{"id":64648,"date":"2021-05-10T11:00:18","date_gmt":"2021-05-10T09:00:18","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64648"},"modified":"2021-05-08T08:35:17","modified_gmt":"2021-05-08T06:35:17","slug":"una-prevenzione-infinita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64648","title":{"rendered":"Una prevenzione infinita"},"content":{"rendered":"<p><strong>di La Fionda (Alessandro Colombo)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dall\u201911 settembre 2001, Europa e Stati Uniti sembrano vivere in una condizione di emergenza permanente: dal 2001 al 2010 almeno (con l\u2019inizio del ritiro dall\u2019Iraq) la fase principale della \u201cguerra globale al terrore\u201d, dal 2008 al 2012 la crisi economico-finanziaria e la successiva crisi del debito, dal 2014 a oggi la nuova mobilitazione militare e di polizia contro l\u2019Isis e la galassia jihadista e infine, nell\u2019ultimo anno e mezzo, lo choc della pandemia del Covid-19, con il suo prevedibile seguito di future emergenze politiche, economiche e sociali. Il tutto, per di pi\u00f9, nel contesto di quello che \u00e8 sempre pi\u00f9 comunemente (ed enfaticamente) rappresentato come un indebolimento dell\u2019Occidente liberale nei confronti dei suoi nemici interni ed esterni: la diffusione dei \u201cpopulismi\u201d, dei \u201csovranismi\u201d e dei governi \u201cilliberali\u201d in Europa e, con Donald Trump, negli Stati Uniti; la rinnovata assertivit\u00e0 della Russia e, soprattutto, la spettacolare crescita della Cina nei rapporti internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa retorica dell\u2019assedio ha gi\u00e0 prodotto molteplici conseguenze di carattere politico, istituzionale e persino culturale. Tutte insieme, poi, queste conseguenze hanno finito per alimentare una spirale della mobilitazione difensiva, declinata anche retoricamente nei termini di una \u201clotta a\u201d sempre nuove minacce, attuata attraverso il continuo rafforzamento dei dispositivi di sorveglianza e giocata secondo un registro quasi ossessivo della prevenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Alle radici del successo del paradigma preventivo<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La diffusione del paradigma preventivo \u00e8 inseparabile dal continuo allargamento del campo semantico e delle pratiche della sicurezza paradossalmente seguita alla fine della guerra fredda. Con il venir meno di ogni minaccia credibile alla sopravvivenza fisica e all\u2019integrit\u00e0 territoriale dei paesi euro-americani \u2013 cio\u00e8 al nocciolo stesso della nozione tradizionale di sicurezza (security) intesa come <em>safety<\/em> \u2013 l\u2019accento delle retoriche securitarie (comprese quelle accademiche) si \u00e8 progressivamente spostato su un ventaglio di minacce e rischi \u00abpi\u00f9 eterogenei, meno visibili e meno prevedibili\u00bb<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/06\/una-prevenzione-infinita\/#_ftn1\">[1]<\/a> e, comunque, \u00abdi natura pi\u00f9 ampia\u00bb<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/06\/una-prevenzione-infinita\/#_ftn2\">[2]<\/a> rispetto al passato, come i \u00abproblemi per la sicurezza\u00bb raccolti alla rinfusa nei documenti della Nato e dell\u2019Unione Europea dell\u2019ultimo ventennio: l\u2019oppressione e il conflitto etnico, le tensioni economiche, il collasso dell\u2019ordine politico e il conseguente \u00abmovimento incontrollato di grandi numeri di popolazione\u00bb, gli atti di terrorismo, l\u2019interruzione del flusso di risorse vitali, la proliferazione di armi di distruzione di massa, il traffico di droga, il cybercrime, il traffico di esseri umani, lo sfruttamento sessuale di minori e la pornografia infantile, il crimine economico e la corruzione, il traffico d\u2019armi e il crimine trans-nazionale \u2013 come si pu\u00f2 notare, un elenco non soltanto eccedente di molto la dimensione militare, ma del tutto indifferente