{"id":64569,"date":"2021-05-04T10:30:07","date_gmt":"2021-05-04T08:30:07","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64569"},"modified":"2021-05-04T08:51:40","modified_gmt":"2021-05-04T06:51:40","slug":"la-storia-complessa-delle-relazioni-tra-italia-e-francia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64569","title":{"rendered":"La storia (complessa) delle relazioni tra Italia e Francia"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>TERMOMETRO GEOPOLITICO<\/strong><\/p>\n<div class=\"kvgmc6g5 cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\">\n<div dir=\"auto\"><strong>(Andrea Muratore ed Emanuel Pietrobon)<\/strong><\/div>\n<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\">\n<div dir=\"auto\" style=\"text-align: justify\">La \u201csfida francese\u201d sta condizionando profondamente, da tempo, l\u2019Italia e la sua azione in campo europeo ed internazionale. Il dualismo con Parigi \u00e8 la storia di un\u2019alleanza asimmetrica, di un rapporto in cui la potenza transalpina \u00e8 al contempo amica e avversaria latente (o palese) del nostro sistema-Paese, tende ad ergersi in maniera esplicita per proiettare oltre le Alpi la sua influenza politica ed economica, mira a fare dell\u2019Italia al tempo stesso un alleato ed un satellite. Troppo spesso l\u2019italia, oggi come in passato, ha giocato con timore reverenziale e pavidit\u00e0 questa partita, che offre, per\u00f2, la possibilit\u00e0 di costruire le basi di un triangolo portante dell\u2019Europa che, assieme alla Germania, ne indirizzi geopolitica ed economia. Questo triangolo permetterebbe all\u2019Italia di giocare da soggetto delle dinamiche continentali, anzich\u00e9 che da oggetto, e all\u2019interno di un rapporto franco, e non subordinato, con la Francia, a patto, per\u00f2, di smussare i numerosi fattori di contrapposizione con essa. Per comprendere i motivi conduttori dell\u2019antica rivalit\u00e0 italo-francese, nonch\u00e9 per avere una panoramica estesa ed approfondita delle similitudini e delle differenze che accomunano e distinguono i cugini delle Alpi, abbiamo raggiunto lo scrittore, professore universitario ed economista Giuseppe Sacco.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">Professor Sacco, l\u2019Italia \u00e8 presa dal continuo dualismo della \u201csfida francese\u201d: cooperazione e competizione si confondono in un tutt\u2019uno nella relazione tra noi e la Francia. Parigi sembra avere un\u2019idea chiara di quel che vuole da Roma, che vede come un importante junior partner da attrarre a s\u00e9 come satellite con cui controbilanciare Berlino, ma Roma sa cosa vuole da Parigi?<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">I problemi tra l\u2019Italia e la Francia, come testimoniato dalle continue e numerosissime invasioni francesi della Penisola, sono molto antichi. Una storica aggressivit\u00e0 di Parigi contro il nostro Paese \u00e8 evidente e, in passato, non dissimile da quella di altre popolazioni europee, soprattutto germaniche. Ed \u00e8 anche facile da spiegare: l\u2019Italia non solo \u00e8 stata per molti secoli il Paese pi\u00f9 ricco del mondo, e quindi una preda allettante, ma anche un Paese che un esercito invasore poteva attraversare senza dover superare zone desertiche, dove sarebbe difficile trovare nutrimento. Pi\u00f9 di recente, tuttavia, l\u2019ostilit\u00e0 ha avuto motivazioni differenti e, se ci si pone in una prospettiva tipicamente francese, comprensibili. La Francia \u00e8, storicamente, un Paese molto particolare nel contesto europeo. \u00c8 stata per molti secoli, sin dai suoi inizi, un pays de royaut\u00e9, cio\u00e8, politicamente, un Regno; e questo significava una posizione di rottura nei secoli in cui era prevalente la concezione medioevale dell\u2019Impero unico, comprendente tutto il corpus christianum. Anche come regime interno, la storia della Francia \u00e8 quella di un lungo processo di omogeneizzazione culturale pi\u00f9 o meno forzata dei vari gruppi etnico-linguistici presenti sul suo territorio e di centralizzazione politica, mentre la tradizione imperiale era vista come una tradizione di diversit\u00e0 e di libert\u00e0; intesa, ovviamente, come libert\u00e0 locali, non come libert\u00e0 personali.