{"id":64766,"date":"2021-05-13T10:30:57","date_gmt":"2021-05-13T08:30:57","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64766"},"modified":"2021-05-12T13:59:44","modified_gmt":"2021-05-12T11:59:44","slug":"il-blocco-sociale-post-liberale-per-una-societa-materialista-decente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64766","title":{"rendered":"\u201cIl blocco sociale post-liberale per una societ\u00e0 materialista decente\u201d"},"content":{"rendered":"<p>di\u00a0<strong>TEMPOFERTILE<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per la collana \u201cVisioni Eretiche\u201d, diretta da Carlo Formenti, \u00e8 uscito da qualche mese il libro \u201c<em>Dopo il neoliberalismo. Indagine collettiva sul futuro<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. Gli autori sono: lo stesso Formenti, che firma l\u2019introduzione ed un saggio dal titolo \u201cDal socialismo reale al socialismo possibile. Appunto sul socialismo del XXI secolo\u201d; Carlo Galli, \u201cUn mondo di sovrani\u201d; Pierluigi Fagan, \u201cLa difficile transizione adattiva al XXI secolo\u201d; Manolo Monereo, \u201cPlutocrazia contro democrazia\u201d; Piero Pagliani, \u201cLa logica della crisi\u201d; Onofrio Romano, \u201cDecrescita verticale. Sul futuro del valore\u201d; Raffaele Sciortino, \u201cTracce di futuro\u201d; Alessandro Somma, \u201cPer un costituzionalismo resistente alla normalit\u00e0 capitalistica\u201d; Andrea Zhok, \u201cNaturalizzazione dell\u2019uomo e umanizzazione della natura? Prolegomeni ad una nuova alleanza\u201d. Infine, il testo che qui si riproduce nella versione quasi finale, \u201c<em>Il blocco sociale post-liberale per una societ\u00e0 materialista decente<\/em>\u201d, che \u00e8 firmato da me, Alessandro Visalli.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Si \u00e8 trattato di un progetto avviato prima della pandemia, al finire del 19, ma che, fatalmente, \u00e8 stato profondamente coinvolto nella lettura di questa.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">I temi che si intrecciano tra gli autori, che si sono scambiati per tempo i propri contributi nel tentativo di fertilizzarli reciprocamente, sono ricondotti da Formenti alla crisi della globalizzazione neoliberale, ben visibile prima della pandemia, e per ora nettamente accelerata dagli effetti di questa e certamente ampliata nei suoi effetti dagli scontri di potenza in costante e davvero preoccupante accelerazione. Gli scopi della mondializzazione sono illuminati dai diversi autori sia da un punto di vista di classe (favorire l\u2019accentramento di potere e ricchezza nelle mani di quella frazione della classe capitalista che detiene il controllo dei fattori mobili), sia dal punto di vista della concentrazione del controllo in aree del mondo e luoghi \u2018densi\u2019. Infine, viene letta da pi\u00f9 parti la tendenza ad ulteriore polarizzazione funzionale, geografica e settoriale determinata dalla pandemia (ma non progettata da alcuno, anche se sfruttata da molti). La seconda chiave che intreccia la prima \u00e8 quella classicamente geopolitica. E questa si innerva nell\u2019analisi della gerarchia dei poteri sovrani e semi-sovrani (o delle dipendenze), e dello scontro epocale in corso tra vecchie e nuove potenze egemoniche. La terza, cambiando obiettivo, o zoomando, \u00e8 la sempre pi\u00f9 palese impasse delle sinistre ma, al contempo, l\u2019esaurimento dell\u2019alternativa populista. Se, da una parte, resta confermata dagli autori la diagnosi circa la declinante capacit\u00e0 delle sinistre tutte di rappresentare gli interessi delle classi subalterne, appiattite da tempo su una rappresentazione ideologica della mondializzazione e sulla resa all\u2019ordinatore economico, riservando le residue energie utopiche al pi\u00f9 compatibile con lo spirito del tempo retaggio libertario, antistatalista e antipolitico dei movimenti di met\u00e0 secolo scorso. Dall\u2019altra un persistente \u201cmomento Polanyi\u201d si \u00e8 sinora tradotto in progetti di \u201crivoluzione passiva\u201d la cui sterilit\u00e0, come levatrici di autentico cambiamento, \u00e8 sempre pi\u00f9 evidente.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Come da programma i vari autori hanno quindi tentato di esercitare la propria fantasia politica per individuare le dinamiche e le strutture che, anticipando il volo della nottola di Minerva, potrebbero favorire l\u2019emergenza di un mondo post-neoliberale. La formula \u00e8 intenzionalmente vaga, perch\u00e9 le ricette del futuro sono protette dal velo. Si va dalla possibilit\u00e0 di restituire centralit\u00e0 al \u2018costituzionalismo sociale\u2019, in una nuova edizione aggiornata del compromesso del secondo dopoguerra, alla costruzione di una coalizione sociale post-pandemica a partire da un paziente lavoro di costruzione politica. A tal fine, nell\u2019ultima parte, si individuano alcuni snodi teorici da dirimere se si vuole provare a parlare, nuovamente, di socialismo: la separazione tra societ\u00e0\u00a0<em>di<\/em>\u00a0mercato e\u00a0<em>con<\/em>\u00a0mercati; la riconcettualizzazione della stessa \u2018rivoluzione\u2019 come processo continuo di rafforzamento combinato e cumulativo, anzich\u00e9 come evento \u201ccatastrofico\u201d puntuale; la necessaria relazione con il depotenziamento di tutti gli sfruttamenti, tra i quali sta in posizione centrale quello della natura; la messa in questione della concezione lineare, uniformante e cumulativa del progresso, e con essa ogni mistica delle forze produttive; una profonda critica della \u2018democrazia reale\u2019 occidentale comprendendo che si pu\u00f2 ragionare su questa solo se si separa dal mercato e si riconnette alle lotte.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Detto del programma del libro, veniamo al testo firmato da me, \u201c<em>Il blocco sociale post-liberale per una societ\u00e0 materialista decente<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u00c8 questo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Siamo di fronte ad una catastrofe i cui confini sono davvero difficili da racchiudere in una breve descrizione. Molta parte di questo sforzo di descrizione dipende da quali lenti disciplinari decidiamo di inforcare. Guardando dal punto di vista, generalmente utilizzato, della disciplina economica si inquadrano difficolt\u00e0 crescenti a tenere in un accettabile equilibrio lo sviluppo dell\u2019intreccio delle forze produttive, incarnate in attori economici impegnati in una concorrenza sempre pi\u00f9 feroce<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, e soprattutto i loro effetti differenziati sui diversi territori e unit\u00e0 politico-amministrative. Dal punto di vista sociale le sempre crescenti ineguaglianze, il declino della classe media occidentale, e quindi la dinamica delle periferie sempre pi\u00f9 arrabbiate e disperate, segnalano una disintegrazione progressiva ed apparentemente inarrestabile. Dal punto di vista politico l\u2019insorgere, anzi il diffondersi sempre pi\u00f9 forte dello stile populista \u00e8 immagine di queste disgregazioni e squilibri, e in particolare della perdita di fiducia generalizzata nella possibilit\u00e0 di dirigere e governare i sistemi secondo linee razionali e condivise. Con gli occhi dell\u2019antropologia si osserva invece una metamorfosi avanzata dell\u2019umano, ormai apparentemente incapace di sfuggire ai veleni di un individualismo e nichilismo modernista<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0strettamente intrecciato con la forma d\u2019ordine neoliberale<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. Sul piano morale \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile giustificare un sistema che sembra imperniato su una ideologia sacrificale<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>\u00a0estesa ormai alla gran parte dell\u2019umanit\u00e0 ed in ogni luogo. Infine, sul piano dell\u2019equilibrio naturale la distruzione \u00e8 semplicemente davanti ai nostri occhi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Molti di questi piani di frattura precipitano in una crescente difficolt\u00e0 a conservare gli equilibri di dominio che tengono in ordine il mondo, una volta indebolitasi per ragioni interne l\u2019egemonia<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>\u00a0che aveva retto, sia pure con continui adattamenti, il nuovo assetto seguito alla Seconda guerra mondiale. Si pu\u00f2 dire che in effetti la Seconda guerra mondiale sta finalmente ed effettivamente finendo davanti ai nostri occhi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Ma se il vecchio muore, e non ci sono dubbi in proposito. Da dove nascer\u00e0 il nuovo?