{"id":64680,"date":"2021-05-10T09:30:14","date_gmt":"2021-05-10T07:30:14","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64680"},"modified":"2021-05-09T22:10:59","modified_gmt":"2021-05-09T20:10:59","slug":"richiamo-occidentale-alla-turchia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64680","title":{"rendered":"RICHIAMO OCCIDENTALE ALLA TURCHIA"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">da <strong>TERMOMETRO GEOPOLITICO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>(Aldo Braccio)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Aprile 2021: si segnala l\u2019accentuazione della pressione occidentale nei confronti della Turchia, in bilico tra riallineamento atlantico (per il quale servirebbe per\u00f2 un significativo \u201ccambio di regime\u201d e una congrua rieducazione dell\u2019opinione pubblica) e dialogo eurasiatico. Dagli Stati Uniti e dall\u2019Unione Europea giungono lezioni di morale \u2013 doverosamente improntate all\u2019ideologia decadente del politicamente corretto \u2013 e di storia (relative al contenzioso fra Turchi e Armeni) miranti a riaffermare il pensiero unico consentito in tema di diritti civili e di ricerca storica. Prese di posizione polemiche, minacce e di tanto in tanto lusinghe che si aggiungono alle tensioni operanti nel Mediterraneo \u2013 dove gi\u00e0 opera un\u2019alleanza per estromettere la Turchia da ogni gioco \u2013 e nel Mar Nero, dove le intromissioni militari di Washington prevedono la collaborazione obbligata di Ankara in funzione antirussa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il muro della NATO presenta alcune crepe e incrinature che non sempre risulta facile occultare o minimizzare: \u00e8 per esempio il caso della Turchia, a proposito del quale i continui, intensi attacchi mediatici (e non solo) contribuiscono ad allargare la distanza fra mondo occidentale e mondo turco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Dietro il lamentato \u2013 e grottesco \u2013 \u201csgarbo del sof\u00e0\u201d[1] andato in scena ad aprile 2021 in occasione del vertice intercorso fra Turchia e Unione Europea sta innanzitutto l\u2019ideologia del politicamente corretto, che si sposa con l\u2019ostilit\u00e0 pregiudiziale verso ci\u00f2 che \u00e8 turco: ma c\u2019\u00e8 anche pi\u00f9 in profondit\u00e0 un gioco geopolitico che riguarda in particolare gli scenari del Mediterraneo e del Mar Nero (vale a dire il \u201cMediterraneo in grande\u201d) nel contesto del confronto russo-statunitense.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Sono scenari che coinvolgono direttamente la Repubblica Turca ponendola probabilmente di fronte a una scelta geopolitica decisiva per il suo futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ma prendiamo in considerazione l\u2019altra e pi\u00f9 pesante polemica antiturca venuta a deflagrare ad aprile 2021, quella dell\u2019asserito genocidio degli Armeni, rilanciato con gran forza dal nuovo inquilino della Casa Bianca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Joe Biden ha da sempre una storia personale di scarsa simpatia per la Turchia di Erdo\u011dan, ma anche per i Turchi in generale, considerati appunto come genocidi degli Armeni. Assieme a deputati e senatori di parte sia repubblicana che democratica \u2013 come Joe Knollenberg, George Radanovich e Nancy Pelosi \u2013 il senatore Biden si \u00e8 distinto fin dal primo decennio del nostro secolo nella campagna per il riconoscimento di questo presunto sterminio, andando in ci\u00f2 oltre la stessa volont\u00e0 di Jerevan \u2013 pi\u00f9 prudente rispetto alla diaspora armena dislocata in Occidente \u2013 e soprattutto della Chiesa armena avente sede in Turchia[2].