alcuni contatti con l\u2019establishment tedesco.<\/p>\n<p>Nella visione realistica del Manzoni vi era anche la considerazione che durante il periodo napoleonico le strutture amministrative e di governo di tipo centralizzato si erano di fatto affermate in tutta la penisola, pur essa divisa nelle varie repubbliche e nei successivi regni bonapartisti. (Nella lirica l\u2019Italia non \u00e8 solo \u201cuna d\u2019armi e di lingua e d\u2019altar\u201d ma anche \u201cuna di memorie\u201d). Tali strutture non furono affatto rimosse e scardinate dai regimi monarchici restaurati dopo il congresso di Vienna ma continuarono a funzionare. In un certo qual senso l\u2019Italia era pronta e matura per un assetto statuale unitario.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 un punto infine che rende la visione manzoniana assai simile all\u2019idea di nazione contenuta nell\u2019ultimo scritto di San Giovanni Paolo II \u201cMemoria ed Identit\u00e0\u201d. Manzoni dedica la poesia ad un giovane patriota tedesco, Teodoro Korner. Con questa dedica e con i versi della nona strofa egli sostiene che Dio, \u201c<em>quel che \u00e8 il Padre di tutte le genti, \/ che non disse al Germano giammai: \/Va\u2019 raccogli ove arato non hai; \/spiega l\u2019ugne; l\u2019Italia ti do,<\/em>\u00a0\/\u201d, \u00e8 fonte di sostanziale giustizia nella storia e provvidenzialmente \u201cPadre\u201d di tutte le nazioni, i popoli e le genti alle quali spetterebbe libert\u00e0 e prosperit\u00e0 e sovrano diritto a disegnarsi e a perseguire il proprio avvenire.<\/p>\n<p>Sempre secondo Pazzaglia, Manzoni &lt;&lt; esorta gli Italiani a insorgere contro l\u2019oppressione in nome di Dio che \u00e8 amore ma anche giustizia. Il diritto alla libert\u00e0 diviene cos\u00ec un dovere, un momento della lotta per l\u2019affermazione del bene contro il male; il Manzoni, che, nelle sue tragedie, esecra la guerra, non esita qui a invocare il Dio degli eserciti, a incitare gli Italiani a combattere in nome della giustizia. Cogliamo qui l\u2019anima migliore del nostro Risorgimento, che fu, prima che un movimento politico, un fatto morale e spirituale.&gt;&gt;<\/p>\n<p>Forse di questo piglio morale e di questa forza d\u2019idee avrebbe bisogno l\u2019Italia oggi per tornare ad essere sovrana e a poter liberamente scegliere e approntare il futuro dei propri figli.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.qelsi.it\/2021\/lidea-nazionale-in-alessandro-manzoni\/\">https:\/\/www.qelsi.it\/2021\/lidea-nazionale-in-alessandro-manzoni\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di QELSI QUOTIDIANO SOVRANISTA (Leonardo Giordano) Oltre alle celebrazioni dantesche, ricorrerebbero quest\u2019anno i duecento anni dalla composizione della famosa lirica manzoniana \u201cMarzo 1821\u201d dedicata ai moti del 1821\u00a0 appunto, data che per molti segna l\u2019inizio del Risorgimento. 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