<\/em>\u00a0Quale \u00e8 la forza che muove la situazione, sotto il filo increspato delle acque? Ci sono diversi candidati a questo ruolo: ad un livello di astrazione molto alto, e prestando attenzione alle dinamiche di lunga durata, un influente schema messo a punto da Wallerstein e Arrighi vedrebbe in questi fenomeni la fase di instabilit\u00e0 terminale del ciclo egemonico occidentale<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Dunque, a partire dall\u2019apertura della crisi di accumulazione degli anni settanta e venendo a termine la soluzione data dalla finanziarizzazione e dalla mondializzazione, ora assisteremmo all\u2019accelerazione di una transizione in corso da tempo. Ovvero all\u2019emergere di nuove costellazioni di potenza, e di una nuova egemonia potenziale che nella transizione determina aree di crisi ad elevato rischio di perdita di controllo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Pi\u00f9 concretamente l\u2019esaurimento, come perdita di equilibrio e degrado, del ciclo del debito sembra imminente. Le istituzioni finanziarie pubbliche, sulle quali da tempo \u00e8 caduto il peso di salvare il sistema dal quale dipendono per intero le \u00e9lite e buona parte dei sistemi sociali e territoriali del mondo, fanno crescente fatica a garantire la liquidit\u00e0. Sempre nuove invenzioni sono messe sul tappeto e sempre meno tempo \u00e8 in tal modo \u201ccomprato\u201d<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Dall\u2019altra parte sono in corso potenti riarticolazioni del modo di produzione stesso<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. Si tratta di un livello sotterraneo di tensione che spinge per mutamenti radicali spinti dalla difficolt\u00e0 alla riproduzione del capitale, dai crescenti rischi di controllo, dalla dinamica interna della tecnoscienza. Tutte queste forze convergono nel mutamento accelerato della piattaforma tecnologica<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>\u00a0e quindi delle strutture della vita quotidiana di molti.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Sul piano della dinamica politica, che di queste tensioni \u00e8 rivelatrice, giunge ad una fase di esaurimento e di instabilit\u00e0 la forma che il\u00a0<em>ciclo Polanyi<\/em><a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>\u00a0ha preso nel secondo decennio del nuovo secolo. Abbiamo inoltre assistito negli anni dieci ad un breve ciclo populista<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>, molto pi\u00f9 forte nel quadro destro dell\u2019arco politico-ideologico occidentale che non in quello sinistro, che a ben vedere riprende e mette al lavoro strutture antropologiche, sociali e politiche neoliberali, dense di risentimento per le promesse tradite. \u00c8 stato un movimento potente, ma sembra giunto ai suoi limiti. Esso \u00e8 cresciuto in modo apparentemente irresistibile nella prima parte del decennio, fino agli eventi del 2016, ma ha perso la spinta molto rapidamente nell\u2019arco di pochissimi anni, venendo riassorbito e metabolizzato o deviato. C\u2019\u00e8 una logica in questo. Si \u00e8 trattato di quel genere di azione storico-politica capace di manifestarsi in modo rapido e fulmineo, apparentemente resa necessaria da un grande pericolo imminente, e che si manifesta attraverso individui focali, \u201ccrea[ndo] fulmineamente l\u2019arroventarsi delle passioni e del fanatismo, annichilendo il senso critico e la corrosivit\u00e0 ironica (che, altrimenti, potrebbero, se fatte agire, distruggere il carattere \u2018carismatico\u2019 del condottiero)\u201d. Un\u2019azione, bisogna essere attenti, che \u201cper la sua stessa natura, non pu\u00f2 essere di vasto respiro e di carattere organico: sar\u00e0 quasi sempre del tipo restaurazione e riorganizzazione e non del tipo proprio alla fondazione di nuovi Stati e nuove strutture nazionali e sociali, [\u2026] di tipo difensivo e non creativo originale, in cui, cio\u00e8, si suppone che una volont\u00e0 collettiva, gi\u00e0 esistente, sia snervata, dispersa, abbia subito un collasso pericoloso e minaccioso ma non decisivo e catastrofico e occorra riconcentrarla e irrobustirla.\u201d<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>\u00a0Come propone Antonio Gramsci si tratta di un\u2019azione che si nutre dell\u2019energia reattiva, \u00e8 fondata sul senso comune che \u00e8 gi\u00e0 in campo, come su passioni e fanatismo. Radicalmente acritica e mancante sia di respiro sia di visione organica. In definitiva, anche se pu\u00f2 sembrare altro, \u00e8 un movimento restaurativo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Interviene in questa situazione, da tempo compromessa, lo shock determinato dall\u2019attesa pandemia figlia dei molti squilibri del mondo e della sua vorticosa e irresponsabile integrazione orizzontale senza protezione. Quella in corso \u00e8 solo l\u2019ultima delle recenti zoonosi che si sono diffuse nel mondo, uccidendo negli ultimi quaranta anni oltre trenta milioni di persone. C\u2019\u00e8 una relazione piuttosto riconoscibile tra l\u2019estensione degli insediamenti umani, a ridosso di tutte le rimanenti aree di naturalit\u00e0, e lo sfruttamento intensivo della vita stessa (ad esempio, degli allevamenti) e la frequenza e rapidit\u00e0 con la quale batteri, virus e funghi, protisti, prioni e vermi, riescono a fare un salto di specie ed a replicarsi tra uomo e uomo. Ed inoltre, una volta che il patogeno si \u00e8 insediato nell\u2019ospite umano la velocit\u00e0 con la quale questo entra in contatto con altri ospiti e questi si muovono nel mondo<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La pandemia amplifica e accelera le molte linee di crisi antecedenti e tendenze gi\u00e0 in movimento. Lo fa in quanto figlia dell\u2019interconnessione del mondo e dell\u2019estensione in esso del modo di produzione capitalista, per sua natura incapace di limitarsi nello sfruttamento di qualsiasi cosa sia utilizzabile come merce. Tra queste possono essere citate la fragilit\u00e0 di alcuni paesi particolarmente esposti in termini di stock di debito pubblico (nel quadro europeo che inibisce i dispositivi tecnici di gestione dello stesso), lo sbilanciamento dell\u2019equilibrio di cassa degli enti pubblici e privati, l\u2019impatto altamente differenziato sul mondo del lavoro (sull\u2019asse tra impieghi stabili e precari e, in particolar modo, tra lavoratori autonomi e professionali e altri lavoratori), le conseguenze sull\u2019economia urbana e, potenzialmente, sulle logiche di localizzazione delle attivit\u00e0. Del resto, era da tempo che la profonda ristrutturazione sistemica accelerata dal punto di svolta del 2008, soprattutto in Europa, era a corto di soluzioni. Ci trovavamo con i tassi da tempo sotto zero, ed un intero modello di business bancario sfidato in radice, i bilanci delle Banche Centrali pieni di titoli dubbi e di bond pubblici, i principali istituti di credito sistemici zavorrati (la Deutsche Bank ha almeno un terzo del valore di libro altamente problematico), l\u2019arresto dei luoghi pi\u00f9 dinamici dell\u2019economia mondiale, l\u2019inversione della crescita dei commerci, il sovraccarico dei sistemi pubblici di protezione, le ingenti e urgentissime spese fiscali compensative. Resi fragili dall\u2019ossessione per le esportazioni, che i programmi per il Recovery Plan confermano, e dalle sue necessarie conseguenze<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>, gli equilibri europei e nazionali ed un intero sistema di accumulazione sentono da tempo in lontananza le campane a morto. Non si tratta solo del Covid: gi\u00e0 tra il 2018 ed il 2019 il progressivo raffreddamento prudenziale dell\u2019economia cinese<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>, sempre meno dipendente dalle esportazioni, e poi lo scontro con gli Usa in cerca con Trump di un modello di crescita meno esteroflesso, avevano posto sotto stress il commercio mondiale, rallentandone la crescita dal 4% annuo verso lo zero alla fine del primo anno e poi in area negativa in quello successivo. Questo evento intervenne immediatamente dopo l\u2019annuncio dell\u2019accordo sui dazi tra Usa e Cina i quali si apprestavano forse a riprodurre il duopolio Usa\/Urss che organizz\u00f2 la seconda met\u00e0 del XX secolo. L\u2019accordo, infatti, aveva la potenzialit\u00e0 di una partnership privilegiata di medio periodo la quale minacciava a ben vedere Europa e Giappone, deviando ingenti flussi commerciali.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Tuttavia, se prima della crisi si poteva immaginare che il cane trumpiano abbaiasse senza mordere, in sostanza per rinegoziare un accordo di quieto vivere pi\u00f9 favorevole, ora lo schema sembra rotto. Infatti, in un nuovo contesto di contrazione non si pu\u00f2 pi\u00f9 ignorare che la Cina \u00e8 il nodo chiave della catena del valore aggiunto globale, decisivo centro di produzione delle componenti di tutta l\u2019industria meccanica ed elettrica e degli ingredienti di base dell\u2019industria farmaceutica (ma anche delle terre rare che servono per moltissima elettronica). L\u2019incrudimento dello scontro, nell\u2019accelerazione di tutte le linee di frattura sistemiche del mondo, conduce irresistibilmente verso un gioco a somma zero.