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nella campagna elettorale per l\u2019elezione a Presidente degli Stati Uniti il candidato Biden ha ribadito la sua posizione, preannunciando ad agosto 2020 la sua intenzione di far riconoscere agli Stati Uniti il genocidio degli Armeni imputato ai Turchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Come \u00e8 noto la Turchia non riconosce e contesta radicalmente questa tesi, addirittura perseguendo penalmente chi la sostenga \u2013 e ci\u00f2 secondo una lezione che proviene dall\u2019Occidente, dove spesso si pretende di chiudere la bocca e di incarcerare chi propone con coraggio ricerche storiche non allineate alle \u201cverit\u00e0\u201d ufficiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Sia come sia la realt\u00e0 storica della vicenda \u2013 certamente dolorosa ancorch\u00e9 controversa \u2013 la Turchia ha sempre percepito questa grave accusa che le viene rivolta come un\u2019inaccettabile e ingiustificata interferenza, lesiva della sua dignit\u00e0 nazionale. E ora si \u00e8 compiuto un ulteriore passo in questa direzione, scandito dalla mondializzazione mediatica: il \u201cNew York Times\u201d del 21 aprile ha informato per primo che il Presidente Biden ha deciso di \u201criconoscere come genocidio l\u2019uccisione di un milione e mezzo di Armeni\u201d, e che l\u2019annuncio ufficiale sarebbe stato dato tre giorni dopo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec \u00e8 stato: il 24 aprile Biden ha solennemente scritto che \u201cil popolo americano onora tutti gli Armeni morti nel genocidio iniziato 106 anni fa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il Presidente statunitense ha mostrato di voler attenuare il tono della dichiarazione \u2013 che riprende d\u2019altra parte le analoghe mozioni approvate tra ottobre e novembre 2020 dal Congresso e dal Senato statunitensi, per\u00f2 non vincolanti \u2013 auspicando \u201cla riconciliazione fra Armenia e Turchia\u201d e una \u201cnormalizzazione dei loro rapporti\u201d. Ma la reazione di Ankara, del suo Presidente e del suo ministro degli Esteri, \u00e8 stata comprensibilmente dura e rabbiosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nei fatti, per\u00f2, la dichiarazione solenne di Biden va in un senso ben diverso dalla riconciliazione e dalla normalizzazione: interrompe quel faticoso tentativo di confronto \u2013 anche nel campo della ricerca storica \u2013 in atto fra Turchi e Armeni per calpestarlo e sentenziarne la fine, esacerbando le pulsioni nazionaliste degli estremisti dell\u2019una e dell\u2019altra parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Una recente, ragionevole dichiarazione pubblica di Erdo\u011fan (\u201cCon rispetto, ricordo gli Armeni ottomani che hanno perso la vita nelle dure condizioni della Prima Guerra Mondiale, ed estendo le mie condoglianze ai loro nipoti\u201d) viene cancellata dalla \u201cverit\u00e0 ufficiale\u201d sancita da Washington, che interviene per eccitare gli animi: come sempre accade, specie nel Vicino Oriente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Un altro attacco a Erdo\u011fan il Presidente statunitense se l\u2019era riservato in occasione dell\u2019uscita della Turchia dalla cosiddetta Convenzione di Istanbul, ossia dalla Convenzione del Consiglio d\u2019Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, in vigore dall\u2019agosto 2014: una convenzione che la Turchia ritiene viziata da un orientamento ideologico ostile alla famiglia tradizionale sotto la veste del contrasto alla violenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cUna scelta improvvisa e ingiustificata, mentre nel mondo assistiamo a un aumento dei casi di violenza domestica, comprese le notizie sull\u2019aumento dei femminicidi in Turchia\u201d, ha commentato Biden, che aveva gi\u00e0 accusato Erdo\u011fan di \u201cautocrazia\u201d, concetto che risulta essere del tutto assimilabile a quello di dittatura, anche se magari meno esplicito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Unione Europea, come sua abitudine, si \u00e8 adeguata all\u2019accelerazione dei toni statunitensi: la commissione esteri del Parlamento europeo \u2013 per esempio \u2013 ha condannato Ankara per \u201cle dichiarazioni provocatorie contro la UE e i suoi Stati membri, la