alla distinzione tra ambito interno e ambito internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Contrariamente alle promesse dei politici e degli studiosi liberali, l\u2019emancipazione della sicurezza dalla dimensione in senso stretto militare non ha avuto l\u2019effetto (<em>pacifico<\/em>) di de-securizzare dimensioni precedentemente esposte alle politiche e alle retoriche dell\u2019eccezione, bens\u00ec quello di securizzare dimensioni precedentemente non (altrettanto) esposte \u2013 la dimensione economica, prima di tutto, ma poi anche quella ambientale, quella sanitaria e quella in senso lato identitaria. Ma a spalancare definitivamente la strada al paradigma preventivo si \u00e8 aggiunto un ulteriore corollario politico e strategico: la convinzione che, di fronte alla nuova natura delle minacce e dei rischi, tutte le vecchie strategie difensive siano condannate all\u2019inefficacia. \u00c9 lo scarto gi\u00e0 contenuto nella realt\u00e0 e nella retorica della globalizzazione: il passaggio dalla tradizionale salvaguardia dei <em>core values<\/em> dello Stato da minacce <em>solide<\/em> provenienti dall\u2019esterno (in primis, l\u2019aggressione militare) all\u2019ansia per il <em>liquido<\/em> percepito come potenziale (o gi\u00e0 incombente) confusione, contaminazione o contagio (in termini di attacchi terroristici, traffici illegali, speculazioni finanziarie, movimenti di popolazione e, pi\u00f9 recentemente, fake news capaci anch\u2019esse di perforare i confini del sapere e dell\u2019informazione istituzionalizzati). Ed \u00e8, soprattutto, il mutamento definitivamente materializzato nello choc globale dell\u201911 settembre 2001 e prontamente registrato nella US National Security Strategy dell\u2019anno successivo<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/06\/una-prevenzione-infinita\/#_ftn3\">[3]<\/a> \u2013 un documento quasi costituente, almeno nel senso che \u00e8 qui che viene proclamato il passaggio della dottrina strategica americana dal vecchio edificio della deterrenza al nuovo paradigma della prevenzione, con una strategia argomentativa che pu\u00f2 essere considerata l\u2019archetipo di quella gi\u00e0 impiegata in altri contesti politici e giuridici (per esempio nell\u2019analoga inclinazione dello \u201cStato preventivo\u201d a individuare in anticipo gli individui potenzialmente <em>pericolosi<\/em>, invece di aspettare di sanzionare i comportamenti contrari a qualche norma giuridica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel documento americano il passaggio avviene in quattro mosse, in successione micidiale tra loro. Primo: i nuovi nemici non possiedono una \u201cnormale\u201d razionalit\u00e0 strategica e, se ne possiedono una, \u00e8 incommensurabile alla nostra. Come le \u201cclassi pericolose\u201d della retorica securitaria ottocentesca, terroristi e \u201cstati-canaglia\u201d non \u201cdelinquono\u201d in vista di qualche obiettivo razionale o perch\u00e9 hanno (o ritengono di avere) qualche ragione per farlo, ma solo perch\u00e9 nutrono un odio incontrollabile per noi e il nostro modo di vivere. Secondo: di fronte a nemici di questa natura, sarebbe del tutto illusorio affidarsi alla consolidata grammatica della deterrenza, che presuppone un avversario capace di calcolare costi e benefici e sensibile come noi al rischio di rappresaglia. Terzo: non potendo dissuaderlo, l\u2019unico modo per impedirgli di colpirci \u00e8 colpirlo in anticipo, anzi non smettere mai di colpirlo per evitare che possa riprendere l\u2019iniziativa. Quarto: nel calcolare questo \u201canticipo\u201d, \u00e8 necessario tenere conto che \u201cgli stati-canaglia e i terroristi non cercano di colpirci usando mezzi tradizionali\u201d e, quindi, non possono neppure essere prevenuti nelle forme e nei tempi tradizionali. \u201cPer secoli, il diritto internazionale ha riconosciuto che le nazioni non devono subire un attacco prima di potere legittimamente prendere