{"id":64558,"date":"2021-05-04T09:30:16","date_gmt":"2021-05-04T07:30:16","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64558"},"modified":"2021-05-04T07:20:41","modified_gmt":"2021-05-04T05:20:41","slug":"il-volto-e-la-morte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64558","title":{"rendered":"Il volto e la morte"},"content":{"rendered":"<p><strong>di QUODLIBET (Giorgio Agamben)<\/strong><\/p>\n<p><em>(Testo pubblicato sulla \u00abNeue Z\u00fcrcher Zeitung\u00bb, 30 aprile 2021)<\/em><\/p>\n<p>Sembra che nel nuovo ordine planetario che si va delineando due cose, apparentemente senza rapporto fra loro, siano destinate a essere integralmente rimosse: il volto e la morte. Cercheremo di indagare se esse non siano invece in qualche modo connesse e quale sia il senso della loro rimozione.<\/p>\n<p>Che la visione del proprio volto e del volto degli altri sia per l\u2019uomo un\u2019esperienza decisiva era gi\u00e0 noto agli antichi: \u00abCi\u00f2 che si chiama \u201cvolto\u201d \u2013 scrive Cicerone \u2013 non pu\u00f2 esistere in nessun animale se non nell\u2019uomo\u00bb e i greci definivano lo schiavo, che non \u00e8 padrone di se stesso,\u00a0<i>aproposon<\/i>, letteralmente \u00absenza volto\u00bb. Certo tutti gli esseri viventi si mostrano e comunicano gli uni agli altri, ma solo l\u2019uomo fa del volto il luogo del suo riconoscimento e della sua verit\u00e0, l\u2019uomo \u00e8 l\u2019animale che riconosce il suo volto allo specchio e si specchia e riconosce nel volto dell\u2019altro. Il volto \u00e8, in questo senso, tanto la\u00a0<i>similitas<\/i>, la somiglianza che la\u00a0<i>simultas<\/i>, l\u2019essere insieme degli uomini. Un uomo senza volto \u00e8 necessariamente solo.<br \/>\nPer questo il volto \u00e8 il luogo della politica. Se gli uomini avessero da comunicarsi sempre e soltanto delle informazioni, sempre questa o quella cosa, non vi sarebbe mai propriamente politica, ma unicamente scambio di messaggi. Ma poich\u00e9 gli uomini hanno innanzitutto da comunicarsi la loro apertura, il loro riconoscersi l\u2019un l\u2019altro in un volto, il volto \u00e8 la condizione stessa della politica, ci\u00f2 in cui si fonda tutto ci\u00f2 che gli uomini si dicono e scambiano.<br \/>\nIl volto \u00e8 in questo senso la vera citt\u00e0 degli uomini, l\u2019elemento politico per eccellenza. \u00c8 guardandosi in faccia che gli uomini si riconoscono e si appassionano gli uni agli altri, percepiscono somiglianza e diversit\u00e0, distanza e prossimit\u00e0. Se non vi \u00e8 una politica animale, ci\u00f2 \u00e8 perch\u00e9 gli animali, che sono gi\u00e0 sempre nell\u2019aperto, non fanno della loro esposizione un problema, dimorano semplicemente in essa senza curarsene. Per questo essi non s\u2019interessano agli specchi, all\u2019immagine in quanto immagine. L\u2019uomo, invece, vuole riconoscersi e essere riconosciuto, vuole appropriarsi della propria immagine, cerca in essa la propria verit\u00e0. In questo modo egli trasforma l\u2019ambiente animale in un mondo, nel campo di una incessante dialettica politica.<br \/>\nUn paese che decide di rinunciare al proprio volto, di coprire con maschere in ogni luogo i volti dei propri cittadini \u00e8, allora, un paese che ha cancellato da s\u00e9 ogni dimensione politica. In questo spazio vuoto, sottoposto in ogni istante a un controllo senza limiti, si muovono ora individui isolati gli uni dagli altri, che hanno perduto il fondamento immediato e sensibile della loro comunit\u00e0 e possono solo scambiarsi messaggi diretti a un nome senza pi\u00f9 volto. E poich\u00e8 l\u2019uomo \u00e8 un animale politico, la sparizione della politica significa anche la rimozione della vita: un bambino che nascendo non vede pi\u00f9 il volto della proprio madre rischia di non poter pi\u00f9 concepire sentimenti umani.