{"id":64611,"date":"2021-05-06T10:30:16","date_gmt":"2021-05-06T08:30:16","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64611"},"modified":"2021-05-05T13:08:51","modified_gmt":"2021-05-05T11:08:51","slug":"axel-honneth-richard-sennett-alain-supiot-perche-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64611","title":{"rendered":"Axel Honneth, Richard Sennett, Alain Supiot, \u201cPerch\u00e9 lavoro?\u201d"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di\u00a0<strong>TEMPOFERTILE<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Un libricino uscito nel 2020 che raccoglie brevi interventi di un giurista francese, Alain Supiot, gi\u00e0 professore al Coll\u00e8ge de France, di un sociologo americano, Richard Sennett che non ha bisogno di presentazioni, e di un filosofo tedesco, Axel Honneth, esponente di punta della \u201c<em>terza generazione<\/em>\u201d della Scuola di Francoforte. I tre sono ormai tra i settanta e gli ottanta anni di et\u00e0 e nei rispettivi campi sono delle autorit\u00e0 riconosciute.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nell\u2019interessante intervento di Supiot si prende le mosse dalla critica della ricorrente profezia della fine del lavoro (per effetto dell\u2019et\u00e0 delle macchine<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0o della uberizzazione<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>) ricordando tra l\u2019altro che per questo termine (sul quale torner\u00e0 Honneth utilmente) si intende sia il\u00a0<em>ponos<\/em>\u00a0(lavoro faticoso, labeur, labor, arbeit, ladong) quanto l\u2019<em>ergon<\/em>\u00a0(opera, oeuvre, work, erk, gongzuo), cio\u00e8 l\u2019attivit\u00e0 guidata da slancio creativo. Dunque, la cosiddetta \u2018<em>rivoluzione digitale<\/em>\u2019, lungi dall\u2019annunciare la fine del lavoro, piuttosto secondo lui implica la fine della centralit\u00e0 delle categorie di pensiero proiettate dalla rivoluzione industriale. Le tecniche produttive di oggetti tecnici non implicano infatti necessariamente un prodotto materiale, ma sono molto pi\u00f9 estese e rilevanti, possono essere individuate tecniche del corpo, e prodotti immateriali (come le regole o gli algoritmi). Ma quel che va tenuto presente e fermo \u00e8 che, in ogni caso, l\u2019homo faber trasforma il suo ambiente man mano che esso stesso si forma. Nel lavoro viene unita quindi sempre una dimensione oggettiva, che implica azione sul mondo esterno, ed una soggettiva, di azione su se stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La rivoluzione industriale ha invece proiettato su di noi categorie di pensiero, sostiene Supiot, che hanno a che fare con il modo di concepire il lavoro (con l\u2019insistenza sulla produzione materiale e il\u00a0<em>ponos<\/em>\u00a0di cui parla anche Honneth nel suo intervento), ma anche con il\u00a0<em>modo di pensare la propriet\u00e0<\/em>. N\u00e9 terra, n\u00e9 lavoro erano infatti concepiti nello stesso modo nelle societ\u00e0 precedenti. \u00c8 solo dalla vicenda delle\u00a0<em>enclosure<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><strong>[3]<\/strong><\/a><\/em>\u00a0che il rapporto con la terra \u00e8 stato sottoposto ad un rapporto biunivoco ed esclusivo con il cosiddetto proprietario che non era mai esistito fino al XVIII secolo e ancora dopo non esisteva nelle societ\u00e0 non occidentali<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. I diritti in quelle societ\u00e0 rimandavano sempre a qualche altro rapporto, e quindi la terra non si poteva concepire pienamente come merce, soggetta ad un vero e proprio\u00a0<em>mercato<\/em>. Questa mercificazione giuridica di terra e lavoro \u00e8 chiamata da Supiot \u201cfittizia\u201d, nel senso di storicamente determinata da rapporti sociali e di potere. Si tratta di due \u201cfinzioni giuridiche\u201d che si sono imposte contemporaneamente. La cosa \u00e8 abbastanza evidente anche guardando al lavoro. In effetti il lavoro non \u00e8 solo azione sulla natura (per cui \u00e8 inscindibile dalla questione ecologica, che gli pone precisi limiti), quanto azione su se stessi allo stesso e inseparabile momento. Vedremo con Honneth che \u00e8 anche azione sulla societ\u00e0 in un modo diverso da quanto normalmente considerato.