l\u2019iniziativa per difendersi contro una minaccia imminente di attacco\u201d; ma, appunto, ha condizionato \u201cla legittimit\u00e0 della difesa preventiva all\u2019esistenza di una minaccia imminente\u201d. Nelle condizioni attuali, al contrario, una condizione come questa si rivelerebbe troppo restrittiva, se non del tutto irrealistica. \u201cNoi dobbiamo adattare il concetto di minaccia immediata alle capacit\u00e0 e agli obiettivi degli avversari di oggi\u201d: vale a dire, come si legge gi\u00e0 nell\u2019introduzione del documento, \u201cper una questione di buon senso e di auto-difesa, l\u2019America agir\u00e0 contro queste minacce emergenti <em>prima che siano interamente formate<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Quale prevenzione?<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cAgire contro le minacce emergenti prima che siano interamente formate\u201d: questo principio, che \u00e8 presentato e pu\u00f2 facilmente apparire come \u201cuna questione di buon senso\u201d, spinge in realt\u00e0 la prevenzione lungo un piano inclinato che la trasforma, concretamente, in una pratica senza fine \u2013 quale \u00e8 nell\u2019infinitezza dichiarata della guerra globale al terrorismo, ma quale tende a diventare anche nel modello di Stato \u201cpenale\u201d o \u201csecuritario\u201d seguito allo smantellamento dello Stato sociale e, su scala persino pi\u00f9 ampia, nella medicalizzazione della vita orientata \u2013 come si \u00e8 sperimentato fino in fondo nella gestione della pandemia del Covid 19 \u2013 a organizzare \u201ctutta una societ\u00e0 \u2026 in funzione di una caccia preventiva alle malattie\u201d<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/06\/una-prevenzione-infinita\/#_ftn4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sul piano politico-strategico l\u2019estensione si realizza, prima di tutto, nella dimensione spaziale. Invece di restare ancorata al territorio del singolo stato o degli stati membri di un\u2019alleanza, la prevenzione comincia sempre pi\u00f9 spesso lontano dai propri confini \u2013 anzi, sempre pi\u00f9 lontano; potenzialmente, come nelle strategie antiterroristiche, <em>ovunque<\/em>. \u00c8 il ribaltamento geopolitico preannunciato nel Concetto Strategico della Nato del 1999 e prontamente recepito, di l\u00ec a poco, nella EU Security Strategy del 2003, la cosiddetta dottrina Solana: \u00abIl nostro concetto tradizionale di auto-difesa \u2013 fino alla Guerra Fredda e comprendendo questa \u2013 era basato sulla minaccia di una invasione. Con le nuove minacce, la prima linea di difesa sar\u00e0 spesso all\u2019estero\u00bb<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/06\/una-prevenzione-infinita\/#_ftn5\">[5]<\/a>. Ed \u00e8, soprattutto, la prova pi\u00f9 manifesta del carattere parziale o decisamente ipocrita del nostro immaginario globale. Dietro la pretesa di cominciare a perseguire la sicurezza oltre i propri confini sta, infatti, l\u2019aspettativa che gli altri non abbiano il potere e il diritto di fare la stessa cosa. Come nella spazialit\u00e0 imperiale a cui \u00e8 stata ripetutamente associata, i confini delle istituzioni euro-americane non sono permeabili o impermeabili nella stessa misura in entrambe le direzioni: chi vuole entrare nello spazio comune deve soddisfare condizioni diverse da chi vuole uscirne. Mentre sempre da qui discende il fatto che la comunit\u00e0 delle democrazie liberali non tolleri incursioni al proprio interno (come nell\u2019ossessione quasi paranoica per le fake news russe o cinesi) ma, allo stesso tempo, si dichiari apertamente in espansione verso l\u2019esterno, tanto nella forma \u00ableggera\u00bb delle politiche di allargamento e del soft power, quanto in quella pi\u00f9 dura della sovversione e dell\u2019esportazione armata della democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019estensione viene portata ancora pi\u00f9 avanti nella dimensione temporale. Lo sfondamento, come \u00e8 ovvio, era gi\u00e0 implicito nell\u2019impudente \u201cbuon senso\u201d richiamato dalla US National Security Strategy: se, per essere evitate, le minacce vanno colpite prima di essersi interamente formate, quando si pu\u00f2 dire che cominci il loro processo di formazione? Quando, in altre parole, una minaccia dichiaratamente \u201cnon immediata\u201d merita di essere considerata gi\u00e0 una minaccia? Di pi\u00f9: una volta ammesso che il processo di formazione debba essere interrotto in qualche stadio iniziale, perch\u00e9 allora non interromperlo anche prima, finch\u00e9 la minaccia si trova ancora a uno stadio embrionale? E quale \u00e8, allora, lo stadio embrionale di una minaccia? \u00c8 la logica perversa in virt\u00f9 della quale, dal 2001 a oggi, l\u2019individuazione e la nominazione stessa della minaccia non hanno fatto che dilatarsi, perdendo a ogni passaggio qualche traccia della propria determinatezza precedente (e sfuggendo, nella stessa misura, a qualunque sforzo di \u201cgiuridificazione\u201d): dapprima il <em>terrorismo <\/em>che, pur essendo una <em>persona ficta<\/em>, aveva almeno il vantaggio di essere vincolato a uno strumento specifico; poi il <em>terrore<\/em> che, a differenza del terrorismo, consentiva gi\u00e0 di raccogliere sotto un\u2019unica etichetta terroristi, rogue states e semplici \u201cstati pericolosi\u201d; poi la <em>radicalizzazione<\/em>, intesa a volte come una sorta di \u201cterrore in fieri\u201d e, altre volte, come una \u201cpropensione al male\u201d in cerca solo di occasioni; poi il puro e semplice <em>estremismo<\/em>, che sembra precedere la radicalizzazione o esserne, piuttosto, la fase di incubazione, almeno nel senso che pu\u00f2 <em>sempre<\/em> sfociare nella radicalizzazione (e, per questo, \u00e8 <em>sempre<\/em> pericoloso); infine, da qualche anno a questa parte, l\u2019<em>odio<\/em>, che non \u00e8 pi\u00f9 neppure estremismo e, meno che mai, radicalizzazione, ma un agglomerato di \u201cperversioni morali\u201d o \u201ctare psicologiche\u201d additato come il nocciolo patologico di qualunque minaccia \u2013 un nocciolo che non pu\u00f2 essere \u201ccurato\u201d senza che l\u2019attivit\u00e0 di polizia sfumi in una grande impresa educativa, e senza che le imprese educative prendano qualcosa dell\u2019attivit\u00e0 di polizia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Perch\u00e9 \u00e8 proprio questo il contrassegno dell\u2019attuale paradigma preventivo. In passato e, sicuramente, per tutto il Novecento, prevenire avrebbe significato tra le altre cose \u2013 e molto spesso soprattutto \u2013 agire sulle cause (politiche, economiche, sociali) di ci\u00f2 che ci si sforzava di impedire o contrastare. L\u2019attuale paradigma preventivo, al contrario, non agisce mai al livello dei fattori che determinano il problema, bens\u00ec semplicemente al livello dei suoi effetti \u2013 la minaccia, appunto. \u00c8 l\u2019appello a \u201cnon perdere tempo\u201d ripetuto all\u2019unisono, all\u2019indomani dell\u201911 settembre 2001, da legioni di uomini politici, commentatori e studiosi sia in Europa che negli Stati Uniti, e sia a destra che a sinistra: \u201cNei confronti del terrorismo dobbiamo adottare esattamente la strategia opposta. Dobbiamo impegnarci a <em>non cercare mai di comprendere o eliminare le sue presupposte cause prime<\/em>, ma a considerarlo invece del tutto inaccettabile, escludendolo da qualsiasi possibilit\u00e0 di dialogo o negoziato\u201d<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/06\/una-prevenzione-infinita\/#_ftn6\">[6]<\/a>. La stessa inclinazione politica e culturale aveva gi\u00e0 accompagnato \u2013 negli Stati Uniti soprattutto, ma anche in diversi paesi europei \u2013 il passaggio dal modello riabilitativo al modello repressivo e preventivo nella gestione della criminalit\u00e0, attraverso l\u2019aumento esponenziale della carcerazione, la diffusione e il raffinamento dei meccanismi di sorveglianza e, in compenso, la liquidazione delle cause sociali della delinquenza a semplici \u201cscuse sociologiche\u201d. Mentre \u00e8 appena il caso di notare che la stessa banalizzazione repressiva sta operando da alcuni anni a questa parte contro il cosiddetto \u201codio\u201d che, una volta traslato dal piano sociale e politico a un piano contemporaneamente morale e penale, pu\u00f2 (o per meglio dire deve) essere combattuto come un \u201ccrimine\u201d a s\u00e9 stante, rigorosamente separato ancora una volta da qualunque interrogativo sulle sue cause.