<br \/>\nNon meno importante che il rapporto col volto \u00e8 per gli uomini il rapporto con i morti. L\u2019uomo, l\u2019animale che si riconosce nel proprio volto, \u00e8 anche il solo animale che celebra il culto dei morti. Non sorprende, allora, che anche i morti abbiano un volto e che la cancellazione del volto vada di pari passo alla rimozione della morte. A Roma, il morto partecipa al mondo dei vivi attraverso la sua\u00a0<i>imago<\/i>, l\u2019immagine plasmata e dipinta sulla cera che ogni famiglia conservava nell\u2019atrio della propria casa. L\u2019uomo libero \u00e8, cio\u00e8, definito tanto dalla sua partecipazione alla vita politica della citt\u00e0 che dal suo ius imaginum, il diritto inalienabile di custodire il volto dei suoi antenati e di esibirlo pubblicamente nelle feste della comunit\u00e0. \u00abDopo la sepoltura e i riti funebri \u2013 scrive Polibio \u2013 veniva posta nel punto pi\u00f9 visibile della casa l\u2019<i>imago<\/i>\u00a0del morto in un reliquiario di legno e questa immagine \u00e8 un volto di cera fatto a esatta somiglianza sia per la forma che per il colore\u00bb. Queste immagini non erano soltanto oggetto di una memoria privata, ma erano il segno tangibile dell\u2019alleanza e della solidariet\u00e0 fra i vivi e i morti, fra passato e presente che era parte integrante della vita della citt\u00e0. Per questo svolgevano una parte cos\u00ec importante nella vita pubblica, tanto che si \u00e8 potuto affermare che il diritto alle immagini dei morti \u00e8 il laboratorio in cui si fonda il diritto dei vivi. Ci\u00f2 \u00e8 tanto vero che chi si era macchiato di un grave crimine pubblico perdeva il diritto all\u2019immagine. E la leggenda vuole che quando Romolo fonda Roma, fa scavare una fossa \u2013 detta\u00a0<i>mundus<\/i>, \u00ab mondo \u00bb \u2013 in cui lui stesso e ciascuno dei suoi compagni gettano una manciata della terra da cui provengono. Questa fossa veniva aperta tre volte l\u2019anno e si diceva che in quei giorni i\u00a0<i>mani<\/i>, i morti entravano nella citt\u00e0 e prendevano parte all\u2019esistenza dei vivi. Il mondo non \u00e8 che la soglia attraverso la quale i vivi e i morti, il passato e il presente comunicano.<br \/>\nSi comprende allora perch\u00e9 un mondo senza volti non possa essere che un mondo senza morti. Se i vivi perdono il loro volto, i morti diventano soltanto dei numeri, che, in quanto erano stati ridotti alla loro pura vita biologica, devono morire soli e senza funerali. E se il volto \u00e8 il luogo in cui, prima di ogni discorso, comunichiamo con i nostri simili, allora anche i vivi, privati del loro rapporto col volto, sono, per quanto si sforzino di comunicare con i dispositivi digitali, irreparabilmente soli.<br \/>\nIl progetto planetario che i governi cercano di imporre \u00e8, dunque, radicalmente impolitico. Esso si propone anzi di eliminare dall\u2019esistenza umana ogni elemento genuinamente politico, per sostituirlo con una governamentalit\u00e0 fondata soltanto su un controllo algoritmico. Cancellazione del volto, rimozione dei morti e distanziamento sociale sono i dispositivi essenziali di questa governamentalit\u00e0, che, secondo le dichiarazioni concordi dei potenti, dovranno essere mantenuti anche quando il terrore sanitario sar\u00e0 allentato. Ma una societ\u00e0 senza volto, senza passato e senza contatto fisico \u00e8 una societ\u00e0 di spettri, come tale condannata a una pi\u00f9 o meno rapida rovina.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.quodlibet.it\/giorgio-agamben-il-volto-e-la-morte\">https:\/\/www.quodlibet.it\/giorgio-agamben-il-volto-e-la-morte<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di QUODLIBET (Giorgio Agamben) (Testo pubblicato sulla \u00abNeue Z\u00fcrcher Zeitung\u00bb, 30 aprile 2021) Sembra che nel nuovo ordine planetario che si va delineando due cose, apparentemente senza rapporto fra loro, siano destinate a essere integralmente rimosse: il volto e la morte. Cercheremo di indagare se esse non siano invece in qualche modo connesse e quale sia il senso della loro rimozione. 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