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per farlo comprendere Supiot (e Honneth) mostrano la differenza tra produrre come parte di un sistema di macchine (dalle quali essere sussunti) e \u201cimparare un mestiere\u201d. Padroneggiare un\u2019arte. Ci\u00f2 significa avere assorbito delle competenze e conoscenze che finiscono necessariamente per fare parte della propria identit\u00e0. \u00c8 questo il senso in cui il lavoro deve essere \u201crealmente umano\u201d, e per esserlo deve dare all\u2019homo faber la possibilit\u00e0 di mettere una parte di quel che \u00e8 in quello che fa, di dare corpo ai propri pensieri, di far realizzare fuori di s\u00e9 ci\u00f2 che ha concepito dentro. Sennett mostrer\u00e0 che significa anche potersi narrare come parte del proprio lavoro, rintracciarvi una storia, un senso coerente. Honneth, trovarvi il senso sociale di essere parte di un\u2019unit\u00e0 dotata di coerenza, di rispetto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quando, al contrario, il lavoro viene \u201cdisumanizzato\u201d (Supiot), e corrode la personalit\u00e0 (Sennett), oltre la capacit\u00e0 si sentirsi parte della societ\u00e0 (Honneth), allora si ha negazione del pensiero (il lavoro viene organizzato sul modello della macchina) e negazione della realt\u00e0 (si perde il rapporto con il mondo fisico e sociale). Storicamente questo avviene con il passaggio storico dal lavoro degli artigiani a quello delle macchine, cio\u00e8 con l\u2019industrialismo. Ma si fonda su una struttura concettuale e giuridica pi\u00f9 antica, che, tuttavia, viene interpretata in modo molto pi\u00f9 esteso e del tutto nuovo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Supiot ricorda che la forma di lavoro salariato, o del \u201c<em>noleggio di servizi<\/em>\u201d (o, marxianamente, di acquisto del tempo e delle relative capacit\u00e0) \u00e8 una figura del diritto romano. Ed \u00e8 una figura intermedia tra il lavoro libero e quello servile. Come scrive: \u201cl\u2019uomo libero vive dei frutti del suo patrimonio o del suo lavoro, siano essi consumati, venduti o concessi in affitto\u201d<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. Lo schiavo lavora per altri, perch\u00e9 gli appartiene come il suo tempo; il padrone di uno schiavo lo pu\u00f2 anche affittare liberamente ad un altro uomo libero. Quindi nel diritto romano quando un uomo libero lavora per altri si finge che\u00a0<em>affitti se stesso<\/em>\u00a0(come se il proprio corpo fosse il suo schiavo). Per potersi affittare egli \u00e8, in un certo senso, ricondotto allo schiavo di se stesso, ed \u00e8\u00a0<em>questo schiavo<\/em>\u00a0che affitta. Quel che questo assurdo escamotage mostra \u00e8 l\u2019incompatibilit\u00e0 di principio tra la libert\u00e0 ed il lavoro dipendente. Incompatibilit\u00e0 che fu, per risalire la storia, al centro dei dibattiti intorno all\u2019istituto della schiavit\u00f9 tra gli stati del sud e del nord degli Stati Uniti<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quel che Supiot ricorda \u00e8 che \u201cil punto centrale da ricordare \u00e8 che la nozione giuridica di lavoro emersa in seguito alla rivoluzione industriale si basa su una finzione, quella del \u2018<em>locat se\u2019<\/em>, che consisteva nell\u2019agire come se il lavoro fosse un bene negoziabile, separabile dalla persona del lavoratore. L\u2019intero concetto di \u2018mercato del lavoro\u2019 si basa su questa finzione, in gran parte ignorata dagli economisti\u201d. Su questa struttura, mai messa in discussione, interviene il patto fordista che mitiga la sottomissione dei lavoratori grazie al diritto sindacale e la democrazia sociale, e poi la svolta neoliberale, che riduce il perimetro della giustizia sociale<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>\u00a0e riporta il lavoro sotto la minaccia del declassamento. Dalla spinta a crescere, ad incrementare la propria autonomia, per la maggioranza diventa centrale la paura. La disciplina della paura di cadere (una paura profondamente erosiva, come mostra Sennett nel suo contributo).