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">Quindi la Francia dell\u2019Ancien R\u00e9gime \u00e8 stata anch\u2019essa un Paese rivoluzionario, molto prima della Rivoluzione francese?<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">I francesi hanno a lungo percepito se stessi come un popolo ideologicamente \u201cdiverso\u201d e militarmente assediato. I Re francesi hanno cos\u00ec sviluppato una sindrome che ha raggiunto il suo punto massimo all\u2019epoca di Carlo V, quando \u2013 in aggiunta al mai risolto conflitto con l\u2019Inghilterra, che di fatto le ha impedito di trarre dal suo lunghissimo litorale ogni possibile beneficio marittimo, militare, commerciale o coloniale \u2013 il nemico germanico premeva da Est, i Paesi Bassi del Nord erano parte dell\u2019Impero, e gli spagnoli, di cui Carlo V era re, stringevano la Francia sui Pirenei. E il fatto che il Gran Cancelliere di Carlo V, in pratica il Ministro degli Esteri, fosse un piemontese, Mercurino Gattinara, li inquietava non poco. L\u2019idea della formazione di uno Stato nazionale unitario, al di l\u00e0 delle Alpi, molto pi\u00f9 popoloso, molto pi\u00f9 ricco e molto pi\u00f9 sofisticato dei regni iberici, terrorizzava le classi dominanti transalpine. Questa sindrome non \u00e8 mai morta; anzi, a guardar bene, \u00e8 visibile persino oggi. Soprattutto, anche senza andare cos\u00ec indietro, limitandosi agli ultimi 150 anni, cio\u00e8 dall\u2019unificazione nazionale dell\u2019Italia ad oggi, questa ossessione della politica estera francese viene resa evidente dal fatto che mai \u00e8 stato perdonato a Napoleone III di essere entrato in guerra contro l\u2019Austria insieme al Piemonte (anche se poi lo ha tradito immediatamente) con il disegno di creare una specie di Belgio padano, un buffer state, uno stato cuscinetto, e di avere cos\u00ec grossolanamente sbagliato la valutazione del sentimento nazionale italiano da finire per favorire quello che sar\u00e0 il nostro Risorgimento nazionale. Ancora oggi, l\u2019idea dell\u2019Italia frammentata in pi\u00f9 staterelli fa sognare i Francesi, basta vedere l\u2019attenzione dedicata dalle scuole di scienze politiche ai vaneggiamenti separatisti della Lega della prima ora, e persino alle risibili ambizioni dell\u2019attuale erede dei Borboni delle Due Sicilie di un possibile ritorno a Napoli, come sovrano. Non a caso, la televisione francese lo ha mostrato mentre rispondeva allo scetticismo di un intervistatore: \u201cCosa ci sarebbe di strano? Anche mio cugino \u00e8 tornato sul trono di Spagna!\u201d. Del resto, subito dopo la guerra, persino un grande statista come De Gaulle si fece attrarre dal sogno di prendersi una provincia italiana. Ma l\u2019accoglienza che la popolazione della Valle d\u2019Aosta riserv\u00f2 ad una sua visita, lo convinse rapidamente a lasciar perdere.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">Gli interessi di Roma e Parigi nell\u2019arena internazionale sono destinati a collidere o, in qualche modo, a coincidere anche solo parzialmente?