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sebbene si presenti come una forma \u201cmirata\u201d di gestione del rischio, questo ripiegamento trasforma definitivamente la prevenzione in una prassi infinita. Sollevati da qualunque seria indagine sulle cause, gli interventi preventivi finiscono quasi sempre per generare nuovi problemi mentre, in una spirale apparentemente senza fine, i nuovi problemi trascinano con s\u00e9 sempre nuovi interventi preventivi.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/06\/una-prevenzione-infinita\/#_ftnref1\">[1]<\/a> UE, <em>A Secure Europe in a Better World. European Security Strategy<\/em>, Bruxelles 2003, p. 3.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/06\/una-prevenzione-infinita\/#_ftnref2\">[2]<\/a> Nato, <em>The Alliance\u2019s Strategic Concept<\/em>, Bruxelles 1999, 24.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/06\/una-prevenzione-infinita\/#_ftnref3\">[3]<\/a> White House, <em>US National Security Strategy<\/em>, Washington DC, 2002.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/06\/una-prevenzione-infinita\/#_ftnref4\">[4]<\/a> I. Illich, <em>Nemesi medica. L\u2019espropriazione della salute<\/em>, Mondadori, Milano 1977, p. 107 (ed. or. <em>Limits to medicine. Medical Nemesis: the espropriation of health<\/em>, Marion Boyars Publishers Ltd., London 1976).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/06\/una-prevenzione-infinita\/#_ftnref5\">[5]<\/a> EU, <em>A Secure Europe<\/em>, cit., p. 7.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/06\/una-prevenzione-infinita\/#_ftnref6\">[6]<\/a> A.M. Dershowitz, <em>Terrorismo<\/em>, Carocci, Roma 2003, p. 29 (ed. or. <em>Why Terrorism Works. Understanding the Threat, Responding to the Challenge<\/em>, 2002).<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/06\/una-prevenzione-infinita\/\"><strong>https:\/\/www.lafionda.org\/2021\/05\/06\/una-prevenzione-infinita\/<\/strong><\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di La Fionda (Alessandro Colombo) Dall\u201911 settembre 2001, Europa e Stati Uniti sembrano vivere in una condizione di emergenza permanente: dal 2001 al 2010 almeno (con l\u2019inizio del ritiro dall\u2019Iraq) la fase principale della \u201cguerra globale al terrore\u201d, dal 2008 al 2012 la crisi economico-finanziaria e la successiva crisi del debito, dal 2014 a oggi la nuova mobilitazione militare e di polizia contro l\u2019Isis e la galassia jihadista e infine, nell\u2019ultimo anno e mezzo, lo&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":105,"featured_media":58069,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/La_Fionda.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-gOI","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64648"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/105"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=64648"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64648\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64649,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64648\/revisions\/64649"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58069"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=64648"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=64648"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=64648"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}