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma ci sono due status professionali che mostrano cosa potrebbe essere, perch\u00e9 sfuggono alla logica del mercato (anche se il neoliberismo cerca di ricondurvele): sono le\u00a0<em>libere professioni<\/em>\u00a0e le\u00a0<em>funzioni pubbliche<\/em>. Infatti, \u201cin linea di principio il medico o l\u2019avvocato non sono commercianti liberi di vendere i loro servizi al miglior offerente secondo un accordo stabilito in via amichevole. Il loro lavoro si inserisce in un ambito corporativo che disciplina le condizioni di accesso alla professione, che impone una deontologia, ecc.\u201d I servizi che rendono sono relativi alla qualit\u00e0 della loro persona e sono corrisposti come \u2018<em>onorari<\/em>\u2019, ovvero come riconoscimento per benefici inestimabili\u201d. Anche giudici o insegnanti non ricevono un salario, ma un\u00a0<em>trattamento<\/em>. Tutte queste istituzioni sfuggono (ancora ed in parte) dalla finzione insostenibile del lavoro-merce e della azienda-merce che ne consegue.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Richard Sennett aggiunge a questa visione un riassunto della sua nota ricerca sul lavoro e il potere erosivo per la personalit\u00e0 del lavoro debole, intermittente, senza prospettive e senza capacit\u00e0 di un racconto sensato e continuo, nel quale sono intrappolati con la societ\u00e0 neoliberale la maggioranza dei lavoratori contemporanei (quando non sono disoccupati). Le persone che svolgono solo lavori temporanei, sottolinea il sociologo,\u00a0<em>si sentono svalutati<\/em>\u00a0e non possono integrare il proprio lavoro nella propria storia di vita. Honneth mostrer\u00e0 che questa circostanza distrugge anche la capacit\u00e0 di sentirsi membri solidali ed attivi della societ\u00e0 politica. Produce un senso potente di \u201c<em>deragliamento personale<\/em>\u201d e rende impossibile, questo \u00e8 importante, provare senso di solidariet\u00e0 per gli altri. Il lavoro senza scopo produce quindi una personalit\u00e0\u00a0<em>chiusa, difensiva, interamente individualista<\/em>, e, Honneth dir\u00e0,\u00a0<em>anche impolitica<\/em>. Storie troppo brevi, e le tattiche del moderno management (volte a creare disciplinamento interno di gruppo e mascherare il potere del capo) che spesso creano e distruggono gruppi di lavoro, punendoli collettivamente per i fallimenti individuali, rendono impossibile sentirsi solidali e creare unit\u00e0 sociali coese e immersive. Il lavoro mobile, flessibile e temporaneo \u201csospende la realt\u00e0\u201d e induce a pensare solo al presente, in modo strettamente individuale<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">E\u2019\u00a0<em>per questo che la democrazia \u00e8 in crisi<\/em>. Axel Honneth sottolinea che su questo hanno piuttosto ragione Durkheim e Marx che Tocqueville e Arendt, \u201cla qualit\u00e0 della partecipazione democratica e, quindi, l\u2019efficacia dell\u2019attivit\u00e0 politica dipendono sostanzialmente dal presupposto di una distribuzione corretta, trasparente e inclusiva del lavoro all\u2019interno di una societ\u00e0\u201d, che non dalla mera discussione pubblica politica. La percezione di essere un membro della societ\u00e0, e quindi il presupposto per potervi partecipare politicamente,\u00a0<em>deriva dalla qualit\u00e0 e dalle modalit\u00e0 di espressione della divisione del lavoro<\/em>. L\u2019idea di Marx (e quindi di Durkheim) \u00e8 che\u00a0<em>la coesione sociale deriva da una societ\u00e0 del lavoro, e relativa divisione, corretta<\/em>, che il primo ovviamente rinvia al socialismo. Come la mette Honneth, \u201csolo quando i membri di una societ\u00e0 collaborano nei processi lavorativi necessari per la crescita di quella data societ\u00e0 ci pu\u00f2 essere il patto normativo indispensabile per l\u2019integrazione sociale\u201d. Le fonti di coesione sociale richiedono di essere inoltre alimentate dal sentimento nazionale che \u00e8 normalmente una delle precondizioni della capacit\u00e0 di integrazione (in questo sia Marx sia Durkheim erano meno attenti).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">L\u2019approccio liberale di Tocqueville e Arendt (e, aggiungo, del vecchio maestro di Honneth Habermas), invece, si impernia sulla comunicazione come fonte di integrazione, la quale, tuttavia, \u00e8 troppo debole allo scopo. Infatti, di per s\u00e9 soggiace alle obiezioni di Benjamin Constant e Dewey circa il fatto del pluralismo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La fonte pi\u00f9 potente di integrazione \u00e8 piuttosto una pratica ed una forma di attivit\u00e0, come Marx propone i membri riconoscono la loro reciproca indipendenza e sviluppano un senso di appartenenza comune\u00a0<em>cooperando nella produzione di qualcosa nel mondo<\/em>. Ovvero nell\u2019esperienza di\u00a0<em>lavorare gli uni per gli altri<\/em>. Ovviamente questa, prima di Marx, \u00e8 stata la lezione di Hegel. \u00c8 in questo modo che si crea il presupposto per raggiungere il senso del proprio valore.