<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">Gli obiettivi internazionali di Francia e Italia sono del tutto incomparabili. In comune hanno soltanto un fatto difficilmente discutibile: quello di essere entrambe, come tutta l\u2019Europa, dominate in maniera soverchiante dalla Germania. L\u2019asse franco-tedesco \u00e8 poco pi\u00f9 di una foglia di fico che dovrebbe nascondere all\u2019opinione pubblica internazionale da un lato la debolezza di Parigi e dall\u2019altro il ruolo imperiale di Berlino. A differenza dell\u2019Italia, per\u00f2, la Francia cerca di rivalersi come pu\u00f2 dell\u2019evidente asimmetria franco-tedesca. E cerca di farlo soprattutto fuori dall\u2019Europa, mirando al recupero della parte africana del suo ex impero coloniale. Parigi presenta questo disegno restauratore, questa rinnovata tendenza imperialistica, sotto la fictio di voler ricreare un\u2019area internazionale francofona. Ma in realt\u00e0, dietro a questo, si cela un disegno neocoloniale. E, per di pi\u00f9, facendo riferimento all\u2019elemento linguistico, la Francia pu\u00f2 anche sperare di impadronirsi, tra l\u2019altro, dei territori che furono del Belgio, come il Congo, enorme e ricchissimo di risorse da mettere in valore. In Europa, le sue possibili ambizioni potrebbero rivolgersi principalmente alla parte meridionale dello stesso Belgio, la Vallonia, che verrebbe a formare tre nuovi dipartimenti. La Francia neo-imperiale, insomma, pu\u00f2 trovare spazio soprattutto fuori dall\u2019Europa: oltre che nei Paesi francofoni, puntando alle potenzialit\u00e0 dei fondali oceanici. E questa non \u00e8 poca cosa: anzi, soprattutto a partire dagli anni \u201970, man mano che le risorse terrestri diminuivano, i fondali oceanici hanno suscitato crescente interesse in quanto serbatoi di risorse sia energetiche che alimentari. Infatti, pur costretta dalle circostanze della Guerra Fredda a rinunciare alle proprie colonie in Indocina e Nord Africa, la Francia \u2013 a differenza dell\u2019Inghilterra, altra grande potenza coloniale \u2013 ha mantenuto la sovranit\u00e0 su un gran numero di territori d\u2019oltremare, in genere piccole e piccolissime isole, i cosiddetti \u201ccoriandoli dell\u2019Impero\u201d, sparpagliati e diffusi ai quattro angoli del pianeta. E questo l\u2019ha enormemente favorita quando i fondali oceanici sono stati spartiti tra i Paesi rivieraschi, cosicch\u00e9, con undici milioni di chilometri quadrati, la Zona Marittima Economica Esclusiva di Parigi \u00e8 la seconda al mondo per dimensioni dopo quella di Washington. Per di pi\u00f9, dato che Washington non ha ratificato la convenzione di Montego Bay, che regola questa materia, Parigi finisce per essere il principale Paese marittimo all\u2019interno degli organismi delle Nazioni Unite.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">Quindi la Francia ha orizzonti assai pi\u00f9 ampi di quelli europei, e molto diversi da quelli dell\u2019Italia.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">Assolutamente. L\u2019Italia non ha, e non pu\u00f2 avere, nessuna ambizione e possibilit\u00e0 di questa scala, n\u00e9 di questo tipo, e non pu\u00f2 in alcun modo essere confrontata alla Francia. Questo, per\u00f2, non significa che l\u2019Italia non abbia interessi in conflitto con le ambizioni della Francia. Per esempio, l\u2019Italia \u00e8 stata duramente danneggiata dall\u2019assassinio e del cambio di regime in Libia, voluti e organizzati dal presidente francese Nicolas Sarkozy. Gheddafi, infatti, aveva capito che con l\u2019Italia si poteva andare d\u2019accordo, anche perch\u00e9, come dichiar\u00f2 esplicitamente in un\u2019intervista ad un quotidiano tedesco, \u201cgli italiani sono l\u2019unico popolo europeo che non ha nostalgia del colonialismo\u201d. Non si sbagliava: per questo era diventato un grande sostenitore dell\u2019amicizia tra i due Paesi. Ed \u00e8 per questo che ha perso la vita. Per quel che riguarda i rapporti con la Francia, troppo spesso l\u2019Italia, oggi come in passato (con la sola eccezione dell\u2019anno in cui il nostro ambasciatore a Parigi fu Giuseppe Saragat, il futuro presidente della Repubblica) ha giocato con timore reverenziale e pavidit\u00e0 nei rapporti bilaterali. Basti pensare alla pluridecennale, ma anche recentissima, vicenda dei criminali e terroristi italiani ospitati in Francia, arrestati solo per dare un contentino all\u2019opinione pubblica francese di estrema destra, che proprio nei giorni immediatamente precedenti aveva dato dei pericolosi segni di vita. Questi arresti sono stati presentati da qualche \u201cesperto di geopoliica\u201d da due soldi come una manovra per favorire una sorta di Patto a tre assieme all\u2019Italia e alla Germania, di cui peraltro sembra difficile che si concretizzino veramente le condizioni.