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Anche se tutto \u00e8 ancora in movimento si possono gi\u00e0 intravedere massicci effetti di divaricazione tra territori ed entro la loro stessa organizzazione interna, imponenti effetti diretti ed indiretti sulla logica di localizzazione delle attivit\u00e0, riarticolazione del peso relativo di settori economici, potenti effetti di delegittimazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In particolare, si possono focalizzare due impatti emergenti. Il primo \u00e8 la crisi profonda del settore del tempo libero spazialmente radicato<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>. Spettacolo e turismo, ristorazione e accoglienza, avevano subito un\u2019enorme espansione in tutta l\u2019era neoliberale. Si era trattato di una dinamica direttamente connessa e funzionale ai due effetti primari della mondializzazione neoliberale: la ridislocazione del lavoro di massa verso settori a basso valore aggiunto, e quindi deboli ed a pi\u00f9 elevato tasso di sfruttamento; la concentrazione crescente dei guadagni di ricchezza su sezioni sempre minori della popolazione occidentale, avvantaggiati dalla propria posizione nei flussi di valore e nei luoghi \u2018densi\u2019<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>\u00a0che li organizzano. Si \u00e8 trattato di una nuova polarizzazione centro-periferia \u201ca macchia di leopardo\u201d, a causa della quale sono cresciuti quei \u2018settori spugna\u2019 a ben vedere strettamente necessari ad una distribuzione del reddito, e del potere sociale, che dalla forma \u2018uomo obeso\u2019 degli anni sessanta \u00e8 transitata ormai a quella \u2018clessidra\u2019<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>. I \u2018settori spugna\u2019 (tra i quali quello del \u2018tempo libero\u2019 \u00e8 centrale) hanno, in altre parole, riassorbito le aree di espulsione determinate dalla sempre maggiore polarizzazione sociale. Abbiamo assistito alla crescita contemporanea dei consumi dissipativi e identitari, da una parte, e alla deprivazione di fasce crescenti di marginali e semimarginali, dall\u2019altra. Fasce, spesso istruite per effetto del portato delle strutture del ciclo precedente (accuratamente disattivate nel frattempo), che hanno visto l\u2019offerta compensativa di consumi \u2018virtuali\u2019<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>. Complessivamente un\u2019intera industria \u00e8 cresciuta e si \u00e8 adattata a questo ambiente sociale ed economico distorto, ed ora \u00e8 in gravissima crisi strutturale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il secondo impatto emergente deriva dalla possibile inversione catastrofica della prevalenza degli effetti di agglomerazione su quelli di diffusione<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>\u00a0che le strutture territoriali stavano subendo in modo accelerato da decenni. Ovvero del rafforzamento apparentemente irresistibile delle \u2018citt\u00e0 centrali\u2019<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>\u00a0ad alta densit\u00e0 sociale e altamente specializzate che sembravano attrarre capitali illimitati. Un\u2019economia urbana ormai del tutto insostenibile, con milioni di persone costrette a vivere a centinaia di chilometri dal luogo di lavoro per l\u2019incapacit\u00e0 di sostenere i valori immobiliari trascinati dalla logica della finanza, sta collassando per effetto dell\u2019introduzione forzata di nuove modalit\u00e0 di lavoro. La riorganizzazione di segmenti sempre maggiori di lavoro (in particolare nei settori pi\u00f9 dinamici) in modalit\u00e0 remote, se pure costretta dalle misure di protezione dalla pandemia, sta producendo \u2018effetti valanga\u2019 sempre maggiori. Citt\u00e0 come Londra, New York, ma anche Milano e Parigi, sembrano in questi mesi svuotate. Uffici deserti in percentuali che vanno dalla met\u00e0 all\u2019ottanta per cento, ristoranti e alberghi chiusi, molte grandi multinazionali nei pi\u00f9 diversi settori che programmano di rendere almeno in parte stabile quel che era partito come occasionale. Cisco System stima nel 53% le grandi imprese che, a prescindere dall\u2019andamento dell\u2019epidemia, stimano di ridurre lo spazio dei propri uffici, mentre il 75% dichiara che comunque aumenter\u00e0 la flessibilit\u00e0 del lavoro, ed il 90% dei lavoratori intervistati sono della stessa opinione. Il Telegraph ha fatto una vignetta nella quale si vede Boris Johnson che cerca inutilmente di trascinare un riottoso bulldog fuori della cuccia. Se non uscir\u00e0 in fretta non saranno solo catene come Pret \u00e0 Manger (sandwich), o shopping center di lusso come Neiman Marcus ad Hudson Yards (Manhattan), ad entrare in crisi terminale, e non solo i loro dipendenti a perdere il posto, e dunque restare a casa in periferia, ma anche le enormi operazioni immobiliari avviate in questi anni, per decine di miliardi di sterline ogni anno. Queste si fondavano sulla certezza che la citt\u00e0 sarebbe stata usata sempre pi\u00f9, e che, quindi, i valori sarebbero sempre cresciuti. Questa certezza rendeva liquidi i titoli costruiti sulle operazioni che le finanziavano. Creava il fondamento dell\u2019intera piramide di titoli secondari su questi edificati. E via dicendo. Se le grandi citt\u00e0 centrali perderanno i negletti lavoratori pendolari, e con essi i servizi (privati e pubblici) da questi pagati, dovranno affrontare la spirale senza fondo del declino e della ruggine. Faranno la fine di Detroit<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a>. La perdita del turismo potrebbe essere il minore dei problemi. Tra qualche anno potremmo contemplare una nuova \u201ccintura della ruggine\u201d,\u00a0<em>ma sar\u00e0 al centro<\/em>. La crisi del 2008 potr\u00e0 sembrare una passeggiata<a href=\"#_ftn24\" name=\"_ftnref24\">[24]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Che opzioni sono in campo, per superare l\u2019equilibrio sistemico neoliberale ormai incapace di gestire le conseguenze del suo stesso successo?<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Come abbiamo visto gli strumenti organizzativi che hanno raccolto e dato forma alla rivolta che costituisce il \u201cmomento Polanyi\u201d, dandogli veste politica, sono stati declinati secondo diverse sensibilit\u00e0. Da una parte, con molte variazioni nazionali, si sono presentati come chiusura nazionalistica, ricerca di purezza identitaria se non etnica, plebeismo ostentato, vitalismo e protezionismo individuale. Dall\u2019altra, anche qui con variazioni importanti, hanno preso forma come modernismo, risentimento e competitivit\u00e0, ambigua protezione selettiva, disintermediazione e rifiuto dei \u201ccontenitori di potere\u201d e delle loro forme istituzionali. Una descrizione idealtipica, questa, che passa normalmente come \u201cpopulismo di destra\u201d e \u201cdi sinistra\u201d, e trova espressione in forze politiche di largo seguito in Francia e Italia, il primo, e pi\u00f9 esili ma non irrilevanti in Spagna, Francia e Italia, il secondo. Da entrambe le parti erano comuni alcune caratteristiche proprie della lunga fase neoliberale e della disgregazione sociale dalla quale nasce la rivolta. Se scegliamo di chiamare tutto questo \u201cneopopulismo\u201d<a href=\"#_ftn25\" name=\"_ftnref25\">[25]<\/a>, la cosa dirimente \u00e8 che si trattava di un adattamento, per certi versi in continuit\u00e0. Una dinamica sociale e politica in grado di nutrirsi ambiguamente dello stesso\u00a0<em>veleno<a href=\"#_ftn26\" name=\"_ftnref26\"><strong>[26]<\/strong><\/a><\/em>\u00a0che ha generato il \u201cmomento Polanyi\u201d, ovvero della disgregazione e iperindividualismo. Ma una dinamica potente, in quanto capace di nutrirsene in larga misura inconsapevolmente, quindi incapace di dosarlo in modo da farlo divenire\u00a0<em>farmaco<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Sono stati veicoli dell\u2019espressione politica del \u201cmomento neo-populista\u201d in Italia il\u00a0<em>Movimento 5 Stelle<\/em>\u00a0e, pi\u00f9 di recente, la\u00a0<em>Lega<\/em>\u00a0sotto la direzione di Matteo Salvini, ma ne sono stati espressione anche le brevi parabole segnate da\u00a0<em>Matteo Renzi<\/em>, in coda al ciclo berlusconiano e parallelo, ma con diversi referenti sociali, alla prima insorgenza della proposta Grillo-Casaleggio. Ci sono molti modi di giudicare questa fase da poco trascorsa:\u00a0<em>ha interpretato<\/em>\u00a0la tensione di fondo del \u201cmomento Polanyi\u201d, rompendo lo schema destra\/sinistra polarizzato al centro;\u00a0<em>ha politicizzato<\/em>, almeno in una prima fase, un attivismo tipicamente liberale del self-help e della \u201csorveglianza\u201d che sembrava essere l\u2019ultimo rifugio del dissenso e del disagio;\u00a0<em>ha fornito espressione<\/em>\u00a0allo spiazzamento di ceti e sezioni di classi sociali che erano state illuse di essere vincenti nel modello \u201cflessibile\u201d, ma che l\u2019avanzare della tecnica ha lasciato sul bagnasciuga;\u00a0<em>ha utilizzato<\/em>\u00a0una tecnica mimetica che interpreta la domanda sociale come domanda individualista di affermazione, intrinsecamente neoliberale, pur senza averne consapevolezza. In altre parole, ha raccolto una domanda, costruendo veicoli di politicizzazione nella forma di \u201c<em>contenitori dell\u2019ira<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma in tutta Europa, in Italia come in Spagna, in Francia, Germania o Inghilterra, con le differenze di situazione e cultura, quando i \u201ccontenitori dell\u2019ira\u201d sono stati sfidati per avvicinarsi e diventare \u201c<em>contenitori di potere<\/em>\u201d le contraddizioni che li costituivano sono esplose. Queste contraddizioni sono presenti su vari piani:\u00a0<em>quello pi\u00f9 importante \u00e8 dato dalla egemonia di classe<\/em>\u00a0e posizione nel processo di riproduzione sociale, troppo fondati, come erano, sulle frazioni \u201criflessive\u201d della piccola borghesia urbana. Frazioni vicine e respinte, ma ancora egemonizzate, dalle classi alte e mobili vincenti. In secondo luogo,\u00a0<em>l\u2019incoerenza programmatica<\/em>, nascosta molto male da una superficiale retorica \u201cne di destra, n\u00e9 di sinistra\u201d, che sottende una costruzione di non-discorso per aggregazione incoerente di scelte. Quindi la\u00a0<em>debolezza culturale<\/em>\u00a0dei vertici e soprattutto dei quadri, nella quasi totale assenza di una dinamica interna solida.