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u00c8 per questo che, come mostra bene Sennett, la disoccupazione di lungo termine ha effetti cos\u00ec destrutturanti il vivere civile e la stessa democrazia. Come scrive Honneth, \u201cnon \u00e8 la partecipazione al processo democratico ma la divisione del lavoro a detenere il massimo potenziale per generare un senso di coesione tra i membri di una societ\u00e0 e quindi per contribuire all\u2019integrazione di singoli che sono altrimenti indifferenti gli uni agli altri\u201d<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. E,\u00a0<em>cosa molto importante<\/em>, non \u00e8 qui tanto una questione dell\u2019entit\u00e0 delle entrate monetarie, ma proprio delle condizioni sociali di un lavoro che determinano la sensazione che il proprio contributo abbia un peso. La sensazione di non stare costruendo qualcosa di intellegibile nel mondo, di non produrre o farlo non comprendendo il proprio ruolo e contributo, \u00e8 ci\u00f2 che espelle l\u2019individuo dal\u00a0<em>senso di essere nella societ\u00e0<\/em>. In altre parole, pi\u00f9 i membri di una societ\u00e0 hanno la possibilit\u00e0 di svolgere compiti complessi, cooperativi, pi\u00f9 alta \u00e8 la partecipazione e pi\u00f9 si attivano anche politicamente.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La disattivazione politica che si vede ovunque, l\u2019indifferenza e l\u2019individualismo dominante, l\u2019assoluta incomprensione del sacrificio per gli altri, derivano da questo. Da una cattiva divisione del lavoro e da una societ\u00e0 del lavoro male ordinata. Qui la critica di Marx, che reputava non a torto che il capitalismo fosse inadatto a organizzare una divisione del lavoro idonea a creare coesione ed attivazione, \u00e8 centrale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Honneth, per\u00f2, vede anche, nella critica di Marx, ripresa da Durkheim, alcuni limiti dati dal tempo nella quale fu formulata: una valutazione ristretta di quello che viene considerato \u201clavoro\u201d socialmente necessario (riconducendolo al\u00a0<em>ponos, o all\u2019arbeit);\u00a0<\/em>la concezione deterministica che la forma dominante di distribuzione del lavoro in ogni dato momento sar\u00e0 condizionata esclusivamente dalle richieste tecnologiche; un errore di meccanicismo, ovvero l\u2019esclusione categorica della possibilit\u00e0 che campi di attivit\u00e0 specifici possano avere composizioni alternative e tipologie occupazionali dai connotati diversi; la presunzione, alla fine, che il \u201cvero lavoro\u201d sia quello di fabbrica e fisico.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Se questi sono limiti di un pensiero sviluppato interamente entro la societ\u00e0 industriale di met\u00e0 o fine ottocento non si deve, d\u2019altra parte, andare all\u2019estremo di considerare \u201clavoro\u201d ogni attivit\u00e0 utile socialmente. Ad esempio, ogni componente del cosiddetto \u201c<em>lavoro riproduttivo<\/em>\u201d (in particolare nell\u2019accezione larghissima proposta da Nancy Fraser<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>), perch\u00e9 la nozione si dissolverebbe aderendo ad ogni e qualsiasi aspetto della vita stessa. Nel senso di un concetto operativamente utile il \u201clavoro\u201d \u00e8 quindi, per Honneth, quell\u2019insieme di attivit\u00e0 che sono necessarie alla crescita culturale e materiale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">N\u00e9 si deve indulgere ad una visione monocausale dei fattori che sono responsabili di una divisione del lavoro. La differenziazione tra le prestazioni individuali e il loro inserimento in un ingranaggio comune non \u00e8 solo influenzata dalla necessit\u00e0 di una maggiore efficienza. E questa ricondotta in ultima analisi alla determinante tecnologica. Sia Smith sia Marx condividevano la visione per la quale la transizione