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">Pu\u00f2 spiegarci quali sono le principali differenze tra i due cugini delle Alpi?<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">Per semplificare, si tenga presente che quando uno parla della Francia sta parlando di uno Stato, mentre se parla dell\u2019Italia sta parlando tutt\u2019al pi\u00f9 di una Societ\u00e0. Si tratta di due cose diverse: il primo \u00e8 un concetto storico-giuridico, il secondo un concetto sociologico-culturale. E \u2013 come tutti sanno \u2013 la tradizione statale italiana \u00e8 assai breve, mentre quella francese \u00e8 lunghissima, di fatto la si pu\u00f2 far risalire a circa mille anni or sono \u2013 forse persino di pi\u00f9, a seconda di come si legge la storia. Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9. In Francia lo Stato condiziona fortemente la Societ\u00e0, mentre ci\u00f2 non si pu\u00f2 dire dell\u2019Italia. In quanto Stato, la Francia pone grande attenzione alla tutela non sono degli interessi economici e politici della Societ\u00e0, ma anche alla preservazione della sua struttura sociale e dei suoi distintivi tratti culturali. Pensiamo soltanto alla questione linguistica: la Francia non solo difende come meglio pu\u00f2 l\u2019uso del Francese come lingua internazionale, ma si \u00e8 data anche una struttura che controlla l\u2019introduzione e l\u2019impiego delle parole straniere nei propri vocabolari, cos\u00ec da limitare l\u2019imbarbarimento del francese. Ad esempio, \u00e8 noto che in Francia, formalmente, si dovrebbe dire ordinateur in luogo di computer e cadre anzich\u00e9 container. E la questione viene presa molto sul serio. Anzi, anni or sono, ai tempi dell\u2019ascesa dell\u2019inglese, ebbe grande successo un famoso libro che denunciava l\u2019emergere del franglais, cio\u00e8 del francese inquinato dagli anglicismi.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">Lo Stato francese si occupa anche di queste cose?<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">La questione linguistica in Francia \u00e8 legata in una certa misura al fenomeno dell\u2019immigrazione. Non solo la Francia ha una quota di immigrati superiore a quella dell\u2019Italia, ma soprattutto ospita nei quartieri periferici di Parigi e di tutte le altre citt\u00e0 degli immigrati che provengono, in grande maggioranza, dai Paesi arabo-berberi dell\u2019Africa settentrionale e occidentale, che parlano pi\u00f9 o meno la stessa lingua e professano la stessa religione. In altri termini: hanno in comune le principali caratteristiche che hanno storicamente contraddistinto le Nazioni. In Italia, al contrario, l\u2019immigrazione proviene da tutti i Paesi del mondo, anche da quelli anglosassoni, e la loro lingua franca \u00e8 necessariamente l\u2019italiano. E ci\u00f2 rafforza la gi\u00e0 straordinaria capacit\u00e0 di assimilazione della nostra societ\u00e0. \u00c8 per questo motivo che il fatto di avere un organismo che decide quali parole utilizzare al posto di quelle importate da lingue straniere, a noi italiani un po\u2019 fa ridere e un po\u2019 ci allarma. Ci fa sospettare della natura profonda del regime politico della cugina latina. Perch\u00e9 una politica di questo tipo l\u2019Italia l\u2019ha avuta durante il fascismo. Il regime fece una vera e propria guerra contro le parole straniere, ad esempio abolendo goal, sostituito con rete, e trasformando football in calcio. Ancora maggior successo ebbe tramezzino, che ha completamente sostituito l\u2019inglese sandwich, mentre dire gar\u00e7onni\u00e8re era abbastanza snob da riuscire a sconfiggere giovanottiera. E poi, nel caso italiano, la minaccia non viene dall\u2019arabo, ma dalla moda di usare \u2013 il pi\u00f9 delle volte a sproposito \u2013 quanti pi\u00f9 anglicismi possibili: moda peraltro praticata specialmente da quelle persone che l\u2019inglese non lo sanno. Pensiamo al verbi implementare, italianizzato dall\u2019inglese to implement, che viene talora usato nel senso proprio di applicare, attuare, ma che molti \u2013 che non sanno l\u2019inglese \u2013 usano spesso nel senso di aumentare, accrescere.