{"id":64762,"date":"2021-05-12T13:43:49","date_gmt":"2021-05-12T11:43:49","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64762"},"modified":"2021-05-12T13:43:49","modified_gmt":"2021-05-12T11:43:49","slug":"lunita-ditalia-ai-tempi-della-dominazione-spagnola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64762","title":{"rendered":"L\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia ai tempi della dominazione spagnola"},"content":{"rendered":"<p><strong>di QELSI QUOTIDIANO SOVRANISTA (Leonardo Giordano)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-64764\" src=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Napoli-nelSeicento-300x171.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"171\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Napoli-nelSeicento-300x171.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Napoli-nelSeicento.jpg 700w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Il capolavoro manzoniano de \u201cI Promessi Sposi\u201d ha molto contribuito a diffondere il luogo comune secondo cui gli spagnoli, nell\u2019Italia a cavallo tra Cinquecento e Seicento, abbiano tirannicamente angariato e pesantemente sfruttato con gabelle e soprusi arbitrari le popolazioni italiane sotto il loro dominio.<\/p>\n<p>Francisco El\u00ecas De Tejada ha contestato questo paradigma e, con dovizia di documenti ed argomentazioni, con studi approfonditi pubblicati poi nei 4 volumi di \u201cNapoli Spagnola\u201d, ne ha dimostrato la sostanziale infondatezza.<\/p>\n<p>Il quadro che complessivamente emerge dagli studi di Tejada \u00e8 quello di un regno di forte vivacit\u00e0 culturale, non solo nelle arti figurative con Caravaggio, Artemisia Gentileschi e Luca Giordano nella scultura lignea religiosa di un Giovan Battista Gallone ed un Aniello Stellato, \u00a0non solo nelle lettere con Giovan Battista Marino (di recente rivalutato dal critico Filippo La Porta), ma anche negli studi giuridici e politici, con il fiorire di una vera e propria scuola di pensatori ed intellettuali che hanno, da un lato, avversato l\u2019imperante\u00a0<em>machiavellismo<\/em>, dall\u2019altro, coniato teorie che sembravano preannunciare l\u2019avvento di un regime monarchico di tipo costituzionale, definito con l\u2019espressione di \u201cmonarchia temperata\u201d e facente perno sulla figura di quello che poteva considerarsi l\u2019antenato del Primo Ministro e che gli spagnoli definivano\u00a0<em>il Privado<\/em>, in quanto principale consigliere \u201cprivato\u201d del Monarca.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunga il fatto che spesso la Monarchia spagnola, e ancor pi\u00f9 i vicer\u00e9 napoletani, si siano avvalsi di una vera e propria pletora di consiglieri giuridici e politici che dalla provincia, anche la pi\u00f9 remota del regno, erano in grado di affacciarsi alla corte e far valere il proprio pensiero e la propria dimestichezza e competenza nelle faccende che riguardavano il governo, la politica e l\u2019amministrazione; alcuni esempi\u00a0 per tutti: Ludovico Paterno, Antonio Minturno e Reginaldo Accetto alla corte del vicer\u00e9 Don Pedro de Toledo, Virginio Malvezzi chiamato alla corte di Madrid e divenuto consigliere di fiducia del Conte di Olivares e \u201cincaricato di delicate missioni diplomatiche\u201d.<\/p>\n<p>Lo stesso Benedetto Croce, che certo non poteva considerarsi un acritico esegeta del Seicento e delle sue espressioni culturali, dovette ammettere:\u2039\u2039Strano \u00e8 anzitutto che si sia preso e che si prenda ancora, grande scandalo del fatto che l\u2019Italia meridionale desse uomini e danaro pei fini della politica spagnola, come se questa politica non fosse poi la sua politica, come se essa non ne godesse i vantaggi, quali che fossero (e quello dell\u2019essere preservata da invasioni, e anzi da guerre combattute nelle sue terre era certamente non piccolo)\u203a\u203a<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che comunque risalta per originalit\u00e0 e per capacit\u00e0 di analisi senza pregiudizio alcuno, nell\u2019opera del Tejada, \u00e8 lo sforzo di ricostruire nella Napoli spagnola di fine Cinquecento e della prima met\u00e0 del secolo successivo l\u2019 elaborazione intellettuale di un\u2019identit\u00e0 italiana e un non casuale tentativo di realizzare un\u2019unit\u00e0 politica della penisola sotto le insegne della corona spagnola ad iniziare da Carlo V sino a Filippo III.