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ci\u00f2 ha portato ad alcune caratteristiche, e caratterizzanti, mosse politiche:\u00a0<em>nell\u2019indicazione di un \u201cnemico\u201d<\/em>\u00a0(essenziale per produrre dal generico \u201cmomento Polanyi\u201d uno specifico \u201cmomento populista\u201d). Sotto questo profilo si \u00e8 preso ci\u00f2 che si aveva \u201csottomano\u201d nella cultura neoliberale dominante. Invece di fornire una rappresentazione degli scontri sociali ed economici realmente attivi nel paese, si \u00e8 prodotta la loro sostituzione con nemici esterni al \u201cpopolo\u201d (identificandoli genericamente nelle \u201ccaste\u201d). Inoltre, per produrre l\u2019offerta ideologica questi movimenti hanno pescato nel bidone della storia la traccia di un\u00a0<em>moralismo di antico conio<\/em>\u00a0tipicamente latino (identificando l\u2019\u201donest\u00e0\u201d come elemento distintivo e caratterizzante, elevandolo a discriminante politica). Infine, hanno fatto sistema di una\u00a0<em>vaga idea di disintermediazione individualista<\/em>\u00a0(tramite la retorica della \u201crete\u201d e della \u201cdirettezza\u201d<a href=\"#_ftn27\" name=\"_ftnref27\">[27]<\/a>, poi rovesciata nella sua espressione tecnica direttamente nel suo contrario, un verticismo opaco). In Italia abbiamo assistito in questa forma ad una vicenda che si \u00e8 dipanata tra il 2016 ed il 2018 (fase ascendente del \u201cMomento populista\u201d, avviato nel 2012-3) ed il 2018-19 (fase di fallimento nel compito di tradursi in \u201ccontenitore di potere\u201d\u00a0<a href=\"#_ftn28\" name=\"_ftnref28\">[28]<\/a>).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La fase che \u00e8 in corso \u00e8 di\u00a0<em>normalizzazione<\/em>. Una normalizzazione, in Italia come in Spagna e in misura diversa<a href=\"#_ftn29\" name=\"_ftnref29\">[29]<\/a>\u00a0e specifica in Gran Bretagna e Francia, che passa per un\u2019intelligenza dei \u201ccontenitori di potere\u201d consolidati, i partiti sistemici, i quali hanno compreso come sfruttare la debolezza strategica e programmatica dei \u201ccontenitori dell\u2019ira\u201d per ridurli al ruolo ancillare di distrazione sistemica. Tutti i fattori di debolezza sono stati messi al lavoro in questa direzione:\u00a0<em>la composizione di classe<\/em>, gi\u00e0 per natura facilmente riegemonizzabile dall\u2019alto (almeno nel breve termine), \u00e8 stata permeabile al richiamo alle famiglie politiche conformate sulla vecchia \u201csociet\u00e0 dei due terzi\u201d ed ai toni del neoliberismo di destra e sinistra;\u00a0<em>l\u2019incoerenza programmatica<\/em>\u00a0ha consentito di scegliere dal menu quel che appare meno rischioso, silenziando gli elementi pi\u00f9 incompatibili con l\u2019accumulazione flessibile;\u00a0<em>la debolezza culturale<\/em>, ma soprattutto l\u2019isolamento dei vertici, ha prodotto un facile riassorbimento trasformista;\u00a0<em>i \u201cnemici\u201d designati<\/em>, essendo costruzione ideologica, si sono prestati da una parte ad un disastroso rovesciamento (nella transizione da \u201ccontenitore dell\u2019ira\u201d a \u201ccontenitore di potere\u201d, non avendo fatto i conti con quest\u2019ultimo), dall\u2019altra moralismo e disintermediazione hanno creato una miscela tossica di inibizione all\u2019azione e creato oggettivamente le condizioni per essere ostacolo al cambiamento reale di sistema.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Dunque, mentre il \u201cmomento Polanyi\u201d \u00e8 sempre pi\u00f9 forte, e il caos sistemico si accresce, il \u201cmomento populista\u201d \u00e8 in una fase di ripiegamento e di interludio<\/em>. Il primo \u00e8 sempre pi\u00f9 forte in quanto le sue condizioni strutturali (che non sono le cause, dato che queste appoggiano sul modo di produzione \u201cflessibile\u201d e la fase finanziaria di questo), sono la distruzione delle classi medie e la polarizzazione sociale e spaziale, presa in irresistibili processi di causazione circolare e cumulativa estesa alla scala del sistema-mondo. Il secondo \u00e8 invece in ripiegamento, avendone fallito la rappresentazione politica.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La rappresentazione fallita pu\u00f2 essere descritta come il tentativo di produrre un blocco sociale imperniato su un nuovo compromesso corporativo tra frazioni di ceti medi perdenti nell\u2019attuale assetto di potere e piattaforma tecnologica (i piccoli imprenditori, gli intermediari e le loro rendite) e il grande capitale semi-centrale, intorno ad una sorta di keynesismo \u2018bastardo\u2019 con forte segmentazione nazionale. Questo tentativo non modifica effettivamente in profondit\u00e0 l\u2019assetto dei poteri e, se pure dovesse affermarsi, incontrerebbe molto rapidamente le medesime difficolt\u00e0 che esaurirono il breve ciclo degli anni sessanta<a href=\"#_ftn30\" name=\"_ftnref30\">[30]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">L\u2019unica via di uscita \u00e8 di produrre lo spazio per un diverso blocco sociale, imperniato su un\u2019alleanza tra il lavoro effettivamente essenziale e produttivo e le periferie, mobilitandone le risorse. Ma per questo dovr\u00e0 essere messa in questione la dinamica evolutiva della piattaforma tecnologica, andranno contrastati i processi di densificazione e diradamento, propri e consustanziali al capitalismo in particolare nella fase finanziaria, affrontato l\u2019enorme problema della ridislocazione di attivit\u00e0 e di settori economici, andranno ripresi gli elementi comunitari e robusti elementi di socialismo. Si tratta di un lavoro necessariamente di lunga lena. Politicamente bisogner\u00e0 muoversi in una fase pi\u00f9 correttamente definibile come \u201c<em>lotta di posizione<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn31\" name=\"_ftnref31\">[31]<\/a>\u00a0che non come \u201c<em>lotta di movimento<\/em>\u201d. In altre parole, proprio in quanto la normalizzazione sta prevalendo, si tratter\u00e0 di sforzarsi di identificare i luoghi ed i temi nei quali, intorno agli assi ordinatori centro\/periferia ed alto\/basso si stanno comunque polarizzando estetiche, linguaggi, priorit\u00e0 e valori, quindi soggettivit\u00e0 di gruppo incompatibili con lo stato delle cose presenti.\u00a0<em>Bisogner\u00e0 trovare il modo di essere politici, materialisti e populisti al contempo<\/em>\u00a0(il modo di essere populisti del primo socialismo, del resto). Sul piano profondo bisogner\u00e0 oltrepassare l\u2019impolitico neoliberale e tutti i suoi travestimenti e recepire il nuovo bisogno di collettivo e di umanit\u00e0, dandogli forma.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La crisi, del resto, anche se di natura sistemica come quella presente,\u00a0<em>di per s\u00e9<\/em>\u00a0non garantisce affatto che si possa \u2018sfondare\u2019 il fronte (come presume lo stile populista, se pure con l\u2019idonea tecnica). Perch\u00e9 questo avvenga bisogna avere infatti almeno tre requisiti: in primo luogo che si possa effettivamente aprire un varco (come \u00e8 avvenuto nel 2018) e che questo faccia perdere fiducia in s\u00e9 e nelle sue forze ed avvenire alle forze sistemiche; in secondo che si riesca ad organizzare l\u2019azione, trovare gli uomini, inquadrare le forze disperse; infine che, come scrive ancora Gramsci, si crei \u201cfulmineamente la concentrazione ideologica dell\u2019identit\u00e0 di fine da raggiungere\u201d<a href=\"#_ftn32\" name=\"_ftnref32\">[32]<\/a>. Tutto questo non \u00e8 accaduto, l\u2019apertura del varco ha fallito a tutta evidenza sia nel demoralizzare il nemico (che, anzi, ha recuperato rapidamente la sicurezza di s\u00e9), sia nel trovare gli uomini ed inquadrarli, e soprattutto ha fallito, e clamorosamente, nel creare la concentrazione ideologica dell\u2019identit\u00e0 di fine. E lo ha fatto, precisamente, proprio perch\u00e9\u00a0<em>si \u00e8 limitato a trovare quel che c\u2019era<\/em>, sia in termini di quadri, sia di concentrazione ideologica. Ha creato alla fine\u00a0<em>solo \u201ccontenitori dell\u2019ira\u201d<\/em>, che si limitavano a raccogliere l\u2019attivismo individualista neoliberale degli anni novanta<a href=\"#_ftn33\" name=\"_ftnref33\">[33]<\/a>\u00a0e la sua attitudine alla \u201csorveglianza\u201d<a href=\"#_ftn34\" name=\"_ftnref34\">[34]<\/a>. Inoltre, facevano leva sul risentimento indirizzandolo verso figure individuali (le \u201ccaste\u201d, le \u201cgenerazioni\u201d dei baby boomers, la burocrazia, \u2026) anzich\u00e9 verso strutture di nessi e produzione di potere. Antistatalismo, disintermediazione, moralismo e profondo individualismo ne sono stati la cifra. Il riassorbimento\u00a0<em>ha sfruttato queste debolezze<\/em>, l\u2019incapacit\u00e0 di farsi potere, e ha ampliato la tendenza a valere come distrazione sistemica, connaturata alla cosa.