dal mondo sociale dei piccoli agricoltori di semi-sussistenza al mondo industriale capitalista era essenzialmente una progressione dall\u2019autarchia alla specializzazione economica. In realt\u00e0, sostiene Honneth, le cose non stanno cos\u00ec:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201call\u2019inizio del XIX secolo sussistevano due valide alternative per raggiungere un\u2019efficace combinazione tra abilit\u00e0 umane e nuove tecnologie, ovvero la produzione di massa di beni attraverso l\u2019adozione di manodopera e macchinari altamente specializzati, e la produzione artigianale di articoli specializzati in contesti pi\u00f9 limitati. Nella visione di Priore e Sabel, il fatto che venisse realizzata solamente la prima alternativa, quella della produzione di massa, non era il risultato di necessit\u00e0 tecnologiche, ma esclusivamente della \u2018distribuzione di potere e ricchezza\u2019; \u2018coloro che controllavano le risorse e i profitti degli investimenti scelsero tra le tecnologie disponibili la pi\u00f9 favorevole ai propri interessi\u201d<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il percorso alla forma dominante del fordismo, che segue ai primi del secolo XX, non era dunque inevitabile, una legge ineludibile del progresso tecnologico, ma deriva dalla condizione di aggregazione e chiusura delle imprese artigianali che precede. Ovvero, in altri termini,\u00a0<em>deriva dalla preminenza politica del potere e degli interessi del profitto industriale<\/em>. Come scrive, ancora:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cla forma dominante della divisione del lavoro in una data societ\u00e0 non \u00e8 necessariamente la conseguenza di pressioni economiche rivolte all\u2019efficienza, in quanto praticamente in ogni momento temporale sussistono possibilit\u00e0 di pari efficienza per unire capacit\u00e0 strumentali e mezzi tecnici, e la decisione su quale combinazione sia preferibile \u00e8 dovuta per lo pi\u00f9 agli esiti di conflitti politico-economici. La forma in cui il lavoro socialmente necessario \u00e8 adattata e distribuita viene co-determinata dalle lotte sociali e dagli scontri politici; le capacit\u00e0 umane, le regole tecniche e i macchinari saranno negoziati socialmente o determinati attraverso un conflitto esplicito, non soltanto attraverso pressioni anonime\u201d<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Senza indulgere immediatamente in ipotesi utopiche sul lavoro interamente liberato, o su una fluidit\u00e0 che dimentichi gli enormi investimenti (anche identitari) necessari per raggiungere e rendere operative le conoscenze specializzate necessarie, Honneth propone a questo livello della sua analisi l\u2019idea durkheimana che\u00a0<em>la societ\u00e0 dovrebbe sforzarsi di selezionare i lavori pi\u00f9 significati e cooperativi<\/em>\u00a0in modo che il singolo lavoratore sia messo in condizione di comprendere il modo in cui il proprio ruolo si incastri nell\u2019insieme delle attivit\u00e0 interconnesse e nella generale divisione del lavoro, trovandovi il suo posto. Ci\u00f2 dovrebbe portare ad una maggiore coscienza collettiva ed autostima individuale. Dovrebbe anche significare il contrasto, cosa che \u00e8 decisamente contro lo spirito del capitalismo neoliberale (e del capitalismo in generale), di tutte le forme di lavoro precario, intermittente, flessibile e umiliante, sottopagato, frammentato e svuotato di senso, monotono, routinario. Giungendo fino a, sono le sue ultime proposte, a potenziare il lavoro cooperativo autogestito o, al capo opposto, il servizio pubblico obbligatorio indipendente da censo o posizione sociale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">L\u2019insieme delle riflessioni contenute in questo sintetico libro, pur nella differenza tra i vari autori e il loro punto di vista, converge come un cerchio di indiani che circondano una carovana nel contrastare la visione del lavoro prodotta dal cosiddetto \u201clibero mercato\u201d (una visione artificiale, come mostra Supiot, e corrosiva come mostrano sia Sennett sia Honneth). Esse costituiscono altrettante frecce per comprendere come il \u201clavoro\u201d sia l\u2019elemento centrale della costruzione sociale e individuale\u00a0<em>allo stesso tempo<\/em>. \u00c8 assolutamente necessario recuperarne