politica ostile, l\u2019allontanamento sempre pi\u00f9 marcato dai valori e dagli standard europei, la continua incarcerazione di massa di giornalisti, difensori dei diritti umani e oppositori politici\u201d; il ridicolo scandalo del sof\u00e0 cui accennavamo in precedenza ha poi rilanciato alla grande ogni motivo e pretesto di accusa contro il Paese della Mezzaluna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Anche l\u2019Italia, del resto, ha un ruolo nel fuoco di sbarramento antiturco \u2013 cos\u00ec come in quello antirusso e anticinese \u2013 ruolo testimoniato dal repentino attacco del Presidente del Consiglio Draghi al Presidente Erdo\u011fan, definito nientemeno che \u201cdittatore\u201d, sulla scorta della continua, martellante campagna mediatica antiturca della grande stampa italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il ruolo italiano sembra quello indicato dal Segretario di Stato Blinken nell\u2019incontro\/convocazione del ministro degli Esteri Di Maio a Washington: una \u201cforte collaborazione su Libia, Ucraina e Afghanistan\u201d. \u201cItalia e Stati Uniti condividono la preoccupazione per la presenza di forze straniere in Libia\u201d, ha diligentemente confermato Di Maio, alludendo evidentemente a Turchia e Russia, considerati fastidiosi intrusi in un Paese che anche l\u2019Italia ha contribuito a gettare nel caos pi\u00f9 totale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto ci\u00f2 prelude certamente a un ulteriore tentativo occidentale di cambio di regime in Turchia \u2013 stavolta magari per via elettorale, anzich\u00e9 tramite colpo di Stato militare \u2013 ma gi\u00e0 da subito determina una forte pressione su Ankara[3], per indurla alla collaborazione nei confronti della politica estremista statunitense contro Russia, Cina e Iran[4].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Si diceva in precedenza dell\u2019importanza degli scenari del Mediterraneo e del Mar Nero: se nel primo caso la punta di diamante della campagna di estromissione della Turchia \u00e8 costituita dall\u2019inedita alleanza Francia-Israele-Grecia (con il beneplacito esplicito dell\u2019Unione Europea), nel secondo l\u2019opzione di una \u201criabilitazione\u201d turca \u00e8 richiamata da Washington, sempre a suo agio nella politica della minaccia e della lusinga. In particolare gli statunitensi esigono in questa fase il passaggio delle loro navi da guerra \u2013 e ovviamente di quelle della NATO \u2013 attraverso gli Stretti (Bosforo, Dardanelli, Mar di Marmara) \u2013 verso il Mar Nero, zona cruciale in funzione antirussa; qui per l\u2019estate \u00e8 stata preannunciata la grande esercitazione USA-Ucraina- NATO Sea Breeze. Il ruolo attribuito alla Turchia dalla Convenzione di Montreux, che disciplina il passaggio attraverso gli \u201cStretti\u201d \u00e8 in questa prospettiva importante e decisivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Va riconosciuto che le relazioni fra Ankara e Kiev sono buone, ma a Washington questo non basta: nel contesto di un recente vertice del Consiglio di cooperazione turco-ucraino, Erdo\u011fan ha infatti affermato che \u201cAnkara \u00e8 a favore di una rapida e pacifica risoluzione delle controversie presenti fra Russia e Ucraina per il tramite di negoziati\u201d, al fine precipuo di \u201cconservare la pace nel Mar Nero\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Questa \u00e8 una posizione piuttosto lontana da quella di Washington, che proprio non vuole sentir parlare di equidistanza tra Russia e Ucraina e cerca invece, come precisa il politologo e docente universitario turco Volkan \u00d6zmedir, di \u201cfavorire intenzionalmente l\u2019aumento di queste tensioni, proseguendo una strategia che porti nuovamente dalla sua parte membri della NATO come Germania e Turchia\u201d[5].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">NOTE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">[1] Una oggettiva descrizione dell\u2019evento, lontana dalle ipocrite rappresentazioni dei grandi media, in: Giuseppe Mancini, Il sof\u00e0 della Von der Leyen: dietro lo scandalo inesistente c\u2019\u00e8 solo il protocollo, www.laluce.news 7 aprile 2021.