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">Nessuno sembra considerare come un problema l\u2019anglicizzazione della lingua italiana.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">Qualcuno s\u00ec. Non so se lo abbiate notato, ma \u00e8 stato Mario Draghi \u2013 una persona per la quale l\u2019inglese \u00e8 stato quasi sempre una lingua di lavoro, oltre che di studio \u2013 la prima autorit\u00e0 italiana a schernire pubblicamente l\u2019uso di \u201ctutte queste parole inglesi\u201d, persino da parte dei suoi speech writers. E perdonatemi se uso anch\u2019io un anglicismo, ma l\u2019equivalente italiano di speech writer, che immagino conosciate, \u00e8 stato dichiarato \u201cpoliticamente scorretto\u201d. Draghi sembra convinto del fatto che anche la lingua italiana andrebbe difesa. E non avrebbe tutti i torti. Un po\u2019 perch\u00e9 altrimenti, tra breve, non saremo pi\u00f9 in grado di leggere Manzoni, ammesso che ne avessimo voglia. E un po\u2019 perch\u00e9 altrimenti, ancora prima, finiremo per leggere anche noi dei manifesti di propaganda elettorale \u2013 magari dei Cinque Stelle \u2013 simili a quelli con cui un celebre Sindaco italoamericano di New York chiedeva il consenso dei suoi concittadini: \u201cFiorello La Guardia \u00e8 il vostro sindaco. Sopportatelo!\u201c. Si noti poi la differenza tra Italia e Francia nella denominazione dei ministeri dell\u2019educazione: in Francia si chiama Ministero dell\u2019Educazione Nazionale, in Italia, dopo la Seconda guerra mondiale, \u00e8 stato chiamato Ministero della Pubblica Istruzione. \u00c8 una differenza non priva di significato e che mi preme sottolineare, sebbene io, personalmente, preferisca la seconda formula, e non rinuncerei mai a quell\u2019aggettivo \u2013 \u201cpubblica\u201d \u2013 che enfatizza la dimensione tanto universale quanto sociale dell\u2019istruzione. Ed enfatizza, altres\u00ec, una visione dell\u2019istruzione in antagonismo con quella privata, che, invece, negli ultimi anni si \u00e8 diffusa nel nostro Paese, anche a livelli universitari, con risultati, spesso, culturalmente catastrofici. Questo \u00e8, insomma, un altro elemento che mostra come in Francia, a differenza dell\u2019Italia, la scuola sia nazionale, se non addirittura nazionalista, e che debba riflettere la tendenza a formare la Nazione attraverso decisioni di natura statale. Pu\u00f2 sembrare irrilevante, ma questo fatto mostra una forte discrasia tra Italia e Francia. Politiche come la promozione di certi aspetti identitari, in Francia sono considerate del tutto normali, e mostrano uno Stato che cerca ininterrottamente di forgiare la Nazione, la sua identit\u00e0 collettiva. E questo in Italia non c\u2019\u00e8. Ogni tentativo di \u201cfare gli Italiani\u201d \u00e8 ovviamente diventato pressoch\u00e9 impresentabile dopo l\u2019orgia di retorica patriottarda con cui il fascismo ha trascinato l\u2019Italia nella catastrofe del razzismo e della sconfitta.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">Ma la Francia \u00e8 un Paese illiberale?