quindi un senso che\u00a0<em>sfugga alla finzione dell\u2019essere meramente una merce<\/em>, per comprenderlo come\u00a0<em>parte inseparabile dell\u2019uomo<\/em>\u00a0e per prendere atto che\u00a0<em>il suo prodotto principale \u00e8 la stessa societ\u00e0 politica<\/em>. Solo ricordando questa sua funzione verticale, creata dalla divisione sociale dei compiti e delle responsabilit\u00e0 (gli uni verso gli altri), si pu\u00f2 fare un decisivo passo oltre la societ\u00e0 neoliberale (un ossimoro). Sapendo che questo passo \u00e8, necessariamente, anche\u00a0<em>oltre il capitalismo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Solo una prospettiva socialista pu\u00f2 contemplarlo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211; Erik Brynjolfsson, Andrew MacAfee, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/09\/andrew-mcafee-erik-brynjolfsson-la.html\">La macchina e la folla<\/a><\/em>\u201d, 2017<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, ad esempio, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/02\/taxi-e-uber-la-questione-dei-servizi.html\">Taxi e Uber: la questione dei servizi pubblici e della platform economy<\/a>\u201d, ma anche Nick Srnicek, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/11\/nick-srnicek-capitalismo-digitale.html\">Capitalismo digitale<\/a><\/em>\u201d, 2017.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Per questo si deve rimandare al classicissimo Karl Polanyi, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/08\/karl-polanyi-la-grande-trasformazione.html\">La grande trasformazione<\/a><\/em>\u201d, 1944.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda l\u2019importanza della imposizione della propriet\u00e0 privata per la colonizzazione in Yves Lacoste, \u201c<em>Geografie del sottosviluppo<\/em>\u201d, 1965.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; Ivi, p.35.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; Ovvero della polemica tra i giuristi del nord e del sud su quanto fosse \u201clibero\u201d il lavoro salariato nelle fabbriche del nord stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; Ivi., p. 42<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; Ivi., p. 78<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211; Ivi., p.91<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, Nancy Fraser, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2021\/05\/nancy-fraser-capitalismo-una.html\">Capitalismo<\/a><\/em>\u201d, Meltemi 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0&#8211; Ivi, p. 99, cit. Michael Priore, Charles Sabel, \u201c<em>The second industrial divide<\/em>\u201d, New York, 1994; Charles Sabel, \u201c<em>Work and Politics<\/em>\u201d, New York, 1984.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0&#8211; Ivi, p.100<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2021\/05\/axel-honneth-richard-sennett-alain.html\">http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2021\/05\/axel-honneth-richard-sennett-alain.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0TEMPOFERTILE Un libricino uscito nel 2020 che raccoglie brevi interventi di un giurista francese, Alain Supiot, gi\u00e0 professore al Coll\u00e8ge de France, di un sociologo americano, Richard Sennett che non ha bisogno di presentazioni, e di un filosofo tedesco, Axel Honneth, esponente di punta della \u201cterza generazione\u201d della Scuola di Francoforte. I tre sono ormai tra i settanta e gli ottanta anni di et\u00e0 e nei rispettivi campi sono delle autorit\u00e0 riconosciute. Nell\u2019interessante intervento di&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":97,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-gO7","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64611"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/97"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=64611"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64611\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64612,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64611\/revisions\/64612"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=64611"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=64611"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=64611"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}