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Tutti i movimenti apparentemente rivoluzionari, ma in realt\u00e0 di riaffermazione della logica neoliberale, del secondo decennio del secolo in corso sono stati, con il senno di poi, movimenti \u201cdi tipo boulangista\u201d<a href=\"#_ftn35\" name=\"_ftnref35\">[35]<\/a>. Organizzati e nutriti dell\u2019energia reattiva, fondati sul senso comune e su passioni rapide quanto irriflesse. Radicalmente acritici e privi sia di respiro sia di visione organica. In definitiva, anche se potevano sembrare altro, movimenti restaurativi. Come abbiamo gi\u00e0 visto, un movimento \u201cdi tipo boulangista\u201d viene facilmente neutralizzato, quando fallisce lo sfondamento e si incastra nelle casamatte della seconda linea. Allora queste imparano in fretta ad incorporarlo. L\u2019esito \u00e8 scritto nella sua stessa origine; esso non ha mai rappresentato un\u2019autentica sfida sistemica, un assalto al \u2018senso comune\u2019 e all\u2019ideologia che tiene insieme lo Stato.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Non ci sono dunque due strade possibili, ce ne \u00e8 una.\u00a0<em>Bisogna comprendere cosa \u00e8 accaduto ed evitare, accuratamente, di ripeterlo.<\/em>\u00a0Non bisogna muoversi sempre nello stesso circolo in forma di volta in volta minore. Non bisogna limitarsi a produrre sempre pi\u00f9 piccoli \u201ccontenitori dell\u2019ira\u201d senza prospettiva strategica. C\u2019\u00e8 bisogno di altro. Occorre ancora pi\u00f9 azione politica e \u201cfilosofia della praxis\u201d<a href=\"#_ftn36\" name=\"_ftnref36\">[36]<\/a>, che deve essere interamente orientata a \u201ctrasformare il senso comune\u201d.\u00a0<em>Si noti, \u201ctrasformare\u201d, non assorbire<\/em>. Lo ripetiamo, se c\u2019\u00e8 stato un punto specifico nel quale il \u201cprimopopulismo\u201d \u00e8 divenuto\u00a0<em>solo<\/em>\u00a0\u201ccontenitore dell\u2019ira\u201d, fallendo la trasformazione in \u201ccontenitore di (nuovo) potere\u201d, \u00e8 l\u2019aver preso da terra esattamente quel che ha trovato. Il cascame della rabbia, del risentimento, dell\u2019offesa di tutti coloro che sono stati ostacolati nella loro ascesa individuale, che reputavano loro diritto individuale su tutti. Ha fallito quando non ha davvero esercitato quella \u201cfantasia concreta\u201d che \u00e8 capace di \u201coperare su un popolo disperso e polverizzato per suscitare e organizzarne la volont\u00e0 collettiva\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il senso comune deve essere invece sfidato puntando alla creazione di un blocco sociale effettivamente post-liberale capace di mettere sui suoi piedi la societ\u00e0, rifuggendo dalle forme di cattivo universalismo<a href=\"#_ftn37\" name=\"_ftnref37\">[37]<\/a>\u00a0che contraddistinguono la perversa teologia presente. La ricostruzione di una societ\u00e0 materialista \u2018decente\u2019 passa necessariamente per l\u2019autodeterminazione democratica, ovvero per l\u2019effettiva neutralizzazione delle capacit\u00e0 del potere economico di tradursi in potere politico, che deve essere originario e privo di vincoli. Questa riconosce che la forza costituente \u00e8 data dal conflitto politico tra le forze organizzate dei cittadini, del lavoro, delle diverse soggettivit\u00e0. Oltrepassa la logica dello sfruttamento che connette dominanti e subalterni. Supera la logica dello sviluppo ineguale, che spinge in basso mentre si alza. Afferma con forza, anche di fronte alle istanze che vengono dalla logica di potenza europea che l\u2019unica forma di relazione internazionale coerente con la costituzione repubblicana \u00e8 quella fondata sulla libera cooperazione e la ricerca di utili connessioni tra eguali. Quindi ammette che ci\u00f2 che conta \u00e8 la capacit\u00e0 di mutuo riconoscimento delle identit\u00e0 storiche e della differenza, legittima e intangibile, dei diversi ordinamenti istituzionali. Ridefinisce il concetto di \u2018progresso\u2019 come armonia e crescita democratica, capacit\u00e0 storica di trovarne una sintesi tra partecipazione ed emancipazione, diritto all\u2019autodeterminazione individuale e collettiva. Passa per il rifiuto intransigente del progresso come crescita di potenza verso le altre nazioni, l\u2019uomo o la natura. Questa ultima considerazione \u00e8 tanto pi\u00f9 necessaria quanto oggi di fronte alla natura di questa crisi si affaccia la tentazione di trattarla con i mezzi con i quali fu trattata al principio del secolo diciottesimo la crisi sanitaria, sociale e politica delle citt\u00e0 cresciute enormemente per effetto della prima industrializzazione: come un problema di ordine sanitario e di controllo e, surrettiziamente, come un problema di ordine pubblico e di identificazione delle classi, definizione dei loro rispettivi spazi, rappresentazione della loro unit\u00e0 e posizione<a href=\"#_ftn38\" name=\"_ftnref38\">[38]<\/a>. Proprio perch\u00e9 \u00e8 in qualche misura necessario \u00e8, in altre parole, presente il rischio che l\u2019uso intensivo di nuove tecnologie di efficientamento via controllo e raccolta informazioni venga anche impiegato ai fini di intensificazione dello sfruttamento del lavoro e di aumento di un controllo sociale pervasivo e diffuso; che si affermi un eccesso di legittimazione dei saperi \u2018esperti\u2019 di tipo ingegneristico-sanitario e manageriale chiamati a decidere su temi cruciali della vita e del lavoro in assenza di controlli democratici e pubblica discussione. Tutto questo sar\u00e0 proposto come necessit\u00e0 e modernizzazione, dunque come progresso. Non \u00e8 accettabile, va posta invece la questione di cosa, come e per chi produrre e vivere.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Bisogna affermare l\u2019interconnessione tra interesse di classe e interesse nazionale<\/em>, attraverso il costante potenziamento del mercato interno, ottenuto tramite il progressivo e costante incremento della quota salari e del costo del lavoro, la riduzione della dipendenza dalle esportazioni (ed importazioni), l\u2019accorciamento delle catene del valore industriali. Occorre definire quale \u00e8 l\u2019<em>interesse di classe<\/em>\u00a0per il quale si lavora che in questa fase dello sviluppo capitalista, nel modo di produzione mondialista e finanziarizzato, non pu\u00f2 che essere identificato in coloro che sono periferici e incapaci di disporre delle leve di potere e capitale per definire il proprio valore. Ogni alleanza di questo nucleo maggioritario, nelle sue articolazioni territoriali dal nord al centro ed al sud, come nelle aree urbane periferiche e periurbane, nelle regioni dell\u2019osso e in quelle costiere, nei lavori manuali come in quelli subalterni nel ciclo del valore della conoscenza, nei servizi e nel commercio, nella distribuzione, nell\u2019immensa area dei \u201clavoretti\u201d, deve essere messo in rapporto\u00a0<em>non subalterno<\/em>\u00a0con i ceti medi, fruitori del surplus estratto dal lavoro e in posizione d\u2019ordine, ma ormai sfidati da presso dalla minaccia di riduzione di rango del paese (da semimperiale a semiperiferico) e di tutte le sue catene del valore, oltre che dalla macchina disgregante della modernit\u00e0 capitalista e della mondializzazione. Bisogna per\u00f2 che sia chiaro a chi spetta l\u2019egemonia, a chi si guarda in prima istanza. Al contempo bisogna, individuare l\u2019<em>interesse nazionale<\/em>\u00a0coerente con l\u2019interesse di classe individuato. Quindi ribadire sempre lo sforzo costante di assicurarsi un\u2019effettiva indipendenza nel campo crescente delle lotte tra grandi poli mondiali (anche tramite adesioni tattiche momentanee).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questo crocevia della storia apre opportunit\u00e0 e contiene rischi. Bisogna scegliere una posizione di non allineamento capace di una linea di politica estera flessibile che abbia come asse centrale la liberazione dalla subordinazione carolingia che sta distruggendo il paese e le sue classi subalterne in particolare e come tattica essenziale l\u2019aumento di coesione euromediterranea. Siamo, infatti, ad un punto di discontinuit\u00e0 storico-epocale nel quale, da una parte, l\u2019impatto della pandemia interviene su un tessuto di relazioni economico-politiche e financo militari gi\u00e0 in corso di accelerata mutazione<a href=\"#_ftn39\" name=\"_ftnref39\">[39]<\/a>\u00a0nei mandati di Obama e poi nel primo mandato Trump; relazioni che hanno enormemente disequilibrato le strutture di dominio e le capacit\u00e0 di influenza, e minacciano di accelerare su questa strada. D\u2019altra parte, abbiamo visto come la stessa pandemia produce effetti asimmetrici e crisi da doppio arresto (domanda ed offerta) con imponenti conseguenze sul tenore e la sostenibilit\u00e0 degli assetti della mondializzazione, e, per quel che pi\u00f9 ci riguarda da vicino, sulla tenuta del quadro d\u2019ordine europeo. Su questo secondo piano si sono, peraltro, prodotti eventi letteralmente impensabili ante la crisi: la sospensione del Fiscal Compact, con