<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">No, questo no. Al contrario, quella francese \u00e8 una societ\u00e0 in cui si gode, e si \u00e8 goduto, prima che ci\u00f2 fosse possibile in qualsiasi altra societ\u00e0, di libert\u00e0 personali e politiche, ed anche di libert\u00e0 identitarie, che sono ancora oggi impensabili in molti Paesi. Specialmente le donne, ma non solo loro, hanno sempre goduto di diritti personali che in Italia stentavano ad essere riconosciuti. Voglio solo far notare come in Francia, la Nazione e la societ\u00e0 accettino coraggiosamente le decisioni dello Stato in campi in cui noi non siamo disposti a rinunciare alla decisione individuale: basti pensare alla legge che proibisce l\u2019ostentazione troppo marcata dei simboli religiosi. In Francia abbiamo uno Stato che, per certi aspetti, assume la guida della nazione e si fa carico di garantire la continuit\u00e0 dei suoi tratti principali. \u00c8 in campo economico che la Francia potrebbe essere definita un Paese poco liberista. Se si guarda comparativamente all&#8217;\u201destroversione\u201d di Italia e Francia, si vedr\u00e0 subito una netta differenza. In primo luogo, si vedr\u00e0 che l\u2019Italia \u00e8 un Paese che esporta proporzionalmente molto di pi\u00f9 della cugina d\u2019Oltralpe. Poi, si noter\u00e0 che le esportazioni dell\u2019Italia sono principalmente prodotti del settore privato, mentre le esportazioni provenienti dal settore pubblico sono molto ridotte. La Francia, invece, esporta soprattutto dei beni nella cui produzione \u00e8 fortemente coinvolto il capitale pubblico \u2013 come, ad esempio, gli aerei Airbus e i Mirage. L\u2019Italia esporta di meno in campo aeronautico, anche se esporta molti prodotti militari, come le mine, comunque appartenenti al settore privato. Parigi, poi, \u00e8 molto presente sui mercati mondiali nel settore atomico. E, a questo proposito, \u00e8 importante far notare come sia quasi impercettibile la differenza tra civile e militare nella ricerca francese in questo campo. La Francia ha 58 centrali atomiche sul proprio territorio, quasi una per ogni milione di abitanti, oltre a due altri grandi progetti, tra cui uno ambiziosissimo nel campo della fusione termonucleare controllata per la produzione di energia elettrica. La Francia vende prodotti e tecnologie in questo campo, cos\u00ec come fa anche la Russia. In Italia non esiste nulla di tutto questo: anzi, \u00e8 totalmente impensabile. Anche perch\u00e9 l\u2019opinione pubblica si pronunci\u00f2 contro il nucleare con un referendum. Il commercio estero francese, soprattutto le esportazioni, \u00e8 spesso finalizzato ad obiettivi politici e segue delle logiche politiche. In Italia questo non soltanto non c\u2019\u00e8, ma non \u00e8 neppure pensabile. Al capitalismo italiano, che, non a caso, Karl Max defin\u00ec il \u201ccapitalismo straccione\u201d, interessano solo gli \u201csghei\u201d o i \u201cdin\u00e9\u201d. Vero \u00e8 che Italia e Francia, cos\u00ec come la Germania, sono uscite sconfitte dalla Seconda guerra mondiale, ma la Francia lo ha fatto con volont\u00e0 di revanche, cio\u00e8 di riconquistare il posto che occupava nel mondo prima del conflitto. Tanto \u00e8 vero che in Italia la guerra \u00e8 finita nel 1945, in Francia, invece, nel 1962, con l\u2019indipendenza dell\u2019Algeria. In breve, Italia e Francia si approcciano nello scenario internazionale in maniera radicalmente diversa: in Francia tutto \u00e8 politica, e le questioni culturali nazionali non lo sono meno dei rapporti con l\u2019estero, inclusa l\u2019economia. In Italia la societ\u00e0 interagisce direttamente con il resto del mondo, e lo Stato soffre ancora del fatto di essere stato creato tardivamente e in maniera incompleta e improvvisata.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">La Francia \u00e8 uno Stato organico, capace di proiezione e di azione strategica. L\u2019Italia \u00e8 poliarchica, divisa tra i suoi centri di potere e influenza, costellati di \u201cpartiti\u201d legati a determinate nazioni straniere. Che peso ha il partito francese in Italia? Ed esiste un partito italiano in Francia?