<\/p>\n<p>In altre parole vi furono varie iniziative tendenti all\u2019unificazione politica dell\u2019Italia facendo perno su quella che era considerata \u201cla Spagna italiana\u201d, cio\u00e8 il Regno di Napoli. Tale tentativo trov\u00f2 nella Roma di Paolo IV e dei suoi successori, nonch\u00e9 nella Repubblica Veneziana, ostacoli pressocch\u00e9 insormontabili \u00a0e i suoi pi\u00f9 acerrimi avversari. In sintesi, nel disegno imperiale di Carlo V e dei suoi pi\u00f9 prossimi successori alla corona di Spagna, vi era posto per un\u2019Italia unificata e ampiamente autonoma, non strettamente vincolata all\u2019amministrazione madrilena e castigliana. Commenta Gabriele Fergola, al riguardo: \u2039\u2039Perch\u00e9\u00a0 nella Napoli Spagnola [\u2026] ci si pose il problema dell\u2019unificazione politica italiana sotto l\u2019egemonia di Napoli, seppure sempre nell\u2019ambito della monarchia federale spagnola.\u203a\u203a<\/p>\n<p>Come strumento per conseguire questa unit\u00e0 si pens\u00f2, almeno inizialmente, anche a dover usare come lingua unitaria il volgare toscano, preferendolo a quello napoletano. In altri termini si pens\u00f2 a \u201ca sciacquar i panni nell\u2019Arno\u201d ben prima del Manzoni e del suo noto capolavoro. Afferma sempre El\u00ecas De Tejada riferendosi all\u2019opera di Antonio Minturno :\u2039\u2039 Esso rappresentava qualcosa di pi\u00f9 del linguaggio proprio della Toscana: \u00e8 la \u201cnuova lingua\u201d dell\u2019intera Italia.[\u2026] Baster\u00e0 mutare il toscano in lingua comune dell\u2019Italia per preparare l\u2019unione dell\u2019Italia intorno a Napoli. E\u2019 una lingua comune che in verit\u00e0 non si parla a Napoli ma che a Napoli viene coltivata da numerosi scrittori\u203a\u203a.<\/p>\n<p>Proprio all\u2019Italia, con stile petrarchesco e con la medesima accuratezza linguistica del \u201cpoeta laureato\u201d, Ludovico Paterno dedica questi versi sottolineando il suo dolore nel veder la patria indifferente e \u201ctriste\u201d rispetto ai suoi destini:\u2039\u2039<em>Italia mia, bench\u00e9 \u2018l tuo lungo affanno\/sia tal che \u2019n mille carte\/ \u00e8 trista amar historia a chi t\u2019incende:\/ non posso far che de\u2019 sospir tuoi parte\/<\/em>\u00a0[\u2026]\u00a0<em>Deh sia pur ver che neghittosa e triste\/ dormir sempre ti piaccia\/ sonno profondo assai pi\u00f9 che la morte.<\/em><\/p>\n<p>Il disegno di unificazione politica della penisola perseguito da Carlo V, poi ancor pi\u00f9 dal suo successore Filippo II e, man mano scemandone le aspettative e le speranze, da Filippo III, come si \u00e8 detto, era concepito in un pi\u00f9 vasto assetto geopolitico \u2013 diremmo oggi \u2013 che avrebbe visto l\u2019Italia federata alla Monarchia Universale di Spagna, concepita quale erede autentica e legittima della Tradizione Romana (Carlo V fu l\u2019ultimo Imperatore del Sacro Romano Impero), ma\u00a0 con ampia autonomia di governo e sostanziale sovranit\u00e0 linguistica e culturale.<\/p>\n<p>Cos\u00ec chiosa questo progetto Gabriele Fergola :\u2039\u2039 In un autore come Ludovico Paterno vi \u00e8 chiaro il sogno di un\u2019Italia unita intorno a Carlo V, il che non significa un\u2019Italia sotto il \u201cdominio spagnolo\u201d, ma piuttosto federata con la Spagna. Cos\u00ec come in Antonio Minturno un\u2019Italia unificata dal regno di Napoli sotto la corona dell\u2019imperatore asburgico costituirebbe la reviviscenza della Roma imperiale. E per questo progetto unificante ci si rende conto che la lingua da utilizzare sarebbe stata il toscano e non il napoletano.