conseguente lievitazione senza limiti apparenti del rapporto di debito pubblico; la surroga della Bce all\u2019inerzia iniziale degli stati membri e quindi degli organi europei, tramite il Peep<a href=\"#_ftn40\" name=\"_ftnref40\">[40]<\/a>; l\u2019improvviso lancio, dopo una lunga fase di erosione egemonica, da parte del centro carolingio di uno schema di finanziamento asimmetrico che si pone in creativa continuit\u00e0 con i fondi strutturali, ma, come e molto pi\u00f9 di questi, si propone come veicolo di gerarchizzazione ulteriore e fuga in avanti sulla strada della competizione ineguale e quindi della costruzione europea come progetto compiutamente imperiale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Come abbiamo detto le tre cose agiscono nella contingenza, per ora solo potenzialmente, in direzione di una oggettiva stabilizzazione a medio termine, rafforzata dall\u2019esito elettorale. Stabilizzazione in primo luogo politico-ideologica, con riferimento alle \u00e9lite, e in secondo economica. Ma questa stabilizzazione, con riferimento al caso italiano, in primo luogo allontana la prospettiva elettorale, soprattutto inverte quel processo, che pure si intravedeva, di scollamento delle \u00e9lite medio-alte dal progetto europeo di fronte alla promessa di erogazione e, soprattutto, di stabilit\u00e0. Le piazzeforti hanno tenuto. Apre inoltre una fase delicatissima che, pur senza avere un immediato sbocco politico-elettorale, presiede all\u2019effettiva trasformazione del paese nel combinato dell\u2019erogazione selettiva di fondi del Recovery (territoriale, funzionale e di classe) e quindi della restrizione compensativa con le connesse condizionalit\u00e0<a href=\"#_ftn41\" name=\"_ftnref41\">[41]<\/a>. Ci\u00f2 avviene sotto il perdurante ricatto implicito della stabilizzazione monetaria revocabile in qualsiasi momento (ovvero della fine del Peep<a href=\"#_ftn42\" name=\"_ftnref42\">[42]<\/a>).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questa fase ha in definitiva una conseguenza capitale nel quale si giocher\u00e0 almeno il prossimo decennio: diventa decisivo non gi\u00e0 un velleitario scontro interno\/esterno, che si autorappresenta in omogenea purezza il primo e in nefasta malizia il secondo, secondo una visione del tutto manichea dell\u2019effettivo fenomeno della dipendenza. Bens\u00ec \u00e8 decisiva la lotta egemonica per l\u2019affermazione delle ragioni delle frazioni di ceto e aree che sono designate come vittime perch\u00e9 arretrate, inutili. Ne consegue che se un\u2019alleanza tra forze collocate su un piano diverso di interesse e posizione strutturale, oltre che culturale, ma egualmente se pur differentemente penalizzate \u00e8 sempre astrattamente necessaria, per fare maggioranza, il cambio di fase, rende necessario uno spostamento di accentuazione. In una fase di ristrutturazione cos\u00ec pronunciata, nella quale torna possibile \u2018acquistare\u2019 la fedelt\u00e0 di alcuni per meglio comprimere altri, occorre preliminarmente che a farne le spese non siano i soliti e tutto non si riduca ad un\u2019accelerazione della trasformazione neoliberale. Anzi di quella \u201cordo\u201d liberale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Non c\u2019\u00e8 quindi altra via se non il lavoro determinato e paziente di creazione di soggettivit\u00e0 e comunit\u00e0 politiche che esprimano una nuova visione del mondo. N\u00e9 tale visione, al pari della leadership, pu\u00f2 calare dall\u2019alto, come hanno dimostrato i fallimenti cui sono andati incontro esperimenti politici che hanno scelto questa strada. Servono, al contrario, un lavoro sistematico di interpretazione e di rottura, l\u2019azione concreta sui territori, l\u2019immersione nelle controversie del proprio tempo, la fatica del dialogo con i diversi e con i vicini.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Ad una fase di discontinuit\u00e0 si risponde riadattando strumenti e visione<\/em>. La semplice durezza dello scontro, sui molteplici piani accennati, non consente di navigare nella nebbia, contando di evitare gli scogli. Bisogna portare a prua una lampada. Ma soprattutto \u00e8 necessario che i piloti ed i vogatori abbiano chiaro\u00a0<em>per quale<\/em>\u00a0trasformazione sociale si sta lavorando. La cosa \u00e8 stata fino ad ora tutto sommata vaga; una sorta di esercizio astratto, che, tanto c\u2019era il pilota automatico. Si raccoglievano le forze un poco a caso, nel crescente bacino dei cosiddetti \u201cperdenti della mondializzazione\u201d, avendo come principale alleato il crescente scatenamento degli spiriti animali del capitalismo naturalmente polarizzanti e divaricanti tra ceti e territori. Ma ora si prepara una fase nella quale il principio di ordine, munito sia di carota come di bastone, torna capace di cooptare i meno deboli contro i debolissimi. La modifica di fase nel progetto europeo, che muta di spalla al fucile ma conserva lo stesso bersaglio, rende, in altre parole, oggi necessario sapere\u00a0<em>a chi<\/em>\u00a0si vuole vadano le risorse e\u00a0<em>a chi<\/em>\u00a0non vadano tolte. Nella semplice aritmetica che vede qualcuno necessariamente perdere. Nella quale non ci sono solo competitori, ma proprio nemici. Nella quale non \u00e8 questione di agonismo, ma di antagonismo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u00c8 l\u2019unica via perch\u00e9 sia possibile, un giorno, a creazione di un blocco sociale post-liberale che lavori per una societ\u00e0 materialista decente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Carlo Formenti (a cura di), \u201c<em>Dopo il neoliberalismo. Indagine collettiva sul futuro<\/em>\u201d, Meltemi 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; La concorrenza primaria \u00e8 tra la potenza economica, geopoliticamente compatta, cinese e la potenza americana, incapace di altrettanta coesione e quindi nel medio termine in svantaggio. Ma ci sono anche conflitti secondari per l\u2019analisi dei quali rinvio agli interventi in questo libro, in particolare quelli di Carlo Galli, Pierluigi Fagan e Raffaele Sciortino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Cfr. Andrea Zhok, \u201c<em>Critica della ragione liberale<\/em>\u201d, Meltemi 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; Sul neoliberismo come forma d\u2019ordine la letteratura \u00e8 ormai sterminata, per una trattazione classica si veda Pierre Dardot, Christian Laval, \u201c<em>La nuova ragione del mondo<\/em>\u201d, Derive e Approdi 2013.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; In un interessante testo riedito di recente il teologo sudamericano Hugo Assmann denuncia che la particolare forma della razionalit\u00e0 economica ha \u201csequestrato e reso funzionale certi aspetti essenziali del cristianesimo\u201d, creando una sorta di \u201creligione economica\u201d la quale in effetti ha una stretta relazione con processi di \u201cidolatria\u201d. Dal punto di vista cristiano \u00e8, cio\u00e8, una forma di adorazione di falsi dei. Si tratta di un\u2019adorazione di dei sotto forma mascherata, soprattutto per il carattere di \u201cbuona novella\u201d che vi riveste la promessa di un\u2019autoregolazione senza intervento umano, attribuita agli interventi di mercato. Questa idolatria \u00e8 connessa strettamente ed internamente ad una sorta di \u201cideologia sacrificale\u201d, ovvero al fabbisogno continuo di sacrifici umani. In altre parole, nella forma di vita sociale creata dalla \u2018religione economica\u2019 neoclassica, quando vince e prevale, la vita concreta \u00e8 sacrificata sistematicamente. Hugo Assmann, \u201c<em>Idolatria del mercato<\/em>\u201d, Castelvecchi 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; Qui la coppia interpretativa \u00e8 quella dominio\/egemonia per la quale si \u00e8 soliti rinviare ad Antonio Gramsci. Il concetto di \u2018egemonia\u2019, per essere compreso, va connesso con la sua assenza, ossia con il puro e semplice \u201cdominio\u201d.\u00a0Dove il potere \u00e8 nudo, privo della necessaria componente del consenso. Ma il vero potere non si limita alla costrizione; si estende alle menti e ai cuori, si fa seguire in qualche modo volontariamente, coinvolgendo insieme: la rappresentazione di s\u00e9 che si costruisce, l\u2019immagine del mondo e la meccanica dei valori e obiettivi, con la loro gerarchia. Si radica inoltre nella \u201cbase\u201d degli interessi e dei bisogni, cui in qualche modo (secondo il filtro delle rappresentazioni) l\u2019egemone risponde, facendosene almeno in parte carico. Il vero potere \u00e8 dunque egemonia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; Per una ricostruzione del modello interpretativo dei cicli storici in Arrighi rimando ad Alessandro Visalli, \u201c<em>Dipendenza<\/em>\u201d, Meltemi 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; Vedi Wolfgang Streeck,\u00a0<em>Tempo guadagnato, la crisi rinviata del capitalismo democratico<\/em>, Feltrinelli, 2013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Una recente ricostruzione, se pur di parte liberale, si pu\u00f2 leggere in Richard Baldwin, \u201c<em>Rivoluzione globotica. Globalizzazione, robotica e futuro del lavoro<\/em>\u201d, Il Mulino 2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211; Intendo per \u201cpiattaforma tecnologica\u201d un set di funzionamenti essenziali, punti di convenienza e vantaggio per diversi gruppi e ceti sociali determinati da network di tecnologie convergenti e reciprocamente rafforzanti, quindi dall\u2019insieme di skill favorite da queste e di know how privilegiati, ma anche da norme sociali e giuridiche che si affermano nella sfera pubblica e privata, e infine da pacchetti di incentivi pubblici e privati (entrambi, norme e incentivi, coinvolti nell\u2019affermazione del network di tecnologie). Una \u201cpiattaforma tecnologica\u201d \u00e8, inoltre, sempre connessa con un assetto geopolitico che la rende vincente (e in ultima analisi possibile).