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">[2] In particolare per quanto riguarda gli Armeni di Turchia va tenuto conto di: Beraaa G\u0151kt\u00fcrk, Patriarche arm\u00e9nien de Turquie \u2013 \u201cL\u2019exploitation de la douleur d\u2019autrui nous attriste\u201d www.aa.com.tr 23 aprile 2021. Il Patriarca Sahak Mashalian osserva che mettere la questione storica dell\u2019asserito genocidio all\u2019ordine del giorno di Parlamenti di altri Paesi \u201cnon serve al riavvicinamento di Armeni e Turchi, e anzi ne ritarda la riconciliazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">[3] Il 29 aprile il Segretario di Stato USA Blinken ha rincarato la dose preannunciando sanzioni in caso di un secondo acquisto dei sistemi difensivi S-400 di fabbricazione russa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">[4] Ma questo atteggiamento arrogante e semplicistico determina sempre pi\u00f9 una diffusa insofferenza turca per le pretese occidentali e anche una maggiore consapevolezza storica e geopolitica. Citiamo per esempio Ibrahim Karag\u00fcl su \u201cYeni \u015eafak\u201d (il giornale pi\u00f9 rappresentativo dell\u2019area di governo) del 26 aprile 2021, il quale sottolinea che vi sono forze interne alla Turchia \u201ca favore della tutela degli Stati Uniti e dell\u2019Occidente sulla Turchia\u201d. \u201cUna tutela \u2013 spiega \u2013 richiesta fin dall\u2019epoca ottomana dai liberali, dai conservatori e dagli islamisti filoamericani; gli Stati Uniti sono al centro dell\u2019attacco alla Turchia (\u2026) essi costituiscono uno Stato che si \u00e8 affermato sul sangue di milioni di persone, che ha massacrato centinaia di migliaia di persone anche nel XXI secolo (\u2026) ma non sono pi\u00f9 al centro del mondo: stanno perdendo terreno nei confronti delle potenze emergenti del XXI secolo, e sono ai ferri corti con mezzo mondo, non hanno pi\u00f9 credibilit\u00e0 (\u2026) Gli Stati Uniti, l\u2019Europa, Israele, tutte potenze disturbate e preoccupate per l\u2019ascesa della Turchia, sostengono la battaglia (contro di essa) ancor pi\u00f9 che con il tentato colpo di Stato del 2016\u201d. Sempre su \u201cYeni \u015eafak\u201d e negli stessi giorni Abdullah Murado\u011flu afferma che \u201cle false accuse di Biden contro la Turchia sono l\u2019ultimo esempio di quanto sia vuota la comprensione del termine \u2018alleato\u2019 da parte degli Stati Uniti (\u2026) Inutile dire che non c\u2019era posto per una mentalit\u00e0 genocida nell\u2019ordine stabilito dall\u2019impero ottomano\u201d; Murado\u011flu riporta quindi dettagliatamente i precedenti della politica estera degli USA, in particolare i casi dei massacri della Seconda Guerra Mondiale, di Dresda e delle atomiche sul Giappone, per concludere che \u201cgli Stati Uniti devono guardarsi allo specchio a lungo prima di predicare sul genocidio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">[5] Su di ci\u00f2 e sulle ricadute della Convenzione di Montreux (non sottoscritta dagli Stati Uniti) l\u2019interessante Esperto turco: la Convenzione di Montreux ostacola gli USA nel Mar Nero, in www.it.sputniknews.com del 17 aprile 2021.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE<\/strong>:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.eurasia-rivista.com\/richiamo-occidentale-alla-turchia\/\">https:\/\/www.eurasia-rivista.com\/richiamo-occidentale-alla-turchia\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da TERMOMETRO GEOPOLITICO (Aldo Braccio) Aprile 2021: si segnala l\u2019accentuazione della pressione occidentale nei confronti della Turchia, in bilico tra riallineamento atlantico (per il quale servirebbe per\u00f2 un significativo \u201ccambio di regime\u201d e una congrua rieducazione dell\u2019opinione pubblica) e dialogo eurasiatico. 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