\u203a\u203a<\/p>\n<p>Questo \u201csogno\u201d and\u00f2 man mano svanendo perch\u00e9 si infranse sugli scogli delle resistenze papali e veneziane, opportunisticamente alleate agli interessi della corona di Francia. Ebbe per\u00f2 un momento di resipiscenza con il Duca di Osuna, Francisco de Quevedo, concepito per\u00f2 nella forma di un\u2019estesa egemonia e di un affermato primato di Napoli\u00a0 nella penisola contro le pretese di Francia, Savoia, Pontificato e Venezia. \u2039\u2039Lo spegnersi delle ambizioni che caratterizza il regno di Filippo III rispetto a quello del padre e del nonno , \u00e8 questo: ridurre a semplice egemonia le ambizioni di unificazione. Quevedo vi aderisce col suo grande talento e la sua passione. Ma in lui la riduzione degli orizzonti \u00e8 lotta, giammai rinuncia.\u203a\u203a<\/p>\n<p>Una chiave di spiegazione del giudizio estremamente negativo del Manzoni, che \u2013 ricordiamo \u2013 era storico acuto e preciso, sulla cos\u00ec detta \u201cdominazione spagnola\u201d, probabilmente risiede nel suo riferirsi alla situazione milanese. Milano per\u00f2 era un ducato, ereditato dalla monarchia spagnola per via asburgica, e a reggerne le redini amministrative e le vicende politiche era un Governatore non certo il\u00a0 vicer\u00e9, come a Napoli, e la differenza non era di poco conto.<\/p>\n<p>Come giustamente sosteneva Benedetto Croce non ci deve \u201cfar scandalo\u201d questa ambizione spagnola ad unificare politicamente l\u2019Italia e ad assumere nell\u2019italiano toscano il suo idioma comune. In fondo Napoleone, quasi due secoli dopo, fece di peggio. Mai si sogn\u00f2 di unificare politicamente l\u2019Italia, dividendola prima in piccole repubbliche e poi in regni affidati ai suoi familiari, assicurando ad ognuno di questi stati forse meno autonomia e sovranit\u00e0 di quelle registrate nel Regno di Napoli. Per questo egli deluse profondamente i suoi epigoni, inizialmente pi\u00f9 entusiasti, come Ugo Foscolo, Vincenzo Cuoco e Francesco Lomonaco. Per questo l\u2019et\u00e0 della Spagna italiana, coincidente con la fine del Cinquecento e il primo quarto del Seicento, non pu\u00f2 essere espunta dal lungo, faticoso e ostacolato \u201ccammino\u201d lungo il quale si fece l\u2019Italia, considerandola una parentesi effimera e transitoria.<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.qelsi.it\/2021\/lunita-ditalia-ai-tempi-della-dominazione-spagnola\/\">https:\/\/www.qelsi.it\/2021\/lunita-ditalia-ai-tempi-della-dominazione-spagnola\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di QELSI QUOTIDIANO SOVRANISTA (Leonardo Giordano) Il capolavoro manzoniano de \u201cI Promessi Sposi\u201d ha molto contribuito a diffondere il luogo comune secondo cui gli spagnoli, nell\u2019Italia a cavallo tra Cinquecento e Seicento, abbiano tirannicamente angariato e pesantemente sfruttato con gabelle e soprusi arbitrari le popolazioni italiane sotto il loro dominio. Francisco El\u00ecas De Tejada ha contestato questo paradigma e, con dovizia di documenti ed argomentazioni, con studi approfonditi pubblicati poi nei 4 volumi di \u201cNapoli&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":103,"featured_media":45688,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/EWmWRLS_400x4001.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-gQy","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64762"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/103"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=64762"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64762\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64767,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64762\/revisions\/64767"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/45688"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=64762"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=64762"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=64762"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}