<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">Si pu\u00f2 sicuramente affermare che c\u2019\u00e8 un partito francese in Italia, ma non si pu\u00f2 dire che c\u2019\u00e8 un partito italiano in Francia: non esiste. Il partito francese in Italia \u00e8 presente soprattutto nel mondo degli affari, pensiamo al caso Montezemolo. Gi\u00e0 Enrico Letta, durante il \u201cperiodo di esilio\u201d, quando dovette lasciare il posto a Renzi, and\u00f2 in Francia a dirigere il settore relazioni internazionali della pi\u00f9 importante scuola di scienze politiche francese. Fu un\u2019invenzione della Francia; erano gelosi del fatto che il partito tedesco in Italia avesse ottenuto Mario Monti alla presidenza del consiglio dei ministri. Abbiamo anche una parte della televisione italiana in mano ai francesi. Quale Paese lascia la propria televisione ad uno straniero? Un Paese coloniale. \u00c8 vero: oggi la presenza straniera in Francia sta aumentando, ma non quella italiana. Noi non abbiamo un partito in Francia. Il peso del partito francese in Italia \u00e8 importante, ma inferiore a quello del partito tedesco. Il partito tedesco \u00e8 riuscito ad avere un presidente del consiglio, Monti \u2013 che poi si sia rivelato incapace al ruolo \u00e8 un altro discorso. I francesi non sono mai arrivati a tanto. Inoltre, i tedeschi comprano in Italia per chiudere, per eliminare la concorrenza, mentre i francesi hanno un altro atteggiamento.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">Nel 1993 Paolo Savona, all\u2019epoca ministro dell\u2019industria, del commercio e dell\u2019artigianato nel governo Ciampi, propose un\u2019alleanza industriale preventiva tra i grandi gruppi industriali nazionali e le controparti d\u2019Oltralpe per prevenire un eccessivo schiacciamento del capitalismo nazionale in caso di protagonismo francese. Secondo lei, la materializzazione della proposta di Savona avrebbe potuto riequilibrare un rapporto fattosi col tempo asimmetrico?<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">Ci avrebbero mangiati vivi. Assicurazioni Generali, di Venezia, da decenni \u00e8 a partecipazione francese e il loro CEO \u00e8 francese, Donnet. Oggi ci sono due banche italiane che hanno presidenti francesi, la Fiat con un presidente americano. Questo \u00e8 pensabile solo in Italia. Sarebbe stato un rapporto completamente asimmetrico.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">Quali lezioni potrebbe apprendere l\u2019Italia dal modello capitalistico francese basato su protezionismo, tutela dei campioni nazionali e dirigismo?<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">In Francia si possono trovare ministri che sono ex capitani di impresa, e viceversa. C\u2019\u00e8 una circolarit\u00e0 dell\u2019\u00e9lite all\u2019americana: si passa dalle cariche pubbliche a quelle private, e viceversa. In Italia questo non c\u2019\u00e8, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 una distinzione netta tra politica e business. Dubito che l\u2019Italia possa imparare qualcosa, perch\u00e9 per poter applicare le politiche francesi dovrebbe diventare la Francia, essere uno stato anzich\u00e9 una societ\u00e0. Ci fu un periodo dove lo Stato italiano contava, il periodo delle grandi aziende statali, come l\u2019Eni di Mattei, ma dalla liquidazione avvenuta dopo l\u2019incontro del Britannia del 1992 \u2013 al quale partecip\u00f2 lo stesso Draghi in qualit\u00e0 di funzionario \u2013 l\u2019Italia non ha pi\u00f9 gli strumenti per fare una politica industriale alla francese. Diciamo cos\u00ec: l\u2019Italia \u00e8 un Paese senza testa e non possiamo cambiare, perch\u00e9 superati certi limiti non si pu\u00f2 pi\u00f9 cambiare.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">Secondo lei \u00e8 possibile che Italia e Francia possano collaborare sulla base di un\u2019agenda comune anti-austerit\u00e0 in Europa e, magari, raggiungere un equilibrio anche tra Africa e Mediterraneo? Vede possibilit\u00e0 di convergenza su fronti come Sahel, Mediterraneo orientale e Libia?