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0&#8211; \u2018Ciclo Polanyi\u2019 \u00e8 la pi\u00f9 ampia fase storica di rovesciamento della legittimazione e dei poteri ormai non pi\u00f9 in grado di contrastare o minimizzare la propria tendenza alla disgregazione del sociale. Il riferimento \u00e8 alla fase almeno trentennale di reazione al crollo del primo ciclo di mondializzazione ad egemonia inglese nell\u2019ultimo quarto del XIX secolo e all\u2019avvio del XX. Una risposta che prese il secondo e terzo decennio del secolo, e che poi trover\u00e0 una stabilizzazione provvisoria nel dopoguerra ad egemonia statunitense. Si pu\u00f2 leggere in proposito Karl Polanyi, \u201c<em>La grande trasformazione<\/em>\u201d,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0&#8211; Un ciclo populista \u00e8 la forma politica, che vive della caduta di legittimazione, ma necessita di un\u2019espressione specifica per addensarsi, dunque ne dipende.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Antonio Gramsci, \u201c<em>Quaderni dal Carcere<\/em>\u201d, Vol III, Quaderno 13, \u201cNoterelle sul Machiavelli\u201d, 10.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0&#8211; David Quammen, \u201c<em>Spillover<\/em>\u201d, Adelphi Edizioni 2012.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0&#8211; Ovvero la selvaggia, se pur progressiva, compressione del sistema pubblico di sicurezza (sanit\u00e0, istruzione, sistemi territoriali ed a rete) in modo da esporre i lavoratori \u201calla durezza del vivere\u201d, e ridurne le pretese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0&#8211; Alle prese con la formazione di bolle creditizie non dissimili da quelle verificatesi, e continuamente, nell\u2019occidente capitalista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Probabilmente a vantaggio di forme di intrattenimento remote, semigratuite o ad abbonamento, ma la cui dinamica distributiva e produttiva si presenta e presenter\u00e0 del tutto diversa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Per il concetto di luogo \u201cdenso\u201d bisogna focalizzare una rete organizzata intorno a \u201cnodi\u201d discontinui nei quali in sostanza si svolge l\u2019azione globale. Questi nodi sono la dimensione globale di alcune grandi citt\u00e0 (e le istituzioni pubbliche e private che le mettono in azione come globali) o alcune istituzioni specializzate, o reti di militanti e di ONG. Si tratta di nuove classi globali \u201cincapsulate\u201d in ambienti densi e localizzati, e \u201cmono-logiche\u201d. Questi attori per Sassen si muovono in un nuovo ambiente tecnologico, sintetizzato dal termine \u201cera digitale\u201d, che \u00e8 insieme globale e uniformante e profondamente \u201cembricato\u201d con il non-digitale. Le reti digitali destabilizzano vecchie gerarchie senza produrne di nuove ancora pienamente formalizzate. Introducono una nuova logica operativa, ma sono strettamente legate a pratiche, competenze ed ambienti sociali densi che le rendono possibili.\u00a0Sono la sede di proliferazione di una subcultura internazionalizzata, fatta di dipartimenti di economia e finanza e di centri studi di imprese finanziarie e think thank ben finanziati, che \u00e8 al centro \u201cdell\u2019eruzione\u201d di nuovi concetti e pratiche a partire dagli anni ottanta. Una insorgenza che ridefin\u00ec sostanzialmente la narrazione di ci\u00f2 che \u00e8 sicuro e di cosa \u00e8 adeguato. Questo allargamento si appoggia su un\u2019aggregazione di \u201ccomunit\u00e0 di pratiche\u201d diffusa e condivisa a livello globale.\u00a0\u00a0Cfr.\u00a0Saskia Sassen, \u201c<em>Territorio, autorit\u00e0, diritto. Assemblaggi dal medioevo all\u2019et\u00e0 globale<\/em>\u201d, Bruno Mondadori, 2008 (in particolare, p.436).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a>\u00a0&#8211; Mentre alla met\u00e0 degli anni sessanta e nei primi settanta la stratificazione sociale corrispondeva ad una distribuzione con una ristretta base (nell\u2019ordine del 15% o meno) di ceti disagiati, un ristretto vertice di abbienti o molto abbienti ed una vasta classe media, da tempo la stessa immagine si \u00e8 rovesciata, sono cresciuti i ceti disagiati, superando il 30% e si \u00e8 asciugata la classe media, riproducendo l\u2019immagine di una clessidra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0&#8211; Basati su consumi gratuiti, erogati per lo pi\u00f9 attraverso l\u2019onnipresente rete internet, i social, ed in questo senso virtuali, ma dagli effetti molto concreti. Si veda Shoshana Zuboff, \u201c<em>Il capitalismo della sorveglianza<\/em>\u201d, Luiss, 2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a>\u00a0&#8211; Si tratta della doppia tendenza, e contrastante, ad attrarre e quindi concentrare le attivit\u00e0 nei centri densi per fruire delle \u2018economie di agglomerazione\u2019 (facilit\u00e0 di trovare i fattori di produzione, i clienti, le idee) e di diffondere sul territorio la parte pi\u00f9 debole delle imprese e dei lavoratori alla ricerca di costi di localizzazione pi\u00f9 contenuti. I due fenomeni trovano un sempre precario equilibrio, tra gentrificazione urbana e sprawl, che \u00e8 influenzato in modo decisivo dalle specializzazioni urbane, dalle infrastrutture, dalla dinamica della concorrenza tra centri. Fino ad ora abbiamo assistito al prevalere della agglomerazione sulla diffusione ed alla crescita delle citt\u00e0 di rango internazionale, o, almeno, dei loro valori immobiliari e non. Abbiamo assistito anche, e i due fenomeni sono connessi, alla tendenza alla diffusione delle frazioni pi\u00f9 necessarie, ma anche pi\u00f9 deboli in quanto pi\u00f9 esposte alla concorrenza, del lavoro e, quindi, alla crescita del pendolarismo e dell\u2019incidenza degli users urbani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, in una sterminata bibliografia, il classico Saskia Sassen, \u201c<em>Citt\u00e0 globali. New York, Londra, Tokio<\/em>\u201d, Utet, 1997.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a>\u00a0&#8211; La catena degli effetti pi\u00f9 facilmente inquadrabile, se non interrotta da massivi investimenti pubblici, \u00e8 che la riduzione di attivit\u00e0 porterebbe immediata crisi della finanza pubblica locale (come sta accadendo a New York) e questa per bilanciare dovrebbe ridurre i servizi almeno in alcuni quartieri periferici. Ma questo effetto, gi\u00e0 visibile in alcune citt\u00e0 americane, produce effetti alone disastrosi, esattamente di segno contrario al fenomeno della gentrification, tende a creare slums e questi a riverberarsi sui valori, e quindi le attivit\u00e0, delle zone limitrofe. Le citt\u00e0 si spopolerebbero con maggiore velocit\u00e0 e comincerebbe a porsi (come \u00e8 avvenuto in Germania dell\u2019est) il problema del loro ridimensionamento fisico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref24\" name=\"_ftn24\">[24]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Infatti, l\u2019economia urbana \u00e8 ormai grande parte dell\u2019economia mondiale, ed \u00e8 interamente finanziarizzata. La inversione di segno della crescita, e soprattutto la percezione che questa permarr\u00e0 nel medio o lungo periodo (in caso i dispositivi di lavoro remoto dovessero, come molti sostengono, diventare la nuova normalit\u00e0 anche a crisi sanitaria superata), per solidissime ragioni di equilibrio economico (se devo lavorare in remoto mi conviene vivere dove la vita costa meno), provocher\u00e0, quando sfonder\u00e0 il muro dell\u2019inerzia cognitiva, un immediato crollo delle piramidi di valore (titoli Cdo, Mbs, Abs, Cds) che sono sin dall\u2019inizio, ovvero dalla costruzione, connesse con la costruzione della citt\u00e0 contemporanea. E questo rappresenter\u00e0, esattamente per la stessa via, l\u2019innesco di una crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref25\" name=\"_ftn25\">[25]<\/a>\u00a0&#8211; Per distinguerlo dalle forme populiste completamente inserite nella fase precedente, nella quale era ancora presente una qualche stabilit\u00e0, in Italia la prima Lega, Forza Italia e via dicendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref26\" name=\"_ftn26\">[26]<\/a>\u00a0&#8211; Il veleno \u00e8 la disgregazione sociale, individualismo \u2018post-materialista\u2019, dominio dei nuovi media disintermedianti, discredito delle \u00e9lite, snellezza, leaderismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref27\" name=\"_ftn27\">[27]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda in proposito l\u2019analisi di Nadia Urbinati, \u201c<em>Democrazia in diretta<\/em>\u201d, Feltrinelli, 2013.