{"id":64805,"date":"2021-05-14T08:30:08","date_gmt":"2021-05-14T06:30:08","guid":{"rendered":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64805"},"modified":"2021-05-13T21:04:11","modified_gmt":"2021-05-13T19:04:11","slug":"spy-finanza-la-troika-scomposta-che-litalia-rischia-di-ritrovarsi-in-casa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=64805","title":{"rendered":"SPY FINANZA\/ La Troika scomposta che l\u2019Italia rischia di ritrovarsi in casa"},"content":{"rendered":"<p><strong>Da: IL SUSSIDIARIO (Mauro Bottarelli)<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Quella che possiamo definire la <i>marcia di avvicinamento<\/i> di Mario Draghi a palazzo Chigi si \u00e8 basata essenzialmente su due tappe. Primo,<span class=\"s2\"> l\u2019intervento al Meeting di Rimini dell\u2019agosto 2020<\/span>. Quasi un manifesto. Secondo, la pubblicazione e presentazione del piano del Gruppo dei 30 \u2013 <i>Reviving and restructuring the corporate sector post-Covid<\/i> \u2013 cui l\u2019ex numero uno della Bce aveva lavorato con l\u2019ex governatore della Banca centrale indiana, Raghuram Rajan. Era lo scorso dicembre.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"> Il concetto chiave del primo intervento fu quello del <i>debito buono<\/i>, quello del secondo invece era la necessit\u00e0 di sostegni mirati all\u2019economia che evitassero il proliferare di cosiddette <i>zombie firms<\/i>. Fondamentali, entrambi. Soprattutto per capire come il presidente del Consiglio stia approcciando al periodo delicatissimo della ripartenza economica a seguito della terza ondata, nei fatti strettamente connesso alla fase di transizione del piano di supporto della Bce, quel Pepp che dalla <span class=\"s2\">riunione del 10 giugno<\/span> dovrebbe uscire ridimensionato. Stante anche i numeri macro dell\u2019eurozona, come mostra questa tabella relativa alle prospettive di primavera sui tassi di crescita dei vari Pil nazionali rese note ieri dalla Commissione Ue. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2169245 size-full\" src=\"https:\/\/cdnx.ilsussidiario.net\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/12\/EU_indicators-e1620820595752.png\" alt=\"\" width=\"580\" height=\"673\" \/><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Temo che una larga parte dei partecipanti politici alla coalizione di governo non abbia ben chiaro il potenziale dirimente di questa concomitanza di eventi per il futuro del nostro Paese. Altrimenti, eviterebbe certe prese di posizione ridicole per un\u2019ora di coprifuoco. Ma attenzione, perch\u00e9 un terzo elemento fondamentale \u00e8 emerso a inizio settimana, quando il ministro della Giustizia, Marta Cartabia, ha detto chiaro e tondo che senza una riforma del sistema entro fine anno sono a rischio tutti i fondi del Recovery e non soltanto quelli destinati al comparto di sua competenza. Com\u2019era la favoletta delle troppe condizionalit\u00e0 legate al Med che vi hanno raccontato per mesi i sovranisti di ogni risma, quelli che pensavano di risolvere ogni problema con la bacchetta magica autarchica del ciclostilare Btp? Questa non \u00e8 una condizionalit\u00e0 grossa come un condominio, forse? E meno male che c\u2019\u00e8 l\u2019Europa a imporcela una riforma della giustizia, stante lo stato pietoso e sempre meno edificante che sta emergendo proprio in questi giorni. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Attenzione per\u00f2 a ritenere che quella avanzata dal ministro Cartabia sia solo una minaccia formale, uno spauracchio da agitare per far terminare il chiasso da parte dei bambini indisciplinati del Governo di unit\u00e0 nazionale. C\u2019\u00e8 dell\u2019altro. E arriva dal medesimo Gruppo dei 30, il quale il 5 maggio scorso ha pubblicato <span class=\"s2\">il suo ultimo report<\/span>, dedicato questa volta al tema caldissimo del debito sovrano nell\u2019era post-Covid. Per l\u2019esattezza, il titolo completo \u00e8 <i>Sovereign debt and financing for recovery \u2013 After the Covid 19 shock<\/i>. Ma \u00e8 il sottotitolo ad aprire scenari pi\u00f9 interessanti: <i>Next steps to build a better architecture<\/i>. E sapete cosa compare fra le varie raccomandazioni che il Gruppo dei 30 avanza ai Paesi e alle entit\u00e0 sovranazionali per una migliore gestione e architettura del debito sovrano e delle sue dinamiche, in epoca di evidenti squilibri legati all\u2019abuso di deficit e scostamenti come risposta allo shock pandemico? Un qualcosa che salta fuori ciclicamente, da alcuni evocato come la salvezza assoluta e da altri temuto come la grandine: <span class=\"s2\">la messa in campo dei DSP da parte del Fondo monetario internazionale<\/span> come strumento di finanziamento a lunghissimo termine per i Paesi pi\u00f9 in difficolt\u00e0. <\/span><\/p>\n<div class=\"adv-container fr-adv\">\n<div id=\"ad_dyn2\"><\/div>\n<\/div>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Cosa sono gli DSP \u00e8 relativamente presto detto: sono i cosiddetti <i>diritti speciali di prelievo<\/i> (Special Drawing Rights, SDR), ovvero una componente delle riserve delle Banche centrali dei Paesi membri del Fmi nata con gli accordi della Giamaica del 1969 e allocate quando rinviene la necessit\u00e0 di incrementare le attivit\u00e0 di riserva globali. Di fatto, un basket monetario misto composto da dollaro (41,73% del totale), euro (30,93%), yen giapponese (8,33%), sterlina britannica (8,09%) e dal 2015 in poi anche dallo yuan cinese con una proporzione d\u2019ingresso del 10,92%. Di fatto, i DSP non sono una valuta vera e propria, ma piuttosto un diritto di acquisire una o pi\u00f9 delle <i>valute liberamente utilizzabili<\/i> (Freely usable currencies, nella terminologia dell\u2019FMI) detenute nelle riserve ufficiali dei Paesi membri. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">I DSP vengono allocati in proporzione alla quota versata da ogni Paese al Fmi: se un Paese ha bisogno di utilizzare i propri DSP, contatta la Banca centrale di uno Stato membro che non ne ha bisogno al fine di scambiarli (operando cos\u00ec uno <i>swap<\/i>) contro una delle suddette valute liberamente utilizzabili. In questo caso, il Paese richiedente liquidit\u00e0 in valuta paga un interesse in proporzione ai DSP ceduti, mentre quello offerente lo guadagna. E per quanto apparentemente orwelliano, stante il contesto globale di finanziarizzazione che implica, il processo di utilizzo dei DSP \u00e8 stato gi\u00e0 testato nel 2009 dopo la crisi Lehman Brothers, con oltre 204 miliardi di DSP (equivalenti a 313 miliardi di dollari statunitensi e 242 miliardi di euro, al cambio di fine 2011) allocati presso i Paesi membri del Fmi. Circa un terzo delle riserve globali dell\u2019epoca, il cui ammontare era di circa 1.000 miliardi di dollari. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">E qui occorre drizzare le antenne, quantomeno a mio modesto avviso. A livello generale, infatti, si pensa che l\u2019utilizzo dei DSP sia limitato all\u2019aiuto ai Paesi emergenti o in via di sviluppo \u2013 una sorta di versione finanziaria del <i>Live Aid<\/i> -, ma, in realt\u00e0, questi sono solitamente beneficiari residuali, poich\u00e9 sono i Paesi pi\u00f9 ricchi \u2013 e quindi detentori di maggiori quote \u2013 a gestire il banco. Quindi, a meno di una moral suasion pi\u00f9 o meno diretta da parte del Fmi verso questi ultimi, affinch\u00e9 cedono i loro diritti ad altri Paesi pi\u00f9 bisognosi, il meccanismo rischia di tramutarsi in un\u2019enorme <i>operazione Argentina<\/i>. Ovvero, un ciclico salvataggio attraverso un commissariamento esterno morbido. Di fatto, il rischio \u00e8 quello di un Troika <i>scomposta<\/i>. Ovvero, Commissione Ue e Bce che controllano rispettivamente stato delle riforme e sostenibilit\u00e0 del debito del nostro Paese e Fmi che sovrintende all\u2019intero processo dall\u2019alto dell\u2019allocazione dei DSP. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">E il Gruppo dei 30 parla della necessit\u00e0 potenziale di dispiegare l\u2019arsenale di 650 miliardi di dollari di DSP del Fmi per fronteggiare la crisi pandemica, tre volte tanto quanto messo in campo dopo il crollo Lehman. Il tutto per creare i presupposti di <i>an augmented pandemic support window at the International Monetary Fund (IMF) \u2013 with longer repayment periods \u2013 to mobilize more of the IMF\u2019s non-concessional resources for a broader range of vulnerable countries<\/i>. Se saltassero per caso i soldi del Recovey Fund, come prospettato dal ministro Cartabia e la Bce smettesse di operare in modalit\u00e0 di supporto strutturale del nostro spread, ipotesi pressoch\u00e9 assodata, quale altra via avrebbe il nostro Paese per evitare la ristrutturazione <i>tout court<\/i> del suo debito, salito al 160% del Pil a colpi di scostamenti? Una forma alternativa di ristrutturazione pressoch\u00e9 ciclica e continuativa, esattamente come quella prospettata dal Gruppo dei 30 per uscire dalla crisi globale, la seconda in dieci anni dopo quella finanziaria. Non a caso, nel documento si parla di <i>a broader range of vulnerable countries <\/i>come destinatari dell\u2019operazione epocale sui DSP. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Lo ripeto: forse chi sta al Governo non ha ben capito la posta in gioco e l\u2019alternativa a un\u2019ineluttabile riforma radicale della malapianta statalista di questo Paese, pressoch\u00e9 in ogni ambito. Stavolta non si scherza, il <i>big reset<\/i> che seguir\u00e0 la fase pandemica acuta non presuppone promesse a babbo morto, come accaduto finora. La <i>minaccia<\/i> del ministro Cartabia si basa su dati di fatto che sono gi\u00e0 prezzati in dinamiche sovranazionali che si muovono in parallelo con le baruffe chiozzotte dei Governi, ignorandole e operando su binari differenti. E finire sotto il controllo del Fmi significa aver ipotecato il proprio futuro prossimo per almeno un paio di generazioni, altro che l\u2019austerity che qualche buontempone critica e maledice, associandola alle richieste all\u2019acqua di rose (e, come nel caso della giustizia, pi\u00f9 che sacrosante) dell\u2019Unione europea. <\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Attenzione a fare i conti (elettorali) senza l\u2019oste: stavolta il rischio non \u00e8 quello di scottarsi, ma di perdere l\u2019uso delle mani. Perch\u00e9 i conti li faranno altri, gestendo direttamente la cassa.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.ilsussidiario.net\/news\/spy-finanza-la-troika-scomposta-che-litalia-rischia-di-ritrovarsi-in-casa\/2169242\/\">https:\/\/www.ilsussidiario.net\/news\/spy-finanza-la-troika-scomposta-che-litalia-rischia-di-ritrovarsi-in-casa\/2169242\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da: IL SUSSIDIARIO (Mauro Bottarelli) Quella che possiamo definire la marcia di avvicinamento di Mario Draghi a palazzo Chigi si \u00e8 basata essenzialmente su due tappe. Primo, l\u2019intervento al Meeting di Rimini dell\u2019agosto 2020. Quasi un manifesto. Secondo, la pubblicazione e presentazione del piano del Gruppo dei 30 \u2013 Reviving and restructuring the corporate sector post-Covid \u2013 cui l\u2019ex numero uno della Bce aveva lavorato con l\u2019ex governatore della Banca centrale indiana, Raghuram Rajan. 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