<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">Quando Macron dice che la Nato \u00e8 morta, la sua idea qual \u00e8? Trasformare la comunit\u00e0 europea in direzione di una politica di difesa che consenta alla Francia di fare guerre in Africa con il sangue e i soldi degli europei. E gli italiani che partecipano alle missioni nel Sahel, come in Mali e Niger, hanno la funzione di ascari. Per quanto riguarda l\u2019Europa, il discorso di Draghi sul debito preannuncia una svolta, significa che \u00e8 finita l\u2019austerit\u00e0, ma questo trascende Italia e Francia.<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">La linea cooperativa che il governo Draghi ha promosso tramite Giancarlo Giorgetti con ministri (Le Maire) e commissari (Breton) di Emmanuel Macron potrebbe spianare la strada all\u2019Italia in direzione dell\u2019ottenimento di un ruolo paritario nei progetti francesi di autonomia strategica europea?<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\" style=\"text-align: justify\">\n<div dir=\"auto\">Non credo, da quello che ho detto risulta chiaramente che non \u00e8 possibile. Forse non saremmo neanche dei junior partner.<\/div>\n<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\"><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/l.facebook.com\/l.php?u=https%3A%2F%2Fit.insideover.com%2Fpolitica%2Fitalia-francia-relazioni-internazionali.html%3Ffbclid%3DIwAR3K6qPdolyfCsh5F0eZqXekLfNg-fP4i5yiOf01deDzt7aUiMheXUyuMzw&amp;h=AT2BsNKjMOSVAaHklte_hyolKuayTqbVqP5eHnAvtEkC3EWyeWBLoSAimJj-jwBuojAeHnoZ4tA4H-fdgdFvltw2FEy6OcsNiXjaayRFX2s_W8YsKatCkrolcoXTKuhVh_k6&amp;__tn__=-UK-R&amp;c[0]=AT0sVEUAeNmqZ147oBsM3FxW4RWrngKgPm8iAAoEdcqQH_gX5hIlAnpfPIRWlsxW98FZ1szMYqvymiVq1FEQ12MLNRyKEkwOvJchS75sc-VxjVqJivGMImlu2qF0cEDt7T__hjB1c-j3skdnbwX6tAdM-2y0sKZ1CVkFnBQGJkXn668\">https:\/\/l.facebook.com\/l.php?u=https%3A%2F%2Fit.insideover.com%2Fpolitica%2Fitalia-francia-relazioni-internazionali.html%3Ffbclid%3DIwAR3K6qPdolyfCsh5F0eZqXekLfNg-fP4i5yiOf01deDzt7aUiMheXUyuMzw&amp;h=AT2BsNKjMOSVAaHklte_hyolKuayTqbVqP5eHnAvtEkC3EWyeWBLoSAimJj-jwBuojAeHnoZ4tA4H-fdgdFvltw2FEy6OcsNiXjaayRFX2s_W8YsKatCkrolcoXTKuhVh_k6&amp;__tn__=-UK-R&amp;c[0]=AT0sVEUAeNmqZ147oBsM3FxW4RWrngKgPm8iAAoEdcqQH_gX5hIlAnpfPIRWlsxW98FZ1szMYqvymiVq1FEQ12MLNRyKEkwOvJchS75sc-VxjVqJivGMImlu2qF0cEDt7T__hjB1c-j3skdnbwX6tAdM-2y0sKZ1CVkFnBQGJkXn668<\/a><\/strong><\/div>\n<div class=\"o9v6fnle cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x c1et5uql ii04i59q\">\n<div dir=\"auto\" style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da TERMOMETRO GEOPOLITICO (Andrea Muratore ed Emanuel Pietrobon) La \u201csfida francese\u201d sta condizionando profondamente, da tempo, l\u2019Italia e la sua azione in campo europeo ed internazionale. Il dualismo con Parigi \u00e8 la storia di un\u2019alleanza asimmetrica, di un rapporto in cui la potenza transalpina \u00e8 al contempo amica e avversaria latente (o palese) del nostro sistema-Paese, tende ad ergersi in maniera esplicita per proiettare oltre le Alpi la sua influenza politica ed economica, mira a&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":98,"featured_media":63542,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/FB_IMG_1605686314497-300x300-1.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-gNr","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64569"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/98"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=64569"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64569\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64570,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64569\/revisions\/64570"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/63542"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=64569"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=64569"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=64569"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}