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref28\" name=\"_ftn28\">[28]<\/a>\u00a0&#8211; Molto sinteticamente, il voto del 4 marzo del 2018 ha rappresentato la prima espressione elettorale maggioritaria della reazione alle politiche di austerit\u00e0. Rappresentava non solo l\u2019alleanza tra i due partiti antisistema presenti, ma anche tra i ceti e i frammenti di classe marginali delle due parti del paese. Ma giunti al governo i due partiti hanno avuto entrambi, seppur in tempi diversi, una torsione trasformista.\u00a0\u00a0Dopo la caduta del primo governo, il M5S ha formato un nuovo governo con il nemico storico mentre la Lega, sotto la spinta della sua base sociale e del corpo del partito, sta rinnegando tutte le politiche antieuro. Il campo politico che aveva trovato rappresentazione il 4 marzo si \u00e8 quindi destrutturato, lasciando spazio ad una ripolarizzazione a destra e sinistra che, entrambi, integrano elementi di populismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref29\" name=\"_ftn29\">[29]<\/a>\u00a0&#8211; Il riassorbimento in corso prende forma in Spagna nella partecipazione di Podemos al nuovo governo con il Ps e in Italia sia nella partecipazione subalterna del M5S al governo, sia nell\u2019evoluzione della Lega. Ma \u00e8 radicato profondamente, quindi non \u00e8 congiunturale, nel fallimento strategico sfruttato dai \u201ccontenitori di potere\u201d nazionali ed internazionali che hanno compreso come incorporare frammenti \u201cpopulisti\u201d innocui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref30\" name=\"_ftn30\">[30]<\/a>\u00a0&#8211; Rimando ai capitoli centrali di Alessandro Visalli, \u201c<em>Dipendenza<\/em>\u201d, Meltemi 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref31\" name=\"_ftn31\">[31]<\/a>\u00a0&#8211; La metafora \u00e8 notoriamente dovuta ad Antonio Gramsci (\u201c<em>Quaderni dal Carcere<\/em>\u201d, Vol. II, quaderno 7, \u201cAppunti di filosofia\u201d, 60 bis.) per il quale \u201clo Stato era solo una trincea avanzata, dietro cui stava una robusta catena di fortezze e di casematte<em>\u201d.\u00a0<\/em>In conseguenza \u201cla societ\u00e0 civile \u00e8 diventata una struttura molto complessa e resistente alle \u2018irruzioni\u2019 catastrofiche dell\u2019elemento economico immediato (crisi, depressioni, ecc.)\u201d. Durante le grandi crisi economiche, il \u2018fuoco di artiglieria\u2019 della crisi stessa non riesce a travolgere la linea difensiva profonda, che resta efficiente. Nell\u2019immagine gramsciana accade che \u201cn\u00e9 le truppe assalitrici, per effetto della crisi, si organizzano fulmineamente nel tempo e nello spazio, n\u00e9 tanto meno acquistano uno spirito aggressivo; per reciproca, gli assaliti non si demoralizzano n\u00e9 abbandonano le difese, pur tra le macerie, n\u00e9 perdono la fiducia nella propria forza e nel proprio avvenire.\u201d (Antonio Gramsci, \u201c<em>Quaderni dal Carcere<\/em>\u201d, Vol III, Quaderno 13, \u201cNoterelle sul Machiavelli\u201d, $ 24, 18).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref32\" name=\"_ftn32\">[32]<\/a>\u00a0&#8211; Antonio Gramsci, \u201c<em>Quaderni dal Carcere<\/em>\u201d, Vol III, Quaderno 13, \u201cNoterelle sul Machiavelli\u201d, $ 24, 18<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref33\" name=\"_ftn33\">[33]<\/a>\u00a0&#8211; Si legga Colin Crouch, \u201c<em>Postdemocrazia<\/em>\u201d, Laterza, 2003<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref34\" name=\"_ftn34\">[34]<\/a>\u00a0&#8211; Si legga Pierre Rosanvallon, \u201c<em>La politica nell\u2019era della sfiducia<\/em>\u201d, Citt\u00e0 aperta edizioni, 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref35\" name=\"_ftn35\">[35]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Georges Boulanger \u00e8 stato un generale francese che da Ministro della Guerra, nel 1886, sollev\u00f2 il desiderio di rivalsa contro la Germania che aveva umiliato la Francia nel 1871, rieletto alla camera dopo l\u2019espulsione dall\u2019esercito, nel 1888 era al vertice della fama e sembrava voler fare un colpo di stato. Raggiunto da un mandato di arresto fugg\u00ec e fin\u00ec, sconfitto e suicida nel 1891.\u00a0Per Gramsci quando un movimento di tipo boulangista si produce, occorre analizzare: 1. il contenuto sociale della massa che aderisce al movimento; 2.\u00a0che funzione questa massa ha nell\u2019equilibrio di forze che va formandosi; 3.\u00a0quali sono le rivendicazioni che i suoi dirigenti presentano e che significato hanno, politicamente e socialmente, ma soprattutto a quali esigenze effettive corrispondono; 4.\u00a0quale \u00e8 la conformit\u00e0 dei mezzi al fine che \u00e8 proposto; 5.\u00a0e solo alla fine giovarsi dell\u2019ipotesi che il movimento necessariamente verr\u00e0 snaturato e servir\u00e0 altri fini rispetto a quelli proposti alle moltitudini che lo seguono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref36\" name=\"_ftn36\">[36]<\/a>\u00a0&#8211; Concetto che Antonio Gramsci rilancia, prendendolo dalla tradizione marxista e in Italia dalla lezione di Antonio Labriola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref37\" name=\"_ftn37\">[37]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda Assmann, cit.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref38\" name=\"_ftn38\">[38]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Si veda, Giovanni Cerami, Alessandro Visalli, \u201cParigi 1840-1869. Haussmann e la reinvenzione della citt\u00e0\u201d, Cru. Critica della razionalit\u00e0 urbanistica, n\u00ba 2 \u2013 1994. Anche in, \u201cNella fertilit\u00e0 cresce il tempo\u201d, agosto 2014, http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref39\" name=\"_ftn39\">[39]<\/a>\u00a0&#8211; Con la ripresa di ruolo della Russia, il ciclo bolivariano, l\u2019ascesa cinese ed i riposizionamenti nell\u2019area estremo orientale, la penetrazione africana delle opposte linee di influenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref40\" name=\"_ftn40\">[40]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Si tratta del programma Pandemic Emergency Purchase Programme, varato dal Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea, e dotato di 750 miliardi, poi incrementati di ulteriori 600, per acquisti di titoli di stato anche oltre la soglia statutaria del 33% per singolo Stato membro. La misura pu\u00f2 essere estesa anche ai titoli eventualmente emessi dalla Bei o dal Mes. L\u2019attuale scadenza \u00e8 giugno 2021.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref41\" name=\"_ftn41\">[41]<\/a>\u00a0&#8211; Anche essa\u00a0<em>territoriale<\/em>, ma nelle aree di diradamento,\u00a0<em>funzionale<\/em>\u00a0sull\u2019asse esport\/mercato interno, ma anche innovazione\/arretratezza, e, infine, di classe -dove la cosa in attesa di migliori descrizioni si deve interpretare sul duplice asse centro\/periferia, per aree dotate di coerenza interna, e alto\/basso in relazione all\u2019autoidentificazione e disponibilit\u00e0 di classe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref42\" name=\"_ftn42\">[42]<\/a>\u00a0&#8211; A ben vedere \u00e8 molto probabile che il carattere eccezionale e irrituale dello stesso strumento messo in campo dalla Bce, che qualunque Board pu\u00f2 revocare, determina una struttura ricattatoria implicita, probabilmente ben nota nei suoi termini dagli addetti ai lavori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte<\/strong>: <a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2021\/05\/il-blocco-sociale-post-liberale-per-una.html\">http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2021\/05\/il-blocco-sociale-post-liberale-per-una.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0TEMPOFERTILE Per la collana \u201cVisioni Eretiche\u201d, diretta da Carlo Formenti, \u00e8 uscito da qualche mese il libro \u201cDopo il neoliberalismo. Indagine collettiva sul futuro\u201d[1]. Gli autori sono: lo stesso Formenti, che firma l\u2019introduzione ed un saggio dal titolo \u201cDal socialismo reale al socialismo possibile. Appunto sul socialismo del XXI secolo\u201d; Carlo Galli, \u201cUn mondo di sovrani\u201d; Pierluigi Fagan, \u201cLa difficile transizione adattiva al XXI secolo\u201d; Manolo Monereo, \u201cPlutocrazia contro democrazia\u201d; Piero Pagliani, \u201cLa logica della&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":97,"featured_media":64775,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/IMG-20210512-WA0004.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-gQC","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64766"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/97"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=64766"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64766\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64777,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/64766\/revisions\/64777"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/64775"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=64766"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=64766"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=64766"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}